HO VISTO COSE CHE VOI UMANI

neanche con mezzo etto di LSD buttato giù in una botta sola arrivereste a immaginarvi.

Per esempio ho visto immagini di un attacco aereo israeliano a Gaza del 2021 spacciato per un attacco russo in Ucraina oggi

E ho visto una pattuglia dell’aeronautica militare russa che sorvola Mosca durante una festa nazionale del 2020 spacciata per un volo attuale sull’Ucraina

E ho visto immagini della polizia ucraina che getta gli scudi antisommossa durante le rivolte del 2014 spacciate per un episodio di adesso

E ho visto immagini del videogame “Arma 3” spacciate per un attacco russo contro l’Ucraina

E ho visto cose pubblicate su TikTok a gennaio e recuperate ora come prova dei terribili attacchi russi sull’Ucraina

E ho visto ucraini pregare per il loro Paese in ginocchio sulla neve… in una foto che circola almeno dal 2019

E ho visto una foto presa durante un’esibizione per la giornata nazionale della bandiera russa nell’agosto del 2015 spacciata per la prova di un aereo russo abbattuto dagli ucraini

E ho visto un caccia libico colpito nei cieli di Benghazi nel 2011 presentato come immagine relativa alla guerra russo-ucraina di oggi

E ho visto un’esplosione verificatasi in Cina nell’agosto 2015 usata per “documentare” la guerra in atto

E ho visto un pilota lanciarsi da un aereo in fiamme a Fairford, a un centinaio di chilometri da Londra, nel 1993, venduto come aereo russo in Ucraina

E ho visto un’immagine di paracadute postata su Instagram nel 2015 che ha avuto un milione e mezzo di visite (al 25 febbraio) come foto di paracadutisti russi sull’Ucraina (qui tutte le immagini con le didascalie e qui l’articolo con i commenti in italiano).

E ho visto uno spezzone del videogioco War Thunder presentato alla televisione come bombardamento russo sull’Ucraina

E mi pongo la stessa domanda che mi pongo di fronte alle montagne di cadaveri bambini siriani iracheni afghani spacciati per bambini palestinesi ammazzati dagli israeliani: ma se hanno fatto tutti questi sfracelli di morti, se hanno fatto tutte queste nefandezze, se hanno perpetrato tutti questi crimini di guerra, perché non ci mostrate le immagini dei veri morti palestinesi? Ma andiamo avanti.

Ho visto da diverse parti la “notizia”, divulgata da Zelensky che Erdogan – diventato, per molti, improvvisamente buono – avrebbe chiuso il Bosforo al passaggio delle navi russe. Ovviamente è l’ennesima messinscena. La Turchia non può impedire alle navi russe di accedere al Mar Nero attraverso il suo stretto perché esiste un patto internazionale, la Convenzione di Montreux, che obbliga a garantire alle navi russe di tornare alla loro base. La chiusura del passaggio rappresenterebbe una dichiarazione di guerra, e infatti la notizia è stata immediatamente smentita sia dalla Russia che dalla Turchia. Contemporaneamente la Russia informa che Zelensky sarebbe fuggito e si sarebbe nascosto (sarà andato a scuola dai Savoia?); l’Ucraina smentisce e come prova della falsità della notizia data da Mosca viene pubblicato questo video

Ma dite un po’, quello sfondo non vi sembra bidimensionale? E non vi sembra strano che in 40 secondi non passi nessuno, nessuno si affacci a una di tutte quelle finestre, addirittura le nuvole rimangano perfettamente immobili?
E poi guardate questa chicca di video, presentato come un uomo che scava una trincea per difendere la propria patria!

Una trincea in mezzo alla strada? Per combattere contro uno degli eserciti più potenti del mondo con ogni sorta di armamenti di terra e di aria compreso un consistente arsenale nucleare? Chiusa da una parte e aperta dall’altra? Di una lunghezza in cui possono stare non più di quattro uomini magri? Ma chi pubblica queste boiate ha mai visto almeno qualche foto delle trincee della prima guerra mondiale? Scavata da un vecchietto da solo? In mezzo alla gente che passeggia tranquillamente? Ma veramente c’è gente che riesce a bersi simili puttanate?

Propongo ora questo articolo, particolarmente interessante.

Togliete l’Ucraina a Biden

II vecchio Joe Biden se ne vantò tre anni dopo apertamente: «Li guardai negli occhi e dissi: “Sentite, ragazzi: io me ne vado fra sei ore e se quando dovrò andar via quel procuratore non sarà stato licenziato, voi ucraini non beccherete un solo dollaro del fondo che abbiamo creato per voi. Ci credereste? Quel figlio di puttana fu licenziato». Il figlio di puttana in questione non era un procuratore, ma il Procuratore Generale dell’Ucraina, Viktor Shokin che indagava sul conti del consiglio d’amministrazione della società Burisma Holdings, fra cui c’era anche Hunter Biden, assunto con uno stipendio di 50mila dollari al mese senza sapere una parola di ucraino o intendersi di gas business. Era stato assunto dagli ucraini quando il presidente Obama varò un programma di aiuti all’Ucraina. La storia era saltata fuori quando i giornalisti avevano scoperto che le fortune del giovane Biden erano cominciate durante un viaggio col padre in Cina dove aveva incontrato uomini d’affari ucraini. L’attuale presidente degli Stati Uniti ha dunque un figlio che sulla scia degli incarichi ricevuti dal padre allora vicepresidente, era di colpo diventato un milionario americano in Ucraina. La faccenda puzzava di marcio ma quando fu portata alla ribalta dai giornali era il momento in cui tutta l’attenzione dei media era dedicata all’impeachment di Donald Trump. Biden si difese alla meno peggio alzando le spalle, sostenendo che lui non sapeva nulla degli affari del figlio e irritando il presidente Barack Obama, il quale scoprì sui giornali e non da Biden padre, che il giovane Hunter Biden si arricchiva grazie alla posizione del padre. Obama si infuriò e gli echi della sfuriata lambirono i giornali per qualche giorno. Donald Trump fu invece messo in stato d’accusa per aver tentato di estorcere a Kiev notizie sulle ipotetiche malefatte di Hunter Biden. Poi lo scandalo si spense. Ma oggi riemerge: il Procuratore generale ucraino ci aveva rimesso la testa e la carriera proprio in seguito al discorsetto agli amici di Kiev di cui abbiamo detto all’inizio: levatemi dalle palle quel procuratore che infastidisce mio figlio altrimenti io chiudo il rubinetto del contributo che non era da poco: un miliardo di dollari. I soldi per l’Ucraina non erano soltanto americani ma facevano parte di una tranche stanziata anche dall’Unione europea e gestita in comune da Washington e Bruxelles. Governava a Kiev il presidente Viktor Yanukovich, il quale peraltro faceva il gioco di Putin: dopo aver fatto ammazzare centinaia di manifestanti durante i mesi della rivoluzione arancione, salì di notte su un elicottero e si rifugiò in Russia Ma il ragazzo Hunter era entrato nominalmente nel consiglio di amministrazione della Burisma Holdings nel maggio del 2014 dopo l’incarico che Obama affidò a Biden, oggi Presidente, di “seguire la transizione politica in Ucraina”, una transizione già travolta proprio dagli scandali del Yanukovich, il quale faceva il doppio gioco: era l’uomo di Putin che mentre simulava uno sfrenato europeismo bloccò all’ultimo momento l’adesione del Paese all’Ue sorprendendo il Parlamento e provocando moti di piazza. Quindi lo scandalo che coinvolgeva il figlio dell’attuale presidente Biden (che aveva avuto l’incarico di seguire e proteggere la transizione dell’Ucraina) avveniva all’ombra di un governo a fianco del quale gli amici di Putin godevano del denaro che l’Unione Europea e gli Stati Uniti erogavano per la transizione che fu poi strozzata dal tradimento del presidente, dalla rivolta popolare e, mentre scriviamo. dai cani armati di Mosca. Hunter Biden capì che era meglio dimettersi quando suo padre si candidò formalmente come successore di Trump, ma era troppo tardi perché la notizia trapelò e Trump cercò di sfruttarla per danneggiare il suo opponente. Sui media fu una brutta storia, ma di breve durata perché prevalsero sulle prime pagine le vicende dell’impeachment di Trump. Ma anche in campo democratico serpeggiò un fortissimo malumore: la senatrice Elizabeth Warren disse che se fosse stata eletta lei non avrebbe mai permesso ai figli del suo vicepresidente di occupare ruoli in aziende straniere, una circonvoluzione per indicare il figlio Biden senza nominarlo. Quanto a Kamala Harris che correva in ticket con Joe, e che oggi è la vicepresidente degli Stati Uniti d’America, non emise un fiato. E persino l’angelo moralista e socialista Bernie Sanders, amato dai giovani per la sua purezza, fu colpito da afasia. Grazie al silenzio ufficiale del suo partito e ai clamori delle ultime imprese di Donald Trump questa storia non fece mal troppo clamore e venne insabbiata. L’ordine di Biden di cacciare il procuratore ucraino serviva ovviamente a togliersi dai piedi un uomo scomodo che avrebbe potuto danneggiare sia il proprio figlio che sé stesso e nessuno disse una parola nella nuova Casa Bianca. E oggi Biden minaccia sanzioni terribili all’autocrate di Mosca che gioca col suo mappamondo da ridefinire a sua immagine e somiglianza. Biden è stato un testimone privilegiato delle vicende ucraine di cui guidava la transizione e oggi i repubblicani lo accusano di essere stato molto debole insinuando che conosca fin troppo bene i suoi polli ucraini e russi È apparsa subito notevole la differenza di reazione all’attacco russo, tra quello del presidente degli Stati Uniti e quello del Primo ministro del Regno Unito Boris Johnson, il quale dichiarandosi un seguace di Winston Churchill ha prospettato l’ipotesi di rispondere alle mosse armate di Putin con una minaccia non economica ma militare del Regno Unito: quello che con disprezzo Putin chiama “l’isola”. C’è dunque sulla guerra in corso una biforcazione fra gli anglosassoni delle due sponde dell’atlantico che non è una novità perché anche ottanta anni fa mentre Churchill da solo resisteva alle annate hitleriane, l’inquino della Casa Bianca di allora, Franklin Roosevelt parlava, parlava, ma senza alcuna intenzione di entrare in guerra con la Germania nazista. Non pensiamo che la storia si ripeta, tuttavia va preso nota del fatto che l’attuale presidente degli Stati Uniti non sembra la persona più indicata per una linRicea realmente intransigente e fra Biden e Johnson sempre meno corre buon sangue.
Paolo Guzzanti, qui.
Allo stesso link c’è un altro articolo, di Riccardo Nencini dal titolo: “Churchill non c’è più, Hitler forse sì”, e già l’oscenità del titolo dice tutto, di cui voglio proporre un passaggio.

Anni fa lo scrittore Milan Kundera sostenne che “la guerra in Europa era diventata antropologicamente impossibile”. Sanate le ferite tra Francia e Germania, di guerre continentali non avremmo più sentito parlare. E invece il baratro si è spalancato a oriente. Prima la Cecenia, poi la Crimea, poi la Georgia, poi il conflitto tra Armenia e Azerbajan, infine l’Ucraina. Ovunque c’è Putin. E tempo per l’Occidente di porsi una domanda: fino a quando?

Io invece ho una domanda da rivolgere al signore: nei dieci anni di guerra in Jugoslavia con oltre centomila morti, qual è stato esattamente il ruolo di Putin? Aggiungerei che la guerra della Cecenia contro la Russia dura esattamente da 205 anni: è vero che Putin non è molto giovane, ma non ho l’impressione che sia proprio così tanto vecchio. Fino a quando continuerà questo vergognoso stravolgimento della storia e della cronaca?

barbara

JOE BIDEN ALLA PRESIDENZA DEGLI STATI UNITI È LA PEGGIORE SCIAGURA CHE POTESSE CAPITARE AL MONDO

Ecco perché.

No, Biden è solo un piccolo Carter, fa danni agli Usa e al mondo intero

Seguito a pensare che noi – in Europa e specialmente in Italia – abbiamo una visione ridotta e deformata dell’America e di tutto ciò che accade in quel grande paese da cui ci arrivano soltanto echi deformati e filtrati, in modo tale da poter soddisfare due o tre tipi di palati, non di più. Cosi è successo con il caso Biden. Biden più che un presidente è un enigma della storia americana. Il Presidente del passato che gli somiglia di più, ma con alte capacità visionarie fu Jimmy Carter; l’uomo nuovo che avrebbe vendicato la sinistra dopo le arroganze repubblicane, ma che portò il paese alla rovina avendo avuto anche la sfortuna di trovarsi di fronte all’insediamento dell’ayatollah Khomeini in Iran, alla cattura degli ostaggi americani nell’ambasciata e al più sfortunato blitz della storia di quel paese quando gli elicotteri dei corpi speciali mandati a soccorrere gli rovinarono tutto per una diabolica serie di errori e guasti meccanici. Oggi è diverso. Biden è il successore di Donald Trump. I lettori del Riformista probabilmente ricordano e ancora si indignano per questa mia scandalosa opinione, ma il tycoon è stato per me l’uomo che scelse di esporsi in maniera ustionante all’opinione pubblica cosi da attirarsi i fulmini, le maledizioni e l’odio ideologico delle sinistre che lo volevano al rogo. I fatti: Donald Trump aveva deciso di ritirare le truppe americane da tutto il mondo dichiarando che l’America non avrebbe più fatto da babysitter (mandando a morire i propri soldati in ogni angolo del mondo) a chi risparmia sulla propria difesa e spendendo i miliardi di dollari così risparmiati – il riferimento era agli europei e soprattutto alla Germania – per promuovere industrie concorrenti a quelle americane. Tutto fu condensato nello slogan “America First” che voleva dire: per noi americani viene prima l’America, gli altri si arrangino. Questa posizione non poteva piacere alle Cancellerie ma aveva una logica evidente e brutalmente pacifista. L’America prima del Covid toccava i massimi picchi di occupazione di afroamericani e di tutte le minoranze emarginate grazie a un taglio delle tasse drastico usato dalle aziende per espandersi e assumere. Tutto ciò in Europa era visto più o meno come i conservatori potevano vedere la Rivoluzione Russa dai loro consigli d’amministrazione nella City di Londra e nella Wall Street di un secolo fa: un pessimo esempio di stroncare. Trump stava dando un pessimo esempio della utilità sociale del più brillante (e regolato) capitalismo che tra l’altro ha prodotto in tempi fulminei i vaccini che ci stanno salvando la pelle. Gli stessi vaccini su cui Trump contava per poter essere rieletto. Biden è stato riciclato da uomo d’apparato e di rappresentanza ai cocktail come antagonista vendicatore delle sinistre di tutto il mondo unite. In realtà Biden non è nessuno. È stato scelto come il più anziano candidato degli Stati Uniti perché si portava in ticket Kamala Harris, una donna che finge di essere nera mentre è soltanto figlia di un funzionario indiano dell’ex impero inglese. La Harris, come Obama, non discende dagli schiavi acquistati dagli inglesi presso i mercanti arabi anche alla Serenissima Repubblica di Venezia (che cosa pensate che fossero tutti quegli africani in livrea e scimmietta sulle spalle nei quadri del Canaletto?).
I progettisti della vittoria di Biden (l’unico presidente eletto con una maggioranza di voti postali recapitati per camion, tutti soltanto col suo nome) sono stati i clan Obama e Clinton, desiderosi di insediare un presidente traballante sulla cui longevità nessuno scommette, e di piazzare automaticamente, insieme a lui, non solo una donna, ma una donna che finge di essere nera: «I’m not a socialist – disse la Harris in un’intervista – but just a mother of a black child». «Non sono una socialista, sono soltanto la mamma di un bimbo nero». Quanto alle sue proprie qualità, oltre a un lifting facciale da neonato, è una che perde la parola e che dà distrattamente del killer al presidente. Per la Harris in Italia stravedono tutti per riflesso pavloviano. È colorata? È il nostro idolo. Perché? perché prevale un pregiudizio razziale, prudentemente espresso in maniera inversa. lo ho due figli americani con cui parlo ogni giorno, e loro e i loro amici detestano Kamala Harris perché come Procuratore ha mandato in galera il più alto numero di ragazzi di colore solo per aver fumato marijuana. Biden ha combinato una catastrofe in Afghanistan di proporzioni ancora ignote. L’Afghanistan produce due beni: la più grande quantità di eroina destinata ai mercati mondiali che frutta ai talebani fra i tre e i quattrocento miliardi di dollari l’anno. Ma c’è dell’altro e Biden lo sa. O dovrebbe saperlo. L’Aghanistan produce minerali, detti “terre rare”, con cui varare la futura generazione dei cellulari, dei sistemi d’arma, del tiro dei carri armati, dei satelliti. La Cina è già in Afghanistan, ben piantata insieme ai russi e al Pakistan. I cinesi sono i nemici già scelti della prossima guerra americana che Trump aveva disegnato come possibile e che Biden ha fatto riclassificare come “probabile” in quel mare del Sud della Cina che non è della Cina ma dove la Cina si è piazzata armando abusivamente gli atolli per spingere i confini oltre i limiti già rifiutati dal tribunale dell’Aja. In quel mare la Cina ha varato una flotta che per qualità e quantità supera quella degli Stati Uniti. L’India è permanente terra di frontiera con la Cina, che a sua volta si è riavvicinata alla Russia con cui compie continue esercitazioni militari. Il mondo è dunque una polveriera minacciato da una guerra di cui non abbiamo la più pallida idea. La Cina grazie a Biden è in trattativa con i talebani per un faraonico programma di industrializzazione, sapendo che i narcotrafficanti travestiti da santissimi uomini della sharia pagheranno in narco-dollari. Tutti gridiamo il nostro sdegno per il mostruoso dramma delle donne e delle bambine afghane che già vengono uccise e cacciate dalle scuole. Ma non abbiamo visto una sola grande manifestazione nelle città italiane perché al di là di quattro parole di circostanza la sinistra italiana non se la sente di scendere in piazza contro le pratiche islamiche nemiche della donna e della democrazia. Quanto al fatto che le democrazie non si esportano con le armi, il Giappone è il lampante esempio del contrario: il generale americano MacArthur, dopo aver imposto al Giappone la resa senza condizioni e dopo averne impiccato i criminali di guerra, dette ordine di edificare un Parlamento, poi scrisse la Costituzione del Giappone e disse: da oggi, e in nome delle nostre armi, questa è una democrazia parlamentare libera con elezioni libere. Da quel momento il Giappone è diventato una delle più perfette e funzionanti democrazie del mondo.
Ma la sinistra italiana imbavagliata e legata come un salame dai propri pregiudizi seguita a fare il tifo per un uomo come Biden, che ha dato dei vigliacchi ai poveri afghani (che hanno avuto settantamila morti in combattimento, mentre gli americani sono stati poco più di mille) vittime di un’invasione esterna, quella talebana, e che accusa di incapacità. Abbiamo visto che gli afghani forse non volevano ancora la democrazia non sapendo bene che cos’è ma avevano imparato qualcosa come la libertà, il rispetto per le donne, la pubblica istruzione, l’umanità. I nostri soldati in Afghanistan avevano le braccia legate dietro la schiena quanto a uso delle armi perché non potevano far altro che rispondere al fuoco se attaccati ma hanno fatto miracoli incredibili per aiutare le persone e difenderle. Gli afghani hanno assaggiato la libertà dalla paura e oggi si passano i bambini attraverso il filo spinato, che è il filo spinato di Biden il quale rischia di portare l’umanità sull’orlo della catastrofe e – udite, udite – i democratici hanno deciso di metterlo sotto inchiesta davanti al Senato e alla Camera bassa per indagare con quali criteri abbia agito il loro Presidente per produrre un danno così devastante all’immagine degli Stati Uniti, agli ideali degli Stati Uniti, al prestigio degli Stati Uniti, alla vittoria del male contro il bene. Biden balbetta. Fa discorsi carichi di odio nei confronti dei perdenti e ammette di aver ordinato la rotta dall’Afghanistan perché doveva pagare la cambiale elettorale all’estrema sinistra socialista che lo aveva votato. E non sapendo come chiudere un discorso imbarazzante per il mondo intero, dopo una lunga pausa e strizzando gli occhi per far capire che è molto arrabbiato, assicura che se i talebani si comporteranno male, be’, allora la sua vendetta sarà devastante. Il corpo dei giornalisti accreditati si è chiesto a base di quale bevanda fosse stato l’aperitivo.
Paolo Guzzanti, qui.

E dunque abbiamo visto Carter abbandonare l’Iran nelle mani degli ayatollah e fallire penosamente il tentativo di liberare gli ostaggi, e abbiamo pensato che quello è stato indubbiamente il peggior presidente degli Stati Uniti e che difficilmente si sarebbe potuto fare di peggio. Poi abbiamo visto Obama prendere a calci gli alleati e baciare i nemici, lo abbiamo visto devastare l’intero Medio Oriente con le cosiddette primavere arabe, abbandonare gli studenti iraniani senza pronunciare una sola parola, regalare l’atomica all’Iran, rifiutarsi di ricevere il Dalai Lama per non irritare la Cina, mettere ripetutamente in pericolo Israele – nei cui confronti non ha mai nascosto il proprio incontenibile odio – con l’aggiunta di tutta una serie di pesanti sgarbi diplomatici nei confronti di Netanyahu, e abbiamo pensato che sì, peggio di Carter era possibile e che lui lo aveva abbondantemente superato. Poi è arrivato Biden… Certo che vedere sotto inchiesta il capo di quelli che hanno passato quattro interi anni e speso decine di milioni di dollari nel tentativo di mettere sotto inchiesta Trump è veramente una cosa da festeggiare col migliore champagne.
Se però, arrivati fin qui, pensate di avere visto tutto, beh, vi sbagliate di grosso. Leggete un po’ qui.

Ritiro dall’Afghanistan: secondo le rivelazioni di Reuters, ciò che ha fatto Biden è peggio di quanto pensassimo

Questo giovedì 19 agosto, i giornalisti Idrees Ali, Patricia Zengerle e Jonathan Landay hanno riportato informazioni inquietanti, accompagnate dall’immagine qui sopra.

Veicoli militari trasferiti dagli Stati Uniti all’Esercito Nazionale Afghano nel febbraio 2021

Si tratta del materiale militare che gli Stati Uniti hanno consegnato all’esercito afghano nel febbraio 2021 e che ora è nelle mani dei talebani. Ma l’informazioni più scioccante si trova nell’introduzione dell’articolo, in cui i giornalisti ricordano che gli elicotteri sono stati consegnati dall’amministrazione Biden solo un mese fa!
Circa un mese fa, il ministero della Difesa afghano ha pubblicato sui social le foto di sette elicotteri nuovi fiammanti consegnati dagli Stati Uniti e arrivati a Kabul, dice l’articolo.
Ma secondo le indagini l’amministrazione Biden non ha consegnato all’esercito afghano solo sette elicotteri nuovissimi nel luglio 2021, poche settimane prima del ritiro totale, lasciando tutto ai talebani, è peggio di così!
• Oltre a sette elicotteri UH60, poco prima del ritiro sono stati consegnati quattro elicotteri da combattimento MD 530 e tre aerei da combattimento rimessi a nuovo,
• E «nove elicotteri Mi-17 arriveranno entro fine settembre»
Abbiamo iniziato a consegnare [a Kabul] gli aerei di cui vi abbiamo parlato in precedenza. Tre di questi, recentemente rinnovati, sono atterrati a Kabul venerdì, e continueranno ad avere un analogo sostegno regolare in futuro», ha detto ai giornalisti venerdì 21 luglio al Pentagono il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin.
https://www.rev.com/blog/transcripts/defense-sec-lloyd-austin-gen-mark-milley-press-conference-transcript-july-21

INCOMPETENZA AI VERTICI DELLO STATO

Generale McKenzie, 12 luglio 2021: «In realtà stiamo per consegnare aerei in modo piuttosto massiccio laggiù»
Sapevamo che Joe Biden non controlla più il paese. L’economia si sta sgretolando e lui non ne è consapevole, il confine sud è un disastro e Kamala Harris si nasconde per non gestirlo, il costo della vita sale come non accadeva da molto tempo. Biden non ha più capacità cognitive sufficienti, non sa più che cosa sta succedendo intorno a lui. Mangia gelati.

Non sapevamo quanto fosse incompetente anche l’entourage del presidente Biden. La tragica fuga dall’Afghanistan ce ne ha appena dato la prova. Una cosa è infischiarsene della cultura Woke imposta al Pentagono, delle mutande LGBT e dei colori delle unghie consentiti nelle forze armate, un’altra è guardare in faccia le decisioni di generali e ministri piazzati dall’amministrazione Biden.
Il generale Mark Milley, presidente dei capi di stato maggiore, ha detto ai legislatori statunitensi lo scorso giugno che sarebbe «sbagliato credere ai discorsi dei talebani secondo cui le forze di sicurezza afghane stanno scomparendo di fronte al conflitto.»
Il generale Frank McKenzie, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, da parte sua, in occasione del suo viaggio a Kabul l’11 luglio 2021 ha detto:
«La maggior parte delle nostre informazioni sui talebani provengono dal governo afghano. Hanno un sistema di intelligence abbastanza buono. Continueranno ad avere un apparato di intelligence piuttosto buono.»
Https://www.msn.com/en-us/news/world/us-finds-intel-a-struggle-in-afghanistan-as-troops-withdraw-and-taliban-surges/ar-AAM2Pvk
E ha aggiunto:
«In realtà stiamo consegnando aerei in modo piuttosto massiccio lì», ha detto McKenzie. Questo mese verranno consegnati sette elicotteri UH60 e quattro elicotteri da combattimento MD 530 e nove elicotteri Mi-17 arriveranno entro la fine di settembre.
Lo ha confermato l’esercito afghano, aggiungendo che altri saranno consegnati nei prossimi mesi:
«Gli elicotteri sono stati consegnati oggi a Kabul e devono essere ufficialmente consegnati all’aviazione durante una cerimonia speciale. In conformità con il piano, nei prossimi mesi verranno consegnati all’Afghanistan altri elicotteri», ha affermato il portavoce del 209° Corpo Shokhin dell’Esercito Nazionale Afghano(ANA) in una dichiarazione pubblicata da Interfax.
https://www.defenseworld.net/news/30041/Taliban_Shoots_Down_Afghan_Helicopter_Even_as_U_S__Delivers_New_Attack_Choppers#.YR_ksy0RoeY
I generali e il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin non sono gli unici membri incompetenti. Anche il Segretario di Stato Blinken vive in una realtà virtuale. Il 25 giugno ha dichiarato :
«Stiamo esaminando con molta attenzione la sicurezza sul campo in Afghanistan e ci chiediamo anche se i talebani siano davvero seri in merito a una risoluzione pacifica del conflitto», ha dichiarato il segretario di Stato in un’altra conferenza stampa.
https://www.reuters.com/world/asia-pacific/talebans-actions-inconsistent-with-pursuit-peace-afghanistan-says-blinken-2021-06-25/
Meno di un mese dopo ha fatto consegnare a Kabul degli elicotteri nuovi di zecca, quando 700 camion militari erano appena caduti nelle mani dei talebani.
Quando vi dicevo che è una cosa grave, non è tutto…

Obama e ISIS stagione 2
Non osiamo bombardare le attrezzature per paura che ciò possa irritare i talebani

La velocità con cui i talebani hanno spazzato via l’Afghanistan ci ricorda un precedente doloroso, sempre sotto la guida di un presidente democratico: i militanti dello Stato Islamico che hanno preso le armi dalle forze irachene appoggiate dagli Stati Uniti che hanno offerto poca resistenza nel 2014, e hanno catturato in poco tempo vasti territori.
E ricordate, in quell’occasione il presidente Obama si rifiutò di bombardare i pozzi di petrolio caduti nelle mani dell’ISIS per paura di causare danni ecologici, e dichiarò di essere in grado solo di «contenere» l’ISIS. Donald Trump, appena giunto al potere, li liquiderà in pochi mesi tra l’indifferenza dei media, che lo detestano al punto da non riconoscergli alcun merito per i suoi successi.
L’amministrazione Biden, in parte ereditata dalla squadra di Obama, è sulla stessa linea, e si è detta riluttante a bombardare le attrezzature cadute nelle mani dei talebani «per paura di irritarli» – Non sto inventando niente, ecco testualmente quanto scritto nell’articolo della Reuters:
L’amministrazione del presidente Joe Biden è così preoccupata per queste armi [sequestrate dai talebani] che sta valutando un certo numero di opzioni da perseguire.
I responsabili hanno dichiarato che il lancio di attacchi aerei contro le attrezzature più importanti, come gli elicotteri, non è stato escluso, ma che si teme che ciò possa irritare i talebani in un momento in cui l’obiettivo principale degli Stati Uniti è l’evacuazione delle persone.

OLTRE 2.000 VEICOLI CORAZZATI CATTURATI

Secondo l’attuale valutazione dell’intelligence, i talebani hanno già preso il controllo di oltre 2.000 veicoli corazzati, inclusi Humvee, e fino a 40 velivoli, tra cui UH-60 Black Hawk, elicotteri d’attacco e droni militari ScanEagle.
Le armi leggere sequestrate dai terroristi, come mitragliatrici, mortai, nonché pezzi di artiglieria, compresi i lanciagranate, rappresentano un vantaggio per i talebani contro qualsiasi resistenza che possa sorgere in storiche roccaforti anti-talebane come la valle del Panjshir, a nord-est di Kabul.

REGALI A CINA, RUSSIA, ISIS E AL QAEDA

Reuters conclude così il suo rapporto:
Funzionari statunitensi, precedenti e attuali, temono che queste armi possano essere utilizzate per uccidere civili, sia che vengano sequestrate da altri gruppi militanti come lo Stato Islamico per attaccare gli interessi degli Stati Uniti nella regione, sia che vengano consegnate ad avversari come Cina e Russia.
Funzionari statunitensi hanno dichiarato che prevedono che la maggior parte delle armi siano utilizzate dagli stessi talebani, ma che era troppo presto per dire cosa avessero intenzione di fare, inclusa la possibile condivisione di attrezzature con stati rivali come la Cina.
Andrew Small, esperto di politica estera cinese presso il German Marshall Fund degli Stati Uniti, ha dichiarato che è probabile che i talebani concedano a Pechino l’accesso a tutte le armi americane che potrebbero ora controllare.
Siamo lontani dall’aver visto la fine di questo incubo,e ancora meno di tutte le sue ricadute.

Retrait d’Afghanistan : selon les révélations de Reuters, ce qu’a fait Biden est pire que ce que nous pensions

Riproduzione autorizzata con la menzione seguente : © Jean-Patrick Grumberg per Dreuz.info. (qui, traduzione mia)

Com’era quella cosa del sonno della ragione? Ragazzi, prendiamone atto: siamo nella merda. Tutti.

barbara