PROMEMORIA

ramadan
(qui, dove trovate anche tutti i riferimenti)

E in tale ricorrenza, mi raccomando: rispetto, rispetto e ancora rispetto!
no bikini
barbara

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GRETA: IL PIÙ BELL’ARTICOLO DI TUTTI I TEMPI

In viaggio con Greta per fare non si sa cosa, ma farlo in fretta

Correttore di bozze 18 aprile 2019 Società

L’estasi contemplativa di Repubblica a bordo del treno che ha portato la famiglia Thunberg in Italia a «dire qualcosa sul clima»

Correttore di bozze, nella sua insopportabile vanagloria, pensava di non avere nulla da imparare in quanto a cieco fanatismo bigotto. Ma ieri improvvisamente la rigida fede dogmatica e retriva di cui andava tanto fiero gli è sembrata una robetta da sbarbati quando ha letto la cronaca del viaggio di Repubblica in treno con Greta Thunberg. Uno sfoggio di religiosa devozione da far crepare di invidia il peggio trinariciuto dei baciapile di Verona.

Del resto, in confronto alle favolette evangeliche in cui crede quell’illuso di un Correttore, il verbo di Pippi Calzethunberg ha la solidità della roccia, la forza dell’evidenza, l’efficacia dell’assioma aritmetico, nonché l’urgenza del bisogno fisiologico. Vuoi mettere? E infatti il cronista di Repubblica, totalmente rapito dalla contemplazione della sua beniamina svedese in viaggio verso l’Italia, neanche avverte la necessità di farsele ripetere, quelle verità. Il reportage ferroviario di Giacomo Talignani dall’Eurocity Basilea-Milano gomito a gomito – beato lui – con la famiglia Thunberg è tutto un dire che «andiamo avanti: dobbiamo farlo», e un ripetere che «andremo avanti finché non ci daranno una risposta», e un ribadire che «i giovani italiani sono molto determinati, si stanno dando “davvero da fare”». Sì ma per fare che? Zitto lei, e cazzi quella gomena.

«Siamo stanchi, ma andiamo avanti: dobbiamo farlo», dice suo padre. Lei, Greta Thunberg, osserva fuori dal finestrino dell’Eurocity le montagne svizzere con la neve ormai sciolta. Quasi non apre bocca, aggiunge soltanto alle parole del padre: «Andremo avanti finché non ci daranno una risposta». Poi chiude gli occhi, deve dormire: ha bisogno di energie per esortare i potenti a “svegliarsi”. 

LA SCIENZA AL COSPETTO DELLA RELIGIONE

Svegliare i potenti ancora ancora. Svegliare il Correttore di bozze invece è impossibile. Ignorante di una capra. Neanche leggendo lo specchietto messo in pagina da Repubblica con gli appuntamenti di Greta in Italia, quell’asino è riuscito a cogliere l’impellente messaggio della signorina del meteo pazzerello. Per dire. Ieri doveva andare in piazza San Pietro all’udienza di papa Francesco poiché «è stata ammessa al Baciamano». E là dove il Correttore di suo avrebbe commentato «anvedi», Repubblica invece spiegava con un poco di emozione che Greta «porterà i dati della scienza al cospetto della religione», e cioè «al Papa dirà qualcosa sul clima». Sissignore, proprio così: qualcosa sul clima.

E in effetti alla fine ieri Greta è andata dal Papa e gliel’ha detto, qualcosa sul clima. «Grazie per la lotta per il clima», gli ha detto fra esclamazioni di stupore e meraviglia generale. E lui, Francesco, che sveglio lo è sempre stato anche senza le energie di Greta, fin qui sembra essere uno dei pochi potenti ad aver capito davvero la solfa: «Vai avanti, Greta!», ha risposto. Anche perché tanto, se le diceva «mo’ basta», quella andava avanti lo stesso.

AFFRONTARE LA CRISI

Intanto, prima di arrivare nella Capitale, Greta ha parlato all’Europarlamento: «È andata bene, abbiamo detto quello che c’era da dire». Il concetto ribadito dalla giovane svedese è che non c’è più tempo, il cambiamento climatico corre veloce e il mondo è indietro: «Notre Dame sarà ricostruita, ma la nostra casa sta crollando e il tempo stringe, i nostri leader devono agire, non lo stanno facendo. Bisogna pensare come se dovessimo costruire una cattedrale, vi prego di non fallire», ha detto Greta ad Antonio Tajani e colleghi.

E così, chiarito che all’Europarlamento «abbiamo detto quello che c’era da dire», riuscire finalmente a sapere che accidenti bisogna fare per non morire malissimo nei prossimi cinque minuti, in fondo non è così importante. L’importante per adesso è sbrigarsi. Dire quel c’è da dire e fare quel che c’è da fare. Ma soprattutto muoversi. Non c’è più tempo.

Per riuscire a salvare il Pianeta la giovane con la sindrome di Asperger cerca dunque di andare più veloce. È così che camminava a Basilea quando abbiamo iniziato il viaggio con lei: rapida, sguardo basso e entrambe le mani salde al cartello marrone che porta sotto braccio con scritto “sciopero per il clima”. Pare voler dire che non ha tempo, proprio come la Terra. […] Appena prima di salire in carrozza verso l’Italia un gruppetto di ragazzi la riconosce, fa per tirar fuori lo smartphone e scattare un selfie: Greta accelera, quasi a voler sparire, a rendersi invisibile. Lo ha detto lei stessa: «Non parlate di me, parlate del cambiamento climatico». Quello è il problema, quella è la sua missione: farsì che si affronti la crisi. 

Esatto: «Farsì che si affronti la crisi». Giustamente Repubblica, nell’ansia di fare qualcosa in fretta e furia per affrontare la crisi ma non sapendo che cosa, ha cominciato a risparmiare sugli spazi tra le parole.

HAI VOLUTO LA BICICLETTA?

Altrimenti, per soli euri 12,90, si può correre in edicola, sempre in fretta mi raccomando, e acquistare velocissimamente con Repubblica il libro di Greta Thunberg La nostra casa è in fiamme, possibilmente in molteplice copia, e in questo modo «farsì» che si acceleri anche il disboscamento del pianeta.

«È essenziale andare a votare, anche per chi come me non può farlo», ha ribadito la sedicenne, il cui libro “La nostra casa è in fiamme” è in vendita con Repubblica.

In aggiunta, visto che venerdì Greta parlerà alle 12.30 al Fridays for Future da un palco che «sarà alimentato dall’energia delle biciclette dei ragazzi», il Correttore di bozze da parte sua propone con la massima fretta che in quell’occasione, oltre a sfruttare giustamente i minorenni per generare energia a scrocco, si vieti loro anche per tutta la giornata di esalare le famose flatulenze che nuocciono all’ozono, vieppiù quando vengono sprigionate nel mentre che si pedala.

GIORNI INTERI SUI BINARI

Poi, di punto in bianco, ecco l’illuminazione. Finalmente anche agli occhi annebbiati del Correttore di bozze diventa chiaro che cosa accidenti è che bisogna fare con tutta questa urgenza. Bisogna fare il tagskryt, ovvio.

Anche il “tagskryt” fa parte del suo messaggio. È così che gli svedesi indicano, in senso buono, il vantarsi di prendere il treno, molto meglio dell’aereo in termini di emissioni. Qualche anno fa Greta rimproverò il padre Svante per essere andato in Italia con la sorella Beata usando l’aereo, “troppe emissioni” gli disse. Ora che tocca a lei, la famiglia viaggia soltanto sui binari. Ogni tanto scattano una foto per mostrare agli altri l’impegno: da stazione a stazione, inquinando meno. Sei ore da Stoccolma a Cophenaghen, altre sei fino ad Amburgo, altrettante fino a Strasburgo. Poi quasi sette per Milano e da lì a Roma. «Sono giorni interi che viaggiamo», ripetono i Thunberg sfiniti. Un sacrificio che per Greta fa la differenza: un solo viaggio in aereo dalla Svezia all’Italia significa oltre 300 kg di Co2, con il treno sono almeno un decimo.

A Greta perciò tutta l’ammirata gratitudine di Repubblica, e del Correttore di bozze, per questo magnanimo sacrificio, per merito del quale stamattina in tutta Europa, fateci caso, è già tornata a fare capolino dopo secoli una mezza stagione. Senza dimenticare naturalmente la sacra famiglia: grazie infinite e alleluia anche a voi, amici martiri Thunberg, cosa non darebbe un correttore di bozze per immolarsi al posto vostro tra le fauci del tagskryt.

Dopo di che, però, tanti auguri a spiegare ai potenti europei che devono svegliarsi, agire subito, rispondere in fretta, sbrigarsi, dai, su, adesso, che state aspettando. Ora che quelli arrivano in Parlamento per fare qualcosa sul clima, qualunque cosa sia, la nostra casa sarà già bella che bruciata. Per colpa di un treno del menga che inquina davvero niente ma ci mette sette ore a fare Milano-Strasburgo. (qui)

@Correttoredibox
greta morirete
Non ho idea di chi sia quest’uomo, ma lo adoro, l’ho adorato dalla prima riga. Poi però, se vi avanza un minuto e mezzo, andate a leggere anche questo. Che poi uno si chiede: ma con tutto sto terrificante riscaldamento globale talmente caldo da mandare a fuoco la casa per autocombustione- tipo Notre Dame, per intenderci – com’è che Pippi nostra ha bisogno di tre giacche e tre cappucci?
LA NOSTRA CASA È IN FIAMME
PS: ma sono solo io a vedere come il fanatismo ottuso abbia sempre a stessa espressione?
Ahed TamimiGreta Thunberg
barbara

“NON TI PROSTRERAI DAVANTI A LORO E NON LI SERVIRAI.

Perché io, il Signore, sono il tuo Dio”. Esodo, 20,5.
bacia piedi 1
Ma probabilmente, come mi viene fatto presente qui, questo papa ha studiato per corrispondenza e qualche foglio deve essere andato perso. Allargando il discorso sull’attuale smania di svendere i quarti posteriori a cani e porci – purché non bianchi occidentali ebrei o cristiani – trovo un po’ di cose su cui meditare qui. E sulle derive attuali aveva visto lungo un grande uomo di Chiesa:

“L’anticristo esiste: è pacifista e animalista”. Cardinale Giacomo Biffi, anni Ottanta

“L’anticristo si presenta come pacifista, ecologista ed ecumenista. Convocherà un Concilio ecumenico e cercherà il consenso di tutte le confessioni cristiane concedendo qualcosa ad ognuno. Le masse lo seguiranno, tranne dei piccoli gruppetti di cattolici, ortodossi e protestanti”. Cardinale Giacomo Biffi, 2007

E ha avuto da dire, monsignor Giacomo Biffi arcivescovo di Bologna, anche sull’islam. Certo non poteva prevedere, in quel lontano anno 2000, che a spalancare porte e portoni e baciare mani e piedi all’islam, un giorno non sarebbero più stati solo i politici e l’intelligencija, ma addirittura il vicario di Cristo, pronto a svendergli non solo i propri quarti posteriori ma anche la cristianità tutta intera, senza sollevare un sopracciglio su cristiani perseguitati e oppressi, cacciati dalle proprie case e dai propri paesi, sgozzati, crocefissi, bruciati vivi, intere comunità cancellate, regioni diventate christenfrei – dopo essere state rese judenfrei (prima il sabato poi la domenica, ricordate?) – ossia private dei loro abitanti più antichi: neppure nella più sfrenata delle sue fantasie poteva immaginarlo, il buon Biffi.

Quanto alle bergogliesche esibizioni, a me, scusate (tanto abbiamo assodato che io sono una brutta persona), viene da accostare queste due immagini.
bacia piedi 2
dal Friuli
barbara

NOI SOTTOSCRITTI VAURO BOLDRINI ECCETERA

Noi sottoscritti Vauro, Boldrini, Papa Francesco, insieme con i giornalisti dell’Ansa, ci impegniamo a commemorare gli ebrei e a rispettarne la memoria

A noi gli ebrei piacciono così.
Ci piacciono dietro i cartelli ‘il lavoro rende liberi’, con addosso solo la pelle.
Ci piacciono mucchi di cadaveri esposti alla neve e al vento finché qualcuno verrà a fotografarli per dire che sì, è stato davvero.
A noi gli ebrei piacciono con gli sguardi impauriti in bianco e nero, esseri indifesi portati alla morte davanti ai sorrisi degli indifferenti.
Ci piace commemorarli questi ebrei, ci piace aprire musei con i loro oggetti rituali conservati a dovere.
A noi gli ebrei piacciono quando stanno zitti, quando viene tolto loro il diritto di parola. Ci piacciono quando i fucili sono puntati verso di loro. Ci piacciono prostrati a terra, espropriati, espatriati, deportati, massacrati. Ci piace averne pena.
Invece questi ebrei hanno alzato la cresta.
Osano impugnare le armi per difendere la loro terra, quel fazzoletto che l’Onu ha pensato di concedere loro come rifugio dopo che sei milioni di loro erano stati trucidati nei nostri stati, nel nostro continente, nel nostro mondo, con l’aiuto della nostro silenzio e della nostra indifferenza.
Parlano, discutono, controbattono persino, questi discendenti di Abramo.
Hanno addestrato i loro figli a non farsi più portare come bestie al macello.
Hanno insegnato il diritto alla vita anche degli ebrei, nonostante gli sia stato negato per secoli e secoli.
Ma chi si credono di essere per definire terrorista chi imbraccia mitragliatrici per falciarli nei bar, nei ristoranti, chi si imbottisce di tritolo e di chiodi per continuare il lavoro dell’inquisizione, dei progrom, dei nazisti?
Questi ebrei così presuntuosi da arrogarsi il diritto di vivere nel proprio stato.
Rinuncino a quelle terre contese e vengano da noi.
Non possiamo certo assicurare loro una vita serena, magari permetteremo pure che li uccidano ogni tanto davanti alle loro scuole, chiuderemo gli occhi davanti alle loro nonne pugnalate in casa , ai loro giovani uccisi mentre fanno la spesa.
Ma noi, noi idealisti, pacifisti, noi sottoscritti
Papa,
Vauro,
Boldrini,
Erdogan,
giornalisti dell’Ansa.
Noi, gli ebrei, li commemoreremo sempre con estremo rispetto.
Noi per gli ebrei avremo un occhio così di riguardo, ci concentreremo così tanto su di loro, da dimenticare le stragi di siriani, di curdi, ci focalizzeremo così tanto sul popolo ebraico da concedere a Erdogan la parola sui diritti dell’uomo mentre li starà lui stesso violando dietro a casa nostra.
Dedicheremo in ricordo degli ebrei una targa, un giardino, un bell’articolo una volta all’anno, delle pietre d’inciampo, una vignetta satirica.
Né dal tuo miele né dal tuo pungiglione, disse Giacobbe a Esaù quando si ritrovarono dopo molti anni.
Shalom, chi usa la parola pace, chi ci crede davvero, deve essere shalem, intero, coerente.
Pretendete dagli altri ciò che pretendete dagli ebrei.
Applicate gli stessi criteri umanitari, la stessa etica e la stessa morale a tutta l’umanità, ebrei e non ebrei, in maniera obiettivamente indistinta.
Allora ci sarà Shalom davvero.

Gheula Canarutto Nemni, qui (andateci, così date un’occhiata anche ai ritagli di giornale, casomai ve ne fosse sfuggito qualcuno).

Non c’è niente da fare: come sa dire le cose Gheula, non le sa dire nessuno. In più di un’occasione mi è capitato di dire che tutta questa bella gente ama talmente commemorare la Shoah, da sostenere con tutte le proprie forze chi sta cercando di metterli in condizione di poterne un giorno commemorare due. Quello che dice Gheula non è poi molto diverso, però lo dice in maniera molto più raffinata, articolata, argomentata. Grazie, amica carissima.

PS: simpatica la Boldrini, che considera un diritto un atto di guerra a tutti gli effetti quale lo sfondamento di un confine di stato e la penetrazione armata in tale stato.

Poi però bisogna assolutamente leggere anche Niram Ferretti e naturalmente Ugo Volli. E guai a voi se vi azzardate a non farlo.

barbara

PER RISTABILIRE LA REALTÀ STORICA

Contro tutte le mistificazioni.

Ad ogni Natale, bisogna ricordare le stesse cose. Pazienza. Ricominciamo.

1) Gesù non era migrante. Giuseppe e Maria si recano a Betlemme, paese originario di Giuseppe, per il censimento e riparano in una grotta perché non trovano posto in “albergo”. Peraltro, questo è il racconto della nascita teologica di Gesù (i Vangeli non sono né biografie, né narrazioni storiche, ma appartengono a uno specifico e diverso genere letterario): Gesù teologicamente nasce a Betlemme, perché Betlemme è la città di Davide ed è la città dove, secondo i profeti, sarebbe sorto il Messia, il Cristo. Riguardo, invece, alla nascita storica di Gesù, con ogni probabilità essa avvenne a Nazareth e non a Betlemme: l’impero romano aveva una certa efficienza burocratica ed è del tutto implausibile che le autorità costringessero intere famiglie a mettersi in viaggio, nelle difficili condizioni dell’epoca, per andare a farsi censire nel luogo natale e non in quello di residenza.
2) Se poi con l’espressione “migrante” si vuol fare riferimento non alla nascita, ma alla “fuga in Egitto” conseguente alla strage dei neonati ordinata da Erode, ebbene, in quel caso Gesù e i suoi furono veri profughi, in fuga da una terribile persecuzione, e non certo finti rifugiati e tantomeno migranti economici. E inoltre, scampato il pericolo, tornarono in patria, “dettaglio” che viene sempre taciuto!
3) Gesù non era povero. Il padre, Giuseppe, era carpentiere, apparteneva al ceto medio di allora. Nella famiglia di Maria, sappiamo che vi era un rappresentante della elite sacerdotale, come Zaccaria, marito di Elisabetta e padre di Giovanni il Battista. Se avessero trovato posto in albergo, avrebbero passato lì la notte e non nella grotta. Naturalmente, la nascita nella grotta e al freddo ha un significato teologico, ma è quello dell’abbassamento e dello “svuotamento” (kenosis) del Figlio di Dio, non certo della “povertà” in senso materiale e secondo la misura umana.
4) Ovviamente, Gesù non era arabo e palestinese, ma ebreo. Il nome Palestina, per designare la regione geografica, non esisteva ancora, in quanto fu imposto dai Romani dopo la distruzione del Tempio, quando Gesù era già morto da decenni e peraltro alludeva ai vecchi nemici di Israele, i Filistei, che non erano certo arabi. Arabi in Giudea e Galilea ce ne erano ben pochi, al tempo, ed erano per lo più nomadi, che commerciavano. Gli arabi, guarda un po’, stavano in Arabia e non in Israele! La Giudea, la Galilea e la Samaria furono occupate dagli Arabi, invasori, solo sei secoli dopo. All’epoca non c’era ancora l’ONU e non furono fatte risoluzioni che invitavano gli arabi ad abbandonare i territori occupati!
Ci vediamo l’anno prossimo!
Angelo Imbriani


Aggiungo questo

Non ci si può credere! E’ veramente ossessionato! Anche nell’omelia di questo Natale il comiziante peronista obamiano invece di parlare di Gesù Cristo, parla dei migranti. Solo e sempre politica! Gli hanno ordinato di martellare su questo punto e lui da cinque anni bombarda quotidianamente.
Oltretutto colpisce l’ignoranza. Qualcuno gli spieghi che Giuseppe stava portando la sua famiglia non in un paese straniero per motivi economici, ma nel suo stesso paese per il censimento, perché lui era originario di Betlemme. Quindi era a casa sua. E il versetto “non c’era posto per loro” si riferisce al fatto che nel caravanserraglio dove erano tutti non c’era un luogo appartato per partorire. Come si può distruggere così l’annuncio del Natale con un banale comizietto populista?
Antonio Socci

E concludo con un’aggiunta mia: Shalosh Regalim, Tre Pellegrinaggi. Nelle tre ricorrenze religiose di Pesach (Pasqua), Shavuot (Festa delle Settimane, o Pentecoste) e Sukkot (Festa delle Capanne), tutti gli ebrei di Giudea dovevano recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme, che era attrezzata per accoglierli tutti. Ora, come si vede in questa mappa,
viaggio
la strada da Nazareth a Betlemme passa per Gerusalemme: ammesso che qualcuno potesse essere così folle da mettersi in un viaggio del genere a dorso d’asino con una donna a fine gravidanza (considerando oltretutto che i censimenti duravano molto a lungo, ossia non avevano una precisa data specifica in cui espletarlo), dato che i segni del parto ormai imminente non potevano mancare, non sarebbe stato logico che invece di andare a partorire in una stalla a Betlemme (stalla: con quattro pareti e un soffitto, non una grotta aperta ai quattro venti),  si fermassero a Gerusalemme, otto chilometri prima, in cui un alloggio lo avrebbero sicuramente trovato?
Che poi, dei quattro vangeli, solo quello di Luca parla della nascita, dicendo sobriamente “E avvenne che, mentre si trovavano là [a Betlemme], si compirono per lei i giorni del parto, e mise al mondo il figlio suo primogenito, e poi lo fasciò, e lo adagiava in una greppia, perché non c’era per loro un posto nell’albergo”: tutta l’odissea del drammatico pellegrinaggio dei due poveri viandanti di albergo in albergo, e tutti che gli dicevano no non abbiamo posto, e lei sempre più stremata dalle doglie via via più ravvicinate, e lui sempre più disperato per questo bambino che stava ormai per nascere e non c’era posto in cui farlo nascere eccetera eccetera, non è che una patetica leggenda poverista che niente ha a che fare con le Scritture su cui si basa la fede cristiana. Casomai qualcuno dovesse passare dalle parti di Roma, lo dica al signor Ciccio.

barbara

EMANUELA ORLANDI

Papa Francesco,

sono Pietro Orlandi e dopo tanti anni sono ancora qui a chiedere la Verità sul rapimento di mia sorella Emanuela, cittadina vaticana, avvenuto il 22 giugno 1983. Una ragazzina innocente di 15 anni alla quale è stato impedito di scegliere della propria vita, negandole, ancora oggi, ogni forma di Giustizia, dimenticandosi che la vita di ogni essere umano è sacra e non può essere considerata  un pezzo di carta sul quale apporre il timbro “ archiviata”. Una vicenda che nel corso degli anni è stata caratterizzata da depistaggi, insabbiamenti, omertà e soprattutto mancanza di collaborazione da parte della Santa Sede. Lei disse: “Chi tace è complice”. E’ vero.  In Vaticano c’è chi sa e da tanti anni tace, diventando complice di quanti hanno avuto responsabilità in questa vicenda. A tal riguardo, in Vaticano, ci sono carte secretate, a conoscenza di alcune autorità della Santa Sede, che contengono passi importanti di questa disumana vicenda e che potrebbero permetterci di riabbracciare Emanuela o darle una degna sepoltura. Il dossier “Rapporto Emanuela Orlandi” a disposizione, nel 2012,  della Segreteria Particolare di Papa Benedetto XVI, contenente  informazioni e nomi che potevano condurci alla Verità, stava per essere consegnato ad un magistrato italiano, ma in Vaticano vennero meno alla parola data e il fascicolo rimase occultato. Dopo 33 anni mi chiedo perché si continua a negare ad una famiglia la possibilità di dare Luce e Pace alla propria figlia, alla propria sorella. Abbiamo il diritto di conoscere la Verità contenuta in quei documenti e se sulla scomparsa di Emanuela fu posto il Segreto Pontificio, La prego di sciogliere i sigilli a tale imposizione che osteggia il raggiungimento della Verità e della Giustizia. Non possono esistere segreti in uno Stato che si erge a centro della Cristianità perché è contrario alle parole e agli insegnamenti di Gesù: ”Non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato e di segreto che non debba essere manifestato”. Papa Francesco Lei ha indicato agli uomini la via giusta “Costruire ponti e non alzare muri invalicabili” ed io lo stesso chiedo a Lei, per Emanuela. La Verità, la Giustizia  non possono essere un’utopia, un sogno irraggiungibile  ma i principi fondamentali, per ogni Stato che si reputa civile. Principi fondamentali che in questa vicenda sono stati vergognosamente calpestati per oltre 33 anni. La mia è una voce tenace, priva di rassegnazione, che mi guiderà, in questa vita ed oltre,  a cercare  Verità e Giustizia, affinché questo grido  appartenga a tutte le vittime innocenti ed  alle persone private della  Libertà. Non ci lasceremo mai rubare la speranza.

Pietro Orlandi

28 marzo 2017

«Non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato e di segreto che non debba essere manifestato». Questo è il vangelo di Luca (12, 2), Santità, sono le parole di Gesù, di cui Lei in teoria dovrebbe essere il rappresentante. Come la mettiamo con gli archivi segreti, Santità, che dopo tre quarti di secolo ancora non si possono riaprire? E sta scritto anche «Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno» (Matteo 5, 37): come la mettiamo con le omertà mafiose su crimini che ben poco hanno da invidiare a quelli di Cosa Nostra? Ce lo vuole spiegare, Santità? (non che ci si facciano grandi illusioni, avendo a che fare con un papa eretico e bestemmiatore, come è documentato nei commenti qui).

barbara

 

NO, SANTITÀ

Questa sorta di genocidio attualmente in atto contro i cristiani non è causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: ‘A me che importa?’; ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’ Caino, Santità, non è quello che tace complice: Caino è quello che uccide (sta scritto nella Bibbia: non gliel’hanno detto?) L’indifferenza è una bruttissima cosa, Santità, su questo siamo perfettamente d’accordo. E il silenzio complice è una bruttissima cosa, Santità, anche su questo siamo perfettamente d’accordo. Indifferenza e silenzio facilitano sicuramente il compito degli assassini, ma non sono indifferenza e silenzio a uccidere: chi uccide sono, appunto, gli assassini, individui con una faccia, un nome, e soprattutto UN’IDENTITÀ. Perché, santità, perché ancora una volta le è mancato il coraggio di chiamare le cose col loro nome? Perché dopo avere avuto il coraggio di sfidare il satrapo turco chiamando genocidio il genocidio armeno, non ha avuto anche quello di chiamare per nome gli assassini dei cristiani, TERRORISTI ISLAMICI? Perché, Santità, questa oscena mistificazione? Perché, Santità, questo suo silenzio complice che copre gli assassini e annacqua le colpe e le responsabilità in un indistinto minestrone di vaghe formulette e frasi fatte?

barbara