LE 4 P

Visto e istantaneamente adottato.
4P
E se il pensiero è troppo complicato per te, impiccati.

barbara

Annunci

NON OSO IMMAGINARE…

La via in cui abito è a senso unico, per cui quando arrivo dal centro (o dall’autostrada, o dal centro commerciale, sostanzialmente da qualunque parte) devo prendere la strada parallela e poi da lì imboccare una stradina che congiunge le due vie, sboccando esattamente di fronte al cancello d’ingresso al mio cortile; quindi, arrivata alla fine della stradina, attraverso la strada in cui abito ed entro.
Ieri, esattamente di fronte al cancello d’ingresso, era parcheggiata una macchina. Una macchina lunga, tra l’altro. Naturalmente non sarei entrata neanche se fosse stata una Smart, però questa, in più, era anche lunga, e ostruiva l’intero ingresso. Potevo scegliere fra restare ferma alla fine della stradina, bloccando chi fosse arrivato dopo di me, o avanzare fino all’auto e restare ferma lì, ostruendo l’intera strada e bloccando il traffico – scarso ma non inesistente. Ho scelto la seconda opzione, mi sono fermata a una distanza sufficiente a permettere l’apertura della porta e ho dato un colpetto di clacson (detesto il clacson, non credo di averlo suonato più di dieci volte nei miei cinquantasette anni di guida): niente. Colpo più forte: niente. Strombazzata da svegliare i morti e finalmente arriva, con molta calma. Apre la porta, sale, chiude la porta, mette in moto, ingrana, parte. Naturalmente l’autore del cinofallico parcheggio – e chiedo scusa ai cani per l’uso improprio del loro organo riproduttore – era un uomo. Fra chi era stato costretto ad aspettare i suoi comodi qualcuno avrà sicuramente borbottato, o magari mormorato un’imprecazione, ma niente di più. Niente di abbastanza notevole da arrivare alle mie orecchie, per lo meno.
Non oso immaginare che cosa sarebbe uscito da quelle bocche, a vetri rigorosamente abbassati, se si fosse invece trattato di una donna.

barbara

 

IN AGGUATO

Se ne sta lì appostato, all’uscita del supermercato, pronto a piombarti addosso per offrirti il suo aiuto non appena hai messo fuori mezzo piede. Solo se hai il carrello, beninteso: se esci con quattro borse piene in mano e magari un bambino di tre anni attaccato alla gonna, scordati pure di poter contare su un’offerta di aiuto. E dunque appena esco si proietta in avanti e dice: serve aiuto? No, dico. Quando uno offre aiuto si dovrebbe dire no grazie, ma con chi sta cercando di spillarmi soldi non mi sento in dovere di essere né gentile, né educata. Al contrario, essere sufficientemente sgarbata lo ritengo praticamente un obbligo. Arrivo alla macchina, prendo le borse, comincio a riempirle, e lui arriva lì: serve aiuto? (Dai cazzo, hai il carrello pieno, sei una vecchia coi capelli grigi anche se hai la macchinona sportiva da duecento all’ora, NON PUOI non avere bisogno di aiuto!) No. Ma… No. Se ne va. Finisco di svuotare il carrello e sistemare le borse in macchina, riporto il carrello alla base e lui si rifionda: metto io il carrello? Grazie, so come si fa. A questo punto va in onda il piano B: con un’espressione da moribondo e voce da agonizzante accasciato tra le dune del deserto sotto il sole di mezzogiorno, alza faticosamente il braccio a indicare la catasta di bottiglie di acqua minerale che campeggia subito dopo l’ingresso e rantola: “Comprare acqua…” Quella di rubinetto qui è buonissima, dico, io bevo solo quella. “Acqua…” Siccome è abbastanza probabile che ci siano complici appostati da qualche parte, tutti di altrettanto sana e robusta costituzione fisica e altrettanto floridamente nutriti, evito di mandarlo affanculo a voce alta e mi accontento di farlo col pensiero.
Anche nei parcheggi sono lì in agguato, normalmente due per ogni parcheggio, che dietro adeguata ricompensa si offrono di “proteggere” la tua macchina, che non ti capiti di ritrovarla con una fiancata squarciata con un chiodo o con le gomme tagliate. In Sicilia si chiama pizzo: quello che paghi alla mafia perché non ti vada accidentalmente a fuoco il negozio o la fabbrica.
E alla stazione. Se hai bagaglio arrivano lì e offrono aiuto. Poi ovviamente ti chiedono i soldi. Ora, se ho una valigia pesante da caricare in treno, mi può anche andare bene di pagare un paio di euro (non di più, sia ben chiaro: si tratta di un minuto di lavoro, e sessanta euro all’ora direi che possono bastare) perché qualcuno lo faccia al posto mio; a patto che sia chiaro che mi sta proponendo una prestazione lavorativa a pagamento, e non la butti là come un’offerta di aiuto. Poi una volta mi è capitato che ero già salita in treno quando mi sono accorta che avevo dimenticato di timbrare il biglietto (il treno nasceva in quella stazione, e mancava ancora un po’ alla partenza, quindi affrettandomi potevo farcela); chiedo alla tizia seduta vicino a me di dare un’occhiata alla valigia, scendo al sottopassaggio, mi guardo un attimo in giro, e un tizio che mi vede col biglietto in mano capisce cosa cerco e mi indica la macchinetta a due metri da me; ringrazio, mi avvicino, e si avvicina anche lui, e mi spiega che devo infilare il biglietto nella fessura e che devo tenerlo a sinistra. Poi mi chiede i soldi per l’aiuto prestato.
OK, meglio questi che offrono aiuto che quelli che rapinano o spacciano droga (quelli della stazione, intendo; quelli dei parcheggi no: quelli sono pronti a fare danni a più non posso, se non paghi il pizzo), però anche questo continuo assedio è una forma di violenza, di cui davvero non se ne può più.
PS: non è per razzismo che dico che sono tutti negri: è perché sono tutti negri, senza eccezione.

barbara

 

QUALCUNO LO TROVA DIVERTENTE

L’ho trovato sotto il tergicristallo nel parcheggio dell’ospedale, uscendo dopo l’intervento. Pensavo a un avviso dell’amministrazione: forse c’è un limite di 24 ore, e io le avevo abbondantemente superate. E invece no, era questo:
biglietto
Traduco a braccio.

AVVISO!

Questa non è una contravvenzione, ma se dipendesse da me ne prenderebbe due.
Col suo parcheggio idiota, egoista e sconsiderato ha occupato uno spazio che normalmente basta per una carovana di 20 cammelli.
Dato che questo foglietto probabilmente non avrà alcun effetto, me ne vado e le auguro al più presto un guasto al motore in autostrada alle 11 di sera con una temperatura di -26° e vento forza 12.
Spero inoltre che 1000 pulci di cammello prendano dimora nel suo buco del culo, e che ciò accada quando le sue braccia sono colpite da una temporanea paralisi.

Un parcheggiatore danneggiato

P.s.: Se parcheggia un’altra volta in maniera così stupida, le cago sul cofano.

Immagino ne abbiano stampate una carrettata, di queste stronzate. Immagino che siano stati in parecchi a trovarli, oltre che altrove, nel parcheggio dell’ospedale, dove l’ho trovato io. Magari uscendo dalla visita a un parente in rianimazione, con la vita sospesa a un filo. Magari uscendo dall’obitorio.
Io un’idea ce l’avrei, per la destinazione di quelle pulci di cammello.

P.s.: Ovviamente la mia macchina era parcheggiata perfettamente: al centro di uno spazio di tre, con gli altri due già occupati al mio arrivo, per cui se la mia macchina non fosse stata perfettamente diritta e perfettamente al centro di quello spazio, non ci sarei entrata proprio.

barbara