QUEL GRAN GENIO DEL MIO AMICO

lui sa sempre come fare
anche con un bicchier d’acqua in mano fa miracoli…

Prima ve la faccio raccontare da Niram Ferretti, e poi ve la faccio vedere.

Niram Ferretti

RAMPE DA SCENDERE RAMPE DA SALIRE

A Tulsa, nel suo primo rally elettorale, Donald Trump si è mostrato in grande forma. Preciso, ironico, robusto. Sciolto nel parlare, senza neanche un momento di esitazione. Ha dipinto Joe Biden per quello che è, un ostaggio nelle mani del partito democratico sempre più prono alle sirene dell’estrema sinistra.
L’apparato mediatico di sinistra si è concentrato sul fatto che il luogo non fosse pieno, mostrando molti spalti vuoti.
L’ammiraglia antitrumpiana italiana, “La Repubblica” scrive online che si sarebbe trattato addirittura di un flop. “Il Corriere della Sera”, allineato, usa lo stesso termine. Il loro beniaminio è Joe Biden, si può capirli. Prima tifavano per Hillary, ora per Joe. Sono esaltati dal fatto che Biden è avanti nei sondaggi. Anche la loro beniamina era avanti nei sondaggi.
In una circostanza come questa, con il Covid-19 ancora in circolazione è già di per sé clamoroso che Trump sia riuscito a convogliare migliaia di persone, ma naturalmente, il fatto che siano rimasti molti posti vuoti all’Oklahoma Center, deve essere il focus principale della propaganda antitrumpiana.
E a questo proposito, Trump, da quel navigato showman che è, si è soffermato a lungo a raccontare come la sua esitante camminata lungo una rampa di acciaio dopo il discorso fatto ai cadetti di Westpoint, e il fatto di essersi portato alla bocca con due mani un bicchiere d’acqua, sia diventato l’oggetto principale di un altro esercizio di propaganda da parte della sinistra, teso a insinuare che il presidente non sta bene di salute.
“Avevo le suole delle scarpe di pelle e se non avessi camminato così lentamente sarei caduto rovinosamente sulla rampa”.
Trump rampa
Trump ha mimato l’azione, ha spiegato come, dopo seicento volte che faceva il saluto militare l’avesse stanca e che ha portato il bicchiere alla bocca con due mani per evitare che un po’ d’acqua gocciolasse sulla cravatta di seta.
“Amo le cravatte di seta, ma una volta macchiate, mi è già successo, non sono più come prima. Hanno detto che soffro di Parkinson”.
Joe Biden, che, durante i comizi, a volte non sa neanche in che Stato si trova (come ha ricordato Trump), o meglio, si trova in stato confusionale, quando lo incontrerà nel primo confronto tv, più che scenderla, la rampa dovrà salirla.

E ha qualcosa da dire anche agli italiani

Quanto agli spazi vuoti, a quanto pare, c’è una spiegazione:
vendetta
E qui qualche commento, a cui aggiungo un commento che ho lasciato sotto il post:

C’è un episodio analogo, ma di ben altra pregnanza, nel film Bolero – titolo originale “Les uns et les autres” – mandato alla televisione in sei ore a puntate, castrato per il cinema in tre ore, uno dei massimi capolavori del cinema mondiale ma inguardabile nella versione castrata. Il grande direttore d’orchestra tedesco, ricalcato piuttosto fedelmente su Von Karajan, con un attore che gli assomiglia anche fisicamente,
von K. Olbrychski
si esibisce a New York; gli ebrei della città comprano tutti i biglietti, tutti dal primo all’ultimo, e in sala ci sono unicamente due giornalisti, e nel momento in cui lui si affaccia sulla scena scendono dal soffitto migliaia di copie della foto in cui lui stringe la mano a Hitler, momento che ha dato il via alla sua sfolgorante carriera. Dire che questa ne è stata la brutta copia sarebbe un insulto a tutte le brutte copie quasi oneste e quasi dignitose del pianeta.

Venendo poi alla ormai prossima scadenza elettorale, sempre da Niram Ferretti:

Niram Ferretti

DODICI

Vi ricordate di quella che avrebbe dovuto essere la prima presidente donna degli Stati Uniti, Hillary Clinton?
Il 23 ottobre 2016 la CNN annunciava che Hillary Clinton aveva 12 punti di vantaggio su Donald Trump secondo un sondaggio di ABC News e che aveva un appoggio del 50% a livello nazionale.
Come è andata è storia.
Joe Biden, anche lui, a quattro mesi di distanza, sarebbe in vantaggio di 12 punti. Hillary lo era a meno di due settimane dal responso elettorale.
I giornali progressisti, in Italia tutti, con l’eccezione di “Libero” e la “Verità”, ci dicono che il comizio di Tulsa sarebbe stato un flop e gongolano pensando che il fatto che Trump non abbia riempito il Bok Center di Oklahoma sia un segno palese di crisi, un preludio per il tracollo.
Cari. Il loro wishful thinking è commovente. Sono gli stessi che davano a ogni elezione Benjamin Netanyahu spacciato. Si è visto. Non ne azzeccano mai una, neanche per sbaglio.
Trump, a Tulsa era in piena forma, solido come un Merkava.
Attendiamo fiduciosi il prossimo comizio e soprattutto il primo confronto con Joe Biden. Allora sì che ci sarà da divertirsi. Sarà come assistere a Godzilla vs Calimero.

Credo sia abbastanza realistica questa rappresentazione
silent majority
e non dimentichiamo che al suo fianco, contro la strumentalizzazione dell’omicidio di un avanzo di galera da parte di un altro delinquente, peraltro suo complice in affari sporchi, contro le devastazioni condotte da bande terroristiche, contro l’attacco allo stato e a Trump, ci sono anche questi qui
white lives
E non sono pochi.

Questo invece non c’entra niente (forse…) ma siccome è bellissimo ve lo schiaffo giù.

barbara

OGGI VI RACCONTO UN PO’ DI FATTI MIEI

E dunque, la prima buona notizia è che non ho il parkinson. Non che proprio si sospettasse che lo avessi, ma il fatto è che da più di vent’anni ho un disturbo estremamente fastidioso, che negli ultimi anni è diventato sempre più invadente, al punto da assillarmi quotidianamente, giorno e notte, proprio da non poter più vivere. E così mi sono decisa a farmi vedere. E per escludere qualunque causa seria è stato controllato anche quello e il risultato è che no, non ce l’ho. E neanche nessun altro tipo di neuropatia. Pare proprio che non ci sia una causa, che sia una di quelle cose che vengono da sole e non si sa perché, come la tosse violenta che mi sta tormentando da un anno e mezzo, come il prurito che mi devasta da otto mesi: c’è e basta. Comunque il farmaco che mi è stato prescritto è lo stesso che si usa per il parkinson. La neurologa ha detto: una pastiglia al giorno. Poi le ho spiegato alcune cose e allora ha detto ok, allora facciamo mezza. Il mio medico che mi conosce bene ha detto: meglio un quarto. Io che mi conosco meglio del mio medico ne prendo un ottavo. La seconda buona notizia è che dopo oltre vent’anni di tormento il disturbo è miracolosamente scomparso fin dalla prima assunzione. La terza buona notizia è che degli effetti collaterali di tipo neuro-psichico che temevo non se n’è manifestato nessuno. In compenso ce ne sono altri due: anoressizzante e scagottizzante. Il secondo è oggettivamente un tantino fastidioso, mentre il primo mi fa risparmiare un bel po’ di soldi, e questa è la quarta buona notizia, soprattutto in vista della pensione (sì, è finalmente arrivato il decreto, nero su bianco, e questa è la quinta buona notizia), con la quale perderò, rispetto allo stipendio, un buon migliaio di euro al mese, e quello che resta non arriva a coprirmi neppure le spese fisse, affitto riscaldamento ecc., per cui il fatto di avere meno fame non può che rallegrarmi. La sesta buona notizia è che in conseguenza dei due suddetti effetti collaterali ho perso due chili in otto giorni: se continua così, nel giro di due o tre mesi riavrò il mio splendido corpo da modella di cui ho goduto fino a cinquantadue anni, quando ho avuto la malaugurata idea di smettere di fumare – qualcuno dei miei lettori più vecchi ha avuto modo di assistere in diretta a qualche mio attacco di esibizionismo, e sa di che cosa parlo.
Ecco, e allora, per celebrare degnamente tutte queste buone notizie, a me e a tutti quelli come me voglio dedicare questo, con tutta la mia ammirazione per questa straordinaria bambina israeliana e tutta la mia riconoscenza a lei che mi ha regalato questa splendida perla.

barbara