BAMBINI IN SALDO PER IL BLACK FRIDAY

È Black Friday anche per i bambini in vendita

Tra le proposte di sconti che inondano il web in questi giorni, c’è anche la raccapricciante offerta della BioTexCom, un centro ucraino che offre utero in affitto e fecondazione artificiale. Un mondo fatto di sofferenze e sfruttamento nascosto dietro una promessa di felicità che è solo una trovata del marketing. La storia di Melanie: in Ucraina costa meno e c’è più scelta.

Le vendite del Black Friday sono iniziate presto quest’anno, scatenando le tastiere dei cacciatori di offerte. La soddisfazione del cliente, come è ovvio, dipende non tanto da quanto ha speso ma da quanto ha risparmiato. Quando però l’offerta speciale non è più per nuove cuffie o soffici calzini da letto, ma per bambini scontati, diventa ripugnante. Anche la femminista più incallita dovrebbe essere disgustata all’idea che gli ovuli e gli uteri delle donne vengano messi in saldo, Black Friday o no.

Eppure questo è ciò che viene offerto da BioTexCom, che si definisce “Centro ucraino per la riproduzione umana”. Si è unito al Black Friday con una vendita molto speciale di bambini. Dal 15 al 26 novembre (l’offerta scade oggi) propone una proposta unica per i clienti: 3% di sconto su ogni pacchetto. Con la maternità surrogata VIP all-inclusive risparmi 1.947 euro (2.200 dollari americani) sui 64.900 euro di costo del pacchetto completo; invece un pacchetto di fecondazione in vitro “Perfect Chance” costa 447 euro (500 dollari) in meno (prezzo pieno 14.900 euro). “Affrettati a ricevere il tuo sconto” e “Affrettati a realizzare il tuo sogno di un bebè”, recitano gli slogan promozionali sul sito.

BioTexCom è una scelta popolare tra i clienti della maternità surrogata internazionale e il suo successo è in gran parte dovuto alle sue strategie di marketing. È attivo su Facebook, Twitter e YouTube (in rumeno, inglese, tedesco, cinese, giapponese, francese, spagnolo, bulgaro). Sponsorizza squadre sportive e i suoi clienti possono persino farsi un tatuaggio BioTexCom, che ovviamente serve a rinforzare la campagna pubblicitaria dell’azienda. Il sito web accompagna il cliente con una guida attraverso i 17 passaggi necessari per acquistare il bambino perfetto, dalla decisione originale al “tornare a casa come una famiglia felice” per coloro che possono permettersi questo lusso.

Ma che dire di tutte le giovani donne che vengono utilizzate e consumate affinché il business del bambino possa prosperare? Nessuno mette in dubbio che sia il loro corpo, il problema è quali scelte di vita hanno e se le donne dovrebbero mai affittare i loro grembi e vendere i loro ovuli. È difficile immaginare quanto queste donne abbiano bisogno disperato di soldi quando guardi le tre giovani e attraenti laureate acqua e sapone, che sorridono innocentemente dalla pagina delle donatrici di ovuli, come se portare un bambino per qualcun altro per nove mesi non fosse altro che una forma di shopping estremo.

Poi c’è l’altro dramma nascosto dietro la pubblicità patinata del sito di BioTexCom, come ci racconta Melanie (nome di fantasia) che ha già un bambino e ora aspetta due gemelli grazie a un pacchetto di maternità surrogata con BioTexCom.
Melanie era sposata da poco tempo ed era pronta ad avere figli quando ha scoperto di avere una forma aggressiva di tumore al seno. I suoi medici le consigliarono di congelare i suoi ovuli prima che venissero distrutti dai lunghi periodi di chemioterapia che sarebbe diventata il suo calvario per gli anni successivi. “Inferno sulla Terra” lo chiamava, mentre cercava di recuperare la salute e il sogno di diventare madre.

Melanie descrive il suo calvario. “Abbiamo iniziato con la fecondazione in vitro ma non ha funzionato perché le mie uova non andavano bene”, ci dice. “Allora io e mio marito ci siamo chiesti cosa fare e il medico di un amico ha suggerito la maternità surrogata. Ci ha consigliato una clinica in Spagna, ma quando abbiamo verificato, l’offerta non ci è piaciuta ed era anche molto costosa”. È stato allora che Melanie ha iniziato a cercare affari migliori e si è imbattuta in BioTexCom. “La differenza tra le cliniche è sorprendente” mi dice. “Non capisco perché le donne vadano in Spagna o in America dove spendi una fortuna quando puoi avere un bambino per molto meno. L’Ucraina è molto più economica e hai più scelta su quali uova ottenere e in quale grembo impiantarle”.

Spiega cosa è successo dopo: “Mi è stata data la possibilità di scegliere tra sei giovani donne in modo che il bambino avesse maggiori probabilità di sembrare come se fosse davvero mio, e abbiamo avuto la possibilità di essere presenti alla nascita e di stare con il bambino in una stanza da soli fino alla dimissione”. Alla domanda sul perché queste ragazze scelgano di essere surrogate, mi ha detto: “È sicuramente finanziario, penso che paghino le tasse universitarie con i soldi”.

Melanie racconta anche delle storie di sofferenza delle donne che ha incontrato alla clinica di Kiev e provenienti da ogni continente. Alcune avevano più di 60 anni e speravano ancora di avere un bambino, alcune depresse dopo diversi tentativi di fecondazione in vitro falliti, altre speravano di salvare i loro matrimoni con un bambino, o erano completamente sole perché i loro mariti non erano sufficientemente motivati ​​a prendersi qualche giorno di ferie e fare il viaggio alla clinica. È il mondo disperato del bambino a ogni costo.

Una narrazione ben diversa da quella edulcorata di BioTexCom, che descrive un mondo rosa in cui tutti ottengono ciò che desiderano: le clienti il bambino dei loro sogni e le donatrici i loro soldi. Al punto che BioTexCom afferma che per loro la “ricompensa finale” non viene dal lucroso business che deriva dalla vendita di uova, uteri e bambini, ma dalle molte “cartoline e parole di gratitudine da genitori riconoscenti” che i loro “manager e medici spesso ricevono”. Dà loro così tante soddisfazioni, che offrono uno sconto per il Black Friday così che più donne possano avere il bambino che desiderano. C’è da chiedersi allora perché solo il 3% di sconto e non di più.

La risposta probabilmente sta nel fatto che la maternità surrogata è sempre stata un affare per i ricchi e lo sconto risicato di BioTexCom non serve altro che ad attirare l’attenzione su di sé in un mercato ferocemente competitivo. Avendo già messo un piede nella porta, questo è uno stratagemma per pesare su un’industria in crescita, legale in molti paesi, che sta già fruttando miliardi di dollari. Al momento, l’India ha la più grande industria di maternità surrogata commerciale al mondo, con un valore stimato di 6 miliardi di dollari. Ma la tendenza globale al low cost anche in questo settore, potrebbe presto cambiare le quote di mercato aprendosi a una fascia più ampia della popolazione.

Al momento, il mercato è ancora dominato dai ricchi che hanno il potere economico per soddisfare ogni loro capriccio. Un articolo su ‘People’ descrive la pletora di personaggi famosi, come Kim Kardashian che è capace di avere figli propri, ed Elton John che non può perché è omosessuale, che hanno pagato donne per avere un bambino per loro e in alcuni casi più di uno. Il punto non è se daranno ai loro figli surrogati amore e affetto, ma è necessario porsi domande serie quando la transazione per un essere umano non è diversa dall’acquisto di un’auto di lusso o di una grande casa.

C’è un dibattito in corso sulla violenza contro le donne, ma raramente, se non mai, include la maternità surrogata, in cui donne con pochissime scelte vengono sfruttate da persone con un’abbondanza di opzioni. Inoltre nessuno può seriamente credere, come invece si vuol raccontare, che le donne lo facciano perché vogliono dare gioia infinita a ricchi sconosciuti portando in grembo il loro bambino per nove mesi, dandolo alla luce e consegnandolo loro come se il bambino fosse stato prestato provvisoriamente. Resta un fatto: alcune delle coppie menzionate nell’articolo di People, che pensavano di aver raggiunto lo stato di famiglia felice, alla fine si sono divise. Con ulteriori, drammatiche, conseguenze per i poveri bambini coinvolti. È l’ulteriore prova che con il denaro puoi comprare quello che vuoi ma non la felicità e l’amore; anzi talvolta contribuisce ad aumentare l’infelicità.
Patricia Gooding-Williams, qui.

Purtroppo ho visto questo articolo troppo tardi per potervi essere utile, e ne sono desolata: sono sicura che, se lo aveste saputo in tempo, non pochi di voi avrebbero approfittato di questa straordinaria occasione.
Come quando disegnavo i mobili e poi portavo il disegno a un falegname e lui mi fabbricava la libreria per i tascabili che andava a incastrarsi esattamente fra le due porte lungo il corridoio, il mobilino con mensola e cassetto della larghezza esatta di quel pezzo di muro nell’ingresso, i due mobili gemelli con sportelli cassetti e scaffali perfetto per le mie esigenze. Preciso identico: un gingillino da schiaffare lì e usare secondo le mie esigenze. Poi magari succede che improvvisamente, quando il falegname ha già terminato il suo lavoro, mi rendo conto che in realtà io di quel mobile non ho veramente bisogno, che in quello spazio in cui pensavo di metterlo non ci sta affatto bene, che quel mobile non ha niente a che fare con me e allora dico al falegname senta ho cambiato idea, il mobile non lo voglio, se lo tenga lei e ne faccia quello che vuole. Perché questo è progresso e noi siamo molto orgogliosi di averlo raggiunto.

barbara

EDUCARLI FIN DA PICCOLI

Con le bambole trans

e con i cazzettini da infilare nelle mutande alle neonate che mostrano segni inequivocabili di sentirsi maschi, in modo da dare sollievo al loro disagio di ritrovarsi in un corpo sbagliato

Peni finti per neonate trans, l’ultima follia LGBT

Peni in poliestere imbottiti da mettere nelle mutandine delle bambine in modo che possano provare com’è essere un ragazzo. È solo la punta estrema di una industria Lgbt per infanti che – con giocattoli, alimenti, vestiti e libri – è in grande espansione.

Peni in poliestere, imbottiti e lavorati a mano, al costo di 6 dollari da mettere nelle mutandine delle bambine in modo che possano provare com’è essere un ragazzo: è probabilmente l’oggetto LGBT più audace per bambine e neonate attualmente in vendita. Ma è anche l’ultimo articolo da aggiungere a un settore in espansione che si rivolge ai bambini con il pretesto di celebrare l’inclusività. Bambole transgender con peni, giocattoli color arcobaleno, vestiti del Gay Pridelibri di storie LGBT; e ora questi peni finti chiamati commercialmente Bitty Bug®Soft Packer (che in italiano suona più o meno “piccolo animaletto morbidoso”): ovvia l’intenzione, dicono i critici, di arruolare i giovanissimi nella crociata LGBT+.

Ma se la stragrande maggioranza della società si è assuefatta, quando si cerca di trascinare i bambini nella mischia c’è ancora una resistenza. Così quando sui social media sono cresciuti i commenti che esprimevano disgusto per la trovata, la designer dei “Packer”, Bethany Ambron, si è resa conto che la guerra dell’ideologia di genere non è ancora vinta definitivamente.

La Ambron sostiene che l’idea dei Bitty Bug®Soft Packer è nata quando ne voleva uno per sé. «Nell’ottobre 2019 stavo cercando un modello per realizzare un soft packer per me stessa, dopo un’esperienza di frustrazione per il costo e il disagio delle opzioni in silicone. Ho provato con i modelli gratuiti che ho trovato e ho pubblicato alcune foto in un grande gruppo di cucito LGBTQ+. Immediatamente due genitori mi hanno chiesto per favore di farne uno per il loro piccolo figlio. Poi dopo aver ascoltato una madre che stava piangendo con suo figlio, perché non sapeva cosa fare per alleviare la sua sofferenza per la disforia, e non essendoci opzioni disponibili per i bambini, ecco che ho realizzato i primissimi soft packers proprio per bambini di 10 e 6 anni».

Da quel momento Bethany Ambron ha creato una vera e propria linea di peni protesici in vari colori, forme e dimensioni e li vende sul sito stitchbugstudio.com. Ognuno, spiega, è fatto a mano da un queer. E anche se i prezzi sono bassi, a chi non può permetterseli o non vuole pagare, si offre di inviare gratuitamente un disegno.

Ma il pomo della discordia è la destinazione di questi oggetti ai più piccoli, e non basta certo che la Ambron sia corsa ai ripari inserendo una lunga descrizione sulla pagina dei Bitty Bug®Soft Packer per spiegare che “questo prodotto non è per neonati e bambini piccoli”. È un tentativo molto debole di difendersi, sostengono i critici. Infatti, con un clic del mouse, chiunque può verificare che il più piccolo Bitty Bug®Soft Packer disponibile misura 1,5 pollici (3.8 cm) che, secondo qualsiasi pubblicazione medica, corrisponde alla dimensione del pene di un neonato o infante. Se i “morbidosi” di Bethany “corrispondono al rapporto età-taglia” come lei afferma, allora non c’è dubbio che la taglia più piccola sia “per neonati e bambini piccoli”.

Curiosamente, troviamo alcuni dei critici più accaniti di Bethany Ambron anche nella comunità LGBT+. C’è chi vuole pubblicamente dissociarsi da una proposta così estrema che, come dice Debbie Hayton, «non ha nulla a che fare con la difesa dei diritti di lesbiche e gay». Hayton è un insegnante transgender di scienze nel Regno Unito e grande protagonista nel dibattito politico riguardante il transessualismo, e alla vendita dei Bitty Bug®Soft Packer ha dedicato un articolo feroce: “In che tipo di mondo un genitore compra un pene finto per la propria figlia in età prescolare?”, chiede, e “cosa deve passare per la mente dei genitori che diagnosticano i propri figli come transessuali e mettono in moto il meccanismo dell’identificazione con l’altro sesso, con potenziale mutilazione e sterilizzazione futura?”.

Allo stesso tempo la femminista radicale canadese Anna Slatz in una intervista ha affermato che questi prodotti sono indicativi di tutto ciò che è sbagliato nell’ideologia di genere contemporanea. “I corpi dei bambini sono purtroppo diventati il ​​campo di battaglia di una guerra culturale. Ormoni, interventi chirurgici, bloccanti della pubertà e ora anche peni finti, tutto è offerto per alleviare il disagio che un bambino ha per il suo corpo. A nessuno è permesso mettere in dubbio l’origine di questo disagio, o proporre una soluzione alternativa a queste”.

Ma Anna Slatz non è l’unica a sollevare il tema del rapporto causa effetto tra la “recente esplosione della disforia di genere e l’identificazione LGBT tra i bambini e il contagio sociale dovuto alla massiccia influenza dell’ideologia di genere nell’istruzione, negli affari, nella grande tecnologia, nell’intrattenimento e nei media”. Nel Regno Unito le segnalazioni di bambini di età pari o inferiore a cinque anni al Servizio per lo Sviluppo dell’Identità di Genere (GIDS nell’acronimo inglese) per i minori di 18 anni (non esiste un limite di età inferiore) sono state 31 solo nel 2018-2019. I numeri per i minori di cinque anni sono mascherati nelle statistiche GIDS più recenti, ma è evidente una forte tendenza al rialzo per tutte le altre età. In termini di aumento generale delle segnalazioni, GIDS ha affermato che “potrebbero esserci una serie di ragioni, ma una maggiore consapevolezza e accettazione delle questioni di genere – in particolare attraverso i media e i social network – è un fattore probabile”.

Un altro fattore chiave è il business. L’orgoglio LGBT viene celebrato in oltre 60 paesi ogni anno e le aziende hanno scoperto che la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno è ben più che folklore irlandese. Semplicemente applicando un logo arcobaleno sui prodotti, i profitti aumentano. Negli ultimi anni si è creata una vera e propria industria per i bambini, con il lancio di nuovi prodotti (vedi Kellogg’s) in coincidenza con il Mese dell’orgoglio gay ogni giugno; ufficialmente per soddisfare le esigenze LGBT+ dei bambini. In realtà quelle dei loro genitori, dato che è altamente improbabile che siano i neonati e i bambini piccoli a implorare i loro genitori di lasciarli promuovere la propaganda “Ognuno è libero di amare”.

Fondata nel 2006, redbubble.com, comunità artistica e mercato online, è solo una delle vetrine per aziende che vende “tutti sono uguali”. Con un acquisto dalla sezione Gay Pride Kids & Babies, i genitori possono far sfilare i loro neonati e bambini piccoli con maschere per il viso, t-shirt, costumi interi e felpe, tutto in chiave LGBT+.

Invece la Mattel, l’azienda produttrice della bambola che ha avuto un successo planetario, Barbie, ha deciso di rendere il gioco delle bambole più inclusivo. Le bambole di genere neutro della nuova linea di giocattoli Creatable World di Mattel consentono ai bambini di vestire il giocattolo per essere un maschio, una femmina, entrambi o nessuno dei due. Le sei bambole disponibili hanno diversi colori della pelle, acconciature e vestiti per celebrare “l’impatto positivo dell’inclusività”.

Selezioni infinite di libri di fiabe per tutte le età, incluso un mercato per bambini in età prescolare, vengono scritte e vendute per educare i bambini piccoli che “l’amore è amore” e che puoi essere ciò che vuoi oggi e cambiare idea domani. In Our Mother’s House di Patricia Polacco, una coppia lesbica con bambini adottati multirazziali è un modello di inclusività per i bambini nelle famiglie dello stesso sesso. In Stella Brings the Family di Miriam B. Schiffer, la protagonista Stella ha due padri e nessuna madre. Con un aiuto trova la soluzione per celebrare la Festa della Mamma a scuola.
Anche il tempo libero dei bambini sta perdendo la sua libertà. 21 Pride Rainbow Crafts for Kids, ad esempio, è una raccolta di idee divertenti e facili per i più piccoli per celebrare l’orgoglio durante il mese di giugno.

I falsi peni in poliestere sono probabilmente il prodotto più estremo in vendita oggi, ma è evidente che costituiscono la punta di un iceberg. L’industria LGBT+ per neonati e bambini è la nuova frontiera ora che l’ideologia di genere ha saturato il resto della società. E se si lascia che la conquista proceda senza opporre resistenza, un numero crescente di bambini, a partire dalla culla, potrebbero diventare gli agnelli sacrificali delle mode LGBT+ con danni irreversibili.
Patricia Gooding-Williams, qui.

Una sola domanda: se la pedofilia, ossia l’uso del corpo di un bambino da parte di un adulto per soddisfare le proprie pulsioni malate, è reato, perché questo putridume non lo è?

POST SCRIPTUM: ma una bambina che vede una bambola dai tratti indiscutibilmente femminili e con nel corpo una cosa che lei non ha, riuscirà a capire che è la bambola a essere artefatta e non lei a essere menomata?

barbara