UDIENZA PAPALE CON FINALE A SORPRESA

barbara

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I BAMBINI DI THAILANDIA

L’ho trovato in rete, e mi sembra giusto proporlo a mia volta.

Prendo spunto da una riflessione analoga letta nel un post di un’amica per condividere lo stesso pensiero, con esempi e parole mie.
Non tutti i bimbi della Thailandia sono stati salvati come i piccoli calciatori finiti nella grotta.
Molti dei loro coetanei, maschi e femmine, non supereranno la maggiore età.
Sopravvivono nei bordelli dove devono “soddisfare” le esigenze di almeno una ventina di clienti al giorno. Uomini (e donne) che da ogni parte del mondo da anni scelgono (anche) la Thailandia come meta preferita per i propri scopi criminali.
Paese dove il tasso di hiv è ancora oggi tra i più alti al mondo, nonché causa del decesso di molti di questi esseri umani.
Insieme alla dipendenza da droghe, usate per reggere i “ritmi di lavoro”.
Un paio d’anni fa , se vi ricordate, denunciai nel periodo natalizio che là si teneva l’asta della vergine: lo scenario infernale il seguente. Un grande tavolo per formare una passerella. Sopra delle “donne” che dovevano sfilare e sotto i partecipanti all’asta che per poche manciate di dollari, cercavano di accaparrarsi la merce. “Donna” e “merce” la cui età, per poter essere ancora vergine, non superava i 6/7 anni….
Ecco cara Thailandia, emozionante (quanto impegnativo) il lavoro che hai fatto per recuperare i calciatori, bellissima la solidarietà che ha smosso i cuori e le coscienze. Ora però se vuoi davvero che il mondo tutto ti sia riconoscente, libera i tuoi schiavi. E punisci realmente i predatori.
Massimiliano Frassi

L’avevo lì da alcuni giorni, durante i quali altre urgenze hanno continuato a incalzare. Ora, in tema con il post di ieri, mi sembra il momento giusto per postarlo. Magari, se il cannocchiale esce dal coma, si potrebbe rileggere questo.

barbara

IL MANTRA DEL CELIBATO ECCLESIASTICO

come causa della pedofilia dei preti. Vorrei fare una domanda ai miei lettori maschi. Immaginate (magari qualcuno, se non in assoluto, almeno per qualche periodo della propria vita, non avrà neppure bisogno di immaginare troppo) di essere titolari di una vivace dotazione ormonale, e di non avere a disposizione una moglie che vi dia una mano a gestirla, e che la castità non sia il vostro sport preferito: potrebbe venirvi in mente di risolvere il problema inchiappettandovi un bambino? O appartandovi in macchina con una bambina di dieci anni – magari nell’innocente convinzione che ne abbia quattordici o quindici? Scusate, ma a me sembra un’enorme puttanata, soprattutto considerando il dato di fatto che la stragrande maggioranza dei pedofili sono sposati e padri di famiglia: coi bambini ci va chi è pedofilo, non chi sente la mancanza di una moglie. Quanto al protagonista dell’ultima vicenda venuta alla luce, la cosa più sconvolgente è l’assoluta mancanza non solo di pentimento, ma anche di una presa di coscienza di avere commesso un crimine, di avere abusato di una bambina, il tentativo di annacquare le responsabilità, di giocare con le parole, di recitare la parte dell’ingenuo svagato un po’ sconnesso, come possiamo sentire in queste due telefonate

e ancora di più in questa

Ma davvero qualcuno si immagina che con una moglie al suo fianco e nel suo letto questo essere sordido potrebbe essere una persona decente? Un errore, uno sgambetto del demonio (che adesso, grazie a Famiglia Cristiana sappiamo essere Salvini, e quindi anche per la bambina abusata, con maglietta alzata e mutande abbassate – “uno scambio di affetto” – abbiamo la consolante certezza che ha stato Salvini), ci penseranno Gesù e Maria, bisogna pregare che così si riceve tanta gioia… Io proporrei un clistere di cemento a presa rapida: dite che sono troppo severa?

PS: ma un pensierino su quei due genitori che lasciano scarrozzare la bambina dal prete settantenne, no?

barbara

IL SESSO PRESSO L’ISLAM

L’Imam Khomeini, sciita, aveva emesso una fatwa che rendeva lecito il godimento sessuale tra le cosce di una poppante. Era nel suo libro I mezzi della salvezza (Tahrir al-wasila), in risposta alla domanda 12 p. 216: «Non è consentito montare la moglie prima che abbia compiuto 9 anni, che la fornicazione sia completa o interrotta, mentre tutti gli altri piaceri come toccare con desiderio, l’intreccio, il godimento tra le cosce, tutti sono buoni, anche con una bambina all’età dell’allattamento.» … Questa fornicazione è presente anche nei libri degli stessi studiosi sunniti più rinomati. (qui, traduzione mia)

Tu chiamale se vuoi emozioni.

barbara

IL BAMBINO CON I PETALI IN TASCA

Esiste l’inferno? Sì, esiste; non in un qualche eventuale, possibile, ipotetico aldilà bensì in un fin troppo concreto aldiqua. Nel caso di questo – molto realistico – romanzo di tratta di Bombay, ma potrebbe essere qualunque altro posto dove gli “scarti” della società tentano di sopravvivere destreggiandosi tra regole del gioco non stabilite da loro ma da chi meglio degli altri ha saputo annientare in se stesso ogni residuo di coscienza e di sentimenti umani. Ed ecco dunque questa folla di reietti, bambini che mendicano e rubacchiano, quelli più grandi che rubano e spiano e a fine giornata versano al capo tutto il ricavato del loro “lavoro”. Tentare di imbrogliare costa caro: un occhio (non in senso metaforico), un pezzo di lingua, un orecchio, uno squarcio su tutta la faccia, o magari anche di peggio. Tutti laceri e sporchi, tranne il bambino bello, sempre pulito e ben vestito, che viene portato al “lavoro” in auto, e sempre in auto riportato poi alla base, dove si accascia sfinito coi pantaloni macchiati di sangue. E una cosa è chiara fin dall’inizio, fin dal momento in cui un nuovo dannato vi inciampa dentro: non esistono uscite. Non esiste la possibilità, neppure teorica, di uscirne. Non esiste la speranza di uscirne, di andare altrove, di cambiare vita.
Buio assoluto, dunque, senza un barlume di luce, senza riscatto? Forse no. Forse, dopotutto, no.

Anosh Irani, Il bambino con i petali in tasca, Piemme
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barbara

LE BAMBINE SILENZIOSE

Silenziose prima, perché chiuse nell’appartamento del pedofilo che le ha rapite, e impossibilitate a comunicare col mondo mentre lui le stupra a turno, ripetutamente, e le terrorizza raccontando loro di un vicino tanto cattivo che sicuramente salterebbe loro addosso se tentassero di scappare, mentre lui è tanto buono, tanto gentile (“credete forse che un altro si prenderebbe la briga di usare il lubrificante?”)
E silenziose dopo, per il tremendo trauma subito, silenziose perché anche dagli psicologi che sono stati ingaggiati per aiutarle si sentono violentate in questa continua richiesta di parlare, di raccontare, di rivivere. Silenziose perché non tutto si può raccontare, non tutto si riesce a tirare fuori, non tutto si riesce a guardare in faccia. E silenziose anche fra di loro, ad un certo punto, perché la tragedia vissuta riesce, sia pure solo temporaneamente, a spezzare anche la loro meravigliosa amicizia, a guastare quella straordinaria complicità che aveva permesso loro di trovare la forza di resistere durante i terribili giorni del sequestro.
Questo, a differenza del precedente, non è un romanzo: è la storia vera di due bambine inglesi di dieci anni, rapite mentre stanno andando a scuola da uno dei tanti, troppi immondi esseri subumani che infestano il nostro pianeta. È la storia del loro mondo, delle loro famiglie, del loro rapimento, del difficile, dolorosissimo ritorno alla vita, della rottura, altrettanto dolorosa, del loro legame e del successivo riannodare i fili spezzati.
charlene e lisa
È una storia purtroppo simile a infinite altre – e tante altre storie si sono concluse con delle piccole bare bianche, o con una scomparsa senza ritorno. Si sta male, a leggere queste storie, eppure bisogna farlo, ché non si aggiunga, al loro silenzio innocente, anche il nostro silenzio colpevole e complice.
lebambinesilenziose
Charlene Lunnon – Lisa Hoodless, Le bambine silenziose, Newton Compton

barbara

AMABILI RESTI

Che poi, se vogliamo essere precisi, dovrebbe intitolarsi “Amabile resto” perché il resto in effetti è uno solo: un gomito, per la precisione, scappato fuori dal sacco del pedofilo assassino che l’aveva violentata, uccisa e poi fatta a pezzi, per meglio liberarsi delle ingombranti prove del delitto.
A raccontare la storia è Susie, la vittima: ci narra di come è stata intrappolata e tutto il resto, e poi continua a raccontarci quello che è successo dopo la sua morte, le reazioni dei suoi familiari, le indagini, che nonostante le prove che via via emergono non arrivano a incastrare l’assassino, la decisione del padre di farsi allora giustizia da solo. Parla anche di se stessa, del posto provvisorio in cui si trova, e dal quale, per il momento, può vedere ciò che accade sulla terra, e nel quale incontra anche tutte le altre vittime del suo assassino.
Potremmo aspettarci qualcosa di macabro, da una storia così, o di greve, e invece non lo è, neanche un po’. È una storia bella, avvincente, un po’ triste ma neanche poi tanto; ed è profonda indagine psicologica delle reazioni di persone normali di fronte a una vicenda che di normale non ha nulla, ed è descrizione e racconto di relazioni umane, di sentimenti, ed è anche un cercare di entrare nella mente dell’assassino – e questa è una cosa che Alice Sebold conosce bene, vittima, al tempo dell’università, di un brutale stupro. Che potrebbe sembrare un pleonasmo, perché come potrebbe mai uno stupro non essere brutale? E invece ci vuole, perché il suo è stato davvero uno stupro eccezionalmente brutale, al punto che il libro autobiografico in cui narra la vicenda si intitola Lucky, fortunata: fortunata ad essere uscita viva da una cosa come quella, come le dice anche l’agente di polizia che raccoglie la denuncia. E insomma è un libro bello, che si legge bene, che non crea incubi né crampi allo stomaco, e vale davvero la pena di leggerlo (ma la copertina dell’edizione italiana, lasciatemelo dire, è veramente orrenda).

Alice Sebold, Amabili resti, edizioni e/o
amabiliresti
barbara

IL BURQA FIN DALLA PRIMA INFANZIA

No, non lo dice il Corano. E non è legge da nessuna parte. E non è un’opzione generalmente condivisa dai musulmani. Però c’è stato uno sceicco saudita che lo ha suggerito. Il motivo? Proteggere le bambine dagli stupri. Che con mezza briciola di logica uno si chiede: ma se uno è propenso a stuprare una bambina di uno o due anni, in che modo un burqa dovrebbe fermarlo? A parte il fatto che anche fra le donne adulte gli stupri sono molto più numerosi là dove vige la copertura totale che nelle nostre peccaminosissime contrade di minigonne e scollature e trasparenze e sculettamenti a go-go, uno – come pretesto, sia ben chiaro, NON come argomento – potrebbe dire io se vedo tette al vento, culi strettamente fasciati, pelle esposta a ettari, mi eccito e perdo il controllo. Potrebbe. Ma una bambina di un anno deve nascondere viso o mani perché se li vedi ti ecciti?! Castrazione a manetta, cazzo! Castrazione meccanica e non chimica! Palle e uccello insieme, e senza anestesia, mi raccomando.
burqabebè
barbara