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Che prende chiaramente le mosse dall’antenato orwelliano nel dipingere l’incubo di un totalitarismo che incatena anche il pensiero. E se nel primo il modello era il comunismo staliniano, qui è chiaramente l’islam, con un dio che si chiama Yölah e il suo delegato che fabbrica le leggi man mano che servono e la Giusta Fraternità. Anche qui abbiamo una nuova lingua che ha cancellato la precedente, e abbiamo una guerra perenne, in cui “noi” siamo perennemente vincitori – ma se abbiamo vinto com’è che la guerra continua? Il popolo non se lo domanda, come non si domanda perché sia vietatissimo avvicinarsi al confine (quale confine, se il mondo è tutto nostro?), ma anche qui, come nell’altro, una mente che sfugge alla dittatura del pensiero unico obbligato e nota le crepe e si pone domande, c’è. È un libro bello e potente, tanto quanto il predecessore, con una forse ancora più accurata indagine psicologica nel seguire i pensieri di una mente semplice ma, grazie anche alle circostanze, non ottusa. Forse, chissà, a mantenere non del tutto inerte la sua mente ha giocato anche il fatto di essere stato di aspetto piacevole, con la conseguente necessità di ingegnarsi in tutti i modi per sfuggire alle grinfie di uomini vogliosi – senza peraltro grande successo.

Quando raddrizzava le spalle, chiudeva le labbra sui denti guasti e si concedeva un sorriso, poteva passare per un bell’uomo. Di sicuro lo era stato, ancora ricordava quanto ciò lo avvilisse perché la bellezza fisica è una tara, gradita al Rinnegato, attira irrisioni e violenze.
Nascoste dietro gli spessi veli e i burniqab, compresse dai bendaggi e sempre ben custodite nei loro spazi, le donne non soffrivano troppo, ma per gli uomini dotati di una certa avvenenza era un supplizio continuo. Una barba incolta imbruttisce, modi rozzi e un abito da spaventapasseri risultano sgradevoli, ma purtroppo per Ati quelli della sua razza erano glabri di pelle e gentili di modi, e lui lo era particolarmente, con in più una timidezza da giovincello che faceva venire l’acquolina in bocca ai tizi grandi, grossi e sanguigni. Ati rammentava la propria infanzia come un incubo. Non ci pensava più, la vergogna aveva innalzato un muro. Solo in sanatorio, dove gli ammalati abbandonati a se stessi davano libero sfogo agli istinti più bassi, gli era tornata in mente. Soffriva vedendo i poveri ragazzini scappare e divincolarsi, ma tale era la persecuzione che finivano per cedere, non potevano resistere alla brutalità degli aggressori e alle loro astuzie. Di notte li si sentiva gemere da spezzare il cuore. Ati aveva perso la speranza di capire come mai il vizio proliferi proporzionalmente alla perfezione del mondo.

Tuttavia una differenza rispetto al precedente c’è: se lì la cupezza disperata pervade tutto, senza una possibilità, neppure teorica, di sfuggire, senza un dove in cui sfuggire e alla fine il sistema riesce a saldare tutte le crepe e spegnere fino all’ultima scintilla di pensiero, qui, se non proprio una speranza, almeno la speranza di una speranza rimane. Non sappiamo se quel dove esista, e nel caso esista se sia possibile raggiungerlo, e nel caso sia possibile raggiungerlo, se il nostro eroe ci sia riuscito, ma la possibilità non è esclusa. Certo, per non far morire quel barlume di speranza, bisogna lottare, lottare tanto, con tutte le proprie forze, essendo pronti a mettere in gioco tutto. (Noi siamo pronti a farlo?)

Boualem Sansal, 2084 La fine del mondo, Neri Pozza
2084
barbara

QUEI VIAGGETTI SFIZIOSI NEL SUD DEL MONDO

L’ORRORE DI CERTE PERVERSIONI

by Redazione Sul Palco, 1 aprile 2019

Sembra un brutto film ma purtroppo è tutto vero!
baby prost
Piccole piccolissime, destinate alla perversione di uomini apparentemente “normali”, con una vita “normale”, un lavoro “normale”, un menage familiare “normale”, ma che di “normale” non hanno nulla. Un primato di perversione tutto italiano, di cui faremo volentieri a meno, sono padri di famiglia, compagni, colleghi, vicini di casa, dal volto pulito e sereno, mai li immagineresti a compiere atti così immondi. Partono dal nostro paese, per una vacanza all’apparenza  “normale”, arrivano in Cambogia, in Brasile, Kenya, Santo Domingo. Acquistano pacchetti all inclusive, che prevede il soggiorno e lo stupro con bambine sempre più piccole, tutto a pochissimo, per pochi euro. Le piccole arrivano per mano ai loro genitori, vengono messe al mondo per questo scopo, per essere vendute come carne da macello, per sfamare un’intera famiglia, la vita lì non vale nulla, meno che mai quella di quei piccoli angeli. Gli uomini che le comprano le usano, hanno dai 5/6 anni ai 12 anni, ma vengono richieste anche cucciole di 2/3 anni, per accontentare i più esigenti. Leggere queste cose fa male, fa orrore, noi che siamo abituati a vedere la famiglia del mulino bianco in tv, noi che organizziamo congressi per la famiglia, noi che del bambino abbiamo una venerazione. Tutta apparenza. Sotto il tappeto elegante, si nasconde la sporcizia con le storie più immonde. Si perché molti di questi personaggi quando tornano, a qualcuno lo raccontano, qualcuno ne viene a conoscenza. Pochi giorni fa ho lanciato un post su fb con la fonte “il fatto quotidiano” e nel giro di poche ore è diventato virale, un risultato inaspettato ma al quale nel mio cuore miravo. Finché ho potuto ho seguito le condivisioni per leggerne i commenti, in una di questa sono venuta a conoscenza di una storia di orrore dove un uomo si vantava con una sua amica italiana delle sue attività sessuali in questi paesi. Quello che provoca in me una rabbia quasi omicida, oltre ovviamente al fatto in sé è l’atteggiamento di totale distacco, di menefreghismo di chi raccoglie se pur con orrore tali confidenze. Sarebbe bastata una denuncia. Qualcosa si può fare, c’è sempre un modo, sempre! Purtroppo il buonismo è dilagante, inorridiamo, ma nessuno fa nulla, nessuno si prende su di sé la responsabilità di denunciare. Viviamo la rosea prospettiva dei nostri cuccioli e allontaniamo come fossero solo films, fiction, queste realtà. Invece è tutto vero, queste bambine nei loro paesi aspettano ogni giorno di essere stuprate, tutti lo sanno, nessuno fa nulla. C’è una donna in Cambogia che sta dedicando la sua vita a queste bambine, lei stessa è stata vittima del turismo sessuale. Si chiama Somaly Mam ed è il presidente AFESIP Cambogia, ha fatto della sua attuale vita una missione, ha creato un luogo di accoglienza per queste bambine, per toglierle da questo orrore. Il video sulla sua testimonianza è su YouTube:

ed è stato realizzato per raccogliere fondi, per aiutarla a tenere in piedi la struttura, perché  non chiuda rimettendo in strada nuovamente queste cucciole. “Se potessi prenderei su di me tutta la loro sofferenza” queste sono sue parole. Solo che la sofferenza di queste creature è responsabilità anche nostra. Non possiamo rimanere in silenzio, non possiamo non unirci al grido di questi angeli, lasciare impuniti quegli uomini apparentemente “normali” con una voluta perversione quasi mai dovuta a malattie mentali. Non possiamo inorridire e poi archiviare. Diventiamo complici, diventiamo come chi stupra, tornando alla nostra vita “normale”. Le condivisioni del mio post è stato un aiuto immenso. Ha scosso le anime, in un mondo dove non esiste più etica dove condanniamo ma non agiamo. Grazie per chi lo ha fatto e che continuerà a farlo. Spero che arrivi sotto gli occhi di qualcuno con il potere grande di  cambiare le cose, che non si limiti solo a leggere passando oltre. Perché gli orchi non sono solo chi stupra ripeto, ma anche coloro che rimangono indifferenti senza cambiare lo stato delle cose, soprattutto chi ha il potere di poterlo fare.

Marzia Bortolotti. 
Sophie Sapphire 

Sotto i commenti del mio post il poeta Giuseppe Cataldi ha postato la poesia di sua moglie che ha accarezzato l’anima di chiunque l’ha letta.
Di Eleonora Sciara: Nel bosco

Bambini abbandonati nei cassonetti
traviati violati picchiati venduti
spose bambine vendute rapite
bambini uccisi prima di nascere
o di botte davanti a madri indifferenti
e da insegnanti pescecani
fatti esplodere con le bombe alla cintura
mandati in guerra drogati
abbandonati alla fame ed agli stenti
costretti a lavorare negli inferni
Con una stella gialla sul petto
furono fumo denso di camini
nell’orrore dei campi di sterminio

Il lupo cattivo ha buona favella
Cappuccetto rosso nel bosco saltella
il cacciatore la sua buona stella
vieni qui bambino dolci caramelle
ti porto nel bosco ci sono farfalle
vieni ragazzina piove e fa freddo
ti porto a casa ti offro un passaggio
dell’orco rimane impresso nel cuore
un marchio cocente della turpe stagione.
Hans e Gretel son lasciati nel bosco
da padre debole e madre matrigna
al forno di strega sfuggon d’un soffio
Pollicino e i suoi fratelli d’astuzia
salvano la vita dai tranelli
mentre il bosco allunga radici e rami ad artigli

nessuno vi sente nessuno vi aiuta
han troppo da fare a vivere male
non c’è giustizia va in prescrizione
orrore su orrore: vorrei essere un dittatore. (qui)

La castrazione sarebbe sufficiente? La castrazione senza anestesia sarebbe sufficiente? La castrazione senza anestesia e il resto della vita in una cella di un metro cubo sarebbe sufficiente? No. No. No. Qualunque aggiunta si faccia, la risposta sarà sempre no.

barbara

QUEL TIZIO SICILIANO CHE È MORTO A ROMA

Prima faccio parlare Giulio Meotti

Andrea Camilleri, bravo scrittore, pessimo ideologo. A sinistra – per ideologica piaggeria e banalità culturale – era consuetudine ormai prendere per grande qualsiasi cosa scrivesse. Figuriamoci se per la sua morte, che la terra gli sia lieve, qualcuno ricorderà le idee del maestro Camilleri, cattivo maestro. Sul comunismo in testa, cui fu sempre legato. “Voglio precisare che i gulag non furono campi di sterminio, Solgenitsin, per fare un nome, con i nazisti non sarebbe sopravvissuto”. “A Cuba c’è chiaramente una dittatura, ma non ci sono stati desaparecidos, cioè si sa chi era e chi è ancora in galera, con nome e cognome, non ci sono scomparsi perché prelevati di notte dalla polizia o dai paramilitari. Volendo, i parenti possono visitarli. Ci sono state fucilazioni ma vanno viste le condizioni che hanno portato a questo. Sappiamo soltanto quello che ci dice la stampa statunitense e non quella non condizionata”. “Non c’è una persona trentenne, dai trent’anni in su, che arrivi dall’ex Unione Sovietica in Italia e che fa la modella, la cantante, la cameriera che non sia ingegnere o diplomata. Ciò significa che se il comunismo fosse continuato in Urss forse oggi l’Urss si troverebbe allo stesso livello della Cina”. Dunque Camilleri fu uno dei tanti scrittori italiani che hanno mentito sul totalitarismo comunista (aveva almeno l’attenuante dell’età). Si fa prima a dire quelli che ebbero la chiarezza morale per dire la verità, come il grande Ignazio Silone. Furono pochissimi. Per me le parole di Camilleri su Solgenitsin – di cui ho amato ogni riga – sono imperdonabili.

poi parlo io.

Ho letto un solo libro suo, praticamente obbligata: me lo aveva regalato la mia amica comunista (quella che “e quelle rappresaglie in puro stile nazista e quei poveri bambini palestinesi assassinati a sangue freddo e quei poveri kamikaze talmente portati alla disperazione da non desiderare più altro che di morire”) e sapevo con certezza che poi me ne avrebbe chiesto conto. E in questo, come rarissimamente accade, dissento totalmente dall’amico Meotti: finito con fatica, l’ho chiuso con la certezza che non ce ne sarebbe mai stato un secondo. Poi volendo ci sarebbe questa cosettina qui, della straordinaria seduzione delle bambine di due anni. Un signore, nei commenti, spiega che l’autrice dell’articolo è ignorante perché non comprende il contesto: se quella frase fosse stata detta da uno scaricatore di porto, si sarebbe dovuta intendere come espressione di pedofilia, ma siccome l’ha detta un uomo di cultura, di poesia, di estetica, allora no, voleva dire tutt’altro. Ecco, prima di tutto voglio fare i miei complimenti all’autore del commento per il suo atteggiamento nei confronti delle classi inferiori – alle quali, figlia del sottoproletariato urbano, mi onoro di appartenere; poi vorrei ricordare che Pasolini, intellettuale vero, non tarocco, i ragazzini non li inculava in senso metaforico, ma proprio concreto, approfittando, da buon comunista, della loro miseria. La poesia, la cultura, l’estetica, non sono mai garanzia di alcunché.

Ah, poi è morto anche Luciano De Crescenzo. Me ne dispiace sinceramente.

barbara

LE COLPE DEI PADRI

Le colpe dei padri, come tutti sanno, sono quella cosa che non deve mai ricadere sui figli. Mai. Neanche per sbaglio. Neanche per distrazione. Neanche per scherzo. Neanche per uno scherzettino bonario. Mai. Tranne il caso che i padri in questione appartengano alla razza bianca. La quale razza è quella cosa che – anche questo lo sanno tutti – assolutamente non esiste, tranne la razza bianca, che non solo esiste, ma è anche una razza inferiore in quanto colpevole di tutti i danni del pianeta, conosciuti e sconosciuti, e di tutti gli altri pianeti scoperti e coperti nonché di tutte le galassie scoperte e coperte. In questo caso le colpe dei padri ricadono sui figli fino alla seimiliardesima generazione. E dunque succede che noi – nel senso di immonda razza bianca – abbiamo avuto le colonie, abbiamo sfruttato il loro suolo e sottosuolo e la popolazione, arricchendoci alle loro spalle, e impoverendo loro in proporzione. (Come? Dici che dopo la fine del colonialismo sono arrivati dei satrapi corrottissimi che li hanno depredati ancora più di noi? Colpa nostra: se non ci fossimo stati prima noi non sarebbero arrivati neanche i satrapi) E dunque, per scontare le colpe dei trisnonni dei nostri trisnonni, adesso dobbiamo accogliere e nutrire tutti quelli che arrivano, da qualunque parte del mondo arrivino. Ne arriva un milione? Accogliamo un milione. Dieci milioni? Accogliamo dieci milioni. Cento milioni? Accogliamo cento milioni. Un miliardo? Accogliamo un miliardo. Continuando infaticabilmente a chiedere scusa e batterci il petto e cospargerci il capo di cenere: scusa per il male fatto dai trisnonni dei nostri trisnonni, scusa per avere sviluppato una cultura superiore alla loro, una scienza superiore alla loro, una tecnologia superiore alla loro, scusa per avere concepito l’idea dei diritti umani ed esserci dotati di democrazia, scusa per esistere.

E gli arabi – che dopo l’arrivo del cammelliere predone assassino pedofilo sono diventati musulmani? Hanno aggredito, invaso, occupato, islamizzato a suon di massacri, deportazioni, stupri etnici, conversioni forzate tutto il nord Africa, buona parte del centro Africa, tutto il medio oriente, parti dell’estremo oriente, i Balcani, parti dell’Italia, la Spagna (se ho dimenticato qualcosa aggiungetelo voi), hanno cancellato culture, lingue, etnie, hanno depredato e devastato, hanno fatto razzie per catturare schiavi (ricordiamo che non solo gli schiavi bianchi sono stati più numerosi degli schiavi neri, ma che anche per gli schiavi neri erano i capitribù locali a fare le razzie, e i mercanti arabi a farne commercio, vendendoli ai negrieri bianchi) e in varie parti praticano tuttora la schiavitù. E stanno conquistando fette sempre più grosse di Europa, terrorizzando gli autoctoni, imponendo loro il proprio stile di vita, limitando le loro libertà e i loro diritti. E loro? Niente colpe da scontare? Niente danni da risarcire? No. al contrario, dobbiamo accoglierli. Dobbiamo essere indulgenti perché loro non lo sanno che in Italia non si può stuprare sulla spiaggia, proprio non lo sanno. Dobbiamo essere comprensivi se addobbano le loro donne come tende beduine, perché è la loro cultura. Dobbiamo capirli se infibulano le bambine, perché da loro si fa così. Non dobbiamo criticarli se sposano bambine prepuberi, perché stanno seguendo l’esempio del loro Profeta, piss be upon him. No, nessun senso di colpa per loro. Ma perché Dai su, ragazzi, non potete fare domande così stupide! Perché loro non appartengono alla famigerata razza bianca, ecco perché.
child_brides
PS: mi è capitato di sentir dire: “Se Allah ha dato il petrolio a noi, ci sarà una ragione”. Ora, a parte il fatto che lo ha dato anche agli americani e ai nordeuropei e – orrore degli orrori! – anche agli ebrei in Terra d’Israele, ma se per poterlo estrarre e raffinare e utilizzare  Allah li ha fatti aspettare fino a quando non sono arrivati i famigerati colonizzatori bianchi, non avrà avuto le sue ragioni?

barbara

QUANDO UN CRIMINE È COSÌ CRIMINALMENTE CRIMINALE

da meritare la morte. È il caso del giornalista iraniano Pouyan Khoshal,
Pouyan Khoshal
reo di avere insultato il Profeta Maometto, che come tutti sappiamo è il più orrendo crimine che mente umana possa concepire, peggio, molto peggio, molto più peggissimo assai che pedofilia stupro assassinio messi insieme – senza contare che nella Religione di Pace fondata dall’illustrissimo signor Maometto il primo non è affatto un reato e gli altri due dipende. E in che modo lo ha insultato? Scrivendo, in un articolo, questa frase: “ogni anno, i pellegrini si recano presso la città di Karbala per celebrare il 40° giorno dell’anniversario del decesso dell’Imam Hossein”. Come dite? Dov’è l’insulto? Ma come è possibile che non lo vediate! L’insulto, l’eresia, la blasfemia – di una gravità pari solo a quella della famigerata cristiana Asia Bibi che ha osato bere allo stesso pozzo delle donne musulmane – è la parola decesso: martirio, doveva scrivere, quello dell’imam Hossein è stato un martirio, non un banale decesso! E dunque è stato immediatamente licenziato dal giornale e arrestato e ora rischia una condanna a morte (qui ulteriori dettagli). Con buona pace della nostra ineffabile vispateresa mogherina.
Mogherini Iran
barbara

LE DONNE, I CAVALLIER, L’ARME, GLI AMORI

le cortesie, l’audaci imprese io canto

Le donne
di Gianni Pellegrini
Asie
I cavallier

Compito del cavaliere, come è noto, è uccidere il drago e liberare la principessa. La principessa naturalmente è la giustizia, la Sacra Giustizia Islamica mostruosamente violata; quanto ai draghi, qui ce ne sono molti, per la verità: Asia Bibi, per cominciare,
Asia-Bibi
che ha osato, lei cristiana, bere a un pozzo a cui si abbeveravano donne musulmane, contaminandolo irrimediabilmente, e alle violente rimostranze delle donne aveva addirittura ribattuto, e sentite con quali inqualificabili parole: “Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, morto sulla croce per i peccati dell’umanità. Cosa ha mai fatto il vostro profeta Maometto per salvare l’umanità?” Giustamente era stata condannata a morte, ma ecco altri draghi che si levano a tenere prigioniera la Giustizia: prima il governatore musulmano e liberale Salman Taseer,
Salman Taseer
difensore della blasfema, subito sistemato da una delle sue guardie del corpo con nove colpi alla testa (difendeva non solo Asia, ma anche i cristiani perseguitati); dopo di lui si è levato a difenderla il ministro cattolico del Pakistan Shahbaz Bhatti,
Shahbaz Bhatti
ammazzato con trenta colpi di arma da fuoco. Ma siccome le Forze del Male non demordono, ecco un terzo difensore, l’avvocato Saif-ul-Mulook,
Saif-ul-Mulook
che è riuscito a farla assolvere dai tre giudici Asif Saeed Khosa
Asif Saeed Khosa
Mazhar Alam Khan Miankhel
Mazhar Alam Khan Miankhel
Mian Saqib Nisar
Mian Saqib Nisar
Ma anche i cavalieri sono molti, e ben determinati.
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L’arme

Per quelle non ci sono problemi: gliele procuriamo noi, con la massima generosità.

Una donna austriaca è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), la quale è giunta alla conclusione che le sue osservazioni che paragonavano il matrimonio tra il profeta Maometto e la sua terza moglie alla pedofilia minacciavano la pace religiosa. La donna, descritta come un conferenziere con le iniziali E.S, è stata ritenuta colpevole di aver denigrato l’Islam per aver paragonato il profeta Maometto a un pedofilo per aver sposato Aisha, una bambina di sei anni. L’oratrice era stata condannato da un tribunale austriaco a 480 euro di multa per queste osservazioni, condanna per la quale la donna si era appellata alla Corte europea per un ricorso. I sette giudici della CEDU hanno così confermato questo giudizio, ritenendo che il suo paragone sia andato “oltre i limiti di un dibattito oggettivo”, dando ragione al tribunale austriaco che ha considerato l’affermazione “un attacco abusivo suscettibile di provocare pregiudizi e minacciare la pace religiosa”.

La donna aveva prima fatto appello alla Corte Suprema austriaca senza successo prima di adire la Corte europea dei diritti dell’uomo. Sosteneva che le sue osservazioni, pronunciate durante i seminari con membri del Partito della libertà (FPO) nel 2008 e nel 2009, erano finalizzate a far rivivere il dibattito pubblico sul matrimonio infantile. “Un uomo di 56 anni e una bambina di sei anni? […] Come chiamiamo questo, se non la pedofilia? “, aveva detto in riferimento al matrimonio tra il profeta Maometto e Aisha, una bambina di sei anni al tempo dell’unione [e nove al momento della consumazione del matrimonio, ndb]. La CEDU ha assicurato di “aver valutato in modo esaustivo il contesto più ampio” nel rendere il suo giudizio, sottolineando che era necessario bilanciare “il diritto alla libertà di espressione con il diritto degli altri di proteggere i loro sentimenti religiosi”. I sette giudici hanno sostenuto che le espressioni del profeta Maometto non erano “formulate in modo neutrale” e non potevano essere considerate un contributo legittimo al dibattito pubblico sulla delicata questione del matrimonio infantile.

(Fonte: rt.com), qui

Gli amori

L’amore per il rispetto, per esempio. E per la libertà. Quella vera, naturalmente, che non ha niente a che vedere con certe pseudo libertà di cui tanti da noi si riempiono la bocca. Ed è proprio questo immenso amore che di fronte al video disgustoso e razzista girato da Bar Refaeli

suscita le reazioni sdegnate delle anime più nobili.
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NOTA del 21/11/2018: il video che avevo postato è stato rimosso. Sono riuscita a trovarne un altro “pulito” (tutti gli altri sono inseriti, interi o a spezzoni, in notiziari o dibattiti sulla polemica che ne è nata). Se qualcuno in futuro dovesse leggere questo post e trovarlo nuovamente rimosso, è cortesemente pregato di segnalarmelo. Grazie.

Le cortesie

Quelle elargite alla Religione di Pace dal nostro immaginifico TG5

Il TG5 non finisce mai di superare se stesso. Parlando della assoluzione di Asia Bibi e delle ignobili manifestazioni che la hanno seguita un valoroso “giornalista” ha parlato di contrasto in Pakistan fra i “fautori dello stato di diritto” e settori “estremisti” della società.
I fanatici che invocano l’impiccagione di una povera donna sono solo un settore della società pakistana, ebbene, dove si trova l’altro settore? In quanti hanno manifestato A FAVORE di Asia Bibi?
Quanto ai fautori dello stato di diritto… forse i “giornalisti” del TG 5 non se ne sono accorti ma Asia Bibi è stata assolta dalla accusa di “blasfemia” perché la sua colpevolezza non era sufficientemente provata. Una sentenza che non può che rendere felice ogni persona civile, ma che con lo “stato di diritto” non ha assolutamente nulla a che vedere. In uno stato di diritto la blasfemia NON E’ un reato, meno che mai un reato punibile con la morte. “Ragionando” (si fa per dire) con le categorie del TG5 il tribunale della santa inquisizione sarebbe stata una istituzione da “stato di diritto” perché a volte qualche imputato veniva assolto dalla accusa di eresia.
A proposito della legge che punisce con la morte la blasfemia infine il TG5 ha annunciato al popolo bue che si tratterebbe di una legge che dà adito ad abusi. Molti cercano di utilizzare questa legge per compiere vendete personali o perseguitare i fedeli di altri credo. Insomma, impiccare un bestemmiatore va benone, basta evitare gli “usi distorti” della legge.
Al peggio non c’è mai fine. L’informazione ufficiale italiana lo dimostra. Per fortuna sempre meno gente le presta fede.
Giovanni Bernardini

L’audaci imprese

E ditemi voi se non è impresa più che audace riuscire a tacere di fronte al genocidio cristiano in atto in tutto il mondo islamico, all’annientamento di intere comunità cristiane, ai massacri quotidiani, alle efferate torture, le cui immagini abbiamo continuamente davanti agli occhi e che ciononostante riusciamo, con la massima determinazione, a ignorare – com’era quella storiella tanto carina e divertente? Ah sì: mai più. Mai più indifferenza, mai più silenzio, mai più connivenza, mai più…

Il Foglio – Giulio Meotti: “Asia Bibi e il silenzio degli indecenti”

Roma. “Ostaggio non dei barbari dell’Isis, ma di una legge” ha scritto sul Figaro Pierre-Hervé Grosjean, a capo della commissione etica della diocesi di Versailles. “Come potrebbe il paese dei diritti umani (la Francia, ndr) tacere di fronte a questa ingiustizia? Come potremmo chiudere gli occhi in nome di interessi superiori? Come si possono salvare i cristiani dell’Iraq dai barbari dell’Isis, se non si è in grado di salvare un cristiano dalle leggi di un paese alleato?”. Grosjean si è poi rivolto ai laici: “Amici non credenti, il destino di Asia Bibi riguarda anche voi: attraverso di lei, è la libertà e la dignità di ciascuno che difendete. La vostra parola è preziosa e coraggiosa. Il vostro silenzio sarebbe terribile”. E silenzio fu. Asia Bibi, colpevole di essere cristiana, di aver bevuto dell’acqua e di non aver abiurato la propria fede in carcere, ha vinto grazie alla propria volontà e all’aiuto di pochi. Perché i più hanno taciuto. Hanno taciuto gli organismi internazionali, come l’Onu e il Consiglio dei diritti umani di Ginevra, che non hanno mai perorato la sua causa, troppo occupati ad accusare Israele di “apartheid”. Hanno taciuto i laici, che pensavano che il destino di quella cristiana non li riguardasse, come se anche lei non fosse stata “colpevole” dello stesso crimine dei vignettisti di Charlie Hebdo: “Blasfemia”. Hanno taciuto gli umanisti e gli intellettuali. Hanno taciuto le amministrazioni delle grandi città europee, tranne Parigi, che ha adottato all’unanimità la proposta del sindaco Anne Hidalgo di dare ad Asia Bibi la cittadinanza onoraria. “Una rara distinzione attribuita ai più emblematici difensori dei diritti umani nel mondo” aveva spiegato la Hidalgo. Hanno taciuto le organizzazioni non governative, sempre pronte a impugnare ogni causa di ogni minoranza oppressa (se il Colosseo e la Fontana di Trevi si sono colorati di rosso per Asia Bibi e i cristiani oppressi è stato soltanto grazie ad Aiuto alla chiesa che soffre). Quelle ong che hanno battuto la grancassa sul destino dei Rohingya birmani, ma mai su Asia Bibi. Hanno taciuto le femministe, che avrebbero potuto lanciare un #metoo per questa madre illetterata e che per nove anni, 3.422 giorni, ha dovuto vivere in una cella senza finestre. Da nove anni, Asia Bibi ha festeggiato l’8 marzo dentro a una lurida galera, senza poter ricevere né fiori né i figli. Quelle femministe occidentali che non hanno esitato, nell’ultimo anno, a brandire la causa di Ahed Tamimi, la ragazza palestinese che ha preso a pugni dei soldati israeliani. Hanno taciuto i media, perché quella dei cristiani perseguitati non è mai stata una cause célèbre, non ha mai portato loro gloria né consenso. Hanno taciuto i politici della Commissione europea, tranne poche eccezioni, come Antonio Tajani, che da presidente del Parlamento europeo pochi giorni fa aveva chiesto al Pakistan di liberare la donna. Hanno taciuto i musulmani, tranne una manciata di eroi. Uno è Salman Taseer, il governatore del Punjab ucciso con nove colpi di pistola alla testa perché aveva osato difendere Asia Bibi. Era un laico, un liberale, un riformista, in un paese sempre più fanatico come il Pakistan. Taseer aveva definito la legge che aveva portato Asia Bibi in carcere e quasi alla forca una “kala kanoon”, in urdu legge nera. Ma è il suo assassino, Malik Qadri, a essere diventato un eroe in Pakistan. C’è almeno una moschea che porta il suo nome; le famiglie con i figli al seguito facevano la coda per vederlo in prigione e avere le sue benedizioni; ha prodotto cd in cui canta inni e lodi del Profeta. E poi i giudici che ieri hanno scagionato Asia Bibi. Sapevano di rischiare la vita, in un paese dove non è possibile fidarsi neppure delle guardie del corpo (Taseer è stato ucciso da un bodyguard e Asia Bibi in carcere cucinava da sola il suo cibo per non correre il rischio di essere avvelenata). Porteranno anche i giudici fuori dal paese, oltre ad Asia Bibi e al suo avvocato? La battaglia per abolire l’orrenda legge che stava per mandare a morte quella donna cristiana non riguardava soltanto il lontano Pakistan. Riguardava tutti noi. E la stiamo perdendo. Adesso ci sono persino dei giudici a Strasburgo che sembrano ispirati dalla “legge nera” pachistana. Laici antiblasfemia crescono.

Io canto

BANDIERA VERDE LA TRIONFERÀ
BANDIERA VERDE LA TRIONFERÀ
BANDIERA VERDE LA TRIONFERÀ
E VIVA L’ISLAMISMO E LA SHA-RI-ÀÀÀÀÀ

barbara

I BAMBINI DI THAILANDIA

L’ho trovato in rete, e mi sembra giusto proporlo a mia volta.

Prendo spunto da una riflessione analoga letta nel un post di un’amica per condividere lo stesso pensiero, con esempi e parole mie.
Non tutti i bimbi della Thailandia sono stati salvati come i piccoli calciatori finiti nella grotta.
Molti dei loro coetanei, maschi e femmine, non supereranno la maggiore età.
Sopravvivono nei bordelli dove devono “soddisfare” le esigenze di almeno una ventina di clienti al giorno. Uomini (e donne) che da ogni parte del mondo da anni scelgono (anche) la Thailandia come meta preferita per i propri scopi criminali.
Paese dove il tasso di hiv è ancora oggi tra i più alti al mondo, nonché causa del decesso di molti di questi esseri umani.
Insieme alla dipendenza da droghe, usate per reggere i “ritmi di lavoro”.
Un paio d’anni fa , se vi ricordate, denunciai nel periodo natalizio che là si teneva l’asta della vergine: lo scenario infernale il seguente. Un grande tavolo per formare una passerella. Sopra delle “donne” che dovevano sfilare e sotto i partecipanti all’asta che per poche manciate di dollari, cercavano di accaparrarsi la merce. “Donna” e “merce” la cui età, per poter essere ancora vergine, non superava i 6/7 anni….
Ecco cara Thailandia, emozionante (quanto impegnativo) il lavoro che hai fatto per recuperare i calciatori, bellissima la solidarietà che ha smosso i cuori e le coscienze. Ora però se vuoi davvero che il mondo tutto ti sia riconoscente, libera i tuoi schiavi. E punisci realmente i predatori.
Massimiliano Frassi

L’avevo lì da alcuni giorni, durante i quali altre urgenze hanno continuato a incalzare. Ora, in tema con il post di ieri, mi sembra il momento giusto per postarlo. Magari, se il cannocchiale esce dal coma, si potrebbe rileggere questo.

barbara

IL MANTRA DEL CELIBATO ECCLESIASTICO

come causa della pedofilia dei preti. Vorrei fare una domanda ai miei lettori maschi. Immaginate (magari qualcuno, se non in assoluto, almeno per qualche periodo della propria vita, non avrà neppure bisogno di immaginare troppo) di essere titolari di una vivace dotazione ormonale, e di non avere a disposizione una moglie che vi dia una mano a gestirla, e che la castità non sia il vostro sport preferito: potrebbe venirvi in mente di risolvere il problema inchiappettandovi un bambino? O appartandovi in macchina con una bambina di dieci anni – magari nell’innocente convinzione che ne abbia quattordici o quindici? Scusate, ma a me sembra un’enorme puttanata, soprattutto considerando il dato di fatto che la stragrande maggioranza dei pedofili sono sposati e padri di famiglia: coi bambini ci va chi è pedofilo, non chi sente la mancanza di una moglie. Quanto al protagonista dell’ultima vicenda venuta alla luce, la cosa più sconvolgente è l’assoluta mancanza non solo di pentimento, ma anche di una presa di coscienza di avere commesso un crimine, di avere abusato di una bambina, il tentativo di annacquare le responsabilità, di giocare con le parole, di recitare la parte dell’ingenuo svagato un po’ sconnesso, come possiamo sentire in queste due telefonate

e ancora di più in questa

Ma davvero qualcuno si immagina che con una moglie al suo fianco e nel suo letto questo essere sordido potrebbe essere una persona decente? Un errore, uno sgambetto del demonio (che adesso, grazie a Famiglia Cristiana sappiamo essere Salvini, e quindi anche per la bambina abusata, con maglietta alzata e mutande abbassate – “uno scambio di affetto” – abbiamo la consolante certezza che ha stato Salvini), ci penseranno Gesù e Maria, bisogna pregare che così si riceve tanta gioia… Io proporrei un clistere di cemento a presa rapida: dite che sono troppo severa?

PS: ma un pensierino su quei due genitori che lasciano scarrozzare la bambina dal prete settantenne, no?

barbara