IL SIGNIFICATO DI UNA PREGHIERA

(Il vero significato)

donne…

Mia moglie הי”ו è stata via per qualche giorno ed ovviamente io sono rimasto a casa con i ragazzi הי”ו. Fin qui nulla di speciale, tranne che giovedì avevo un appuntamento presso un bet din e durante una conversazione con uno dei dayanim ho detto che mia moglie era fuori da Israele ed io ero a casa con i nostri figli. A quel punto il dayan si è sperticato in mille complimenti ed apprezzamenti per il fatto che io (Harav Punturelo senza una l) mi stessi occupando della casa, dei figli ed ero anche al lavoro. La stessa cosa mi era stata detta mercoledì pomeriggio da una donna, la direttrice di una scuola con la quale lavoro e la stessa atmosfera di apprezzamenti vagava nell’etere in altri contesti, anche amicali, dove mi sono presentato in questi giorni. La domanda a questo punto è più che chiara: “Perché la società si spertica in complimenti per un padre che lavora e si occupa dei suoi figli e della gestione quotidiana della propria casa e non fa lo stesso per una donna che ogni giorno fa esattamente la stessa cosa, se non di più? Perché per un uomo che cucina un decente piatto di pasta ci sono mille pacche sulle spalle, mentre per una donna che cucina una cena da stelle Michelin tutto sembra essere dovuto e normale?”. Ovviamente queste domande non sono espressione di un sentire generale, ma di fatto il cammino dell’uguaglianza tra uomo e donna passa anche per questi atteggiamenti mentali, per questi sguardi sociali che pretendono da una donna che lavora mille ruoli e mille compiti: raggiungere obiettivi decenti nel lavoro, senza mai perdere il proprio ruolo di donna e madre e matrona. Ed è con questa sensazione che mi rende anche un po’ colpevole di un machismo e maschilismo diffuso che reciterò, da adesso in poi, la benedizione del mattino: “Benedetto sia Tu Signore Re del mondo che non mi hai fatto donna.” Ma di fatto, non mi hai fatto neanche baby sitter dei miei figli, se non semplicemente loro padre, questo la società intorno a me lo sa?

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino

(18 maggio 2017)

E pensare che c’è chi crede che l’ebraismo sia una religione misogina, e qualcuno che addirittura l’avvicina all’islam…

barbara

 

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ANNA

Anna, il personaggio biblico raccontato nel libro di Samuele e madre dello stesso profeta e guida di Israele, era depressa: non aveva figli, era una seconda moglie emarginata dalla prima che era, invece, feconda e madre. Secondo i canoni di quello che si racconta oggi in Europa Anna avrebbe dovuto uccidere il marito, che pur l’amava, sterminare la rivale ed i suoi figli ed accoltellare tutti quelli che incontrava per strada. Stranamente questo non accadde e il libro biblico di Samuele testimonia in 1 Samuele 1:10: “Ella (Anna) aveva l’anima piena di amarezza, e pregò il Signore dirottamente.” Da credente Anna pregò. Così semplicemente. Senza machete, asce, coltelli, spade, scimitarre. Che strana cultura questa nostra.
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
(29 luglio 2016)

Per dimostrare la vanità di queste teorie basta una semplicissima considerazione comparativa. Grandissima parte della recente drammatica ondata di immigrazione proviene da paesi dell’Africa a sud del Sahara e dalla regione del Corno d’Africa, e coinvolge persone di fede musulmana, cristiana e animista. Eppure i casi di violenza assassina nei confronti della società civile europea da parte di africani non musulmani sono rarissimi o quasi inesistenti. Tutta la drammatica sequela di stragi, eccidi, sparatorie e accoltellamenti degli ultimi anni è invece attribuibile quasi senza eccezione a membri espliciti o nominali della fede islamica, nati in Nord Africa e Medio Oriente, o nati in Europa da famiglie di tali provenienze.
Sergio Della Pergola
(28 luglio 2016)

Già: un pazzo francese si mette uno scolapasta in testa e dice di essere Napoleone, un pazzo scandinavo chiede alla madre di dargli il sole, un pazzo musulmano entra in chiesa e sgozza il prete. Una depressa ebrea prega, un depresso musulmano prende un camion e si butta là dove la folla è più fitta affinché il bottino di cadaveri sia il più ricco possibile. Quanto alle vittime di bullismo, riporto qui una mia considerazione scritta qualche giorno fa nei commenti. Ho insegnato per 36 anni. In tutte le classi, ripeto TUTTE, ribadisco TUTTE, senza eccezione, c’è una vittima di bullismo. Calcoliamo quante classi ci sono in una scuola, quante scuole ci sono al mondo, e avremo un numero approssimato per difetto (perché a volte le vittime sono due) delle vittime di bullismo a scuola nel mondo. A cui vanno aggiunte le vittime di bullismo nelle squadre sportive, nelle scuole di danza, di musica, di teatro ecc. E poi andiamo a vedere quante di queste vittime vanno a fare carneficine. Fra il mezzo centinaio da me incontrato personalmente, il totale è zero. Strano mondo davvero, quello di noi infedeli.

barbara