PINKWASHING

Volantino fotografato a una fermata dell’autobus a Torino (grazie a “Baron Litron”).
LGBT
A parte i soliti deliri che non perdo neppure tempo a commentare, mi domando: se l’atteggiamento aperto di Israele nei confronti di omosessualità e dintorni – al punto che numerosi omosessuali di Gaza riparano in Israele per poter vivere tranquilli (o, meglio, per poter vivere, checché ne dica la signora Rula Jebreal – terzo video, ma guardatevi anche gli altri, che sono un autentico spasso), è pinkwashing per distrarre l’attenzione dai propri orrendissimi crimini contro i palestinesi, le fabbriche di Giudea e Samaria che impiegano personale per metà israeliano e per metà palestinese, stesso orario di lavoro, stesso trattamento, stessa paga, che cosa fanno, jobwashing? E la Corte Suprema che in caso di contenziosi fra palestinesi e stato di Israele, nove volte su dieci dà ragione ai palestinesi, non di rado addirittura a scapito della sicurezza dello stato, che cosa fa, justicewashing? E lo stato che permette di sedere in parlamento a deputati arabi che da quegli scranni invocano la distruzione di Israele, che cosa fa, lawwashing? E gli ospedali che curano non solo palestinesi in genere, ma addirittura terroristi palestinesi, addirittura i capi palestinesi, quelli che il terrorismo lo programmano e lo finanziano, che cosa fanno, healthwashing? Se il giochino vi piace così tanto, cari propallisti, perché non tirate fuori per una volta un po’ di fantasia e lo ampliate?
E mentre voi vi consumate nel vostro odio, sapete che cosa facciamo noi? Noi balliamo!

Perché noi, qualunque cosa tentiate di farci, non smetteremo di danzare, non smetteremo mai. Mettetevelo in testa e fatevene una ragione.

barbara

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