TRE TESTIMONI

dell’inferno comunista, del pensiero unico obbligato, della guerra alle opinioni e della morte sociale – e a volte non solo quella – per le opinioni “sbagliate”. Fuggiti dall’inferno per ritrovarlo ricostruito nella nuova patria. Nessuno che si metta a fare piazza pulita di tutte queste malefiche erbe infestanti?

Dalla Cina.

Follia politically correct: “La razza bianca? Può infettare”

Il primo summit “in presenza” del presidente Joe Biden con i leader europei si è consumato in Cornovaglia, all’insegna del “pandemicamente corretto”. Provate a scorrere in velocità le immagini degli enfatici saluti col gomito (pratica bandita dall’Oms un anno fa, ma nessuno ne ha preso nota) tra i “potenti” del G7: assisterete a una pantomina da commedia dell’Arte. Un balletto stile comiche di Charlot. Boris Johnson e la moglie si danno di gomito, ripetutamente, col presidente Biden & la first lady Jill. Imitati, con triangolazioni ardite, dagli altri leader e capi di Stato. Troppo impauriti per darsi una stretta di mano, seppur tutti vaccinati e ripresi all’aperto per le foto di rito? Nemmeno per sogno. Solo un copione da seguire a favore delle telecamere. Un rituale grottesco, spazzato via dal gesto informale del presidente Emmanuel Macron. Che con la tipica nonchalance francese, ha rotto l’etichetta e trascinato sottobraccio il presidente americano. Mettendo in burletta, involontariamente, l’intero protocollo sul distanziamento sociale sfoggiato dagli altri.

Avanza il politicamente corretto

Guai a urtare il “politcamente corretto”, ancora più sacro ai tempi del Covid. I gesti, come le parole, hanno un loro peso specifico. E la parola più attuale, nel gergo politico anglosassone, è senza dubbio “wokeness”. In Italia, forse non tutti sanno a cosa questo termine faccia riferimento. Per fortuna, non è ancora entrato a regime nel vocabolario dei nostri governanti. Su Wikipedia, con wokeness si intende la “consapevolezza di temi riguardanti la giustizia sociale e razziale”. Così, la linea di Downing Street è stata prontamente ricalibrata sul messaggio che il vecchio e danaroso Zio Sam, ammantato dei triliardi appena stanziati in patria, gradisce ascoltare. “Joe Biden è il nuovo modello di woke”, lo aveva già elogiato il premier britannico tempo fa. Mentre nel suo discorso di apertura al G7, Jonhson ha fatto un passo ulteriore. Si è voltato verso il presidente Usa, seduto al suo fianco, tanto da sembrare quasi infantile nella sua ricerca di approvazione: “Il mondo post Covid avrà bisogno di essere più equo, più gender neutral e più femminile” ha pomposamente dichiarato, quasi avesse fornito la ricetta per estirpare la fame nel mondo.
Che senso hanno le parole del primo ministro britannico? Cosa significa costruire un mondo post pandemico “gender neutral” e quali saranno i benefici pratici per i cittadini? Johnson non lo ha spiegato. Ma il suo discorso, vuoto e enfatico, è il segno plastico del trionfo, nell’Agenda europea del G7, della “woke-obsession”, esportata oltreoceano con successo dalla Casa Bianca. La stessa ossessione che si è manifestata, di recente, con l’esposizione della bandiera del movimento Black Lives Matter e del vessillo Arcobaleno, in occasione del Pride, fuori dalle ambasciate americane, inclusa quella presso la Santa Sede.

I bianchi sono “parassiti”

La woke culture è ossessionata dal linguaggio. E uno dei termini più stigmatizzati in assoluto è “white”, contro il quale ha eretto una vera crociata. Appena insediato, Biden ha creato una Commissione dedicata all’estremismo dei bianchi, definito “white supremacy”, nell’esercito Usa. La testata Human Events ha scoperto e pubblicato, l’11 giugno, un archivio di tweet scioccanti provenienti da un account gestito, sotto lo pseudonimo “Dru”, dal comandante di un battaglione di fanteria, il capitano Andrew Rhodes. Questi alcuni dei tweet, poi maldestramente rimossi: “Se sei un maschio bianco, sei parte del problema”. Altri messaggi negavano completamente i valori dell’esercito Usa, ritenuti non sufficienti a incrementare “la diversità”.
Secondo lo psicanalista Donaldo Moss, docente al New York Psychoanalytic Institute, sarebbe invece evidente l’equivalenza tra i maschi bianchi e i parassiti. La razza bianca (“whitness”), a cui lui stesso appartiene, sarebbe una “condizione contagiosa”. Come il Covid, la “bianchezza” si può trasmettere ad altre persone e infettarle. E provoca nei suoi esponenti “desiderio di potere senza limiti”, “forza senza contenimento” e “violenza senza pietà” rivolti contro tutte le persone non bianche. “Whitness has no cure”, è una delle sue frasi pubblicate un mese fa sul prestigioso Journal of the American Psychoanalytic Association, come ha riportato il New York Post.

Il nuovo dizionario antirazzista

Dal gergo quotidiano rischiano di venire espulse anche parole innocenti come “apple pie” (torta di mele), “manmade” (manufatto), “manpower” (manodopera), e persino “mum”. Quest’ultimo termine è stato rimpiazzato dalla locuzione gender neutral “birthing people”. Una sostituzione giustificata con questa motivazione, da una consulente al Bilancio di Biden: “Ci sono persone che non vogliono riconoscersi in maschio/femmina. Così il nostro linguaggio sarà più inclusivo”. Documenti interni alla Federal Reserve hanno svelato l’esistenza di un manuale, diffuso tra i dipendenti, che vieta l’uso di altri termini ritenuti offensivi. Nell’elenco figurano “fouding fathers” (ridotto a “founders”, fondatori, eliminando il termine “padri”) e i pronomi maschili e femminili. Il tentativo, neanche velato, è di estirpare ogni riferimento collegato alla fertilità e alla riproduzione biologica. Una vera psicosi, portata alle conseguenze più radicali dalla deputata di sinistra Alexandria Ocasio-Cortez, che ha dichiarato di non volere figli a causa del cambiamento climatico.
Se il conservatore Johnson, per mero calcolo politico, si è inginocchiato davanti all’altare della filosofia “woke”, a strappare il velo sull’ipocrisia del nuovo mantra progressista è stata proprio una sconosciuta mamma cinese. Che ha rivolto un discorso toccante davanti al consiglio d’istituto della scuola di suo figlio, in Virginia. Nelle aule americane, dalle classi materne fino al college, hanno preso piede controversi programmi di indottrinamento (critical race theory). Accusati di creare divisioni tra gli alunni e un disagio crescente nelle famiglie. “Quello che sta accadendo nelle scuole americane è una replica della Rivoluzione culturale cinese”, ha spiegato Xi-Van Fleet, che aveva 6 anni quando la rivoluzione maoista scoppiò in Cina. Per vent’anni ha vissuto sotto la cappa di uno dei regimi più oppressivi: “Il partito comunista usava le stesse tecniche della “cancel culture”. Tutta la civiltà cinese precomunista è stata azzerata: abbiamo cambiato i nomi delle persone, delle strade, delle scuole e persino i nomi propri delle persone. Io stessa sono stata ribattezzata Xi-Van, perché Xi significa “west”, occidente, e poteva sembrare un richiamo all’imperialismo”.
Le somiglianze citate dalla combattiva Xi, scappata dalla provincia del Sichuan negli Stati Uniti, sono terrificanti: “Wokeness, in Cina, è declinato in “class wokeness”. È il tuo livello di aderenza a questa ideologia che determina la tua aspettativa di carriera e di ottenere benefici. A scuola e in società noi venivamo divisi in due gruppi: oppressi e oppressori. In America usano la razza, in Cina la classe sociale. Qui chi ha vedute diverse è etichettato come razzista, in Cina chi dissentiva era definito controrivoluzionario”.
Il suo appello, rivolto a genitori, allievi e insegnanti, ha fatto il giro del web: “Voglio solo dire agli americani che la libertà è fragile e che si può perdere in ogni momento se non siamo pronti a difenderla. Vorrei dire al popolo americano che chi spinge per la predicazione di teorie razziste ha un unico obiettivo: far rinascere il razzismo. Il razzismo è usato dai governi per dividere, è distruttivo e pericoloso”. Parole da leader, in un Occidente in cui i leader hanno ormai smarrito il senso stesso delle parole.
Beatrice Nencha, 14 giugno 2021, qui.

Dall’Unione Sovietica.

“Il paese dove sono nata non esiste più, ma la sua ideologia rivive in Occidente”

Straordinario saggio di una famosa scienziata americana. “In Unione Sovietica leggere Orwell e Solzhenitsyn era pericoloso e si cancellavano parole, statue e libri, come nel politicamente corretto”

“Sono cresciuta in una città che nella sua breve storia (poco più di 150 anni) ha cambiato nome tre volte. Fondata nel 1869 intorno alle miniere di carbone costruite dall’industriale gallese John Hughes, l’insediamento era chiamato Yuzovka. Quando i bolscevichi salirono al potere nella rivoluzione del 1917, il nuovo governo della classe operaia, i soviet, si mise a epurare il paese dalle influenze ideologicamente impure in nome del proletariato e della lotta mondiale delle masse soppresse. Città e punti di riferimento geografici furono rinominati, statue furono abbattute, libri furono bruciati e molti milioni di persone furono imprigionate e assassinate. A tempo debito, i commissari arrivarono a Yuzovka e la città fu privata del nome del suo fondatore, un rappresentante degli oppressori e un occidentale. In termini moderni, Hughes fu cancellato. Per alcuni mesi, la città fu chiamata Trotsk (da Leon Trotsky), finché Trotsky perse nella lotta per il potere e fu lui stesso cancellato. La città fu rinominata Stalino”.
Inizia così uno straordinario saggio di Anna Krylov sul Journal of Physical Chemistry Letters, scienziata nata in Unione Sovietica e che oggi insegna all’Università della California (è una delle principali ricercatrici di quantistica molecolare). E’ il testo più intellettualmente onesto e audace che abbia letto da parte di chi ha vissuto sotto il comunismo e vede gli stessi meccanismi ideologici oggi all’opera in Occidente.
“Dopo la morte di Stalin nel 1953, Stalino divenne Donetsk, dal fiume Severskii Donets” continua la professoressa Krylov. “La storia sovietica fu costantemente rivista per stare al passo con la linea del partito. I libri di testo riscritti per cancellare le cancellazioni. Sono diventata maggiorenne durante un periodo relativamente mite del governo sovietico, dopo Stalin. Eppure, l’ideologia permeava tutti gli aspetti della vita e la sopravvivenza richiedeva una stretta aderenza alla linea del partito ed entusiastiche dimostrazioni di comportamento ideologicamente corretto. Non aderire a una organizzazione comunista (Komsomol) sarebbe stato un suicidio di carriera. Praticare apertamente la religione poteva portare a conseguenze più gravi, fino al carcere. Così come leggere il libro sbagliato (Orwell, Solzhenitsyn, ecc.). Anche un libro di poesia che non era nella lista approvata dallo stato poteva metterti nei guai”.
Krylov stabilisce così un paragone fra la cappa ideologica che ha vissuto in Unione Sovietica e l’attuale politicizzazione della vita scientifica e culturale in Occidente.  
“Il semplice conformismo non era sufficiente: i comitati ideologici erano costantemente alla ricerca di individui il cui sostegno al regime non era sufficientemente entusiasta. Non era raro essere puniti per essere stati troppo silenziosi durante le assemblee politiche (politinformation o komsomolskoe sobranie) o per essersi presentati in ritardo alle celebrazioni di massa (come le manifestazioni di maggio o novembre). Una volta ho ricevuto un avviso per aver promosso un’agenda imperialista presentandomi in jeans a un evento scolastico. La scienza non fu risparmiata da questo rigido controllo ideologico. Le influenze occidentali erano considerate pericolose. I libri di testo e i documenti scientifici sottolineavano instancabilmente la priorità della scienza russa e sovietica. Intere discipline furono dichiarate ideologicamente impure, reazionarie e ostili alla causa del dominio della classe operaia e della rivoluzione mondiale. Notevoli esempi di ‘pseudoscienza borghese’ includevano la genetica e la cibernetica. Anche la meccanica quantistica e la relatività generale furono criticate per l’insufficiente allineamento al materialismo dialettico”. 
Avanti veloce fino al 2021, un altro secolo. “La Guerra fredda è un ricordo lontano e il paese indicato sul mio certificato di nascita e sui miei diplomi scolastici e universitari, l’URSS, non è più sulla mappa. Ma mi ritrovo a vivere la sua eredità a migliaia di chilometri a Occidente, come se vivessi in una zona d’ombra orwelliana. Sono testimone di tentativi sempre maggiori di sottoporre la scienza e l’educazione al controllo ideologico e alla censura. Proprio come ai tempi dell’Unione Sovietica, la censura è giustificata dal bene superiore. Mentre nel 1950, il bene superiore era la Rivoluzione Mondiale, nel 2021 il bene superiore è la ‘Giustizia Sociale’. Come in URSS, la censura è imposta con entusiasmo anche dal basso, dai membri della comunità scientifica, le cui motivazioni variano dall’idealismo ingenuo alla cinica presa di potere. Oggi ci viene detto che il razzismo, il patriarcato, la misoginia e altre idee riprovevoli sono codificate in termini scientifici, nei nomi delle equazioni e nelle semplici parole. Ci viene detto che per costruire un mondo migliore e per affrontare le disuguaglianze sociali, abbiamo bisogno di epurare la nostra letteratura dai nomi delle persone il cui curriculum non è all’altezza degli alti standard degli autoproclamati portatori della nuova verità, gli ‘Eletti’. Ci viene detto che dobbiamo riscrivere i nostri programmi e cambiare il modo in cui insegniamo e parliamo”. 
Krylov vede all’opera una “caccia ai fantasmi in stile sovietico” e che riguadagna terreno. “Nuove parole vengono cancellate ogni giorno e ho appena saputo che la parola ‘normale’ non sarà più usata sulle confezioni di sapone Dove perché ‘fa sentire la maggior parte delle persone esclusa’. E’ in gioco il nostro futuro. Come comunità, siamo di fronte a una scelta importante. Possiamo soccombere all’ideologia dell’estrema sinistra e passare il resto delle nostre vite a caccia di fantasmi e streghe, riscrivendo la storia, politicizzando la scienza, ridefinendo il linguaggio e trasformando l’istruzione in una farsa. Oppure possiamo sostenere un principio chiave della società democratica – il libero e incensurato scambio delle idee – e continuare la nostra missione principale, la ricerca della verità, concentrando l’attenzione sulla risoluzione di problemi reali e importanti dell’umanità”. 
Giulio Meotti

Dalla Corea del Nord.

“In America sono più matti che in Corea del Nord”

La disertrice del “paradiso” di Kim Jong-un: “Il politicamente corretto li ha così indottrinati che pensano di vivere in una dittatura. Insegnano a odiare l’Occidente come a noi bambini nordcoreani”

“Ti stanno costringendo a pensare nel modo in cui vogliono che tu pensi. Ho capito, wow, questo è folle. Pensavo che l’America fosse diversa, ma ho visto così tante somiglianze con quello che ho visto in Corea del Nord che ho iniziato a preoccuparmi”. La più famosa disertrice nordcoreana ha affermato di aver sempre visto gli Stati Uniti come un paese di libertà di pensiero e di parola, finché non è andata al college. Yeonmi Park ha frequentato la Columbia University ed è stata immediatamente scioccata da ciò che ha visto in classe, il sentimento anti-occidentale e il politicamente corretto, che le ha fatto pensare “che neanche la Corea del Nord è così matta”. Non poteva credere che le sarebbe stato chiesto di “censurarmi così tanto” in un’università negli Stati Uniti. “Ho letteralmente attraversato il deserto del Gobi per essere libera e ho capito che non sono libera, l’America non è libera”. 
Yeonmi Park è nata a Hyesan, in Corea del Nord. Quando era una bambina, il padre fu mandato in un campo di lavoro per aver venduto beni al mercato nero, zucchero e riso, e sfamare la famiglia. “Il regime non lo ha solo torturato, ma ha ucciso la sua anima”, ha raccontato Park alla giornalista Bari Weiss. A nove anni, Yeonmi fu portata ad assistere a una esecuzione di massa allo stadio. “Li hanno messi in fila e li hanno fucilati. Mi ricordo benissimo i loro cervelli fuoriuscire dalla testa”. Nel 2007, Yeonmi è fuggita dalla Corea del Nord con la madre. Prima in Cina, dove è stata venduta a un uomo per 260 dollari. “Quando ho lasciato la Corea del Nord, non conoscevo nemmeno parole come ‘libertà’“. Poi in Corea del Sud, “dove per me la libertà erano i film e i jeans. In Corea del Nord puoi essere giustiziato per aver visto il film sbagliato. Se indossi jeans puoi essere mandato in prigione. Quindi questo è quello che pensavo fosse la libertà. Ero disposta a rischiare la mia vita per i jeans e i film”. E’ fuggita di nuovo attraverso il deserto del Gobi, aiutata da una bussola che le era stata data dai missionari cristiani. 
“In Corea del Nord non puoi dire ‘io’. Puoi solo dire ‘noi’. Adoriamo il colore rosso. Conosci ogni risposta. In Corea del Nord, tutto è determinato per te prima della tua nascita, in base alla posizione della tua famiglia nel partito. Non pensi: cosa studierò? Dove vivrò? Chi sposerò? Loro decidono”. Per Yeonmi, adattarsi alla libertà è stato un processo molto graduale. La fattoria degli animali e 1984 di George Orwell l’hanno aiutata a capire. In Italia di Yeonmi è stato pubblicato il libro La mia lotta per la libertà. “Il comunismo ti cambia internamente in modi che non posso descrivere. La Corea del Nord è una dittatura fisica, ma è anche una dittatura delle emozioni, da cui è molto più difficile sfuggire”. 
E’ fonte di profonda tristezza per lei vedere l’indottrinamento in America. “Andando alla Columbia, la prima cosa che ho imparato è stata ‘spazio sicuro’. Ogni problema, ci hanno spiegato, è a causa degli uomini bianchi”. Discussioni che le hanno ricordato il sistema delle caste in Corea del Nord, dove le persone sono classificate in base ai propri antenati.
“Poiché ho visto l’oppressione, so che aspetto ha”, ha detto Yeonmi, che all’età di 13 anni aveva visto persone morire di fame proprio davanti ai suoi occhi. “Questi ragazzi continuano a dire quanto sono oppressi, quanta ingiustizia hanno vissuto. Non sanno quanto sia difficile essere liberi. In Corea del Nord credevo letteralmente che il mio caro leader (Kim Jong-un) stesse morendo di fame. E poi qualcuno mi ha mostrato una foto e ha detto ‘Guardalo, è il ragazzo più grasso. Gli altri sono tutti magri.’ E io ero tipo, ‘Oh mio Dio, perché non ho notato che era grasso?’ Perché non ho mai imparato a pensare in modo critico. Questo è ciò che sta accadendo in America. Le persone vedono ma hanno completamente perso la capacità di pensare in modo critico”.
Alla Columbia è stata persino rimproverata per aver detto che le piacevano gli scritti di Jane Austen. “Ho detto ‘amo quei libri’. Ho pensato che fosse una buona cosa”. Studenti e professori le hanno risposto: “Sapevi che quegli scrittori avevano una mentalità coloniale? Erano razzisti e bigotti”. Anche in Inghilterra la figura di Jane Austen sarà sottoposta a un “esame storico” per i suoi legami con la schiavitù, ha detto il museo dedicato alla grande scrittrice.
“Pensavo che i nordcoreani fossero le uniche persone che odiavano gli americani, ma ci sono molte persone che odiano questo paese in questo paese, si censurano a vicenda, si zittiscono a vicenda” ha detto Yeonmi. Anche nel “paradiso socialista” gli studenti erano abituati a tacere. “Mia madre mi aveva insegnato a non sussurrare neanche, gli uccelli e i topi potevano sentirmi. Mi disse che la cosa più pericolosa che avevo era la lingua. Quindi sapevo quanto fosse pericoloso dire cose sbagliate”. Incredibile che oggi un numero sempre più grande di americani si stia autocensurando per paura di dire o pensare la cosa sbagliata. “Questo è completamente folle, è incredibile” ha concluso Yeonmi. “Non so perché le persone stiano impazzendo collettivamente”. 
Come ha appena spiegato il classicista Victor Davis Hanson, l’America sta sprofondando nelle sabbie mobili che hanno sempre distrutto le civiltà.

E questa volontà di annientamento e auto annientamento, lasciatemelo dire, fa veramente paura.

barbara

MINESTRONE DI VERDURE POLITICAMENTE CORRETTE

Anzi correttissime. Comincio con la gravissima emergenza omofobia, che ci sta togliendo il sonno

ll

E infatti

Una splendida lezione di correttezza al malefico BoJo:

E anche il mondo dei motori si adegua alla correttezza politica:

e quello delle favole

e dei rapporti famigliari

(ma com’è che a nessuna vedova o ragazza madre è mai venuto in mente di chiedere l’abolizione della festa del papà?)

per non parlare delle manifestazioni sociali,

dei giochi dei bambini

dei criteri per concedere le interviste

(certo che anche con le cozze vale il detto che Dio le fa e poi le accoppia)

e nella politica americana

Poi vi mostro un magnifico esempio di educazione politicamente corretta

di emoticons politicamente corretti

di diritto alla difesa politicamente corretto

Proseguo con quattro importanti lezioni

(giusto e sbagliato non dipendono dai numeri)

e le profezie dei nostri due migliori profeti

(in Italia abbiamo circa 9000 posti in terapia intensiva; il 28 maggio i posti occupati erano 1142; il 29 maggio 1095; il 30 maggio 1061; il 31 maggio 1033; il 3 giugno 989)

Concludo con una lezione sui sintomi del covid

un’esibizione di striptease estremo

un saluto molto molto politicamente corretto, inclusivo e zaniano (zanoso? zanesco? azzannato?)

e una pazza scriteriata talmente folle da credere che solo le donne abbiano il ciclo, al punto da metterlo addirittura nel titolo

Roba da matti.

barbara

LA GAFFE

Quella orrendissima, tremendissima, orribilissima spaventosissima gaffe, che adesso sicuramente passerà i prossimi sette anni nascosto sotto il letto a vergognarsi. Talmente tremenda che mi vergogno perfino io a dirla.

Morandi: “Maneskin bravissimi”. Ma scatta l’ironia: che gaffe – VIDEO

Mar 7, 2021

Antonio Meli

Gianni Morandi ha fatto i complimenti ai vincitori del Festival, i Maneskin. La gaffe su Facebook non è passata inosservata: il video
Capito? Non è passata inosservata, tutto il mondo ne parla, Gianni Morandi alla gogna! E poi l’ironia, attenzione! Non bastava la gaffe, no, anche l’ironia bisognava metterci!
Con un breve video, intorno alle 2,50 di ieri notte, anche Gianni Morandi ha voluto omaggiare i vincitori di Sanremo, i Maneskin.
Che sarebbero questa roba qua

Da sinistra: Spavento, Maiocosacifaccioquainmezzo, Agonia, Tristezzaperfavorenonandarevia

Acclamati dalla critica, amatissimi dai telespettatori, per il gruppo forgiatosi sulle reti Sky e che ha trionfato in Rai, è stata una vittoria anche inaspettata. Non certamente per mancanza di talento, quanto per un genere che a Sanremo non ha spesso avuto fortuna.
Nemmeno Gianni,
? Nemmeno Gianni in che senso? Nemmeno cosa?
molto sorpreso e divertito dal verdetto, 
Divertito in che senso?
ha con il sorriso voluto immortalare il momento della premiazione, con un video su Facebook.
Strepitosa costruzione della frase! A parte questo, l’ha immortalata col sorriso o col video?
La “gaffe” Però, è di qualche giorno fa.
Dai, facciamoci coraggio che adesso arriva. Prepariamoci a veder cadere dal piedistallo uno dei cantanti italiani più amati da quasi sessant’anni.
L’artista aveva infatti fatto partire, nelle scorse puntate di Sanremo, un sondaggio con le sue tre canzoni preferite,
bella anche questa costruzione qui, vero?
e il nome del gruppo rock romano non era presente.
Capito? La loro canzone non era fra le tre che gli piacevano di più! Vero che adesso non ascolterete mai più una sua canzone? Che non pronuncerete mai più il suo nome? Che vi farete installare nel cervello un microchip che vi cancelli dalla memoria tutto ciò che lo riguarda?
Una vittoria meritata, finalmente contro le ovvietà di un Festival che spesso si è trascinato verso lo scontato e il mainstream.
Eh, di un’originalità guarda, na roba che ‘n te dico.
Basta dare un’occhiata ad alcuni dei finalisti, e ai potenziali vincitori dei sondaggi. Sondaggi che Morandi ha completamente tappato,
ehm… E con che cosa li ha tappati questi sondaggi? Con un dito? Con un tappo? Col sedere sedendocisi sopra?
del resto le sue erano delle preferenze personali.
Maddai! Non erano state elaborate con Draghi Mattarella e l’esecutivo tutto? Concordate col CTS? Discusse con Ursula e Christine? Contenute in un dpcm? Ha detto mi piacciono queste tre ed erano le sue preferenze personali? Sono sempre più allibita.
In ogni caso, l’assenza dei vincitori dal suo sondaggio, più che una gaffe
Ah cioè era sì una gaffe, ma non proprio una gaffe gaffe (tipo durante la guerra che bevevano sì il caffè, ma non era “caffè caffè”, che quello se qualcuno ogni tanto riusciva a procurarsene una manciatina, veniva riservato alle occasioni solenni)
sta a dimostrare ancora una volta
ancora una volta in che senso? Non si tratta di una cosa straordinaria, sorprendente, inaspettata, più unica che rara?
la sorpresa, di una vittoria che sembra aria fresca per la musica italiana.
Di un fresco guarda, che mi è toccato alzare il riscaldamento. E si noti la virgola.
Nelle scorse ore, durante le serate del Festival, il noto cantautore aveva proposto ai suoi fan i nomi di Ermal Meta, (quello che raglia) Annalisa e Colapesce-De Martino. (mai sentiti nominare) Ecco il video in cui Gianni si immortala durante la premiazione della finale. (qui)

Ecco, godeteveli

E dunque questi qui sono quelli che non ci si aspettava che potessero vincere perché sono di un’originalità pazzesca, mentre il signor Meli, oltre a dire cose intelligentissime, brilla anche per la competenza lessicale, come dimostra la perfetta conoscenza del significato sia di “gaffe” che di “tappare” e forse anche di “ironia”. Per non parlare delle virgole. Probabilmente anche lui ha preso lezioni di vocabolario da lui (al minuto 1.00)

Grazie all’amico Erasmo che ha ripescato questa chicca.
PS: nel frattempo ci siamo giocati anche Debussy. Mi sa che i responsabili dell’accoglienza dei rifugiati politici dovranno allargare le proprie competenze

barbara

OGGI SOLO FIGURE

o quasi. Così fate prima e non vi stancate gli occhi (però anche domani, che sono troppe e tutte insieme mi fate indigestione)

 Comincio con la pagina culturale 1
Cairo 60-15
(delle magnifiche sorti e progressive si era già parlato qui e qui)
e la pagina culturale 2
bacia piedi
La kabylie

Amin Zaoui

In tutta franchezza: cosa sarebbe successo, sui social media, se una donna di casa nostra avesse baciato e in diretta il suo legittimo marito sulla bocca o anche sulle guance: sarebbe stata linciata. Tutti avrebbero chiesto la propria testa e quella del proprio legittimo marito. Sarebbe stata boicottata da tutte le vicine e i vicini. Sarebbe stata sassi dai bambini del quartiere, molestata dai giovani e dai meno giovani del quartiere. Il canale tv sarebbe stato processato. Le associazioni di beneficenza avrebbero sporto denuncia contro lei e il suo legittimo marito… Per contro, una donna di casa nostra, in diretta sul set di un canale tv, che abbraccia i piedi di suo marito, in un movimento di umiliazione, come a L’epoca della tratta negriera, l’era di El Ama, e in una posizione fisica vergognosa e spregevole, questo spettacolo disgustoso non ha provocato alcuna denuncia, nessuna indignazione da parte della società civile o intellettuale… tranne qualche voce..

Passo alle Grandi Domande dell’umanità
statue
perché
che ci conducono al Pensiero Unico dominante
free speech
polcorryy
e poi all’attualità:

Max Ferrari

Per Philippe Monguillot e Jessica Whitaker non si è inchinato nessuno. Il primo, ucciso sul bus che guidava a Bayonne da 4 “giovani francesi” (Mohammed, Moussa, Selim e Muhammad) cui aveva chiesto di mettere la mascherina (ma si sa che le limitazioni Covid valgono solo per alcuni…) la seconda ammazzata ad Indianapolis perché incrociando una manifestazione di Antifa e BLM aveva osato dire che “Tutte le vite valgono”. Le hanno sparato per dimostrare che si sbagliava. E infatti per lei, 24 anni, nessuno ha pianto. Funziona così il mondo petaloso della sinistra.
Jessica Doty Whitaker
Poi vi porto a Lampedusa
Lampedusa
e vi ci faccio fare un giro

e poi vi faccio ascoltare un signore intensamente colorato: ascoltate lui e guardate le facce dei buoni di professione

E chiudiamo, per oggi, con l’angolo dell’umorismo.

Angolo dell’umorismo 1

 

E angolo dell’umorismo 2
Di Maio Draghi
Che poi, a ben guardare

di-maio mussolini
D’altra parte dicono che tutti a questo mondo abbiamo un perfetto sosia
bestie gemelle
e qualcuno, come il signore coi piedini azzurri, ne ha addirittura due.
terzo
barbara

IN MARGINE

In margine alle proteste per l’uccisione di George Floyd

In margine al confronto politico

In margine all’orrido razzismo schiavista dei bianchi

terminato oltre un secolo e mezzo fa

In margine al razzismo

Ditemi: secondo voi che cos’è il razzismo? Rifiutarsi di avere a che fare con un negro? Rifiutarsi di dare la mano a un negro? Rifiutarsi di stare vicino a un negro? Ignoranti! Imbecilli! Teste di rapa! Capre capre capre! Razzismo è uno zio bianco che tiene sulle ginocchia il nipotino negro e lascia che si diverta a salire e scendere, questo è razzismo, ignoranti! Intanto guardate il video, così finalmente imparate qualcosa

e poi leggete l’articolo. Se non sapete il francese mettetelo in un traduttore automatico.

In margine ai diritti umani

e alla commissione Onu sulla condizione della donna, di cui l’Iran è stato membro: accoltella la donna che lo ha denunciato, in tribunale, di fronte al giudice: il giudice scappa, le guardie giurate non si muovono e lui ha agio di colpirla 21 volte prima che riesca a raggiungerlo e a fermarlo la sorella di lei. Sopravvissuta a stento, le telefona per informarla che è uscito di prigione e che completerà il lavoro. Lei si rivolge al tribunale, ma viene cacciata in malo modo (qui).

In margine alla cosiddetta rivolta degli intellettuali

contro la dittatura del politicamente corretto e la cancellazione della libertà di parola. Premettendo che loro sono progressisti a tutto tondo. Precisando che le nefandezze della “destra radicale” non sono tollerabili. Chiarendo che le violenze della polizia non sono accettabili. Denunciando le ingiustizie sociali. Non dimenticando di attaccare il populismo di Donald Trump. Preoccupandosi di includere tutte le minoranze culturali… Per carità, non voglio dire che sarebbe stato meglio se fossero stati zitti, ci mancherebbe, ma forse un pelino di coraggio in più non avrebbe guastato. Tanto, anche con tutti questi materassi di political correctness con cui si sono corazzati, li hanno massacrati di critiche e di accuse lo stesso. Almeno potevano farsi massacrare per qualcosa che ne valesse la pena. (qui)

barbara

LIQUAMI SPARSI

Difficile il lavoro per questo post, perché per non farne un’opera delle dimensioni dell’Enciclopedia Britannica bisogna scartare almeno il 90% dei liquami che si trovano in giro, e la scelta del “meglio” è tutt’altro che facile. Insomma, questa è la mia selezione La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta. (Pura propaganda e captatio benevolentiae, naturalmente, perché lo sanno tutti che quando annoio e quando rompo e quando provoco e quando faccio incazzare lo faccio sempre apposta, oh se lo faccio apposta!)

E cominciamo con questa foto, per la quale l’unico aggettivo che mi viene in mente è “imbarazzante”.
fiori negro
E la faccio commentare da Fulvio Del Deo.

Il poveretto è attonito e resta con le mani in tasca. Probabilmente si sente preso per il culo.
Invece le tre stronzette pensano di fare cosa gradita, come quando danno le noccioline alla scimmietta. Il loro, è un razzismo peggiore di quello palese.

Che poi in effetti no, ci starebbero benissimo anche patetica, demente, squallida. Se mi ci metto ne trovo sicuramente anche delle altre.

Passo alla deturpazione dei monumenti all’uomo che ha contribuito a liberare l’America dalla schiavitù e che per questo è stato assassinato, volontariamente e premeditatamente, lui,
Lincoln
e a quello che ha contribuito a liberare l’Europa dal nazismo
Churchill
E proseguo con questo gioiello
ospedale ped
che sembra effettivamente il modo migliore per rendere giustizia a questo individuo
floyd
E proseguiamo con questa toccante e ispirata scena evangelica
lava piedi
così commentata da

Niram Ferretti

REPENT

La distruzione del senso della realtà, della proporzione delle cose procede implacabile, per tappe.
La nuova religione laica dei Diritti Umani e dell’Antirazzismo continua a chiedere fedeli e… penitenti.
Prima ci si inginocchia. Poi si lavano i piedi.
E’ successo a Cary, nel North Carolina. Due uomini e una donna sono inginocchiati per lavare i piedi a due pastori di colore, un uomo e a una donna. C’è una piccola folla. Vengono raggiunti da alcuni ufficiali di polizia che si inginocchiano a loro volta. Mentre uno dei due lavatori chiede perdono attraverso un megafono, si sentono singhiozzi e pianti.
L’uomo chiede perdono a Dio, davanti a due pastori di colore a cui sono stati lavati i piedi come Gesù fece agli Apostoli prima della sua Passione. Chiede perdono per il colonialismo, per il pregiudizio, per l’ingiustizia.
Con voce accorata chiede perdono per la segregazione e per avere messo le ginocchia sul collo di George Floyd simbolo di tutti coloro ai quali sono state messe le ginocchia sul collo. A questo punto il megafono passa a una donna bionda la quale dice che è un onore e un privilegio per lei trovarsi inginocchiata lì.
Mancano solo le processioni dei flagellanti. Forse, a qualcuno, verranno in mente.
Quando si tocca il fondo, in realtà non lo si tocca mai, perché sia apre una botola e si sprofonda ancora ulteriormente.

E la botola si è infatti aperta a Londra, dove il sindaco musulmano ha approvato l’abbattimento delle statue di personaggi non più rispondenti ai “canoni attuali” – ossia quelli relativi alla sua, chiamiamola così, cultura – e provvederà a farne rimuovere molte altre ancora.

E veniamo al razzismo nostrano con un recente fatto di cronaca.

[] Un’altra conferma di questo rapido ritorno alla normalità viene da Mario Balotelli, licenziato dal Brescia per giusta causa. Il motivo? Non partecipava alle riunioni con i compagni. Prima a quelle online su Zoom o WhatsApp. Poi a quelle, meno virtuali, sul campo. Mal di pancia, indisposizioni varie giustificate con certificati, ai quali il presidente Cellino ha risposto con il licenziamento. Ora i due si vedranno in tribunale. Un duello tra giganti perché anche Cellino, con i suoi 32 esoneri di allenatori in carriera, è un bel fenomeno. Qui la novità è che, al posto di un altro allenatore, il presidente abbia licenziato Balotelli, eterna promessa naufragata tra mille cretinate da adolescente incompreso. Solo che ormai Mario ha 30 anni, e di super gli resta poco.

Ed ecco il commento:
Balotelli
Restando in casa nostra, questa è la vergognosa sceneggiata che ha avuto come palcoscenico la camera dei deputati:
in ginocchio
Anche a uno sguardo frettoloso e superficiale appare chiara la sapiente corografia della scena: il popolo che si protende plasticamente verso la salvifica giustizia
quarto stato
(per la verità avevo in mente anche un altro quadro, ma non riesco a ricordare quale) e davanti a loro l’eroina, la pulzella senza macchia e senza paura che combatte intrepida contro il tiranno e lo affronta seria ma serena,
con lo sguardo dritto e aperto nel futuro, e anche un po’ commossa – compostamente commossa – perché consapevole dell’importanza della missione che le è stata affidata da Dio in Persona
Giovanna d'Arco
D’altra parte sappiamo che la boldrinessa è usa a cambiare le proprie maschere a comando:

Per fortuna in casa nostra abbiamo ancora qualcuno che conosce il significato delle parole decenza e dignità

Quanto invece all’indegna sceneggiata boldriniana, rubo ancora una volta le parole a Niram Ferretti:

IL PENOSO SHOW

Il penoso show di Laura Boldrini alla Camera, in cui dopo avere detto,
“Io non respiro perché sono donna, non respiro perché sono disabile, immigrata, perché sono ebrea, perché sono musulmana, perché sono gay, perché ho la pelle nera”, dimenticando dall’elenco “Perché Sono cristiana, perché sono nordcoreana, perché sono tibetana, perché sono venezuelana, perché sono cubana, perché sono iraniana, ecc”
il penoso show della Boldrini che dopo avere pronunciato queste marmoree parole si è inginocchiata marmorea insieme ad altri parlamentari ci dice come sia terrificante e nemica dell’intelligenza e del pensiero critico, la demagogia, la maleodorante, asfittica demagogia,
il penoso show di Laura Boldrini ci dice di come sia facile essere parlati invece di essere parlanti, attori che recitano un copione scritto da altri con parole banali, grondante una retorica ripugnante
il penoso show di Laura Boldrini ci dice di come il totalitarismo del pensiero unico ci voglia tutti sudditi, inginocchiati, davanti alle medesime parole confezionate per fare apparire chi vi aderisce, nobile, giusto, migliore, dalla parte delle vittime
il penoso show di Laura Boldrini ci dice come sia disinvolto lo sprezzo assoluto del ridicolo
Ci dice come sia necessario, assolutamente necessario, ribellarsi a questa melassa, a questa capitolazione cerebrale, a questa inaudita violenza intellettuale.

E ancora in casa nostra abbiamo un ministro dell’educazione (dovrete passare sul mio cadavere per farmi usare l’orrendo neologismo imposto dall’aberrante moda del politicamente corretto) signora Azzolina, membro (membro, sì: non è una membra) di un governo che non è stato capace di vedere un’epidemia che già stava impazzando tra di noi, che non è capace di vedere che adesso se n’è andata, ma sa con certezza che a ottobre ritornerà e sarà più cattiva e feroce che pria, e che di conseguenza ha programmato la riapertura a settembre con le mascherine, coi banchi distanziati e le gabbie in plexiglas ma poi ha cambiato idea e adesso sostiene di non avere mai programmato niente del genere, il che mi ricorda quella compagna di università che essendo di formazione cattolica viveva il sesso con un notevole senso di colpa, soprattutto nel periodo in cui scopava con tre contemporaneamente, e nelle sue confidenze scendeva anche in dettagli sulle dimensioni di suo gradimento, e poi quando si è sposata, a 34 anni, mi ha raccontato che si è sposata vergine. Ma questa è un’altra storia. La reinverginata signora Azzolina, dicevo. Che non solo replica stizzita a chi protesta per il plexiglas, ma impartisce anche delle strepitose lezioni di inglese:
plexiglas
E concludo con questo autentico delirio.

Roberto Giovannini

Che epoca meravigliosa… J. K. Rowling, la donna che ha inventato Harry Potter, è finita nel bel mezzo di una bufera di sciroccati. Commentando su Twitter un articolo intitolato “Creare un mondo post-Covid-19 più equo per le persone che hanno le mestruazioni”, ha scritto: “Le persone che hanno le mestruazioni. Sono sicura che ci fosse una parola per quelle persone. Qualcuno mi aiuti. Wumben? Wimpund? Woomud?”. Naturalmente la parola esatta è “women”, donne. Per aver osato sostenere che le mestruazioni sono cose da donne è stata insultata in ogni modo (strega, puttana, transfobica, nazifemmina, ecc.). Al che lei ha pure rincarato la dose: “Se il sesso non esiste, non ci può essere attrazione per lo stesso sesso”. Adorabile. Perché in fondo femministe da trincea, odiatori, antirazzisti del piffero, oppressi di ogni tipo e tutta la compagnia dei fiocchi di neve di questi tempi sciagurati può essere (deve essere) demolita con la cosa che a loro proprio manca. La logica.

Va detto che l’abominevole Rowling è recidiva in questo genere di nefandezze: meno di sei mesi fa una ricercatrice aveva sostenuto che il sesso biologico è un dato oggettivo e che quindi le transessuali non sono vere donne, e naturalmente è stata licenziata, e la Rowling, indovinate un po’: si è schierata dalla sua parte! E anche in quell’occasione si è scatenato il finimondo.
D’altra parte come stupirsi se, sempre nel Regno Unito, la portavoce dell’associazione delle levatrici è stata costretta a dimettersi per avere detto che a partorire sono solo le donne? (Effettivamente, come ha a suo tempo ricordato l’amico Enrico Richetti, a rigor di termini ciò è falso: partoriscono anche le mucche, le pecore, le gatte, le tope…) E a questo punto dobbiamo arrenderci all’evidenza: finiremo male, perché, come ricorda Schiller – giusto nella Pulzella d’Orleans, per riprendere un altro tema di questo post (sì, certo, ho googlato) – Contro la stupidità gli stessi dei lottano invano.

barbara

AVETE PRESENTE LA SANREMO FEMMINISTA E POLITICAMENTE CORRETTA?

Quella che invita la famosa giornalista Rula Jebreal. Quella che si indigna quando qualcuno preferirebbe che lei non intervenisse. Quella che alla fine la farà partecipare per parlare di donne – e ovviamente possiamo prevedere che non parlerà della condizione delle donne musulmane, sposate a dieci, o sette, o cinque anni, lapidate se vengono stuprate perché non sono più vergini e quindi portano disonore alla famiglia, loro, non il padre o lo zio o il fratello che le ha stuprate. Parlerà sicuramente delle donne vittime dei nostri maschi sessisti, perché i problemi sono tutti qui da noi, non certo a Gaza dove si può tranquillamente essere gay, e sopravvivere (ibidem). Quella che si infuria quando arriva l’orrenda notizia che parteciperà Rita Pavone, notoria sovranista – e lo sanno tutti che essere sovranisti è molto peggio che essere ladri falsari spacciatori stupratori pedofili assassini tutto insieme – e come se non bastasse non prova neppure simpatia per Santa Greta dei Dolori Climatici. Quella Sanremo lì. Ecco. A quella Sanremo lì parteciperà un tale Junior Cally, un rapper per ragazzini/e che ha nel suo repertorio roba come questa (i testi sono “asteriscati” per evitare la feroce censura di FB, dove li ho trovati, e li ho lasciati così):

«Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia.
Balla mezza nuda, dopo te la da.
Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà».

«Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera».

«state buoni, a queste donne alzo minigonne»;
«me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»;
«ci scopi*mo la Ferreri [la cantante ndr]»;
«lo sai che fotti*mo Greta Menchi [una influencer, ndr];
«lo sai voglio fott*re con la Canalis [la conduttrice ndr]»;
«queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally»

Chi volesse fare un estremo tentativo per fare escludere da Sanremo questa fogna, può provare a scrivere alla commissione rai della camera: com_rai@camera.it indicando

Nome
Cognome
Via… N…
Città
Cap

barbara

MORTE AI NAZISTI!

E il politically correct si abbatté sulla Marcia di Radetzky

Attenzione, attenzione! Avete presente la Marcia di Radetzky, quella che ogni anno fa battere le mani a grandi e piccini alla fine del concertone di Capodanno da Vienna? Ebbene, a vostra insaputa, per interi decenni siete stati sottoposti a un processo di nazificazione subliminale. Eh già, perché fino ad oggi gli insospettabili e paciosi professori d’orchestra della Filarmonica di Vienna ci hanno propinato la versione della Marcia arrangiata da Leopold Weninger, un compositore che era iscritto al Partito nazionalsocialista tedesco. Se confrontiamo il brano incriminato con la “Urfassung”, ovvero la versione originale di Johann Strauss senior, si può notare come quella di Weninger sia appena un filo più baldanzosa, fatta apposta per strappare un ritmico applauso da parte del pubblico.

Ma fortunatamente, a stroncare i rigurgiti d’odio prodotti dal Concerto di Capodanno ci ha pensato  il nuovo direttore della Wiener Philharmoniker, il lettone Andris Nelsons, classe 1978, che si è nobilmente rifiutato di dirigere la nefanda partitura. Il novello Stauffenberg in papillon e code di rondine ne ha quindi commissionata un’altra all’archivio musicale dell’orchestra. Possiamo finalmente tirare il fiato: l’Europa è salva. Magari inseriranno nella partitura assoli e interventi del flauto dolce, dell’arpa e dell’oboe d’amore.

Ci permettiamo di suggerire all’amministrazione del Musikverein, la magnifica sala dove si svolge il concerto, di bandire dalla buvette anche la somministrazione di Fanta. Eh sì, perché il marchio della bevanda nacque in Germania in pieno regime hitleriano, nel 1940, a guerra iniziata, dato che l’embargo Usa non consentiva l’approvvigionamento di sciroppo di Coca-Cola. Così il suo principale imbottigliatore tedesco, Max Keith, si inventò questa bevanda (da Phantasie) ottenuta dal siero del latte e dalle fibre di mela da sidro. Chissà quanti ragazzini della Hitler-Jugend si saranno dissetati con la malefica bevanda alla fine delle loro giornate sportive…

L’uscita politicamente corretta del nuovo direttore d’orchestra ha sortito furbamente il voluto effetto pubblicitario per se stesso. Ma in pochi sembrano capire che la notizia produrrà la nostalgia del pubblico verso la vecchia – oggettivamente gradevolissima – versione di Leopold Weninger (fino a ieri un Carneade) che oggi tutti sapranno essere l’autore di varie marce del Terzo Reich. E in molti andranno a curiosare su Youtube e assorbiranno le potenti forme di propaganda di 80 anni fa. Complimenti, come al solito il politicamente corretto centra in pieno i suoi obiettivi!

Specchio fedele di tali acutezze d’oltralpe, l’articolo entusiasta di Avvenire, testata ormai completamente imbibita ed ebbra dell’olio da conserva ittica: ”Un segno forte quello voluto dal direttore Nelsons”, (!) scrive sul quotidiano dei vescovi Pierachille Dolfini, e ancora: “La nuova edizione, realizzata grazie alla collaborazione di tutto lo staff dei Wiener, è finalmente libera dalle ombre brune del passato”.

A proposito di censure musicali, ci sentiamo di lanciare un ghiotto boccone ai colleghi di Avvenire e ai nostri Catoni all’amatriciana. In questi giorni sembra che l’Italia abbia scoperto per la prima volta la Tosca di Puccini. La diretta dalla Scala, alla presenza del presidente Sergio Mattarella e della senatrice Liliana Segre, ha avuto grande successo. Questo, nonostante l’opera fosse stata sconciata dalla insultante regìa di David Livermore che, oltre al resto, ha voluto che la devota, appassionata Floria strangolasse Scarpia con la stessa veemenza di un Thug, senza lasciare né candelabri né crocifisso sul suo corpo.

Ma a parte questi dettagli, che fareste se vi citassimo quanto scriveva Giacomo Puccini nella prima metà degli anni Venti? “Io sono per lo Stato forte. A me sono sempre andati a genio uomini come De Pretis, Crispi, Giolitti, perché comandavano e non si facevano comandare. Non credo nella democrazia, poiché non credo alla possibilità di educare le masse. È lo stesso che cavar l’acqua con un cesto! Se non c’è un governo forte, con a capo un uomo dal pugno di ferro, come Bismark una volta in Germania, come Mussolini, adesso in Italia, c’è sempre pericolo che il popolo, il quale non sa intendere la libertà se non sotto forma di licenza, rompa la disciplina e travolga tutto. Ecco perché sono fascista: perché spero che il fascismo realizzi in Italia, per il bene del Paese, il modello statale germanico dell’anteguerra”.

Vi abbiamo dato un bel compitino per le vacanze, eh?

Andrea Cionci, qui.

Ma perché fermarsi qui? Perché non metterci alla caccia di tutti gli antidemocratici del passato, di tutti gli antisemiti, di tutti gli sfruttatori di manodopera servile, a partire da tutti, senza eccezione, gli artisti del nostro meraviglioso rinascimento, di tutti i fallocrati convinti della superiorità dell’uomo sulla donna, e poi omofobi, cacciatori, possessori di schiavi… Avanti, fratelli, c’è lavoro per tutti!

barbara

CHE SE NO POI IL TRENO SI OFFENDE

Siamo in arrivo a X con un ritardo di 50 minuti, causa problemi al materiale rotante.

Giusto. Che dire “treno” è come dire negro, frocio, zingaro, storpio, quelle robe che facebook ti banna all’istante e le persone per bene ti guardano disgustate. Anche il “treno”, dopotutto, ha una sua sensibilità che ha il diritto di essere rispettata e trattata con un’adeguata dose di political correctness. Anche perché se il treno si offende, sono cazzi acidi.
treno offeso
barbara