POLITICAMENTE CORRETTO PARTE PRIMA

Perché qui siamo fautori entusiasti del politicamente corretto, fautori ad oltranza, fautori fino alle budella, fautori all’ultimo stadio.

Kelly Carnemolla

Siccome in Italia il virus di Wuhan era stato finalmente arginato e boccheggiava, era necessario accogliere tanti bengalesi e immigrati positivi per poter continuare imperterriti a terrorizzare e controllare i cittadini. Ce ne sono centinaia che scorrazzano ovunque e le forze dell’ordine non possono usare la forza per costringerli alla quarantena (droni, elicotteri, pattuglie e multe erano ovviamente riservati solo agli italiani su cui non c’era nemmeno la prova della positività). Meno male che la carica virale pare al momento ridotta, perché sennò eravamo già tutti di nuovo ai domiciliari.

Naturalmente non è l’unica ad averlo capito, e infatti l’osservazione viene fatta anche da

Enrico Richetti

In Italia l’emergenza è passata. all’estero dilaga. Per prolungare i super poteri di Conte fanno arrivare centinaia di clandestini. Criminali criminali criminali. I clandestini? No, Giuseppe Conte e la sua squadra, dalla Lamorgese in poi.

A proposito dei quali clandestini, poi:
nazionalità
E c’è chi osa andare anche oltre.

Piergiorgio Molinari

“Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini.” Contemplavo poco fa l’onirica astrazione del plenilunio all’alba, e mi chiedevo per quale motivo fossi costretto in un sogno tanto stupido. Perché non è possibile che nessuno ricordi cosa è avvenuto non più tardi di quattro mesi fa, quando:

– il sanguinario regime comunista cinese nascondeva la diffusione di un virus forse da esso stesso creato; [questo sappiamo per certo essere falso: i virus fabbricati in laboratorio sono chiaramente riconoscibili per il fatto che sono stati “montati” con parti di virus esistenti, e quindi conosciuti, mentre questo era totalmente sconosciuto. E non trovo sia una cosa sana insistere con questi ridicoli complottismi, che secondo me hanno l’unico effetto di distogliere l’attenzione dai reali crimini della Cina]
– Conte andava in televisione con la tinta fresca ai capelli, l’abitino della festa da bifolco arricchito e la pochette cafonetta a dire che eravamo “brontissimi”;
– il governo PD/Cinque Stelle mandava in onda spot con anziani rintronati al ristorante cinese per dire che “il contagio è molto difficile”;
– i virologi di partito sconsigliavano vivamente l’uso della mascherina perché inutile;
– il PD organizzava manifestazioni sardinesche contro il razzismo e diceva no alla chiusura di frontiere;
– il governatore PD della Toscana Rossi (nomen omen) irrideva i primi contagiati affermando che era solo un “virus fascioleghista” ;
– il segretario PD Zingaretti organizzava spritz ai Navigli per dimostrare che non c’era alcun pericolo, e poi confessava di essersi ammalato di Coronavirus;
– il sindaco PD di Milano Beppe Sala (quello che legge i propri stessi libri), il sindaco PD di Bergamo Giorgio Gori e altri si facevano fotografare tronfi, tonti e progressisti nei ristoranti cinesi;
– il “popolo di sinistra”, dopo essersi tolto le magliette rosse e i Rolex, si faceva ritrarre con libri mai letti (e se letti, mai capiti) al posto delle mascherine affermando che l’unico virus era il razzismo;
– i formigli, gli pseudointelettuali, e quelle che ora si inginocchiano per praticare nuove fellatio ideologiche, ingollavano avidamente involtini primavera in diretta per sfottere chi chiedeva di mettere in quarantena i viaggiatori provenienti dalla Cina;
– Di Maio inviava gratuitamente in Cina tonnellate di materiale sanitario che poi la Cina ci ha rivenduto a prezzo pieno;
– infermieri e medici venivano lasciati senza mascherine né camici, né indicazioni chiare – così poi una volta morti ne avremmo potuto fare degli eroi – e intanto Conte si faceva un ospedale privato per sé e gli amici;
– quando la gente ha incominciato a morire, la Consip iniziava a fare le gare d’appalto per l’acquisto urgente di attrezzature sanitarie, e ancora non ha finito di farle;
– Conte, sostenuto da PD e Cinque Stelle, si arrogava i pieni poteri e sospendeva dall’oggi al domani i diritti costituzionali con un semplice atto amministrativo di quelli con cui al massimo si organizzano i turni dell’umido;
– imponevano la raccolta figurine delle molteplici versioni di “autocertificazione”, necessarie anche per andare a fare la spesa;
– facevano inseguire podisti e multare pisciatori di cani, vecchi sulle panchine, eremiti in riva al mare nonché accompagnatori di disabili, usando anche droni ed elicotteri;
– alla gente ormai alla canna del gas promettevano una “botenza di fuogo” da 750 miliardi che si è dimostrata essere un petardo bagnato;
– cercavano di svendere il paese alle care amiche jene della UE in cambio di un posto da usciere a Bruxelles;
– Come risultato, dopo aver imposto il lockdown più lungo, rigido e insensato di tutto il mondo, riuscivano a fare dell’italia uno dei paesi con più vittime e a distruggere un terzo delle attività economiche / produttive.

Non mi aspetto, come pure sarebbe auspicabile, di scorgere folle febbrilmente impegnate a erigere patiboli per queste carogne criminali. Ma non posso neppure credere che dopo 34.000 morti, e mentre ancora ci costringono all’oscena pagliacciata della mascherina e del “distanziamento sociale” perché hanno capito che solo un’emergenza ormai fittizia può giustificare la loro permanenza al potere, tutto questo (e molto altro) sia già stato dimenticato. Devono renderne conto, e devono pagare le loro colpe.
Pertanto, come Catone il Censore riguardo alla distruzione di Cartagine, da questo momento in poi concluderò tutti i miei post con questa frase:
“Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini.”

Attentato alla Costituzione, attentato alle istituzioni dello Stato, violazione dei diritti umani e delle libertà costituzionalmente garantite, strage colposa, non so se rientri nell’interesse privato in atti d’ufficio il vero e proprio ospedale che si è fatto in casa, addirittura con defibrillatori, bombole di ossigeno, respiratori, mentre mancavano i dispositivi perfino ai medici ospedalieri, ma da qualche parte sicuramente rientrerà: ce n’è abbastanza per un bell’ergastolo?

Poi c’è questo signore qui
B.I.D.E.N.
di cui già più di una voltami sono occupata, e ci metto il video segnalatomi dall’amico Myollnir

a cui aggiungo i suoi commenti

non solo gli piace che i negretti gli saltino in grembo [in relazione a un passaggio del post precedente], gli piace anche che gli accarezzino i peli delle gambe.
Per non parlare dell’uso del termine “cockroaches” (scarafaggi) in quel contesto!

Avrai notato che il discorso è completamente sconclusionato e balbettante, sembra una parodia ma non lo è. Cosa avrà voluto dire con il riferimento agli scarafaggi? E chi lo sa, nessuno lo ha capito, come spesso gli succede. Come quando ha detto ad una sua sostenitrice: “You’re a lying dog-faced pony soldier”: l’epiteto non ha alcun senso in nessuna lingua conosciuta.

E poi ci metto questo NOTA: il sito israeliano che ha pubblicato la foto, ha pubblicato solo quella; la scritta è stata aggiunta in seguito in altra sede.

E questo augurio, che condivido:
augurio
Poi questa è tanto carina
sciocchiamericani
e a proposito di comici, sembra che ogni primo ministro abbia il comico che si merita
Churchill Chaplin
conte grillo
Sempre che non siano i comici a scegliersi i primi ministri alla propria altezza.

E adesso questo

30 gennaio 2020 “Siamo prontissimi, abbiamo adottato misure cautelative all’avanguardia rispetto agli altri, ancora più incisive.”

10 luglio 2020 “Alcuni esperti ragionano sulla possibile nuova ondata di contagi, è un dibattito pubblico. Io non so se arriverà, anche perché non sono uno scienziato, e mi pare capire che essendo questa pandemia un nuovo virus le previsioni son difficili. Dico solamente che se ci dovesse essere una nuova ondata l’Italia è attrezzata per mantenerla sotto controllo”. (qui)

L’ho già detto in più di un’occasione: l’invidia del pene è un puttanata inventata da uno psicopatico col cervello spappolato dalla cocaina, e se anche esistesse sarebbe davvero l’ultima cosa che potrebbe venirmi in mente di invidiare. Chiarito questo, devo confessare che in questo momento un paio di pendagli – cinque secondi, eh, mica di più – da toccare per scaramanzia mi farebbero comodo. (“essendo questa pandemia un nuovo virus”. Non so se mi sono capita)

Aggiungo questa
I'm offended
che spero tanto che sia ironica, ma di questi tempi la mano sul fuoco non ce la metterei. E infine, dato che nella vita ogni tanto ci vuole anche qualcosa di bello, vi offro l’uomo più intelligente del pianeta.
voglia di te
barbara

IN MARGINE

In margine alle proteste per l’uccisione di George Floyd

In margine al confronto politico

In margine all’orrido razzismo schiavista dei bianchi

terminato oltre un secolo e mezzo fa

In margine al razzismo

Ditemi: secondo voi che cos’è il razzismo? Rifiutarsi di avere a che fare con un negro? Rifiutarsi di dare la mano a un negro? Rifiutarsi di stare vicino a un negro? Ignoranti! Imbecilli! Teste di rapa! Capre capre capre! Razzismo è uno zio bianco che tiene sulle ginocchia il nipotino negro e lascia che si diverta a salire e scendere, questo è razzismo, ignoranti! Intanto guardate il video, così finalmente imparate qualcosa

e poi leggete l’articolo. Se non sapete il francese mettetelo in un traduttore automatico.

In margine ai diritti umani

e alla commissione Onu sulla condizione della donna, di cui l’Iran è stato membro: accoltella la donna che lo ha denunciato, in tribunale, di fronte al giudice: il giudice scappa, le guardie giurate non si muovono e lui ha agio di colpirla 21 volte prima che riesca a raggiungerlo e a fermarlo la sorella di lei. Sopravvissuta a stento, le telefona per informarla che è uscito di prigione e che completerà il lavoro. Lei si rivolge al tribunale, ma viene cacciata in malo modo (qui).

In margine alla cosiddetta rivolta degli intellettuali

contro la dittatura del politicamente corretto e la cancellazione della libertà di parola. Premettendo che loro sono progressisti a tutto tondo. Precisando che le nefandezze della “destra radicale” non sono tollerabili. Chiarendo che le violenze della polizia non sono accettabili. Denunciando le ingiustizie sociali. Non dimenticando di attaccare il populismo di Donald Trump. Preoccupandosi di includere tutte le minoranze culturali… Per carità, non voglio dire che sarebbe stato meglio se fossero stati zitti, ci mancherebbe, ma forse un pelino di coraggio in più non avrebbe guastato. Tanto, anche con tutti questi materassi di political correctness con cui si sono corazzati, li hanno massacrati di critiche e di accuse lo stesso. Almeno potevano farsi massacrare per qualcosa che ne valesse la pena. (qui)

barbara

MINNEAPOLEGGIANDO

Comincio con la riscossa dei negri, che uno alla volta stanno trovando il coraggio di uscire allo scoperto e prendere posizione.

Niram Ferretti

TOTALITARISMO LINGUISTICO
Coleman Huges
A soli ventiquattro anni, Coleman Hughes, dimostra di essere uno dei più acuti e intelligenti commentatori di colore sulla scena americana oggi.
Rifiuta senza fallo lo stigma di vittima e di oppresso dal sistema.
Nel 2019 diede la sua testimonianza davanti al comitato dell’US. House Judiciary in merito al Reparation Act, la campagna progressista che ha come obbiettivo quella di offrire un indennizzo a tutti i discendenti degli schiavi africani portati negli Stati Uniti.
Si espresse contro l’idea di imporre a chi, come lui la respinge, lo stigma di vittima.
Non si può essere considerati vittime senza il proprio consenso.
L’idea aberrante di imporre agli altri una ben precisa agenda ideologica in base alla quale è stato deciso quale è la tua identità, è tipico dei regimi totalitari.
La Vittima è il sigillo apposto a una specifica categoria, in questo caso la comunità di colore, da parte di una minoranza estremista che, in questo modo, imporrebbe a un’altra categoria quella di oppressori, segmentando il mondo in modo manicheo.
Innocenti e colpevoli, fedeli e infedeli, puri e impuri, virtuosi e viziosi.
I feticismi dicotomici necessari a suggellare la propria supremazia.

E quanto sia insensata l’idea di un risarcimento ai negri da parte dei bianchi per la schiavitù, lo dice nel modo più chiaro questo signore
Sowell
(ma forse sarà un adepto del famigerato suprematismo bianco, e quindi non vale). E qui c’è un altro pezzetto della storia in questione, sempre minoritario rispetto al tutto, ma comunque più grande di quello relativo alla schiavitù dei negri ad opera dei bianchi – espressione che peraltro è abbastanza fuorviante, dato che le razzie per catturare le persone da vendere come schiave erano messe in atto dai capitribù, i quali poi vendevano gli schiavi ai mercanti arabi che a loro volta li vendevano a europei e americani. E non dimentichiamo che i mercati degli schiavi sulle pubbliche piazze esistono tuttora in alcuni paesi africani, e i mercanti continuano ad essere in prevalenza arabi.

Ed eccone un altro che decide di non tacere:

Nina Ricci
@NinaRicci_us
9 giu

“Sto vedendo cose che mi disturbano come americano e come membro della comunità nera. Vedo gente bianca inginocchiarsi e chiedere perdono per non avere fatto nulla. È disgustoso. Sono i media che hanno tutto l’interesse di creare una divisone tra razze”.

E qui una parte del discorso, tradotta da Nina Ricci:
traduzione
E ora un altro fanatico suprematista bianco:

“Lo sapete che i neri rappresentano il 10% della popolazione di St. Louis e sono responsabili del 58% dei suoi crimini? Dobbiamo affrontare questo. E noi abbiamo avuto modo di fare qualcosa per i nostri standard morali.
Sappiamo che ci sono molte cose sbagliate nel mondo dei bianchi, ma ci sono molte cose sbagliate anche nel mondo dei neri. Non possiamo continuare a dare la colpa all’uomo bianco.
Ci sono cose che dobbiamo essere noi a fare per noi stessi.”
Martin Luther King Jr. (Qui rivolgendosi ad una congregazione nel 1961 ribadendo un concetto già espresso a New York nel 1957 – grazie a Lorenzo Capellini Mion, via Flavio Gastaldi).

Comunque è un dato di fatto che i bianchi sono cattivi e i negri sono buoni. La prova? Eccola qua:

Ragione Critica

Una foto emblema delle vere Fake news di sistema nelle quali siamo quotidianamente immersi per il solo fatto di accendere una TV, ascoltare una radio, leggere un giornale.
Un nero, armato.
La CNN lo ha SCOLORITO, sovraesponendo le parti di pelle esposte e lo ha SPACCIATO per un bianco suprematista.
10
E questo è solo uno dei mille esempi.
Leonardo Santi

Per una sintesi degli eventi e delle loro conseguenze passo la parola a

Flavio Gastaldi

UN’IDEOLOGIA FALSAMENTE ANTIRAZZISTA, IN REALTÀ “ANTI UOMO BIANCO”, QUINDI RAZZISTA E AUTORAZZISTA, DISTRUGGE LE BASI DELLA LIBERTA’ OCCIDENTALE

(riassumendo Eugenio Capozzi grazie a

Kelly Carnemolla

1) I tagli alle forze dell’ordine produrranno più delinquenza e più discriminazione sociale: i giovani dei quartieri disagiati, afroamericani e non solo, saranno abbandonati alle gang dei violenti e degli spacciatori. Ma in un mondo petaloso e liberato dal razzismo (!!!) la realtà dei fatti cede all’ideologia, naturaliter cieca.

2) Il sindaco di Londra Sadiq Khan istituisce una “Commissione per la diversità”, incaricata di cambiare i nomi delle strade secondo criteri multiculturali e di eliminare monumenti e testimonianze del passato razzisti e/o imperialisti. Risultato? Dittatura culturale e psicologica, ostile all”Occidente imperialista, da superare per un pot pourri ostile alla storia e adoratore del totem dei diritti umani. E’ già “1984”, riemerso nel XXI secolo come dittatura del nulla.

3) HBO elimina dal catalogo della sua piattaforma “Via col vento”, forse il film più celebre e più visto della storia del cinema, in quanto portatore di pregiudizi etnici e razziali, censurato in nome di una dottrina psicotica che corregge il passato, la stessa che censura o emenda Ovidio, Shakespeare, Mark Twain che hanno la colpa di non essere conciliabili con i modelli che una élite (che farà la stessa fine di quella tardo ellenistica) vuole oggi imporre alle masse. E’ il ministero della verità di Orwell superato di slancio, in un’operazione totalitaria che farà tabula rasa di cinema, letteratura e arte occidentali, spaventosa tanto da andare oltre le peggiori dittature del Novecento. Se questa deriva non si ferma il patrimonio della cultura occidentale sarà desertificato. Sopravviveranno i “cinegiornali” dell’ortodossia “diversitaria”.

Da anni affermo che Il politicamente corretto non è un buffo “tic” culturale che esagera giuste rivendicazioni di diritti, ma un’ideologia, feroce come tutte le ideologie, che vuole imporre come verità sacre e indiscutibili gli idoli del relativismo assoluto: multiculturalismo, ambientalismo anti-umano, soggettivismo totale dei diritti, “identity politics”. Ci si dovrebbe ricordare che quando le ideologie prendono il potere cominciano a uccidere: storia, tradizione, linguaggio, cultura, libertà di pensiero e di parola. Prima o poi anche le persone.

p.s. Mi permetto di chiosare: dipinte in queste rive son le magnifiche sorti e progressive

A proposito del politicamente corretto, mi è capitato recentemente di leggere una violenta sfuriata per l’uso del termine “afroamericano”: perché si vuole a tutti i costi ricordare a queste persone la loro origine, come se non fossero americani a pieno titolo, come chiunque altro? Memoria corta, eh? Perché una volta queste persone venivano chiamate “negri”, ma un bel giorno qualcuno, alla faccia di Léopold Senghor e della sua “negritudine”, ha deciso che negro è offensivo e si è passati a nero. Poi è diventato offensivo anche nero (logico: anche se dici neri si sa benissimo che stai parlando dei negri!), e si è passati a “persona di colore” che io ogni volta che lo sento chiedo: scusa, di quale colore? Perché io non conosco persone prive di colore, quindi l’espressione “persone di colore” si applica solo ai negri, che a me sembra decisamente razzista, comunque sta di fatto che ha finito per diventare offensiva anche questa roba qua, e si è passati a “afroamericano”, e un imbecille adesso trova che non va bene, e oltre a essere imbecille e di memoria corta, ignora anche che sono proprio loro, gli afroamericani, a sentirsi cittadini di serie A!

E a proposito di serie:

Cittadini di serie A e di serie B

Pensavo di non dover più scrivere su quanto è avvenuto e sta avvenendo in America perché quello che avevo da dire l’avevo già scritto nell’articolo pubblicato da “Moked” la settimana scorsa (“Il mito degli Stati Uniti”). Devo invece tornare su questo argomento a causa di David Horn. Credo che la grande maggioranza di chi legge questo articolo non l’abbia mai sentito nominare. Certamente non è potuto venire a conoscenza della sua vita e in particolare della sua morte per mezzo della grande stampa d’informazione o delle televisioni.
David Horn era un afroamericano di 77 anni, ufficiale della polizia in pensione, che è stato ucciso da una folla di manifestanti mentre cercava di difendere dal saccheggio il negozio di un suo amico bianco a St. Louis.
In mezzo ai grandi cortei per l’uccisione di George Floyd nessuno ha sentito la necessità di ricordare questo morto, anch’egli afroamericano. Ma si obietterà che una cosa è l’uccisione di un uomo da parte della polizia e un’altra è quella di un altro uomo da parte di un folla inferocita. È vero, sono d’accordo sul fatto che un reato commesso da chi è incaricato di far rispettare la legge è più grave di quello commesso da un semplice cittadino, in questo caso addirittura da una folla anonima.
Ma – e mi riferisco alla grande stampa d’informazione italiana e alle grandi reti televisive – almeno ricordare il gesto di David Horn, quello sì ce lo potevamo aspettare. In fondo un linciaggio è pur sempre un linciaggio, anche se compiuto da una folla di afroamericani contro un altro afroamericano. Ma di David Horn non si è parlato perché la logica della grande stampa d’informazione è la stessa delle televisioni, andare dietro a ciò che fa spettacolo; e quale maggiore spettacolo può essere quello delle folle di giovani che, dopo tanto silenzio, ritrovano gli stessi slogan dei loro padri e in certi casi dei loro nonni? Di fronte ai pugni chiusi e ai simboli da anni ‘70 che peso mediatico può avere la morte di un povero negro, pardon, di un povero afroamericano di 77 anni? Ma allora Black Lives Matter funziona solo a corrente alternata?

Valentino Baldacci, ‍‍11/06/2020, qui.

Eh già, cittadini di serie A e di serie B, e morti di serie A e di serie B, come si vede in uno, due, tre, video, che non pubblico in chiaro, con l’uccisione di David Horn e di un altro uomo, che non hanno suscitato né sdegno né proteste, casomai avessimo bisogno di ulteriori conferme del fatto che le “proteste” sono state accuratamente organizzate, come ricorda anche

Enrico Richetti

CI SIAMO CASCATI… ALL’INIZIO.

E’ assolutamente vero che un poliziotto bianco ha ammazzato un arrestato nero.
Tutto il resto è stato costruito a tavolino, e all’inizio ci siamo cascati tutti [beh no, tutti tutti no!]. Altri fingono ancora di non vedere la realtà.
I poliziotti spesso sono brutali, che siano bianchi o che siano neri, e uccidono circa mille arrestati all’anno negli Stati Uniti. La maggioranza delle vittime ha la pelle bianca…quindi si tratta di brutalità della polizia, non di razzismo.
Hanno nascosto per un po’ il fatto che George Floyd, sia pace all’anima sua, fosse un violento,e il fatto che, essendo al momento dell’arresto strafatto di droga, la droga sia stata forse una concausa della morte, insieme naturalmente alla manovra brutale e disumana.
Chauvin l’omicida, se fosse stato razzista oltre che violento, non avrebbe lavorato facilmente con altri tre colleghi, di cui almeno due appartenenti a diverse etnie. E non avrebbe sposato una ragazza originaria del Laos.
E’ infine probabile questo: non credo che un agente, sia pure di indole violenta come Chauvin, tratti in quel modo un arrestato che non abbia opposto la minima resistenza. Non mi stupirei che George Floyd avesse reagito al momento dell’arresto, e che questo abbia scatenato la furia omicida di Chauvin. Verosimile che abbiano tagliato una parte del filmato dell’arresto [tipico: quante volte li abbiamo smascherati con questi trucchetti nelle cose che riguardano Israele?].
Chauvin è un omicida e deve pagare per quello che ha fatto. Anche gli altri tre agenti devono pagare per averlo lasciato fare. Ma tutto il resto, l’allarme razzismo a livello mondiale, è stato costruito a tavolino. Come affermare che già in marzo un altro afroamericano fosse stato assassinato dalla polizia. Non mi stupisce, visto che in media tre arrestati al giorno vengono uccisi dai poliziotti, e due di loro hanno la pelle bianca, ma non fanno notizia.

E veniamo alla distruzione dei simboli e alla messa al bando di tutto ciò che è stato decretato come politicamente scorretto.

Giovanni Bernardini

DEL PASSATO FACCIAM PIAZZA PULITA

George Washington era proprietario di alcuni schiavi. La città di Washington cambi nome. D’ora in avanti sia chiamata George Floyd town.
Si cambino le banconote. Al posto dei presidenti su queste dovranno essere stampati i volti di George Floyd, Malcom X, Muhammad Alì eccetera.
Si elimini il giorno del ringraziamento che ricorda l’arrivo in nord America dei colonialisti europei.
Si abbatta il Colosseo. Al suo interno morivano gli schiavi.
Si distruggano le statue di Augusto, Marco Aurelio e di tutti gli imperatori schiavisti.
Si Abbattano l’arco di Costantino e la colonna traiana, simboli dell’imperialismo schiavista dei romani.
Si brucino le opere di Aristotele, notoriamente schiavista.
Si faccia lo stesso con le opere di Dante, islamofobo.
Si faccia lo stesso con le opere di Shakespeare, antisemita e sessista.
Si proceda ad una attenta censura della Bibbia.
Si ristabilisca a verità storica sui Vangeli. Cristo era palestinese, San Pietro nero e San Matteo omosessuale.
Si potrebbe continuare. Aspetto suggerimenti.
Del passato facciam piazza pulita (ma solo di quello dell’occidente)

E questa è, oggi, la “statua di Churchill”,
statua churchill
che faccio commentare da

Giulio Meotti

La statua di Churchill a Londra, l’uomo di “combatteremo sulle spiagge, sui luoghi di sbarco, nei campi, nelle strade e nelle montagne. Da questa battaglia dipende la sopravvivenza della civiltà cristiana. Non ci arrende­remo mai…”. Il nostro Occidente… Forse è davvero finita. Forse siamo già ai titoli di coda.

Aggiungo l’invito a leggere ancora questo; proseguo con un esempio di come si può e si deve opporsi al razzismo in tutte le sue forme
razzismo
e uno di quante difficoltà si incontrino quando si vuole essere davvero coerentemente antirazzisti,
razzismo 2
ma niente paura: siamo fermamente decisi a combattere il cancro del razzismo, e niente ci fermerà:
problem solving
E infine alcune perle di Enrico Richetti:
Aldo Moro
bianchetto
mercato nero
tv
Concludo con un nostalgico ricordo del tempo in cui la parola “negro” non faceva paura

e con un sentito, doveroso omaggio

barbara

LIQUAMI SPARSI

Difficile il lavoro per questo post, perché per non farne un’opera delle dimensioni dell’Enciclopedia Britannica bisogna scartare almeno il 90% dei liquami che si trovano in giro, e la scelta del “meglio” è tutt’altro che facile. Insomma, questa è la mia selezione La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta. (Pura propaganda e captatio benevolentiae, naturalmente, perché lo sanno tutti che quando annoio e quando rompo e quando provoco e quando faccio incazzare lo faccio sempre apposta, oh se lo faccio apposta!)

E cominciamo con questa foto, per la quale l’unico aggettivo che mi viene in mente è “imbarazzante”.
fiori negro
E la faccio commentare da Fulvio Del Deo.

Il poveretto è attonito e resta con le mani in tasca. Probabilmente si sente preso per il culo.
Invece le tre stronzette pensano di fare cosa gradita, come quando danno le noccioline alla scimmietta. Il loro, è un razzismo peggiore di quello palese.

Che poi in effetti no, ci starebbero benissimo anche patetica, demente, squallida. Se mi ci metto ne trovo sicuramente anche delle altre.

Passo alla deturpazione dei monumenti all’uomo che ha contribuito a liberare l’America dalla schiavitù e che per questo è stato assassinato, volontariamente e premeditatamente, lui,
Lincoln
e a quello che ha contribuito a liberare l’Europa dal nazismo
Churchill
E proseguo con questo gioiello
ospedale ped
che sembra effettivamente il modo migliore per rendere giustizia a questo individuo
floyd
E proseguiamo con questa toccante e ispirata scena evangelica
lava piedi
così commentata da

Niram Ferretti

REPENT

La distruzione del senso della realtà, della proporzione delle cose procede implacabile, per tappe.
La nuova religione laica dei Diritti Umani e dell’Antirazzismo continua a chiedere fedeli e… penitenti.
Prima ci si inginocchia. Poi si lavano i piedi.
E’ successo a Cary, nel North Carolina. Due uomini e una donna sono inginocchiati per lavare i piedi a due pastori di colore, un uomo e a una donna. C’è una piccola folla. Vengono raggiunti da alcuni ufficiali di polizia che si inginocchiano a loro volta. Mentre uno dei due lavatori chiede perdono attraverso un megafono, si sentono singhiozzi e pianti.
L’uomo chiede perdono a Dio, davanti a due pastori di colore a cui sono stati lavati i piedi come Gesù fece agli Apostoli prima della sua Passione. Chiede perdono per il colonialismo, per il pregiudizio, per l’ingiustizia.
Con voce accorata chiede perdono per la segregazione e per avere messo le ginocchia sul collo di George Floyd simbolo di tutti coloro ai quali sono state messe le ginocchia sul collo. A questo punto il megafono passa a una donna bionda la quale dice che è un onore e un privilegio per lei trovarsi inginocchiata lì.
Mancano solo le processioni dei flagellanti. Forse, a qualcuno, verranno in mente.
Quando si tocca il fondo, in realtà non lo si tocca mai, perché sia apre una botola e si sprofonda ancora ulteriormente.

E la botola si è infatti aperta a Londra, dove il sindaco musulmano ha approvato l’abbattimento delle statue di personaggi non più rispondenti ai “canoni attuali” – ossia quelli relativi alla sua, chiamiamola così, cultura – e provvederà a farne rimuovere molte altre ancora.

E veniamo al razzismo nostrano con un recente fatto di cronaca.

[] Un’altra conferma di questo rapido ritorno alla normalità viene da Mario Balotelli, licenziato dal Brescia per giusta causa. Il motivo? Non partecipava alle riunioni con i compagni. Prima a quelle online su Zoom o WhatsApp. Poi a quelle, meno virtuali, sul campo. Mal di pancia, indisposizioni varie giustificate con certificati, ai quali il presidente Cellino ha risposto con il licenziamento. Ora i due si vedranno in tribunale. Un duello tra giganti perché anche Cellino, con i suoi 32 esoneri di allenatori in carriera, è un bel fenomeno. Qui la novità è che, al posto di un altro allenatore, il presidente abbia licenziato Balotelli, eterna promessa naufragata tra mille cretinate da adolescente incompreso. Solo che ormai Mario ha 30 anni, e di super gli resta poco.

Ed ecco il commento:
Balotelli
Restando in casa nostra, questa è la vergognosa sceneggiata che ha avuto come palcoscenico la camera dei deputati:
in ginocchio
Anche a uno sguardo frettoloso e superficiale appare chiara la sapiente corografia della scena: il popolo che si protende plasticamente verso la salvifica giustizia
quarto stato
(per la verità avevo in mente anche un altro quadro, ma non riesco a ricordare quale) e davanti a loro l’eroina, la pulzella senza macchia e senza paura che combatte intrepida contro il tiranno e lo affronta seria ma serena,
con lo sguardo dritto e aperto nel futuro, e anche un po’ commossa – compostamente commossa – perché consapevole dell’importanza della missione che le è stata affidata da Dio in Persona
Giovanna d'Arco
D’altra parte sappiamo che la boldrinessa è usa a cambiare le proprie maschere a comando:

Per fortuna in casa nostra abbiamo ancora qualcuno che conosce il significato delle parole decenza e dignità

Quanto invece all’indegna sceneggiata boldriniana, rubo ancora una volta le parole a Niram Ferretti:

IL PENOSO SHOW

Il penoso show di Laura Boldrini alla Camera, in cui dopo avere detto,
“Io non respiro perché sono donna, non respiro perché sono disabile, immigrata, perché sono ebrea, perché sono musulmana, perché sono gay, perché ho la pelle nera”, dimenticando dall’elenco “Perché Sono cristiana, perché sono nordcoreana, perché sono tibetana, perché sono venezuelana, perché sono cubana, perché sono iraniana, ecc”
il penoso show della Boldrini che dopo avere pronunciato queste marmoree parole si è inginocchiata marmorea insieme ad altri parlamentari ci dice come sia terrificante e nemica dell’intelligenza e del pensiero critico, la demagogia, la maleodorante, asfittica demagogia,
il penoso show di Laura Boldrini ci dice di come sia facile essere parlati invece di essere parlanti, attori che recitano un copione scritto da altri con parole banali, grondante una retorica ripugnante
il penoso show di Laura Boldrini ci dice di come il totalitarismo del pensiero unico ci voglia tutti sudditi, inginocchiati, davanti alle medesime parole confezionate per fare apparire chi vi aderisce, nobile, giusto, migliore, dalla parte delle vittime
il penoso show di Laura Boldrini ci dice come sia disinvolto lo sprezzo assoluto del ridicolo
Ci dice come sia necessario, assolutamente necessario, ribellarsi a questa melassa, a questa capitolazione cerebrale, a questa inaudita violenza intellettuale.

E ancora in casa nostra abbiamo un ministro dell’educazione (dovrete passare sul mio cadavere per farmi usare l’orrendo neologismo imposto dall’aberrante moda del politicamente corretto) signora Azzolina, membro (membro, sì: non è una membra) di un governo che non è stato capace di vedere un’epidemia che già stava impazzando tra di noi, che non è capace di vedere che adesso se n’è andata, ma sa con certezza che a ottobre ritornerà e sarà più cattiva e feroce che pria, e che di conseguenza ha programmato la riapertura a settembre con le mascherine, coi banchi distanziati e le gabbie in plexiglas ma poi ha cambiato idea e adesso sostiene di non avere mai programmato niente del genere, il che mi ricorda quella compagna di università che essendo di formazione cattolica viveva il sesso con un notevole senso di colpa, soprattutto nel periodo in cui scopava con tre contemporaneamente, e nelle sue confidenze scendeva anche in dettagli sulle dimensioni di suo gradimento, e poi quando si è sposata, a 34 anni, mi ha raccontato che si è sposata vergine. Ma questa è un’altra storia. La reinverginata signora Azzolina, dicevo. Che non solo replica stizzita a chi protesta per il plexiglas, ma impartisce anche delle strepitose lezioni di inglese:
plexiglas
E concludo con questo autentico delirio.

Roberto Giovannini

Che epoca meravigliosa… J. K. Rowling, la donna che ha inventato Harry Potter, è finita nel bel mezzo di una bufera di sciroccati. Commentando su Twitter un articolo intitolato “Creare un mondo post-Covid-19 più equo per le persone che hanno le mestruazioni”, ha scritto: “Le persone che hanno le mestruazioni. Sono sicura che ci fosse una parola per quelle persone. Qualcuno mi aiuti. Wumben? Wimpund? Woomud?”. Naturalmente la parola esatta è “women”, donne. Per aver osato sostenere che le mestruazioni sono cose da donne è stata insultata in ogni modo (strega, puttana, transfobica, nazifemmina, ecc.). Al che lei ha pure rincarato la dose: “Se il sesso non esiste, non ci può essere attrazione per lo stesso sesso”. Adorabile. Perché in fondo femministe da trincea, odiatori, antirazzisti del piffero, oppressi di ogni tipo e tutta la compagnia dei fiocchi di neve di questi tempi sciagurati può essere (deve essere) demolita con la cosa che a loro proprio manca. La logica.

Va detto che l’abominevole Rowling è recidiva in questo genere di nefandezze: meno di sei mesi fa una ricercatrice aveva sostenuto che il sesso biologico è un dato oggettivo e che quindi le transessuali non sono vere donne, e naturalmente è stata licenziata, e la Rowling, indovinate un po’: si è schierata dalla sua parte! E anche in quell’occasione si è scatenato il finimondo.
D’altra parte come stupirsi se, sempre nel Regno Unito, la portavoce dell’associazione delle levatrici è stata costretta a dimettersi per avere detto che a partorire sono solo le donne? (Effettivamente, come ha a suo tempo ricordato l’amico Enrico Richetti, a rigor di termini ciò è falso: partoriscono anche le mucche, le pecore, le gatte, le tope…) E a questo punto dobbiamo arrenderci all’evidenza: finiremo male, perché, come ricorda Schiller – giusto nella Pulzella d’Orleans, per riprendere un altro tema di questo post (sì, certo, ho googlato) – Contro la stupidità gli stessi dei lottano invano.

barbara

AVETE PRESENTE LA SANREMO FEMMINISTA E POLITICAMENTE CORRETTA?

Quella che invita la famosa giornalista Rula Jebreal. Quella che si indigna quando qualcuno preferirebbe che lei non intervenisse. Quella che alla fine la farà partecipare per parlare di donne – e ovviamente possiamo prevedere che non parlerà della condizione delle donne musulmane, sposate a dieci, o sette, o cinque anni, lapidate se vengono stuprate perché non sono più vergini e quindi portano disonore alla famiglia, loro, non il padre o lo zio o il fratello che le ha stuprate. Parlerà sicuramente delle donne vittime dei nostri maschi sessisti, perché i problemi sono tutti qui da noi, non certo a Gaza dove si può tranquillamente essere gay, e sopravvivere (ibidem). Quella che si infuria quando arriva l’orrenda notizia che parteciperà Rita Pavone, notoria sovranista – e lo sanno tutti che essere sovranisti è molto peggio che essere ladri falsari spacciatori stupratori pedofili assassini tutto insieme – e come se non bastasse non prova neppure simpatia per Santa Greta dei Dolori Climatici. Quella Sanremo lì. Ecco. A quella Sanremo lì parteciperà un tale Junior Cally, un rapper per ragazzini/e che ha nel suo repertorio roba come questa (i testi sono “asteriscati” per evitare la feroce censura di FB, dove li ho trovati, e li ho lasciati così):

«Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia.
Balla mezza nuda, dopo te la da.
Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà».

«Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera».

«state buoni, a queste donne alzo minigonne»;
«me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»;
«ci scopi*mo la Ferreri [la cantante ndr]»;
«lo sai che fotti*mo Greta Menchi [una influencer, ndr];
«lo sai voglio fott*re con la Canalis [la conduttrice ndr]»;
«queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally»

Chi volesse fare un estremo tentativo per fare escludere da Sanremo questa fogna, può provare a scrivere alla commissione rai della camera: com_rai@camera.it indicando

Nome
Cognome
Via… N…
Città
Cap

barbara

TUTTO QUELLO CHE AVEVO SEMPRE SOGNATO DI LEGGERE IN UN ARTICOLO

e non avevo ancora trovato.

“Bianco”, per reagire alla follia del politicamente corretto. Incontro con Bret Easton Ellis

di Adriano Angelini Sut

Una domenica di ottobre tiepida, l’ottobre che a Roma piega anche la più tenace delle resistenze con la mitezza. All’Auditorium Parco della Musica c’è la 14esima edizione della Festa del Cinema. Quest’anno il cartellone è particolarmente ricco, anche di eventi collaterali, come l’incontro con Bret Easton Ellis, lo scrittore americano che ha dato forma a capolavori come “Meno di Zero”“American Psycho” e “Le regole dell’attrazione”. Ellis oggi è una voce scomoda (pure se non scrive romanzi dal 2010, dai tempi di “Imperial Bedrooms”). Felicissima la scelta di Antonio Monda di invitarlo a parlare di cinema, certo. Ma lo scrittore è venuto a Roma anche per presentare “Bianco” (Einaudi), il suo nuovo pamphlet d’accusa contro la piaga del politicamente corretto che sta infestando gli Stati Uniti ormai da diversi anni e, per riflesso, il resto del mondo occidentale.

In conferenza stampa appare vivace e determinato. Il cinema, appunto. Gli anni ’70. Gli anni in cui, da quanto scrive su “Bianco”, vedeva uno o più film al giorno; era un adolescente cresciuto con American Graffiti, con I Cancelli del CieloIl Cacciatore, ma soprattutto con l’horror. L’horror che lo ha aiutato a crescere, come ha provocatoriamente suggerito, in una sorta di rito di passaggio solipsistico (non a caso fra i film scelti per parlare con Antonio Monda di cinema americano c’è Carrie di Brian De Palma tratto da Stephen King). Il cinema che è cambiato come tutta la cultura pop occidentale. Come la società. Una delle sue tesi del libro è che negli anni ’70 non eravamo ancora entrati nella fase infantile della società. I figli/bambini non erano il centro del mondo familiare/istituzionale. Non si cresceva necessariamente ‘viziati e iperprotetti’, ognuno i suoi riti di passaggio se li faceva un po’ come capitava; la strada; la scuola, gli amici. Senza troppi piagnistei. (Aggiungo io: ti sfottevano, ti menavano? Reagivi. Si faceva a botte. Oppure stavi zitto e facevi pippa. Pure così si cresce.)

Si parla anche delle diverse generazioni di cinefili e/o autori cinematografici. I registi Martin Scorsese e Francis Ford Coppola che oggi attaccano i film della Marvel. Bret che non fa una piega.

“Coppola ha 80 anni e i suoi migliori film li ha fatti 40 anni fa. Triste, ma questo è. È ovvio che disprezza i film della Marvel. Perché, essendo anch’essi dei sogni, si stanno sostituendo ai suoi. Nel suo sogno degli anni ’70, e in quello della vecchia Hollywood, c’era la convinzione che i suoi sogni e il capitalismo potessero coesistere. Il Padrino ne è un esempio; un grande film d’autore diventato anche un blockbuster. In realtà quella sua convinzione non è si verificata affatto. Nella tendenza a sminuire i film della Marvel, che sono appunto sogni, vedo un certo snobismo. Alla gente piacciono, tutti corrono a vederli. E non sono sicuro che il pubblico abbia sempre torto. A me non piacciono però; mi sembrano noiosi e molto conservatori. Tutti i protagonisti sono ricchi, potenti, governano paesi. Non mi sembra che quello descritto dalla Marvel sia un perfetto mondo democratico. Non sono nemmeno film d’autore. Nessuno si preoccupa più di tanto di chi possa dirigerli; i registi a Hollywood vengono ormai licenziati dopo un film se non va bene al botteghino”.

A me però interessa parlare del libro. L’ultima domanda della conferenza stampa prima dell’incontro ristretto cui avremo accesso ci apre la strada. “Bianco”? Perché quel titolo controverso?

“Il titolo non dovrebbe essere affatto controverso. È il mio lavoro, perché dovrebbe essere controverso? Ed è molto noiosa come risposta. Pensavo a una mia amica giornalista, Joan Didion, che ha scritto un bellissimo libro di racconti chiamato The White Album (pubblicato in Italia da Il Saggiatore, nda) e che ho recensito. Il mio editor voleva che dessi un titolo al libro e io volevo qualcosa con bianco. Così me ne sono uscito con un titolo scherzoso, Bianco, ricco e privilegiato, pensavo fosse ironico e divertente, rifletteva un certo punto di vista. Il mio editor ha però obiettato che forse, rispetto al registro del libro, fosse troppo scherzoso e così ha suggerito di togliere ricco e privilegiato ed è rimasto bianco. Ecco come è nato il titolo. In fondo quello che si dice nel libro è che bisogna calmarsi, non bisogna dare un colore a tutto. Rosso come scontro, arancio di rabbia, verde d’invidia o nero. Raffreddiamo e riportiamo al neutro ogni cosa; pensiamo in bianco.”

L’incontro ristretto si svolge in sala stampa. (Nota personale, ringrazio profondamente l’ufficio stampa della Festa del Cinema di Roma, sono stati splendidi). Ci sediamo, io, il ragazzo dell’Huffington Post e un’altra ragazza di cui non ricordo la testata (sorry!).

Lui, imponente nella sua Lacoste nera, ci raggiunge. Si parla subito di Millenials. Non li ha risparmiati in “Bianco”, povere creature fragili. “Non sono un esperto di Millenials, quando ho twittato su di loro stavo semplicemente prendendomi gioco di certe loro cose, ma la gente ha iniziato a stranirsi. Su di loro ho scritto un articolo e molti si sono arrabbiati (nda, li ha accusati di essere dei narcisisti, stupidi e vittime di se stessi e della mania tutta progressista di vittimizzarsi; li ha definiti Generation Wuss, lì dove Wuss è un sinonimo di Wimpy – rammollito – termine, Wuss, coniato per la prima volta nel 1964 in una scuola media di San Diego). Io sono più vecchio e vengo da un’altra generazione (chiamata X negli anni ’90, nda) e non sono un esperto. Dico solo che verso di loro sono, oggi, più comprensivo, soprattutto per il fardello della crisi economica che portano ma mi infastidiscono, che volete farci? Non è la fine del mondo. In fondo hanno fatto solo quello che sono capaci a fare: reagire in maniera isterica”.

E i genitori?

“I genitori in un certo senso sono più attenti, hanno più cura dei figli e questo li ha resi più sensibili, troppo. I miei non lo erano affatto, ma credo che questa generazione non li prepari abbastanza per affrontare la durezza della vita. Sono, questi ragazzi, così fragili a livello nervoso, c’è questo alto tasso di suicidi, di farmaci consumati. Ti dico, quando io ero a scuola non c’erano le sparatorie di adesso, eppure avevamo lo stesso accesso alla compravendita di armi. Sono deboli, i Millenials. Forse la soluzione sta nel mezzo fra i metodi dei miei e di questi nuovi genitori. I miei non mi chiedevano mai: vuoi vedere questo film? Cosa vuoi per cena? Questi invece chiedono in continuazione cosa vuoi? Cosa vuoi? Sono iperprotettivi e non li preparano ad affrontare la vita”.

Parliamo del politicamente corretto. Che cosa si può fare per bloccare questo nuovo totalitarismo?

“Rispondere, difenderci. In qualità di artista e scrittore io mi esprimo e mi aspetto che la gente voglia che io mi esprima liberamente. Qui non si parla di discorsi d’odio. Qui si parla della possibilità di scrivere ciò che penso su una certa cosa, così come si ha la possibilità di non leggere ciò che scrivo, non guardare quel quadro, non vedere quel film. Nessuno però deve avere il diritto di censurare solo perché una cosa non piace. Invece tutto ciò negli Stati Uniti sta succedendo. Coi quadri, con i libri, con i film. E in particolare sta influenzando i social, dove tutto si censura. E sta succedendo pure nel mondo dell’editoria e la cosa è piuttosto allarmante. Se il romanzo non è sufficientemente corretto politicamente, se lo scrittore, dicono, si è appropriato di un’altra cultura, allora è censurato; arriva una lettera di protesta e l’editore o lo scrittore stesso bloccano il libro. Viviamo un momento folle, folle davvero. Viviamo in una società in cui nessuno sa cos’è un artista, non solo, nessuno sa cosa farci dell’arte, come vivere l’esperienza artistica. Il grande scontro, oggi, di cui parlo nei miei podcast radiofonici, è fra l’ideologia e l’estetica. È scioccante vedere gente nell’industria culturale che si autocensura. C’è gente come Sarah Silverman che dice che bisogna autocensurarsi perché viviamo in un’era diversa e dobbiamo adattarci. No, io non mi adatto nemmeno per il cazzo a questa stupida era. Cioè io dovrei cambiare il mio modo di scrivere storie perché la gente si offende? No, mi spiace. Adesso, a questo punto della mia carriera, non cambio. Io ho sempre offeso qualcuno e non so come fare il contrario. Non saprei nemmeno come cominciare a non offendere. Fa paura questa cosa, l’artista si autocensura, teme di dire delle cose, dar voce alle sue opinioni. Credo però che abbiamo raggiunto un punto di non ritorno e c’è gente che comincia a sentirsi quel cappio intorno al collo da cui io sono sfuggito”.

Si parla poi di serie tv e del nuovo film di Tarantino. Del fatto che non necessariamente le serie sono migliori dei film e che Tarantino, nel suo ultimo “C’era una Volta Hollywood” gli ha detto che voleva fare un film solo per il cinema, un film dove la gente non poteva che guardarlo su grande schermo; non a casa, non sul divano; ma lì come ai vecchi tempi. E che il film sarebbe potuto durare nove ore e non tre. C’è un’ultima domanda. Non la faccio io. Ma merita di essere riportata per la risposta.

Lei si sente contento di essere americano in questo particolare momento?

“Sì, sono molto contento di essere americano in questo particolare momento. O meglio, posso essere anche triste e scontento di ciò che sta avvenendo ma penso che oggi più che mai bisogna sentirsi fieri di essere americani, proprio per stemperare ciò che sta avvenendo. Non mi vergogno di essere americano, sono fiero di essere americano, anzi un maschio bianco americano, e tuttavia io prima di tutto sono uno scrittore”. Cos’altro aggiungere? (qui)

Aggiungo io una cosa. Leggo in Wikipedia

Omosessuale dichiarato, critica duramente l’atteggiamento adulatorio tenuto dai media nei confronti dei gay successivamente al loro coming out, del quale ritiene principalmente responsabile la propaganda del movimento LGBT.

Santo subito!

barbara

PER LIBERTÀ E VERITÀ NON HA POSTO L’UNIVERSITÀ

Baroni inquisitori

È piuttosto lungo, ma vale la pena di leggerlo tutto, perché queste cose bisogna saperle.

Iniziarono colpendo che più in alto non si poteva, sul vicario di Cristo. Papa Benedetto XVI doveva andare a parlare alla Sapienza in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Ratzinger non parteciperà mai all’evento nel più antico ateneo romano. Troppo “incongruo” e non in linea con la “laicità della scienza”, dissero un centinaio di docenti firmatari di una lettera al rettore, Renato Guarini. Dieci anni fa, quell’episodio fu visto e giudicato come un fatto gravissimo: una grande università ostracizzava un pontefice nell’esercizio di quel pluralismo intellettuale che avrebbe dovuto essere il vanto di un ateneo. Oggi è prassi ordinaria e quotidiana, talmente banalizzata che sulla stampa italiana le centinaia di casi di professori messi alla gogna e alla berlina non fanno più notizia.
Di questa settimana è la campagna contro il celebre filosofo del diritto John Finnis, professore emerito presso l’Università di Oxford. Centinaia di studenti hanno lanciato una petizione perché l’università cacciasse questo famoso docente reo di “condotta discriminatoria”, per usare l’espressione presente nella petizione. La “colpa” di Finnis sarebbe quella di “essere omofobico e transfobico”.
Sul Guardian sono apparsi articoli dal titolo: “Ecco perché Finnis non dovrebbe insegnare a Oxford”. Poche ore dopo, la Oxford Union ritirava l’invito a William Donohue, presidente della Catholic League, un gruppo americano per i diritti civili, e Donohue si è detto “inorridito” per il modo in cui è stato trattato da quel prestigioso sindacato universitario che risale a ottocento anni fa. “A un certo punto devi fare una scelta: o esci dal business perché sei un paria o vai avanti e te ne freghi”, ha detto Bruce Gilley Le università occidentali sono diventate luoghi di timore e terrore intellettuale, dove minoranze accademiche agguerrite dettano la linea a fronte di un corpo docente silenzioso o, peggio, compiacente.
L’accademia è sempre più erosa da una tendenza all’integralismo ideologico e dal tentativo di determinare non solo quali azioni siano accettabili, ma anche quali pensieri e parole lo siano. Non dovrebbe una società accademica abbracciare, piuttosto che punire, la differenza intellettuale?
Le vendette, le delazioni, le petizioni, l’ostilità abbondano invece contro chi esercita il diritto al dissenso in quel mutuo “consenso”. Siamo arrivati alla partecipazione al culto della violenza celebrato su larga scala e alla fabbricazione di capri espiatori, bersagli dell’odio ideologico su cui sfogare una aggressività accumulata e repressa. I casi si contano a centinaia ormai.
A una dissidente iraniana, Maryam Namazie, è stato impedito di parlare in alcuni college inglese, come il Goldsmiths e il Warwick La sua difesa del free speech avrebbe `offeso” gli studenti di fede islamica.
Thilo Sarrazin, ex banchiere centrale tedesco e durissimo critico dell’immigrazione, ha parlato fra le proteste di studenti e insegnanti all’Università di Siegen.
Il professor Paul Griffiths, teologo americano di fama, aveva ricevuto una email di alcuni professori per indire due giornate su “come riconoscere e combattere il razzismo”. Siamo alla Duke Divinity School, una delle più importanti università d’America. Griffiths risponde così alla email dei colleghi: “E’ una sessione illiberale e dalle tendenze totalitarie”. Ed è stato gentilmente messo alla porta. Un professore della New York  University, Michael Rectenwald, si era creato un account Twitter anonimo per sbeffeggiare il politicamente corretto senza timore di conseguenze da parte dei “guerrieri della giustizia sociale”. I colleghi si sono lamentati per la sua “inciviltà” e il docente è stato costretto a prendere un lungo congedo forzato per “mancanza di disciplina”.
Il Premio Nobel inglese Tim Hunt è finito malissimo. Lo University College di Londra lo ha estromesso per la leggerezza commessa a una conferenza a Seoul, dove Hunt si lasciò scappare una frase sulle donne inadatte alla vita in laboratorio. “Maschilismo”. Hunt oggi vive in Giappone, dove ha scelto di autoesiliarsi con la moglie, anche lei accademica. L’ha pagata cara il fisico italiano Alessandro Strumia. “La fisica è stata inventata e costruita dagli uomini”, aveva detto questo scienziato e docente nel workshop organizzato dal Cern di Ginevra. “C’è una cultura politica che vuole sostituire competenza e merito con una ideologia della parità”.
Strumia si è visto sospendere dall’Istituto nazionale di fisica nucleare e anche l’Università di Pisa, dove insegna Strumia, ha disposto un “procedimento etico” contro il fisico.
Bret Weinstein e sua moglie, Heather Heying, si sono dimessi dalle loro posizioni all’Evergreen State College. Weinstein aveva criticato l’annuale Day of Absence della scuola dopo che agli studenti bianchi che avevano scelto di partecipare era stato chiesto di uscire dal campus per parlare di razzismo, il loro, quello congenito dei bianchi. Weinstein aveva definito l’evento “un atto di oppressione”.
Nel libro “Aristotele a Mont-SaintMichel”, lo storico francese Sylvain Gouguenheim, ordinario alla Scuola Normale di Lione, aveva spiegato che l’eredità greca nel Medioevo fu trasmessa all’Europa occidentale da Costantinopoli, riducendo il ruolo intermediario del mondo islamico. “La cultura greca non tornò all’occidente solo grazie all’islam: a salvare dall’oblio i filosofi antichi sarebbe stato innanzitutto il lavoro dei cristiani d’Oriente, caduti sotto dominio musulmano, e dunque arabizzati”, si legge nel testo.
Apriti cielo! Iniziarono a circolare numerose petizioni contro Gouguenheim. Una prima firmata da Hélène Bellosta e trenta accademici esce sul Monde. Poi arriva un appello di duecento dall’École normale supérieure. Infine, un testo di 56 ricercatori di storia e filosofia del Medioevo su Libération, in cui si accusa Gouguenheim di “razzismo culturale”. “Uno storico al servizio dell’islamofobia”, titola Main Gresh del Monde Diplomatique. Stesso destino per un altro storico di rango dell’Université de Bretagne-Sud, Olivier Pétré-Grenouilleau, reo di aver scritto il libro “La Traite des Noirs”, in cui dice: “Il numero degli schiavi cristiani razziati dai musulmani supera quello degli africani deportati nelle Americhe”. In un’intervista al Journal du Dimanche, Petre-Grenouilleau andò oltre, rifiutando di riconoscere la schiavitu come “genocidio” e di equipararla alla Shoah. Il “Collectif des Antillais, Guyanais et Reunionnais” sporse querela contro lo storico. “L’ostracismo dei ricercatori che si avvicinano ai temi sensibili dell’islam e dell’immigrazione”. Così il Figaro qualche giorno fa ha definito un fenomeno sempre più dilagante in Francia in ambito universitario. Uno è Christophe Guilluy, lo studioso di riferimento della “Francia periferica”. Il suo ultimo libro, “No society” (uscirà in italiano per le edizioni universitarie della Luiss), è il resoconto della fine della classe media.
Su France Culture lo si addita come “ideologo del Rassemblement national”, un lepenista. L’altro è Stephen Smith, studioso di immigrazione, autore del libro “La ruée vers l’Europe”, un macroniano.
Dal College de France, il demografo François Héran lo accusa di “agitare lo spettro del pericolo nero”. “Ho ricevuto un messaggio da un collega accademico che mi ha detto `fai attenzione al nazista Finkielkraut che ti ha appena citato”‘, ha detto Guilluy al Figaro. Questo il clima. Erika Christakis, docente a Yale di Psicologia, aveva osato lamentarsi che l’università era diventata “un luogo di censura” dopo la richiesta degli studenti di bandire i costumi “offensivi” per Halloween. Sia Erika sia il marito, Nicholas Christakis, anche lui professore a Yale, iniziano a ricevere email violente e solo pochi colleghi firmano la lettera di solidarietà. Così, Erika e Nicholas si sono dimessi.
Gli studenti di Medicina del King’s College di Londra avevano chiesto a Heather Brunskell Evans, ricercatrice e portavoce del Women’s Equality Party, di tenere una conferenza su “pornografia e sessualizzazione delle donne”. La facoltà le ha fatto sapere che l’evento era stato cancellato perché le sue opinioni sui transessuali avrebbero violato la politica dello “spazio sicuro”. Brunskell Evans ha detto al Times che “le brave persone stanno indietro, non fanno niente, come altre vengono messe alla berlina. Le organizzazioni e gli individui sono pietrificati dall’idea di essere viste come portatori di idee che non sostengono in modo inequivocabile la dottrina transgender.
E’ scioccante”.
Un’altra femminista, Linda Bellos, era stata invitata al Peterhouse College, annunciando che avrebbe “messo in discussione pubblicamente alcune `transpolitiche”.
Linda Bellos è donna, nera, ebrea, lesbica e femminista. Ma non ancora abbastanza politically correct.
Jenni Murray, veterana del giornalismo e conduttrice di Woman’s Hour su Radio 4, era stata a Oxford per discutere delle “potenti donne britanniche nella storia e nella società”. Ma l’evento è decaduto dopo che una serie di lettere sono state inviate all’università, condannando Murray come una “transofoba”.
Toby Young, dopo che era stato nominato uno dei membri dell’Ufficio britannico per gli studenti, è stato distrutto professionalmente. Su Twitter sono stati ripescati suoi commenti sulle donne scritti diciassette anni prima. L’Università di Buckingham lo ha dimesso da “visiting fellow”.
Rachel Fulton Brown, medievista all’Università di Chicago, è stata oggetto di una campagna d’odio per l’articolo “Three Cheers for White Men”, dove sostenne che gli uomini bianchi hanno avuto un ruolo nello sviluppo di certi diritti goduti dalle donne in tutto il mondo occidentale. Fulton valorizzò la cavalleria e l’amor cortese, lo sviluppo del matrimonio e alcuni elementi del femminismo, che sono stati sostenuti da filosofi come John Stuart Mill. “Suprematista bianca”!
Bruce Gilley è l’accademico che ha più chance oggi di essere cacciato da una conferenza accademica in Gran Bretagna. Questo docente alla Portland State University in Oregon, agli occhi di molti, dice l’indicibile, e molto forte: loda il colonialismo in generale e l’impero britannico in particolare. In un articolo intitolato “The case for colonialism” nella rivista Third World Quarterly, Gilley aveva scritto che “il colonialismo occidentale era, come regola generale, oggettivamente benefico e legittimo”. L’editore ha ricevuto “minacce serie di violenza personale”. Quindici membri del consiglio di amministrazione della rivista si sono dimessi e l’articolo è stato ritirato. Gilley ha compreso la decisione di tirare giù il suo articolo su Third World Quarterly: “Stavano ricevendo minacce di morte da parte di fanatici”, ha detto al Times. “Una cosa è difendere la libertà di parola, ma queste riviste non hanno la capacità di resistere al contraccolpo: proteste, inondazioni di e-mail, cause per presunta promozione del nazismo”.
A Londra, il professore ha tenuto lezione a un seminario privato per studenti e preso parte a una tavola rotonda, ma ha evitato un evento pubblico. “Il risultato sarebbe stato una tempesta di merda e sarebbe stato inutile. Ma avrebbe mostrato fino a che punto in Gran Bretagna, in tutti i posti, le persone hanno smesso di pensare”.
Parlando sempre col Times, Gilley ha detto: “Se non sei di sinistra nel mondo accademico, ti trovi in un ambiente di lavoro molto ostile e a un certo punto devi fare una scelta, o esci dal business perché sei un paria, o decidi di fregartene e semplicemente di `offendere”. Il Middlebury College nel Vermont, lo stato più liberal d’America, aveva invitato Charles Murray, sociologo conservative autore di saggi importanti contro il welfare state. Quando Murray è salito sul palco, quattrocento studenti gli hanno urlato “razzista, sessista, antigay”. Murray ha continuato la conferenza in un ufficio, in streaming. Poi, all’uscita, è stato attaccato fisicamente da un gruppo di manifestanti. Noah Carl, studioso arruolato dall’Università di Cambridge, ha visto il suo nome dato in pasto all’opinione pubblica da trecento professori di tutto il mondo che avevano firmato una lettera aperta in cui si denunciava la sua nomina.
In Francia, un professore di Filosofia di Tolosa, Philippe Soual, si è visto cancellare un corso su Hegel dall’ateneo Jean Jaurès di Tolosa, dopo che Soual è stato accusato da un’associazione di studenti di essere un “portavoce della Manif pour tous”, il movimento che ha riempito le piazze di Francia per manifestare a favore dell’unicità del matrimonio tra uomo e donna.
Sempre a Oxford Nigel Biggar, professore di teologia morale, è stato attaccato per le sue tesi troppo indulgenti nei confronti dell’imperialismo. Biggar a dicembre ha dovuto tenere una conferenza accademica in privato per paura di vedersi interrompere dagli attivisti. Un altro motivo per tenere l’evento a porte chiuse era che un giovane studioso avrebbe partecipato solo a condizione di rimanere anonimo, “per timore che la sua presenza arrivasse all’attenzione di alcuni dei suoi colleghi più anziani”.
Peter Boghossian, docente di filosofia all’Università di Portland, sta rischiando il lavoro per aver scritto articoli-farsa pubblicati in alcune delle maggiori riviste accademiche americane sul gender e altri critical studies. “Falsificazione dei dati”, questa l’accusa. La dissidente somala Ayaan Hirsi Ali, critica dell’islam e riparata in America dall’Olanda, è stata cacciata dalla Brandeis University, una delle culle del liberalismo accademico americano che avrebbe dovuto onorarla con una laurea. Cento professori dell’ateneo nel Massachusetts, uno degli stati più di sinistra d’America, erano troppo imbarazzati a ospitare una portavoce del Terzo mondo che non rientrava nei loro stereotipi.
E quando un professore venne minacciato di decapitazione dagli islamisti, i colleghi lo attaccarono e lasciarono solo. E’ il caso Robert Redeker, autore di un articolo sul Figaro molto duro sull’islam e finito sotto scorta. “I colleghi parlano di te come di un morto”, gli dicono dall’istituto Pierre-Paul Riquet di Saint-Orens de Gameville, a Tolosa, dove Redeker insegnava prima della fatwa.
I sindacati francesi di insegnanti annunciarono di “non condividere le idee di Redeker”. Detto fatto, il professore di filosofia non insegnerà più. Insegnava, oltre a un liceo, in una scuola per ingegneri, molto prestigiosa, la scuola nazionale dell’Aviazione civile, a Tolosa. Quando, nel gennaio 2007, i mass media annunciarono che un terrorista internazionale, che aveva lanciato contro Redeker la condanna a morte pubblicata su un sito web islamista, i dirigenti di quella scuola gli comunicarono che non poteva più insegnare.
Anche il rettore della facoltà di Scienze sociali di Toulouse ne disdisse il ciclo di conferenze, per ragioni di sicurezza. Le autorità trovarono a Redeker una nuova occupazione: correttore di bozze al Centre national de la recherche scientifique.
Lì il reprobo non avrebbe più dato fastidio a nessuno.
L’università occidentale – che dovrebbe essere la casa del pluralismo, del dibattito, della ricerca intellettuale, della libertà di pensiero – sta diventando un posto molto pericoloso, una pira per eretici, dove la tendenza dominante è quella di considerare come insubordinazione o eversione ogni apostasia dall’ordine costituito e il conformismo di ogni colore stringe sempre più le maglie. Chi non si integra è perduto o rimane, nella migliore delle ipotesi, un personaggio marginale. Sono loro, queste mosche bianche, non gli studenti e i professori alleati nella censura e nella recriminazione, ad avere oggi bisogno di uno “spazio sicuro”, come usa chiamarli nel linguaggio impazzito del politicamente corretto.

Giulio Meotti, Il Foglio, 19/01/2019

E come ci si ammala e si muore di troppa igiene, così, se non ci sarà una radicale inversione di rotta, di politicamente corretto moriremo tutti.

barbara

ADESSO ANCHE LE NINFE

 di Antonella De Gregorio

Manchester, via le ninfe dal museo: «Erotismo offensivo». Ma è polemica

In clima di #MeToo, alla MAG rimosso dipinto preraffaelita. La curatrice: «Un nuovo imbarazzo nel vedere corpi femminili come forma di arte passiva». Il pubblico invitato ad esprimere pareri: «Un pericoloso precedente»
ninfe
Fanciulle di fresca bellezza e dall’allegro sorriso. Ma le ninfe a mollo nell’acqua, che rapiscono Ila (il bellissimo giovane della mitologia greca, prediletto di Eracle) in epoca di #MeToo (la campagna contro le molestie sessuali diventata virale) possono anche essere viste come una fantasia erotica inadatta e offensiva per il pubblico moderno. Questa, almeno, la posizione della Manchester Art Gallery, che ha rimosso dalle sue pareti il dipinto «Hylas and the Nymphs» (1896), di John William Waterhouse, artista britannico Preraffaellita, lasciando al suo posto uno spazio vuoto. «Diteci cosa ne pensate», hanno chiesto ai visitatori, invitandoli a pubblicare online le proprie reazioni o a lasciarle scritte nella sala che ospitava l’opera. «Il mondo è pieno di questioni intrecciate di genere, razza, sessualità e classe che riguardano tutti noi – sta scritto nel vuoto lasciato dal quadro -. Come possono le opere d’arte parlarci in modo più contemporaneo e rilevante? Quali altre storie potrebbero raccontare queste opere e i loro personaggi? Quali altri temi sarebbero interessanti da esplorare nella galleria»?

Colpo di spugna arbitrario

La parete vuota si è immediatamente riempita di Post-it. Quasi tutti contrari alla decisione: «Un pericoloso precedente» (ma anche «Un atto politicamente corretto)», «Repressione in stile talebano. E da parte di una donna!» , si legge. Su Twitter, all’hashtag #MAGSoniaBoyce, c’è chi si indigna: «Avete appena comunicato a milioni di donne che devono vergognarsi del proprio corpo. Burqa per tutti», scrive @Saffron—Blaze. «I totalitarismi e l’arte non vanno d’accordo», commenta @BateComedy. Peter Sharp cita Frank Zappa: «Il politicamente corretto è solo un’altra forma di fascismo». Mentre Ian Kikuchi riassume: «L’unica conversazione che la Gallerua di Manchester sembra aver avviato è un gigantesco coro contro la censura».

Atto artistico

Michael Browne, artista che ha partecipato all’evento in cui è stato rimosso il dipinto (un atto artistico in sé, che farà parte di una personale di Sonia Boyce, alla Gam dal 23 marzo), si è detto preoccupato da questo «colpo di spugna arbitrario sul passato»: «Non mi piace l’idea che un’opera d’arte venga rimossa, che qualcuno si arroghi il potere di dire cosa sia giusto o sbagliato esibire. I curatori stanno usando il loro potere di veto in una collezione pubblica. Se passa questa linea, anche altri dipinti storici che giacciono nei sotterranei della galleria, o in altri musei, potrebbero essere considerati offensivi e non vedere mai la luce».

«Non è censura»

Clare Gannaway, la curatrice di arte contemporanea della Gam, ha assicurato che obiettivo della rimozione non è censurare, ma provocare il dibattito. Il dipinto si trovava in una sala intitolata «In Pursuit of Beauty», (alla ricerca della bellezza), che contiene dipinti del XIX secolo che esibiscono molti nudi femminili. Un titolo «infelice», secondo la Gannaway, che rappresenta solo opere di artisti maschi che usano il corpo femminile come elemento decorativo passivo. «Avverto un senso di imbarazzo che non avevo mai provato prima – dice -. È come se la nostra attenzione finora fosse stata rivolta altrove, ci siamo dimenticati di guardare». E ha poi ammesso che a far maturare la decisione ha sicuramente contribuito anche il dibattito generato dalle campagne «Time’s Up» e «#MeToo».

Il precedente

La mossa della Gannaway in realtà potrebbe essere solo un abile strategia di marketing. «Mai così tanti, gli ammiratori di questo dipinto», si legge tra i tweet. Intanto, il Guardian ricorda un precedente, relativo a Waterhouse: nel recensire la mostra alla Royal Academy of Arts del 2009, dedicata all’artista, il critico Waldemar Januszczak aveva scritto di un dipinto che rappresentava la morte di Sant’Eulalia , una ragazza di 12 anni: «Non sapevo se ridere, piangere o chiamare la polizia».

1 febbraio 2018 (modifica il 1 febbraio 2018, qui, dove potete vedere anche il video della rimozione del dipinto)

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Ma poi, dico, – oltre a tutto il resto, che comunque è già stato detto dai commentatori locali – se sono loro ad adescare lo strafigo, qualcuno mi spiega dove sta la passività? Qualcuno mi spiega dove starebbe il nesso con le povere caste vergini violate dagli orchi a Hollywood ancora traumatizzate dopo vent’anni? Ma va da via i ciapp, va’.
E standing ovation per Frank Zappa.

barbara