SESSO DEBOLE?

Rotem
Si chiama Rotem, è sergente nell’esercito israeliano. Un mese fa al posto di blocco presso cui prestava servizio ha bloccato un attentatore suicida impedendogli di compiere l’attentato. Ieri, allo stesso checkpoint, ha bloccato un terrorista armato di coltello, impedendo ancora una volta una tragedia.
(Grazie a Ugo Volli che mi ha aiutata a trovare la parte di notizia che mi mancava)

barbara

AGGIORNAMENTO: ed è donna (e molto bella) anche questa
soldatessa isr
Grazie a Mirella

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IL BENE OSTINATO

Per la serie: una buona causa finita in pessime mani. La buona causa è quella a cui il libro è dedicato: il Cuamm, Collegio universitario aspiranti e medici missionari. Un’associazione di cui nessuno o quasi ha sentito parlare perché loro non si fanno pubblicità, non fanno comparsate televisive, non spendono tre quarti del loro budget in public relation: loro agiscono e basta, dove c’è bisogno prendono e vanno, senza tanti clamori, e fanno quello che c’è da fare.

Mi misero davanti cifre stupefacenti. Milletrecentotrenta uomini e donne, per un totale di quattromilatrecento anni di servizio, si sono mossi su duecentoundici ospedali tra il Sudan e il confine settentrionale del Sudafrica. Un esercito. Una bandiera. Millecentoventitré medici e altri operatori più duecentosette coniugi al loro seguito, la maggioranza del Centronord, molti veneti e lombardi, ma anche tanti meridionali; da diciannove regioni su venti e novantatré province su centodieci. Milletrecentotrenta storie che in silenzio hanno cambiato il mondo della sanità pubblica nel Continente nero. E poi una solidissima reputazione di affidabilità, costruita con i fatti e non con la comunicazione, perché sono convinti che non si devono strumentalizzare i malati per la pubblicità. C’era l’Africa, in mezzo a quella gente.
La scelta, nel 2008, di nominare direttore del Cuamm don Dante Carraro, veneto anche lui, lasciava trasparire l’idea di un’operatività ancora più spinta. Difatti viaggiava come un matto su e giù per l’Africa, da un Tropico all’altro, per verificare, controllare, incoraggiare, risolvere problemi in ciascuno dei sette paesi dove opera l’organizzazione. Diplomato in servizi sanitari e nella gestione delle risorse umane, mi fece capire che il Cuamm non è un pachiderma che sostenta se stesso, ma, nella massima trasparenza, riesce a contenere al 9,3 per cento i costi amministrativi e a dedicare il 90,7 per cento delle uscite del bilancio ai progetti in Africa. Solo nel 2009 sono state fatte 437.492 visite ambulatoriali, 50.497 visite pre e post natali, 108.442 ricoveri, 123.016 vaccinazioni, 19.491 parti.

Storia di un’organizzazione, di un ideale, di un impegno, e storie di uomini e donne che in questo impegno hanno creduto, e ancora storie di lotte contro una burocrazia ottusa, in mezzo al tiro incrociato dei giochi di potere, il tutto splendidamente narrato, col ritmo incalzante di un film d’azione.
Qual è dunque il neo? Sono i giudizi che Rumiz dissemina a piene mani, e per i quali non troverei inadeguato parlare di vero e proprio razzismo: gli africani sono belli e gli europei sono brutti, gli africani sono eleganti e gli europei sono goffi, gli africani sono intelligenti e gli europei sono stupidi, gli africani sono generosi e gli europei sono avidi, gli africani sono onesti e gli europei sono disonesti, gli africani sono sinceri e gli europei sono falsi, gli africani sono riconoscenti e gli europei sono ingrati, gli africani hanno dei valori in cui credono e gli europei si sono persi nel consumismo, gli africani sono aperti e gli europei sono gretti… Peccato, davvero. Vale comunque la pena di superare il pur non modesto fastidio, e leggere il libro.

Paolo Rumiz, Il bene ostinato, Feltrinelli
ilbeneostinato
POST SCRIPTUM: poi, volendo, di bene ostinato se ne trova anche qui.

barbara