POLIZIA POLIZIA,

NON APPENA TU VAI VIA
QUI DIVENTA UN PARADISO E COSÌ SIA

La timeline di CHAZ/CHOP con uno straccio di fonti

Pubblicato il 30 Giugno 2020 alle 19:45

In giro si leggono storie e leggende su quest’esperimento di comune, ma le fonti scarseggiano: ho provato a trovarle io.
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(…) Giorno 1 – 8 giugno 2020

In seguito alle proteste per l’omicidio di George Floyd, la sede della polizia di Seattle è stata abbandonata, vandalizzata e occupata dai manifestanti assieme a sei quartieri attorno, di norma abitati da persone agiate. Un banner all’ingresso dell’edificio recita “questo spazio ora appartiene alla gente di Seattle” e viene ribattezzata CHAZ, “Capitol Hill Autonomous Zone”. Quando un reporter del NY Times domanda a un manifestante cosa vogliono ottenere, lui risponde: «Vogliamo dimostrare coi fatti che non abbiamo bisogno della polizia.»
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Giorno 2 – 9 giugno 2020
A centinaia, i cittadini accorrono per ascoltare dibattiti, poesie e canzoni; arrivano famiglie, i bambini disegnano coi gessetti sull’asfalto, writers dipingono. Viene proiettato in mezzo alla strada il documentario di Ava DuVernay sull’impatto criminale della giustizia americana sulla comunità afroamericana. Dei volontari aprono un sito in cui documentano ogni evento, altri formano un orto ad uso esclusivo degli afroamericani.
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ma in realtà avevano fatto anche delle serre, dove si vedono piante ben impamacciate e orti meglio strutturati. Sui social si chiedono donazioni di terra e di manodopera volontaria.

Giorno 3 – 10 giugno 2020
I manifestanti organizzano la prima assemblea popolare di Chaz. Provano a stabilire un ordine gerarchico, ma la folla tuona e ribadisce che la gerarchia deve rimanere orizzontale. Viene istituita la raccolta differenziata, montate le tende, volontari creano un punto di soccorso medico e distribuzione gratuita di acqua, cibo e libri di autori afroamericani o indigeni.
Si fanno vedere alla spicciolata i primi clochard di Seattle in cerca di qualcosa da mangiare e vengono accolti. In Internet viene detto che chi vuole contribuire può fornire vestiti, marijuana, sigarette, pile, bevande energetiche, ricariche telefoniche.
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Giorno 4 – 11 giugno 2020
Vengono aperti luoghi di conversazione, ci si dedica a un enorme graffito sull’asfalto con la scritta “Black lives matter”. C’è un’altra assemblea popolare, poi nel pomeriggio si presenta un predicatore cattolico; uomini incappucciati che si autodefiniscono “antifa” lo attaccano, lo strangolano e lo trascinano via cercando di frapporsi tra la vittima e le telecamere.
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La portavoce ufficiale della comunità sembrerebbe essere tale Lauracouc, una bianca trans lesbica di 18 anni. “There’s no looting, there’s no violence here, this is really a peaceful zone” dice un intervistato.
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Giorno 5 – 12 giugno 2020
Il diario con il resoconto quotidiano di CHAZ smette di essere compilato. I residenti e commercianti della zona si trovano i negozi devastati e non possono raggiungerli né lavorare, mentre i residenti non possono tornare a casa, vengono molestati e servizi di nettezza urbana, polizia, ambulanza e vigili del fuoco non sono garantiti. Quando i commercianti provano a parlare coi cittadini di CHAZ, scoprono che ci sono uno sfacelo di fazioni e ognuna dice di essere quella che comanda.
L’orto diventa accessibile e coltivabile a tutti.
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La polizia riferisce che le richieste d’aiuto durante la notte stanno aumentando. L’account Twitter “Seattle antifascist” dice che a CHAZ hanno bisogno di più gente armata. La sera l’atmosfera non è delle migliori, in effetti.
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Giorno 6 – 13 giugno 2020
La pagina Facebook di Chaz viene inondata da dozzine di ex fidanzate della portavoce che raccontano di essere state molestate e abusate da lei. Lauracouc ammette di aver fatto quello di cui è accusata e promette di porre fine alla sua vita, poi il giorno dopo torna a scrivere come niente fosse. Durante la notte le telefonate al 911 sono triplicate: e qui arriva Raz Simone.
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Raz viene ritratto da Forbes come un uomo di “ampie vedute, intelligente, illuminato, con una mentalità imprenditoriale, appassionato di uguaglianza razziale e giustizia, proprietario di una casa da milioni di dollari a Seattle, che guida una Tesla e vuole agire per aiutare la sua comunità e la sua società”.
Forbes dimentica di menzionare che Raz per sua ammissione era un magnaccia, rapava la testa alle donne che faceva prostituire se protestavano ed era autore di commentini deliziosi tipo
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La mentalità imprenditoriale di Raz lo spinge a circondarsi di uomini con armi automatiche, autoproclamarsi polizia di Chaz e girare chiedendo pedaggi o molestando le persone presenti. Qui lo vediamo pestare a sangue uno dei tanti writers (video completo qui) dimostrando le sue ampie vedute: «Mi sa che hai bisogno di un po’ d’amore» dice. Quando il tizio urla «Mi hai rotto gli occhiali!» lui replica «sì, avrei dovuto romperti la faccia», poi lo rapina del cellulare e quando il tizio protesta gli dice «Non provarci o ti faccio saltare il cervello». Qui discute civilmente con un giornalista prima di picchiarlo.

Giorno 7 – 14 giugno 2020
Due tossici distruggono l’orto dedicato agli afroamericani nell’indifferenza generale. C’è una sparatoria nella quale rimane ucciso un ragazzo afroamericano di 19 anni e un 33enne rimane ferito. I residenti di Chaz chiamano la polizia, ma una folla armata e aggressiva gli impedisce di entrare. Alcuni suggeriscono che per coerenza, davanti all’ennesimo omicidio di una persona di colore, la comunità di Chaz dovrebbe mettere tutto a ferro e fuoco e creare una comunità autonoma all’interno della comunità autonoma dove la polizia di Raz Simone non può entrare. Ma c’è un problema maggiore: il cibo. Le donazioni scarseggiano e i barboni si sono rubati le scorte.
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Giorno 8 – 15 giugno 2020
C’è una seconda sparatoria in cui perde la vita un ragazzino di 16 anni e un altro di 14 rimane gravemente ferito. La gente comincia ad abbandonare Chaz, mentre i signori della guerra la milizia rafforza le barricate per evitare che entrino provocatori ed estremisti di destra. I furti e le rapine sono all’ordine del giorno e viene registrato il primo caso di tentato stupro ai danni di una ragazza sorda, attratta in una tenda con la promessa di cibo.
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I furti si sprecano a cui seguono processi sul posto e punizioni corporali. In Internet vengono fatte richieste di cibo di qualsiasi tipo; gli incendi diventano un problema, perché i pompieri non si fidano a entrare.
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Giorno 9 – 16 giugno 2020
Nella terza sparatoria rimane ucciso il rapper di 19 anni Lorenzo Anderson. Ora la polizia e le ambulanze hanno il permesso di entrare, ma non esistono testimoni di alcun tipo: i colpevoli non vengono né cercati né trovati perché gli occupanti di CHAZ sono “non cooperative” con le forze dell’ordine. Commercianti e residenti riferiscono alla polizia tentativi di estorsione da parte dei manifestanti che vogliono il pizzo per permettere alla gente di aprire il negozio o il ristorante. In 18 decidono di querelare la città per mancato servizio.

La polizia decide che può bastare
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In meno di 10 giorni la comunità ideale è diventata un luogo con barriere e checkpoint che soffoca e rimuove gente di fede diversa, crea zone e spazi basandosi sul colore della pelle. Ruba, stupra, uccide, estorce, ha un elevato tasso di omertà e di criminalità organizzata, ha bisogno di armi per definire il proprio potere e la propria sicurezza, uccide ragazzini e ha molestatori che occupano qualsiasi posizione sociale. L’esperimento di un mondo senza polizia è considerato concluso. Dall’account Twitter, CHAZ/CHOP dichiara che la protesta continuerà in Internet. Le barriere vengono rimosse e, lentamente, si torna alla normalità.

Nicolò Zuliani, qui (andateci: è un posto interessante), via toscano irriverente che così commenta:

Un mix tra una comune anni ‘70, “Il Signore delle Mosche” e l’URSS stalinista.

Io aggiungerei anche una buona dose di nazismo, che quando si ha a che fare con gli antifascisti di professione non può mai mancare.

barbara

C’ERA UNA VOLTA IN HONG KONG

C’è oggi in Hong Kong  (attenzione: all’interno del video c’è una scena piuttosto violenta)

Così la barbarie dei peggiori genocidi del pianeta si appresta ad assassinare la libertà, ad assassinare la democrazia per arrivare, passo dopo passo, ad assassinare tutte le democrazie del mondo. Con la complicità di alcuni governi.

barbara

TROVA LA DIFFERENZA

 

Questa invece è la manifestazione di protesta contro il governo di oggi (questa è una sola piazza, poi ci sono le vie intorno e il resto), organizzata in quattro e quattr’otto in un giorno lavorativo..
proteste roma
E poi beccatevi anche questa

E per chiudere in bellezza
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barbara

… TI SARÀ CHIARO CHE LA VITA NON È UN FILM

non è un film
Questa è l’area presso la casa in cui è stato colpito e ucciso Daniel Tregerman.

Quest’altro invece è un brevissimo scorcio di ciò che è accaduto ieri (prestare attenzione agli orari):
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Che poi, se c’è da protestare
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(ma siamo poi sicuri che sia davvero chiaro per tutti che cosa è un film e che cosa no?)

barbara

IO NON HO MICA TANTO CAPITO, PERÒ

Voglio dire, è vero che quelli scesi in piazza per buttare fuori Mubarak erano quelli (presumibilmente) buoni, che chiedevano la fine della corruzione e una maggiore libertà (non parliamo, ovviamente, di democrazia, perché non possiamo usare le nostre scale di valori per misurare realtà totalmente diverse) e che poi, non appena è stato chiaro che avevano vinto loro, hanno fatto irruzione gli islamici che stavano lì in agguato come serpi, si sono impadroniti della piazza, ne hanno cacciato quelli che fino a quel momento avevano combattuto e li hanno depredati della vittoria. Tutto vero. Però. Però poi ci sono state le elezioni. C’è stata una campagna elettorale più o meno regolare, durante la quale è stato detto, nel modo più chiaro, che l’obiettivo degli islamici e del loro candidato Morsi era questo:

E il 70% ha votato per loro. E Morsi, diventato presidente, si è dato da fare fin dal primo giorno per mettere in atto ciò che era stato mandato a fare, ciò che il 70% dei votanti lo aveva legittimato a fare, ciò che gli era stato esplicitamente, dalla stragrande maggioranza degli egiziani, chiesto di fare. E adesso vanno in piazza per mandarlo via perché la sharia non gli piace? Ma questa gente lo sa, almeno, che cosa vuole? Hanno deciso che cosa vogliono fare da grandi? O stanno registrando una puntata di Paperissima? (Spero che qualcuno non mi venga a raccontare, come attenuante, la storiella del voto di protesta: chi sceglie il voto di protesta, che il votato si chiami Grillo, Morsi o Hitler, è sempre e solo un grandissimo, gigantesco, mastodontico, stratosferico coglione).

barbara

AGGIORNAMENTO: gli islamici, nel frattempo, si dedicano al loro sport preferito: il lancio dal tetto degli avversari (già ammirato qualche tempo fa in quel di Gaza):

ATTENZIONE: I POSSESSORI DI STOMACI DELICATI SI ASTENGANO DAL CLICCARE.

QUASI UN CENTINAIO DI AGGRESSIONI SESSUALI IN PIAZZA TAHRIR

La ONG Human Rights Watch (HRW) ha chiesto alle autorità egiziane di adottare “immediatamente” le misure necessarie per fare fronte ai “livelli orribili” di violenza sessuale contro le donne, registrati nei giorni scorsi in piazza Tahrir e ha richiesto che i responsabili siano condannati.
Secondo la dichiarazione rilasciata dall’organizzazione, i gruppi egiziani che lottano contro le molestie sessuali hanno assicurato che almeno 91 donne sono state aggredite sessualmente e in alcuni casi anche violentate in Piazza Tahrir durante i quattro giorni di proteste iniziate lo scorso 30 giugno, per chiedere le dimissioni del Presidente, Mohamed Mursi.
“Le aggressioni sessuali durante le proteste in piazza Tahrir mostrano il fallimento del governo e di tutti i partiti politici nel contenere la violenza a cui sono esposte le donne negli spazi pubblici in Egitto,” ha detto il vice direttore di HRW per il Medio Oriente, Joe Stork.
“Questi gravi crimini impediscono alle donne di partecipare alla vita pubblica dell’Egitto, proprio in un momento che è fondamentale per il paese,” ha continuato.
Il gruppo egiziano Operazione contro le molestie e la violenza sessuale ha confermato 46 aggressioni lo scorso 30 giugno, 17 il primo luglio e 23 il giorno 2. Inoltre, volontari dell’organizzazione sono intervenuti per proteggere ed evacuare 31 donne vittime di aggressioni sessuali. Separatamente, l’Istituto per gli studi femminili Nazra ha registrato altri cinque casi il 28 giugno.
L’ONG ha richiesto che si faccia tutto il possibile per applicare correttamente la legge e proteggere le vittime. Inoltre ha sottolineato la  necessità di aprire un’inchiesta sull’accaduto, e che i responsabili ne rendano conto di fronte alla giustizia.
Human Rights Watch ha affermato di avere le prove che fonti sia mediche che della polizia hanno fornito ai media informazioni sull’identità delle vittime senza il loro preventivo consenso, una violazione del loro diritto alla privacy che, in alcuni casi, può rappresentare un rischio per le vittime.
L’ONG ha sottolineato che le donne che sono vittime di violenza sessuale e sopravvivono agli attacchi sono riluttanti a parlare pubblicamente a causa dello stigma sociale a cui sono sottoposte. Yasmine el Baramawi, una delle poche donne che hanno parlato dell’aggressione che ha subito a novembre 2012, ha assicurato a HRW, che è stata violentata per 90 minuti al centro di una manifestazione a piazza Tahrir.
Secondo la testimonianza di questa donna di 30 anni, nel momento in cui è iniziato l’assalto, era circondata da quindici uomini, ma il gruppo è arrivato a superare il centinaio. «L’impunità per le violenze sessuali contro le donne è la norma in Egitto», ha lamentato Stork. (qui, traduzione mia).

barbara

L’IRAN TORNA IN STRADA

Ancora una volta l’Iran migliore torna in strada. Ancora una volta l’Iran migliore protesta. Ancora una volta l’Iran migliore si ribella. Ancora una volta l’Iran migliore tenta di scrollarsi di dosso il suo pesantissimo giogo.

(continua)

Riusciranno questa volta ad abbattere l’odiato e odioso regime che da oltre trent’anni annichilisce questo meraviglioso popolo? I precedenti, purtroppo, non inducono all’ottimismo. Noi tuttavia, fratelli iraniani, siamo con voi.

barbara