CARO VAURO, CARO VATTIMO, CARA MANNOIA

E poi cari Minà Fratoianni Di Battista Di Stefano Grillo PD Manifesto BLM e cara paccottiglia varia mista – compresi i froci che portano sulla maglietta l’immagine di uno dei peggiori omofobi della storia – e anche caro Abbado anche se sei morto:

E questa è la differenza fra chi conosce Cuba e le teste di cazzo che si divertono a giocare a fare i froci col culo dei cubani.

barbara

QUANDO UN CUBANO

entra per la prima volta in un supermercato americano e vede quello che per noi, tutti noi, è normalità quotidiana.

Dai, forza, gridate abbasso il capitalismo infame, inneggiate al comunismo (o socialismo, se preferite chiamarlo così, convinti che nei fatti siano due cose diverse) che porta libertà. giustizia, uguaglianza sociale: su, forza.

Credo che valga poi la pena di leggere questo articolo.

Cuba Libre?

Negli Stati Uniti, “Cuba Libre” significa rum e coca. A Cuba stessa, significa qualcosa di molto più inebriante: libertà. Stiamo vedendo quel grido di libertà ora nelle strade de L’Avana.
I regimi non cedono il potere volentieri, e le proteste popolari potrebbero non fare alcuna differenza. Basta chiedere al regime di Maduro in Venezuela, che ha schiacciato ripetutamente le rivolte. Eppure, le dimostrazioni a Cuba sono abbastanza grandi che l’amministrazione Biden ha finalmente offerto qualche elogio pacato dopo essere rimasta in silenzio per giorni (proprio come fece l’amministrazione Obama quando gli iraniani protestarono contro il regime dei mullah nel 2009).
I manifestanti cubani devono ancora sentire un messaggio inequivocabile di sostegno dalla Squad o da Bernie Sanders, che periodicamente ha tessuto gli elogi alla dittatura di Castro. A Sanders è piaciuto il programma di alfabetizzazione. Ottima osservazione, Bernie. Forse anche alla moglie di Abramo Lincoln era piaciuta l’uscita al teatro.
Anche se il fattore principale che guida le proteste è un desiderio di libertà (e la frustrazione per la mancanza di vaccini COVID-19 a Cuba [? Come mancanza di vaccini? Non ne avevano due pronti fabbricati da loro che intendevano regalare al mondo intero? Dai, c’era scritto su tutti i giornali!]), c’è anche una dimensione economica.
Questa dimensione economica può essere illustrata con un fatto sorprendente: I cubano-americani, con una popolazione di 2,38 milioni, guadagnano più dell’intera isola di Cuba, con 11,3 milioni di persone.
Questo non è perché i cubano-americani siano un gruppo di immigrati particolarmente ricco. Al contrario. Sono al 73° posto, ben dietro gruppi di immigrati come gli americani dall’India o i cinesi. Nonostante il 73° posto tra i gruppi etnici degli Stati Uniti, le famiglie cubano-americane guadagnano più, in totale, di tutte le famiglie cubane messe insieme, perché quelle negli Stati Uniti guadagnano più di otto volte tanto. È una differenza sbalorditiva, ed è successo in una sola vita.
Questo fatto illumina una verità profonda e potente. Mostra come i risultati economici dipendano dai diritti di proprietà, dallo stato di diritto e da altre caratteristiche fondamentali del sistema politico-economico americano. I sistemi competitivi e capitalistici non producono solo risultati migliori; producono risultati molto migliori, vite molto più prospere per i cittadini comuni.
Quanto più prospera? Ecco un’altra piccola illustrazione. In Unione Sovietica, Stalin mostrava al suo popolo il film del 1940 “The Grapes of Wrath“, perché illustrava potentemente la povertà degli americani durante la Grande Depressione. Smise di mostrarlo quando il pubblico notò che anche la povera famiglia Joad aveva un furgone. Un furgone! Nessuno nella gloriosa Unione Sovietica poteva permettersi un furgone. Molte fattorie collettive non potevano permetterselo. Eppure una famiglia povera in America poteva. Brutto messaggio per il nuovo uomo sovietico.
Ma è un buon messaggio da mandare all’ultima generazione di socialisti romantici d’America, compresa la quasi metà della più giovane generazione di elettori che preferisce il socialismo al capitalismo.
Naturalmente, l’estrema sinistra e i successori di Castro danno la colpa dei problemi economici di Cuba all’embargo statunitense. Si sbagliano. Sì, l’embargo ha contribuito, ma il problema fondamentale del paese è un sistema economico che strangola l’iniziativa e le opportunità del suo popolo, insieme alla sua libertà.
Per approfittare delle opportunità economiche intorno a loro, gli imprenditori hanno bisogno di sapere che raccoglieranno la maggior parte dei frutti, non di essere derubati dai cleptocrati al governo. Hanno bisogno di diritti di proprietà sicuri e di un ambiente politico stabile per fare investimenti a lungo termine. Hanno bisogno di limiti alla tassazione e alla corruzione pubblica in modo che tutti i profitti non vengano spogliati dai predatori. Hanno bisogno di un governo che fornisca alcune infrastrutture essenziali, come strade, ponti e porti. Hanno bisogno di poter competere sul mercato, vincere o perdere, e non avere il governo che riserva tutti i premi scintillanti ai suoi sostenitori politici. Hanno bisogno di un regime che non ingombri ogni iniziativa privata con pagine e pagine di regolamenti, che non solo soffocano l’innovazione, ma incoraggiano anche la corruzione, rendendo facile per i politici accattivarsi gli uomini d’affari e dire: “Posso aiutarti ad aggirare queste regole per un piccolo compenso. Meglio ancora, posso scrivere nuove regole solo per te”.
Per quanto banali siano questi punti, in realtà funzionano. Si sono dimostrati più e più volte. Quando i regimi predatori li violano, come fa Cuba da decenni, gli stessi punti diventano ostacoli insormontabili alla prosperità. Anche il popolo cubano lo sa. Meritano la libertà. Meritano un sistema economico che li faccia prosperare. E meritano il pieno sostegno di tutti. (qui)
Newsweek.com

Quanto all’embargo, la questione è molto semplice: se cessa la dittatura, cessa anche l’embargo, ma se cessa l’embargo non cessa di conseguenza la dittatura, che è causa del 90% delle carenze alimentari, sanitarie ecc. ecc. Come sempre, per risolvere il problema bisogna rimuovere la causa, non le conseguenze secondarie della causa.
Poi se hai ancora tempo e voglia, ti manderei a leggere queste vecchie cose.

barbara

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE, PARTE TERZA

Per cominciare col botto, vi faccio vedere in diretta come si fabbrica un allarme sanitario: buon divertimento!

Viva l’Italia, presa a tradimento
l’Italia assassinata dai giornali e dal governo
l’Italia derubata e colpita al cuore
l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare
viva l’Italia, l’Italia che non resiste più.

Il fatto è che anche di fronte a un così palese esempio di invenzione pura e semplice di fatti inesistenti, chi è pieno di dubbi e magari mi scrive in privato per ragionare e riflettere insieme, forse avrà un dubbio in meno e un motivo per tranquillizzarsi in più, ma per chi ha la fede, la fede convinta nel pericolo sovrastante, nella seconda ondata che arriverà, non esistono argomenti validi. E se è vero che il famoso “credo quia absurdum” è una bufala e che nessun apologeta cristiano ha mai pronunciato questa frase, adesso però l’enunciato è diventato validissimo: più è assurdo, e più ci credono.
Passo a questo pezzo che riprende, ma molto meglio di come lo avevo fatto io ieri, il tema dei crimini del governo.

Piergiorgio Molinari 

Devo ammetterlo: sono spaventato. In queste ore si è scoperto che il governo del bifolco tinto, sostenuto da PD e Cinque Stelle, già dal 12 febbraio aveva sul tavolo uno studio intitolato “Scenari di diffusione di 2019-NCOV in Italia” nel quale si avvertiva del rischio imminente. In particolare, tale studio sottolineava la mancanza di letti di terapia intensiva e paventava un numero di vittime compreso tra le 35mila e le 60mila (ci è andata bene, con “soli” 35mila morti circa). E cosa fece il governo del bifolco tinto, del PD e dei Cinque Stelle da quel 12 febbraio? Be’, per prima cosa inviò subito in Cina 18 tonnellate di materiale sanitario, compresi quei camici e quelle mascherine che nelle settimane successive sarebbero mancati tragicamente. Poi, assieme alle Sardine e ai sindaci di Milano (Sala) e Bergamo (Gori) giocò al “razzismo è l’unico virus”, ad “abbraccia un cinese”, e mandò in onda spot per dire che “il contagio è molto difficile”. Il tutto mentre il segretario PD Zingaretti organizzava spritz sui navigli e i conduttori TV proni a sinistra (ossia, tutti) si mostravano alle telecamere intenti a mangiare beffardamente involtini primavera per irridere chi invitava alla cautela – memorabile anche la gag con la simpaticissima Littizetto travestita da flacone di Amuchina.
Finché, dopo tre settimane così trascorse tra balocchi ideologici e risatine supponenti, la gente cominciò a morire per davvero e si fecero prendere dal panico. Allora, il 9 marzo il bifolco decise per decreto il lockdown di un’intera nazione, trasformando un’emergenza sanitaria gestita criminalmente in un una criminale catastrofe non solo sanitaria, ma anche economica e sociale. Ed essendo appunto criminali, nel frattempo sospendevano pure i diritti costituzionali, gesto senza precedenti nella storia repubblicana.
Insomma, anche solo questo – e c’è molto altro – dovrebbe bastare perché un popolo mediamente passivo desse un segnale di indignazione, o almeno di insofferenza. Invece no: convinti da decenni di propaganda che non sappiamo fare le rivoluzioni, noi italiani tratteniamo il fiato dietro le mascherine, ci vantiamo di aver gestito la crisi “nel migliore dei modi” (anche se siamo il quinto paese al mondo per morti in rapporto alla popolazione e il primo per calo del PIL), e affolliamo le pagine FB delle “Bimbe di Giuseppe Conte”. Dimostrando così di essere il popolo più stupido, apatico, vigliacco e masochista del globo. Solo i cubani e i nordcoreani sono peggio di noi, ma almeno loro rischiano di finire in galera, in un campo di lavoro o direttamente fucilati, mentre gli italiani invece non si ribellano perché hanno paura che un vigile urbano li multi. [In parte sì, ma ce ne sono anche tanti realmente convinti che il governo abbia ragione, che il pericolo incomba e che le limitazioni siano necessarie e giuste, e si fanno un vanto di obbedire alla lettera a quanto imposto; la tizia in spiaggia, a cinque-sei metri dalla persona più vicina, con la mascherina ben tirata da sotto gli occhi a sotto il mento, di sicuro non lo fa per paura della multa. D’altra parte è da oltre un secolo che il comunismo al potere è specializzato in lavaggio del cervello].
A questo punto, di fronte a gente che si lascia massacrare, derubare, imbavagliare, e poi cagare in testa per scherno, e ciò nonostante indossa obbediente la ”mascretina” plaudendo entusiasta ai propri defecatori assassini e ladri, comincio a pensare che abbiano ragione questi ultimi. Insomma, sono arrivato anch’io a disprezzare i miei connazionali, ormai convinto che meritino solo di essere umiliati e sfruttati tanto da vivi quanto da morti. Ciò implica che forse sono divenuto come Conte, quelli del PD e dei Cinque Stelle, e che sono probabilmente pronto a entrare in politica. Questo sì, mi spaventa.
(Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini, assieme ai magistrati eversivi e golpisti.)

In Germania il coraggio di protestare lo hanno

ma dalle nostre parti si guardano bene dal parlarne, non sia mai che anche a noi venga un barlume di idea di prendere esempio e insorgere contro il tiranno.

Propongo infine questo pezzo che mi sembra interessante, anche se con qualche piccola riserva

Angelo Michele Imbriani 

Decalogo per i terrorizzati dal contagio.

Da imparare a memoria e ripetere mattina, sera, prima e dopo i pasti.

1. I test sierologici non sono strumenti diagnostici. Se il test è negativo, potresti aver contratto da poco l’infezione ed essere contagioso, senza aver ancora sviluppato anticorpi. Se il test è positivo vuol dire che si è entrati in contatto con un virus tempo prima, ma non è detto né che il virus sia ancora attivo, né che si sia contagiosi, né che si tratti del Covid 19 e non di un coronavirus affine.

2. Un tampone positivo non vuol dire né che si è malati, né che si è contagiosi. Il tampone rileva l’RNA del virus, non la carica virale necessaria a scatenare la malattia e a contagiare altre persone. La carica virale andrebbe misurata con una piastrina, che non viene fatta.

3. È improbabile che gli asintomatici abbiano sufficiente carica virale da risultare contagiosi [su questo non metterei la mano sul fuoco, a meno che per asintomatici non si intendano persone diventate asintomatiche perché guarite, nel qual caso sicuramente non sono contagiose]

4. Per contagiarti devi essere esposto a una adeguata carica virale, ossia devi stare a stretto contatto per un tempo non breve con una persona infetta. Non puoi contagiarti se qualcuno ti passa vicino per strada o ti parla per due minuti, a una minima distanza, a meno che non ti tossica o starnutisca in faccia [cosa che a nessuno è mai venuto in mente di fare, neanche prima, per cui non si capisce per quale motivo dovrebbe venirci in mente di fare adesso e gli altri abbiano la necessità di premunirsi nel caso dovessimo avere il ghiribizzo di scaraventargli in faccia uno starnuto o una raffica di tosse, magari con annessa scatarrata].

5. La stragrande maggioranza dei contagi avvengono o sono avvenuti in ospedali, case di riposo, abitazioni private. In ogni caso, in luoghi chiusi dove le persone stanno a stretto contatto per ore. Aver paura del contagio all’aria aperta è paranoia più che prudenza.

6. La mascherina chirurgica, se sostituita dopo poche ore e non riutilizzata, protegge le altre persone dai tuoi virus e batteri, non protegge te. Una mascherina chirurgica male utilizzata o una mascherina “comunitaria”, ossia una di quelle comunemente in commercio non protegge nessuno da nulla.

7. Quando un virus diventa meno aggressivo e letale ma continua a diffondersi significa che si è adattato all’ospite (noi) in una convivenza sempre più pacifica. È un segnale positivo, non di allarme.

8. Il distanziamento sociale, l’uso ripetuto di gel antibatterici, la paura stessa, la vita sedentaria e al chiuso non fanno altro che indebolire le naturali difese immunitarie dell’organismo che sono invece la fondamentale protezione da questa e da ogni altra malattia.

9. abitudini quotidiane e stili di vita largamente o universalmente diffusi continuano a rappresentare un rischio di malattia grave e anche di morte enormemente maggiore rispetto al Covid 19, da quelle che si potrebbero modificare, senza che molti lo facciano, come fumo, alimentazione sbagliata, vita sedentaria, obesità, a quelli e quelle che comportano un rischio che invece siamo disposti ad accettare senza domandarci ad ogni istante se stiamo in “sicurezza”, dagli spostamenti in automobile, ai lavori domestici, a molti lavori extra domestici, a diversi sport o attività di svago. Riflettendo su questo, la paura paralizzante o condizionante del Covid 19, che comporta rischi minori, e la paura di un contagio molto meno probabile di un incidente o di una malattia conseguente alle abitudini e pratiche di cui sopra, non possono che apparire sciocche e irrazionali.

10. Infine, se nonostante tutto continui ad essere spaventato, puoi prendere le tue precauzioni – indossare una mascherina FFP2, evitare gli assembramenti e, il più possibile, i luoghi pubblici chiusi o i mezzi di trasporto, uscire di meno, sanificare continuamente abitazione, vestiti, oggetti – senza però pretendere di limitare la libertà e di condizionare la vita degli altri che non hanno paura.

In sostanza se neanche i nove punti precedenti ti hanno rassicurato, continua ad avere paura, ma senza rompere i coglioni.

E la cosa più patetica, ma anche penosa, sono le mascherine “sfiziose”, cucite con amore, con stoffe carine, magari da coordinare col vestito: come qualcuno che si mettesse a fare tendine ricamate per la finestra della prigione, avendo talmente introiettato l’idea della prigione come posto giusto in cui vivere, da arrivare a sentirla come una vera casa. In questo caso, vivere come normale la privazione dell’espressività del viso, ossia di una parte essenziale della propria personalità. E questo davvero sconvolge.
Continua

barbara

POLIZIA POLIZIA,

NON APPENA TU VAI VIA
QUI DIVENTA UN PARADISO E COSÌ SIA

La timeline di CHAZ/CHOP con uno straccio di fonti

Pubblicato il 30 Giugno 2020 alle 19:45

In giro si leggono storie e leggende su quest’esperimento di comune, ma le fonti scarseggiano: ho provato a trovarle io.
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(…) Giorno 1 – 8 giugno 2020

In seguito alle proteste per l’omicidio di George Floyd, la sede della polizia di Seattle è stata abbandonata, vandalizzata e occupata dai manifestanti assieme a sei quartieri attorno, di norma abitati da persone agiate. Un banner all’ingresso dell’edificio recita “questo spazio ora appartiene alla gente di Seattle” e viene ribattezzata CHAZ, “Capitol Hill Autonomous Zone”. Quando un reporter del NY Times domanda a un manifestante cosa vogliono ottenere, lui risponde: «Vogliamo dimostrare coi fatti che non abbiamo bisogno della polizia.»
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Giorno 2 – 9 giugno 2020
A centinaia, i cittadini accorrono per ascoltare dibattiti, poesie e canzoni; arrivano famiglie, i bambini disegnano coi gessetti sull’asfalto, writers dipingono. Viene proiettato in mezzo alla strada il documentario di Ava DuVernay sull’impatto criminale della giustizia americana sulla comunità afroamericana. Dei volontari aprono un sito in cui documentano ogni evento, altri formano un orto ad uso esclusivo degli afroamericani.
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ma in realtà avevano fatto anche delle serre, dove si vedono piante ben impamacciate e orti meglio strutturati. Sui social si chiedono donazioni di terra e di manodopera volontaria.

Giorno 3 – 10 giugno 2020
I manifestanti organizzano la prima assemblea popolare di Chaz. Provano a stabilire un ordine gerarchico, ma la folla tuona e ribadisce che la gerarchia deve rimanere orizzontale. Viene istituita la raccolta differenziata, montate le tende, volontari creano un punto di soccorso medico e distribuzione gratuita di acqua, cibo e libri di autori afroamericani o indigeni.
Si fanno vedere alla spicciolata i primi clochard di Seattle in cerca di qualcosa da mangiare e vengono accolti. In Internet viene detto che chi vuole contribuire può fornire vestiti, marijuana, sigarette, pile, bevande energetiche, ricariche telefoniche.
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Giorno 4 – 11 giugno 2020
Vengono aperti luoghi di conversazione, ci si dedica a un enorme graffito sull’asfalto con la scritta “Black lives matter”. C’è un’altra assemblea popolare, poi nel pomeriggio si presenta un predicatore cattolico; uomini incappucciati che si autodefiniscono “antifa” lo attaccano, lo strangolano e lo trascinano via cercando di frapporsi tra la vittima e le telecamere.
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La portavoce ufficiale della comunità sembrerebbe essere tale Lauracouc, una bianca trans lesbica di 18 anni. “There’s no looting, there’s no violence here, this is really a peaceful zone” dice un intervistato.
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Giorno 5 – 12 giugno 2020
Il diario con il resoconto quotidiano di CHAZ smette di essere compilato. I residenti e commercianti della zona si trovano i negozi devastati e non possono raggiungerli né lavorare, mentre i residenti non possono tornare a casa, vengono molestati e servizi di nettezza urbana, polizia, ambulanza e vigili del fuoco non sono garantiti. Quando i commercianti provano a parlare coi cittadini di CHAZ, scoprono che ci sono uno sfacelo di fazioni e ognuna dice di essere quella che comanda.
L’orto diventa accessibile e coltivabile a tutti.
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La polizia riferisce che le richieste d’aiuto durante la notte stanno aumentando. L’account Twitter “Seattle antifascist” dice che a CHAZ hanno bisogno di più gente armata. La sera l’atmosfera non è delle migliori, in effetti.
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Giorno 6 – 13 giugno 2020
La pagina Facebook di Chaz viene inondata da dozzine di ex fidanzate della portavoce che raccontano di essere state molestate e abusate da lei. Lauracouc ammette di aver fatto quello di cui è accusata e promette di porre fine alla sua vita, poi il giorno dopo torna a scrivere come niente fosse. Durante la notte le telefonate al 911 sono triplicate: e qui arriva Raz Simone.
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Raz viene ritratto da Forbes come un uomo di “ampie vedute, intelligente, illuminato, con una mentalità imprenditoriale, appassionato di uguaglianza razziale e giustizia, proprietario di una casa da milioni di dollari a Seattle, che guida una Tesla e vuole agire per aiutare la sua comunità e la sua società”.
Forbes dimentica di menzionare che Raz per sua ammissione era un magnaccia, rapava la testa alle donne che faceva prostituire se protestavano ed era autore di commentini deliziosi tipo
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La mentalità imprenditoriale di Raz lo spinge a circondarsi di uomini con armi automatiche, autoproclamarsi polizia di Chaz e girare chiedendo pedaggi o molestando le persone presenti. Qui lo vediamo pestare a sangue uno dei tanti writers (video completo qui) dimostrando le sue ampie vedute: «Mi sa che hai bisogno di un po’ d’amore» dice. Quando il tizio urla «Mi hai rotto gli occhiali!» lui replica «sì, avrei dovuto romperti la faccia», poi lo rapina del cellulare e quando il tizio protesta gli dice «Non provarci o ti faccio saltare il cervello». Qui discute civilmente con un giornalista prima di picchiarlo.

Giorno 7 – 14 giugno 2020
Due tossici distruggono l’orto dedicato agli afroamericani nell’indifferenza generale. C’è una sparatoria nella quale rimane ucciso un ragazzo afroamericano di 19 anni e un 33enne rimane ferito. I residenti di Chaz chiamano la polizia, ma una folla armata e aggressiva gli impedisce di entrare. Alcuni suggeriscono che per coerenza, davanti all’ennesimo omicidio di una persona di colore, la comunità di Chaz dovrebbe mettere tutto a ferro e fuoco e creare una comunità autonoma all’interno della comunità autonoma dove la polizia di Raz Simone non può entrare. Ma c’è un problema maggiore: il cibo. Le donazioni scarseggiano e i barboni si sono rubati le scorte.
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Giorno 8 – 15 giugno 2020
C’è una seconda sparatoria in cui perde la vita un ragazzino di 16 anni e un altro di 14 rimane gravemente ferito. La gente comincia ad abbandonare Chaz, mentre i signori della guerra la milizia rafforza le barricate per evitare che entrino provocatori ed estremisti di destra. I furti e le rapine sono all’ordine del giorno e viene registrato il primo caso di tentato stupro ai danni di una ragazza sorda, attratta in una tenda con la promessa di cibo.
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I furti si sprecano a cui seguono processi sul posto e punizioni corporali. In Internet vengono fatte richieste di cibo di qualsiasi tipo; gli incendi diventano un problema, perché i pompieri non si fidano a entrare.
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Giorno 9 – 16 giugno 2020
Nella terza sparatoria rimane ucciso il rapper di 19 anni Lorenzo Anderson. Ora la polizia e le ambulanze hanno il permesso di entrare, ma non esistono testimoni di alcun tipo: i colpevoli non vengono né cercati né trovati perché gli occupanti di CHAZ sono “non cooperative” con le forze dell’ordine. Commercianti e residenti riferiscono alla polizia tentativi di estorsione da parte dei manifestanti che vogliono il pizzo per permettere alla gente di aprire il negozio o il ristorante. In 18 decidono di querelare la città per mancato servizio.

La polizia decide che può bastare
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In meno di 10 giorni la comunità ideale è diventata un luogo con barriere e checkpoint che soffoca e rimuove gente di fede diversa, crea zone e spazi basandosi sul colore della pelle. Ruba, stupra, uccide, estorce, ha un elevato tasso di omertà e di criminalità organizzata, ha bisogno di armi per definire il proprio potere e la propria sicurezza, uccide ragazzini e ha molestatori che occupano qualsiasi posizione sociale. L’esperimento di un mondo senza polizia è considerato concluso. Dall’account Twitter, CHAZ/CHOP dichiara che la protesta continuerà in Internet. Le barriere vengono rimosse e, lentamente, si torna alla normalità.

Nicolò Zuliani, qui (andateci: è un posto interessante), via toscano irriverente che così commenta:

Un mix tra una comune anni ‘70, “Il Signore delle Mosche” e l’URSS stalinista.

Io aggiungerei anche una buona dose di nazismo, che quando si ha a che fare con gli antifascisti di professione non può mai mancare.

barbara

C’ERA UNA VOLTA IN HONG KONG

C’è oggi in Hong Kong  (attenzione: all’interno del video c’è una scena piuttosto violenta)

Così la barbarie dei peggiori genocidi del pianeta si appresta ad assassinare la libertà, ad assassinare la democrazia per arrivare, passo dopo passo, ad assassinare tutte le democrazie del mondo. Con la complicità di alcuni governi.

barbara

TROVA LA DIFFERENZA

 

Questa invece è la manifestazione di protesta contro il governo di oggi (questa è una sola piazza, poi ci sono le vie intorno e il resto), organizzata in quattro e quattr’otto in un giorno lavorativo..
proteste roma
E poi beccatevi anche questa

E per chiudere in bellezza
esteri
barbara

… TI SARÀ CHIARO CHE LA VITA NON È UN FILM

non è un film
Questa è l’area presso la casa in cui è stato colpito e ucciso Daniel Tregerman.

Quest’altro invece è un brevissimo scorcio di ciò che è accaduto ieri (prestare attenzione agli orari):
allarmi

Che poi, se c’è da protestare
proteste
(ma siamo poi sicuri che sia davvero chiaro per tutti che cosa è un film e che cosa no?)

barbara

IO NON HO MICA TANTO CAPITO, PERÒ

Voglio dire, è vero che quelli scesi in piazza per buttare fuori Mubarak erano quelli (presumibilmente) buoni, che chiedevano la fine della corruzione e una maggiore libertà (non parliamo, ovviamente, di democrazia, perché non possiamo usare le nostre scale di valori per misurare realtà totalmente diverse) e che poi, non appena è stato chiaro che avevano vinto loro, hanno fatto irruzione gli islamici che stavano lì in agguato come serpi, si sono impadroniti della piazza, ne hanno cacciato quelli che fino a quel momento avevano combattuto e li hanno depredati della vittoria. Tutto vero. Però. Però poi ci sono state le elezioni. C’è stata una campagna elettorale più o meno regolare, durante la quale è stato detto, nel modo più chiaro, che l’obiettivo degli islamici e del loro candidato Morsi era questo:

E il 70% ha votato per loro. E Morsi, diventato presidente, si è dato da fare fin dal primo giorno per mettere in atto ciò che era stato mandato a fare, ciò che il 70% dei votanti lo aveva legittimato a fare, ciò che gli era stato esplicitamente, dalla stragrande maggioranza degli egiziani, chiesto di fare. E adesso vanno in piazza per mandarlo via perché la sharia non gli piace? Ma questa gente lo sa, almeno, che cosa vuole? Hanno deciso che cosa vogliono fare da grandi? O stanno registrando una puntata di Paperissima? (Spero che qualcuno non mi venga a raccontare, come attenuante, la storiella del voto di protesta: chi sceglie il voto di protesta, che il votato si chiami Grillo, Morsi o Hitler, è sempre e solo un grandissimo, gigantesco, mastodontico, stratosferico coglione).

barbara

AGGIORNAMENTO: gli islamici, nel frattempo, si dedicano al loro sport preferito: il lancio dal tetto degli avversari (già ammirato qualche tempo fa in quel di Gaza):

ATTENZIONE: I POSSESSORI DI STOMACI DELICATI SI ASTENGANO DAL CLICCARE.