E TORNIAMO A PARLARE DEI VECCHI

Dedicato anche questo alla signora Graziella, le cui gesta sono state celebrate nel post precedente.

Chiede (e ottiene) l’eutanasia per evitare il lockdown in Canada

Era rimasta traumatizzata e affaticata dal lockdown, Nancy Russell, signora anziana di 90 anni residente in una casa di riposo di Toronto, Canada. Per questo, spaventata all’idea di vivere un altro confinamento in inverno, ha deciso di uccidersi con l’eutanasia. E nonostante fosse «estremamente curiosa, interessata, attiva, eccezionale», come l’ha descritta la figlia, i medici non hanno battuto ciglio alla richiesta e le hanno somministrato l’iniezione letale con il consenso della famiglia.

LA SOLITUDINE DURANTE IL LOCKDOWN

A causa della pandemia, in primavera anche in Canada la vita nelle case di riposo è drasticamente cambiata. Niente più passeggiate in giardino, niente più visite in biblioteca, obbligo di consumare i pasti insieme agli altri ospiti separati dal plexiglass, divieto di uscire dalla propria stanza per due settimane. Quelle lunghissime giornate di marzo sono state terribili per la signora Russell, che, come dice la figlia, «si è ritrovato senza il suo ossigeno, che erano le relazioni».

Così, dopo aver sentito in televisione che il Covid-19 non se ne sarebbe andato in estate ma sarebbe tornato in inverno, «il suo desiderio di ottenere l’eutanasia, che già aveva, ha subito un’accelerazione». Il primo dottore ha comunque rifiutato la richiesta poiché la donna aveva «ancora molto da dare e molto per cui vivere». Per farsi uccidere in Canada non è necessario soffrire di malattie invalidanti o terminali, bisogna però provare una sofferenza fisica o mentale insopportabile.

L’EUTANASIA PER EVITARE IL CONFINAMENTO

Il secondo medico invece ha accettato la richiesta, vedendola sempre più affaticata dalle conseguenze della pandemia. Come spiegato dalla figlia, l’unico motivo per cui la madre voleva morire era non passare da un secondo lockdown: «Davvero non voleva passare una o altre due settimane così». Il 20 ottobre la signora Russell ha ricevuto l’iniezione letale, non prima di aver passato la sua ultima settimana nell’abitazione di uno dei figli perché nella casa di riposo non avrebbe potuto ricevere visite.

Commentando il caso raccontato da Ctv News, lo specialista in geriatria al Mount Sinai Hospital, Samir Sinha, ha dichiarato: «La storia della signora Russell ci fa capire che quando si prendono misure troppo restrittive si rischia di fare enormi danni. Se isoli una persona e la privi di tutto ciò che può darle gioia, puoi immaginarti di avere serie conseguenze psicologiche che spingono la gente a non voler più vivere. Ecco perché insieme ad altri chiedo di rivedere le misure restrittive dovute al Covid-19».

CON IL MAID RISPARMI FINO A 100 MILIONI

Quanto notato dal dottor Sinha è sicuramente vero, ma altrettanto allarmante è una società, famiglia compresa, e un governo che non tutelano le persone più fragili, accettando di ucciderle invece che aiutarle a superare «due settimane di lockdown». Ma l’obiettivo del governo canadese è proprio quello di sbarazzarsi delle persone improduttive come la signora Russell.

Infatti, nel bilancio parlamentare pubblicato il 20 ottobre, per un curioso caso proprio il giorno della morte della donna, il governo ha sottolineato che per prendersi cura dell’1 per cento della popolazione negli ultimi anni di vita, lo Stato spende tra il 10 e il 20 per cento del budget sanitario totale. Ma grazie all’eutanasia, stimando in 6.456 i casi di “morte assistita” che si verificheranno nel 2021, si legge, lo Stato potrà risparmiare 66 milioni di dollari, ai quali bisogna aggiungere altri 46.8 milioni grazie all’allargamento delle maglie della legge.

IL PROBLEMA NON È IL LOCKDOWN

Ecco perché non è il lockdown, come hanno scritto alcuni giornali, ad aver ucciso la signora Russell. Quello è, se possibile, l’ultimo dei problemi. Quando lo Stato, insieme a molti complici, non ultima la famiglia, abbandona le componenti più fragili della società a loro stesse, diffondendo il messaggio in modo neanche troppo velato che sono solo un costo e un peso per la collettività, non ci si può stupire se a prevalere è il desiderio di farla finita. Se a questo si aggiungono i «danni collaterali» del confinamento, il danno diventa irreparabile. Ma il Canada non può certo nascondere i propri fallimenti dando la colpa alla pandemia quando, il giorno stesso del decesso della donna, il governo ha festeggiato per i soldi risparmiati grazie alla sua morte.

Leone Grotti 24 novembre 2020, qui.

@LeoneGrotti

Qui troviamo, chiaro come più non potrebbe essere, il motivo per cui ho scritto che tra confinare i vecchi e dare loro una capsula di cianuro (ho scritto quel commento una settimana prima dell’uscita di questo articolo: non è stato quest’ultimo a ispirarmi, bensì la semplice logica e capacità di vedere le cose): evidentemente non è proprio un’idiozia, come la definisce la signora Graziella – che però conosce “la psicologia che ci sta dietro”, perché quando c’è il genio, il genio deve per forza rivelarsi. Il fallimento della società certo, come giustamente dice Grotti, ma anche cecità – non so se involontaria o volontaria e consapevole – di chi ritiene la vita sociale un ASSOLUTO BISOGNO, rigorosamente maiuscolo, per i giovani, mentre chiedere ai vecchi di farne a meno è “normale”, “ragionevole”, “un piccolo passo indietro che non comporterebbe gravi privazioni”, “una misera rinuncia” (che comprende anche il divieto di andare a fare la spesa). Ribadisco: fra ciò che propongono immondi esseri sedicenti umani come la signora Graziella e una capsula di cianuro, non c’è alcuna differenza, e Nancy Russell è lì a dimostrarlo. E oltre a lei che ha fatto notizia – con dei medici, dei famigliari e un governo che invece di metterla in condizione di continuare a vivere preferiscono metterla a morte – chissà quanti vecchi si saranno semplicemente lasciati morire di inedia perché nelle condizioni a cui erano stati condannati, la vita non aveva più alcun senso?

Se poi qualcuno si chiedesse quale sia per l’intero stato il reale costo economico della reclusione, guardate e ascoltate un po’ qui.

barbara

ED È ARRIVATA L’EPOCA DEI TRE PAPI

Il Natale del Conte-fice

Papa Conte I ha inviato un messaggio ai fedeli italiani sul Natale: «Considereremo la curva epidemiologica
che avremo a dicembre, ma il Natale non lo dobbiamo identificare solo con lo shopping, fare regali e dare un impulso all’economia. Natale, a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale». Poi ha aggiunto: «Il raccoglimento spirituale, farlo con tante persone non viene bene». Sua Contità ha espresso questo suo monito in occasione di “Futura: lavoro, ambiente, innovazione”, la tre giorni della Cgil.

Qualche riflessione. La prima. A Conte sta ormai stretto il ruolo di premier e punta al pontificato. L’onnipotenza manifestata in questi mesi di Covid da parte del governo a danno della vita dei cittadini non poteva che portarlo a varcare la soglia che divide gli affari temporali con quelli spirituali. In effetti ormai al di là delle Mura Leonine si fanno discorsi che potrebbero articolare benissimo dei capi di Stato laici e quindi, si sarà domandato il nostro premier, perché io, a rovescio, non posso pontificare?

La decenza è finita in lockdown anche lei. Davvero ormai possiamo parlare di religione di Stato con un presidente del Consiglio che somministra fervorini sul Natale e si sente in dovere di ammaestrare i fedeli cittadini su tematiche spirituali. Se c’è una laicizzazione e secolarizzazione della Chiesa a rovescio stiamo assistendo ad una spiritualizzazione e clericalizzazione dello Stato, anche perché il munus docendi è di recente un po’ vacante e quindi, forse, Conte ha pensato bene che poteva supplire egregiamente ad interim. Tra poco i Dpcm cambieranno nome e prenderanno quello di esortazioni apostoliche governative.

In secondo luogo il divorziato Conte non ci ha pensato due volte in primavera a chiudere le Chiese, ma ora, inaspettato, riemerge in lui un afflato spirituale potente che lo spinge a difendere il vero spirito del Natale dal montante consumismo. Lasciamo perdere i regali che ci distraggono dall’estatica contemplazione del Bambinello, ci suggerisce il Contefice. Oppure l’intento è un altro? Ahinoi è proprio un altro. È da Malox plus constatare che Conte usi strumentalmente la religione e il senso religioso per costringere gli italiani a celebrare il Natale in solitudine e per prepararli all’idea che vieterà loro di trovarsi con cugini, zii e nonni. È solo un evidente pretesto quello del richiamo ai valori spirituali, un irritabile trucchetto per far digerire la pillola amara: niente cenoni. Questo il regalo del governo per noi italiani avvolto nella carta di fasulla spiritualità di Stato.

In terzo luogo il Contefice offre indicazioni pastorali curiose. Il premier ci ricorda che il Natale non è solo fare regali – vaga avvertenza sul fatto che i negozi rimarranno chiusi anche a Natale? – bensì è anche «un momento di raccoglimento spirituale». Se è un momento spirituale è bene viverlo da soli. E dove sta scritto? Nel Vangelo all’opposto c’è scritto che davanti alla grotta si radunarono dei pastori a cui si aggiunsero molti angeli (cfr. Mt 2, 13) e infine i Re Magi. Un vero e proprio assembramento non autorizzato. Non si comprende davvero perché laddove c’è un momento spirituale, questo di necessità debba essere vissuto in splendida solitudine. Anche la celebrazione del matrimonio è un momento spirituale ma non per questo non si invitano parenti e amici per far festa. Papa Conte I ribadirebbe che così non dovrebbe essere e infatti ha limitato anche il numero di invitati ai matrimoni. Non c’è che dire: assai coerente.

In breve, il prossimo Natale sarà a numero chiuso. (qui)

Ho poi trovato questo video, che vuole essere uno “spiritoso” incoraggiamento a chiuderci in casa

con questo commento:

Alfredo Valente

Ogni volta che vi definite reclusi date una mano ai sovranisti e negazionisti del COVID19. Impariamo ad utilizzare il termine appropriato. Il recluso è colui che sta in carcere perché ha commesso un reato gravissimo…e non è il nostro caso.

Verissimo, non è il nostro caso: noi non abbiamo commesso alcun reato, quindi non siamo reclusi, siamo prigionieri di guerra. O, se preferite, sequestrati, come quelli delle Brigate Rosse o dell’anonima sequestri. Sempre comunque tenendo presente che esistono anche reclusi che stanno in carcere innocenti, o per errore giudiziario o perché si trovano a vivere in una dittatura in cui l’arbitrio regna sovrano. Interessante poi il motivo per cui non dobbiamo definirci reclusi: non perché sia lessicalmente sbagliato, non perché sia utile e quindi dobbiamo farlo con gioia e di propria spontanea volontà, no: è solo perché facendolo daremmo una mano ai sovranisti, incarnazione del male assoluto. Quanto poi a quell’infame “negazionisti”, ogni volta che qualcuno lo pronuncia invano dovrebbe ricevere novantacinque randellate sulle gengive: trenta perché la parola negazionista ha un suo ambito specifico; trenta perché nessuno si sogna di negare l’esistenza del virus e dell’epidemia, ma semplicemente si mette in discussione, con fondate ragioni, l’opportunità e l’utilità di queste misure prese cinofallicamente, e in più autocontraddicentisi: ci si avverte che gli effetti delle misure si vedranno dopo due settimane – evidentemente per evitare che qualcuno dopo tre giorni dica vedi, la curva non cala quindi non serve a niente – e dopo tre giorni viene imposta una nuova limitazione perché il provvedimento precedente non è stato sufficiente a far calare la curva (e chiudendo, oltretutto, tutti quegli spazi come teatri piscine palestre ristoranti, in cui in quattro mesi non si era registrato un solo contagio, la vedo dura far migliorare la situazione); trenta perché, anche a voler usare il termine fuori contesto, negazionista è chi nega una realtà documentata e inconfutabile: il genocidio ebraico, il genocidio armeno, il virus HIV come causa dell’AIDS. Chi mette in discussione le misure prese nei confronti del covid, chi mette in discussione l’emergenza climatica e, ancor di più, la causa antropica della presunta emergenza climatica, NON è un negazionista perché in tutto questo non c’è assolutamente niente di accertato, documentato, inconfutabile. E cinque di mancia perché siamo generosi.
E concludo con questo interessante commento che ho trovato qui:

wwayne ha detto:

Come avevo previsto, dopo la Francia anche tutti gli altri paesi europei si sono sentiti autorizzati a fare un secondo lockdown.
In Francia hanno chiuso tutto ma non le scuole: il suo ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer ha motivato la scelta sottolineando che le scuole sono al cuore della vita del Paese.
In Germania hanno chiuso tutto ma non le scuole: la Merkel ha motivato la scelta citando l’importanza suprema dell’educazione come diritto fondamentale.
In Inghilterra hanno chiuso tutto ma non le scuole: Boris Johnson ha motivato la scelta dicendo “Non possiamo permettere che questo virus danneggi il futuro dei nostri figli più di quanto non abbia già fatto”.
In Italia hanno chiuso tutto comprese le scuole superiori, nonostante Conte abbia pronunciato per mesi delle frasi identiche nella sostanza a quelle appena citate. Questa è la differenza tra chi alla scuola ci tiene davvero e chi ci tiene soltanto a parole.
Mi si potrebbe dire che noi non abbiamo dei trasporti pubblici come quelli degli altri paesi, e quindi da noi andare a scuola è più pericoloso. Ebbene, questo era un problema al quale si poteva pensare per tempo, ma si è scelto di non farlo: un po’ perché i numeri dei contagi estivi aveva illuso i nostri governanti che il problema si fosse risolto da solo, un po’ perché, come dicevo prima, la scuola e i problemi ad essa collegati non sono mai stati una reale priorità di questo governo.
Le dichiarazioni che ho riportato sono tratte da 
https://www.open.online/2020/11/01/coronavirus-francia-germania-lockdown-scuole/.

Già: parole parole parole… Parole sull’essere prontissimi, parole sulla bodenza di fuogo, parole sull’essere prontissimi in caso di seconda ondata, parole sulla scuola… Peccato che con le parole non si mangi. O meglio, lui ci mangia alla grande, ma i suoi sudditi no. E dunque, per concludere,

barbara

FATTA

Sono riuscita a muovere la macchina prima che si scaricasse la batteria. Naturalmente mi sono portata dietro l’autocertificazione con su scritto “devo ricaricare la batteria perché sono una pensionata povera e non posso permettermi spese extra di meccanico” ma non ho incontrato nessuno. In effetti qui sembrano abbastanza tranquilli, io devo andare tutti in giorni in uno studio medico per un trattamento laser alla schiena; i primi giorni incontravo almeno cinque o sei macchine tra polizia carabinieri vigili e guardie di finanza, adesso al massimo una o due, che non disturbano nessuno. Per la strada vedo persone che camminano, persone ferme che fanno due chiacchiere a debita distanza, e loro passano, evidentemente verificano, come è giusto, che non ci siano assembramenti, e vanno oltre. In compenso sembrano scatenati quelli della guardia costiera presi, a quanto pare, dalla libidine del potere, inseguito raggiunto e multato il tizio in canoa, inseguito raggiunto e multato quello che faceva surf, e i commenti sui social, parecchi “mi sembra che si stia esagerando”, ma anche “Non ci posso credere!! Invece di difendere le forze dell’ordine difendete i trasgressori?!?!” Qualcuno per fortuna si è anche chiesto: “Ma tutta questa esibizione di muscoli con elicotteri e motovedette mossi per un uomo in canoa, a noi quanto costa?” E qualcun altro anche “E dove sono quando cerchiamo di far liberare i parchi dalle bande di spacciatori, dove sono quando vorremmo farci difendere dalla mafia nigeriana e ci sentiamo rispondere che non hanno mezzi?”

Domani comunque tiro fuori la bicicletta. Sull’autocertificazione scriverò “Devo muovermi perché sono vecchia e se mi fermo non mi muovo più. E a voi tocca anche pagarmi la pensione di invalidità”. La scrittura creativa è sempre stata il mio forte. E prima di chiudere per poi tornare alle cose serie, beccatevi questa bella botta di Conteide. NOTA per chi non conosce questi video: guardate bene tutte le facce.

E prima che tutto questo cominciasse…

barbara

I CRIMINALI ABUSI DEL GOVERNO – PARTE SECONDA

Iniziamo con la denuncia di nove magistrati.

“Le passeggiate non sono reati, contrastiamo invece la criminalità”

La lettera aperta di nove magistrati della Valle d’Aosta

Una lettera aperta alla cittadinanza valdostana, in cui dicono che le passeggiate non sono illeciti e che “il denaro pubblico è più utile se speso per contrastare la  microcomunità che per i controlli”. A scriverla sono nove magistrati di Aosta, che però intervengono in qualità di cittadini.

Eugenio Gramola, presidente del tribunale, i giudici Anna Bonfilio, Maurizio D’Abrusco, Luca Fadda, Davide Paladino, Marco Tornatore, Stefania Cugge (giudice a Ivrea) e i pm Luca Ceccanti ed Eugenia Menichetti scrivono che “Con estremo sconforto – soprattutto morale – abbiamo assistito – ed ancora assistiamo – ad ampi dispiegamenti di mezzi per perseguire illeciti che non esistono, poiché è manifestamente insussistente qualsiasi offesa all’interesse giuridico (e sociale) protetto”.

“In un territorio  qual è quello valdostano, ma anche altrove, in zone di campagna o collinari su tutto il territorio italiano, ove molti comuni hanno una densità di popolazione assai limitata a fronte di un territorio in gran parte esteso in zona rurale, che pericolosità rivestono le condotte di chi, per sopravvivere alla situazione pesante in cui tutti viviamo, avendo la fortuna di abitare in comune montano – o comunque in zone isolate – (con gli inconvenienti ben noti in condizioni normali, soprattutto in stagione invernale, per spostamenti anche ordinari) faccia una passeggiata nei boschi osando allontanarsi anche per qualche chilometro dalla propria abitazione, laddove superate le ‘quattro case’ del paese – proprio nel raggio delle poche centinaia di metri di spostamento consentito od almeno tollerato – si spinga fino alle zone solitarie di montagna dove – se ha fortuna – potrà incontrare forse qualche marmotta, o capriolo o volpe, transitando al più in prossimità di qualche alpeggio, al momento anche chiuso”.

Quindi “fermo restando che è compito delle Forze di Polizia, e prima ancora dell’autorità politica che ne dirige l’operare, decidere come e dove concentrare i controlli sull’osservanza delle disposizioni emanate dal Governo, è difficile non chiedersi se davvero non si sappia immaginare un modo più utile per spendere il danaro pubblico, in settori ove ce n’è ben più bisogno per le tante necessità urgenti delle strutture sanitarie o per più seri interventi di prevenzione e protezione degli anziani in strutture di accoglienza”.

“Tutto ciò avviene con sacrificio estremo, manifestamente non necessario, di diritti fondamentali di libertà personale e di circolazione dei cittadini di cui alla parte I della Costituzione, che meriterebbe rinnovata lettura ed attenta meditazione. Non dimentichiamo che le norme che vengano ad incidere e sacrificare diritti costituzionalmente garantiti, anche a tutela di altri diritti di pari rango che vengano a confliggervi, sono comunque sempre soggette a stretta interpretazione e perdono ogni legittimazione laddove le condotte sanzionate siano prive di lesività per il bene preminente salvaguardato”.Nell’ambito dell’emergenza da coronavirus, in Valle d’Aosta è prevista “in senso ulteriormente restrittivo” rispetto alla normativa nazionale (per via di una ordinanza regionale) la possibilità di svolgere attività motoria e di uscire con l’animale da compagnia “solo in prossimità della propria abitazione”, ricordano giudici e pm. Nella lettera aperta fanno riferimento in particolare alla “Circolare del Ministero dell’Interno 31.03.2020”, in cui si ricorda che “la finalità dei divieti” risiede “nell’esigenza di prevenire e ridurre la propagazione del contagio” e che “il perseguimento della predetta esigenza implichi valutazioni ponderate rispetto alla specificità delle situazioni concrete”.

Inoltre “non sarebbe forse “strategicamente” più utile limitare l’applicazione dei provvedimenti in vigore nell’ambito effettivamente necessario per il perseguimento dei fini loro propri di contenimento dei rischi reali – e non immaginari – di diffusione dell’epidemia in atto, salvaguardando il più possibile le libertà fondamentali dei cittadini? Ciò perché i cittadini stessi, ben consapevoli e largamente convinti della necessità di un regime comunque restrittivo, poiché coscienti – per la maggior parte almeno – dei rischi conseguenti al mancato contenimento della diffusione epidemiologica in atto, sarebbero così assai più motivati e spontaneamente disposti al pieno rispetto della normativa vigente, ragionevole ed equilibrata, e non si sentirebbero invece costretti a cercare i più umilianti sotterfugi per sottrarsi a solerti controlli che finiscono per essere percepiti come gratuite persecuzioni di nessuna utilità per l’effettiva tutela del bene della salute pubblica”. Infine “se superassimo il pericolo da coronavirus lasciando sul tappeto libertà fondamentali e diritti primari di libertà che oggi vengono seriamente posti a rischio da condotte repressive non adeguate rispetto ai fini perseguiti, che risultato avremmo conseguito?”. (qui)

E proseguiamo con quella di ottanta avvocati.

80 avvocati contro le restrizioni alla libertà del Governo: “Applicate senza giusta disciplina giuridica”

23 aprile 2020

Ottanta avvocati hanno redatto e sottoscritto un appello nel quale hanno voluto segnalare all’opinione pubblica i profili di conflittualità con il nostro quadro costituzionale dei provvedimenti adottati in queste settimane dal Governo italiano. Secondo quanto riportato nello scritto, si evidenzia che “sono state applicate pesanti restrizioni alle libertà individuali (la libertà personale, la libertà di circolazione, la libertà di riunione, la libertà di culto), per il tramite di atti amministrativi (decreti ed ordinanze), in assenza di una puntuale disciplina legislativa e violando il principio di diversificazione delle competenze amministrative”. Gli avvocati hanno anche aggiunto che  essendo le restrizioni in questione avvenute sulla base di atti amministrativi, “le ha sottratte ad ogni forma di controllo preventivo e successivo”.

Il testo

L’emergenza sanitaria in atto ha dimostrato la fragilità del nostro sistema costituzionale e, in particolare, delle garanzie che i Padri costituenti avevano voluto scrivere a difesa delle libertà civili. Il Governo ha deciso di avocare a sé ogni competenza, utilizzando impropriamente lo strumento del decreto legge, con il quale sono stati solo genericamente descritti i “casi” di possibile restrizione delle libertà civili delegando al Potere esecutivo, nella persona del Presidente del Consiglio dei ministri, la scelta puntuale di quale misura adottare sia del grado di intensità della stessa. Tutto questo è stato fatto in ragione di uno stato di emergenza dichiarato dal Consiglio dei Ministri il 31 gennaio 2020, pur essendo noto che la nostra Carta costituzionale non prevede l’emergenza quale presupposto per derogare allo Stato di diritto. Ad entrare in crisi è stato innanzitutto il principio di divisione dei Poteri. La centralità del ruolo del Parlamento è stata sacrificata in forza della necessità ed urgenza dei provvedimenti da adottare. Il Potere esecutivo ha deciso di arrogarsi ogni decisione in materia, adottando decreti legge che hanno attribuito al Presidente del Consiglio il potere di integrarli ed attuarli in vista del fine del contenimento dell’epidemia coronavirus.

E’ stato posto in discussione anche il principio di competenza sia a livello centrale (comprimendo la competenza per materia dei vari dicasteri), sia a livello locale (residuando in capo alle Regioni solo un potere di intervento d’urgenza in attesa dell’adozione dei provvedimenti del Presidente del Consiglio). Il Decreto del Presidente del Consiglio è divenuto dunque una fonte strumentalizzata, dotato di un’efficacia tale da poter comprimere diritti costituzionalmente garantiti e da prevalere sui provvedimenti emessi dai singoli Ministri e sulle ordinanze emesse dagli enti territoriali (in primis le Regioni). Non è stato rispettato neppure il principio di gerarchia delle fonti. La libertà individuale gode di una protezione totale stante la riserva assoluta di legge (rinforzata), che impone al legislatore una descrizione precisa dei “casi” e dei “modi” di qualsiasi restrizione alla stessa. A sua tutela è pure prevista una riserva di giurisdizione. Anche la libertà di circolazione è garantita da una riserva di legge rinforzata; sono diritti soggettivi perfetti poi quelli di riunione, di associazione, di libertà di culto.

Solo una legge statale può limitare tali fondamentali libertà, e non certo una fonte secondaria governativa, e addirittura monocratica, quale il Decreto del Presidente del Consiglio. Ma anche accettando la possibilità dell’utilizzo della decretazione d’urgenza non c’è stato il rispetto del principio di tassatività: i due decreti legge adottati dal Governo hanno solo genericamente descritto i casi di possibile restrizione delle libertà civili, delegando ad un componente del Potere esecutivo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, la titolarità di scelta sia del tipo di misura da adottare (i “casi”) sia del grado di intensità (i “modi). L’estrema genericità dei decreti legge contrasta poi con la Legge n. 400/1988, che richiede, per il rispetto dell’art. 77 Cost., l’emanazione di misure di immediata applicazione, con contenuto specifico ed omogeneo. Ed, anzi, un decreto-legge che abbisogni di un ulteriore provvedimento (nel caso un D.P.C.M.) per la sua attuazione, difficilmente può dirsi fondato su presupposti di straordinaria necessità e urgenza, poiché l’arco temporale necessario all’elaborazione della fonte secondaria smentisce in radice l’indifferibilità della misura.

In sintesi, sono state applicate pesanti restrizioni alle libertà individuali (la libertà personale, la libertà di circolazione, la libertà di riunione, la libertà di culto), per il tramite di atti amministrativi (decreti ed ordinanze), in assenza di una puntuale disciplina legislativa e violando il principio di diversificazione delle competenze amministrative. Il fatto poi che le restrizioni in questione siano avvenute appunto sulla base di atti amministrativi, le ha sottratte ad ogni forma di controllo preventivo e successivo. Tali provvedimenti, infatti, sono stati adottati dal Potere esecutivo (Presidente del Consiglio, Presidenti delle Regioni, Sindaci) in piena autonomia e senza una verifica da parte del Parlamento né un controllo del Presidente della Repubblica (previsto sugli atti aventi forza di legge e sui regolamenti governativi, questi ultimi adottati di solito con la forma del D.P.R.). La necessità che sia un atto avente forza di legge a limitare le libertà civili è del resto coerente con il nostro sistema di garanzie costituzionali: solo le leggi (ed atti equiparati ad esse) e non gli atti amministrativi (quali sono i decreti e le ordinanze) sono sottoponibili a giudizio di costituzionalità di fronte alla Corte Costituzionale, unico organo competente secondo il nostro Ordinamento a controllare, con efficacia erga omnes, la conformità alle norme e ai principi costituzionali degli atti legislativi, anche sotto il profilo della loro proporzionalità ed adeguatezza.

E’ mancata dunque qualsiasi verifica della conformità del mezzo (misure restrittive) con il fine (tutela della salute) nell’ottica di un bilanciamento con altri diritti cui la Costituzione riserva invece il grado più elevato di tutela: nessun controllo amministrativo, nessun passaggio parlamentare, nessuna verifica costituzionale. In conclusione gli scriventi ritengono che il fine non giustifica i mezzi. L’emergenza non può giustificare l’alterazione dei rapporti tra i poteri dello Stato e dello Stato con gli altri enti territoriali. Quando sono in gioco i diritti di libertà, allora l’alterazione delle garanzie costituzionali non riveste solo un aspetto formale, perché incide direttamente sulla tutela sostanziale di quei diritti che la Costituzione vorrebbe inviolabili. A meno che non si voglia incidere sulla forma dello Stato di diritto e infine sulla stessa forma di Governo.

I sottoscrittori (qui – e questa stampatevela e portatevela sempre dietro)

appello e sottoscrizioni-2

Poi arriva il 25 aprile, e salta fuori questa circolare ministeriale
25 APRILE
così commentata da

Simone Pillon

Nella foga di mettere a tacere le voci stridule di ANPI, il “Gabinetto del Ministro” autorizza le associazioni partigiane e combattentistiche ad affiancare le “Autorità deponenti”, purché lo facciano “in qualche modo”.
Guareschi ci avrebbe scritto sopra un romanzo.
Io, da giurista di campagna, mi limito a contemplare la morte del diritto: una circolare ministeriale che dispone in deroga di un Decreto Legge, e l’espressione “in qualche modo” che assurge a criterio giuridico. Tutto per non scontentare i sacerdoti del pensiero unico.

A cui io aggiungo: il più giovane dei partigiani, considerando tali anche i ragazzini che facevano le staffette per trasmettere ordini e comunicazioni e che non combattevano, oggi ha almeno 90 anni, i combattenti qualcuno in più: davvero ci sono ancora partigiani e combattenti iscritti all’ANPI che partecipano alle manifestazioni?

Prima di chiudere vi propongo questo accorato grido di dolore di Max Del Papa (e chissà se un giorno qualcuno scriverà una Pavana per una democrazia defunta) e infine questo sfogo esasperato di Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia.

(continua)

barbara

SI ALLUNGA LA LISTA DEI CRIMINI DELL’OMS

E non solo.

Coronavirus in Kurdistan: l’OMS mette in grave pericolo migliaia di sfollati

L’OMS ci ricasca. Per “non inimicarsi” un regime nasconde i dati in suo possesso e rischia di trasformare un caso isolato di Coronavirus in una epidemia. La lezione cinese non è servita?

Un comunicato ufficiale della Autorità di autogestione della regione del Kurdistan siriano accusa l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) di aver nascosto il primo caso di Coronavirus nella regione.

Le autorità curde accusano l’OMS di «irresponsabilità per aver messo gravemente in pericolo la popolazione omettendo di comunicare all’autorità di autogestione il primo caso di Coronavirus e quindi impedendo alla stessa autorità di assumere decisioni volte all’isolamento delle persone infette e di coloro venute in contatto con esse».

Il comunicato della autorità curda si riferisce al caso di un uomo di 53 anni con sintomi di COVID-19 ricoverato presso l’ospedale di Hasaka il 22 marzo. Cinque giorni dopo, il 27 marzo, l’uomo viene giudicato positivo al Coronavirus a seguito di un tampone inviato a Damasco. Il 2 aprile l’uomo muore dopo essere stato trasferito in un ospedale governativo nella città di Qamishli.

Le autorità curde accusa l’OMS di aver taciuto su questo che è il primo caso di Coronavirus nella regione e così facendo di aver messo in grave pericolo la popolazione in quanto le autorità non hanno potuto isolare tempestivamente le persone venute in contatto con l’uomo infetto. [continua]

E dunque OMS DELENDA EST.

E si allunga la lista dei crimini dei trafficanti di carne umana.

ONG TEDESCA SCARICA 146 CLANDESTINI SU NAVE ITALIANA, POI LO SBARCO

Una nave della Compagnia Italiana di Navigazione pronta ad ospitare i 146 clandestini prelevati su appuntamento con gli scafisti dalla nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye.
Il trasferimento viene effettuato “nell’ambito della Convenzione del 18 luglio 2012” tra lo stesso ministero e la compagnia, “per finalità di interesse pubblico nel contesto emergenziale accertato dal provvedimento adottato dal Capo della Protezione civile e dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti”. Così la delirante nota del governo.
Di fornire assistenza ai clandestini si occuperà Protezione civile. Gli immigrati resteranno nella nave messa per almeno due settimane, per un costo di circa 1 milione di euro. Poi, ovviamente, scenderanno a terra in Sicilia dove saranno ospitati per una vacanza lunga una vita in qualche resort con piscina aperto apposta per loro, come già accaduto in questi giorni.
E’ quello che avevano chiesto i parlamentari scafisti della sinistra.
Il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Salvatore Margiotta, rispondendo ad un’interrogazione alla Camera, ha sottolineato “la determinazione del ministro De Micheli che, sulla base dei nostri principi di solidarietà, obbligo di soccorso e salvaguardia della vita umana, si è adoperata con impegno nel trovare una soluzione per assicurare la sorveglianza sanitaria delle persone soccorse in mare dalla nave Alan Kurdi”.
Il capo missione Jan Ribbeck, da qualche giorno è in contatto diretto con il sindaco, Leoluca Orlando, che ha sentito anche l’ambasciatore tedesco in Italia. Ieri gli attivisti della Ong avevano chiesto di accelerare le pratiche per lo sbarco. (qui)

E i nostri medici e infermieri muoiono a centinaia perché non ci sono soldi per dispositivi di protezione. E i nostri cittadini muoiono a decine di migliaia perché non ci sono abbastanza posti in rianimazione. E noi siamo agli arresti domiciliari perché se andiamo in giro saremo responsabili di genocidio.

E si allunga la lista delle “task force” nominate dal nostro ineffabile Grande Timoniere, Conducator, Piccolo Padre, Líder Máximo eccetera, che sono arrivate a quindici, mentre noi il 18 aprile abbiamo avuto 3491 nuovi infetti e 482 morti. E si allunga contemporaneamente la lista delle violazioni della costituzione da parte del suddetto signore. Prima lo dice, così tra amici, Giovanni Bernardini

ARTICOLO 16

Costituzione, articolo 16 comma 1.

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.
L’articolo parla di possibili limitazioni al diritto dei cittadini di CIRCOLARE e SOGGIORNARE in qualsiasi parte del territorio nazionale. E’ evidente, direi, che portare a spasso il cane, far due passi nel paese o nel quartiere in cui si vive, fare una corsa non significa SPOSTARSI o SOGGIORNARE.
In ogni caso deve essere LA LEGGE a porre limiti alla libertà di spostarsi, anche ammettendo che tali limiti comprendano il portare a spasso il cane ad oltre 200 metri dalla propria abitazione o farsi una corsa. La LEGGE, non un DPCM, non un regolamento attuativo, non un atto amministrativo.
Anche a prescindere da ogni valutazione sulla efficacia, ormai abbastanza dubbia, delle misure adottate dal governo è chiaro che stiamo vivendo in una situazione di illegalità e di violazione di articoli fondamentali della Costituzione. (qui)

E poi ve lo faccio dire dal presidente emerito della Corte Costituzionale.

“Non si eluda il Parlamento”. Il monito di Gaetano Silvestri

Il presidente emerito della Corte Costituzionale lancia un allarme: “Sento parlare di sospensione delle garanzie costituzionali. Persino in vista di una guerra, l’articolo 78 della Costituzione non mette da parte la democrazia parlamentare”

di Fabio Greco

La fase 2, quella della ripartenza dopo la chiusura totale per l’epidemia da coronavirus, deve prevedere “senza dubbio” il passaggio in Parlamento e fondarsi, nel rapporto con i governatori, sul “regionalismo cooperativo”, senza mai dimenticare che il quadro in cui agire è quello costituzionale. Su quest’ultimo punto Gaetano Silvestri, presidente emerito della Corte Costituzionale, è nettissimo.
Ma anche da preoccupato, tanto da aver messo a punto qualche giorno fa una riflessione sul sito di Unicost in cui sottolinea che “persino in vista della situazione eccezionale per antonomasia, la guerra, l’articolo 78 della Costituzione non mette da parte la democrazia parlamentare, giacché lo stato di guerra può essere dichiarato solo dal Parlamento e prevede che quest’ultimo possa delegare al Governo i ‘poteri necessari’, non i pieni poteri”.
“Quando ho sentito parlare di ‘sospensione’ delle garanzie personali e istituzionali, è scattato in me un allarme”, spiega Silvestri in questa intervista all’AGI. Si tratta, aggiunge, di “una affermazione pericolosa: i diritti vengono esercitati in forma diversa, ma mai sospesi” “Il vuoto non può esistere”, poiché sarebbe riempito, ragiona, “dalla volontà del sovrano, inteso come potere pubblico liberato da ogni vincolo giuridico e capace di trasformare istantaneamente la propria forza in diritto”.
Nel caso della libertà di circolazione e soggiorno, le limitazioni sono avvenute se non in un vuoto normativo, in una sorta di caos per colpa di “errori che arrivano da lontano”.
“Nessuna legge autorizzativa – scrive Silvestri nella sua riflessione – potrà mai consentire ad una Regione (a fortiori ad un ente locale) di emanare norme che impediscano o ostacolino la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, in palese dispregio del primo comma del citato articolo 120 della Costituzione, come purtroppo in qualche caso si sta verificando. Un blocco di transito da una Regione ad un’altra ha una rilevanza nazionale per diretto dettato costituzionale”.
“In mancanza di una legge quadro sull’emergenza – afferma all’AGI il giurista – abbiamo assistito a una corsa ad arrivare primi” da parte di enti, governo e governatori “in cui appariva preminente la necessità di conquistare ‘like’ sui social”. Il risultato è stata una “ridda di atti normativi” che ha generato confusione. “E’ il problema dei problemi”, questo, per Silvestri: “La corsa al mezzo punto nei sondaggi”.
I cittadini, invece, “si sono dimostrati più responsabili di una classe politica che non si è fatta mancare dispetti e polemiche di corto respiro. Lo dico con grande amarezza. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal canto suo, sta facendo un lavoro eccezionale, intervenendo con l’unica arma che ha, il potere di persuasione, nel richiamare i partiti alla coesione”.
Non solo i partiti litigano; lo fanno anche i governatori, con lo Stato centrale e tra loro. Verranno ripetuti gli stessi errori, come quelli da lei sottolineati quando afferma nella sua riflessione che “La Repubblica ‘una e indivisibile’ (articolo 5 della Costituzione) non può tollerare che parti del territorio e della popolazione nazionali si pongano in contrapposizione tra loro”?
“Sono sempre stato favorevole – risponde Silvestri, oggi presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti – a un regionalismo cooperativo, e non dualistico. Bisognerebbe, oltre alla Conferenza Stato-Regioni, andare a incontri informali per definire una griglia normativa. Potrebbe rivelarsi utile che il presidente del Consiglio si riunisca, anche in teleconferenza, con tutti i presidenti di Regioni per concordare atti normativi” e dare vita a un “patto nazionale, a quel minimo denominatore comune” che permetta di “riaprire tutti insieme oppure definire parametri condivisi: io, cittadino di una regione, se voglio interagire con cittadini di altre regioni devo sapere di poterlo fare in sicurezza”.
Poi, però, come si vara un decreto legge senza ledere la Costituzione, che prevede un passaggio parlamentare? La Costituzione, spiega, “non include la conversione in legge dei decreti legge tra i casi in cui è obbligatorio il procedimento ordinario. Di conseguenza, esclude il procedimento decentrato in commissione. A prevedere il procedimento ordinario sono i regolamenti della Camera e del Senato. Bisognerebbe modificare quelli, attraverso una convocazione del Parlamento, e consentire così alle capigruppo di poter decidere. Ma, ancora una volta, servono la disponibilità e la responsabilità della classe politica”. (qui)

E il divieto di praticare sport all’aperto non è un crimine solo contro la costituzione, ma anche contro le leggi di natura:

E si allunga la lista degli abusi – che in qualche caso si configurano in veri e propri crimini – sui cittadini, dal medico che sta andando in clinica per un’emergenza alla famiglia che porta la bambina leucemica al controllo.

E si allunga, naturalmente, la nostra prigionia, mentre apprendiamo che la Svezia, che non ha messo in atto nessuna limitazione, ha un sesto dei nostri abitanti e un quattordicesimo dei nostri morti, che la Svizzera, che non ha messo in atto nessuna limitazione, ha poco più di un ottavo dei nostri abitanti e poco più di un ventesimo dei nostri morti. E sicuramente, anche se non sarà mai registrato da nessuna parte, entrambe avranno molti meno morti futuri per conseguenza della povertà. DISOBBEDIENZA CIVILE!

barbara