FACEBOOK, LA SVEZIA, LA RELIGIONE DI PACE, I PENSIONATI ECCETERA ECCETERA

Durante l’interrogatorio, la pensionata ha spiegato: “Mi sono arrabbiata quando ho letto come funziona con gli immigrati e come essi evitino le punizioni per tutto ciò che fanno. Vengono assolti anche se rubano e fanno altre cose. È ingiusto che coloro che commettono gravi crimini possano essere rilasciati…”. La pensionata ha detto che non avrebbe scritto quelle parole se avesse saputo che era illegale. Evidentemente l’ha fatto con la convinzione errata di vivere ancora in uno Stato di diritto democratico. A gennaio, la donna è stata condannata a pagare un’ammenda di 4 mila corone svedesi (443 dollari). Vive con una pensione di soli 7 mila corone svedesi (775 dollari) qui.

Della Svezia prostituita alla religione di pace, della Svezia con interi quartieri in cui non entra neppure la polizia, della Svezia in cui gli stupri aumentano in maniera esponenziale, della Svezia in cui essere ebrei è altamente sconsigliato, si è scritto ripetutamente in questo blog. Adesso sappiamo che la Svezia non è neppure più uno stato di diritto. Non per gli infedeli, per lo meno; diciamo che c’era uno stock di diritti da distribuire, e si è scelto di distribuirli tutti ai fedeli della religione di pace, lasciandone totalmente sprovvisti tutti gli altri. L’aria della non equa distribuzione spira un po’ dappertutto, ma la Svezia, come sempre, è all’avanguardia.

Da noi, per il momento, anche se fortemente sconsigliato, non è, credo, ancora vietato dalla legge. A scoraggiare gli incauti provvede però quella signorina allegra di facebook. L’ultima vittima della serie è Alberto Levy, che per questo post
A. Levy
è stato sospeso per un mese. Gli amici che ne sono a conoscenza vorrebbero diffonderlo, ma non si azzardano a pubblicare il suo post per non rischiare di essere a loro volta sospesi. Per questo ho voluto fare questo post, affinché chi voglia far conoscere la sospensione di Alberto Levy e il motivo per cui è stata messa in atto, lo possa fare condividendo questo post. Come potete vedere, nel titolo e in tutta la prima parte, che compare nelle condivisioni, ho evitato il termine tabù che potrebbe scatenare l’ira del feisbucchiano Minosse che sta orribilmente, e ringhia: essamina le colpe ne l’intrata; giudica e manda secondo ch’avvinghia.

E per non farci mancare niente, aggiungiamo la Germania, a suo tempo aiutata dalle SS musulmane, che ricambia il favore rifiutando di dichiarare terrorista Hezbollah. Come cantava quel tale, “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”.

barbara

A PROPOSITO DI DON CICCIO PRIMO

in arte papa e delle sue esternazioni (non è una guerra di religione, tutte le religioni vogliono la pace e via delirando) viene alla mente quella battuta dell’amico don Stefano, parroco missionario ciellino: “A volte ho l’impressione che certi pacifisti porgano sì l’altra guancia ma non la loro, quella di qualcun altro” (per inciso, e del tutto OT – ma forse anche no – don Stefano è lo stesso che a proposito di certe non commendevolissime abitudini del cappellano militare dell’aeroporto di Padova ha commentato: “Vabbè, sempre meglio le signorine allegre che i ragazzini”). Se non fosse per il rispetto dovuto al ruolo di cui è investito, verrebbe da dire che il signor don Ciccio primo in arte papa fa il frocio col culo degli altri, ma dato il rispetto dovuto al ruolo di cui è investito, mi asterrò dal dirlo.
bergoglio
barbara

QUESTA VOLTA CHE COSA INVENTERANNO?

Dubbi, sull’«eroe islamico», erano emersi fin dall’inizio; adesso lo sappiamo con certezza: Lassana Bathily non ha salvato nessuno.

L’islamico salva-ebrei era falso

Nel supermercato attaccato da Coulibaly. I sopravvissuti: non ci ha aiutati il magazziniere. Governo e media l’hanno santificato.

di Mauro Zanon

PARIGI – Vi dice qualcosa il nome Lassana Bathily? Forse ora no, dato che non se ne parla più nei giornali, né francesi, né italiani. Eppure a gennaio, subito dopo l’attacco terroristico al supermercato kosher Hyper Cacher di Porte de Vincennes, il suo nome era onnipresente nei titoli pomposi della stampa progressista. Le Monde dava il la celebrando «Lassana Bathily, l’eroe della presa di ostaggi di Vincennes, presto naturalizzato francese», L’Humanité si metteva in scia con un sentimentalistico «L’ex sans-papiers divenuto un eroe». Sul versante italiano, Repubblica non aspettava altro per titolare «La Francia celebra i suoi “musulmani eroi”». E tra quegli «eroi», c’era appunto Lassana Bathily, commesso di ventiquattro anni, musulmano e originario del Mali, che al momento dell’irruzione di Amedy Coulibaly si trovava all’interno del supermercato e che secondo la versione diffusa allora dai media e certificata dal governo socialista avrebbe salvato dall’attacco del terrorista islamista un gruppo di sei persone, tra cui un neonato, rinchiudendoli in una cella frigorifera, prima di fuggire all’esterno grazie a un montacarichi e raccontare agli agenti di polizia la situazione.

• La favola
Una storia bellissima cui dedicare paginate e servizi televisivi a ripetizione, un’impresa eroica da raccontare ai posteri e da incidere nei manuali di storia. Peccato però che si trattasse soltanto di una favola ricamata in maniera certosina dal sistema politico-mediatico per essere data in pasto ai sessantasei milioni di francesi e a tutti coloro che in quei giorni così sconvolgenti dal punto di vista emotivo seguivano con ansia i fatti di Parigi. Libération ha riunito per un’intervista alcuni degli ostaggi di quel drammatico 9 gennaio, e dalle loro testimonianze è emersa prepotentemente una realtà molto meno hollywoodiana e spettacolarizzata di quella cucinata e servita dai media francesi e da Hollande ai loro concittadini e al resto del mondo (soltanto il sito Fdesouche.com ha evidenziato a dovere la clamorosa discrepanza tra le versione dei media e del governo e quella degli ostaggi dell’Hyper Cacher).
Lassana Bathily, che si trovava nel seminterrato del supermercato quando Amedy Coulibaly fece irruzione, avrebbe soltanto proposto agli ostaggi di salire con lui nel montacarichi, come racconta Jean-Luc, uno degli ostaggi interrogati da Libération. Ma «il rischio era troppo elevato», «la morte sarebbe stata certa», perché «il montacarichi avrebbe fatto troppo rumore e non c’era posto per tutti», ha spiegato Jean-Luc, Decisero dunque di rifiutare, Lassana fuggì da solo all’interno del montacarichi, e loro si rinchiusero nella cella frigorifera. Yohann, un altro sopravvissuto, ha raccontato di aver staccato lui i fili della cella frigorifera, al fine di poter entrare e nascondersi con gli altri nella speranza di salvarsi.
Ma il colpo finale alla grande montatura politico-mediatica è quello inflitto da Sandra, madre 42enne: «I media e i politici hanno voluto abbellire la storia, aggiungendo che (Lassana, ndr) ci avrebbe fatto scendere, nascosti, etc. Non è vero, ma non è colpa di Lassana. In quel momento, la Francia aveva bisogno di un eroe».

• Impostori
Un «eroe della diversité», maliano, musulmano, sans-papiers, naturalizzato francese sotto gli occhi delle telecamere nella sala ricevimenti del ministero dell’Interno, una «storia repubblicana» da rifilare alla grande massa plaudente e assopita dei «je suis Charlie» per alimentare la retorica del «pas d’amalgame» tra islamisti e musulmani moderati. Il sito di opinioni liberali Boulevard Voltaire, tra i pochissimi a denunciare l’impostura del falso eroe dell’Hyper Cacher, si è chiesto: «Un governo che mente, che strumentalizza un sans-papiers, come lo dovremmo definire?». Lasciamo a voi la risposta.

(Libero, 25 giugno 2015)

Il governo francese, dunque, il giorno stesso dell’orribile strage all’Hyper Cacher, inventa il “musulmano buono”, lo fabbrica a tavolino, per dimostrare al popolo bue che “non bisogna generalizzare”, che “non si deve fare di tutta l’erba un fascio”, che “non tutti i musulmani sono terroristi”… Che magari uno lo pensa anche da solo, se non altro per banali ragioni statistiche, che non tutti i musulmani possono essere terroristi o comunque pericolosi. Ma quando poi uno si trova di fronte all’evidenza che il governo, per poter offrire al pubblico un musulmano buono, è costretto a fabbricarne uno falso, che cosa dovrebbe pensare? Comunque.
Adesso c’è stata un’altra strage, di inequivocabile matrice islamica, perpetrata in nome dell’islam – come tutte quelle che l’hanno preceduta, in ogni parte del mondo – e a noi che siamo ignoranti, ottusi, pieni di pregiudizi, xenofobi e islamofobi, potrebbe venire la tentazione di pensare che questa tanto sbandierata religione di pace, proprio tanto tanto di pace forse non è. E quindi mi chiedo: quale altra favoletta ci ammanniranno stavolta, per convincerci che ci stiamo sbagliando?

barbara