GIORGIANA MASI

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Assassinata nel maggio di 36 anni fa, all’età di 19 anni, dai cecchini di Francesco KoSSiga. Quello che ha ammesso di avere fornito ai terroristi armi e documenti falsi (e in un’altra occasione ha dichiarato che siccome il terrorismo è una realtà, bisogna venirci a patti), cercando poi di rifarsi una verginità con la “rivelazione” del lodo Moro, ossia quella cosa che consentiva ai terroristi di usare in territorio italiano quei documenti falsi e quelle armi che il signor KoSSiga aveva fornito loro. (Ignorava evidentemente, il signor KoSSiga, che una baldracca, anche se si fa ricostruire l’imene, sarà pure tecnicamente vergine, ma sempre baldracca resta).

[…]E poi, fra tanti, c’era lei, Giorgiana, anche lei la nostra eta’ ma molto piu’ matura di noi. Un modello a scuola, voti buoni, ed un equilibrio che ce lo sognavamo noialtri con la testa piena di progetti e fantasie. Il suo impegno, il femminismo convinto. Un impegno militante, la convinzione della non-violenza. Lei, una figura esile e magra, che portava il busto tanto era fragile, con quei capelli neri un po’ arruffati, fermati ogni tanto da una fascia, d’inverno l’immancabile poncho peruviano, altrimenti gli ampi camicioni a coprire quel suo esile corpo. Ma dentro era una roccia, granitica nelle sue convinzioni. Fu grazie a lei che scoprii i Radicali, anche se non era del tutto convinta di quel partito…. lei era di sinistra, ma l’impegno civile per le donne da lei ricercato si
coniugava bene con quell’allora folckloristico partito. Fu grazie a lei che presi coscienza che i diritti civili e politici erano importantissimi e si potevano esprimere anche con una pacata fermezza. Lei che era nella classe accanto alla mia, la V A del Pasteur dove c’era pure la Federica che ora e’ giornalista del TG3. Per anni che la vedevamo tutti i giorni sempre uguale, una presenza certa quanto discreta; mai un gesto eclatante od un urlo.
“Ma come ti chiami, sul registro c’e’ scritto Giorgiana…”
“Giorgina” e l’avra’ ripetuto chissa’ quante volte.
Ogni tanto non la reggevi coi suoi discorsi a senso unico specialmente nelle assemblee, ma lei non si scomponeva :
– Parliamo d’altro, che palle, dai …-
“Si vede che e’ piu’ facile arrivar li’ che nella tua testa….”.
-…’Mazza ce vai giu’ co’ lo scannatoio altro che col bisturi Giorgi’….!! –
Mai un’incertezza, mai un tentennamento, sempre sicura.
– T’ho vista con un ragazzo… –
” Stiamo insieme….”
– Ma dai… chi l’avrebbe detto… pensavo che ci considerassi tutti nemici noi maschietti…!! –
“Ma va’, stupido…”.
Quella mattina doveva esserci anche lei a scuola. Il giorno prima c’era stata la manifestazione non autorizzata dalla questura di Roma organizzata dai radicali in ricordo della vittoria del referendum sul divorzio del ’74, tre anni prima. Si sarebbe dovuto festeggiare,cantare, ballare e basta… Io non ci andai…. gli allenamenti erano prioritari su queste cose. Molti invece ci andarono lo stesso perche’ pensavano che ballare, cantare e festeggiare non facesse male a nessuno. Ci ando’ pure lei col suo carico di entusiasmo, di impegno politico non violento e di gioventu’. Quelli pero’ erano anni che raramente lasciavano spazio alla moderazione ed all’impegno pacifico. Ci furono gravi scontri scientificamente programmati sia da parte delle forze dell’ordine che da manifestanti di estrema sinistra. E ci ando’ di mezzo pure chi voleva solo festeggiare. Era la sera del 12 maggio ’77 quando spararono a Giorgiana mentre cercava di andare verso Trastevere, dall’altra parte di ponte Garibaldi, lontano da quegli scontri. Un colpo alla schiena mentre stava per mano del suo Gianfranco.Un buco nella schiena di quel corpo cosi’ esile. Un buco cosi’ grande che le piego’ le gambe e scivolo’ per terra con ancora la mano in quella di Gianfranco. Davanti al cancello, in attesa di entrare, la notizia arrivo’ come una mazzata nello stomaco ed un freddo gelido che mi attraverso’ le ossa.
“Ma chi… Giorgina…. ma non e’ possibile, ma non ha mai fatto nulla di strano !!”
Tutto avrei immaginato che sarebbe potuto accadere, ma non a lei.
Non lei.
Lei no.
[…]
Giorgiana fu colpita da un proiettile non appartenente a quelli in dotazione delle Forze dell’Ordine che usano la Beretta calibro 9, ma di un calibro di arma da “guerra”.
(Da un post di un compagno di scuola, riportato qui)

Per chi è troppo giovane per ricordare quei fatti, una dettagliata ricostruzione qui:
Giorgiana Masi

Poi un video costruito dai radicali con immagini di quel giorno e dichiarazioni ad esso relative

e la bellissima e struggente Bologna ’77 del grande Stefano Rosso, dedicata a Giorgiana, anche questa con un video che mostra le immagini di quei giorni e didascalie in sovraimpressione.

PERCHÉ GIORGIANA, ASSASSINATA CON UN COLPO ALLA SCHIENA A DICIANNOVE ANNI, NON DEVE ESSERE DIMENTICATA. MAI.

barbara

ITAMAR UN ANNO FA

Un anno fa andava in scena la mattanza di Itamar: un padre, una madre, tre bambini di undici anni, quattro anni, tre mesi assassinati a sangue freddo nella loro casa, nel loro letto; alcuni sgozzati, altri accoltellati al cuore. Erano arrivati lì dopo essere stati evacuati da Gush Katif, nella striscia di Gaza, per consegnarla judenrein all’autorità palestinese e avere in cambio la pace. In cambio sono arrivati terrorismo, morte e distruzione, migliaia di missili e questa carneficina. Festeggiata, come di consueto, per le strade del vicino villaggio palestinese con distribuzione di dolci. I carnefici, nei “Territori palestinesi”, trattati da eroi. La carneficina, nei nostri mass media, praticamente ignorata. E a Itamar una ragazzina di dodici anni a fare i conti con lo sterminio della propria famiglia.

Udi Fogel
Ruth Fogel
Yoav Fogel
Elad Fogel
Hadas Fogel

Ci sono tragedie con le quali, con il tempo, si impara a convivere. Ci sono ferite che, con il tempo, si rimarginano e fanno male solo quando cambia il tempo. E altre no. Questa è una di quelle che no. Ricordiamoli. Ricordiamo questi nostri fratelli sterminati da una furia identica a quella che settant’anni fa ha provocato la Shoah. Ricordiamoli rileggendo i pezzi uno, due e tre dedicati loro l’anno scorso. Rivediamo l’intervista a Tamar, che rientrando ha scoperto il massacro.

E concediamoci ancora un momento per una piccola riflessione. E soprattutto – vi comando queste parole – non dimentichiamo, non dimentichiamo mai.

barbara