PER CELEBRARE DEGNAMENTE YOM HAATZMAUT

Penso che la cosa migliore sia questo video con un Begin in smagliante forma

che richiama quest’altro straordinario discorso. E ci aggiungo una foto del mio ingresso, con una copia della pergamena con la dichiarazione di indipendenza.
pergamena
Poi, per non distaccarmi troppo dai temi recentemente trattati, vi regalo questa bellissima foto, regalatami a sua volta dalla nostra Rachel,
scuola ebraica
che mostra la riapertura della scuola ebraica di Roma nell’estate del 1944 dopo la liberazione di Roma (cerchiati la madre e lo zio di Rachel), con sullo sfondo la bandiera della Brigata Ebraica, che a tale liberazione aveva contribuito – a dispetto delle farneticanti dichiarazioni di un losco individuo dall’anima nera – mentre lo striscione davanti porta la scritta “scuola ebraica Roma”.
Buon compleanno, Israele! Centoventi miliardi di questi giorni!

barbara

GLI AMANTI TRISTI DI MONTESACRO ALTO

Ora ti racconto la storia degli amanti di Montesacro alto, che è un quartieraccio presuntuoso e reietto della capitale. Sorge dove si rifugiarono gli schiavi ribelli di Spartaco e dove Menenio Agrippa raccontò il suo celebre apologo sulle membra lo stomaco e la testa… Le case sono tutte di 14 piani, parallelepipedi grigiastri con qualche alberello  disperato messo lì per far pisciare i cani. Ceto medio criminalpretenzioso e miseria ben mimetizzata, in un quartiere che  ha gli abitanti di Bologna più Ravenna messi assieme, ma un solo commissariato e due farmacie. Niente cinema, niente teatri, niente di niente. In questa landa romana viveva una coppia di giovani sposi. Lui rappresentante di commercio lei casalinga annoiata. Come tutti i lunedì il giovane sposo prende il campionario, bacia la moglie e via! a ”far piazza” fuori Roma. Ma giunto al casello dell’autostrada, si accorge di aver sbagliato borsa. Rapida conversione  a ”U” e ritorno a casa. Ma la porta è chiusa dall’interno e la moglie non apre e neanche risponde. Suona, suona suona, ma niente. Eppure la signora è in casa. Sinceramente preoccupato il povero marito pensa a un collasso, un incidente domestico, forse un suicidio. Chiama la polizia la quale di fronte alla porta blindata modello Fort Knox (tutti a Montesacro vivono blindati) chiama i pompieri. C’è una donna che forse è svenuta nel bagno, forse folgorata dal ferro da stiro, forse… in ogni caso non c’è tempo da perdere e i generosi pompieri danno la scalata a quella montagna di cemento grigio. Cinque piani con l’autoscala e altri tre con la scala a ganci! Una tecnica acrobatica, usata solo in Italia, che consiste nell’agganciare l’esigua scaletta da cornicione a cornicione da davanzale a davanzale. Il Vigile giunge alla finestra giusta, attraversa un bucato, scansa i gerani morenti, spacca il vetro,  apre, scavalca, entra e….. Davanti a lui il classico amante in mutande che col ditino sul naso lo implora di fare silenzio, di andarsene e far finta di nulla. Intanto la fedifraga in pianto rifaceva il letto per cancellare ogni traccia del tradimento.
”Vada via, torni giù… dica che… dica quello che vuole… ma vada via, lui non sospetta niente, ma è gelosissimo, ha un caratteraccio e… fa lotta grecoromana, essendo un rappresentante di preziosi è anche armato, ci ucciderà!” Il pompiere si grattò la testa sotto l’elmetto e gli spiegò che le scale erano affollate di condomini in ansia, sulla cui sincerità non si sentiva di garantire, ma erano tutti lì col nasino in su nella tromba delle scale. E anche tutto il commissariato era sul pianerottolo, così come il portiere, la famiglia del portiere e i portieri delle case attigue. Tutti lì a fingersi preoccupati per le sorti della signora, in realtà tutti a pregustare il botto, l’uxoricidio, la vendetta, il sangue! ”E poi” concluse il pompiere” con la scala a ganci si può solo salire e non scendere … Ce tocca uscì dalla porta, siete fottuti”. Ma prima di aprire fu folgorato da un lampo di genio, che avrebbe salvato la vita ai due adulteri e a lui un sacco di tempo a far verbali.  ”Signora svenga!” Ordinò il pompiere senza concedere appello alla povera casalinga in pianto. ”Lei è appena riemersa da un infarto, un coccolone un deliquio… quello che le pare, ma stramazzi, si faccia venire una sincope un accidenti, e accidenti pure a voi che pe salì fino a qui me parevo Walter Bonatti me parevo, ma potevate annà a scopà ner mezzanino?!” Poi il geniale milite mise il suo elmetto in testa all’amante, gli legò la sua cravatta al braccio in modo da dargli un aspetto da milizia popolare, e come ultimo tocco da grande artista, gli mise l’accetta in una mano e la scala a ganci nell’altra. Assieme aprirono la porta e fecero entrare il marito della signora, il commissario, il portiere, il vicino dottore, il vicino preoccupato, la moglie del portiere, il parroco, i volontari della caritas, i sette figli del portiere, e una ventina di inquilini che improvvisamente erano stati colti da inaspettato affetto per quella giovane coppia di sconosciuti. Nessuno si chiese come avessero fatto a salire in due con la scala a ganci, e il matrimonio fu salvo. Ogni anno, ancora oggi, quando ricorre l’anniversario di questo fatto, alla stazione dei VVFF di via Genova arrivano quattro bottiglie di champagne francese e un centinaio di paste. È il tributo riconoscente di quelli che nell’ampia mitologia dei pompieri romani vengono  ricordati come: “gli amanti tristi di Montesacro alto”.

Storia autentica raccontata da Adriano Mordenti il 24/06/2001. E se non sapete chi è Adriano Mordenti, tanto peggio per voi, che non sapete che cosa vi perdete.

barbara

QUANDO I TERRORISTI COLPISCONO

Riescono sempre a beccare i bambini: a Roma
bimbo roma
come a Tel Aviv.
bimba tel aviv
Ma poi, alla brutta faccia degli adoratori del dio della morte, la vita riesce a continuare, a Roma
Gadiel Taché
come a Tel Aviv.
Shani Winterclic

(A Parigi, nel frattempo, si va estendendo la sindrome del disturbo mentale)

barbara

ATTENTATO ALLA SINAGOGA

La sinagoga è quella di Roma. L’attentato è quello del 9 ottobre 1982 – già più volte e con vari documenti ricordato in questo blog – che ha provocato la morte di Stefano Gaj Tachè di due anni e il ferimento di 37 persone, alcune delle quali in modo molto grave.
Il libro, riccamente documentato, ripercorre gli avvenimenti che hanno preceduto l’attentato e, parallelamente, gli atteggiamenti e i sentimenti predominanti in Italia nei confronti di Israele, influenzati anche da una stampa in gran parte faziosa, soprattutto quella di sinistra, influenzata a sua volta dalle direttive dell’Unione Sovietica, che a partire dal 1967 aveva scelto di abbandonare Israele e passare al campo arabo. Libro prezioso, anche per chi, per età, ha potuto seguire quelle vicende in diretta, perché raccoglie documenti e umori a 360°, mettendoci a disposizione anche tutto quello che all’epoca potrebbe esserci sfuggito.
Peccato solo che un incomprensibile pregiudizio ideologico induca i due autori a prendere per buona la rinuncia al terrorismo da parte di Arafat, quando era sotto gli occhi di tutti che fino al suo ultimo giorno di vita a continuato a invocare la distruzione di Israele e a promuovere il terrorismo (e gli articoli che prevedono la distruzione di Israele quale obiettivo primario e irrinunciabile sono tuttora presenti nella costituzione di al-Fatah), e l’esame di coscienza e lo spostamento verso posizioni più equilibrate e meno ostili – se non addirittura amiche – verso Israele da parte della sinistra italiana: davvero difficile da comprendere una simile cecità in due studiosi così seri.
Resta comunque un libro che vale la pena di leggere per la sua documentazione, davvero imprescindibile.

Arturo Marzano – Guri Schwarz, Attentato alla sinagoga, Viella
atentato sinagoga
barbara

E POI HO RIVISTO I COLLI FATALI

E ho visto questo, che è il motivo del viaggio a Roma in questo momento. Di foto non ne ho fatte perché sono talmente belle le sue che aggiungerne altre sarebbe quasi una profanazione (e d’altra parte è un uomo talmente bello e una persona talmente bella, che solo cose belle possono venire da lui), tranne questa
roseto
E voi non saprete mai il perché di questa foto, con tanto di primo piano delle ginocchia deformate dai bitorzoli dei tendini massacrati dall’incidente, ma il perché c’è, eccome se c’è.
E naturalmente ho visto questo, perché lei è proprio riuscita a farmene venire la voglia, ed effettivamente ne valeva la pena. Poche foto anche qui: lui, naturalmente
Gramsci
e questa straziante colonnina interrotta
Leon Ruff
e questa madre crudelmente strappata alla famiglia.
madre
Ho visto molte cose, che non starò a descrivere e raccontare in dettaglio. Dirò solo del ghetto, visitato con una guida d’eccezione
ghetto
(e ho visto anche la casa in cui viveva la famiglia di Settimia Spizzichino, e le pietre d’inciampo lì di fronte) e la mostra dell’artista israeliano Tsibi Geva al Macro Testaccio
Tsibi Geva
rete
e il famoso gazometro
gazometro
(quell’orrendissima faccia da schiaffi è colpa della fotografa, della quale prima o poi mi vendicherò, sappiatelo, e sappialo anche lei)

Poi devo fare una segnalazione, e chi ha orecchie da intendere sicuramente intenderà: RISTORANTE L’ARCHEOLOGIA, Appia Antica 139: posto stupendo, cucina straordinaria, servizio impeccabile, prezzi sostenuti ma non insostenibili.
E infine bisogna che racconti del taxi: quando sono salita stava andando una serie di brani di Ludovico Einaudi, per il quale ho espresso il mio vivo apprezzamento, cosa che il tassista ha gradito. Poi ha deciso di farmi sentire la canzone di Hobbit, e dato che ho detto che non ho visto i film e non conoscevo la storia, prima di farmi sentire la canzone me l’ha raccontata. Io ho trovato, nella storia e poi anche in alcuni passaggi della musica, una certa somiglianza con Exodus: lui non conosceva quella storia lì e io gliel’ho raccontata. Quando siamo arrivati, invece di 48 euro, tariffa fissa da Ostiense a Fiumicino, me ne ha chiesti 42.
(Senza dimenticare un grazie all’angelo custode che spunta regolarmente dal nulla a raccattarmi e portarmi in salvo ogni volta che mi perdo e non so più dove sono)


barbara

IL PAESE DELLE BETULLE

 (NOTA: Birke in tedesco significa betulla, e dunque Birkenau è una betullaia, così come Buche significa faggio, e un Buchenwald è un faggeto. Sempre avuto un gran senso della poesia, quella gente)

Alla Sala Santa Rita
lunedì 12 maggio 2014 ore 17.00
IL PAESE DELLE BETULLE
presentazione del cortometraggio e della mostra di Gianluca Serratore
sul dramma della shoah


Nota Stampa

Nel fumetto “Il paese delle Betulle” (ed. Printamente Snc) GIANLUCA SERRATORE, fumettista, illustratore e ritrattista romano, racconta il dramma della Shoah in una storia che commuove, fa riflettere e al contempo sorridere ma che prima di tutto narra quell’orrore che ancora oggi è difficile comprendere.

Alla Sala Santa Rita di Roma lunedì 12 maggio alle ore 17.00 sarà presentato il cortometraggio di 15 minuti tratto dal fumetto e saranno esposte le tavole originali che raccontano l’incontro tra un clown di strada e un bambino di 5 anni che sta per essere inghiottito da una camera a gas. Una narrazione ispirata dai libri, dalla radio e da un viaggio tra le ceneri dell’inferno ad Auschwitz-Birkenau.

“Questa – racconta Serratore – è una di quelle storie che nascono lente, che hanno bisogno di tempo per sedimentare, per crescere, ma che, dal momento in cui vengono pensate, prendono vita inesorabilmente. Sono partito molti anni fa accostandomi a questo argomento a piccole dosi, non capendone la portata emotiva e piano piano mi sono ritrovato così coinvolto, che quella della Shoah sembra un’esperienza vissuta da uno dei miei conoscenti, anche se nella realtà, nessuna delle persone che conosco ha mai subito tanta violenza. Questa storia nasce definitivamente durante il mio viaggio ad Auschwitz-Birkenau nel dicembre del 2008, davanti a quell’edificio con tetto a spiovente dove 70 anni fa si fermavano i treni che trasportavano i deportati. In quella fredda giornata polacca ho immaginato di venire circondato dagli sguardi gelidi degli ufficiali e dalle grida di comando dei soldati nazisti, di veder scendere dai vagoni centinaia di prigionieri che, esausti, affamati, sporchi, increduli, impauriti, persi, andavano incontro ad un’esperienza agghiacciante soltanto a pensarci. Tutto questo faceva contrasto con il tramonto, uno dei più belli che ho visto, acceso dietro il bosco di betulle.”

La storia verte su un parallelo che corre lungo la linea del tempo:
il viaggio di un bambino di 5 anni su uno di questi treni, dopo uno dei rastrellamenti che caratterizzarono la seconda guerra mondiale.
Il coinvolgimento di Zeto, il pagliaccio di strada protagonista di questa storia.
L’incertezza e la paura del bambino che non conosce cosa lo aspetta.
La curiosità e la spinta emotiva che Zeto segue senza esserne cosciente per conoscerne il motivo.
L’arrivo del bambino e di Zeto nel lager.
Il loro incontro nato a distanza di 65 anni, in modi diversi, ma che li porta a conoscersi per pochi istanti.
E così Zeto realizza che lo scopo del viaggio, questa esigenza ormonale cresciuta giorno dopo giorno, lo ha portato, in un tempo stabilito (da chi non riesce a comprenderlo), a far sorridere quel bambino, a strappargli di dosso gli artigli macabri dell’angoscia e farlo per un momento evadere da lì, dalla sua paura. Il resto è incredulità davanti a tanto devastante odio, a una psicologia deviata che va oltre ogni plausibile ragione. E quando tutto intorno a lui crolla, lui stesso crolla, impotente.
Infine il ritorno a casa, concesso dallo stesso Dio o dalla sua coscienza o dalla sua curiosità, in un mondo che, per un po’ o forse definitivamente, non sarà più lo stesso.
Così si riscopre un po’ ebreo, un po’ zingaro, omosessuale, vecchio, storpio, un po’ più pazzo e soprattutto vivo, davanti alle metastasi della morte aggrappata nella mente, negli occhi vuoti e nei gesti di quegli assassini.

La mostra, promossa da Roma Capitale, ANED Sez. Roma, Comunità Ebraica di Roma, Progetto Dreyfus, è visitabile anche martedì 13 maggio dalle ore 9.30 alle ore 14.00.

La scelta della Sala Santa Rita per ospitare questa mostra ha un valore simbolico poiché durante il tragico inverno del ‘43 la comunità religiosa di Santa Maria in Portico in Campitelli (a pochi metri dalla Sala) aprì le sue porte agli ebrei che scappavano dalle deportazioni. Diverse famiglie furono ospitate nella sagrestia della Chiesa di Campitelli, oggi Sala Baldini.

Gianluca Serratore nasce a Roma dove vive e lavora, anche se, da molto tempo ormai, vagabonda clandestinamente nella terra dei Segni Narranti.
Dal ’95 al ’98 ha frequentato la Scuola Romana dei Fumetti.
Nel 2008 ha partecipato al corso di illustrazione del maestro Svjetlan Junakovic.
Per la rivista “San Francesco Patrono d’Italia”, ha sceneggiato e disegnato la vita a fumetti di San Francesco d’Assisi.
È il papà fumettistico di Zeto, pagliaccio di strada antieroe, pubblicato dalla Creazioni Printamente Edizioni.
Per Rupe Mutevole Edizioni ha sceneggiato, disegnato e pubblicato i fumetti “Katier” (tratto dal racconto della scrittrice Rosa Mauro), “La luce negli occhi” e “Il castagno di Nerja” (tratto dai racconti della scrittrice Haria)
Attualmente sta realizzando una storia a fumetti intitolata “Ladispoli città aperta” che vedrà la luce a giugno 2014″.

Sala Santa Rita
via Montanara (adiacenze piazza Campitelli).
Inaugurazione: lunedì 12 maggio ore 17.00
Apertura anche il 13 maggio dalle ore 9.30 alle ore 14
Ingresso libero

www.salasantarita.culturaroma.it; http://www.comune.roma.it/cultura
http://salasantarita.wordpress.com
060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura

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barbara

E A ROMA SUCCEDE ANCHE QUESTO

Ero a bere un bicchiere di rosso in un locale dove vado spesso … e il gestore (circa sessantenne) commentando le elezioni francesi
– presto le toccherà mettersi la stella gialla e Francesco (un suo dipendente che lui, non a ragione, accusa di essere omosessuale) il triangolo rosa
– ??
– (ridacchiando) lei la verremo a prendere presto … ho dato già il suo nome in giro
– Lei ha perso un cliente (sono uscito)
– Ma su … lei è una persona di spirito … stavo scherzando

Diciamo che alla prima battuta (comunque di cattivo gusto), mi ero illuso, per un istante, che volesse affrontare la questione della deriva verso destra.
La cosa che mi ha più infastidito e, a suo modo, preoccupato veramente è: “ho dato già il suo nome in giro”.
Anche se non è una minaccia, tuttavia è il sintomo di una mentalità, di un chiacchiericcio che può avere risvolti spiacevoli.
È superfluo dire che non ho più rimesso piede in quel locale
Lor

Già, sono scherzi, sono battute, sono motti di spirito, sono modi di dire: sulla poesia di Primo Levi, sulla scritta di Auschwitz, sulle stelle gialle, sulle camere a gas. E se ti offendi, o ti indigni, o ti preoccupi, è perché non hai il senso dell’umorismo. 

stella gialla triangolo rosa
barbara

DANIEL IL MATTO

Gli amici di più vecchia data hanno già avuto il piacere di leggere tre chicche in anteprima (uno, due, tre): erano i primi tre racconti nati dalla fertile mente di un autore non giovanissimo ma di straordinaria freschezza. Poi il malloppo si è arricchito di altre storie, e ora è diventato un libro. Io l’ho letto, e vi posso assicurare che i racconti successivi sono assolutamente all’altezza dei primi (e se ve lo dico io, voglio proprio vedere chi si azzarda a non fidarsi!): tutti ambientati nel ghetto della Roma papalina del XVIII secolo, con il bizzarro e geniale scriba Daniel come protagonista e l’intera corte di comprimari e comparse che gli ruota attorno, dalla moglie bellissima e dal piglio deciso alle non sempre limpidissime autorità all’onnipresente clero alla miserevole folla degli ebrei sempre oppressi e tuttavia forti nella difesa della propria identità.
Insomma, secondo me dovreste proprio leggerlo, e se non vi fidate, tanto peggio per voi: non sapete cosa vi perdete!

Mario Pacifici, Daniel il matto, Opposto
daniel il matto
barbara

(PS: noi ci rivediamo venerdì 17: conto sull’altrui superstizione per trovare strade e autostrade ragionevolmente sgombre)