LA ZIA MARCHESA

Avendo molto amato La mennulara, precedente opera di questa autentica narratrice di razza, non potevo, imbattendomi casualmente in un altro suo libro, non impadronirmene all’istante. E bene ho fatto ad assecondare l’impulso, perché anche quest’altra lettura regala Piacere allo stato puro. Impregnato, anche quest’altro libro, di un amore appassionato, ma non cieco, per la sua Sicilia, con storie che si intrecciano e si aggrovigliano, e misteri che tanto più si infittiscono quanto più sembrano rischiararsi, fino a una sorta di catarsi – l’unica possibile – finale.

Simonetta Agnello Hornby, La zia marchesa, Feltrinelli
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barbara

NE MUOIONO PIÙ DI CREPACUORE

Ceci n’est pas une recension

Anche perché questo non è precisamente un romanzo. Cioè, è scritto come un romanzo, ma è chiaro che tutte le storie dello zio botanico e delle sue donne e dei suoi licheni (o forse dei suoi licheni e delle sue donne) e del suocero invadente e del parente imbroglione e del cugino svitato e del padre gaudente e della bambina e dei politici corrotti e venduti e dello stupro che forse non era vero ma forse invece sì, è chiaro, dicevo, che tutto questo è un mero pretesto per dire altro. Molto altro. Vorreste sapere che cosa? Beh, se questa fosse una recensione, magari ve lo direi, ma dato che non lo è, lo dovrete scoprire da soli.
Comunque è vero, secondo me, che ne muoiono più di crepacuore.

Saul Bellow, Ne muoiono più di crepacuore, Mondadori

barbara

PERCHÉ IL TIZIO DELLA SERA È IL TIZIO DELLA SERA

A che servono le origini 

Nel recente premio letterario, il Tizio non ha avuto preferenze perché non ha letto nessuno dei romanzi finalisti. Del resto è difficile avere preferenze per un romanzo dato che il suo scrittore appartiene alla cerchia da cui anche il Tizio ha origine, pur restando il fatto che il vincitore ha avuto a suo tempo successo a causa della rivendicazione, nella finzione letteraria ricalcata sulla propria vita, di non appartenere alla cerchia per non esservi stato ammesso, e  avendo sviluppato verso di essa un complesso rapporto di simpatia alla rovescia che sfuma in mite avversione tribale. Nella propria verosimile finzione letteraria, costui apparterrebbe alla cerchia senza volervi appartenere, mentre nella realtà la cerchia lo accoglie a braccia aperte, e altrettanto fa la nazione intorno alla cerchia, commossa da quel suo primo romanzo che finalmente denunciava la danarosa prosaicità della cerchia a cui l’io narrante non voleva appartenere desiderando tuttavia appartenervi senza appartenervi, tanto nella realtà quello era solo un romanzo che stroncava un’intera comunità i cui appartenenti sono tutti pantalonai ricchissimi e corrono dietro alle femmine. La verità è che il Tizio non ha letto i romanzi della cinquina perché tutti insieme verrebbero sui cento euro. Peccato, perché se li avesse letti avrebbe potuto anche lui fare il tifo per un romanzo indipendentemente dal romanzo e avrebbe capito che le origini servono a dividersi dagli altri.

E nessuno, lasciatemelo dire, nessuno riesce a bucare un pallone gonfiato con l’eleganza del Tizio della Sera.

barbara