ABBRACCIAMI SE SEI CONTRO LA GUERRA

Guardate questo video. Ma ve lo immaginate se qualcuno si azzardasse a farlo in Ucraina – con le due bandiere accostate! – il cui governo ha vietato a una compagnia di ballo ucraina di interpretare IN CASA NOSTRA, il Lago dei cigni? E che ha piantato su tutto quel bordello per quelle mani che forse si sono sfiorate sul legno della croce durante la Via Crucis?

E questo è l’esercito russo a Mariupol finalmente liberata, salutato dai residenti riconoscenti

Questi altri invece sono gli ucraini

Radio Ancora Italia Network

Questa è MARIUPOL ma non oggi.
Ecco come i nazisti ucraini sono entrati in città il 9 MAGGIO 2014 per punirne la resistenza dopo la grande affluenza alle urne per il referendum sull’indipendenza del #Donbass.
Quel giorno molti attivisti vennero uccisi da colpi di arma da fuoco per la strada.
Molti sono stati successivamente torturati a morte nell’edificio dell’aeroporto.
Gli ukronazi hanno bombardato il dipartimento di polizia della città con un veicolo da combattimento della fanteria, molti poliziotti sono morti sul colpo, molti sono rimasti feriti e sono stati poi uccisi.
Ma a voi queste immagini le TV non le hanno fatte mai vedere e non vi hanno raccontato cosa davvero avvenne lì nel 2014.
Né vi hanno mai raccontato il regime di terrore che è stato imposto alla gente in questi lunghi 8 anni.
Mariupol non ha dimenticato e oggi finalmente è di nuovo libera.
PS : sentirete spesso urlare “Blead” dalla gente. In russo significa “Merde” e anche peggio.
[Claudio Benedetti ] e Teo Jonny

9 maggio: vi dice qualcosa? Se non lo ricordate ve lo dico io: il 9 maggio è la festa nazionale della vittoria russa sul nazismo, la data della resa della Germania nazista. Nel giorno della vittoria russa sul nazismo, i nazisti ucraini hanno iniziato la strage dei russi del Donbass. Posso azzardare un’ipotesi: la guerra finirà il 9 maggio. Per quella data la Russia avrà totalmente sconfitto per la seconda volta il nazismo e potrà dichiarare conclusa la guerra. Sempre che nel frattempo non intervenga direttamente la NATO con un paio di bombe atomiche.
E ora due parole da Anna Soroka, ministro degli esteri della Repubblica Popolare di Lugansk

Quante cose i vostri mass media non vi raccontano sui misfatti dei vostri nazisti preferiti, eh?
Ma ora lasciamo questi postacci infami, e trasferiamoci in Russia, con questi due artisti che rendono omaggio a un grande regista italiano.

barbara

GUERRA: CHE COSA C’È DAVVERO IN GIOCO

E per capirlo, partiamo dal chiarire chi comanda davvero in Ucraina. Naturalmente è sempre stato chiaro, e ho continuato a ripeterlo da prima che cominciasse la guerra, ma è bello vederlo confermato da chi ci ha sbattuto il naso di persona.

Volodymyr Zelensky, “chi comanda davvero in Ucraina”. Il giornalista francese Le Sommier: “L’ho visto coi miei occhi”

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky risponde agli ordini della Casa Bianca. A sostenerlo non è solo Vladimir Putin o uno dei tanti-filorussi d’Europa, ma Régis Le Sommier, giornalista francese, esperto di scenari di guerra, vicedirettore del settimanale Paris Match appena tornato in patria dall’Ucraina. Dopo aver intervistato big mondiali come il presidente americano Barack Obama, il generale americano David Petraeus e il comandante in capo delle truppe Usa in Afghanistan Stanley McChrystal, Le Sommier ha voluto vedere con i suoi occhi quello che sta accadendo a Kiev, al seguito di tre volontari francesi che si sono arruolati per aiutare l’esercito ucraino contro i russi.
“Pensavano di trovare delle brigate internazionali, sull’idea di quelle in Spagna nel 1936 – spiega Affaritaliani.it, che riporta la notizia -. Hanno invece avuto la sorpresa di imbattersi negli americani”.
Per entrare nell’esercito di volontari, spiega Le Sommier, serve l’approvazione dei militari americani. Uno di loro, un veterano della guerra in Iraq, per far capire il clima gli avrebbe intimato: “Qui comando io, non gli ucraini!”. Scoperto di essere di fronte a un giornalista, l’avrebbe fatto allontanare. Ai volontari francesi invece ha fatto togliere le SIM occidentali dai telefonini, anche per questioni di sicurezza e facilità di essere intercettate, e avrebbe fatto loro firmare una sorta di contratto. “Chi è al comando? Sono gli americani, l’ho visto con i miei stessi occhi – conferma il giornalista, intervistato da CNEWS -. Ovviamente, non è l’esercito americano ufficiale”. “Al di là dell’aspetto romantico di questa guerra – prosegue Le Sommier in studio – invece di essere con le brigate internazionali mi sono trovato di fronte al Pentagono”. (Qui)

Veramente qualcuno poteva dubitarne? Veramente qualcuno riesce a credere che il buffone che spara intimazioni e pretese a tutti i governi del mondo stia recitando un copione proprio? Anch’io condanno l’invasione dell’Ucraina. Quella di otto anni fa. Quella della cricca Obama-Nuland-Clinton-Biden-Biden. E spero che un giorno la Storia farà giustizia di questa infamia.
E veniamo ora alla posta in gioco.

Valute, gas, materie prime: in palio c’è il dominio del mondo

Vincerà chi avrà il controllo della produzione di materie prime. La guerra, la vera guerra, non la si combatte a colpi di mitragliatrici e di cannoni, non la si conduce da un carrarmato o dalla cabina di un aereo a reazione. La guerra che si sta combattendo è una guerra economico-finanziaria ed in palio c’è il dominio del Mondo, per meglio dire di Mezzo Mondo.
Quella che si sta consumando in Ucraina è stata definita “Guerra Ibrida“. C’è quella sul campo di battaglia, sempre più cruenta, c’è quella che ruota attorno alla sicurezza informatica,c’è quella finanziaria e poi, forse la più importante, c’è quella combattuta attraverso la comunicazione, immagini, notizie, con milioni di canali che si rincorrono.
Però oggi occupiamoci della parte di economia e finanza. Qual è il vero obiettivo di questa guerra? E soprattutto chi ne avrà vantaggio? Lo scenario che sta emergendo potrebbe portare alla nascita di un fronte molto netto: da una parte la Cina che ha bisogno come il pane della cisterna di gas e petrolio rappresentata dalla Russia; dall’altra gli Stati Uniti che hanno necessità di trovare qualcuno a cui vendere il loro gas.
Insomma, stando così le cose, non è difficile immaginare che la Russia possa diventare un vassallo Cinese e che l’Europa lo diventi degli Stati Uniti. In questo contesto l’attuale braccio di ferro finanziario esistente tra Russia e Occidente assume sempre più importanza e risalto. Così il taglio dei tassi della banca centrale russa hanno fatto risalire le quotazioni del rublo, ma al tempo stesso la riapertura all’utilizzo delle transazioni di valuta straniera, sempre concertata dal massimo organo finanziario di Putin permetterà alle banche russe di vendere di nuovo valute estere in contanti ai loro cittadini riaprendo, di fatto, alle operazioni su tutti i mercati.
Questo vuol dire che continua ad esistere una sorta di dualismo finanziario in cui da una parte ci si chiude a riccio e dall’altra si riapre alle connessioni con l’occidente. Tutto questo avviene nel momento in cui la Russia sembra essere sull’orlo del baratro finanziario, sull’orlo di un default che qualcuno ha definito “selettivo”.
E’ come se si volesse arrivare al fallimento della Russia ma lasciando, al tempo stesso, porte aperte a possibili trattative. Sin qui la comunicazione e la finanza. Ma la guerra ibrida di cui stiamo parlando continua anche sui campi di battaglia. Le dichiarazioni di chi continua ad alimentarla diventano sempre più inaccettabili.
La pace non è barattabile, men che meno con un climatizzatore. L’Italia non è un paese che vuole la guerra, a differenza di ciò che esprimono spesso e volentieri i suoi massimi vertici politici. Parlare addirittura di patrimoniali necessarie per riarmare il paese appare come la più assurda delle scelte.
2.800 miliardi di debito pubblico rappresentano la certezza di un futuro nerissimo per i nostri figli. Che si lavori sulla crescita, sulle prospettive di sviluppo e sugli investimenti verso un futuro in cui la pace non debba passare per proclami roboanti e belligeranti, che non debba passare per guerre ibride.
Rinunciare agli atti di forza è l’unico vero atto di forza accettabile. Costringere la diplomazia internazionale, la Nato, anche con posizioni opposte a quelle americane rappresenterebbe e rappresenta l’unica vera via d’uscita. Qui non c’è in gioco qualche grado in meno d’estate e Draghi lo sa benissimo; qui c’è in gioco il lavoro di milioni di persone, il futuro di centinaia di migliaia di aziende.
Leopoldo Gasbarro, 10 aprile 2022, qui.

Nel frattempo leggo che fino al 2025 la spesa sanitaria verrà diminuita di un punto del PIL, giustamente, dal momento che si è visto che di strutture e personale ne abbiamo in eccesso. Così fino al 2025 possiamo mandare molte più armi all’Ucraina. A proposito di gas e dintorni, invece, scopriamo che

Poi torno un momento sul missile di Kramatorsk, per il quale abbiamo due buone notizie.

D’Amico David

“La7 ha fatto un autogol pazzesco. Nel suo TG ha mostrato il numero di serie del missile Tochka-U che ha colpito la stazione di Kramatorsk. Gli altri canali occidentali avevano volutamente oscurato questa informazione chiave. Grazie al numero di serie SH91579 si è risaliti al fatto che era in dotazione all’esercito ucraino, essendo stati usati altri missili della stessa serie per colpire Alchevsk, Logvinovo, Berdyansk e Melitopol.”
(Filippo Maria Sardella)

Da Hanna Zyskowska: Finalmente la BBC ammette che il missile Tochka-U, che ha ucciso una trentina di civili nel centro di Kramatorsk, era stato lanciato dagli ucraini.

Con una settimana di ritardo rispetto ai canali social e alla “controinformazione”. Nexus

Nel frattempo il numero dei morti è aumentato fino a oltre 50, ma naturalmente i mass media continuano a parlare di crimini russi, esattamente come quando i morti provocati dai terroristi palestinesi vengono addebitati a Israele. Tra l’altro ho visto che anche i russofoni che scappano in Russia per salvarsi dai bombardamenti e cannoneggiamenti ucraini vengono presentati come “deportati” dai russi (anche questa cosa dell’usare termini specifici relativi ai crimini nazisti è identica a quanto si fa con Israele).
E infine state un po’ a sentire questo.

I misteri dei laboratori biologici: come il figlio di Joe Biden ha finanziato la guerra biologica in Ucraina

di Edvard Chesnokov – Professore associato presso l’Università Federale dell’Estremo Oriente (Vladivostok, Russia)

Questo è uno dei segreti più cupi nell’Ucraina di oggi. Dalla metà degli anni 2000, un numero considerevole di laboratori biologici è stato aperto (o ricostruito) in tutta l’Ucraina, vicino a strutture militari, incentrate sulla ricerca di batteri e virus particolarmente pericolosi.
Come giornalista russo, ho ottenuto una serie di documenti sul funzionamento interno dei laboratori biologici. Alcuni di questi file sono già apparsi in occasione di briefing tenuti da funzionari russi (tuttavia, erano presentati da lontano e non sempre in forma leggibile). Altri sono stati ricevuti attraverso canali sicuri da patrioti statunitensi che sono completamente scioccati dagli schemi di corruzione che circondano il leader degli Stati Uniti. Il filo si estende dai laboratori biologici ucraini attraverso l’oceano ai torbidi affari commerciali del figlio del 46° presidente degli Stati Uniti, Hunter Biden. 

Anche gli USA riconoscono l’esistenza di questi laboratori biologici

La presenza di tali strutture in Ucraina non è mai stata nascosta da nessuno. O è un piano subdolo (se vuoi tenere nascosto qualcosa, tienilo in bella vista), oppure è la consueta fiducia in se stessi degli ultimi “padroni del pianeta”, gli statunitensi, moltiplicata per la tipica sciatteria dei loro corrotti alleati.
Comunicati stampa e rapporti sulle “attività congiunte per frenare le minacce biologiche” possono ancora essere trovati sul sito web dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Kiev, nei discorsi dei funzionari statunitensi e persino in una moltitudine di documenti del Gabinetto dei Ministri dell’Ucraina.
Naturalmente, il fatto che l’Ucraina creerà ceppi di virus combattivi NON è dichiarato direttamente in un singolo documento pubblico (e nemmeno quelli chiusi di cui parleremo di seguito). Gli organizzatori e gli esecutori di questo progetto a Washington e Kiev possono essere dei criminali sfacciati, ma anche loro capiscono che se vengono apertamente colti in fallo con prove sostanziali sullo sviluppo della guerra biologica, nemmeno un padre nello Studio Ovale sarà in grado di salvarli.
Inoltre, per ragioni simili, gli storici non hanno ancora trovato concreti ordini scritti da Adolf Hitler o dal suo entourage sulla “Soluzione finale alla questione ebraica” nei territori occupati dal Terzo Reich. Tuttavia, esistevano le “fabbriche della morte” naziste.
Ecco un altro documento. Ancora una volta, stiamo ancora esaminando documenti open source che chiunque può trovare. Questo è un comunicato stampa del Centro Ucraino per la Scienza e la Tecnologia (STCU). Appartiene a una grande organizzazione senza scopo di lucro che si concentra sulla “lotta contro le armi di distruzione di massa”, finanziata da UE, USA e Canada (ancora una volta questi non sono X-file, questa è un’informazione pubblica).
Diamo un’occhiata al comunicato stampa. Tra il 3 e il 4 ottobre 2016 si è tenuto nella città di Leopoli un seminario polacco-ucraino-statunitense sulla “lotta contro pericolose malattie infettive”. Tra i partecipanti c’erano rappresentanti del Pentagono, così come la DTRA (The Defense Threat Reduction Agency, che si impegna nella “lotta contro la diffusione delle armi di distruzione di massa, comprese quelle biologiche”).
Va bene, proviamo a credere per un minuto che i laboratori biologici stiano effettivamente operando per “ridurre i rischi di malattie pericolose”, come veniamo persuasi dalle rive del Potomac. Sorge allora una semplice domanda. Perché i rappresentanti dei ministeri della Difesa di entrambe le parti partecipano a questi progetti?
E un’altra domanda. Il comunicato stampa relativo al seminario cita alcune aziende americane come Black & Veatch e Metabiota. Perché questi nomi sembrano vagamente familiari?
Cosa c’entra il figlio di Biden?
Ogni thriller ha una storia alle spalle.
Prima di trasferirsi allo Studio Ovale, Joe Biden ha trascorso due mandati come Vice Presidente degli Stati Uniti sotto Obama tra il 2009 e il 2017. Durante quel periodo, “Uncle Joe” era responsabile dell’Ucraina e ha sicuramente lasciato il segno. Solo due mesi dopo il colpo di Stato nazionalista di Kiev del 2014, suo figlio Hunter è entrato a far parte del consiglio di amministrazione della holding energetica ucraina Burisma. In appena un anno e mezzo, l’uomo che ha avuto problemi di promiscuità e droga, ha ricevuto circa 1 milione di dollari.
I media occidentali ne hanno parlato anche prima delle elezioni del 2020. Le indagini hanno menzionato l’azienda di famiglia Biden, Rosemont Seneca, che ha facilitato i pagamenti.
E ora i giornalisti d’oltreoceano hanno scoperto che Rosemont Seneca è collegata a un’altra azienda di nome Metabiota. Come l’hanno scoperto? Ancora una volta, i più grandi segreti stanno in superficie. Internet ha una “web time machine”, che ti consente di vedere come appariva un determinato sito Web molti anni fa.
Anche sul portale di Biden per Rosemont Seneca nella sezione “Gli investimenti del nostro team” nel marzo del 2014 il logo di quello stesso “Metabiota” era in bella mostra. È evidente che Rosemont Seneca stava investendo in questa società.
È ora di aprire il vaso di Pandora. La società Metabiota, insieme a una società simile Black & Veatch, sono alcuni dei maggiori appaltatori della suddetta agenzia del Pentagono DTRA, per quanto riguarda la costruzione e le operazioni di laboratori biologici in tutto il mondo, inclusa, ovviamente, l’Ucraina.
Ad esempio, con l’aiuto di quella stessa “web time machine”, i giornalisti hanno scoperto che una sottosezione del sito web del Dipartimento di Stato USA con notizie sull’ambasciata in Ucraina per il 2012 conteneva rapporti sulla costruzione e l’equipaggiamento di un laboratorio biologico nell’area di Kharkiv.
Al momento, questi file sono stati cancellati dal sito web del Dipartimento di Stato per ovvi motivi. La domanda rimane, tuttavia: perché il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha pagato per la creazione di una “struttura di ricerca pacifica” situata a 30 chilometri dal confine con la Russia?
E un’altra domanda, retorica. Solo nel 2018, Black & Veatch, incluso il suo appaltatore Metabiota, e un certo numero di altre società hanno ricevuto 970 milioni di dollari nell’ambito dell’ennesimo programma del Pentagono che mira a “ridurre le minacce biologiche in diverse parti del mondo”. Con questi soldi, hanno aggiornato i laboratori biologici statunitensi dall’Iraq all’Ucraina.
Considerando il fatto che gli Stati Uniti erano soliti eseguire lo stesso show in Afghanistan, dove essi stessi ammettono che gli appaltatori USA hanno rubato fino al 90% dei fondi stanziati (in numeri assoluti che superano i 100 miliardi di dollari), potrebbe essersi ripetuta la stessa storia in Ucraina. Per così dire, stanno combattendo la “minaccia russa” e allo stesso tempo non dimenticano di riempirsi le tasche. Soprattutto quando quella tasca appartiene a una persona il cui cognome è “Biden Jr”.

Influenza aviaria con mortalità assoluta

Torniamo alla trama principale: continuando a studiare i documenti. La lettera dell’ambasciata statunitense a Kiev era indirizzata al capo dell’Unità sanitaria ed epidemiologica centrale del ministero della Difesa ucraino.
La lettera è datata 17 ottobre 2017. C’è un chiaro collegamento cronologico con il già citato ordine del Gabinetto dei Ministri dell’Ucraina “? 650-?” nel settembre 2017, dopo di che il “lavoro di laboratorio biologico” sembra intensificarsi.
Il punto principale della lettera è un invito ai colleghi ucraini a un incontro congiunto per fissare “obiettivi per ogni laboratorio partecipante”. L’obiettivo principale di tale incontro era quello di “ridurre le minacce biologiche in patria e all’estero” (pertanto, gli statunitensi ammettono, nei loro documenti, che stanno concentrando la loro attenzione anche sui paesi vicini; indovinate quale paese, in particolare, potrebbe essere).
Cinque dipendenti della stessa agenzia del Pentagono DTRA erano tra i partecipanti all’incontro.
Continuiamo la nostra narrativa bio-criminale. A febbraio 2022 c’erano almeno 25 laboratori simili in Ucraina, che coprivano più della metà delle regioni del paese. Alcuni facevano formalmente parte della struttura del Ministero della Salute ucraino, altri facevano parte della “supervisione sanitaria ed epidemiologica” regionale e il resto erano diretti subordinati delle forze armate ucraine.
Un altro documento. Novembre 2018 – un anno e due mesi dopo la “storica” ordinanza del Consiglio dei Ministri di riformare l’operatività dei biolaboratori. Un rapporto dell’Istituto ucraino di medicina veterinaria sperimentale e clinica (tutti nella stessa città di Kharkiv).
Lo scopo è di “ricercare le proprietà biologiche del virus dell’influenza aviaria altamente patogeno delle oche bianche”, il periodo di lavoro è gennaio-agosto 2018.
Risultati: quando gli embrioni di pollo sono stati infettati da questo ceppo, la letalità era del 100%. Quattro volatili sono stati infettati e nel giro di 72 ore tutti e quattro sono morti.
Conclusione: il ceppo studiato può essere depositato (ceduto per la conservazione) all’organizzazione madre – Centro nazionale per i ceppi di microrganismi presso un istituto di ricerca pertinente a Kiev.
A proposito, chiunque può utilizzare la ‘web time machine’. Cercare “morte di uccelli nel sud della Russia nel 2018”. E leggere il seguente post: 
Nel sud della Russia, il primo focolaio di influenza aviaria si verifica all’inizio dell’anno, le perdite possono arrivare fino a 150 milioni di rubli…
La data della notizia è il 16 luglio 2018. Il penultimo mese della ricerca coronata dal successo sui patogeni aviari nel laboratorio biologico di Kharkiv… Coincidenza?
E chi può garantire che in questi laboratori sia stata studiata solo l’“influenza pennuta” e che nessuno abbia provato, ad esempio, a creare un virus altrettanto letale per l’uomo?
Ancora un altro documento. Per evitare di ingombrare un articolo già voluminoso, fornirò solo un estratto.
Un annuncio dello stesso laboratorio biologico di Kharkiv per il finanziamento di un progetto internazionale chiamato «Il rischio di infezioni da pipistrelli insettivori in Ucraina e Georgia». La Georgia, che confina anche con la Russia, ospita un altro famigerato laboratorio biologico statunitense.
Gli obiettivi del progetto sono i seguenti: «Valutare la diversità tassonomica di virus e agenti batterici potenzialmente endemici, associati ai pipistrelli negli ambienti sia naturali che urbani in Ucraina e Georgia… Ricercare le relazioni evolutive tra questi agenti e quelli che causano malattie in persone e animali domestici, utilizzando un approccio di genomica comparativa».
Il punto è chiaro. Provare a riprodurre in laboratorio un patogeno simile al noto Covid-19, che secondo una versione sarebbe emerso a seguito del contatto tra un pipistrello e un essere umano… Il tutto ovviamente, con il plausibile pretesto della “protezione” da esso.

Percorsi di copertura…

La punizione è arrivata il 24 febbraio 2022, quando la Russia ha lanciato la sua campagna per denazificare e smilitarizzare l’Ucraina (dopotutto anche i virus da combattimento sono armi).
E i laboratori biologici hanno iniziato immediatamente a cancellare le prove principali: quegli stessi ceppi patogeni. In uno solo di essi, Leopoli, nel periodo dal 24 al 25 febbraio sono state distrutte quasi 400 fiasche contenenti agenti patogeni di antrace, poliomielite, peste, colera, malattie dell’intestino e delle vie respiratorie…
Tutto questo assomiglia a una pulizia febbrile veloce di prove compromettenti. E questo spiega uno dei motivi per cui Mosca è stata spinta a lanciare la sua operazione militare speciale. I sostenitori delle ideologie nazionalistiche, che hanno dato l’ordine di bombardare i quartieri pacifici di Donetsk con i missili “Tochka-U” il giorno prima, potrebbero benissimo lanciare attacchi biologici contro la Russia. Con conseguenze imprevedibili per tutta l’umanità.
(Articolo pubblicato in russo sul quotidiano Komsomol’skaja Pravda) (qui, dove potete trovare anche tutte le immagini dei documenti a cui l’articolo fa riferimento).

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https://www.kmu.gov.ua/npas/250287300

https://www.dailymail.co.uk/news/article-7592235/Hunter-Biden-paid-83-333-month-Ukrainian-

https://www.govconwire.com/2018/06/6-firms-awarded-970m-in-dtra-idiq-contracts-to-support-

https://www.kp.ru/daily/28301/4441336

https://www.kommersant.ru/doc/3688213

E non posso che ribadire la mia condanna nei confronti dell’invasione dell’Ucraina.
Concludo con il superboicottato Ciaikovsky con un’opera che amo molto (la suggerisco come eccellente antidepressivo), con un direttore che amo immensamente e un solista che non amo per niente ma come pianista è sicuramente fra i migliori.

barbara

NON È FRANCESCA

Inizierò questo post con qualche nota personale.
Da quando è iniziata la guerra, sulla quale fin dal primo giorno ho preso una posizione molto netta, parecchi dei miei lettori si sono riposizionati – non tutti allo stesso modo. Qualcuno “non mi riconosce” (il motivo è molto semplice: non mi conosceva, anche se credeva di sì). Qualcuno non mi capisce, mi critica, e occasionalmente me lo dice, educatamente (le mie risposte lo sono state un po’ meno, oggettivamente, e me ne scuso. A proposito, se sei interessato a conoscermi, qui di fianco c’è un indirizzo email). E poi c’è chi, a causa della posizione che ho preso e del tipo di documenti che pubblico, ha smesso di leggermi. Ovviamente il fatto di perdere un lettore è l’ultima cosa al mondo a preoccuparmi, la qualità mi interessa molto più della quantità. Quello che non solo mi preoccupa, ma proprio mi fa paura, è la quantità di gente che si rifiuta di affrontare qualunque cosa che contrasti con la vulgata: vedo il rifiuto totale della discussione, del confronto, il rifiuto totale di qualunque microscopica divergenza dall’unico pensiero consentito; vedo gente che banna a dozzine per volta dai propri profili coloro che osano scrivere commenti scomodi perché “non voglio dover leggere idiozie”; vedo giornalisti che fanno quello che dovrebbe essere l’unico compito di un giornalista, ossia porsi e porre domande, indagare, mettere in discussione qualunque verità preconfezionata, li vedo, dicevo, derisi, sbeffeggiati, insultati, cacciati dai programmi che li ospitavano e dalle università in cui insegnano, intimati a riconsegnare premi ricevuti per la loro attività di indagine e ricerca della verità come inviati di guerra, inviti a metterli a tacere (come Mussolini per Matteotti?), chiudere loro la bocca, silenziarli. E ho visto amicizie pluridecennali chiuse con un lapidario “non posso continuare a dialogare con te”. Nessun argomento ha diritto di cittadinanza al di fuori di quelli conformi al Verbo stabilito, perché quello, e solo quello è LA Verità. E c’è stato chi è addirittura arrivato all’infamia di tirare fuori il termine negazionismo (giuro, mi viene freddo a scriverlo) nei confronti di chi sottolinea le palesi incoerenze e contraddizioni.  Qualcuno ha citato Katyn, per dire che i russi sono stati capaci di commettere una tale mostruosa strage attribuendone poi la paternità ai tedeschi, e quindi perché non dovremmo credere che adesso abbiano fatto quella di Bucha? Ecco, Katyn mi sembra un ottimo esempio: uno dei belligeranti ha perpetrato un orribile eccidio e poi ne ha attribuito la responsabilità al nemico, e dato che quel nemico era l’invasore, il colpevole, il cattivo per definizione, la menzogna è stata creduta. Le successive indagini, effettuate prima dall’accusato, poi da fonti indipendenti, hanno poi dimostrato che l’attribuzione dell’eccidio era falsa. Adesso abbiamo dei morti civili sulle strade di una città ucraina, e una delle due parti in causa ne incolpa l’altra. E nonostante i numerosissimi elementi che contrastano con la versione ufficiale, nonostante l’illogicità della cosa, nonostante sia nota e ben documentata l’efferata spietatezza dei nazisti ucraini, nonostante la prudenza che l’esperienza dovrebbe suggerire, tutti ci credono. Ci credono perché si rifiutano di prendere in considerazione le prove contrastanti, o addirittura di leggere i documenti in questione, per non rischiare che i fatti si scontrino con l’ideologia e la verità precostituita. E a me questa gente fa paura. Questa gente è quella che il Duce ha sempre ragione, il Führer ha sempre ragione, il compagno Stalin ha sempre ragione, gli ebrei sono la causa di tutti i nostri mali, lo ha detto lui, i kulaki sono la causa di tutti i nostri mali, lo ha detto lui, i russi sono un pericolo per l’Ucraina e per l’Europa e per il mondo intero, dobbiamo strangolarli economicamente e armare i loro nemici perché Russia delenda est, e se dissenti, anche solo in minima parte, sei un nemico del popolo, da cancellare, da spazzare via. Indegno di esistere. E chissà se questa brava gente – parecchi di loro ebrei, parecchi di loro, anche fra i non ebrei, filoisraeliani – si rende conto che questo è lo stesso, identico giochetto che dal ’67 in poi viene fatto con Israele (a proposito: è iniziato il mese sacro di Ramadan ed è partita la solita mattanza in Israele: ve ne siete accorti? Questa invece è la lotta contro l’apartheid israeliana nei campus americani

Forte, no?). In realtà è tutto sotto gli occhi di tutti, ma siccome abbiamo deciso che non è Francesca, bisogna per forza che sia Filippa Maria. E tuttavia ci sono quelle famose riprese satellitari, che smentiscono irrefutabilmente la vulgata antirussa, ma tranquilli, non è Francesca. E ci sono le foto col bracciale bianco – quei “collaborazionisti” dai quali i miliziani ucraini, appena rientrati, si sono precipitati a ripulire la città

e sui quali Capuozzo, sì, il solito rompiscatole di Capuozzo, si pone qualche domanda, ma non preoccupatevi, non può essere Francesca. E poi c’è questo organo ucraino in cui si lamenta che i russi hanno lasciato mine dappertutto, ma nessun cenno di morti, ma è escluso che possa essere Francesca. E c’è anche questa splendida registrazione, in cui uno dei due interlocutori è incazzato nero perché non è stata messa sulla strada neanche una donna, il che toglie parecchia credibilità alla narrazione del massacro di civili da parte dei russi e l’altro gli assicura che non succederà più – cioè che la prossima volta che insceneranno una strage russa lavoreranno con più attenzione – ma non agitatevi, non è Francesca, garantito. E ci sono quelle foto (un’immagine vale più di mille parole, lo sappiamo, e quindi le guardiamo, le foto, tutte, con molta molta attenzione) coi morti per strada e la gente che ci passeggia in mezzo, con aria del tutto indifferente, come se non ci fossero,

che addirittura ci cammina sopra senza neppure accorgersene, proprio come se non ci fossero,

ma voi dormite i vostri sonni sereni: è chiaro che non può essere Francesca. Ed è anche sempre più chiaro chi e perché ha tutto l’interesse a fomentare la narrazione dei crimini di guerra russi e io, davvero, non capisco come qualcuno abbia potuto inventarsi che fosse Francesca. Poi adesso è arrivato un missile a Kramatorsk,

lanciato naturalmente dai russi, che ha provocato una trentina di morti e un centinaio di feriti Si tratta di un Tochka U, di fabbricazione russa ma non più usato in Russia da tre anni e attualmente in dotazione unicamente all’esercito ucraino. Nella foto sottostante si può vedere un esemplare di questo tipo di missile, i rottami del missile atterrato a Kramatorsk e un missile Iskander, quello usato dai russi.

Inoltre il missile è arrivato da sud-ovest, zona attualmente sotto controllo ucraino, ma Francesca a Kramatorsk non ci è neppure andata, figuriamoci.
E arrivati a questo punto, direi che vale la pena di ascoltare anche un po’ di gente che le guerre le ha conosciute da vicino.

Giancarlo Vitali Ambrogio

Come ormai mi capita di dire spesso non ho più parole per descrivere gli orrori di questa guerra scellerata e non ho più parole per descrivere, anticipandolo, il burrone dentro cui ci sta spingendo Biden con la complicità dei governi europei e di una “stampa” senza più misura nell’accompagnarli per mano, ubbidiente e compatta: non più diplomazia, pressione politica, accordo di pace ma, guerra permanente e ucraini sacrificabili sognando la distruzione della Federazione russa e di conseguenza un’equa ridistribuzione delle enormi riserve di materie prime strategiche presenti nel sottosuolo dello “Zar”.
Mi chiedo se gli ucraini ne siano coscienti.
Malauguratamente per ora i risultati sono questi:
– morte, distruzione, sofferenze e dolore senza una fine prevedibile per il popolo ucraino e presto per quello russo;
– seri rischi che la guerra possa estendersi all’Europa o alla meglio che possa trasferire pur a distanza i suoi pesantissimi, inevitabili effetti sociali ed economici;
– aver “spinto” forse definitivamente la Cina e la Russia ad abbracciarsi in una alleanza che lascia prevedere il risorgere della guerra fredda di recente memoria, anzi freddissima, perché questa volta non sarà più fra occidente e Russia ma fra occidente e oriente, con tutte le terribili conseguenze che comporterà.
Complimenti alla Politica d’occidente!
Si poteva fare meglio?
Leggete sotto cosa racconta il Wall Street Journal
P.S. consigliato a chi è interessato a vedere tutta la storia al di la di Putin boia: oggi il Fatto Quotidiano riporta quello che definisce lo scoop di febbraio del Wall Street Journal. La ricostruzione dei fatti ricorda che cinque giorni prima dell’invasione russa, il cancelliere tedesco propose all’Ucraina un accordo con la Russia che sarebbe stato siglato da Biden e Putin in persona, nel quale Kiev si impegnava a dichiararsi neutrale rinunciando alla Nato: Kiev, cioè Zelens’kyi, non accettò sostenendo “di non credere che Putin avrebbe tenuto fede a un accordo di quel tipo” e perché ” la maggioranza degli ucraini vuole la Nato”
Di nuovo, non ho parole!

LETTERA DI 10 EX CORRISPONDENTI DI GUERRA CONTRO LA PROPAGANDA DEI NOSTRI MEDIA

“Ecco perché sull’Ucraina il giornalismo sbaglia. E spinge i lettori verso la corsa al riarmo”: lo sfogo degli ex inviati in una lettera aperta. “Basta con buoni e cattivi, in guerra i dubbi sono preziosi”
Undici storici corrispondenti di grandi media lanciano l’allarme sui rischi della narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto: “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin”. L’ex inviato del Corriere Massimo Alberizzi: “Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni”. Toni Capuozzo (ex TG5): “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori. Trattare così il tema vuol dire non conoscere cos’è la guerra”.
“Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male”. Inizia così l’appello pubblico di undici storici inviati di guerra di grandi media nazionali (Corriere, Rai, Ansa, Tg5, Repubblica, Panorama, Sole 24 Ore), che lanciano l’allarme sui rischi di una narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto nel giornalismo italiano (qui il testo integrale sul quotidiano online Africa ExPress). “Noi la guerra l’abbiamo vista davvero e dal di dentro: siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti”, esordiscono Massimo Alberizzi, Remigio Benni, Toni Capuozzo, Renzo Cianfanelli, Cristiano Laruffa, Alberto Negri, Giovanni Porzio, Amedeo Ricucci, Claudia Svampa, Vanna Vannuccini e Angela Virdò. “Proprio per questo – spiegano – non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata. Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi“, notano i firmatari. “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo”.
“L’opinione pubblica spinta verso la corsa al riarmo” – Gli inviati, come ormai d’obbligo, premettono ciò che è persino superfluo: “Qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: è l’unico responsabile? Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandino perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin“. Mentre, notano, “manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo”. Quegli stessi media che “ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l’opinione pubblica e la preparano a una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l’Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il due per cento del Pil. Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione. L’emergenza guerra – concludono – sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre”.
Alberizzi: “Non è più informazione, è propaganda” – Parole di assoluto buonsenso, che tuttavia nel clima attuale rischiano fortemente di essere considerate estremiste. “Dato che la penso così, in giro mi danno dell’amico di Putin”, dice al fattoquotidiano.it Massimo Alberizzi, per oltre vent’anni corrispondente del Corriere dall’Africa. “Ma a me non frega nulla di Putin: sono preoccupato da giornalista, perché questa guerra sta distruggendo il giornalismo. Nel 1993 raccontai la battaglia del pastificio di Mogadiscio, in cui tre militari italiani in missione furono uccisi dalle milizie somale: il giorno dopo sono andato a parlare con quei miliziani e mi sono fatto spiegare perché, cosa volevano ottenere. E il Corriere ha pubblicato quell’intervista. Oggi sarebbe impossibile“. La narrazione del conflitto sui media italiani, sostiene si fonda su “informazioni a senso unico fornite da fonti considerate “autorevoli” a prescindere. L’esempio più lampante è l’attacco russo al teatro di Mariupol, in cui la narrazione non verificata di una carneficina ha colpito allo stomaco l’opinione pubblica e indirizzandola verso un sostegno acritico al riarmo. Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni e nemmeno chi si informa leggendo più quotidiani al giorno riesce a capirci qualcosa”.
Negri: “Fare spettacolo interessa di più che informare” – “Questa guerra è l’occasione per molti giovani giornalisti di farsi conoscere, e alcuni di loro producono materiali davvero straordinari“, premette invece Alberto Negri, trentennale corrispondente del Sole da Medio Oriente, Africa, Asia e Balcani. “Poi ci sono i commentatori seduti sul sofà, che sentenziano su tutto lo scibile umano e non aiutano a capire nulla, ma confondono solo le acque. Quelli mi fanno un po’ pena. D’altronde la maggior parte dei media è molto più interessata a fare spettacolo che a informare”. La vede così anche Toni Capuozzo, iconico volto del Tg5, già vicedirettore e inviato di guerra – tra l’altro – in Somalia, ex Jugoslavia e Afghanistan: “L’influenza della politica da talk show è stata nefasta”, dice al fattoquotidiano.it. “I talk seguono una logica binaria: o sì o no. Le zone grigie, i dubbi, le sfumature annoiano. Nel raccontare le guerre questa logica è deleteria. Se ci facciamo la domanda banale e brutale “chi ha ragione?”, la risposta è semplice: Putin è l’aggressore, l’Ucraina aggredita. Ma una volta data questa risposta inevitabile servirebbe discutere come si è arrivati fin qui: lì verrebbero fuori altre mille questioni molto meno nette, su cui occorrerebbe esercitare l’intelligenza”.
Capuozzo: “In guerra i dubbi sono preziosi” – “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori”, argomenta Capuozzo. “Invece è proprio in queste circostanze che i dubbi sono preziosi e l’unanimismo pericolosissimo. Credo che questo modo di trattare il tema derivi innanzitutto dalla non conoscenza di cos’è la guerra: la guerra schizza fango dappertutto e nessuno resta innocente, se non i bambini. E ogni guerra è in sè un crimine, come dimostrano la Bosnia, l’Iraq e l’Afghanistan, rassegne di crimini compiute da tutte le parti”. Certo, ci sono le esigenze mediatiche: “È ovvio che non si può fare un telegiornale soltanto con domande senza risposta. Però c’è un minimo sindacale di onestà dovuta agli spettatori: sapere che in guerra tutti fanno propaganda dalla propria parte, e metterlo in chiaro. In situazioni del genere è difficilissimo attenersi ai fatti, perché i fatti non sono quasi mai univoci. Così ad avere la meglio sono simpatie e interpretazioni ideologiche”. Una tendenza che annulla tutte le sfumature anche nel dibattito politico: “La mia sensazione è che una classe dirigente che sente di avere i mesi contati abbia colto l’occasione di scattare sull’attenti nell’ora fatale, tentando di nascondere la propria inadeguatezza. Sentire la parola “eroismo” in bocca a Draghi è straniante, non c’entra niente con il personaggio”, dice. “Siamo diventati tutti tifosi di una parte o dell’altra, mentre dovremmo essere solo tifosi della pace”.

Quindi è chiaro: è assolutamente escluso che possa essere Francesca.

barbara

VI RICORDATE LA STRAGE DI JENIN?

«Si parla di fosse comuni con i bulldozer dell’esercito che cercano di nascondere le prove come a Srebrenica» (clic)

«A Jenin vi erano esecuzioni e fosse comuni, corpi anneriti e straziati, brandelli di carne umana … 1200 profughi sono ancora dispersi … sono almeno 150 i corpi delle vittime che sono già state identificati. Nessuno conosce il destino dei 500 partigiani che per otto giorni difesero Jenin dallo strapotere militare israeliano. Secondo la gente del campo molti corpi sono stati gettati dai bulldozers nella rete fognaria, altri sono stati bruciati o sepolti in fosse comuni in uno speciale cimitero dove l’Idf seppellisce i corpi di forze nemiche o terroristi». (clic)

Migliaia di morti seppelliti con le ruspe nelle fosse comuni, giornalisti testimoni oculari che hanno visto personalmente mucchi di centinaia di cadaveri, titoli urlati su tutti i giornali, maledizioni urlate contro gli infami nazisionisti, condanne dell’Onu, condanne di Amnesty International… Alla fine i morti erano 52, di cui 42 terroristi e la maggior parte dei rimanenti 10 erano civili di cui i terroristi si erano fatti scudo.

Adesso è il turno della strage di Bucha, dell’orrore di Bucha, titoli urlati su tutti i giornali, maledizioni urlate contro i russi infami (la cosa più spettacolare che ho trovato è che la cosa è credibilissima perché… i sovietici a suo tempo si sono resi responsabili della strage di Katyn! Che uno dice non ci credo, ditemi che è uno scherzo, ditemi che è una battuta, ditemi che l’ha detto un ubriaco, non può essere vero, non è possibile…) E chi sono i primi a buttarsi sulla “notizia” come cani famelici? Gli infami negazionisti delle stragi ucraine, quelli che negano che quei quattordicimila morti siano mai esistiti, quelli che pretendono che tutte le notizie, tutte le testimonianze, tutte le documentazioni delle distruzioni deliberate, dei bombardamenti di case scuole asili ospedali, tutti i massacri, tutti i morti siano propaganda russa. E in una spettacolare giravolta che neanche Yuri Chechi nei suoi momenti migliori, accusano di negazionismo chi si azzarda a far notare che in questa “strage” di Bucha c’è qualche conto che non torna.

Bene, fra un momento mi mostrerò un’altra bella paccata di documenti molto molto interessanti, ma siccome probabilmente i soliti noti si rifiuteranno di guardarli  dando per scontato che sia la “solita” propaganda russa, provvedo prima a informare che

LA RUSSIA HA CHIESTO DI CONVOCARE UNA RIUNIONE URGENTE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU PER ESAMINARE GLI EVENTI DI BUCHA, MA LA PRESIDENZA BRITANNICA HA RIFIUTATO: culo che trema? Paura di quello che emergerebbe da un’indagine VERA? Non dovrebbero essere ansiosi di inchiodare la Russia con prove schiaccianti, inoppugnabili, inattaccabili da qualunque tentativo di smontarle? O non sarà che in realtà sanno già benissimo che cosa emergerebbe da un’indagine che andasse al di là di un paio di immagini date in pasto alle scimmiette dello zoo?(clic)

E ora guardate questo video: è il sindaco di Bucha che parla dopo che i russi se ne sono andati. Non importa capire che cosa dica: il suo viso e il suo tono esprimono tutta la felicità, tutto il sollievo per il ritiro dei russi: vi sembra uno che ha trovato le strade piene di morti con le mani legate? Vi sembra uno che sta parlando di una strage?

https://m.facebook.com/watch/?v=451837926737228

E ora guardate quest’altro video: è del 2 aprile, tre giorni dopo il ritiro russo, e vi si vedono le forze speciali della Polizia Nazionale che passano dove sono passati i russi. Contate i morti che vedete sulla strada, ma contate bene, mi raccomando, magari prendete un pallottoliere e spostate una pallina alla volta continuando a guardare, così non rischiate di distrarvi o di imbrogliarvi coi conti

E ora vi metto la traduzione automatica del testo che accompagna il video. Facciamo bene attenzione a che cosa dice esattamente:

Forze speciali della Polizia Nazionale per ripulire l’area di Bucha
Polizia nazionale dell’Ucraina
In città lavorano i soldati del reggimento costituito del riconoscimento speciale della Polizia Nazionale “SAFARI”, al cui magazzino i rappresentanti degli agenti di polizia del riconoscimento speciale, i soldati del KORD e del Tor, nonché gli specialisti del servizio vibuhotecnico, sono andati al magazzino.
Oggi, 2 aprile, vicino alla città fortificata di Bucha, nella regione di Kiev, le forze speciali della Polizia nazionale ucraina hanno iniziato a ripulire il territorio dai sabotatori e complici dell’esercito russo. Gli specialisti del servizio vibuhotecnico conducono un’ispezione della milizia dei mali militari nella Federazione Russa ed esaminano oggetti e munizioni vibro-insicuri che non sono esplosi.
Pravokhorontsi rivede la pelle della porta e ukrittya, collaborando con le persone e dando aiuto ai residenti locali.
Mistani, che ha avuto la possibilità di sopravvivere all’occupazione dell’occupazione, per quanto possibile per proteggere le forze dell’ordine.
Gli agenti di polizia possono fare qualsiasi cosa per stabilire la legge e l’ordine nei territori selvaggi, ma gli scudieri potrebbero tornare nel posto giusto.

Quello che segue è un commento al video:

You “cleanse” the city that the Russian troops left, you show the streets. Where are the hundreds of corpses that the Russians supposedly left behind? You cleared Bucha of people with white armbands, which meant a neutral or positive attitude towards the Russians, you used precisely these killed people to shoot a provocation – people with armbands lay on the streets and in the basement, where they were allegedly tortured by Russians. The Russians help with humanitarian aid to civilians in other cities, but it was in Bucha that hundreds of people were killed. Who are you trying to fool with this?

Poi, completato il lavoro di “ripulitura”, il giorno dopo, 3 aprile, ecco le strade piene di morti, non irrigiditi come dovrebbero essere dei corpi uccisi almeno quattro giorni prima, con molto meno sangue di quanto ci si aspetterebbe su gente ammazzata da bestie selvagge, come su molti social vedo dipingere i russi, e il sangue che c’è non è ancora rappreso.

Parecchi altri documenti qui

Aggiungo questo compendio che fa un po’ il punto della situazione in italiano.

Lorenzo Capellini Mion

Bucha, Ucraina
Il corrispondente militare “KP” Alexander Kots ripristina la cronologia di ciò che è accaduto nella periferia di Kiev: i civili di Bucha sono stati fucilati dai nazisti “Boatswain”, come da video già rilasciato.
“Il 2 aprile (4 giorni dopo che il Ministero della Difesa della Federazione Russa aveva annunciato il raggruppamento e le nostre truppe hanno lasciato la città e la Polizia Nazionale dell’Ucraina è entrata a Bucha.
Sul web è stato rilasciato un lungo video del loro lavoro per “ripulire” la città. (vd link tra i commenti)
C’è tutto per capire l’atmosfera lì: macchine accartocciate, edifici distrutti, gente del posto gioiosa, uno dei quali dice che volevano sparargli per i simboli ucraini, ma per qualche motivo ha cambiato idea.
Non ci sono corpi sparsi per la città.
Lo stesso giorno, le unità della Terodefense di Kiev sono entrate a Bucha per ripulire.
Tra questi c’è un distaccamento di un certo comandante e proprio nel filmato della loro videocronaca, uno dei militanti gli pone la domanda: “Ci sono ragazzi senza bracciali blu, si possono sparare?” “Puoi!” – risponde felicemente l’altro.
E questo è il punto chiave.
Il capo è un noto neonazista Sergei Korotkikh. È stato lui a dare il via libera a sparare su persone prive di contrassegno (i bracciali blu sono il contrassegno che distingue un “amico o nemico” delle forze ucraine).
È evidente dal sangue non rappreso e dai corpi non ancora irrigiditi che non furono uccisi il 30 marzo.
I nazisti hanno ucciso persone per strada senza sapere se avevano armi o meno.
E qualcuno è stato catturato e torturato.
Tra i morti ci sono persone con bracciali bianchi molto probabilmente uccisi come “agenti delle truppe russe” o “collaboratori” che collaboravano con le “autorità di occupazione”.
Qui per altro abbiamo il video del sindaco ucraino di Bucha al suo rientro molto felice che la sua città abbia visto partire i russi.
Non parla di carneficina… E sembra sereno e orgoglioso.
Poi è iniziata la grande macabra messa in scena, anche secondo il giornalista americano Michael Tracy utilizzando il materiale propagandistico sugli omicidi di Bucha, Kiev vuole attirare Washington e i paesi della NATO a partecipare alle ostilità scatenando la terza guerra mondiale.
Andrà peggio.

Spiacente ragazzi, ma ho passato più di vent’anni a fare le pulci alle notizie su Israele: queste puttanate dovete andarle a raccontare a qualcun altro.
Aggiungo ancora una riflessione a mio avviso meritevole di attenzione.

Fabrizio Agnocchetti

Personalmente sono di gran lunga più preoccupato dalla potenziale implosione del millenario impero russo, che dell’integralità territoriale dello Stato ucraino. Sono mille volte più sensibile ai malumori della collettività russa, che allo spirito revanscista di polacchi e rumeni.
Sarò tacciato di cinismo dalle anime belle dei salotti pseudo-progressisti con la erre moscia, ma io non ci penserei un secondo a sacrificare le (legittime) aspirazioni del popolo ucraino per salvaguardare la stabilità del pianeta da un cataclisma dagli effetti totalmente imprevedibili nel loro grado di disastrosa gravità per l’intera umanità.
Non è cinismo, ma realismo. O cinico realismo, chiamatelo come vi pare.
E la mia preoccupazione non è cominciata all’improvviso, da un giorno all’altro, il 24 febbraio. E neanche con il golpe del 2014.
È cominciata con l’entrata nella NATO dei Paesi Baltici nel 2004. Cioè da quando gli apparati americani hanno cominciato a giocare al gatto col topo con gli apparati russi.
Da allora è stato un crescendo senza freni nella più totale irresponsabilità. Come fare esercizi ginnici con una torcia di fuoco su una distesa di benzina.
E la catastrofe cui ci ha portato non sembra affatto interrompere il pericolosissimo gioco. Il Pentagono sta trattando la più grande potenza nucleare mondiale come una Serbia, un Iraq o una Libia qualunque. Io faccio fatica a capire dove vogliano arrivare…a vedere la prima atomica russa sganciata su un villaggio ucraino? Così poi non saranno più solo gli americani a essere ricordati nella storia per averla usata?
Altrimenti a cosa punta il Pentagono?
Sono sincero, io non l’ho capito…
Mentre i Fubini con i loro appassionati accoliti fanno il tifo per Zelensky, io spero ogni giorno che la CIA abbia la meglio sul Pentagono, nel braccio di ferro tra i due più potenti apparati americani, da cui dipendono le sorti del mondo.

Alla fine della prima guerra mondiale si sono disintegrati l’impero asburgico e quello ottomano, ed è imploso quello zarista. I decenni successivi non sono stati proprio felicissimi.

E concludo con questi due russi meravigliosi

barbara

UN PAIO DI COSE CHE NON CAPISCO

Perché io, a differenza di quelli che sanno esattamente quanti sono i morti e quanti i mezzi distrutti e quanti e quali gli edifici lesionati e perfino, in misura millimetrica, che cosa passa in ogni momento nella testa di Putin e che cosa vuole e perché lo vuole e come lo vuole e che cosa sogna la notte e che mano usa per farsi le seghe, per non parlare dei sublimi pensieri dell’eroe Zelensky, io, dicevo, alcune cose poco chiare le ho. Per esempio: una cosa su cui siamo sicuramente tutti d’accordo è che gli ucraini odiano i russi, per un miliardo di buone ragioni, e i russi odiano gli ucraini per quattro miliardi di buone ragioni. Ora, la cosa che non capisco è: perché gli ucraini vogliono a tutti i costi tenersi stretti quei russi che odiano e che li odiano? Perché mezzo mondo sta contribuendo, a prezzo del proprio pesantissimo impoverimento, a far sì che questi russi siano obbligati a restare attaccati agli ucraini che odiano e che li odiano? Non è curioso? Non è curiosa questa cosa? Un po’ meno curiosa però diventa se si prendono in considerazione alcuni elementi che emergono da un interessante articolo di tre anni e mezzo fa che ho trovato in rete. Articolo da prendere con le molle per certi aspetti relativi al “cosa ci sta dietro” più profondo (nuovo ordine mondiale, massoneria eccetera), ma con molti riscontri in merito al “cosa ci sta dietro” più vicino, e soprattutto con parecchi dati di fatto inconfutabili, alcuni dei quali inoppugnabilmente dimostrati da indagini successive. Secondo questo articolo, l’Ucraina non desidera affatto tenersi i russi: desidera tenersi la terra. SENZA i russi. Perché quel territorio è notevolmente ricco di gas: quello sul quale Biden junior, con l’appoggio politico del padre, sta facendo i suoi affari miliardari, e per i quali la presenza della popolazione russofona rappresenta un intralcio. Qui l’articolo.

Un’altra cosa che non capisco sono le persone che leggono sul giornale che è successo A B C e riferiscono tutti convinti: “È successo A B e C!”. Cioè, le fonti di informazione di una parte sono state oscurate (“perché mentono”), rimane unicamente la controparte, e quella la riportiamo pari pari con la certezza che quella è la verità: roba da ritardati analfabeti ubriachi. Prendiamo per esempio questa notizia:

Una donna ucraina è stata stuprata e uccisa davanti ai figli dai soldati russi. E i figli, anzi, le figlie, come la seppelliscono? Con la bandiera russa, ovvio! Un’altra cosa spettacolare avviene quando gli ucraini bombardano il Donbass

e i giornali raccontano che a bombardare sono stati i russi. Cioè, raccontano che i russi bombarderebbero la propria gente in una zona che è già in mano loro, e ancora una volta non posso fare a meno di chiedermi: ma come fa la gente a bersi simili puttanate? Sembrerebbe impossibile, eppure ci crede. Un’altra cosa fenomenale, dedicata a quelli che credono di essere informati perché leggono i giornali e guardano la televisione, è la caduta di Mariupol. Sì, Mariupol è caduta, ma i mass media evitano accuratamente di farlo sapere. E ancora una volta i russi issano la propria bandiera là dove prima regnavano i nazisti, e i vecchi liberati piangono e ringraziano

Un’altra cosa che mi pone degli interrogativi è questa (ho eliminato la prima parte, una frase di 153 parole con 22 coordinate e subordinate, in grado di bloccare la digestione).

Pasticcio a Trieste: cosa succede alla nave dell’oligarca

Il megayacht dell’oligarca russo Melnichenko, una specie di veliero-monstre da 143 metri per dodicimila tonnellate, ora ormeggiato all’Arsenale San Marco della città e sottoposto a sequestro a causa del congelamento dei beni dei cittadini russi, non può essere spostato. “E quindi?”, direte voi, “con tutti i problemi che ci sono dobbiamo ora preoccuparci del natante dell’oligarca?”.
Purtroppo sì, ed ecco perché. Il bacino dell’Arsenale dovrà essere liberato entro il 10 aprile dato che Fincantieri lo dovrà utilizzare per completare i lavori di una nave da crociera in via di consegna. Ogni giorno di ritardo sulla data prevista comporta una penale di 600mila euro.
Tuttavia, il bacino non può essere liberato perché, appunto, ospita il mega yacht che, da dopo il sequestro, è passato sotto la responsabilità dell’Agenzia del Demanio. Dunque, lo Stato italiano. Per poterlo spostare bisognerebbe accendere una polizza nuova, dal momento che quella che assicurava il veliero spaziale è venuta meno con l’applicazione delle sanzioni UE contro la Russia. La polizza deve coprire un bene del valore di oltre mezzo miliardo di euro, più annessi e connessi (cioè principalmente i dodici uomini d’equipaggio, ma quattro si sarebbero intanto volatilizzati).
Il costo dell’abnorme polizza sarebbe dunque di competenza dello Stato, in attesa che quest’ultimo possa rivalersi su Melnichenko (posto che lo possa fare in punta di diritto, aggiungiamo, cosa che è tutto meno che scontata). Il Prefetto di Trieste – riporta l’articolo – ha interpellato il Ministero dell’Economia, il quale dovrebbe acquisire il parere del Comitato di sicurezza finanziaria, prima di avviare la stipula della polizza. Il parere del Comitato dipende inoltre dall’inventario del bene e di tutto ciò che esso contiene. Operazione che non è iniziata. L’Agenzia del Demanio, nel frattempo, non si pronuncia.
Lo yacht, inoltre, dev’essere conservato in perfetto stato, in vista della sua futura restituzione. Per la sua manutenzione si è dovuto procedere allo smontaggio di un albero. Ma il cantiere navale francese costruttore dell’albero ha dichiarato che non lo rimetterà al suo posto senza una polizza assicurativa in essere.
Pur ammettendo che alla fine lo si possa spostare, pare che i moli commerciali del porto triestino non siano adatti a ospitare il mega-yacht perché non sufficientemente attrezzati affinché la chiglia dell’imbarcazione, realizzata con costosissime vernici speciali, non si rovini. Semmai ciò dovesse accadere, i costi delle riparazioni sarebbero ovviamente a carico del Demanio. A questo scopo è stata allertata la Capitaneria di Porto, che dovrà anche reperire dei grossi parabordi per proteggere lo scafo.
In sintesi: c’è da spostare rapidamente un maga-yacht sotto sequestro per far posto a una nave da crociera da terminare (altrimenti penali salate, e Fincantieri è pubblica). Ma il mega-yacht non si può spostare perché è sotto sequestro. Perciò dapprima serve che si pronuncino Ministero, Comitato sicurezza, Agenzia del Demanio affinché lo Stato italiano, cioè i contribuenti, si accolli il costo della nuova assicurazione.
Roberto Cardazzi, 29 marzo 2022, qui.

E poi:

Maria Teresa Leone

Per i 35 dipendenti di Aeroflot Italia è cominciato il procedimento di licenziamento e da febbraio, causa il blocco del conto corrente dell’azienda, non ricevono lo stipendio.
Le sanzioni contro la Russia!!

Qui la cosa che non capisco è: ma qualcuno ha mai visto un governo coglione a questo punto? Chi invece coglione di sicuro non è, è l’odiatissimo Putin, come emerge da questo articolo, che vale la pena di leggere con attenzione.

Ucraina, sicurezza, storia: cosa diceva Putin nel 2021

Nel luglio 2021 Putin scrisse un articolo che letto oggi suona come un ultimatum

Se si vogliono capire le cose, bisogna guardarle col massimo distacco possibile. Se si vuol capire non solo il perché di questa assurda guerra, ma anche come interromperla, è necessario che si comprendano le ragioni anche dell’aggressore. Il che non significa necessariamente essere con costui simpatetici né, men che meno, ritenere quelle ragioni legittime. Però, assumere la posizione – per esempio l’ho ascoltata da Emma Bonino – secondo cui: «Non importa tutti gli errori che l’Occidente e l’Ucraina possano aver commesso contro la Russia, il fatto è che ora Putin è un aggressore e ha torto», mi sembra poco fruttuoso. Soprattutto ai fini della conclusione della guerra, che sarebbe la cosa più importante.

Il disegno di Putin
Nel luglio 2021 Vladimir Putin scrisse un lungo articolo – “Sull’Unità Storica di Russi e Ucraini” – che, letto da noi inesperti col senno di poi, suona come una sorta di mano tesa/ultimatum. Forse gli esperti avrebbero dovuto saperlo leggere già allora e non ignorarlo. In quell’articolo Putin comincia col mettere innanzitutto in prospettiva storica l’Ucraina. Ci va da molto lontano ma, per i nostri scopi, basta sapere, prima della sua adesione all’Unione Sovietica (1922), la consistenza dell’Ucraina.

(Sopra: in rosso l’Ucraina prima del 1922, al momento della sua adesione all’Urss. I territori che la circondano le sono stati annessi durante il periodo sovietico. Sciolta l’Urss, le Repubbliche dell’Unione – sostiene Putin – dovrebbero mantenere gli stessi confini che avevano quando vi fecero ingresso)
Era, questa, una sorta di piccola Svizzera nel cuore dell’attuale Ucraina (colorata in rosso nella cartina in figura). Questa regione confina – è di fatto circondata – da altre quattro che seguiamo in senso orario da nord a est a sud. E precisamente: a nord v’è la Piccola Russia, una parte della quale fu conquistata da Caterina la Grande di Russia (1729-1796) e un’altra parte (comprendente Kiev) era stata comprata, ancora prima (1667), dallo Zar di Russia di allora. A est v’è il Donbass che al 1922 faceva parte della Russia. La regione a sud era stata conquistata, sempre dagli Zar di Russia, all’Impero Ottomano. Quando, nel 1922, l’Ucraina si unì all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Lenin fece “dono” di queste quattro regioni alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Successivamente, nel 1954, Nikita Krushev “donò” anche la Crimea.
Ora, secondo Putin, una volta che l’Urss s’è sciolta, i Paesi membri avrebbero dovuto avere gli stessi confini che avevano prima che vi entrassero. La cosa suona ragionevole; comunque nell’articolo di Putin sembra essere una rivendicazione più di principio che sentita, tanto più che son passati trent’anni.

Crimea e altre rivendicazioni
Meno di principio è la rivendicazione della Crimea perché, sostiene Putin, quella “donazione” di Krushev era illegittima già nel 1954, tanto che il Parlamento russo, nel 1992, cioè ai tempi di Boris Yeltsin, quasi all’unanimità volle riaprire quella questione di legittimità. A quanto sembra, quell’atto di Krushev avrebbe dovuto essere corroborato da una consultazione referendaria, che mai si tenne.Bisogna attendere il 2014 per assistere ad un referendum, ove oltre il 90% dei residenti votò per l’annessione della Crimea alla Federazione Russa. Secondo il governo centrale ucraino il referendum non doveva neanche tenersi ma, al di là delle questioni di legittimità, rimangono i fatti della volontà popolare, da un lato, e della illegittima donazione di Krushev nel 1954, dall’altro. Sembra quanto meno malaccorto che la comunità internazionale abbia reagito con sanzioni alla Russia anziché considerare la cosa come un caso diplomatico da risolvere a tavolino.Un’altra rivendicazione di Putin nel suo articolo è la sicurezza della Russia. Secondo Putin l’Ucraina stava perseguendo una politica che, più che ostile egli vedeva addirittura bellicosa nei confronti della Russia. A leggere oggi l’articolo di allora, sembra che il primo obiettivo di questa aggressione fosse di neutralizzare la struttura militare dell’Ucraina, a dire di Putin offensiva verso la Russia. Che l’Ucraina avesse una solida struttura militare sembra provato dalla resistenza che sta opponendo. Difficile dare un giudizio di fondatezza ai timori di Putin, ma chi dice di voler vivere in pace col proprio vicino deve anche dar conto a questi del perché e contro chi ci si sta armando.

Le responsabilità dell’Occidente
L’impressione è che tutte le azioni dell’Occidente siano state mirate alla provocazione del conflitto. A cominciare da Hillary Clinton che, in campagna elettorale per le presidenziali americane, non esitava a paragonare Putin a Hitler. Chi ci sta guadagnando? Certamente non l’Ucraina. E neanche l’Europa, che ne sta soffrendo e continuerà a soffrirne. Non la Russia, che avrà pagato il suo prezzo per ridurre inoffensivo il fronte ucraino.Di tutte, la cosa che dovrebbe preoccupare di più, e che mi sembra sia sottovalutata, è che Putin possa usare anche solo un petardo nucleare. C’è da confidare nel suo sangue freddo, che sembra avere. Non confiderei, invece, sulla saggezza dei politici occidentali, che hanno dimostrato, tutti, senza eccezione alcuna, di essere dei dilettanti, con tanto wishful thinking e pochissimo thinking. Dalle loro dichiarazioni non sembra abbiano capito Putin quando a chi gli faceva osservare che l’uso dell’atomica avrebbe potuto significare la distruzione del pianeta, lo zar rispose che «alla Russia non interessa un pianeta senza la Russia». Che qualcuno spieghi a Joe Biden, a Boris Johnson, a Ursula von der Layen e a Mario Draghi queste parole di Putin.
Franco Battaglia, 31 marzo 2022, qui.

E ritengo valga la pena di leggere queste frasi dell’ambasciatore italiano in Ucraina.

“Ho la sensazione che qualcuno voglia combattere la Russia fino all’ultimo ucraino o, addirittura, fino all’ultimo europeo”, dice Carnelos. Un allarme già lanciato da Toni Capuozzo e da altri, subito però additati come “putinisti”. Occhio però a non tirare troppo la corda: “Zelensky – conclude l’ambasciatore – sta, forse inconsapevolmente, dirigendosi verso un autodistruttivo punto di non ritorno”. (Qui)

Tornando a Putin, qualche informazione e considerazione utile qui. Nel frattempo il suo avvertimento è arrivato a scadenza: dato che tutta la valuta estera in possesso alla Russia è stata congelata, e parimenti sarebbe congelata tutta la valuta che dovesse entrare in futuro, dal primo aprile o paghiamo in rubli o chiude i rubinetti del gas (invito a leggere questo meraviglioso e lucidissimo discorso). E l’Europa, che da anni lo sta ricattando con le sanzioni per strangolare la Russia, ha la faccia da culo di gridare al ricatto. E come se non bastasse, ora la NATO ha pensato bene di andare a provocare la Russia anche in Georgia: visto che in Ucraina ancora non sono riusciti a far saltare i nervi a Putin, ora provano ad allargare il campo d’azione. Come già detto, tutta la mia speranza per la salvezza del mondo la ripongo nei nervi saldi di Putin.

Concludo con un frammento della settima sinfonia suonato da Shostakovich nel 1941.

barbara

STIAMO COMBATTENDO LA GUERRA

della civiltà contro la barbarie, della cultura contro l’ignoranza, della democrazia contro la dittatura, della libertà di parola contro la censura, dell’onestà contro la corruzione, della luce contro le tenebre.

A Mosca

“In alcuni Paesi hanno deciso di non interpretare Šostakovič, noi invece abbiamo deciso che la musica di Vivaldi è sempre bellissima. Non cancellare la cultura.”

MEMENTO: CIVILTÀ CONTRO BARBARIE

E ricordiamo che nel Donbass in questi otto anni non è successo niente, le case le scuole gli asili gli ospedali se li sono bombardati da soli, i centocinquanta bambini si sono suicidati, gli altri sono morti perché hanno mangiato funghi velenosi.

NOTA: Il video, di cui viene negata la visione diretta, può essere visto cliccando qui.

MEMENTO: CIVILTÀ CONTRO BARBARIE

Rivediamo un po’ di scudi umani, stavolta coi sottotitoli

MEMENTO: CIVILTÀ CONTRO BARBARIE

Poi ci sarebbe questa cosa qui.

Una volta si chiamavano crimini di guerra. Adesso che a farlo sono i rappresentanti del faro di civiltà che si batte contro le Forze del Male, come si chiamano?

MEMENTO: CIVILTÀ CONTRO BARBARIE

E poi di nuovo quei famigerati laboratori biologici che la signora Nuland e il signor Biden avevano il terrore finissero in mano ai russi con tutti i loro compromettentissimi documenti.

MEMENTO: CIVILTÀ CONTRO BARBARIE

E infine volendo ci sarebbe quest’altra cosa qui.

“UKRAINE KRISIS M.C.”. Chi c’è dietro la Ong che tiene in pugno Zelensky (e paralizza le trattative con la Russia)

PUPAZZI E PUPARI.

Alla sua elezione nel 2019, Zelensky ricevette un caldo benvenuto da parte di una organizzazione che si chiama: UKRAINE KRISIS M.C.

Questi, pubblicarono una lunga lista di “linee rosse” che il nuovo presidente non avrebbe dovuto oltrepassare, pena la perdita di consenso internazionale occidentale che vale a due livelli: il grande pubblico, il piccolo vertice dei “portatori di interesse” ovvero governi e loro diramazioni, tra cui i finanziatori, protettori, armatori della giovane democrazia ucraina.
Il documento era sottoscritto da una lunga lista di organizzazioni ucraine e non che troverete in fondo al testo. Il movente era dato dal fatto che su quel primo mese di governo del neo-presidente, eletto su una piattaforma anti-corruzione e di relativa pacificazione con la Russia, l’organizzazione aveva da ridire allarmata. Tanto da scrivergli non dei ragionamenti politici o punti di vista legittimi, ma una chiara lista della spesa di “linee rosse”, da non superare in alcun modo, un diktat insomma, l’oggetto di un contratto.

  1. CHI FINANZIA L’UKRAINE KRISIS? L’elenco completo è nell’allegato. Segnaliamo con distinzione: International Renaissance Foundation (IRF membro del network Open Society Foundation di George Soros); il National Endowment for Democracy (una stella di primaria grandezza della galassia di fondazioni ed ONG americane tese a “promuovere” con ogni mezzo la democrazia ed il mercato, non l’una o l’altro ma l’abbinata perché controllando il mercato si controlla la democrazia; la NATO; istituzioni della Lega del Nord Europeo-Anglosassoni (olandesi, svedesi, norvegesi, finlandesi, polacchi, canadesi, estoni, cechi, tedeschi ed americani a capo di tutto)
  2. QUALI ERANO LE LINEE ROSSE DA NON OLTREPASSARE SEGNALATE A ZELENSKY? Una selezione delle tante cose che il neo-Presidente NON avrebbe dovuto fare pena a perdita di finanziamenti e protezione comprendeva:

– Consultare il popolo con appositi referendum per decidere come negoziare con la Russia.
– Fare negoziati diretti con la Russia senza i partner occidentali
– Cedere qualsivoglia punto nei negoziati con la Russia sulle varie questioni (NATO, Donbass, Crimea, allineamento internazionale etc.) non cedere neanche un millimetro di territorio, non riconoscere a Mosca alcun punto per il quale l’Occidente ha elevato sanzioni alla Russia (Crimea).
– Ritardare, sabotare o rifiutare il corso strategico per l’adesione all’UE e alla NATO
– Ripensare la legge sulla lingua, l’ostracismo a media e social media russi, dialogare coi partiti di opposizione filo-russi (poi di recente messi direttamente fuori legge, sono 11), venire a patti politici con precedenti figure coinvolte nel governo Janukovich (democraticamente eletto e rovesciato col colpo di Stato del 2014), lanciare operazioni giudiziarie contro il governo precedente di Poroshenko (appoggiato dagli stessi firmatari) contro il quale Zelensky vinse le elezioni con il 30%.

Il documento è regolarmente on line. Datato 23 maggio 2019 (il secondo turno delle elezioni ucraine che elessero a sorpresa Zelensky era il 21 aprile, un mese prima). L’ho trovato seguendo un semplice link della pagina Wiki del IRF di Soros. Tempo di ricerca 2 minuti.
Si noterà in tutta evidenza che pur essendo del 2019, tocca gli stessi punti a base oggi del conflitto e relative, impossibili, trattative di pace. Se ne volgete il testo dal negativo al positivo, è in pratica buona parte della piattaforma 3+2 avanzata dai russi per risolvere il conflitto.
Io non sono un giornalista ma come studioso faccio certo ricerche per comprendere gli eventi. Ma evidentemente “fare ricerche” per inquadrare fenomeni non è giudicato necessario nel regime democratico di mercato. Ma io non sono un “democratico di mercato”, ma un democratico radicale cioè uno che pensa che la democrazia dovrebbe essere l’ultima istanza di decisione politica di una comunità.
Se avete amici che rispettate ed a cui volete bene, che pensano in buona fede di esser “democratici” e di star parteggiando per l’esercito di difesa della democrazia, mandateglielo, fateglielo leggere tutto (con Google translator) e chiedetegli onestamente cosa ne pensano. La democrazia siamo noi, almeno in teoria.
Tanto vi diranno che poiché questo tipo di post si può qui scrivere ma in Russia no, questa nostra è “vera democrazia” e tanto basta. L’importante infatti è non avere la più pallida idea di cosa è democrazia e cosa no.
Pierluigi Fagan, qui.

MEMENTO: CIVILTÀ CONTRO BARBARIE

E ancora questo, che se risponde al vero significa che a questo punto siamo ufficialmente e formalmente in guerra con la Russia. Praticamente:

Due piccole annotazioni a margine:
1. Io di economia capisco meno di zero, ma chi ne capisce potrà forse trovare qualcosa di interessante qui. Più che del marito in vena di dispetti, ho l’impressione che siamo in presenza di uno che si precipita col pentolone di olio bollente da buttare sul nemico e nella fretta inciampa e l’olio se lo rovescia tutto addosso lui, facendo tutt’al più arrivare qualche schizzo anche sul nemico.
2: Nota per i deficienti che, per non apparire partecipi dell’ideologia della “Z” indicata sui carri armati russi, cancellano tale lettera dai propri loghi (e in Germania diventa addirittura fuorilegge): la lettera Z i russi la scrivono così:
ц. Quello sulla fiancata dei carri armati è uno scarabocchio, un segno messo per farsi riconoscere e non rischiare di ritrovarsi vittime di fuoco amico. Potrebbe essere in segno così I, oppure così O, oppure così V, o così X, e invece è così Z. Scemi. Sono scemi. Ottantamila volte scemi, e non fanno altro che dimostrarlo.
E non posso chiudere che con Shostakovich

Dmitrij Shostakovich ★ Sinfonia N.7 “Leningrado” (IV movimento , 1a parte)

La 7a Sinfonia fu composta tra il luglio e il dicembre 1941 e dedicata alla città di Leningrado (oggi San Pietroburgo) che, accerchiata, resistette eroicamente per 882 giorni all’assedio nazista (dall’ 8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944) prima di essere liberata dall’Armata Rossa. La 7a sinfonia rappresenta una denuncia dei crimini della guerra e celebra al contempo la resistenza umana di fronte alle barbarie. La stima delle vittime dell’assedio di Leningrado, varia tra 1.100.000 e 1.500.000 di morti, in gran parte civili, periti sotto i bombardamenti e per fame e malattie.

Quella volta, fra i russi e i nazisti, hanno vinto i russi. Speriamo bene.

barbara

CI PENSATE CHE FIGATA?

Prova a immaginare: dopo che con la sciagurata gestione della pandemia il governo ci ha messi in ginocchio; dopo che con la sciagurata cosiddetta transizione verde ci ha messi bocconi; dopo che in obbedienza all’infame cricca che governa l’America (+NATO+CIA ecc.) con l’approvazione delle sanzioni alla Russia ci ha tolto i vestiti che avevamo addosso; dopo che con le armi mandate ai nazisti ucraini e l’aumento delle spese militari per fare la guerra alla Russia ci ha tolto anche le mutande; dopo tutto questo la Russia alla fine vince la guerra e per ritorsione (legittima) ci impone sanzioni e per giustizia nei confronti dei soldati uccisi con le nostre armi ci impone anche il risarcimento dei danni. Beh, io la troverei, come dicevano i giovani un po’ di tempo fa, una figata pazzesca.
Fine della mia disquisizione e passo la parola ad altri. A Marcello Foa, per cominciare, 2015

E poi a questa cosa spettacolare:

Ucraina, la mossa di Biden: “Pronto a usare armi nucleari”

Il presidente torna alla vecchia dottrina: l’uso della minaccia nucleare come deterrente. Continua l’escalation

Sembra un libro di Ken Follett. L’avete letto, l’ultimo? Si intitola “Per Niente al Mondo” e parla del terzo confitto globale, stavolta atomico. Non staremo qui a svelare il finale, eppure chi l’ha sfogliato sa che sembra il film di quanto sta succedendo in questi giorni in Ucraina: un conflitto regionale che si trasforma in mondiale perché nessuno ha la forza, o il coraggio, di porre un freno a quella che viene chiamata “escalation”.
Ora, proviamo a mettere insieme i puntini. A fine febbraio, dopo aver ammassato le truppe al confine e dopo tentativi di mediazione andati a vuoto, Putin ha deciso di invadere l’Ucraina. I Paesi occidentali avrebbero potuto limitarsi ad una debole condanna, invece sono scesi in campo seppur non direttamente: hanno applicato sanzioni durissime, mobilitato l’opinione pubblica e infine inviato armi a Kiev. Lo Zar ha reagito mettendo in stato di pre allerta le sue forze nucleari, spiegando alla Nato e agli Stati Uniti che qualora intervenissero al fianco dell’Ucraina provocherebbero la reazione nucleare di Mosca.
Gli Stati Uniti l’hanno ritenuta in un primo momento poco più di un bluff: eppure il conflitto atomico, per quanto improbabile, resta pur sempre possibile. E non ci vuole poi molto a premere un bottone. La dottrina russa sulle armi nucleari è chiara, o quasi: Mosca intende rispondere solo in caso di grave minaccia. L’ha spiegata chiaramente Peskov nei giorni scorsi. Già, ma chi valuta quando è sufficientemente grave una minaccia da provocare il disastro mondiale? Serve che la Nato bombardi il territorio russo? Oppure basta abbattere un caccia in territorio di guerra? E poi: la dottrina della “risposta” o al massimo della contemporaneità riguarda solo gli ordigni strategici, quelli a lunga gittata, o anche le bombe tattiche utilizzabili sul campo?
Dopo giorni di tentennamenti, Biden ieri ha preso una decisione importante: segnare una linea rossa (l’uso di armi chimiche) nella guerra in corso. Se Putin dovesse superarla, gli Usa reagirebbero. E allora si aprirebbe uno scenario incontrollabile. Non solo. Sebbene durante la campagna elettorale avesse sposato sul piano nucleare una linea più morbida, ora Joe sembra aver cambiato idea. Secondo il WSJ, infatti, il presidente americano sarebbe tornato sull’approccio tradizionale: minacciare una risposta nucleare usandola come deterrente per i pericoli convenzionali e non nucleari, lasciandosi dunque mano libera alla possibilità di usare le armi atomiche in “circostanze estreme“. Più o meno la stessa posizione assunta da Putin: il “first nuclear strike” americano prevede “l’attacco nucleare preventivo” anche in casi di minaccia convenzionale, biologica, chimica e chissà cos’altro. Lo stessa cosa che è pronta a fare Mosca: se gli Usa o la Nato dovessero lanciare attacchi convenzionali contro bersagli strategici russi (come i centri di comando e controllo centrali o la capitale), la Russia risponderebbe con un attacco nucleare. Cosa significa?
Significa che Ken Follet ci aveva visto giusto. L’escalation nasce e si alimenta quando ogni parte in causa aggiunge un pezzettino: l’invasione di uno Stato sovrano, l’invio di armi alla resistenza, la minaccia atomica, la controminaccia nucleare, poi magari un errore di calcolo sul tiro di un missile e il patatrac è servito. (Qui)

Ed è davvero spettacolare, perché che Putin è pazzo, no? Lo sanno tutti, lo dicono tutti, è scritto su tutti i giornali. È pazzo, è squilibrato, non sa quello che fa, si muove senza logica, è paranoico, è l’egocentrismo fatto persona… E che cosa si fa quando si ha di fronte un simile mostro preda dei peggiori istinti? Si provvede a informarlo che “siamo pronti a usare l’atomica anche per primi”. E credo che qui valga la pena di ricordare i miliardi di film western di cui gli americani sono maestri: quando entrambi gli avversari hanno la mano posata sulla pistola, quello che spara una frazione di secondo più tardi è un uomo morto. Detto in parole semplici, si sta aizzando Putin a usarla per primo. Come ho detto fin dal primo giorno, l’unica cosa su cui conto sono i nervi saldi di Putin, che ha dimostrato di averli per venti interi anni, e in modo particolare negli ultimi otto. Ma con mezzo mondo che ce la sta mettendo tutta a punzecchiargli il culo, sinceramente non so quanto ancora riuscirà a reggere.
Poi c’è questa cosa molto carina:

Ucraina, centinaia di transgender in fuga respinte al confine: devono combattere per il Paese

La legge marziale non perdona: le giovani hanno cambiato sesso ma sui passaporti hanno ancora il loro nome al maschile. Per questo non possono lasciare le città sotto le bombe
Centinaia di donne transgender sono state respinte al confine ucraino mentre tentavano di fuggire dal Paese, a causa dei loro passaporti che riportano ancora il loro nome e genere di nascita maschili, nonostante abbiano effettuato il cambio di sesso.
Lo riferiscono associazioni di attiviste citate dalla Bbc: le leggi attuali in Ucraina vietano ai cittadini maschi dai 18 ai 60 anni di lasciare il Paese. Per loro c’è l’obbligo di imbracciare le armi e difendere la patria.
In Ucraina cambiare il genere e il nome sul passaporto richiede un lungo processo, che coinvolge anche diverse valutazioni psichiatriche e questo induce molte persone che hanno cambiato genere a non andare fino in fondo alla pratica burocratica. Così chiunque ha un passaporto con scritto “maschio” rischia di essere respinto al confine. (Qui)

Ma no, dai, questa è sicuramente una bufala, una volgare propaganda russa! Lo sappiamo tutti che gli ucraini che combattono sono tutti volontari, tutti entusiasti di offrire il proprio sangue perché All’ombra dei nostri gagliardetti è bello vivere, ma se sarà necessario sarà ancora più bello morire, per la Patria, per il Duce e per il Re, eia eia alalà. Niente, non possiamo crederci.
Poi vi racconto di Orban, forse l’unico statista nell’UE degno di questo nome, che ancora una volta resiste al ricatto e dice no. Poi vi racconto che Putin, oltre a essere l’unico al mondo a difendere gli armeni dallo sterminio azero, ha anche, come rivelato da Netanyahu in questo articolo di due anni fa, salvato Israele dalle grinfie dell’ONU. E poi vi mostro quanto è bello quando anche gli indiani, nel loro piccolo, si incazzano

Proseguo con due interessanti commenti, botta e risposta, trovati da Porro

Franco Maloberti
Il 22 marzo, su La Stampa, ha pubblicato un articolo che considerava la possibilità dell’uccisione del presidente della Russia. Non c’è bisogno di dire che questo è fuori dall’etica e dalla morale e dalle regole del giornalismo. “Ecco perché ho presentato l’esposto”, ha detto l’ambasciatore della Russa a Roma, aggiungendo: “Nel codice penale della Repubblica italiana si prevede la responsabilità per l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato. In precisa conformità alla legislazione italiana oggi mi sono recato in procura per presentare una querela con la richiesta alle autorità italiane di esaminare obiettivamente questo caso.”

Stefano à Franco Maloberti
“Siamo certi che l’eliminazione violenta e oligarchica del tiranno non inneschi un caos peggiore? Il pessimismo è obbligatorio. Quasi mai il risultato è stato conforme ai desideri di chi pensava di risolvere tutto al prezzo di una sola vita per di più sciagurata. Nel 1914 il serbo Gavrilo Princip si illuse: ammazzando l’erede al trono austriaco i problemi dei Balcani sarebbero stati risolti, pensava. Invece eliminò l’unico personaggio che probabilmente, non per indole pacifista, avrebbe impedito che l’Europa precipitasse nella tragedia della Prima guerra mondiale (D.Quirico)”

Ma la Storia, purtroppo, è maestra solo per pochi – che quasi mai sono fra coloro che prendono le decisioni.
E concludo con la marionetta.

La fiction NATO must go on

Dopo che Zelensky ha ufficialmente bandito i restanti partiti di sinistra (quello comunista era già stato messo al bando nel 2015), i suoi sceneggiatori gli indicano la mossa successiva: terminare la videoconferenza al vertice NATO di Buxelles col pugno chiuso.
Perché?
Per confondere.
Perché un’immagine è più potente delle parole, qualsiasi sceneggiatore lo sa, e quel pugno ci dice molte cose. 
Quel pugno ci dice che il problema dell’ultranazionalismo in Ucraina non esiste. Ci dice che di rifugiati politici in Ucraina non ce ne sono mai stati. Che non vi è mai stato nessun morto tra i dissidenti. Che nessun n4zista di nome Bandera è diventato eroe nazionale. Che nessuna bandiera dei collaborazionisti di H1tler è mai stata sventolata nel 2014, durante una rivoluzione democratica. 
E il battaglione Azov?
Un’aggregazione in cui si legge Kant, dicono i media. Per questo motivo, forse, il presidente Zelensky ha conferito il titolo di “eroe dell’Ucraina” a Denis Prokopenko, comandante dello stesso battaglione. 
Cosa dire, invece, degli altri battaglioni punitivi neonazisti, regolarmente inseriti nell’esercito ucraino? Il Dnepr, il Donbass, l’Aidar?Nulla, non se ne parla, quindi non c’è niente da dire.
Persino il massacro compiuto dagli estremisti del Settore Destro contro i civili a Odessa: non è stato mostrato, quindi evidentemente non c’è stato. 
E otto anni di guerra in Donbass, i profughi, le migliaia di vittime, i disabili? 
Spariti, non ci sono prove, forse è partito solo qualche sparo.
I media russi che potevano testimoniare sono stati oscurati in Occidente.
È stato cancellato quasi tutto. Non si può più verificare.
Restano quattro pazzi a gridare che questa è fiction, non è la realtà.
La fiction e il pugno chiuso. 
Gli sceneggiatori di Zelensky usano la stessa tecnica utilizzata all’epoca del movimento Otpor (in serbo: “resistenza”), il cui simbolo era appunto un pugno chiuso. 
Il movimento, che alle elezioni in Serbia ottenne appena il 2% dei voti, ma che ebbe una sovraesposizione mediatica in Occidente, utilizzava un’insospettabile estetica di sinistra per promuovere una politica di destra.
Nulla di nuovo dunque: si svuota l’oggettività del suo significato e, mistificando il reale, si falsificano deliberatamente i fatti.
Chi è ancora lucido, coglie la differenza che c’è tra fiction e realtà.
Del resto, non erano reali neanche le armi chimiche, pretesto usato per distruggere l’Iraq: la stessa provetta agitata da Colin Powell faceva parte di una fiction. Ormai si sa.
Ma le armi sono state usate nella realtà. 
La guerra non è un film, i morti sono veri.
In molti vogliono la pace, in molti dichiarano di volere la fine dell’occupazione russa.
Ma nessuna mediazione è possibile nella fiction, al di là della realtà.
Sara Reginella, qui.

Come detto fin dall’inizio, quell’uomo (vabbè, si fa per dire) non ha ancora capito la differenza fra il palcoscenico e la vita reale, e soprattutto non ha capito di essere una marionetta manovrata per interessi altrui, pago della ribalta che gli offrono. Peccato solo che fuori dal palcoscenico, poi, ci siamo noi.

E infine, do ancora una volta spazio alle bellezze che Europa e America hanno messo al bando, scegliendo di privarsene.

barbara

LA SIGNORA UCRAINA E LA RAGAZZA RUSSA

La moglie dell’ex membro del parlamento ucraino Ihor Kotvytskyy ha tentato di lasciare il Paese al confine ungherese con 28 milioni di dollari e 1,3 milioni di euro in contanti, secondo la stampa ucraina. Il denaro comunque è stato trovato dalle guardie di frontiera ungheresi. (qui)

La russa più forte del mondo a Schwarzenegger: “Vieni nel Donbass”

È una delle star del sollevamento pesi mondiale, Maryana Naumova, a rispondere da Mosca all’appassionato appello di Arnold Schwarzenegger a Vladimir Putin perchè fermi la guerra

AGI – “Non hai letto le lettere dei bambini nel Donbass, ora non deluderli: vieni a vedere con i tuoi occhi la realtà delle cose”.

È una delle star del sollevamento pesi mondiale, Maryana Naumova, una bella 23enne bruna alta e dai muscoli scolpiti, famosa per aver scalato giovanissima vette mondiali, a rispondere da Mosca all’appassionato appello di Arnold Schwarzenegger a Vladimir Putin perchè fermi la guerra. 
E l’appello di Maryana, una lunga lettera, in risposta al video visto da milioni di persone, non è meno coinvolgente perchè chiama in causa i bambini che hanno vissuto per anni sotto le bombe nel Donbass. 
Maryana Naumova divenne famosa da adolescente quando fu la prima donna sotto i 18 anni a competere in gare di sollevamento pesi, gare tra cui anche la famosa competizione di forza organizzata proprio da Arnold Schwarzenegger.
Proprio in quell’occasione conobbe Terminator consegnandogli le lettere dei bambini del Donbass.
A distanza di anni, quando ormai a causa del Donbass è scoppiata una guerra che fa vacillare la pace mondiale, Maryana ricorda a Terminator proprio quell’episodio e lo coglie in fallo. 
Nel 2015, alla competizione Arnold Classic negli Stati Uniti, io, una ragazza russa di 15 anni, stabilii un record mondiale sollevando un bilanciere del peso di 150 chilogrammi. Ti congratulasti con me, chiedendo della Russia e io piangevo di gioia. Mi sembravi così premuroso, gentile e intelligente. Le portavo, signor Schwarzenegger, lettere e foto dei bambini del Donbass in guerra, una zona che a marzo 2015 avevo già visitato due volte.
Sì, non potevo stare a casa, a Mosca, quando l’Ucraina aveva dichiarato guerra al Donbass, quando per i miei coetanei del Donbass la campanella della scuola significava non solo una pausa scolastica, ma anche l’inizio di bombardamenti. In ogni scuola dove mi sono esibita e ho incontrato i bambini -continua la lettera appello- ho parlato prima di tutto di te, del mio idolo sia nello sport che nella vita: un ragazzo qualunque di una povera famiglia austriaca diventato un famoso atleta, poi un attore cinematografico, infine un politico; e tutto questo grazie allo sport e alla dedizione.

Naturalmente, quei bambini del Donbass ti conoscevano e guardavano i tuoi film: dissi loro che sarei tornata negli Stati Uniti e che ci saremmo visti. E quei bambini, normali alunni delle repubbliche di Luhansk e Donetsk, iniziarono a scrivermi lettere e inviarmi foto con la richiesta di darvele. Raccontavano a Terminator come vivono in guerra e volevano il consiglio più semplice: come fare sport in condizioni così difficili, come crescere, come diventare una persona di successo. I bambini di Donetsk ti consideravano un eroe forte che speravano sarebbe stato in grado di proteggerli. Ho stampato le foto, tradotto le lettere, ti ho consegnato una busta e ti ho detto: ‘Arnold, sono stata di recente in Donbass con una missione sportiva umanitaria, c’è una guerra in corso e i bambini, gli scolari, mi hanno chiesto di consegnarti questi lettere’.
Tu hai risposto: ‘Ucraina, sì, sì, lo so. Darò un’occhiata, ci lavorerò’, e hai passato la busta al tuo assistente. Schwarzenegger, ho visto il tuo appello ai miei concittadini russi. Ovviamente non hai ‘lavorato’ sulle lettere che ti ho dato, anche se l’avevi promesso. La verità su quello che è successo, Arnold, è nelle lettere che sono state conservate dai tuoi assistenti dal 2015. La vera realtà, Arnold, è sul memoriale del ‘Vicolo degli angeli’, a Donetsk, dove tutti possono leggere i nomi dei bambini che sono stati uccisi da proiettili e bombe dell’esercito ucraino. La realtà, Arnold, è che Terminator non solo non ha protetto, non ha aiutato, non ha salvato i bambini del Donbass, ma non ha nemmeno letto le loro lettere e non ha cercato di capire la situazione”.
“Signor Schwarzenegger – è la conclusione – ho visitato il Donbass più di 20 volte dal 2014, ho visitato le zone di combattimento più pericolose. Ho visitato più di 120 scuole, parlato con migliaia di bambini, tenuto più di cento eventi sportivi per bambini, anche se sono una normale ragazza russa, non una feroce guerriera Terminator. Arnold, a volte è molto difficile da capire, essendo a migliaia e migliaia di chilometri da noi, ma hai ancora quelle lettere e quelle foto del 2015, vero? In effetti, potresti semplicemente venire a vedere tutto di persona, sei un uomo coraggioso”.
Nuccia Bianchini, qui.

E magari mettiamoci anche la giornalista francese

Lorenzo Capellini Mion

Western Democracy

La giornalista di guerra francese Anne-Laure Bonnel – Reporter, attualmente in Ucraina, da tempo filma le scene di guerra che si svolgono nel Donbass e ci ricorda costantemente che questa guerra è iniziata nel 2014 e che da allora l’esercito ucraino bombarda i russofoni.
“Il mio lavoro non ha un messaggio politico. Filmo e fotografo solo dozzine di morti e feriti ogni giorno”, ha detto Bonnel all’outlet CNews dicendo che il governo di Kiev considera queste persone come terroristi solo per il fatto di essere russofoni.
Sabato scorso Le Figaro ha cancellato dal sito e dalla pagina FB un suo articolo dal titolo “Il Donbas, dove tutto ebbe inizio” in cui parla della vita della popolazione civile di quelle tormentate zone .
«Da oltre otto anni queste persone rimaste indietro vivono in cantine, (sotto le bombe) senza accesso a un lavoro e ad altri diritti fondamentali per il pieno godimento di una vita dignitosa».
Le Figaro non ha ancora spiegato il motivo della censura.
Anne-Laure ora non ha più nemmeno accesso al suo profilo Twitter e, mentre farà del suo meglio per trovare una piattaforma alternativa,
ringrazia per il sostegno ma annuncia che dopo le minacce e le pressioni subite se ne starà in silenzio almeno per un po’; deve pensare a se stessa e a chi ama perché teme per la sua vita.
Intanto in Ucraina esiste una sola tv megafono del regime e l’opposizione è stata definitivamente spazzata via.
È questa la democrazia a difesa della quale vogliono portarci in guerra?

Una considerazione sulla bellezza del vivere in democrazia.

Raffaele Zagni

Da Hanna Zyskowska: Non so se anche per voi è stato bello così come lo è stato per me vedere in Parlamento gli affiliati dei partiti alzarsi in piedi e applaudire Zelensky il giorno dopo che lui, in Ucraina, i partiti li ha sciolti tutti. Non so se anche per voi è stato bello così come lo è stato per me ascoltare le sviolinate dei conduttori televisivi dopo che lui, sempre ieri, ha chiuso tutte le TV tranne la sua. A me la cosa ha regalato un momento di allegria, sopra tutto dopo che Draghi e prima di lui Fico e la Casellati ci hanno parlato dei valori inalienabili della democrazia occidentale, non come in Russia dove troneggia l’Autocrate.

E infine un altro bel documentario che regalo ai soliti amici negazionisti amanti del guitto in calzamaglia.

barbara

VIETNAM

di Max Hastings. È un malloppone di oltre 1000 pagine ma vale la pena di leggerlo, e comunque scorre via bene. E vale anche la pena di ricordare un paio di cose. La prima è che in quella che è passata alla storia come la sporca guerra del Vietnam di Nixon boia, l’escalation è stata iniziata da John Kennedy, democratico, e portata poi avanti dal suo vice, diventato poi presidente, Lyndon Johnson, democratico. Richard Nixon, repubblicano, quello rozzo, quello antipatico, quello col mascellone da duro, quello da cui nessuno avrebbe comprato un’auto usata, è stato quello che la guerra l’ha fatta finire. Il bilancio finale è stato di oltre 58.000 soldati statunitensi uccisi e più di 153.000 feriti. Il calcolo dei morti vietnamiti va da almeno mezzo milione fino a 4 milioni. La guerra è costata quasi 150 miliardi di dollari. I termini del trattato che ha posto fine a dieci anni di guerra sanguinosissima e alla carneficina da entrambe le parti sono gli stessi abbozzati da La Pira e Ho Chi Minh già otto anni prima. La seconda è che tutto è cominciato con l’invio di soldi, tanti tanti soldi, per sostenere governi amici, non importa quanto corrotti, poi anche armi, poi colpi di stato, anche cruenti, per sostituire i governi quando non erano più utili (il burattino Zelensky, socio e complice di Hunter Biden nei suoi sporchissimi affari e a conoscenza di tanti segreti che potrebbero renderlo scomodo, farebbe bene a ricordarsene. Sempre che lo abbia mai saputo. E sicuramente a ricordarglielo non sarà che gli scrive quei bellissimi e tanto commoventi copioni da recitare di fronte ai parlamenti mondiali). Meditate gente, meditate.

Vorrei poi farvi leggere questa lettera meravigliosa

Salvino Glam

Caro Vlodomor Zelenskyj, [non so se sia un refuso o se sia intenzionale, ma è comunque bellissimo]
Allora chiariamo un po’ di cose…
Tu sei il perdente qui e Israele di solito si allinea con il perdente perché la verità è che in ogni guerra che abbiamo combattuto, eravamo i perdenti perché eravamo in inferiorità numerica, isolati e paesi come il tuo hanno scelto di allinearsi con il nostro nemico. Nel tuo caso, più di 35 volte negli ultimi anni.
Sia chiaro, Israele non deve NULLA all’Ucraina. È nostra scelta inviare l’aiuto che riteniamo appropriato e che abbiamo. Grandi quantità di aiuti umanitari, assistenza medica, ambulanze antiproiettile e altro ancora.
Prego.
Il tuo confronto tra l’Olocausto e la lotta odierna è ripugnante e storicamente impreciso. Gli ebrei non avevano un esercito, missili antiaerei, 100.000 fucili da distribuire al nostro popolo e nessun addestramento militare.
Nessuno ha inviato missioni di soccorso e soccorso e non iniziamo nemmeno a descrivere come la maggior parte degli ucraini ha trattato il nostro popolo.
Senti che ti dobbiamo perché sei ebreo… i tuoi genitori sono ebrei.
Immagino che non menzioneremo che i tuoi figli non solo non sono ebrei, ma sono stati battezzati, con il tuo permesso.
Quindi facciamolo. Smetti di lamentarti del fatto che Israele non sta facendo abbastanza, inizi a dire grazie e la prossima volta che arriverà un voto all’ONU, ricordati quanti paesi arabi sono rimasti a guardare, mentre Israele ha agito.
E se vuoi che Israele CONTINUI a sostenere l’Ucraina, non osare paragonare la tua situazione, in cui sono morti tragicamente oltre 900 persone, al massacro di oltre sei milioni di ebrei nella seconda guerra mondiale, alle vittime che giacciono in fosse comuni, come Babi Yar.
Ti aiuteremo… non perché tu sia ebreo, ma perché NOI siamo ebrei.

E questo è lui: godetevelo in tutto il suo splendore!

E ancora un piccolo promemoria

Dove eravate voi “pacifisti” quando…

“I Pacifisti. Avrei voluto che tutti coloro che ora si ergono a “paladini della Pace”, i nuovi pacifisti, fossero venuti con me nel Donbass in questi anni, a vedere cosa è successo in tutti questi 8 lunghi folli anni, le distruzioni, i cimiteri e le chiese scoperchiate, le fosse comuni, avrei mostrato loro i bambini trucidati nelle foto appese nel Museo degli Angeli in una piccola cittadina della repubblica di Donezk, avrei tradotto in simultanea i racconti della gente comune per strada, avrebbero visto le lacrime negli occhi dei vecchi che mai dimenticherò.
Avrebbero visto la forza e la dignità del popolo del Donbass, che nonostante la guerra che il governo filo-nazista ucraino (messo al potere dagli Stati Uniti d’America, appoggiati dall’UE) ha scatenato contro di loro SOLO per il fatto che era per l’amicizia con la Russia e voleva vivere secondo i suoi principi.
Avrebbero visto gli stenti della gente in condizioni di blocco economico, di tubature di gas, acqua saltate in aria a causa dei bombardamenti ucraini, le case mezze rotte con le finestre coperte di cellophan e i tetti sfondati.
Tutti ora in Italia, sono diventati pacifisti, d’improvviso scoprono che la guerra è “male e distruzione”.
Non solo il popolo, ma tutti i capi politici nostrani, i cantanti in prima fila contro la guerra. E non importa se non conoscono nulla di Russia, Ucraina, nemmeno sanno dove si trovi il Donbass.
Questi “pacifisti” in 8 anni non hanno MAI alzato un dito, MAI protestato nelle piazze italiane, sui social.
SILENZIO assoluto, ovattati nel loro rammollito confort.
Protetti dalla cappa di censura e dittatura ideologica dell’Ue.
L’Unione Europea traccia con metodi fascisti un solco sempre più profondo con la Russia.
Superba, piena di sé, razzista nei confronti dei russi, malata di russofobia si è trasformata in un mostro. Per il suo degrado morale, l’Europa non è capace di capire la Russia. Facendo finta di condannare la guerra, è l’Europa che dichiara guerra alla Russia. Chiude completamente lo spazio aereo a tutti gli aerei russi, a ogni tipo di velivolo, charter, privato, che sia appartenente o registrato o sotto il controllo della Russia.
Poi tutte le sanzioni nel campo finanziario per strangolarla. Quaranta associazioni europee di giornalisti premono per vietare il canale russo russa Today nell’Unione Europea per solidarietà con all’Ucraina.
La Ue è arrivata a VIETARE la libertà di parola ai russi. La voce dei giornalisti russi, viene bollata già a priori come “portatrice di disinformazione”. Basta ascoltare quanto dichiara un giornalista ex militare che sceglie le notizie da pubblicare per Rai 2, le notizie dalla Russia non le prende nemmeno in considerazione “perché sono tutte false.”
Quindi ai canali russi va definitivamente chiusa la bocca.
L’Italia a Milano il sindaco caccia il Maestro russo perché si è rifiutato di fare una dichiarazione pubblica di condanna di Putin. Anche il pensiero la Ue dirige e punisce se non si conforma al Pensiero Unico.
Come i fascisti.
La Russia va punita con metodi barbari, incivili e disumani.
E dove eravate voi “pacifisti”, quando gli Stati Uniti hanno distrutto paesi interi, massacrato i legittimi capi di stato, ucciso milioni di persone e agli americani nemmeno una sanzione!
L’Unione Europea che insieme agli americani ha bombardato Belgrado, ha smembrato la Jugoslavia, chi le ha dato questo diritto? L’Italia in primo luogo, nessuna “mea culpa” e nemmeno una sanzione. Dove eravate??
Adesso tutti contro la Russia. Almeno tacete e occupate il tempo a studiare prima di aprire bocca. Chiedetevi perché in questo nuovo mondo, disegnato e occupato dalle Forze del Male, vi abbiano formattato il cervello a tal punto da non riconoscere dove sta la Verità, il Bene.”
Marinella Mondaini, 28 febbraio, qui.

Sì, lo so, i negazionisti continueranno ostinatamente a negare, ma io continuerò, altrettanto ostinatamente, a sbattergli in faccia la loro ipocrisia. E aggiungo ancora un piccolo promemoria qui e una riflessione importante

Quest’ultima cosa la dedico a coloro che fremono per allargare il più possibile il conflitto

barbara