ANCORA UN PO’ DI MACEDONIA

(un po’ lungo, ma vi siete riposati ieri)

L’EDUCAZIONE IN SPAGNA

L’insegnamento femminista dalla Spagna: castrare alla nascita il 25% degli uomini per realizzare la Matria

di Francesco Corrado

Tutti sanno che qualche giorno fa il presidente delle Nazioni Unite se n’è uscito con una dichiarazione che, più o meno, dice: “La pandemia da Cornavirus sta dimostrando (a lui evidentemente) che millenni di patriarcato hanno portato ad un mondo dominato dai maschi, con una cultura dominata dai maschi, che danneggia tutti”.
A tal proposito abbiamo pensato di raccontarvi un fatto che l’anno scorso ha fatto molto discutere in Spagna. I fatti: alcuni studenti hanno registrato le lezioni della propria professoressa di lingua e letteratura, tal Aurelia Vera, ovviamente gli audio e le trascrizioni sono diventati virali facendo discutere la nazione. In una sua lezione la professoressa, che in pratica insegna femminismo postmoderno, spiega come poter realizzare un progetto matriarcale, cioè di società in cui gli uomini vengano esclusi dal potere per delegarlo esclusivamente alle donne.
La domanda è: che ce ne frega a noi di cosa dice in classe la professoressa Aurelia Vera all’istituto alberghiero San Diego de Alcalà, nella cittadina di Puerto del Rosario, nell’assolato arcipelago delle Canarie? Ci interessa per la somma di diversi motivi.
Primo: la professoressa Vera non è un cane sciolto, è una politica attiva del PSOE ed è assessore del municipio di Puerto del Rosario, capoluogo dell’isola di Fuerteventura, cittadina che conta poco più di 20.000 abitanti. Il suo partito l’ha difesa a spada tratta. In quanto ne rappresenta alla perfezione l’ideologia.
Secondo: la nostra professoressa è stata insignita del premio Meninas, in rappresentanza del collettivo studentesco femminista “La Sexta Cariatide” (da lei creato a scuola e di cui è coordinatrice): il premio viene assegnato dalle comunità autonome a collettivi femministi, per attività che favoriscano “la pace e l’uguaglianza”. [e sottolineo uguaglianza] Il motivo che ha portato all’assegnazione del prestigioso premio è stato che le 60 studentesse del collettivo hanno avviato una raccolta di firme per far si che il femminismo diventi materia scolastica; cose grosse insomma.  
Terzo: periodici che una volta erano di sinistra (e che hanno fatto la fine che da noi ha fatto “La Repubblica”), come El Pais, si sono sperticati in difese patetiche della prof e del suo delirio a base di castrazione selettiva. Ma gli audio e le trascrizioni sono chiari e c’è poco da dire. La prof, che vive nella realtà parallela del femminismo del terzo millennio, non ha minimamente dovuto rimangiarsi quanto detto, in quanto ciò è considerato politically correct.
Quarto: a parte il delirio sulla castrazione selettiva, gli audio delle lezioni ci mostrano alcuni sprazzi del tipo di insegnamento in cui consistono gli studi di genere che tanto vanno di moda nelle università: una forma di indottrinamento all’odio tra uomini e donne in parte basato su mistificazioni storiche che si vuol far diventare materia di studi anche alle superiori.
Quindi questa storia per noi è, a ragion veduta, emblematica di cosa sia il femminismo del terzo millennio: mainstream, autoritario, vuoto di proposte reali. E la storia della legislazione spagnola in materia potrebbe insegnare qualcosa, se la studiassimo, invece che replicarla scioccamente come stiamo facendo.

Ma lasciamo la parola alla prof:
Prof: “La situazione di sofferenza in cui si ritrova la popolazione del Venezuela non è tanto colpa di Maduro, quanto degli Stati Uniti, lo stesso vale per l’isolamento di Cuba. Non è tanto un problema di Cuba, è che gli Stati Uniti non lasciano entrare niente a Cuba…(si dilunga sulle transazioni economiche internazionali su cui sorvoliamo per sintesi) …Questo sono gli Stati Uniti e queste sono le transazioni commerciali di questo mondo neoliberale (brava prof!).”
Studente: “Prof allora di che sistema crede che avremo bisogno?”
Prof: “Bisogna inventarlo, io si che ne ho uno. La Matria.” 
Studente: “E in che cosa consiste?”
Prof: “Nel potere delle donne [uguaglianza, dicevamo, per l’appunto]. Io credo che i valori della donna non siano né la guerra, né la distruzione, né l’antiecologismo, né la mancanza di attenzioni. Voglio un mondo ecologico, un mondo non violento, un mondo non imperiale, un mondo in contatto con la natura. Il problema sarebbe come istituirla. Come istituirla? Io un’idea ce l’ho. Tramite la castrazione selettiva.”
Studentessa- “Ma come prof, ha appena detto che non ci sarebbe violenza!”
Prof: “Il problema è istituirla (la Matria), ci sono dei problemi, non dico che sarà buona. Il fine giustificherebbe i mezzi? Salvare il pianeta giustificherebbe la castrazione del 25% della popolazione? [cioè non il 25% degli uomini, come dice il titolo, e più avanti anche l’autore, bensì il 50%] Ecco, quello già sta dicendo di no (rivolgendosi ad un alunno), guarda che se ti tagliano il pisello mica ti succede niente! (nooo figurarsi). Come detto il problema è istituirla, cioè fare in modo che gli uomini smettano di governare per dare il potere a noialtre [sempre per via di quella famosa uguaglianza di cui sopra], bisogna mettere mano alla castrazione selettiva.” [Che io sappia un uomo castrato è impossibilitato a scopare, ma perché mai dovrebbe essere impossibilitato a governare?]
Studentessa: “Si ma a cosa le serve accumulare tante palle?”
Prof: “D’accordo io credo…c’è qualcosa che si chiama uova al cognac, tanto per darti un’idea”. [Sì, esistono le uova al cognac, e credo che sia una ricetta deliziosa. Ma, a parte la finezza della risposta, soprattutto in una scuola, a quanto pare la signora ha tanta dimestichezza con l’altro sesso da non saper distinguere le uova di gallina da quelle di maschio umano, e allora si comincia a capire: dal momento che per lei comunque non ce n’è

perché lasciare che ne godano le altre?]
Voci incomprensibili che si sovrappongono
Prof: “Se eviriamo gli uomini non solo non potranno avere figli, ma non potranno sviluppare una serie di ormoni che gli danno forza fisica, altra cosa è che poi non smetteranno mai di parlare col tono di voce dei bambini [e il vantaggio…? Forse quello, dopo averli castrati, di poterli sbertucciare perché hanno la vocetta da castrati? Tipo le SS che costringevano gli ebrei a vivere nel fango per poi prendersi la soddisfazione di dire vedi che abbiamo ragione a disprezzarvi, luridi ebrei schifosi!]. Quindi ho la mia idea di un nuovo mondo e funzionerebbe da paura. Useremmo la scienza per sapere a chi tagliare le palle. Con l’eugenetica potremmo creare bambine e bambini alla carta, come in un menù. Voglio che mio figlio sia alto 1,80, abbia gli occhi azzurri e che non abbia nessuna malattia, questo esiste già.” [Appunto: SS]
Studente: “Ma invece di questo progetto di castrarci a quasi tutti…”
La prof lo interrompe investendolo con un mare di sciocchezze: “Fa male vero? Ma lo sapete voi che a noi ci hanno castrato per milioni di secoli? (sic). Soprattutto qua nella mente. E non abbiamo detto nulla. Gli orgasmi femminili sono apparsi per la prima volta negli anni ’60, e fino ad allora non abbiamo potuto avere orgasmi. Noialtre siamo state storicamente castrate dal momento della nascita al momento della morte. Solo negli anni ’60 con gli studi di Roig si iniziò a pensare che la donna potesse avere l’orgasmo. Ed è a partire da allora che cominciammo a provare gli orgasmi, perché voialtri (rivolgendosi ai quindicenni maschi cui dovrebbe insegnare letteratura) non ci lasciavate nemmeno pensare che noialtre avessimo diritto al desiderio ed al piacere.”
Studente- “Si però, prof, ci sta dicendo di tagliarci le palle…” 
Prof-“Che orrore, che per gli uomini la loro identità sia il cazzo! [beh, in effetti è esattamente quello che li differenzia da noi…] Che orrore, vero? Alcuni preferiscono morire al farsi tagliare il cazzo: tagliatemi il collo ma non il cazzo. Dicono molti” [Molti? Io non ne ho mai sentito uno. Forse perché da queste parti ancora non girano donne così psicopatiche da voler tagliare il cazzo agli uomini]
Più tardi la prof dice: “Un disastro che elimini i tipi (uomini), e che ne rimangano pochini, il minimo indispensabile. E lì inizierà la mia Matria.” [leggi il seguito]

LA SANITÀ AL TEMPO DEL CORONAVIRUS
Lorenzo Capellini Mion

Nei primi 5 mesi del 2020 in Italia sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening per il cancro in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. E gli interventi chirurgici sono crollati del 60%. Le visite di routine per i cardiopatici idem.
Inevitabilmente aumenterà la mortalità.
Anche se non è vero che fosse inevitabile. Come non era inevitabile la strage nelle case di riposo. Come non era inevitabile usare cure sbagliate, più sentito parlare dei respiratori? Come non era inevitabile dire alla gente di recarsi in ospedale solo se le mancasse l’aria, il mondo è stato ingannato o si è fatto ingannare. Come non erano inevitabili tante altre cose. Non era inevitabile diffondere il terrore dopo aver minimizzato, agevolando il virus di Wuhan nel suo momento di massima virulenza. Non era inevitabile accusare di razzismo chi vedeva arrivare la catastrofe.
Non era inevitabile censurare oggi qualsiasi cosa che non si allinei al pensiero unico. Specie se c’è da inchiodare alle sue responsabilità il regime comunista cinese, che ha tanti occidentissimi collaboratori, complici.
Non era inevitabile confondere contagiati con i malati. Come non era inevitabile distruggere le difese immunitarie in attesa di una iniezione che salverà il mondo da una malattia curabile al 99,6% o giù di lì.
E non era inevitabile dividere ancora di più la popolazione in società già sapientemente disgregate.
Non era inevitabile mettere gli uni contro gli altri i clienti e gli esercenti, lavori considerati essenziali e quelli no, gli stipendi garantiti vs la lotta quotidiana per una fattura non pagata, vecchi contro giovani. Non era inevitabile nemmeno creare un clima in cui c’è chi nega e chi esagera, chi vuole vivere e chi si rintanerebbe per sempre.
Non era inevitabile distruggere l’economia in favore di pochi centri del potere economico e del super governo.
Ma a questo serviva, serve e ancora servirà.
Allora sì, era inevitabile.
Io la vedo così.

GLI ISRAELIANI DI SINISTRA CHE ODIANO ISRAELE E QUANTI SI DISCOSTANO DAL VERBO COMUNISTA PIÙ DI QUANTO AMINO LA PACE E LA GIUSTIZIA E LA LIBERTÀ
Emanuel Segre Amar

Lo scrittore Grossman inizia così il suo articolo pubblicato oggi su Repubblica: “Nel Libro di Osea leggiamo: “Poiché costoro seminano vento, e mieteranno tempesta”. Per quasi dodici anni Benjamin Netanyahu ha seminato vento.” [Segue una vagonata di attacchi livorosi, con l’odio che gli schizza fuori da ogni poro della pelle, contro Netanyahu]

Qui non è questione di amare o odiare Netanyahu, ma se seminare vento porta a risultati che i politici amati da Grossman mai hanno nemmeno sfiorato, beh, allora benvenuto questo vento. E le macerie delle quali parla nel suo pezzo suonano come una accusa a questo scrittore, grande penna, ma pessimo commentatore politico (tra l’altro, se uno lo mette in difficoltà svelando, di fronte a lui, i suoi non detti, lui, invece di accettare il confronto, lo cancella per sempre dai suoi interlocutori; so di chi sto parlando.)

PARLARE DI ISRAELE SENZA AVERE LA PIÙ PALLIDA NOZIONE DI STORIA, E NEANCHE DI GEOGRAFIA

In risposta ad alcune lettere di lettori

Cari lettori,

Quando due o più Paesi firmano un trattato, è sempre una buona notizia, e un successo per il mediatore: in questo caso, Donald Trump. Tuttavia dietro la «pace di Abramo» c’è anche, fin dal nome, un po’ di retorica. La pace si fa tra nemici. Ma nemici — in sostanza — Israele e gli Emirati arabi uniti (e il Bahrein) non sono stati mai [forse il signor cazzulello ritiene che “nemico” sia sinonimo di “in guerra”. Quindi ignora sia il significato delle parole italiane che la storia del Medio Oriente]. Sono Paesi separati da centinaia di miglia, mari, deserti [mari fra Israele e Bahrain ed Emirati? Addirittura al plurale?!]. Non sto dicendo che l’accordo non sia importante; a maggior ragione se ne seguirà un altro tra Israele e l’Arabia saudita. Ma sinceramente mi pare più una mossa nel quadro della guerra civile araba tra sunniti e sciiti, che nel quadro della pace in Medio Oriente tra arabi e israeliani [embè certo: un trattato di mutuo riconoscimento e cooperazione in vari ambiti fra Israele e dei Paesi arabi che per 72 anni non lo hanno riconosciuto, hanno rifiutato qualunque contatto, hanno attivamente partecipato al boicottaggio di qualunque cosa avesse a che fare, anche indirettamente, con Israele, che cosa mai potrà avere a che fare con la pace fra arabi e israeliani?]. Sancendo in modo ufficiale l’avvicinamento in corso da tempo con Israele — unica vera democrazia e unica potenza atomica della regione —, i sunniti si rafforzano, e gli sciiti subiscono un colpo.
Ma se si è festeggiata tanto la «pace di Abramo», che cosa si potrebbe inventare un presidente americano che imponesse un trattato di pace tra Israele e l’Iran, o tra Israele e i palestinesi? [Non ho capito la domanda. Potrebbe riformularla in maniera più comprensibile?] L’idea iniziale di Trump era proprio l’accordo tra Netanyahu e i palestinesi. Sul piatto l’America ha gettato molti soldi. Ma non era pensabile che un popolo rinunciasse alla terra in cambio di dollari [Perché è chiaro che una terra che si chiama Giudea, che da tremila anni è stata ininterrottamente abitata dagli ebrei, sotto il cui suolo si trovano tombe ebraiche, a chi mai dovrebbe appartenere se non ai palestinesi?]. I palestinesi hanno commesso molti errori — non ultima la drammatica divisione tra i Territori amministrati dal presidente Abu Mazen e Gaza controllata dagli estremisti filoiraniani di Hezbollah [Hezbollah? A Gaza? Proprio sicuro sicuro? E insiste a voler parlare di Medio Oriente?]  — e anche molti crimini. Ma sono stati abbandonati dalla comunità internazionale in modo abbastanza cinico [mai sentito parlare dei miliardi di dollari – prelevati direttamente dalle nostre tasche – elargiti ai poveri palestinesi che li hanno interamente usati per fare terrorismo e seminare morte e distruzione anziché per costruire uno stato?]. E i primi ad abbandonarli sono stati — e sono — i «fratelli arabi»; fin da quando nel 1948 si presero ognuno un pezzetto di quello che secondo l’Onu doveva essere lo Stato palestinese [stato arabo, Cazzullo, stato arabo, non palestinese: nel 1948 mancavano ancora 16 anni alla fabbricazione a tavolino del popolo palestinese, clic, clic, clic]

Aldo Cazzullo

ITALIA E DINTORNI
Enrico Richetti

Mario Monti per far contenta l’Europa ha tagliato la sanità. Ora lo hanno nominato a capo dell’OMS in Europa. Come addetto alla sicurezza della banca del sangue europea invece hanno nominato il conte Dracula.

EUROPA E DINTORNI

Hezbollah piazza grandi quantità di nitrato di ammonio in giro per l’Europa, passando per Belgio, Francia, Grecia, Italia, Spagna e Svizzera. 

Se qualcuno per caso si chiede perché non si stia facendo niente, significa che di politica non capisce niente: come possiamo occuparci di queste scemenzine, quando incombe su di noi l’odio che Salvini e Meloni stanno seminando a piene mani! Ma come diavolo vi viene in mente?!

ANCHE CON LO SPORT SI SALVA IL MONDO (O ALMENO UN MONDO)

La favola del Beitar Yerushalaim

L’accordo Israele- Emirati sta dando frutti anche sui campi di calcio: Hapoel Beersheva, i campioni in carica, ha già invitato per un’amichevole l’omologa emiratina. Ma è l’interessamento di un uomo d’affari degli Eau a investire nel Beitar Yerushalaim, la storica squadra di Gerusalemme, ad aver spiazzato un po’ tutti. «Apprezzo la tifoseria del Beitar, così devota al club. Presto capiranno che la gente degli Emirati cerca pace e coesistenza», ha detto alla tv Kan11 l’imprenditore, per ora rimasto anonimo. Eccentrica o coraggiosa, è una scelta decisamente non convenzionale, considerato che Beitar è la squadra che ancora non ha rotto il tabù di reclutare un giocatore arabo, nonostante a Gerusalemme rappresentino il 38% della popolazione. E fa i conti con una tifoseria radicale di ultrà razzisti, che ha scelto di chiamarsi La Familia, «perché tutto deve restare in casa». Non mancano le squadre in cui giocano insieme musulmani, cristiani ed ebrei, ma lui ha scelto proprio i nero-gialli. «La proposta rispecchia i valori per cui ho deciso di acquistare il Beitar», dice a Repubblica Moshè Hogeg. L’imprenditore 39enne, che si è costruito da solo con una serie di investimenti azzeccati nel bitcoin e in start-up di successo, nel 2018 ha acquistato il club non perché fosse la squadra del cuore lui che viene dalla periferia di Beersheva – ma per fare “una rivoluzione sociale”. Un repulisti. Ha stampato il motto “Amerai il tuo prossimo come te stesso” sulle maglie dei giocatori, «la frase più importante dell’ebraismo. A Beitar c’è chi l’ha infangata». Ha iniziato a citare in giudizio i tifosi estremisti “per diffamazione del club”. Con Hogeg, Beitar è anche tornata a giocare alla presenza delle tifoserie avversarie nelle partite contro la squadra a maggioranza araba Bnei Sakhnin, dopo due anni di punizione per via degli scontri violenti tra i rispettivi ultrà. Hogeg partirà a breve per gli Eau per concludere la trattativa, sponsorizzata da Sulaiman al Fahim, mediatore nell’acquisto del Manchester City da parte degli Emirati. La Familia ha sbottato: «Stanno svendendo i nostri principi per soldi. Vogliamo una squadra forte, ma non a ogni costo». Hogeg non si lascia impressionare. «Abbiamo condotto un sondaggio tra il nostro pubblico e il 92% è a favore. È fantastico. Se andrà in porto, dovremo confrontarci con quell’8%, ma non ho dubbi che vinceremo: sono dei miseri razzisti oscurantisti, che utilizzano slogan irrazionali come “Beitar pura per sempre”». È lo slogan che esibirono quando nel 2013 la proprietà precedente ingaggiò due giocatori ceceni, musulmani, e qualcuno arrivò pure a dare alle fiamme la sala dei trofei del club. «Quella però fu una scelta forzata. Erano pessimi giocatori. Io non sceglierò mai un calciatore in base alla religione, ma solo perché è il migliore. Per questo ho portato Ali Mohamed, che è stata una scelta vincente». Il centrocampista nigeriano ha forse rappresentato anche un banco di prova per Hogeg. Padre musulmano, madre cristiana. I tipi di La Familia hanno stabilito che è cristiano per placare gli spiriti, ma c’era tra loro chi chiedeva che cambiasse il nome: «Un Mohamed da noi non ci sarà». «Investire nel calcio, e in particolare nel Beitar, la squadra di Gerusalemme, città santa per noi e per loro, con la tifoseria più numerosa, è il segnale più netto che c’è la volontà di una pace vera, dal basso. Ed è un passo critico nell’educazione delle nuove generazioni di tifosi».

Sharon Nizza

GLI IMMIGRATI: RIFLESSIONI PACATE

IL SIGNOR TRAVAGLIO E LA SUA ABILITÀ A CONVERTIRE IN MASSA I PERFIDI GIUDEI

I VIAGGI DELLA SIGNORA TAVERNA, CHE GULLIVER IN CONFRONTO ERA UN DILETTANTE

I VEGANI E LA SOIA

LE CAUSE DEI CONFLITTI

I DUBBI DEL GIOVANE ANTIFA, CHE POI LUI RISOLVERÀ, PERCHÉ A LUI NON LA SI FA

E poi basta.

barbara

L’EBRAISMO E I VACCINI

“Obbligo vaccini una tutela, no a paragoni impossibili”

 “Dal punto di vista della mia tradizione religiosa parto dal principio che la tutela della salute personale e collettiva non sia solo un diritto ma un dovere al quale non è lecito sottrarsi, alla luce delle più aggiornate conoscenze scientifiche”. A scriverlo, il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni, membro del Comitato nazionale per la Bioetica, intervenuto nelle scorse ore nel dibattito sui vaccini e la decisione di renderli obbligatori per legge. “La libertà individuale non è assoluta ma va misurata rispetto alla libertà e al diritto alla salute degli altri cittadini e anche dei propri figli minorenni. – ha spiegato il rav in una lettera al Quotidiano Sanità – In più occasioni recenti molte persone che si sono ritenute offese nei loro diritti hanno evocato e usato i simboli della persecuzione antiebraica per stabilire un paragone emotivo tra gli orrori nazisti e fatti recenti. Questi confronti si rivelano, nella migliore delle ipotesi, inopportuni, di gusto discutibile”. Di Segni critica quindi in modo chiaro e puntuale il mondo no-vax, arrivato a definire la legge sui vaccini approvata alla Camera nel luglio scorso come un provvedimento simile alle sperimentazioni di massa condotte dai nazisti sulle proprie vittime. “Come ebreo, – sottolinea rav Di Segni, contattato anche da Pagine Ebraiche – mantengo con dolore e rispetto la memoria delle vittime del nazifascismo e della barbarie da questo scatenata contro l’umanità”. Dolore e rispetto che hanno portato il rabbino capo di Roma a intervenire contro chi distorce la storia e la tragedia della Shoah per rilanciare paragoni impossibili.
Il rav, come membro del Comitato nazionale di Bioetica, ricorda di aver votato a favore della mozione approvata il 24 aprile 2015 dal Comitato stesso, relativo all’importanza dei vaccini. Nel documento (consultabile qui) si sottolineava, tra le altre cose, il dato allarmante legato al morbillo per cui la diminuzione della copertura vaccinale ha determinato un sensibile aumento dei casi in tutto il mondo: “nel 2014 in Italia sono stati segnalati ben 1.686 casi, ovvero il numero più alto in Europa”. Il Comitato ribadiva quindi “come i vaccini costituiscano una delle misure preventive più efficaci, con un rapporto rischi/benefici particolarmente positivo e con un valore non solo sanitario, ma etico intrinseco assai rilevante” e invitava “il Governo, le Regioni e le Istituzioni competenti, a moltiplicare gli sforzi perché le vaccinazioni, sia obbligatorie sia raccomandate, raggiungano una copertura appropriata (95%)”. Seguendo questa linea, il governo ha adottato il cosiddetto “decreto vaccini” (poi approvato dal Parlamento), un decreto legge che di fatto rende possibile l’iscrizione agli asili nido e alle scuole materne ai soli bambini vaccinati e impone sanzioni economiche per i genitori che decideranno di iscrivere i loro figli non vaccinati alla scuola dell’obbligo, quindi dalla primaria in poi.
Moked, ‍‍19/09/2017

Su una cosa dissento radicalmente: la possibilità di iscrivere a scuola bambini non vaccinati con una semplice sanzione economica; vale a dire che chi è povero sarà costretto, comunque la pensi, a fare il proprio dovere, mentre chi è ricco potrà tranquillamente permettersi di inserire nella scuola delle vere e proprie bombe a orologeria. Poi, volendo, c’è sempre la scappatoia di quella signora incinta (l’ho riportata in un post che però non riesco a trovare) che a una radio ha fieramente dichiarato che se davvero vogliono costringerla a vaccinare suo figlio, piuttosto abortisce, raccogliendo l’entusiastica approvazione del conduttore, che ha invitato tutte le donne incinte a fare altrettanto. Perché l’unica cosa che interessa agli antivax è il bene dei propri figli, chi mai potrebbe dubitarne?

barbara

UN PO’ DI AGGIORNAMENTI SUI FATTI MIEI

Il baco nel cervello si sta comportando bene: non accenna a degenerare e non è aumentato di dimensioni.
Anche il malloppo nel fegato si comporta bene, e non è cresciuto rispetto a sette mesi fa. Poi pare che ci sia in giro anche un bordello di cisti e altri aggeggi, ma tutta roba benigna che in genere non degenera (anche nel cervello comunque ci sono in circolazione un sacco di bestie strane, esiti di ischemie, cisti, gatti randagi, olandesi volanti…)
La vertebra si è saldata ma nel primo mese e mezzo dopo l’incidente si è verificato un notevole avvallamento (rispetto a sei mesi fa mi sono abbassata di quasi un centimetro) che mi provocherà mal di schiena per il resto della vita, e al momento la schiena è tutta una contrattura, ma proprio una cosa impressionante, al punto da farmi camminare tutta sbilenca. Ma prima o poi mi rimetterò in sesto.
Com’è che si dice? L’erba cattiva non muore mai, e non vedo perché proprio io dovrei fare eccezione. E adesso gustiamoci questo succoso frutto del nostro Sud, quasi mio coetaneo.

(vabbè, stendiamo un velo pietoso sui pantaloni con le palle sottovuoto in uso all’epoca. E meno male che non c’erano graziose signorine nei dintorni…)

barbara

BREVE CONSUNTIVO

a quattro mesi e mezzo dal trasloco.
La mia salute continua a migliorare. Aveva cominciato a migliorare da quando sono andata in pensione, ma dopo il trasloco ho avuto l’impressione di un ulteriore salto di qualità. E sono serena, di una serenità che forse mai avevo conosciuto in tutta la mia vita.
Per circa tre mesi non mi sono iscritta all’unità sanitaria locale e non ho cercato un medico perché avevo sempre qualcosa di più urgente da fare; poi c’è stata la volta che sono dovuta andare al pronto soccorso e lì il dottore mi ha fatto un mazzo che non finiva più per questa cosa qui, così mi sono decisa; ho scelto come medico il più vicino a casa mia, riservandomi di cambiarlo se non ne fossi stata soddisfatta. Ho beccato una tizia nera nera, piccola piccola, magra magra, uno sgorbietto insomma, però sembra simpatica. Meno di una settimana dopo mi sono arrivati dall’ospedale gli inviti, con proposta di date e orari, per pap-test e mammografia: quindi la sanità funziona, il che è una buona cosa (e considerando che il pap-test non lo facevo da 11 anni – e la mammografia probabilmente altrettanto – magari non è neanche un male che mi ci abbiano praticamente costretta prendendomi per il collo. Anche se tendenzialmente sarei abbastanza propensa a pensare che dal momento che “abbiamo già dato” adesso sarebbe ragionevole che mi lasciasse in pace. Vabbè).
Adesso sto facendo le infiltrazioni per le mie ernie del disco che tanti guai mi stanno provocando. A farmele è un bellissimo medico sessantenne (ne dimostra almeno una quindicina di meno), sul metro e novanta, magro, atletico, simpatico. E decisamente meno caro degli specialisti di dove stavo prima.
Ho conosciuto anche il mio nuovo dentista, raccomandatomi dall’estetista. Bello da mozzare il fiato e piegare le ginocchia, ma di quelle cose che proprio lo vedi e smetti di respirare. Che dopo visita e radiografie (il tutto moooolto meno caro di dove stavo prima), mi ha fatto prendere appuntamento per una seduta di igiene orale. Che di là facevano le infermiere, quella libera al momento, mentre qui la fa l’igienista, specializzata solo in quello. E per la prima volta nella mia ormai lunga vita ho scoperto che un’igiene orale può anche non comportare una tortura. E anche per quella ho speso parecchio di meno. Aggiungo che in entrambi gli appuntamenti ho aspettato una manciatina di minuti, mentre di là poteva essere anche un’ora e mezza (anni fa ho fatto una serie di interventi in uno studio dentistico in cui mi davano appuntamento per esempio alle tre, poi me lo spostavano senza avvertirmi alle tre e mezza, mi chiamavano dentro alle quattro in una stanza che si era liberata in quel momento mentre il dentista, uscito da lì, era andato a curare un altro paziente in un’altra stanza, arrivava alle quattro e mezza, mi faceva l’anestesia, e in attesa che facesse effetto andava a trattare un altro paziente e tornava alle cinque. E dato che si trovava a cinquanta chilometri dal mio paese, dovevo calcolare anche possibili imprevisti stradali, per cui ero partita da casa all’una e trequarti ed ero arrivata lì alle due e trequarti).
Una cosa singolare che ho notato qui, e che non mi so spiegare è questa: di là chiamavo un’estetista, una qualsiasi, chiedevo un appuntamento per una pulizia al viso, e me lo davano di lì a un mese, o anche più: prima di allora non c’era un solo posto libero. Chiamavo il dentista per una pulizia e mi davano appuntamento di lì a qualche settimana. Qui, quando ho avuto bisogno di una pulizia al viso, ho cercato in internet, ho trovato un’estetista a duecento metri da qui, il lunedì pomeriggio sono andata lì a chiedere un appuntamento e me lo hanno dato per il giorno dopo (e di clienti ne hanno un sacco anche qui, è un continuo via vai, non è che siano libere perché non c’è nessuno). Un lunedì pomeriggio sono andata dal dentista a chiedere un appuntamento per una visita, e me lo hanno dato per il giovedì della stessa settimana. Boh.
E ancora una cosa. Chi mi conosce lo sa: io sono quella che si perde nel corridoio di un bilocale. Lo sa chi mi vuole incontrare a Milano e deve venirmi a prendere all’albergo, o al massimo darmi appuntamento a trenta metri da lì, altrimenti non so dove sbattere la testa. Lo sa chi a Roma mi chiama e mi fa la domanda più ovvia: “Dove sei?” per sentirmi rispondere disperata: “Non ne ho la minima idea!” Ecco, adesso sono qui da quattro mesi e mezzo. Ho girato più o meno dappertutto. Non mi sono mai persa. Non ho mai sbagliato strada. Ogni tanto azzardo addirittura, a naso, delle scorciatoie che secondo me dovrebbero funzionare e regolarmente, incredibilmente, funzionano!
Tutto questo in aggiunta al MARE.
luna rossa
PIESSE: Oggi pomeriggio mi ha chiamata la signora Telecom “per la sua richiesta di sospensione della linea, ho letto la sua raccomandata”. Mi ha chiesto di riassumere brevemente i fatti e li ho brevissimamente, proprio concentrando al massimo, riassunti in un quarto d’ora. Ha convenuto che una richiesta di trasferimento implica automaticamente la disattivazione della prima linea all’atto dell’attivazione della seconda. Ha detto che se ne occuperà lei, però di sua competenza è solo la disattivazione, mentre la questione del rimborso devo trattarla in altra sede. Soprattutto, si è voluta assicurare di avere capito bene quale delle due linee a me intestate è quella da disattivare, avendo evidentemente capito, alla lettura della raccomandata, che sono sufficientemente incazzata da rendere preferibile evitare ulteriori provocazioni.

barbara