E QUESTA È UN’ALTRA

Un gioiello di articolo, da leggere tutto d’un fiato.

L’Arca di Noa

di Gerardo Verolino – 1 gennaio 2019

Achinoam Nini, la quarantanovenne cantante israeliana meglio conosciuta solo come Noa, quella della famosa canzone “Beautiful That Way” tema principale della colonna sonora del film “La vita è bella” di Benigni, insignita, un anno fa, del titolo di Commendatore della Repubblica italiana dal Presidente Mattarella, oltre che di altre numerose onorificenze: Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, ambasciatrice di buona volontà della Fao, Artista per la pace dei frati francescani (ammappela) solo per citarne alcuni; nonché fervente pacifista che, addirittura, spera che Gerusalemme sia non la capitale d’Israele ma “la capitale internazionale della pace” (boh?) cioè “un network interreligioso e pacifista” (ari-boh?) sullo stile di New York come “casa delle Nazioni Unite” (figuriamoci!), ha dichiarato in un’intervista al “Corriere della sera” di aspirare a diventare Ambasciatore di Israele all’Onu.

Come no: è proprio la persona più indicata. Ma ci faccia il piacere direbbe Totò. Una che dice che “Gerusalemme deve essere la capitale congiunta di Israele e della Palestina”. Su quale cartina la signora ha scovato uno stato chiamato Palestina? Una che, un tempo, desiderava, addirittura, ardentemente che Gerusalemme fosse la capitale unica ed indivisibile dello stato di Palestina (arieccola).
D’altronde, una volta, ha anche affermato che Abu Mazen le ha fatto una buona impressione perché “è serio e dice cose interessanti” e che il leader di Al Fatah “vuole veramente la pace con Israele, mentre non posso dire lo stesso del mio premier”.
Una che ha messo sullo stesso piano l’occupazione dei territori da parte degli israeliani con l’apartheid sudafricana “due situazioni odiose” ha affermato, a suo parere distinte e parallele.
Una che sostiene che i palestinesi hanno ragione ad essere arrabbiati visto “il furto di terra” che hanno subito. Una che definisce “caduti” i terroristi che seminano le bombe tra i civili e che vorrebbe commemorarli (sic) nel Giorno del Ricordo dei caduti d’Israele.
Una che si è detta “completamente contraria” alla scelta di Trump di trasferire la sede dell’Ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme” ritenendolo un gesto “arrogante e stupido”.
Una che accusa il suo popolo di simpatie autoritarie perché in Israele “si respira un clima di odio, paura, razzismo, istigazione come nel periodo del maccartismo americano degli anni ’50”. E che vorrebbe “prendersi la testa tra le mani e scomparire sulla Luna quando leggo le incredibili parole di razzismo scritte da alcuni miei connazionali, le urla di gioia quando i bambini palestinesi vengono uccisi, il disprezzo per la vita umana”.
Una che vorrebbe togliere il premio assegnato dal sindacato degli artisti Emi al suo connazionale Ariel Zilber perché troppo “di destra” frutto “del periodo più nero del nero” che vivrebbe il suo Paese “investito da violenza, razzismo e odio” e “in cui di giorno in giorno sintomi di fascismo reincarnato tornano a sollevare il loro brutto volto”.
Una che, in pratica, si esprime proprio come la peggior attivista palestinese che assomma menzogna su menzogna a fini di propaganda.
Il risultato è che tutte le volte che va in Israele Noa è accolta da un clima ostile. Il 19 Gennaio dovrebbe esibirsi a Tel Aviv ma a migliaia sui social e in televisione si dicono contrari a riceverla. L’aria è pesante e c’è chi le ha detto “Muori, nemica di Israele”. Qualche anno fa è stata minacciata all’aeroporto di Tel Aviv da uno sconosciuto che le ha urlato contro: “Ti tratteremo come Yehonatan Gefen” (uno scrittore percosso fin dentro la sua abitazione).
Lei non stempera il clima, ma si presenta come vittima sui social rinfocolando l’astio. In un’altra circostanza, la Adel-Wizo, l’associazione delle donne ebree d’Italia si vede costretta a cancellare un concerto in suo onore a Milano a causa delle sue improvvide e inopportune dichiarazioni di livore verso lo Stato d’Israele che inducono anche gli sponsor a disertare la manifestazione. Si dirà, almeno è ammirata negli ambienti filopalestinesi? Niente affatto.
È apprezzata e vezzeggiata solo negli ambientini della sinistra kaviar (quelli di Ovadia, Lerner, Augias, Vera Pegna, per intenderci) mentre, ironia della sorte, è attaccata dai duri e puri filopalestinesi nonché dai boicottatori di Israele, gli attivisti del movimento Bds, che l’accusano di essere comunque ebrea e le rinfacciano le sue precedenti dichiarazioni contro le organizzazioni terroristiche. Succede, nel 2015, in Spagna quando appaiono dei manifesti che invitano al suo boicottaggio.
Succede a Londra quando ad un concerto alcuni militanti filopalestinesi cercano di strapparle il microfono di mano per impedirle di cantare. Succede a Firenze dove circolano volantini contro di lei. Succede a Napoli dove le organizzazioni filopalestinesi marciano compatte per chiederne il boicottaggio ai concerti. Succede a Palermo, a Lecce, e in altre svariate occasioni. È criticata anche dal regista israeliano Udi Alona che  le rinfaccia di essere stata troppo tenera nei confronti del governo Netanyahu legittimando, nel 2009, l’operazione Piombo Fuso e criticando l’azione di Hamas, definita “un cancro, un virus, un mostro imbottito di fanatismo”.
Così come il movimento ism-italia, di appoggio e solidarietà alla causa palestinese, la definisce “un’ignobile razzista trasformata dalla fabbrica del falso israeliano in un’infame pacifista”. Sulla stessa linea, Samantha Comizzoli la più grande odiatrice italiana d’Israele, che la apostrofa, senza mezzi termini, come una “merda sionista”.
Noa ms
Questo è il risultato dell’essersi investita, da israeliana, del ruolo di paladina, ad ogni costo, delle ragioni dei palestinesi, sostenuta nel gravoso e nobile (ahah) compito dalla cricca dei fintopacifisti da salotto che le hanno così permesso di ricevere le svariate onorificenze di messaggera, araldo, pellegrina, apostola, sorella, amica, protettrice, etc., della pace: in pratica di Ambasciatrice del nulla. (qui)

Della signora Noa si era già parlato qui.

barbara

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E TU LO SAI L’INGLESE?

Mica tanto? Beh, niente paura, sono qua apposta io a darti una mano.

Dedicato alla signora Comizzoli Samantha

BREAD TO BREAD, WINE TO WINE
pane al pane, vino al vino

WE ARE AT THE SHORT IRONS
semo a li ferri corti

I TELL YOU POPELY POPELY
te ‘o dico papale papale

ARE YOU LOOKING THE HAIR
stai a guarda er capello

WHEN IT WANTS, IT WANTS
quanno ce vo’ ce vo’

BUT MAKE ME THE PLEASURE
ma famme ‘r piacere

DON’T EXTEND YOURSELF
nun t’allarga

BUT, FROM WHEN IN HERE?
ma da quanno ‘n qua

THE SOUL OF YOUR BEST DEAD RELATIVES
l’anima de li mejo mortacci tua

WHICH GOD TAXI DRIVER!
che Dio t’assista

BUT WHAT ARE YOU STAY TO MAKE?
ma che te stai a fa’?

BUT WHO MAKES ME MAKE IT
ma chi me lo fa fa’

RIGHT TO BE LIGHT
giusto pe’ esse chiari

BUT OF WHAT
ma de che

HOW DOES IT THROW?
come te butta?

I AM TIRED DEAD
so’ stanco morto

WHO WIRES YOU!
chi te se fila!

WHO HAS BEEN SEEN, HAS BEEN SEEN
chi s’è visto s’è visto

TODAY IT’S NOT AIR
oggi nun è aria

BY FEAR!
da paura!

GIVE IT TODAY AND GIVE IT TOMORROW
daje oggi e daje domani

PLEASE RE-TAKE YOURSELF
aripijate!

STAND IN THE BELL, LITTLE BROWN (DARK)
sta ‘n campana, moro

STAY BEEF
stai manzo

I DON’T CARE OF LESS
nun me ne po frega de meno

WE ARE AT HORSE
semo a cavallo

THERE ISN’T TRIPE FOR CATS
nun c’è trippa pe’ gatti

I’M SO HUNGRY THAT I DON’T SEE
c’ho ‘na fame che nun ce vedo

ROMAN JUMP IN MOUTH
saltimbocca alla romana

GO TO DIE KILLED
vammoriammazzato

YOU ARE BASTARD INSIDE
sei bastardo dentro

YOU REJUMP ME
m’arimbarzi

IT DOESN’T MAKE A FOLD
nun fa ‘na piega

I OPEN YOU IN TWO LIKE A MUSSELL
t’apro ‘n due come ‘na cozza

SPEAK LIKE YOU EAT
parla come magni

I’VE MY LEGS THAT ARE DOING JAMES JAMES
c’ho le gambe che me fanno giacomo giacomo

GIVE TO THE HEEL, GIVE TO THE TIP
daje de tacco, daje de punta

YOU GOT MUCH COMPLEX THAN THE FIRST MAY CONCERT!
c’hai più complessi tu ch’er concerto der primo maggio!

YOU ARE OUT LIKE A BALCONY
stai fori come ‘n barcone

I LIVE IN HUNDRED CELLS
sto a Centocelle

(Paolo Avanti)

E per completare la lezione:

Come dite? Ah, la Samantha? No, niente, è per via di questo

Comizzoli-Cucchi

(non che il punto focale sia l’inglese, beninteso, ma anche quello, insomma…)

barbara

TRE DITA E UN FORNO

Lei è Samantha Comizzoli, quella che qualche giorno fa aveva definito i tre ragazzi rapiti “3 coloni nazisti israeliani”. Adesso ha messo su FB questa significativa immagine
samanta
Ora, considerando che la “signora” non fa di mestiere né la fornaia, né la pizzaiola, vogliamo fare uno sforzo per immaginare quale possa essere il significato del forno? (Sì, lo so, si chiama legittima critica eccetera eccetera) (E non mi si venga a dire che questo liquame va ignorato: questo liquame va combattuto, questo liquame va eliminato. Per fortuna che ogni tanto ci pensano i loro amici palestinesi, a eliminarli, come hanno fatto con quell’altro. Speriamo che prima o poi lo facciano anche con lei)

barbara