ANCHE OGGI FIGURE

Con qualche commento. E iniziamo con la cronaca estera, partendo dall’Iran

Hananya Naftali
iran proteste
Ecco come il regime islamico in Iran ha a che fare con i manifestanti – o sparategli sul posto o eseguirli più tardi.
Dov’è l’ONU? Dove sono le organizzazioni per i diritti umani? Questi giovani non sono ancora stati giustiziati. Hanno bisogno della nostra voce. Gli iraniani hanno bisogno della nostra voce.

Proseguendo con la solita, immancabile Cina e la collaborazionista Botteri,
botteri fake
continuando col Libano
missili Libano
e approdando infine a New York, dove qualcuno giustamente si preoccupa
libertà piange
E veniamo in casa nostra, col sindaco più simpatico ed efficiente del pianeta

Il fantastico mondo di De Magistris

Sembra una foto del 2010 e invece è di oggi dal Cavone sopra piazza Dante.
Napoli De Magistris
Grazie sindaco, scegliendo una decoratrice di dolci come capo di Asia stiamo vedendo degli ottimi risultati soprattutto adesso in emergenza Covid, con la città piena di immondizia, i negozi che non riaprono e i turisti che non tornano più. Sei il fenomeno della politica che Napoli meritava dopo l’eruzione del Vesuvio e il colera. Grazie per questi splendidi anni!

passando per l’attivista più simpatico della galassia che guida gli squamo-pinnati più simpatici della galassia

Attilio Fontana

Sui canali delle Sardine è stato postato il video dell’arresto di un ‘innocuo’ ragazzo con una ricostruzione non verificata: fermato da 5 agenti perché di colore e senza mascherina. (nell’immagine vedete le scritte)
sardine fake
Era una #FakeNews.

La realtà è diversa: il 25enne del Mali aveva scavalcato i tornelli urlando e spaventando i passeggeri, con sé aveva un coltello e permesso di soggiorno scaduto da un anno.
Grazie alle Forze dell’Ordine, sono intervenute con prontezza, non contro ad una persona per il colore della pelle ma perché identificato come fonte di pericolo verso gli altri.

per arrivare al presidente del consiglio più simpatico ed efficiente e geniale di tutte le galassie
1 Conte Orban
2 scadenze
3 appello mattarella
(clic per leggere l’articolo)
4 tossico
5 misure
e con questa sconfiniamo con la cosiddetta emergenza, molto cosiddetta
6 Zangrillo
(clic)
Ricordando che Zangrillo è uno dei pochissimi che i medici considerano attendibile, dal momento che non è uno che sta chiuso dei laboratori e va poi in televisione a fare la bella statuina, bensì un medico che è stato in prima linea come loro, e oltre a quello che dice lui ci sarebbe anche questo
7 fine emergenza
e questo
8 esperti
che è comunque quello che da oltre due mesi stiamo vedendo tutti noi coi nostri occhi, ma lui, il primo ministro bello ed elegante e affascinante che fa tremare il culo a un sacco di donne e io, lasciatemelo dire, le donne non le capirò mai, non demorde, figuriamoci se demorde, perché le sue risorse sono infinite.
9 cercasi infetti
10 ondata 2 programmata
Nel frattempo in giro per il Paese
11 chiusura
ma lui non può occuparsi di queste scemenzine perché ha ben altri progetti, lui, ben altre priorità
12 cittadinanza
(clic)

Aggiungo questa cosa che non c’entra niente, che ho visto per caso qualche ora fa, per la quale mi mancano le parole per commentare. Si riferisce a un evento tenuto alla fine dello scorso anno in memoria di Giancarlo Siani:

Il prefetto di Napoli, Carmela Pagano, ha letto invece un messaggio del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese: “Oggi avrebbe 60 anni e di sicuro sarebbe un giornalista affermato e ascoltato. Il suo sacrificio sia esempio ai giovani”.

Cioè, per un ragazzo che, sapendo perfettamente che cosa stava rischiando, ha continuato a denunciare i crimini della camorra facendo nomi e cognomi, ed è stato per questo assassinato a 26 anni, questo essere per il quale non trovo aggettivi sufficienti a descrivere il livello di cloachitudine, tutto quello che trova da dire è che avrebbe 60 anni e sarebbe un giornalista affermato. Meriterebbe xxx xxxxxx xx xxxxxxx x xxxxx xxxxxx xxx xxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxx.

E chiudo con la rubrica “chi la fa l’aspetti”: l’ortottero dedica alla signora Mezzidiametri un sonetto in cui mostra scarso apprezzamento per i romani,
fogna
e i romani lo ripagano come merita
contro grillo
Qualcuno ha detto che sì, lui ci è andato pesante ma loro hanno sbagliato. Beh, a me sembra proprio l’esatto contrario: lui ha colpito indiscriminatamente quasi tre milioni di persone che non conosce, loro hanno colpito due persone per fatti specifici e reali, e la vittima sarebbe lui?! Ah già, che stupida, me lo dimentico sempre: è Caino quello che non si deve toccare, Abele si fotta pure.

barbara

MICROCRONACHE DA UNA MICROITALIA

Cartoline dal manicomio Italia: l’odio non è più un problema se viene da sinistra

Cartoline dal manicomio Italia. Un lanciatore di frisbee, uno di quegli eterni fuoricorso della vita che a 32 anni ancora bazzicano i centri sociali, vien messo a dirigere un collettivo di parigrado chiamato “sardine” e si monta la testa: “Piaccio a tutte, mi cercano tutti” dice mentre gli fanno mangiare piatti di sardine in continuazione. Gli chiedono che idea abbia della prescrizione, e lui dice che i bambini autistici non possono giocare a pallacanestro. Poi difende il sistema Bibbiano, atroce, infernale, con queste parole: “Tutte balle, solo uno slogan”. Secondo una cantante di alterne fortune, Paola Turci, questo capo sardina è “il migliore politico degli ultimi anni” e alla sua corte riparano rottami musicali in cerca di gloria residua.

Un coetaneo del Sardina, ex bibitaro allo stadio, promosso capo politico di una setta fondata da un comico e un informatico, finisce a fare il ministro degli esteri: confonde i Paesi sul mappamondo, chiama il presidente cinese Xi Jinping “mister Pin”, le faide interne lo fanno cadere in disgrazia nella nomenklatura e lui commenta, in un accesso di modestia, è la fine di un’epoca. Tra i sostituti, gaffeur, incapaci, distratti, lunatici e l’ombra lunga di un competitore, ex intrattenitore in villaggi turistici formalmente uscito dalla setta per darsi ai viaggi esotici, ma sempre incombente.

Un ex ministro dell’interno, lanciato in campagna elettorale, citofona a un tunisino sospetto e chiede: scusi, lei spaccia? Si scatena il canaio, la destra lo difende in nome della lotta alla droga (sic!), la sinistra difende il nordafricano risorsa in nome del sospetto spaccio e si distingue, per furibondi attacchi, uno scrittore di romanzetti sentimentali. Un allenatore con la leucemia si espone a favore del politico al citofono e i buoni, gli umanitari commentano: che possa non arrivare a domenica, tanto un cancro ce l’ha già. Sono le sardine di cui sopra, le stesse che vogliono imporre il bando agli odiatori su internet. Sempre sul politico citofonatore, arriva una presa di posizione del Vaticano che in sostanza spiega: noi non facciamo politica, non parliamo delle persone, però quello è un pezzo di merda.

Un presidente del Consiglio per caso, o per allegria, o per decreto presidenziale, sgomita ai vertici internazionali, ma lo accompagnano per le spicce all’ultima fila, a margine della fotina di rito.

“Siamo tornati a contare in Europa”, commenta lui tutto orgoglioso.

A Sanremo un conduttore sponsorizzato da un impresario legato a un politico di sinistra pretende una giornalista esotica a sinistra della rivoluzione cinese che odia “il maschio bianco” in quanto tale. Anche lei sponsorizzata dallo stesso impresario del presentatore. La prendono, poi ci ripensano, poi cambiano idea e l’arruolano. Lei, per festeggiare, in nome del popolo si fa ospitare nella villa di una di una dinastia industriale. Sempre a Sanremo chiamano un rapper che in vita sua ha praticamente avuto successo con una filastrocca in cui vuole scuoiare un’amica che si chiama Gioia e “prima beve e poi ingoia”.

La sinistra femminista prima si indigna, poi si accorge che anche il politico citofonatore protesta e allora passa a difendere il rapper misogino in nome della sacralità artistica. La setta fondata dal comico perde pezzi, sembra sul punto di sfaldarsi e il Sardina commenta autorevolmente: non è una sorpresa, hanno perso la barra. Adesso ci siamo noi, adesso tocca a me.

Max Del Papa, 24 Gen 2020, qui.

E per niente al mondo vorremmo perderci lo spettacolo di mister-adesso-tocca-a-me in azione

barbara

ATTENZIONE ALLE BUFALE!

Sta di nuovo girando questa puttanata,
comizio 32
precedentemente usata in riferimento ai grillini e adesso rispolverata per le sardine. Beh, come spesso, per non dire sempre, accade quando si trovano riferimenti assolutamente perfetti, è una bufala. Il fatto che ci siano alcune somiglianze in alcuni stralci non significa assolutamente niente: tirando fuori pezzi di frasi da cose detta da me ci potete tranquillamente trovare mezze frasi simili a mezze frasi dette da Hitler, da madre Teresa, da Nilla Pizzi o dalla mia fruttivendola. E comunque il fatto fondamentale, ci siano o no somiglianze o affinità, marginali o di fondo, è che quelle frasi, in un comizio del 1932, Hitler non le ha pronunciate, e il fatto che vengano mandate in giro come se lo avesse fatto, non disonora i grillini o le sardine, bensì chi si presta a questo gioco stupido e sporco.

barbara

LA SIGNORA MARAINI E L’EBRAISMO

(In incolpevole ritardo, a causa dei dieci micidiali quanto interminabili giorni di black-out internettiano)

La signora Maraini, di nobil casa sortita – la madre è la principessa Topazia (no, dico, ma si può?!) Alliata – è una mia antica passione, fin da quando le scrivevo lettere che si concludevano con un perentorio “Si vergogni” a cui lei, nel suo sconfinato candore, rispondeva stupita che davvero non capiva di che cosa si dovesse vergognare. Fra i molti articoli usciti in merito sulla stampa soprattutto ebraica, ho scelto questi due, in un certo senso complementari. Il primo è di Dario Calimani.

Dannose banalità sull’ebraismo

Oggi Dacia Maraini discetta di sardine per farne discendere il movimento dalla rivoluzione di Gesù, “Un giovane uomo che ha riformato la severa e vendicativa religione dei padri, introducendo per la prima volta nella cultura monoteista il concetto del perdono, del rispetto per le donne, il rifiuto della schiavitù e della guerra”. Insistendo, poi, che “molti, proprio dentro la Chiesa, hanno rifiutato i principi del vecchio Testamento, il suo concetto di giustizia come vendetta (occhio per occhio, dente per dente), la sua profonda misoginia, l’intolleranza, la sua passione per la guerra”.
Nel tempo, mi sono trovato a rispondere in dettaglio a superficialità del genere, esposte di volta in volta da Sergio Romano o dal Cardinale Gianfranco Ravasi. Non è dato sapere se si tratti di pregiudizi più che non di ignoranza della storia, del contesto ideologico e dell’interpretazione biblica. E poiché di queste superficialità non si conosce l’origine, conviene non sprecare tempo e spazio per spiegare per l’ennesima volta.
A Dacia Maraini, comunque, visto che lei stessa riconosce come premessa che “in nome di Cristo sono state fatte delle orribili nefandezze” merita chiedere, proprio a seguito delle sue osservazioni, come sia stato possibile che da una religione di “vendetta e di guerra” sia discesa una religione di amore. Forse Gesù aveva capito dell’ebraismo più di quanto non abbiano capito Dacia Maraini e compagni. E come mai, poi, la religione dell’amore si sia trasformata in religione di storiche e incancellabili “nefandezze”, come lei stessa riconosce. A meno che non si voglia affermare che la vendetta cristiana è caduta come una mazza per colpire lo spirito vendicativo degli ebrei. Il che tuttavia andrebbe contro la tesi, in quanto dimostrerebbe lo spirito vendicativo del cristianesimo. Sono questi, quesiti che hanno lacerato la coscienza della civiltà occidentale per duemila anni e che Dacia Maraini e compagni farebbero bene a considerare prima di sparare dannosissime banalità da Bignami delle religioni. E chiedo scusa a Bignami. Banalità che, però, contribuiscono a diffondere e perpetuare odio storico contro gli ebrei.
Poiché sappiamo leggere nella mente di chi legge con lo spirito del pregiudizio, mi permetto di specificare che solo un antisemita inveterato, di destra o di sinistra, potrebbe dire – decontestualizzando una volta di più – che gli israeliani di oggi sono la prova del desiderio di guerra degli ebrei.
Dacia Maraini è una riconosciuta Maîtresse à penser, quindi sorprende molto che si stia anche lei adeguando allo spirito della superficialità che caratterizza disastrosamente, e colpevolmente, il nostro tempo. Ai Maestri del pensiero è lecito chiedere che scrivano dopo aver studiato e approfondito i loro argomenti. Altrimenti rischiano di aggiungersi allo stuolo di scrittori improvvisati che sui social, con verità improvvisate, amareggiano le nostre giornate e contaminano i nostri pensieri.

Dario Calimani, Università di Venezia, ‍‍24/12/2019, qui.

Maîtresse à penser: basterebbe già da solo questo micidiale colpo di fioretto a meritare al pezzo almeno una mezza dozzina di stelle.
E dopo l’elegante e raffinato Dario Calimani, un più sanguigno e diretto Alex Zarfati.

Il Corriere della Sera regala agli stereotipi antisemiti la dignità della Prima pagina. Ed è subito Medio Evo.

Grazie a Dacia Maraini per averci riproposto un bel carico di stereotipi antisemiti di matrice religiosa alle soglie del Natale. Eravamo così impegnati a difenderci dalle accuse di barbarie verso i palestinesi, di essere i detentori del capitalismo, di propugnare il meticciato, di farci scudo della Shoah per ricattare il mondo, che quasi ci eravamo dimenticati delle buone, vecchie radici cristiane dell’antisemitismo politico.

A nulla vale la verità vera nell’epoca in cui la post-verità si salda alla tradizionale giudeofobia. Non è semplicemente desolante doversi ancora una volta difendere dall’accusa di “popolo vendicativo” quando l’“occhio per occhio dente per dente” piuttosto fu quello che introdusse un principio giuridico fondamentale che ancora guida ogni sistema legale della società civile, ovvero che la sanzione debba essere commisurata al danno e non moltiplicata. [E non solo: una lettura attenta delle Scritture mostra inconfutabilmente che non di ritorsione si tratta – tu mi hai tagliato un dito e io adesso ho il diritto di tagliare un dito a te – bensì di risarcimento. Ma certo, per potersene accorgere bisognerebbe togliere i paraocchi prima di affrontare la lettura, e non tutti hanno in dote questa capacità, ndb]. Ma è semplicemente disgustoso, così come a nulla varrebbe anche ricordare il ruolo della donna nell’ebraismo, che Dacia Maraini riduce a ‘misoginia’. La donna piuttosto è così centrale da determinare l’appartenenza all’ebraismo, trasmesso per via matrilineare. E la donna, perno della famiglia ebraica, si esprime prima di tutto nelle figure femminili della Torah – oggi nuovamente vilipesa e derubricata a testo primitivo, schiavista e intollerante -. Le donne con la loro sapienza, sensibilità, senso pratico e saggezza, nell’Antico Testamento vengono indicate come un esempio per tutte le generazioni. Servirebbe ricordarlo?

Che dire poi dell’accusa rivolta agli israeliti di avere “una passione per la guerra”? Quando se c’è stato un popolo bandito, scacciato, umiliato e convertito a forza sono stati proprio i giudei, costretti a difendersi da quando il primo ebreo ha calcato le orme in Mesopotamia. Rivolgere al popolo ebraico la calunnia di indulgere nelle arti della guerra fa il paio con le moderne accuse israelofobe verso il moderno Stato, al centro di una campagna di diffamazione teso a dipingerlo come armato fino ai denti e responsabile dei conflitti che infiammano il mondo.

Ma grazie anche al Corriere della Sera (qui l’intervento del Rabbino Capo di Roma, Rav Riccardo di Segni) per averci scosso dall’illusione che una certa visione fosse morta e sepolta scaraventandola in prima pagina e regalandogli la dignità di una riflessione “normale”. Ce ne ricorderemo quando altri intellettuali del cazzo ci propugneranno le loro arrampicate sugli specchi per spiegarci il perché, nel XXI secolo ancora si abbiano croci uncinate nei cimiteri ebraici, sinagoghe profanate, sfregi ai reduci della Shoah, stelle gialle sui negozi, aggressioni verbali e fisiche e “schizzi di letame ideologico” da parte di gilet gialli, populisti, sovranisti, sardine e altri idioti dei miei coglioni.

Alex Zarfati, 25/12/2019, qui.

Una cosa, fra le tante, che ho apprezzato in entrambi gli articoli, è la scelta di evitare l’ipocrisia dello stupore di trovare tanta ignoranza e tanto pregiudizio in “una nota intellettuale, una scrittrice di fama“, “un’intellettuale di valore come Dacia Maraini”, “importanti intellettuali come Dacia Maraini” ecc. E quanto all’ignoranza, direi che quella della signora Maraini è proprio a tutto tondo: se avesse qualche vaga conoscenza del cristianesimo, saprebbe che Gesù era seguito nei suoi spostamenti anche da alcune donne: donne ebree libere di scegliere dove andare e cosa fare, di lasciare la propria casa, di decidere della propria vita, e non si trova traccia, nella narrazione evangelica, di riprovazione sociale nei loro confronti. Sia ben chiaro, ignorare tutto dell’ebraismo, del cristianesimo o di qualunque altra materia, non è certo un crimine, ma le persone intelligenti, di solito, evitano di addentrarsi in materie in cui sono totalmente ignoranti, disquisendo per giunta e sparando giudizi.

Vorrei poi aggiungere qualche nota sulla signora in questione. Ricordo, quando aveva una rubrica su “Sette” (se ricordo bene), supplemento settimanale del Corriere della Sera, una lettera di un ragazzo che parlava di “migliaia di ebrei uccisi dai nazisti” e lei, nella risposta, non ha avuto nulla da ridire. E ricordo un pezzo a proposito degli animali trasportati al macello, in cui vedeva una perfetta identità con gli ebrei deportati e portati alle camere a gas (è stato in quell’occasione che le ho intimato di vergognarsi). E ricordo anche un pezzo – che chiunque, se non si sapesse chi l’ha scritto, prenderebbe per un pezzo comico – in cui raccontava della drammatica esperienza vissuta in Israele, dove aveva sperimentato sulla propria pelle la brutalità con cui i soldati israeliani avevano gestito una manifestazione di protesta messa in atto da lei e dalle famigerate “donne in nero” di cui fa parte: loro si sono sedute in mezzo alla strada e i soldati sono andati lì, le hanno prese per le ascelle, sollevate e portate di peso sul marciapiede, e loro sono tornate in mezzo alla strada e si sono sedute, e i soldati sono andati lì, le hanno prese per le ascelle, sollevate e portate di peso sul marciapiede, e loro sono tornate in mezzo alla strada e si sono sedute, e i soldati sono andati lì, le hanno prese per le ascelle, sollevate e portate di peso sul marciapiede, e loro sono tornate in mezzo alla strada e si sono sedute, e i soldati… Non vi sembra di vedere una comica di Stanlio e Ollio? Come diceva Mussolini di De Bono: è un vecchio rincoglionito. Non perché è vecchio, ma perché rincoglionito lo è sempre stato, e adesso in più è anche vecchio.

barbara

E DOPO LE SARDINE DELLA SESSANTOTTINA INVECCHIATA SENZA MATURARE

(avete presente quei fiori che appassiscono senza arrivare a sbocciare, quei frutti che marciscono o avvizziscono senza riuscire a maturare?) torniamo a dare un’occhiata a quelle vere, con due articoli che ritengo molto ben fatti.

Non hanno proposte, ma pretese: la banalità delle Sardine, partigiani senza fascismo

 di Martino Loiacono, 16 Dic 2019

Un insieme di banalità presentate con grande enfasi retorica. Si potrebbe riassumere così la manifestazione delle sardine di sabato scorso a Roma. Nonostante un’enorme mobilitazione, da Piazza San Giovanni non sono emerse proposte ma solo pretese. Confuse, pasticciate e infarcite di banalità. La banalità. Forse è questa la dimensione propria delle sardine. Che, certo, manifestano, sono attive e si impegnano ma non riescono ad esprimere un’idea politica. Le loro istanze sono un miscuglio tra il culto acritico dell’immigrazione, l’antifascismo di maniera e l’antisovranismo. Tutte saldate nell’antisalvinismo, che identifica Salvini con la “bestia populista” da combattere. A proposito dell’odio e della violenza verbale…
Ad ascoltare Mattia Santori si rimane sorpresi dalla pochezza culturale e dalle banalità proposte. Prendiamo le sei “pretese” avanzate sabato:

1) Fine della campagna elettorale permanente;
2) Comunicazione esclusivamente istituzionale per chi ricopre incarichi ministeriali;
3) Trasparenza comunicativa ed economica per i politici che usano i social media;
4) Protezione e difesa della verità da parte del mondo dell’informazione, che si deve impegnare nella ricostruzione fedele dei fatti;
5) Esclusione della violenza dai toni e dai contenuti della politica, con la conseguente equiparazione della violenza verbale a quella fisica;
6) Abolizione dei decreti sicurezza.

Le pretese sul mondo dei social media non dicono nulla di davvero rilevante. Sono, a ben vedere, dei tentativi maldestri di limitare la libertà di espressione. Quasi che comunicare tramite i social sia di per sé un fenomeno negativo, da colpire per restituire alla politica la sua dignità. L’equiparazione della violenza verbale a quella fisica, così come presentata, rappresenta invece una pretesa grezza, perché non definisce la violenza verbale. Secondo un’interpretazione di ampio respiro, anche l’espressione “bestia populista” potrebbe valere una denuncia. Lo stesso Santori potrebbe addirittura venire incriminato. L’abolizione del decreto sicurezza si fonda infine sul culto del migrantismo che vede l’immigrazione solamente come un’occasione e un’opportunità e mai come un potenziale rischio. È figlio dell’allofilia descritta magistralmente da Eugenio Capozzi nel suo volume sul politicamente corretto.
A queste pretese così deboli e banali, difficile dimostrare che i social media siano la causa dell’imbarbarimento della politica italiana, corrisponde un’incredibile retorica che esalta superficialmente la bellezza della democrazia, la partecipazione e la politica con la P maiuscola. Ma che, se sfrondata dai suoi artifici, può essere riconducibile ancora una volta alla lotta ai sovranisti. Autocelebrata come una “resistenza” contro il mare dell’indifferenza che vede le sardine rappresentarsi come i partigiani del 2020, che combattono contro il fascismo eterno di Salvini e della Meloni. Una resistenza totalmente slegata dalla lotta antifascista svoltasi tra il 1943 e il 1945, ma che serve per delegittimare l’avversario, estromettendolo dall’arena democratica. Un’arena la cui legittimità viene definita solo dalle sardine, dalla loro bellezza, dalle loro manifestazioni e dalla loro partecipazione che è bene, amore, gioia e pace. Che è risposta all’odio del campo avversario, come emerge da una rappresentazione polarizzante costantemente alimentata da buona parte dei mainstream media.
Pur se esaltate da una narrazione simpatetica, le sardine rimangono prive di una visione politica. Potranno riempire le piazze, potranno fare altri flash mob ed essere celebrate, ma senza una proposta politica seria non andranno certo lontano. (qui)

Le Sardine strumentalizzano l’antifascismo per alimentare un clima da guerra civile

 di Roberto Penna, 17 Dic 2019

Le varie sinistre italiane, con tutti i loro supporter in televisione, su carta stampata e social network, hanno ricevuto una cocente delusione dal Regno Unito. Il loro beniamino Jeremy Corbyn – al quale è giunto l’endorsement persino di Gad Lerner, esperto probabilmente di harakiri, visto il noto antisemitismo del leader laburista – ha perso, e non si è trattato nemmeno di una sconfitta dignitosa.
Compagni e compagnucci si sono potuti consolare tuttavia con la presenza di Greta Thunberg a Torino, e successivamente con la manifestazione delle cosiddette sardine in Piazza San Giovanni a Roma. Le istanze sia di Greta che delle sardine sono ormai abbastanza chiare, ma rinfreschiamoci la memoria. La ragazzina svedese è stata messa a capo, da alcuni adulti interessati, di un ambientalismo tanto affascinante quanto inconsistente, che perde subito valore ed utilità, se calato nella realtà globale di tutti i giorni. È quasi fiabesco girare il mondo in barca a vela, peccato però che la maggioranza degli abitanti del pianeta non abbia i soldi sufficienti per permettersi un’imbarcazione ecologica, e nemmeno le costosissime auto elettriche. Chi si sposta invece di parecchi chilometri, più per dovere lavorativo che per piacere turistico, non dispone del medesimo tempo libero di Greta Thunberg, e per giungere a destinazione in tempi accettabili non può che salire a bordo di un aereo. Donald Trump, attraverso uno dei suoi tanti tweet, ha invitato la giovanissima ambientalista a rilassarsi e andare al cinema, ma sarebbe meglio esortare Greta a recarsi a scuola almeno ogni tanto, visto che manca dalle aule scolastiche da molti mesi. [incrementando così ulteriormente la sua già mastodontica ignoranza, ndb]
Al loro esordio le sardine sono apparse subito, almeno ad occhi non faziosi, come un qualcosa di costruito e manovrato dagli apparati di una sinistra che non riesce più a mobilitare un numero decente di persone nelle piazze usando solo simboli partitici, ed è costretta pertanto a inventarsi nuove formule. I sospetti dell’inizio hanno poi trovato conferma nelle varie manifestazioni tenutesi finora qua e là per l’Italia, intrise del solito luogocomunismo. Non ci stupiremmo se questo movimento svanisse progressivamente nel nulla, offrendo però l’opportunità di una carriera politica a non più di due o tre sardine. Per esempio, il capo-sardina, chiamiamolo così, Mattia Santori, si trova sempre più a proprio agio dinanzi a microfoni e telecamere, e sembra indirizzato verso qualche candidatura. Buona parte degli attuali partecipanti alle adunate “sardiniste” si sentirebbe tradita ed urlerebbe la propria frustrazione, conscia di essere stata l’utile idiota di turno che permette a pochi di farsi un nome – niente di inedito in Italia.
Oltre alla natura prettamente strumentale, le sardine colpiscono in negativo per il bersaglio delle loro proteste. Caso unico al mondo, non viene preso di mira il “potere”, il governo, bensì il leader del maggiore partito d’opposizione. Il nemico numero uno è Matteo Salvini, ma Giorgia Meloni, peraltro già accusata di lobbismo da L’Espresso, è già la nemica numero due per la sua continua crescita nei sondaggi. Nonostante l’uso distorto di una vecchia Costituzione da riformare e la conseguente formazione di governi impopolari come il Conte 2, l’Italia rimane un Paese democratico, ma queste sardine, che blaterano di dialogo e poi negano a Salvini il diritto di essere ascoltato, ricordano i pretoriani di alcuni regimi tutt’altro che liberi, impegnati ad intimidire qualsiasi voce fuori dal coro. Nel 1990 l’allora presidente rumeno Ion Iliescu, che non ambiva ad una netta discontinuità con il regime dell’ormai defunto dittatore Ceausescu, chiamava i minatori in piazza per interrompere, con le buone e soprattutto con le cattive, le proteste pacifiche e democratiche dell’opposizione. Certo, e lo evidenziamo subito, i minatori di Iliescu furono responsabili di molti atti violenti, mentre le sardine non hanno finora torto un capello a nessuno, ma le parole a volte possono ferire quanto una spada.
E visto che il capo delle sardine vorrebbe togliere a Salvini alcuni diritti, ovvero ridurre all’isolamento un leader politico che rappresenta all’incirca il 30 per cento dei suoi connazionali, sembra opportuno iniziare a fare dei paragoni solo in apparenza infondati. È comunque certo che non si tratti affatto di una forma di protesta trasversale, com’era il grillismo delle origini, bensì abbiamo a che fare con piazze, non sempre stracolme come vogliono far credere, dichiaratamente di sinistra. Questa natura è resa evidente dal continuo e ossessivo uso della celebre canzone partigiana “Bella ciao” e dall’aspirazione delle truppe ittiche di Santori ad essere i partigiani del 2020.
Senz’altro “Bella ciao” non è mai stata di moda quanto negli ultimi giorni, intonata anche da Greta e dai gretini durante il presidio torinese, non molto affollato, di Fridays for future. Cosa c’entri questa vecchia canzone dei partigiani con il riscaldamento climatico o presunto tale, è un mistero, ma tant’è…
Per le sardine rappresenta un chiaro posizionamento politico, considerato che Bella ciao è divenuta storicamente parte integrante dell’antifascismo comunista, il quale, ad onor del vero, si è appropriato negli anni di tutta la lotta al nazifascismo, come se gli angloamericani non fossero mai intervenuti e i partigiani cattolici, liberali e monarchici, non fossero mai esistiti. È lecito tuttavia, a distanza di più di settant’anni dalla caduta del fascismo e dalla guerra di Liberazione, dichiararci stanchi di assistere ancora oggi al ricorso strumentale e di parte di “Bella ciao”? Le sardine sono giovani fuori, ma assai vecchie dentro. Riproporre ad ogni occasione quella canzone partigiana, significa rilanciare una storia, l’antifascismo di sinistra, non priva di numerose ombre, come è stato dimostrato da Giampaolo Pansa e non da qualche nostalgico di Salò. Se l’avversione al fascismo di comunisti, ex comunisti, Anpi e dintorni, fosse stata accompagnata dalla lotta ad ogni tipo di totalitarismo, tutti avremmo sempre cantato “Bella ciao” e continueremmo a farlo, ma l’antifascismo rosso è stato ed è un fenomeno settario e discriminatorio, anche se la sinistra italiana, dal Pci al Pd, ha costantemente preteso di rappresentare l’anima profonda della democrazia italiana.
I giovani-vecchi del movimento delle sardine alimentano un clima da guerra civile strisciante, già sperimentato in passato contro Almirante, Craxi e Berlusconi. I partigiani del 2020 dovrebbero anzitutto lottare contro il loro stesso capo, anche perché l’unico fascismo alle porte pare essere proprio quello di Mattia Santori, che vorrebbe vietare agli italiani di ascoltare Matteo Salvini. Il leader della Lega, ma lo stesso discorso vale anche per Giorgia Meloni, può risultare più o meno simpatico ed essere più o meno votato, ma può essere considerato fascista e persino nazista solo da chi si abbevera alla fonte dell’antifascismo di sinistra, campione della distorsione della storia. Salvini non perde occasione, e fa benissimo ovviamente, per manifestare la propria solidarietà nei confronti degli ebrei e dello Stato d’Israele, e con tutta franchezza, un nazifascista amico di Gerusalemme non si era mai visto. (qui)

E per completezza mi permetto di suggerire di leggere anche questo. Davvero mi riesce quasi impossibile immaginare che qualcuno davvero lo ritenga un movimento spontaneo, e altrettanto incomprensibile è che qualcuno possa essere disposto a prendere ordini da uno sbruffoncello con quel sorrisetto ebete costantemente stampato sulla faccia. E guardatelo qui, che profondità di pensiero, che lucidità, che chiarezza di idee, e soprattutto ascoltate l’esposizione degli obiettivi, che è una roba di una grandiosità che non vi sareste mai immaginati.

È un fatto, comunque, che noi italiani dobbiamo sempre farci riconoscere.
proteste
Vabbè, dopo tanta cacca, riprendiamoci con un po’ di bellezza.

barbara

ESSERE SCEMI A VENT’ANNI VA BENE,

ma essere ancora lì a settanta?!

Nonni e nipoti sardine

Ieri mi sono infilata jeans e parka e sono andata a San Giovanni a manifestare con le sardine. Mi sembrava di essere tornata agli anni ’70, quando scendevamo in piazza per la liberazione delle donne, il superamento delle disparità sociali, il Cile.. [Eh sì, bello fare finta di avere vent’anni, ma tanto ne hai settanta lo stesso] Le manifestazioni allora, prima della svolta drammatica degli anni di piombo, erano un modo di stare insieme in allegria, di intrecciare amicizie e a volte anche amori, di cantare a e ballare e credere che potevamo cambiare il mondo [questa, evidentemente, non si è ancora accorta dopo cinquant’anni di quanto gli anni di piombo siano stati figli, sia pure degeneri, del famigerato Sessantotto e delle manifestazioni che sono seguite]. Eravamo idealisti e creativi, ci dipingevamo il viso e bruciavamo i reggiseni [ecco, io questo no: giovane sì, idealista sì, ingenua sì, ma così scema da pensare di creare un mondo migliore bruciando un reggiseno, ecco, proprio scema così no, non lo sono mai stata. Oltre al fatto che io non ero figlia di papà e a casa mia di soldi da buttare via in cazzate simili non ce n’erano] ed eravamo convinti che il futuro ci avrebbe riservato una società più giusta, dove ciascuno avrebbe potuto esprimere il meglio di sé. Poi arrivò lo choc del terrorismo, gli infiltrati nei cortei, Craxi, Berlusconi [premesso che ho detestato e detesto sia Craxi che Berlusconi come poche altre cose al mondo, hanno qualcosa a che fare col terrorismo?] e la Milano da bere, qualcuno finì in galera, altri emigrarono all’estero, alcuni fecero brillanti carriere in politica o in azienda, la maggior parte si rassegnò a una vita ben diversa dalle premesse. Il consumismo sostituì l’idealismo, ci ripiegammo sul privato, noi che amavamo ripetere che il privato era pubblico, [non starai semplificando un tantino troppo, ragazza? A parte questo, il privato era politico, non pubblico: così vecchia da cominciare a perdere la memoria?] e le piazze fisiche furono rimpiazzate dalle piazze virtuali, dove non si parla di politica ma solo di moda, di influencer, di gossip, di successo economico. Una intera generazione, fra gli anni ’80 e i primi vent’anni di questo secolo, scomparve dalla scena pubblica, tranne qualche rara eccezione e il goffo tentativo dei 5stelle di rottamare [non mi sembra che il rottamatore fosse esattamente un 5stelle, e d’altra parte l’attività dei 5stelle consisteva nel mandare affanculo, non nel rottamare. Davvero scarsa di memoria, povera ragazza] il sistema senza alcuna seria proposta per ricostruirlo.
Ora i giovani sono tornati a occupare le piazze, e che giovani! Una generazione pulita, [eh, come no?] sorridente, di ragazzi perbene [quanti ne conosci personalmente?]. Questa l’impressione che mi hanno fatto le sardine[ah, ecco…]. Studenti, genitori con bambini piccoli, figli di immigrati che protestano contro il razzismo, molta creatività e molta allegria e, finalmente, una ribellione che viene dall’anima, una ribellione, almeno così mi è parsa, per e non contro [“Per e non contro”: posso farmi una grassa risata?.]. E in mezzo a loro, tanta gente della mia generazione che ha ritrovato per qualche ora l’entusiasmo della gioventù [stai dicendo che in cinquant’anni non sei riuscita a trovare una sola causa per la quale batterti con l’entusiasmo della gioventù? Sei messa male forte allora, ragazza]. Li ho visti accorrere a piccoli gruppi, signore con i capelli bianchi, pensionati con il giornale sottobraccio [embè certo, lo sanno tutti che i pensionati stanno col giornale sottobraccio ventiquattr’ore su ventiquattro. Ci dormono pure ci dormono, col giornale sotto il braccio], nostalgici del PCI, ex-ragazze in carriera, alcune arrivate e altre no. Nonni e nipoti insieme cantavano Bella Ciao e Fratelli d’Italia, agitavano fantasiosi cartelli e copricapi e borsette di sardine [ah, di un fantasioso guarda, che se li vede un creativo gli frega tutte le idee] e si godevano, complice il mite sole di Roma, il piacere di ritrovarsi insieme fisicamente, non nelle piazze del web, nei meandri di Internet, insieme con il corpo vero e non la proiezione virtuale ritoccata con Photoshop. Mi ha colpita il fatto che ben pochi scattassero selfie. Come se bastasse essere lì, e non ci fosse il bisogno di testimoniarlo in rete. Ho pensato che ci è voluta Greta, determinata e monotematica [“Laggiù conobbi pure un vecchio aedo che si accecò per rimaner nel sogno”] come spesso lo sono i ragazzi che soffrono di spettro autistico (mi fa pensare a Giovane D’Arco, che probabilmente aveva la stessa sindrome [eh, questi sì che sono fondamenti scientifici. Vero però che la povera Greta, gallina dalle uova d’oro per un branco di spietati aguzzini, farà molto probabilmente una fine altrettanto brutta. PS: bello il refuso del nome] ), a far riemergere l’idea che ognuno può fare qualcosa, dopo anni in cui ci si era sentiti impotenti a provocare anche il più piccolo cambiamento: e credo che la scelta di Time di nominarla persona dell’anno sia quanto mai giusta e opportuna, non solo per la forza e la convinzione con cui porta avanti la sua battaglia, ma anche perché il suo esempio sembra aver risvegliato le coscienze dei giovani e dimostrato che vale la pena di mobilitarsi, di non lasciarsi scoraggiare dalla palude di cinismo ed egoismo in cui il mondo sembra caduto e che il Paese non è costituito solo da razzisti, da violenti, da facinorosi, da menefreghisti. [A me qua, se proprio devo dirla tutta, viene un po’ da vomitare. Ma questa non se la sente questa orrida melassa, questa cloaca di banalità, questa palude di insulsaggini, questo mare di ipocrisia che le sta uscendo dalla bocca? Non si fa vomitare da sola?]
Non so come finiranno le sardine [ma davvero davvero?]. Se è un movimento destinato a ardere come un fuoco di paglia, come sostengono gli scettici, o se riuscirà a svilupparsi in una struttura politica sana e propositiva, e a creare una nuova generazione di ragazzi che hanno voglia di impegnarsi nella cosa pubblica. Purtroppo, i rischi sono parecchi. Il primo è che i “vecchi” cerchino di monopolizzare il movimento, e trasformarlo in qualcosa di diverso da quello che è, di metterci sopra il cappello. Il secondo è la vecchia sindrome italica dell’invidia, che porta a sminuire chi ha successo [eccerto, se va a finire male è sicuramente colpa degli altri, dei vecchi (che prima non c’erano e adesso, solo adesso, eh, cercano di infiltrarsi per dirigerlo loro, mattètuppenza!), dei conservatori. E l’invidia, naturalmente, come potrebbe mancare la perfidissima invidia!]. E già oggi si sono su parecchi giornali critiche “alle intenzioni” di Mattia Santori, accusato di avere smanie di potere [no, maddai, non ci posso credere! Manie di potere, lui, quando l’unica cosa che ha fatto è stato di stabilire che chi va in televisione senza il suo permesso sarà buttato fuori dal movimento! Ma chi può essere così malpensante da vedere in questo una mania di potere], di essere pieno di sé, vanitoso e superficiale. Com’è facile distruggere invece che creare.. [quando lui di roba ne ha creata a vagonate] E c’è poi la difficoltà oggettiva di trasformare un movimento spontaneo [ecco, spontaneo, soprattutto spontaneo, si prega di sottolineare spontaneo, e di non dimenticare mai mai mai che è un movimento interamente, totalmente, assolutamente SPONTANEO] in una macchina organizzativa.
Ma intanto godiamoceli, questi nostri nipoti che sono stati capaci di dare una scossa all’apatia e di farci sognare.

Viviana Kasam, ‍‍16/12/2019, qui.

E godiamocele, sì, godiamocele queste anime generose legate a doppio filo con Hamas così amorevolmente accolte nel movimento, godiamocele queste musulmane velate che salgono sul palco col dichiarato permesso del marito perché se no col piffero che potrebbero uscire di casa, godiamocela questa ventata di novità di lottare non contro il potere bensì contro un’opposizione, come si è sempre fatto nell’Italia mussoliniana, nella Germania hitleriana, nell’Unione Sovietica, in Cina, a Cuba, nei Paesi islamici ricchi di frustate amputazioni impiccagioni lapidazioni decapitazioni, godiamocele. E pensare che ci sono degli imbecilli convinti che gli ebrei siano tutti intelligentissimi e furbissimi. Vedi una come questa e ti spieghi perché ci sia stata gente andata spontaneamente a consegnarsi per dimostrare la propria integerrima fede fascista e fiducia nel giusto operare del partito. E chissà se almeno quando sono scesi dal treno ad Auschwitz gli sarà venuto un briciolo di sospetto di avere sbagliato qualcosa.

barbara

QUANDO I POLITICI SI DANNO ALL’ITTICA 3

Ultima. Che inizia con questi due splendidi – e cattivi il giusto – pezzi di Max Del Papa. Per riflettere. E per godere, anche.

Ritratto del “Sardinista” che si è impancato a coscienza civile: vittimismo e arroganza genetica

 di Max Del Papa

Sulla fenomenologia delle sardine ha già detto molto, se non tutto, Daniele Capezzone; sulla fisiognomica forse no e allora, consapevoli che è un lavoro carogna, ma qualcuno lo deve pur fare, eccoci qua. C’è questo Mattia Santori, il caposardina, il Sardinista, con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, che hanno costor, che stanno col Piddì. Faccia leopoldina, sul finto alla mano, finto semplice, finto giovane, finto tutto. Finto umile, anche: gli è bastata una mezz’ora di notorietà e subito s’è impancato a coscienza civile, i detrattori tutti “merluzzi” (che originalità), la stizza se gli fanno una domanda irriguardosa, le accuse un po’ andanti, il vittimismo in corner, l’arroganza genetica, “io porto in piazza ventimila persone, capito, sciacalli che mi spulciate i social”, l’annuncio vagamente ammonitorio della “convocazione delle linee guida”, come a dire siamo già qui che ci contiamo, modello picchettaggio con assemblea autogestita ma fuori i fascisti dalla scuola, a conferma di un approccio movimentista, da stati generali da travolgere in un affettuoso afflato rivoluzionario, seppure ZTL.

Il Sardomobile ne ha contate di storie, in queste ore, tutte più o meno incenerite dalla realtà: eravamo quattro amici al bar, non abbiamo dietro nessuno, dovevamo far qualcosa per opporci a questa opposizione di brutti e cattivi. Sempre con quella faccetta spocchiosa, leopoldina, da istruttore di freesbee. Lo guardi e pensi, ma io questo qui l’ho già visto, dove l’ho già visto? E infine, folgorante, l’illuminazione: ma sì, stava sul palco, che palco? Oh bella, il palco: dell’Ariston, del Concertone, da Sanremo al Primomaggio. La sardellina leaderina Mattia è il gemello siamese di Lodo Guenzi, leaderino degli Stato Sociale: stessa creatività mercuriale, identica propensione alla satira, uguale profondità di pensiero, analoga propulsione all’ironia contagiosa; per niente interessati, o carrieristi, o ambiziosi, ma soprattutto buoni. Loro, così carini, così educati, ma non irritateli, se no torna subito fuori il dispetto dei bambini capricciosi, fanno quello che fanno perché lo fanno, perché devono, perché c’è bisogno di loro: qui, specie in Emilia Romagna, c’è un feroce regime nazi-trattino-fascista-trattino-leghista-trattino-sovranista, e dunque se non ora quando? Mattia, come Lodo, ti guarda e mostra (o finge) di capirti o almeno di provare a capirti: sono per il dialogo, per il confronto, a patto che sia chiaro che han ragione loro, dall’esordio all’exit. Diciamo la verità: uno slogan come “Bologna (o Modena, di seguito le altre date del tour) non si Lega”, non è travolgente, divertente, irriverente? Non potrebbero cantarlo gli Stato Sociale sul palco dell’Ariston? Sai le risate, magari con un Prodi che sgambetta.

La sardina uguale a tutte le altre sardine, ma un po’ più uguale Matteo, dunque, va in giro per microfoni e telecamere a ribadire il suo giuramento della pallacorda, ma soprattutto della palla: noi spontanei, dal basso, niente partiti dietro, niente burattinai. Non una di queste verità alla prova dei fatti risulta vera, dietro ci sono i Clò e i Prodi, davanti i Fico, Zingaretti, Maurizio Martina, insomma il Politburo, e in mezzo i soliti auspicati incarichi nel parastato, nel Parlamento, nei giornali e nel varietà: ma che importa? Sotto col cahier de doleance, giacobini e cordiglieri uniti (foglianti no, in piazza Maggiore non entrano, è cosa loro): più Europa, più Erasmus, più accoglienza, più migranti, più egualitarismo, più cultura, più tasse (di fatto le sardine di piazza avallano il governo più tassatore della memoria recente), in una parola: più stato sociale. Una vita in vacanza, la sardina che danza. Casomai le cose dovessero andar male, contrordine sardine: si cambia mare.

Affinità e divergenze tra il compagno Matteo e il compagno Lodo. Pochissime le divergenze. Separati alla nascita con quei riccioli irriverenti e accuratamente trascurati (quasi un manifesto ideologico), la convinzione d’essere necessari ai destini dell’umanità, ma quella giusta, l’espressione finto svagata che cela una finta intelligenza che cela una vera modestia. O, parafrasando Marx (Groucho): “Quel tale sembra quel che sembra, ma non lasciatevi ingannare: lo è davvero”. Il nostro sogno, prima che anche le sardine passino, sbalzate da un’altra trovata dall’insostenibile leggerezza dell’essere in tournée, è vedere i due scapigliati solidali in un duetto, perché no il remix dell’indimenticabile Renato Rascel: “Noi siam sardine, ma cresceremo, e allora virgola, comanderemo”. Sì, buonasera! (qui)

Carola e le Sardine: il crepuscolo della sinistra

La foresta intrecciata in testa, da gorgone, ma incamiciata al modo dei detenuti, perché il vittimismo è strategico. Così si presenta questa Carola, che in Italia torna sempre perché ha capito che le conviene: nessuno le chiede niente e lei, nell’adorazione generale, può delirare alla maniera di chi vive di truffe morali: ricca, figlia di un mercante d’armi al servizio dei Servizi, inconcludente, annoiata, molla la fatidica predica sul capitalismo egoista, affamatore e inquinatore.

Si è portata anche il migrante di scorta, che ci fa un po’ la figura di Fantozzi e Filini sul panfilo del megadirettore. E lì capisci come una così, insieme a quell’altra, la mocciosa dissociata che minaccia di morte l’umanità che in cambio la fa ricca e famosa, possa diventare il totem di una generazione Z, come la chiamano, che sarebbe l’ultima, attuale, ma poi chissà, perché ormai le percezioni sono tutte “fluide”, per dire possibili, indefinite, aperte, giovani ancora a 40 anni che girano, come trottole vane, Peter Pan senza causa. Finché non se ne inventano una.

Ecco perché ama tanto odiare, questa gentina molle, lasca, irrisolta. Non può farne a meno, e le conviene. Gente viziata, rammollita; isterica. Benestante e maligna, “fondamentalmente cattiva”, per dirla proprio con Fantozzi, del genere aggressivo-lagnoso: mettono “il nemico” a testa in giù ma alla prima battuta partono a rullo con gli slogan imparati dal babbo di tutti i pesciaroli, quello con la testa a ogiva: macchina dell’odio, mi volete ammazzare, io rischio la pelle. Fanno l’opposizione all’opposizione, li lasciano fare, hanno dietro soldi, partiti e buona stampa, ma si sentono più eroici dei ragazzi iraniani, curdi, o di Hong Kong. Sono patetici, ma soprattutto falsi: sanno benissimo, come lo sapevano i loro antenati casinisti, di avere licenza di cazzeggio e di cazzate, tanto poi al momento di rientrare nei ranghi le loro potenti famiglie li riaccoglieranno nell’ordinata vita borghese di sempre: negli studi professionali dinastici, nell’editoria, nell’informazione che già lecca loro il culo. Sono petalosi, frolliti, e carognette: “non avete diritto di essere ascoltati”. Slogan da totalitarismo, e infatti questi insopportabili giovani a vita ricordano una Banda dei 4. Coi loro pesci di cartone sotto al braccio, i riccioloni accuratamente scomposti, i sorrisetti di superiorità e la tragica ignoranza da profeti del populismo più sordido.

Che sanno fare? Niente: tirano il freesbee, pedalano per l’Europa, si occupano di diritti solidali, insomma: si scavano una carriera da nullafacenti che giustamente si pretendono in politica: meno sanno, più curriculum fanno. Questa ragazzaglia sopra i 30 anni, senza grinta e senza orgoglio, del tutto anodizzata, non si capisce che siano, acciughe, conigli, non hanno nessun tratto, nessuna presenza, i classici sfigati che accumulano astio di classe, nel senso che si sentono ceto superiore, finché un giorno trovano il jackpot, si trasformano in marionette, si trovano il loro Barbablù. Tanto insicuri, tanto smaniosi di rivincite, che lo ammettono: “La notorietà fa piacere”. Oltre questo non vanno, il loro orizzonte non si protende più in là del frisson da ringhiera, alla liturgia militante ma penosa di Fabio Fazio, curiosa sorta di burattino-burattinaio. Tutto in loro è odioso, indisponente: le facce, i gesti, le ambizioni, le bugie. Le parole sottovuoto spinto. L’inconsistenza. La stupidità. La spocchia. La presunzione. La vanità.

E i simboli: le sardine, che sarebbero l’ossimoro dell’indipendenza, dell’autonomia: non si “Legano”, non cascano nelle suggestioni del nemico, da appendere, da uccidere, ma si legano tra loro a branchi, un solo organismo, una sola nuvola senza cervello. Sono intolleranti e predicano tolleranza. Sono cattivi e sbandierano bontà. Sono analfabeti, e menano vanto della cultura. Sono cialtroni, e si atteggiano a guru. Sono arrivisti, e fanno le coscienze civili. Sono in vendita, e accusano il mondo di prostituirsi. Sono egocentrici, e pretendono accoglienza. Sono narcisisti, e impongono integrazione. Sono razzisti, e millantano società aperte. Sono mezzi, strumenti piuttosto torbidi: dietro hanno i rottami della prima Repubblica, come Prodi; davanti hanno le Cirinnà indemoniate col gender (cacciano chi non sia d’accordo con l’utero in affitto e le altre alchimie vendoliane); in mezzo, hanno le nomenklature piddine di tutte le regioni.

Questo sono i loro gruppi Facebook, pentoloni di marpioni di un partito che dopo l’Umbria perderà tutto il resto e lo sa. E, senza partito, tutti questi incapaci verbosi, puntati sulle “politiche dei diritti”, quanto a dire il vapore, l’aria che cammina, restano completamente privi di sovvenzioni. Perché non sanno fare niente, non hanno voglia di fare niente, tranne incassare. La loro idea di futuro è vecchia come il peccato: svettare da mediocri in un mondo di mediocri, lasciarselo alle spalle e finire per campare tutta la vita di burocrazia, di partito, di parole. A spese di chi lavora, rischia, si danna. Sono quelli che criticano, demonizzano, giudicano ma non creano mai niente, rigorosamente, non offrono alcun apporto e in fondo è meglio così, perché qualsiasi cosa si azzardino a fare, finisce in uno spumeggiante fallimento. A carico della collettività, s’intende: loro, del loro, non ci rimettono mai un ghello, anzi, guadagnano puntualmente dei disastri che infliggono.

Sono i parassiti di ieri, di domani, di sempre, senza una chiesa non sanno stare, possono vivere solo in branco, dove subito cominciano a mordersi, a mangiarsi tra loro (vedrete quanto dureranno anche questi). Sono i pronipotini di Toni Negri, di Adriano Sofri, di Erri de Luca, di Vauro, che puntualmente li coccolano, li esaltano. Sono apolitici nel senso che oggi qui, domani là, come cantava Patty Pravo, e anche in questo nessuna novità, tutto già visto, tutto già constatato. Ma vegetano, bivaccano sempre ai margini del potere, preferendo fare la fronda all’opposizione (quando non comanda). Solo apparentemente meno sprangatori, meno feroci di allora, forse perché ancora più vigliacchi. Apparentemente. Figli dei social, nipoti del solito stagno di estrema sinistra, ieri cellula di base, oggi centro sociale. Da pantere a sardine, che ridicolo inizio, che tragica fine.

Max Del Papa, 25 novembre 2019 (qui)

Concludo con due piccole ma deliziose chicche: un commento lasciato da un lettore a un articolo di andrea Marcenaro

fabriziocelliforli

Sardine a Piacenza. Bon. Mi chiedevo fra me e Voi se , qualora la situazione richiedesse l’intervento delle forze dell’ordine, potrebbe trattarsi di sgombro..

E questa foto
Ferrara 1
così commentata da qualcuno di cui non ricordo il nome:

Le Sardine sono così brave a nuotare che al Castello di Ferrara camminano sul fossato.

Cioè, giusto per chiarire, per chi non lo conoscesse
Ferrara 2
Ferrara 3
barbara

QUANDO I POLITICI SI DANNO ALL’ITTICA 2

Quelli che sono convinti di avere inventato una novità.

Folle d’Italia, o della cronologia di un fallimento annunciato

Nel 2007 c’è il primo V day, abbreviazione di “vaffanculo day”, in cui Travaglio (che Beppe Grillo “vorrebbe come ministro di grazia e giustizia”) recita alla folla liste di corrotti come fosse Savonarola. È un momento storico, sono supportati da migliaia, milioni di semplici cittadini né di destra né di sinistra che si sono organizzati dal basso per “mandare affanculo i politici”.
È così che nasce il Movimento 5 stelle, destinato a ripristinato la legalità, aprire il parlamento come una scatoletta di tonno e rendicontare anche gli scontrini del caffè. Peccato poi glie li abbiano rubati (oh nooo), poi li abbiano falsificati, poi sticazzi degli scontrini e oggi combattono per tenersi case che non gli spettano.

Nel 2009 c’è il “No B. day”

Ben 300.000 persone si riuniscono in piazza San Babila per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi dopo la bocciatura del lodo Alfano. Organizzati via Internet, dal basso, semplici cittadini né di destra né di sinistra, è un momento storico. L’anno dopo si ritroveranno al teatro Vittoria con Di Pietro e Vendola via webcam, sul palco PCI, Verdi, Radicali, PDCI e PD mentre in platea ci saranno a malapena cento persone. Oggi il sito è in vendita, ma va ricordato il climax quando a gran voce si chiede se a Veronica Lario di diventare segretaria del PD in quanto donna capace di divorziare.

Nel 2010 c’è Raiperunanotte

Il 25 marzo centinaia di piazze d’Italia guidate da Michele Santoro si riempiono per aggirare la sospensione di messa in onda di Talk show politici. Organizzati via Internet, dal basso, semplici cittadini né di destra né di sinistra hanno trasmesso in diretta streaming un momento storico, proiettandolo su megaschermi in collaborazione con altre emittenti.
Raiperunanotte è stato “il primo sciopero degli abbonati RAI”, “una scossa tellurica alla TV italiana”, con Vauro e Santoro che pronunciano un solenne giuramento. Quale? Boh, chi se lo ricorda. Oggi Vauro “è felice di andare a pranzo con un fascista” e Santoro vorrebbe tornare in Rai.

Nel 2011 è “Senonoraquando”

Il 13 febbraio le piazze si riempiono di donne che pretendono le dimissioni di Silvio Berlusconi, indignate dalle feste eleganti, le olgettine e la dura legge del Bunga. Organizzate via Internet, dal basso, semplici cittadine né di destra né di sinistra volevano un mondo morale per le loro figlie. Era un momento storico, una data che avrebbe cambiato l’Italia. Oggi si scannano tra di loro dopo essersi scisse in ottotremila fazioni su questioni che sostanzialmente vertono su “tutte le donne dovrebbero X”.
Lo stesso anno, causa spread fuori controllo, Berlusconi si dimette.

Arriva Mario Monti

Nel 2012 c’è il NO MONTI DAY, a cui segue il Movimento 9 dicembre detto “dei forconi”. Semplici cittadini da nord e sud Italia, né di destra né di sinistra, coordinati via Facebook, si organizzano dal basso per organizzare uno sciopero a oltranza con blocchi stradali finché “qualcuno dei politici farà qualcosa”. È un momento storico, a migliaia paralizzano il paese finché salta fuori che il leader è un allevatore di pesce bancarottaro che ha la brillante idea di presentarsi in Jaguar e sorriso smagliante.
Complice la scoperta che all’interno del movimento né di destra né di sinistra ci sono svariati esponenti di Forza Nuova, tutto finisce nel nulla a macchia di leopardo, con sparuti gazebi qui e lì che vengono irrisi dai passanti. Da allora si scindono in “9 dicembre forconi per la sovranità” (22,000 like), “Movimento dei forconi” (63.000) e “Coordinamento nazionale per la rivoluzione 9 dicembre”.

Perché non hanno mai funzionato?

Bè, perché la folla non è geneticamente in grado di essere propositiva e men che meno costruttiva. È come il monossido di carbonio. Infinitamente potente e altrettanto volatile, sprovvista di memoria od organizzazione, si concentra, esplode e scompare senza lasciare traccia di sé se non i danni a case, macchine e cestini.
Costruire un partito (o leggere i curriculum dei candidati), trovare soluzioni efficaci (o credere al realismo invece che alle promesse facili) richiede uno sforzo intellettuale perdurante, cioè richiede impegno e fatica costanti senza divertimento. E questo la folla non lo può, non lo sa, non lo vuole fare; è contro la sua natura. La folla si riunisce per antagonismo, perché solo nel nemico trova la propria identità. Non importa se coi sassi e i bastoni che ha a disposizione potrebbe ricostruire Notre Dame; la folla preferirà sempre usarli per lapidare chi reputa l’abbia incendiata.

È questa la sua forza, e anche la sua condanna.

Nicolò Zuliani (qui)

Qui lo vediamo in una prospettiva diversa, ma la sostanza non cambia molto.
sardine 1
Credo sia interessante leggere la parte finale di questo articolo di Marcello Veneziani, che risponde a una domanda che si pongono in molti: ma in che modo le sardine impedirebbero di andare a sentire Salvini? Ve lo spiega molto bene lui.

La svolta ittica della sinistra ha poi un pericoloso contorno. Sono i centri sociali che autonomamente scendono in piazza ogni volta che si affaccia Salvini o la Meloni. E vorrebbero impedire coi loro modi facinorosi di esprimersi. Voi direte: ma le sardine, le innocue, dietetiche sardine, cosa c’entrano con gli estremisti dei centri sociali? Nulla, per carità, marciano divisi anche se poi colpiscono uniti lo stesso obiettivo, e magari cantano da ambo le parti Bella Ciao.
Ma vorrei far notare cosa succede quando Salvini va in piazza. È uno schema fisso, naturalmente casuale, che però si ripete puntuale. Si mobilitano le sardine da una parte e le murene dall’altra. Le une presentano una piazza dalla faccia pulita e senza curriculum politico; c’è un popolo, er valoroso popolo de sinistra, a piede libero, non di partito, non di corrente, se non marina. E le altre, le murene, servono a intimidire coloro che hanno intenzione di andare ad ascoltare Salvini. Si temono scontri, assalti, incidenti, lanci di roba, picchetti, così ti passa la voglia di andarci, soprattutto se sei una persona mite, un moderato, uno che non ha alcuna voglia di trovarsi coinvolto in qualche scontro tra polizia e manifestanti. Insomma s’innesca una tenaglia perversa in cui le sardine hanno il compito di persuasori, le murene fungono da dissuasori.
Ero in tour di conferenze tra l’Emilia e Romagna, e mi sono trovato nei luoghi in cui avrebbe parlato Salvini e in cui sarebbero usciti dalle scatole le sardine; i giornali locali tappezzavano le città di locandine sul pericolo di centri sociali in rivolta contro l’arrivo di Salvini. Si alimentava una psicosi, e naturalmente la colpa era di Salvini che con la sua presenza provoca e profana una terra antifascista.
Insomma vedi i ragazzi-sardina, pensi che siano merce nuova e poi ti ritrovi in versione marina, proprio nelle zone che furono il triangolo rosso della guerra civile, il vecchio fantasma dell’Anpi e dei nuovi partigiani fosco-emiliani. Vuoi vedere che la i finale dell’Anpi sta ora per partigiani ittici?
E il Pd come risponde alle sardine? Si fa piatto come una sogliola, per non farsi notare. Ma rischia di finire in padella. Indorato e fritto.

MV, La Verità 21 novembre 2019 (qui) 

E ricordatevi: se vuoi suonerete le vostre sardine, noi suoneremo i nostri gattini
gattini
Che poi alla fine comunque andrà a finire così
lotta
Continua

barbara