VISTO CHE CI SONO TUTTE QUESTE ARMI IN CIRCOLAZIONE

qualcuno avrebbe un bazooka da prestarmi un momento? Che io avrei una buona idea su chi scaricarlo.

Il comandante che ha preso la decisione di non fare irruzione in classe pensava che “non ci fossero bambini a rischio” (qui)

Un’ora intera fuori da un’aula in cui qualcuno sta sparando all’impazzata, bambini che urlano, maestre che urlano, ma chi mai potrebbe pensare che lì dentro ci siano bambini a rischio? Anzi no, non un  bazooka: morirebbe troppo in fretta.
Aggiungo le considerazioni fatte in questo articolo, che mi sembrano ragionevoli.

Confrontarsi con il male sulla scia della sparatoria alla scuola di Uvalde

Tratto e tradotto da un articolo di Joel B. Pollak per Breitbart News

Martedì sono andata a prendere mio figlio alla scuola elementare pubblica ed ho avuto lo stesso pensiero che sicuramente hanno avuto milioni di genitori in tutta l’America: Sono fortunata a fare questo.
Perché in quel momento, le mamme e i papà di Uvalde, in Texas, aspettavano, e aspettavano, fuori dalla scuola dei loro figli, figli e figlie che non sarebbero mai più tornati a casa.
Non ci è voluto molto perché i Democratici chiedessero il controllo delle armi ed incolpassero i Repubblicani per la sparatoria di massa. Dopo tutto, è un anno di elezioni.
Almeno questa volta non hanno incolpato il “suprematismo bianco” o Fox News per quegli omicidi.
Come ha scritto l’editorialista del Los Angeles Times, con un notevole senso di incredulità, sia l’autore della sparatoria che la maggior parte delle vittime erano latinos: “Ho subito pensato: sarà stato il solito suprematista bianco. […] Quando invece ho scoperto che la persona che martedì ha ucciso 19 bambini di quarta elementare e due insegnanti a Uvalde, in Texas, aveva un nome… mi si è chiuso lo stomaco. […] Quando è uno dei tuoi che uccide un suo simile, cosa succede?”.
“Allora cosa?”
Allora forse si può smettere di cercare delle persone da incolpare e di trovare modi sempre nuovi per collegare crimini orribili a delle persone che non hanno nulla a che fare con l’evento, ma con le quali si hanno dei disaccordi politici.
E smetterla di attaccare i “pensieri e le preghiere“, che sono un modo reale ed utile di affrontare e mostrare empatia.
L’impulso costante a demonizzare l’altra parte ha reso la nostra politica grossolana al punto da rendere impossibile la cooperazione. I nostri leader non riescono nemmeno a tenere una conferenza stampa.
Non ci sono risposte facili. Tutti noi vogliamo sapere cosa si può fare per fermare le sparatorie nelle scuole.
Non posso parlare a nome di tutti i possessori di armi, ma anch’io mi sono chiesto se nuove leggi sul controllo delle armi potrebbero aiutare.
La risposta che ottengo sempre è che il controllo delle armi sarebbe impossibile da attuare.
Negli Stati Uniti ci sono centinaia di milioni di armi ed ogni anno se ne vendono milioni. E se il 2020 ci ha insegnato qualcosa, è che la nostra società rifiuta l’applicazione aggressiva della legge, soprattutto nelle comunità delle minoranze.
Di solito, in caso di sparatorie di massa, è difficile individuare una legge specifica che possa aver fatto la differenza. Ma forse a Uvalde non è così.
Una legge della California ha recentemente impedito ai giovani tra i 18 e i 20 anni di acquistare fucili semiautomatici, come quelli usati dall’uomo armato in Texas. Tuttavia, questa legge è stata annullata all’inizio di questo mese dal super-progressista Nono Circuito come una violazione del Secondo Emendamento.
Come ha notato lo studioso Jonathan Turley, la Costituzione è un ostacolo al controllo delle armi più grande della c.d. “lobby delle armi”.
Personalmente, se la Costituzione non fosse un ostacolo, probabilmente vieterei i videogiochi sparatutto, specialmente quelli in prima persona, prima di vietare le armi. La proliferazione di questi videogiochi è iniziata all’inizio degli anni ’90 ed ha coinciso con la comparsa delle sparatorie di massa nelle scuole.
La maggior parte dei giocatori capisce perfettamente che i videogiochi sono solamente fantasia. Ma se anche solo alcuni decidessero di sperimentare le loro fantasie di gioco nella vita reale, i risultati potrebbero essere devastanti.
Dal momento che abbiamo il Primo Emendamento, non ci potrà mai essere un divieto legale. Spetta dunque solamente ai genitori.
Alcuni a Sinistra chiedono che il Secondo Emendamento venga abrogato, o almeno modificato. Questo non accadrà. Dovrebbero essere d’accordo tre quarti degli Stati. E non lo faranno mai.
I redattori della Costituzione hanno deciso molto tempo fa che il rischio dietro all’avere una cittadinanza armata, con tutto il potenziale di crimine e di disordine, fosse più utile come garanzia finale contro la tirannia. Il risultato è una società più libera e più imprenditoriale, ma anche un po’ più pericolosa. Questo è il compromesso.
È più sensato quindi “indurire il bersaglio” proteggendo le scuole piuttosto che aspettarsi che i politici approvino un controllo sulle armi che in qualche modo sopravviva ai tribunali ed agli scoraggianti ostacoli alla sua attuazione.
Ma personaggi famosi – come l’allenatore dei Golden State Warriors Steve Kerr – e i politici Democratici ambiziosi – come il membro del consiglio scolastico di Los Angeles Nick Melvoin – hanno attaccato la “lobby delle armi” ed i Repubblicani. Hanno persino sostenuto gli sforzi per togliere la polizia nelle scuole. La sicurezza degli studenti non è la loro priorità.
Ciò che ha reso la sparatoria di Uvalde così difficile da trattare, a parte l’orrore puro, è che sembra sfidare le soluzioni politiche convenienti per tutti. “Controllo delle armi?”. L’assassino ha comprato le sue armi legalmente. “Guardie armate?”. Le prime notizie – poi smentite – parlavano di un agente nella scuola. “Leggi c.d. red-flag?”. L’assassino non aveva precedenti penali, almeno da adulto.
Poi, giovedì, abbiamo appreso che non c’era nessun addetto alla sicurezza, che l’uomo armato è entrato nell’edifico da una porta lasciata aperta e che la polizia ha aspettato per un’ora prima che una squadra della pattuglia della frontiera arrivasse ed entrasse nell’edificio facendo fuori il tiratore.
Quindi, possiamo proteggere le nostre scuole. Ma in troppi casi, abbiamo scelto di non farlo.
Il rappresentante Eric Swalwell (Democratico della California) ha addirittura dichiarato questa settimana alla MSNBC che i genitori dovrebbero dire ai loro figli di avere paura dopo Uvalde. Chiunque non lo facesse sarebbe “un bugiardo”, ha detto. Meglio traumatizzarli intanto che aspettano il controllo delle armi.
Ed è così che molti Democratici hanno reagito: sbandierando leggi fallimentari sul controllo delle armi ed incolpando i loro avversari politici dei morti (anche se si scopre che comunque quelle leggi non sarebbero servite a niente).
Ma è stato il governatore del Texas Greg Abbott (Repubblicano) ad avvicinarsi di più alla spiegazione della sparatoria di Uvalde, quando ha detto che un’ondata di malvagità è passata sulla città e che l’assassino aveva il male nel cuore.
Non è una spiegazione che molti di noi sono più abituati a sentire. Più siamo istruiti, più tendiamo a rifiutare le distinzioni tra il bene e il male, etichettandole come “semplicistiche” o “pericolose“.
Solo un Sith parla per assoluti“, si diceva in Star Wars. Ed è generalmente vero che il mondo è complesso. Ma è anche vero che il bene e il male esistono.
Il modo migliore per combattere il male è promuovere il bene, nella nostra società come dentro di noi. Dobbiamo ricordarci l’un l’altro – e soprattutto ai nostri giovani – che c’è davvero un modo migliore per vivere, ed è la vita che i nostri testi giudaico-cristiani ci descrivono.
Possiamo fare fatica a vivere all’altezza di quel modello e possiamo desiderare di allontanarci da esso in tutti i modi possibili. Ma le sue virtù rimangono la migliore guida per una vita che sia buona. Anche se le scoprite al di fuori della religione, sarà difficile migliorarle.
Il male è ovunque. Il suo potenziale esiste in ogni momento. Ma non è come strillare che esiste il “razzismo sistemico”. Il fatto che ci sia il razzismo nella nostra società non significa che la società stessa sia razzista. L’America è stata fondata sulla libertà e sull’uguaglianza. Possiamo comunque scegliere di trattare ogni individuo in modo equo, indipendentemente dalla sua razza.
Allo stesso modo, il male non deve definirci. Possiamo scegliere il bene, anche quando ciò significa correre dei rischi.
E questo è il punto di partenza. Non riporterà indietro i bambini di Uvalde. Ma farà progredire il nostro Paese.
BreitbartNews.com, qui.

Vergognose invece le strumentalizzazioni politiche dei dem, che fanno quasi pensare che non aspettassero altro che una strage, le cui cause vanno cercate in ben altro che nella legge sulle armi (come se fosse poi tanto difficile procurarsi armi illegalmente) visto il modo famelico in cui si sono buttati sulla vicenda. I dem e la stampa prona. Per fortuna c’è anche chi rifiuta la politicizzazione della tragedia

E naturalmente il petulante giornalista, di fronte al rifiuto del politico di accettare la provocazione, non trova di meglio che accusarlo di non avere argomenti, ritornello che conosciamo fin troppo bene. Vergogna a tutti coloro che di fronte a una tragedia, invece che offrire vicinanza ai parenti delle vittime e ai sopravvissuti e poi, a corpi sepolti, interrogarsi seriamente sui mali della società che portano a queste esplosioni (ho letto da qualche parte che in Svizzera la concentrazione di armi personali sarebbe perfino maggiore che in America, e tuttavia non sentiamo storie di questo genere: ci sarà qualche motivo?) e studiare i modi di porvi rimedio, cercano il modo di trarne vantaggio politico – più o meno come quel nostro politico che si augurava che sulla nave bloccata morisse un bambino per poterne poi accusare, e possibilmente incriminare, l’avversario politico. Peccato che questa feccia, la vergogna non sa proprio che cosa sia.

barbara

OGGI ANDIAMO A CACCIA

A caccia di sciacalli, per la precisione. E guardate che bel bestiolone abbiamo beccato!

Qui la prova dello sciacallaggio

e qui tutta la documentazione.

E chiamerei sciacalli anche coloro che, sulla pelle degli ucraini che continuano a morire col continuare della guerra, invocano l’intervento diretto dell’America, ricordandoci in continuazione che anche per salvare noi dal nazismo è intervenuta l’America. E dato il livello culturale di costoro, escludo che possano ignorare che dopo Pearl Harbor gli stati Uniti hanno dichiarato guerra AL GIAPPONE, dopodiché LA GERMANIA E L’ITALIA HANNO DICHIARATO GUERRA AGLI STATI UNITI. E già falsificare la storia per i propri interessi è un gioco decisamente sporco, se poi lo si fa allo scopo di allargare una guerra fino a farla diventare mondiale e possibilmente nucleare, direi che siamo ampiamente nell’ambito dei crimini contro l’umanità.

E qualificherei come sciacallaggio anche il sostenere uno stato nazista, solo perché è comodo usarlo contro il proprio nemico personale – quello, per inciso, che riscalda le nostre case e fa funzionare le nostre industrie. E sull’anima nazista dell’Ucraina, solo chi è tanto tanto tanto in malafede può essere disposto a chiudere occhi e orecchie.

Elena Squarci

Le radici della tradizione nazista ucraina partono da lontano. In un punto ben preciso e doloroso per la storia dell’Occidente. O almeno così era un tempo. Gli ucraini furono fin da subito al fianco di Hitler, prima e durante la seconda guerra mondiale. Accolsero i nazisti come loro liberatori dal giogo sovietico e furono ben contenti di collaborare sul campo condividendo aggressioni militari a stati sovrani, come l’invasione della Polonia, e ogni genere di abominio, e crimini contro l’umanità, come le deliranti politiche antisemite e la conseguente persecuzione, segregazione ed eliminazione degli ebrei tedeschi, polacchi, insieme al resto degli israeliti europei.
Stepan Bandera, eroe nazionalista ucraino (tranne per la parte russofona) ancora oggi molto popolare, celebrato con statue e monumenti alla sua memoria, pensò di applicare il delirio nazista ‘a casa sua’ puntando all’eliminazione degli ucraini di origine russa e di tutte le minoranze presenti sul territorio – compresi gli ebrei – per la creazione di una ‘razza ucraina pura’. Cosa tuttora sentita e condivisa dalla maggioranza degli ucraini che hanno fatto finta di non vedere per otto anni, dal 2014 ad oggi, i massacri e le torture dei nazisti di Azov, nel Donbass; le 14mila vittime di cui nessuno ancora oggi vuol parlare compreso il brutale assassinio di Andrea Rocchelli, giornalista e fotoreporter freelance ucciso a Sloviansk, insieme al collega Andrej Mironov, il 24 maggio 2014, mentre documentavano le prime fasi del conflitto tra i separatisti filorussi e l’esercito di Kiev, ventidue giorni dopo la Strage di Odessa. Dentro una guerra civile che è sempre stata lì, fino ad oggi, tra massacri e orrori, ma che prima dell’invasione russa non ha mai interessato nessuno.
C’era Vitaly Markiv a capo dell’unità che presidiava la collina di Karachun da cui partirono i colpi di mortaio. Markiv ordinò prima di aprire il fuoco con le armi leggere, poi, quando Rocchelli e Mironov si nascosero in un fosso, inviò le loro coordinate alle unità dell’esercito regolare guidando il fuoco dell’artiglieria fino a colpirli, eliminando per sempre due scomodi testimoni.
Nel 2019, il tribunale di Pavia aveva condannato a 24 anni di carcere Markiv, arrestato dai Ros di Milano a Bologna due anni prima. Nel 2020 la Corte di Appello ha rovesciato la sentenza, scagionando Markiv “per non avere commesso il fatto”.
Il dicembre scorso la cassazione ha definitivamente assolto Markiv giudicando il ricorso della procura “inammissibile”.
Nel frattempo a Kiev il processo era stato interpretato come un atto di guerra contro il paese. Una visione dei fatti che ha avuto ampia condivisione dei media e dell’opinione pubblica tutta, che a quanto pare non ha mai dimenticato le sue radici filonaziste compreso il suo presidente anche se ebreo. La sentenza di assoluzione nel 2020 è stata considerata una vittoria per l’intera Ucraina. Markiv tornato nel suo paese è stato accolto come un eroe. È rientrato nella Guardia nazionale con un ruolo di spicco nel gruppo di contatto con gli eserciti Nato. Evviva!

E una volta non solo si sapeva, ma si poteva anche dire

Prova a dirlo oggi e ti ritrovi bandito da tutti i contesti sociali.

E sciacalli i membri della cricca che governa gli Stati Uniti, che ha provocato la guerra per distruggere la Russia – ma per fortuna sembra che le cose non stiano andando come avevano previsto.

Milizie armate e obiettivi russi: cosa fa acqua nei piani degli Usa

Le mosse di Biden non si stanno rivelando efficaci e la Nato ne sta risentendo
Come molti, anche noi siamo stati sorpresi sia dalla pesantezza delle sanzioni contro la Russia (fino a sequestrare i suoi bonds all’estero) sia dallo spettacolo delle forze russe “impantanate” intorno a Kiev. Abbiamo sentito di generali russi uccisi, di 300 o più carri armati distrutti, di armi nuove ed efficaci in mano agli ucraini e abbiamo visto l’incredibile successo mediatico di Zelenski in tutta Europa.
Di conseguenza, negli articoli precedenti ci siamo espressi con cautela sui possibili esiti: abbiamo evidenziato il fatto che fuori dell’Occidente la Russia non era isolata, ma anche i rischi per Putin e la Russia. Adesso però il quadro si sta delineando e proviamo allora ad evidenziare una serie di fatti che indicano come forse siano gli Usa, ancora una volta – come in Siria, Afghanistan e Iraq – ad aver sbagliato a fare i loro calcoli.

Il ruolo dei “paramilitari”

Partiamo da un ottimo reportage di Reuters del 2018 sulla guerra strisciante da anni in Ucraina tra il governo nazionalista post-Maidan e le province di etnia russa a est come il Donbass. Come si può vedere, a differenza di ogni altro paese occidentale, le forze armate ucraine sono costituite per un terzo da “paramilitari” e – come spiega Reuters – sono state dopo il 2014 armate e istruite da Usa e altri paesi Nato.
Negli anni tra il 2014 e il 2018 questa guerra strisciante è stata deludente per i nazionalisti ucraini perché l’esercito regolare soffriva di percentuali di diserzione fino all’80%, senza contare che intere unità erano passate agli indipendentisti russi. Di conseguenza, la scelta degli Usa è stata non solo di rafforzare l’esercito regolare, ma di armare le milizie nazionaliste (che già erano state finanziate con 5 miliardi di dollari per favorire il rovesciamento del governo eletto di Janukovich nel 2014).
Oggi, quindi, ci sono da 100 mila a forse 130 o 150 mila paramilitari, fuori dall’esercito ucraino, addestrati e armati. Questo è molto simile a quanto gli Usa fecero in Afghanistan contro i russi negli anni Ottanta, quando armarono anche Al Qaeda e Bin Laden stesso. Poi, con più successo, armando i kurdi contro Saddam e infine in Siria, armando e finanziando assieme a Turchia, Israele e Qatar le milizie che volevano rovesciare Assad. Nel caso della Siria in questo modo si è scatenata una guerra civile durata dal 2010 al 2019.
Questa terribile guerra è finita solo quando proprio i russi sono intervenuti a sostegno di Assad. Non è un caso che Putin questo mese abbia citato più volte il bombardamento di Raqqa da parte di Usa e Francia, che è costato più di 1600 vittime civili secondo Amnesty.
Ci sono somiglianze inquietanti tra la vicenda della Siria, un paese che era pacifico fino a quando Usa e Uk non hanno dichiarato che bisogna rovesciare Assad, e quello che è successo in Ucraina dal 2014. Prima c’è stata una insurrezione di fatto finanziata dagli Usa contro un governo eletto democraticamente, poi una guerra strisciante nelle province ad est del paese e un rafforzamento militare continuo da parte di Usa e alleati Nato, un rafforzamento che alla fine ha scatenato la reazione di Putin. La Russia è intervenuta militarmente in modo che è sembrato debole o confuso (o meglio questa è la versione che è stata data in Occidente), anche se ha in realtà occupato un’area pari all’Italia. Si sono moltiplicati i report sui successi degli ucraini e le sanzioni a tappeto contro i russi che hanno fatto pensare ad una probabile sconfitta finale. Si è ventilata persino la possibilità di rovesciare Putin.

L’altra faccia di Zelensky

Quello che però succede negli ultimi 15 giorni è che il governo Zelensky ha di fatto creato nel Paese una dittatura chiudendo non solo tutti i media e i partiti diversi da quelli di governo, ma arrestando centinaia di oppositori accusati di alto tradimento. Dieci anni di prigione ai maschi ucraini che non si presentano alla leva. Il capo della polizia è scappato all’estero, due generali sono stati destituiti, il capo del principale partito di opposizione è stato arrestato. Sono apparsi molti video, citati anche su questo sito, di torture e uccisioni a sangue freddo di prigionieri russi e molte testimonianze di caccia ai sospetti, traditori e complici dei russi. Ci sono molte testimonianze ed analisi (riportate alcune anche su questo sito) che indicano che sia i morti di Bucha sia il missile sulla stazione possano essere di provenienza ucraina. Televisioni e giornali insistono invece solo su presunti massacri commessi dai russi.

Negoziati in panne

Intanto i colloqui di pace sono finiti in un vicolo cieco e i russi impiegano ora le loro forze verso il grosso di quelle ucraine schierate a est contro le province di lingua russa, dove si combatte di continuo. A Mariupol si è combattuto casa per casa e i paramilitari del battaglione Azov sono circondati, assieme ad alcuni militari Nato con loro, secondo fonti peraltro non si sa sino a che punto attendibili. La Russia finora, come riconosciuto da esperti militari Usa, ha bombardato molto meno dei paesi Nato in circostanze simili (ci sono state più bombe nel primo giorno di invasione dell’Iraq che nel primo mese di guerra in Ucraina). Putin sostiene che la guerra è lenta per questo e che bombardando come usano gli americani potrebbe avere successi più rapidi. Ma lui non lo fa per risparmiare civili da massacri.
Ritorniamo al punto iniziale: l’esercito ucraino è composto per una grossa parte di milizie paramilitari perché era soggetto a diserzioni massicce nella guerra contro gli indipendentisti russi a est. I nazionalisti invece sono molto motivati, ma usano metodi simili all’Isis, con torture in video e caccia ai sospetti e comunque non costituiscono un esercito regolare. Ora che la guerra si sposta nelle province in maggioranza di lingua russa, i paramilitari nazionalisti si fanno dei nemici tra la popolazione con il loro fanatismo di “Slava Ukraina” (Gloria all’Ucraina) e i loro massacri. Non è difficile trovare interviste a residenti russi di Mariupol, ad esempio, che dicono che pur di liberarsi dai nazionalisti vale la pena di soffrire queste distruzioni.

Il vero obiettivo di Putin

Un conto, insomma, era se i russi avessero occupato Kiev, dove non hanno nessun supporto e un conto è se nelle province di lingua russa si scontrano paramilitari nazionalisti e l’esercito russo. Quest’ultimo offre sistematicamente ai militari regolari ucraini il ritorno alle loro case, e mostra dozzine di video a riguardo, se si arrendono. Al contrario i soldati russi hanno visto in alcuni video terribili – stile Isis – che se si arrendono i paramilitari nazionalisti li massacrano. Tutto questo ha consolidato l’esprit de corps russo. Se la guerra, quindi, continua e anzi si accerchiano le truppe regolari che Zelensky tiene davanti al Donbass è probabile che si disgreghi il fronte interno ucraino.
L’obiettivo russo non è l’occupazione di Kiev e dell’Ucraina, ma è limitato ad una porzione a sud ed est di province di lingua russa. I nazionalisti che vogliono combattere fino all’ultimo uomo con il sostegno Usa e della Nato possono col passare dei mesi perdere il sostegno del resto dell’esercito e anche della popolazione. Come abbiamo ricordato all’inizio, negli anni di guerra strisciante nel Donbass l’esercito regolare ucraino era demotivato e appunto per questo gli Usa hanno fatto ricorso alle milizie paramilitari, anche se erano ultranazionaliste e composte da fanatici. Questo schema di intervento americano è lo stesso per il quale hanno sostenuto prima Al Qaeda in Afghanistan e milizie islamiste in Siria che poi sono diventate entrambi terroristi anche antiamericani.
Putin e i russi conoscono la situazione certamente meglio dei vari Blinken, Nuland e altri strateghi di politica estera Usa che hanno creato guerre civili e disastri dalla Libia all’Iraq. Può essere quindi che i russi continuino lentamente ad avanzare ma solo nelle province di lingua russa, offrendo allo stesso tempo una via di uscita all’esercito regolare. La maggioranza degli ucraini, di lingua ucraina, se vedono che le loro città non vengono invase e distrutte e però la guerra continua, perché i nazionalisti e gli Usa (e Nato) la spingono, possono stancarsi di sopportare una tale situazione.
Può essere, insomma, che gli Usa e la Nato abbiano ancora una volta sbagliato i loro calcoli nello spingere per la sconfitta dalla Russia. E che questa, spalleggiata dalla Cina, con la neutralità di buona parte del resto del mondo, vinca alla fine una guerra che lascerà una lunga scia di morti, morti che si sarebbero potuti evitare se l’Ue invece di pensare su mandato americano ad armare gli ucraini contro i russi avesse svolto un ruolo di mediazione diplomatica tra Mosca e Kiev.
Paolo Becchi e Giovanni Zibordi, qui, con alcune immagini.

Per chi ha la memoria corta su come funziona la NATO, ecco qui un piccolo promemoria.

Per avere invece un’idea di che genere di persone sta dall’altra parte, leggete un po’ qua:

Paolo Porsia

Urgono CAMPI DI RIEDUCAZIONE per “dopo” se il 17% di questo paese persiste nell’essere PUTINISTA IRRIDUCIBILE…

Capito? I filonazisti ci stanno già preparando i campi di rieducazione per il dopo, quando per noi si apriranno due sbocchi possibili: campo di concentramento, o guerra civile. Io in campo non ci vado, e so sparare molto bene, voi fate un po’ come vi pare. Prima di chiudere, una chicca dell’ultima ora:

Zelesky: “Se città cade stop ai negoziati”

Perché finora ha negoziato a tutto spiano. Esattamente come i palestinesi, che minacciano di abbandonare il tavolo dei negoziati – al quale non si sono quasi mai seduti, e le poche volte che lo hanno fatto, hanno violato da subito gli accordi appena firmati – se Israele farà questo o quest’altro.

E adesso godiamoci questo meraviglioso pattinatore russo che interpreta un meraviglioso compositore russo che i buoni di professione hanno provveduto a boicottare in cielo in terra e in mar.

barbara

TORNO ANCORA UN MOMENTO SU SEID

Seid e il lockdown: quel che Saviano non dirà mai

Pura verità: quando ho letto che il ventenne etiope Seid Visin si era suicidato impiccandosi «a causa del razzismo» ho subito pensato… «Razzismo? Sarà l’ennesimo ragazzino che si suicida a causa delle misure “contenitive” per il COVID». Si tratta di un fenomeno, chissà perché, taciuto dai media ma ben presente a chi si occupa di salute mentale.

Poi ho letto di una sua lettera nella quale aveva scritto: «Prima di questo grande flusso migratorio ricordo con un po’ di arroganza che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, ovunque mi trovassi, tutti si rivolgevano a me con grande gioia, rispetto e curiosità. Adesso, invece, questa atmosfera di pace idilliaca sembra così lontana; sembra che misticamente si sia capovolto tutto, sembra ai miei occhi piombato l’inverno con estrema irruenza e veemenza, senza preavviso, durante una giornata serena di primavera».

L’analisi era lucida: prima dell’attuale migrazione di massa, Seid non si sentiva minimamente minacciato dal razzismo, in Italia; tuttavia, l’enorme flusso migratorio ha cambiato l’atteggiamento degli italiani nei confronti di chi è percepito come immigrato (Seid era stato adottato). Si, in effetti, il razzismo c’entrava; ma, in ultima analisi, il suo disagio poteva essere considerato una conseguenza della (pessima) gestione del fenomeno migratorio.

Sgraziate, strumentali sembravano le parole di alcuni politici; ma non del tutto fuori luogo. Lo scrittore Saviano: «Seid si è suicidato perché vittima di razzismo. Salvini e Meloni un giorno farete i conti con la vostra coscienza»; Enrico Letta: «Se puoi, scusaci. #SeidVisin»; Laura Boldrini: «Si è tolto la vita. A vent’anni. Sentiva il peso infame dello sguardo del razzismo»; Nicola Fratoianni: «Siamo un Paese che ha fallito. Siate maledetti!». [Non è un bijou quel “siamo – siate”?]

Poi, senza fretta, è emersa la verità: la lettera di Seid non era una lettera d’addio, per giustificare il suicidio. Era stata scritta alla sua psicoterapeuta tre anni fa, nel gennaio 2019. Quindi il suo suicidio, con il razzismo, non c’entra nulla. Di più. La mamma adottiva di Seid ha dichiarato: «Durante il lockdown Seid era chiuso in una stanza a Milano, 24 ore su 24. Ed è là che è iniziato il suo disagio, ha iniziato a stare male. Ha iniziato una sorta di depressione, questo isolamento di tutti, tutti i ragazzi e noi adulti. Io per prima, chiusa in casa tutto il giorno da sola cominciavo a rimuginare pensieri, cose… Immagino questi ragazzi, chiusi… Lui là ha iniziato a non stare bene. Infatti, è stato, da ottobre fino a febbraio, tutto solo. Neppure a Natale è venuto. E solo a febbraio ho iniziato a sentire che era instabile. L’ho fatto ritornare immediatamente a casa e abbiamo iniziato a seguirlo. Quindi, uno dei motivi scatenanti tutto questo inferno è stato questo isolamento dei ragazzi».

Altro che razzismo: Seid non ha retto il clima di terrore, l’isolamento forzato, lo spegnimento della vita sociale e all’aria aperta così importante per i ragazzi. La Nuova Bussola Quotidianaè stato, se non l’unico, tra i pochi media che hanno sollevato (inascoltati) questo problema.

Eppure, né Saviano, né Boldrini, né Fratoianni si sono scusati con Salvini e Meloni; nessuno ha maledetto Conte, Draghi, Speranza per l’imposizione del lockdown, né ha minacciato «un giorno farete i conti con la vostra coscienza».

A questo punto, potrà sembrare bizzarro, mi sono tornate in mente le parole di Ted Kaczynski, il celebre Unabomber, che nel suo Manifesto ha scritto: «[…] la Sinistra prende un principio morale accettato, lo adotta per suoi comodi, e quindi accusa la maggioranza della società di violare quel principio. Esempi: l’eguaglianza razziale, l’eguaglianza dei sessi, l’aiutare la povera gente, la pace come opposta alla guerra, la non violenza in generale, la libertà di espressione, l’amore verso gli animali; più essenzialmente il compito dell’individuo di servire la società e il compito della società di prendersi cura dell’individuo. Questi sono valori profondamente radicati della nostra società (o almeno della sua classe media e alta) da lungo tempo e che, esplicitamente o implicitamente costituiscono materia preminente per i principali mezzi di comunicazione e per il sistema educativo. Molti uomini di sinistra, specialmente quelli del tipo sovrasocializzato, di solito non si ribellano contro questi princìpi, ma giustificano la loro ostilità verso la società dichiarando (con qualche grado di verità) che essa non vive secondo quei princìpi» (Theodore J. Kaczynski, La società industriale e il suo futuro, § 28).

Il secondo pensiero è stato: «Sciacallaggio». Queste persone hanno usato il suicidio di un ventenne per gettare (indebitamente) un po’ di fango sugli avversari politici.

Il terzo pensiero? «Ipocrisia». L’accusa più pesante che Gesù ha rivolto a chi lo voleva morto, nel Vangelo. L’ipocrisia (da non confondersi con l’incoerenza), definita dal vocabolario Treccani on-line: «Simulazione di virtù, di devozione religiosa, e in genere di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori di una o più persone, ingannandole». Si capisce benissimo perché l’ipocrisia sia stata così odiata da Gesù: tutto quello che l’ipocrita tocca, degrada, marcisce, si trasforma in putredine. L’ipocrisia corrompe la fiducia e quindi i legami sociali, insozza valori e virtù, alimenta cinismo e menzogna.

A costoro non importa nulla di Seid; come, negli anni Settanta non importava nulla dei proletari e degli operai, negli anni Ottanta delle donne, nei Novanta delle persone con tendenze omosessuali e, attualmente, degli immigrati. Nulla importa loro della giustizia sociale, dei diritti civili, dell’inviolabilità del corpo umano. Sono solo slogan vuoti per ottenere voti, potere, per distruggere la civiltà europea, la metafisica. Non hanno una morale, non hanno una parola d’onore, non hanno alcun freno. Prima ce ne renderemo conto, e daremo loro un nome, prima porremo un freno a questo continuo abominio.

Roberto Marchesini, 10/06/21, qui.

Niente da aggiungere: l’articolo è perfetto. Di mio dico solo che nessuno dovrebbe aspettarsi che quella feccia possa scusarsi con chicchessia: per poterlo fare bisogna prima accorgersi di essere nel torto, e per accorgersi di avere fatto un torto a qualcuno bisogna avere una coscienza.

barbara

E CONTINUA LO SCEMPIO

Continua l’immondo sciacallaggio, continua l’osceno vilipendio di cadaveri, continua l’appropriazione dei morti per continuare ancora e ancora e ancora l’opera di terrorismo mediatico, di lavaggio del cervello, di annichilimento della mente e della volontà.

Poi c’è questa storiaccia qui

È ricoverata all’ospedale Spallanzani di Roma con polmonite da Covid una ventenne della zona Nord della Capitale dopo essere stata per una settimana in Sardegna ed aver frequentato intensivamente con le amiche famosi locali di Porto Cervo come il Billionaire di Briatore, il Just Cavalli club, la discoteca The Temple, il Canteen di Poltu Quatu. [Non è interessante questo elenco dettagliato degli inferni da cui si irradia la peste?] In isolamento allo Spallanzani anche tre ragazzi che stavano trascorrendo le vacanze al Circeo (qui). 

Roma, 20 ago – Esiste un fronte mediatico – composto dalle principali testate – che sembra muoversi in una direzione precisa: dare il massimo risalto ad ogni possibile ipotesi di risalita del contagio, attraverso un uso strumentale delle statistiche e una drammatizzazione di alcuni singoli casi in grado di impressionare di più. E’ in quest’ottica che va letta la notizia riportata subito in pompa magna da Corriere della SeraFatto Quotidiano e compagnia, di una giovane “20enne ricoverata in terapia intensiva allo Spallanzani” a causa di una polmonite da Covid-19. Dunque non solo i giovani sono il nuovo veicolo del contagio, secondo la narrazione post chiusura delle discoteche, ma rischiano grosso anche sulla propria pelle.

La smentita dello Spallanzani 

Peccato però che il messaggio “allarmista” sia stato immediatamente smentito proprio dalla direzione sanitaria dell’ospedale Spallanzani. “Smentiamo categoricamente qualunque falsa notizia relativa alla presenza di una ventenne romana ricoverata in terapia intensiva”. Con una semplice nota l’ospedale romano ha messo a nudo la volontà di drammatizzare la situazione da parte del fronte che, con una iperbole, potremmo definire “catastrofista” (in opposizione all’accusa di “negazionismo” rifilata agli “ottimisti”). Tra questi figura anche il virologo Pierluigi Lopalco, che nei giorni scorsi aveva inventato di sana pianta il “ricovero in gravi condizioni di 5 ragazzi” causa Covid-19 (Lopalco ha poi rettificato spiegando che si trattava di un equivoco nato da una sbagliata interpretazione del termine “severo”).

“Condizioni cliniche buone”

“Tre sono provenienti dal cluster di contagi di Porto Rotondo, in Sardegna”, prosegue la nota diffusa dallo Spallanzani. “Sono ricoverati in regime di ricovero ordinario, tutti in condizioni cliniche buone, e non necessitano di alcun tipo di supporto respiratorio“. Insomma nessun giovane in gravi condizioni, come in un primo momento testate autorevoli, quelle dei “professionisti dell’informazione”, avevano riportato. Testate che, dopo essere state smentite, si sono limitate a togliere la parte relativa alla terapia intensiva lasciando in fondo al pezzo le dichiarazioni dello Spallanzani.

Davide Romano (qui)

E poi ancora questa

Napoli, Ospedale Cotugno: inchiesta sul falso comunicato che ha provocato allarme

20 Agosto 2020

Il documento prodotto su carta intestata aziendale

Bufera sull’ospedale Cotugno di Napoli per un falso comunicato scritto su carta intestata dell’azienda ospedaliera, con tanto di timbro e firma di un fantomatico medico del pronto soccorso e diffuso nelle ultime ore su Facebook. “Si comunica che al momento il Cotugno ha esaurito la disponibilità dei posti letto per pazienti Covid positivi e per pazienti sospetti sia nei reparti di degenza, subintensiva e intensiva” – si legge nel comunicato redatto sulla carta intestata dell’ospedale Cotugno. Il documento ha alimentato tensione e paura tra i cittadini partenopei. Un fatto di inaudita gravità. Un atto criminale.  Il comunicato è stato smentito ieri sera dal direttore generale del Cotugno Maurizio Di Mauro. E non solo. La direzione dell’azienda ospedaliera ha attivato un’indagine interna per individuare gli autori del documento. ”Si tratta di una fake – afferma Di Mauro – che ha generato panico. Noi dichiariamo tutte le mattine la nostra disponibilità di posti letto all’Unità di crisi della Regione Campania e – aggiunge – ribadiamo che al Cotugno, qualora dovesse sorgere la necessità di un’ulteriore implementazione di posti letto, siamo immediatamente a disposizione e pronti per poter affrontare qualsiasi tipo di emergenza che al momento non c’è perché la situazione è abbastanza sotto controllo visto che ci sono ancora posti disponibili nei Centri Covid di Ponticelli e di ScafatiIl piano A della Regione – prosegue – ha ancora capienza per poter supportare la richiesta”. Attualmente all’ospedale Cotugno  16 persone sono ricoverate in regime ordinario (di cui 13 positivi e 3 sospetti), 9 nel reparto di subintensiva, 2 in terapia intensiva di cui 1 è in fase di trasferimento. (qui)

E io mi pongo la stesa domanda che mi pongo ogni volta che vengono pubblicate le foto di “poveri bambini palestinesi” massacrati da Israele e poi viene regolarmente fuori che sono bambini siriani, irakeni, addirittura bambini israeliani ammazzati dai terroristi palestinesi e uno si chiede: ma se ci sono tutte queste centinaia di migliaia di milioni di miliardi di morti palestinesi fatti dagli israeliani, perché non mettete le foto di quelli invece che quelle tarocche?

Poi c’è la mia cuginetta, quella poverina che fa la psicologa, che scrive

Oggi riesco a fare un osservazione più ragionata. [Ragionata. Si noti che non sta sparpagliando parole in libertà, no no, sta proprio ragionando] I nuovi casi di contagio salgono ancora e la quantità è sempre maggiore. Ciò significa che si sta seguendo una curva esponenziale. […] Non sto a fare i conti, ma è facile intuirlo. [Ehm… no bimba, non è esattamente così che funziona. In questa faccenda non c’è assolutamente niente da intuire: qui bisogna proprio contare, alla lettera, così guarda, ti faccio vedere. 2, 3, 4, 5, 6: progressione aritmetica; 2, 4, 8, 16, 32: progressione geometrica; 2, 4, 16, 256, 65536 progressione esponenziale. Quindi i casi sono due: o oggi abbiamo 32768 volte i casi di quattro giorni fa, o tu sei una mastodontica testa di cazzo. E questa volta, sì, possiamo intuire la risposta giusta senza stare a fare i conti] Detto ciò, è possibile prevedere il futuro, cioè quanto questa seconda ondata, che effettivamente già c’è, si fermerà? No. Può fermarsi domani, come fra un mese e a 840 nuovi casi al giorno come a 3000. Non lo sappiamo. [Ribadisco la conclusione del commento precedente]

E vi ricordate le famose “foto” degli “assembramenti” sui Navigli? Ecco, ogni volta che per dimostrare che la colpa è nostra e che quindi si è costretti a imporci un ulteriore giro di vite vi mostreranno un’immagine così

ricordatevi sempre che la realtà potrebbe anche essere questa

(rubato qui) e che sarebbe bene porsi, e soprattutto porre a chi sta distruggendo il nostro presente e cancellando il nostro futuro, qualche domanda.

Aggiungo questa riflessione che mi sembra molto sensata

Domenico Guarino

13 agosto 

Nonostante , a ieri, in Italia ci fossero 750 ricoverati Covid (su 60 milioni di abitanti) e 45 terapie intensive Covid (su 60 milioni di abitanti) e nonostante questi dati siano l’effetto di un calo cominciato addirittura nel lontanissimo 4 aprile, e dipanatosi progressivamente nel corso dei mesi e delle settimane successive, i media main stram e la politica (con a capo l’ineffabile ministro della Salute che dimostra di avere quantomeno un cognome assolutamente inadeguato) continuano ad alimentare un clima di tensione permanente, se non di vero e proprio terrore, individuando progressivamente i nuovi ‘barbari’ da respingere alle frontiere: ora tocca ai vacanzieri di ritorno, ai discotecari, ai giovani che, ingrati, non cantano più l’inno nazionale dal divano di casa ma, orrore, hanno ripreso a vivere. E allora sapete che vi dico? Ha ragione il prof Matteo Bassetti: uno starnuto ci seppellirà! Mentre si aspettano i 2 milioni e mezzo di banchi ‘asociali’ che arriveranno a fine ottobre dunque un mese dopo l’inizio delle scuole (e allora nel frattempo che si fa?), il sistema è destinato a collassare. Ma non per il covid. No. Collasserà, perché al primo colpo di tosse, al primo soffiar di naso, alle prime linee di febbre, l’ipocondria di massa, sciaguratamente coltivata in questi mesi, fara’ scatenare il panico: gli ospedali verranno nuovamente presi d’assalto, la paranoia sociale farà svuotare il trasporto pubblico riversando nelle strade sempre più intasate milioni di auto, la cautela dei medici verrà travolta dal terrore dei cittadini coltivato in questi mesi, etc etc. Tutti si dimenticheranno che ogni anno nel mondo muoiono 650mila persone per complicazioni influenzali e 4 milioni per polmoniti varie. Conterà solo il Covid! Il Dio Covid che dispensa vita morte e contagi. E allora saranno dolori. Anche perché un nuovo lock down (questo lo sa anche Speranza) non si può fare anche meramente per economici e sociali. Auguri Italia.

a cui è stato messo questo interessante commento:

Andrea Macciò la scorsa settimana un tizio mi ha misurato la febbre col termoscanner portatile alla stazione di Falconara. Perché? Perché lì passa “un treno a alta velocità” ovvero il lentissimo Fb Ravenna-Roma che ferma anche a Campello sul Clitumno. Keep calm per chi legge, 35 e 3. Siamo alle comiche finali

Sono andata a controllare in google: pare che in quella località ci sia stato un caso di contagio.

Molto interessanti mi sembrano anche queste considerazioni di Giancarlo Marcotti sul micidiale clima di terrore che il governo sta continuando a diffondere, con tanto di identikit degli untori

E infine, forse ricorderete la vicenda di Taiwan (se non la ricordate la trovate qui). Ecco, se ne volete sapere di più chiedete all’OMS, quello che governa la nostra salute in tutto il mondo e ci dice che cosa dobbiamo o non dobbiamo fare.

E fra qualche anno…

di Donatella Lo giudice, qui.

barbara

SPECCHIO, SPECCHIO DELLE MIE BRAME

dimmi, chi è il più cretino del reame?

I redattori dei bollettini quotidiani sul coronavirus?

Che tutti i giorni, ma proprio tutti tutti tutti tutti, non sia mai che il pianeta esploda se una volta se ne dimenticassero, ripetono che i numeri della Lombardia sono spaventosamente alti, che la Lombardia ha più contagiati di tutti, che la Lombardia ha più malati di tutti, che la Lombardia ha più persone in terapia intensiva di tutti, che la Lombardia ha più ricoverati di tutti, che la Lombardia ha più morti di tutti (se ne è già parlato qui) e se per caso un giorno il numero di morti è modesto ti spiegano che però forse non sono arrivati tutti i dati da tutte le province, o forse hanno cambiato criterio e non sono stati conteggiati tutti, o forse qualche medico ha sbagliato diagnosi… tutti alla caccia disperata del morto lombardo. E anche oggi… Spaventoso numero di contagiati in Lombardia! Spaventoso aumento rispetto a ieri! La Lombardia resta un caso! “Un dato che significa solo una cosa: il virus circola e quindi il dato dei contagi lombardi si abbassa solo se si fanno pochi test.” Poi provi a fare due conti e trovi che i tamponi sono stati 6,6 volte quelli di ieri e fra questi i positivi sono stati 4,78 volte quelli di ieri, cioè ieri è risultato positivo un testato su 35,7, oggi uno su 49,75, con uno straordinario decremento di 14,05. E il 18 maggio era positivo un testato su 29.

Il signor Bersani Pier Luigi?

Già smacchiatore di leopardi e pettinatore di bambole oggi esperto in densità cimiteriali (qui).
Bersani
Il futurgerundiatore?

Roberto Saviano?

“Chi rompe il negozio e ruba una Nike o un Rolex, lo fa per sottolineare il suo disperato bisogno di sentirsi integrato.”

Quindi anche  chi stupra, immagino.

PS: integrato con chi poi? Io per esempio non ho mai avuto né l’una né l’altro, e non credo di sbagliare di molto se penso di non essere l’unica.

Myrta Merlino?

Che si inginocchia di fronte al nome di un’organizzazione terroristica al servizio di loschi figuri e di giochi sporchissimi.
Myrta Merlino
Gli antirazzisti?
antirazzismo
Quelli che hanno trasformato un delinquente seriale in un santo?
Floyd

L’UCEI?

Ossia l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, il cui organo ufficiale scrive

Il contagio della violenza 
Guerriglia urbana a Minneapolis dove, complice anche l’entrata in scena dei suprematisti bianchi [eh già, chi altro mai poteva essere stato], la tensione sociale è ormai alle stelle. Una situazione che, a detta degli analisti, rischia di costituire una polveriera non solo per gli Stati Uniti.
Scrive il Corriere a proposito delle proteste degli afroamericani: “Le marce, i sit-in sono onde increspate, imprevedibili. C’è chi si limita a gridare gli slogan. ‘No justice, no peace’, il più ricorrente. Ma molti ragazzi e ragazze si spingono fino al limite della provocazione [ecco, “al limite”, precisiamolo bene, che qualcuno non si vada a immaginare che arrivino anche alla provocazione vera e propria]. Premono sui cordoni degli agenti. Agitano il dito medio a dieci centimetri dalle visiere, dagli scudi [ma cattivi proprio eh?]. Fanno vibrare le transenne, le strappano dalle mani dei poliziotti. Li sfidano a usare lo spray urticante. Rispondono lanciando gavettoni”. [Noooooo! Addirittura i gavettoni! Ma non ci posso credere! Dai, ditelo che mi state coglionando]
Ad aumentare il caos l’infiltrazione di militanti dell’estrema destra [poteva forse mancare l’estrema destra, fascista nazista razzista?]. Lo scrittore André Aciman, intervistato dalla Stampa, accusa il presidente Trump di soffiare sul fuoco [qualcuno mi potrebbe cortesemente spiegare per quale bizzarra ragione l’opinione su ciò che sta accadendo di un egiziano naturalizzato americano esperto di Marcel Proust dovrebbe essere più autorevole di quella della mia fruttivendola?] e per il futuro vede scenari particolarmente cupi: “C’è questa minoranza armata di suprematisti bianchi, che vuole avvenga qualche disastro, perché così potrebbe attaccare il sistema messo in piedi all’epoca del movimento per i diritti civili. Dall’altra parte ci sono persone così arrabbiate e danneggiate, che vogliono la rivoluzione anche loro”. [Cioè, ricapitolando: ci sono questi suprematisti bianchi, persone a cui fanno schifo – proprio fisicamente schifo – negri ebrei asiatici arabi ispanici, tutto ciò che non è rigorosamente WASP insomma e questi qui sono andati a mescolarsi fisicamente alle orde di negri per fomentarli. E poi ci sono questi negri arrabbiati che dal momento che i suprematisti bianchi stanno andando a fare la rivoluzione hanno detto spettampò che ci andiamo a fare la nostra rivoluzione anche noi… no, aspe’… Prima si sono mossi i negri incazzati per il tizio negro ammazzato per motivi razziali da un poliziotto bianco mentre, sempre per motivi razziali, stavano a guardare senza intervenire i suoi colleghi: un bianco, un negro, un ispanico e un asiatico
presenti
4xFloyd
e poi i suprematisti che sono in agitazione da quando in America ci sono i diritti civili… no aspe’… prima c’erano i diritti civili e i suprematisti contrari e poi il bianco ha ammazzato il negro e allora i ne… Oddio, mi gira la testa!]

Per il politologo Marc Lazar, che ne parla con Repubblica, “non si possono escludere repliche in Europa di quella che potremmo definire ‘sindrome di Minneapolis’, laddove possono verificarsi anche da noi episodi di violenza e razzismo della polizia in zone in cui si concentra la vulnerabilità economica, sociale e, in questo ultimo periodo, anche sanitaria”. [Polizia razzista anche da noi, certo, tutti i giorni lì a sprangare e ammazzare negri dalla mattina alla sera. Meno male che in compenso abbiamo i city angels nigeriani che controllano che nessun italiano infame spacci droga, che nessun italiano scellerato vada in giro ad ammazzare ragazze, farle a pezzi e infilarle nelle valigie per farle sparire, che nessun italiano pervertito si metta a stuprare donne ragazze bambine, magari gridando Gesù akhbar…E soprattutto, tenetelo bene a mente, magari scrivetevelo così andate sul sicuro, la polizia italiana – non qualche mela marcia, no: la polizia in generale – non è che si accanisca con particolare ferocia contro i più violenti, mammancopeccappero!, no no, la nostra polizia si accanisce contro i poveri, contro le classi inferiori e contro i malati, questo fa, lo sanno tutti] Tra i paesi più esposti Lazar vede anche l’Italia.
“I negazionisti di destra”: così Repubblica presenta i gruppi di estrema destra scesi in piazza a Milano e Roma per protestare contro le misure intraprese nella lotta al Covid-19. “Militanti neofascisti, disoccupati più o meno organizzati, lavoratori imbufaliti. Un fronte – si legge – solo in apparenza disomogeneo, gravitante intorno all’ultradestra populista che, per cavalcare la protesta e soffiare sulla rabbia sociale, da un paio di mesi abbraccia deliranti posizioni negazioniste”. [E qui rinuncio a commentare, perché il mio pur ricco turpiloquio di figlia del sottoproletariato urbano non arriva a coprire tutte le necessità, e d’altra parte trovare argomenti razionali per confutare un tale delirio sarebbe come provare a dimostrare l’esistenza di Babbo Natale con le leggi della meccanica quantistica (che per la verità non so esattamente che cosa sia, però mi suona bene, vero che suona bene?].

D’altra parte ricordiamo che fin dal primo momento l’UCEI ha sostenuto a spada tratta il magnifico governo Conte bis che ci ha salvati dal fascismo di Salvini e ha posto fine alla deriva antisemita a cui Salvini ci stava conducendo, e che un giorno sì e uno no leva alti lai sul fascistissimo Victor Orban che ha instaurato la dittatura – e il cui stato è l’unico, credo, in Europa a non avere bisogno della protezione della polizia davanti a sinagoghe e scuole ebraiche. E naturalmente si sprecano anche gli attacchi a Trump. In tutto questo, beninteso, sono in buona e ricca compagnia, ma credo che loro, più di chiunque altro, dovrebbero conoscere, e ricordare, che cosa succede quando per distogliere l’attenzione dai problemi di cui si è responsabili, si fabbrica un capro espiatorio.

Parafrasando (di molto) quel tale bardo non privo d’ingegno, ci sono più cretini in terra, Orazio, di quanti ne possa sognare il più fantasioso romanziere.

barbara

CON L’ESERCITO

Così meno di quattro anni fa il signor Grillo Giuseppe – di formazione geometra, di professione spacciatore di mastodontiche bufale e giganteschi imbrogli – così, dicevo, si proponeva di fermare chi avesse tentato di mettere in atto la “Gronda”, che avrebbe alleggerito il traffico del ponte Morandi

Nel 2014 dopo l’alluvione che colpì la città di Genova, Grillo si trovava in città assieme al Comitato “No Gronda” che denunciava lo spreco di denaro per le grandi opere: “6 per il terzo Valico e 3-4 miliardi di euro per la Gronda”, dichiarava il grillino Paolo Putti del Comitato.
L’opera della Gronda avrebbe dovuto alleggerire il traffico sul Ponte Morandi deviando almeno i mezzi pesanti, ma il leader dei pentastellati lo riteneva uno spreco di denaro e incitava il pubblico gridando: “Dobbiamo fermarli con l’esercito”. Qui, mentre qui potete vederlo in tutta la sua bellezza e ascoltarlo in tutto il suo starnazzare.

E oggi? Anche oggi ha molto da dire, il signor Grillo Giuseppe. Ascoltiamolo.

di Beppe Grillo – La Superba è tagliata in due, in cielo volano gli elicotteri dei Vigili del Fuoco e del 118, che stanno operando in condizioni estremamente difficili e pericolose. La rapidità del loro intervento è fondamentale.
Ancora più rapidi, per natura, gli sciacalli già volteggiavano nel cielo delle parole. Parole nauseanti, al 90% inutili. [Eh sì, signora mia,  così fastidioso lo sciacallaggio, ma così fastidioso quando non ne siamo gli autori bensì i bersagli…]

E’ difficilissimo rispondere a questa gente, che nel tempo ha trasformato in pettegolezzo macabro un mestiere (informare) che era nobile. Spesso richiedeva un grande coraggio.
Gli sciacalli sono animali veloci e senza alcuna forma di rispetto, la natura non li ha neppure forgiati belli nel corso dell’evoluzione. [Ora le spiego una cosa, signor Grillo Giuseppe: gli sciacalli a quattro zampe non sono uguali a quelli a due zampe. E, soprattutto, se si vuole descrivere qualcosa, il modo migliore non è quello di guardarsi allo specchio. Se mai le fosse capitato di vederne uno, saprebbe che sono fatti così
sciacallo
e sfido chiunque a sostenere che questo sia un animale brutto. Che poi, a dirla tutta, leoni tigri leopardi giaguari hanno forse rispetto? E che senso ha parlare di rispetto in un ambito come questo?]

A loro non serve essere prestanti per razzolare in mezzo alla morte ed approfittarne. [? Prestanti? Ma non stava parlando di bellezza? Di estetica? Comunque per una volta concordo: anche lei in effetti non è poi così prestante. Ma poi mi dica – ah, che sciocca! Stavo per scrivere “mi dica onestamente”, o “mi dica sinceramente”: quale assurdità” – è peggio un animale quadrupede che, essendo sprovvisto di forti armi, si sfama e sfama i propri figli con quando rimane degli animali uccisi da altri animali, o un animale bipede che stermina un’intera famiglia?]

*Non c’è grande opera pubblica che mancherà di essere rivalutata! Non c’è pettegolezzo che possa essere ascoltato se non da un altro pettegolo.
IO AMO GENOVA, e questo schifo di tirapiedi in cerca d’autore mi ha infastidito nel profondo.* [questa parte non l’ho capita. Nel senso che proprio non ho capito di che cosa stia parlando]

Proprio quel viadotto e tutta l’infinita serie di revisioni a costi esorbitanti, esitato comunque nel crollo, nella tragedia: un pugno nello stomaco al futuro della città. Proprio quello stesso viadotto era una grande opera pubblica. Era malata alla nascita, [«Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi» Chissà chi l’avrà detto? Mah…]

e proprio mentre siamo sgomenti a contemplare il suo disastro, esito triste e muto di una gestione dissennata, gli sciacalli colpiscono esattamente lì. [Vero. Ne sto contemplando uno proprio in questo momento]

*La motivazione a rivalutare tutti questi mostri potenziali è ancora più forte oggi. Revisionare queste mangiatoie, rivalutare anche quei gioielli che verranno costruiti con i soldi della gente e che alla gente devono restare.* [anche questo non l’ho capito]

Non sono uso a rispondere agli schiavi dei rapaci, ma questa volta non posso evitarlo. Noi rivedremo tutti questi “progetti”. [? Noi chi? Lei, tirando fuori il suo diploma di ragioniere che le dà la competenza sufficiente?

Che da anni e decenni stanno lì, come se fossero scritti con l’inchiostro simpatico. Destinati, dopo l’opportuna spartitoria stagionatura politica, ad essere costruiti male e di fretta. Oppure con infinita lentezza come la SA-RC.

Insomma, sento che devo rispondere agli sciacalli, devo rispolverare un’ascia di guerra che non avrei mai pensato di riconsiderare [HAHAHAHAHA!]: noi rivedremo quei progetti dissennati, fermeremo questa ininterrotta serie di obbrobri pericolosi e, agli sciacalli, non resta che un vaffanculo a mille decibel. [e quando mai è stato capace di dire qualcosa di diverso]

Contemplando questo orrore sono ancora più convinto che le grandi opere pubbliche dalla carta al mondo reale devono essere riviste: tutte.

La concessione a operatori così dissennati della nostra viabilità va revocata e restituita allo stato! [Quello stato che – giusto per fare un esempio a caso – nella gestione dell’acqua si perde per strada il 40%? O che mette ventottomila forestali in Sicilia mentre il Canada, con oltre 400.000 Km² di foreste, ne ha 4200?]

Esiste uno sciacallaggio peggiore del fingere di non avere detto quello che è stato detto e che ha contribuito a spianare la strada al disastro? Sì, lo so, nessuno può garantire che senza i “no-gronda” il ponte sarebbe ancora in piedi, ma questa non è una buona ragione, per chi ha battuto tutti i marciapiedi possibili, per farsi fare un’imenoplastica e presentarsi come vergine immacolata e offesa.

barbara

A PROPOSITO DI QUEI TRE BAMBINI TRAGICAMENTE VESTITI DI ROSSO

Comincio con questo post, che analizza alcune parti di un “normale” articolo tutto pancia e sentimento.

Strumentalizzare le notizie sui migranti 1

Questo articolo è decisamente polemico verso un certo modo di dare le notizie mescolando fatti ed opinioni in maniera che appaiano “pro domo sua”; più che della questione migranti, ma questi giochi i media li fanno spesso. Una fake news non è una notizia al 100% falsa, anzi le migliori fake news son notizie in cui l’80% è vero, il 10% inventato e il restante 10% omesso. È con l’omesso e l’inventato che spingono il vero a supportare l’interpretazione della notizia verso la direzione voluta.

Sotto è riportato un articolo che tratta del presunto naufragio di 120 migranti;

fonte: http://www.corriereromagna.it/news/cesena/27300/sono-120-vittime-le-vittime-su-un-gommone-alla-deriva.html

CESENA

«Sono 120 vittime le vittime su un gommone alla deriva»
L’esperienza da incubo vissuta da una giovane cesenate
27/06/2018 – 15:34
«Sono 120 vittime le vittime su un gommone alla deriva»
CESENA. Ha 25 anni ed ha appena vissuto un’esperienza che segnerebbe gli incubi di tutti. [piccola nota pedante da prof in pensione: a me le esperienze drammatiche segnano la vita, disturbano il sonno e provocano incubi. Cosa vuol dire “segnare gli incubi”?] A vita.

Giulia Bertoni, cesenate, ha vissuto da volontaria a bordo della nave di una Ong per alcune settimane. Ed ha dovuto assistere impotente al diniego di un salvataggio. (…)
«Ho ancora gli incubi ed i sensi di colpa per quella notte – ha raccontato a Repubblica – Sono 120 le persone su un gommone probabilmente annegate pur avendo la salvezza vicina. Hanno attraversato deserto e violenze. Vicino a loro c’era un mercantile che non si è mosso. A noi il coordinamento della capitaneria italiana a Roma ci ha imposto di non andare a soccorso. Noi abbiamo ubbidito, sbagliando. La mattina solo una giacca galleggiate era l’unica cosa rimasta in mare». (…)

presentata così la notizia sembra che da roma sia arrivato un ordine secco: “non muovetevi”. In realtà la vicenda si è svolta in maniera leggermente diversa, come si scopre leggendo in seguito; roma non da un ordine secco: “non andate” quanto risponde: “noi non siamo competenti, contattate i libici”. La differenza sembra piccola ma è sostanziale.

«La notte del giorno 18 ero di vedetta. Turni di 4 ore sul ponte della barca, al radar a controllare un mare sempre più mosso. Il nostro segnale radar non funzionava e quindi non eravamo visibili a nessuno. Ma abbiamo potuto comunque sentire su un canale delle emergenze, la conversazione tra un aereo (che segnalava ad 11 miglia un gommone con 120 persone) e una nave mercantile vicina e disponibile ad aiutare. Dopo vari scambi in realtà nessuno si è mosso per quel gommone. Ma li c’erano dei disperati al buio, con le onde che crescevano. Allora abbiamo deciso di chiamare il coordinamento a Roma».
«Cosa ci hanno risposto dal coordinamento? In sintesi non ci riguarda, chiamate la capitaneria libica – spiega la 25enne cesenate – Noi per rispettare il codice di condotta che ci obbliga a non superare le 24 miglia dalla Libia a meno che non ci sia un ordine, ci siamo allontanati. Non abbiamo soccorso il gommone in difficoltà».

Roma non ha detto di non andare in aiuto; ha detto che l’SOS era nella zona di competenza libica e che quindi erano da contattare le autorità libiche. E questo spiega molte cose; il centro di coordinamento di Roma non può autorizzare interventi al di fuori della propria zona SAR; nella zona libica, per le norme internazionali, son competenti le autorità libiche. Anche se Roma avesse autorizzato, l’autorizzazione era carta straccia e non sarebbe stata opponibile alle autorità libiche in caso di “problemi” e in più poteva causare qualche “imbarazzo” diplomatico con le autorità libiche.
Il 10% omesso: di cui parlavo sopra: roma non è competente, roma non può autorizzare e anche se avesse autorizzato tale autorizzazione sarebbe stata carta straccia.
Faccio notare come lo scrivere: “A noi il coordinamento della capitaneria italiana a Roma ci ha imposto di non andare a soccorso.” invece di scrivere: “Non siamo competenti; dovete contattare i libici” faccia interpretare la vicenda in maniera profondamente diversa.

Non sono stati nemmeno chiamati i Libici: «Il capitano non ha voluto, non so il perché. I migranti? Quella notte la Lifeline, più grande anche di noi che ci occupiamo di primo soccorso, era molto lontana.

Altra frase che ci fa porre delle domande anche gravi; perché il capitano non è intervenuto? Dare la colpa a roma è un pretesto infantile in quanto Roma non ha il potere di autorizzare l’intervento fuori dalla propria zona SAR. Quali sono i motivi reali per i quali non si son mossi? perché non hanno contattato le autorità libiche? Volendo fare il gombloddista fino alla fine, perché la nave navigava con il segnale radar non funzionante? avaria o spegnimento volontario?

Alla mattina è arrivata in zona e abbiamo pattugliato le acque dove avrebbe dovuto essere il gommone, restando comunque nei limiti. Di quelle persone nessun segno. Morte, probabilmente, annegate mentre noi tutti stavamo fermi. Della guardia costiera libica mai visto traccia». (…)

Io vedo un incendio, non chiamo il 115 e poi mi lagno che non sono arrivati i pompieri. Se li avessi avvisati poi potrei giustamente recriminare per il loro mancato arrivo, ma se non lancio l’allarme?

Un’Europa che si sta dimostrando razzista, secondo la 25enne cesenate: «Sono sicura che se ci fossero stati 100 tedeschi o italiani a bordo, nessuno avrebbe accettato questi ordini. E invece quel gommone con 120 persone è stato fatto affondare».

Ecco il 10% di impressioni e di opinioni che servono per piegare l’80%; velatamente si scrive che son stati fatti morire perché erano migranti e non perché erano cittadini europei. Che raccordato con la frase ad inizio articolo: “A noi il coordinamento della capitaneria italiana a Roma ci ha imposto di non andare a soccorso. ” porta il lettore, distratto, a concludere Italiani rassisti.
Peccato che all’interno dell’articolo emergano alcuni punti, diciamo controversi. Punti che una volta notati paradossalmente portano a pensare che si stia cercando un pretesto per attaccare il governo italiano. La nave sta ferma perché Roma non da un ordine che non poteva legittimamente dare, la nave non contatta i libici ma la colpa è del razzismo europeo. Alla fine molti finiranno a pensare: le solite finction strappalacrime fatte per indurre sensi di colpa.
Zappa sui piedi che si traduce in propaganda pro Salvini. E poi ci si stupisce che Salvini, nonostante le cazzate colossali, continui ad avere seguito, anzi dia l’impressione di essere più convincente. (qui)

Proseguo con questo post appartenente al genere cuore-che-sanguina, in cui inserirò qualche nota in corsivo.

Tre bimbi vestiti di rosso

[Che “bimbi” fa molto più strappacuore del banale bambini]

Li hanno vestiti di rosso, perché speravano così che in mare sarebbero stati più visibili, e sarebbero stati salvati.
[Nel senso che sapevano che avrebbero fatto naufragio, che tutti sarebbero finiti in acqua, che moltissimi sarebbero annegati, e ci hanno portato lo stesso i bambini ma con la precauzione di vestirli di rosso? Ma che carini! Ma che amore di genitori! Ma quanta prudente sollecitudine!]

Non è bastato. Non sono bastati i vestitini rossi e le scarpine allacciate con amore per salvarli dalla paura, dall’acqua e dalla morte.
[Nel senso che se qualcuno mi allaccia le scarpe con amore poi non rischio più di avere paura? Meno che mai di morire? Ganzo!]

Pensateci, voi che avete commentato sotto l’immagine di quei poveri corpicini scrivendo: “Tanto vale che siano morti, tanto qui sarebbero diventati delinquenti e spacciatori”.
Pensateci, ogni volta che allacciate ai vostri figli le scarpine, ogni volta che scegliete per loro un vestitino, un maglione, un paio di calzettoni.
[Nel senso che se compro un paio di calzettoni per mio figlio sono obbligata a pensare che tanto poi muore lo stesso?]

Pensateci, voi che con quei gesti vi definite buoni padri e madri, e brave persone.
[Nel senso che se un bambino muore con le scarpe addosso perdo il diritto di ritenermi una buona madre e anche una brava persona? Cioè che fra me e Mengele non c’è praticamente nessuna differenza?]

Pensateci, e pregate che i vostri dei siano più magnanimi di voi e il fato non voglia rendervi la pariglia.
[? Pariglia? Questa ho qualche difficoltà a seguirla]

Pregate che non vi tocchi mai allacciare scarpine e scegliere il colore di un vestito sperando che questo possa forse evitare ai vostri figli la morte.
[Posso fare una battutaccia beceramente misogina se non addirittura quasi fallocratica? Solo una professoressa zitella racchia frustrata appartenente alla razza moralmente superiore di quelli di sinistra può arrivare a questi livelli di vomitevole cinismo]

Erano vestiti di rosso, erano tre bimbi.
[Eggià, eran trecento eran giovani e forti ma porcaputtana sono morti lo stesso]

Non fate finta che la cosa non vi riguardi, non è così.
[Ecco, ti sei scaricata la coscienza: contenta?]
Qui. (Visto? Ho citato la fonte. Non ho tentato di spacciare per mio questo sublime capolavoro come fanno quelli invidiosi della tua eccelsa arte, quindi non avrai bisogno di fare un altro post per denunciare le internettian-blogghistiche malefatte perpetrate ai tuoi danni)

Infine una riflessione su questa foto,
bimbo in rosso
pubblicata da Michael Sfaradi su FB.

Salve a tutti. Sono anni che analizzo le fotografie pubblicate dai media e scoprire i falsi è ormai diventato un Hobby.

Le foto generalmente ritraggono momenti agghiaccianti che, a prima vista, non ci permettono di ragionare, i sentimenti hanno ragione sulla razionalità. Pallywood ci ha tristemente abituato a queste ciniche rappresentazioni. Ricorderete i giocattoli nuovissimi e pulitissimi e gli zainetti nuovi di fabbrica poggiati sulle macerie [qui, ndb]. La foto che vi faccio vedere è una di quelle dei tre bambini morti nel naufragio davanti alle coste libiche, sinceramente non so se è un falso ma qualche dubbio mi viene. Innanzitutto le ombre dei due uomini sulla sinistra non sono parallele e quella dell’uomo con la divisa blu va in altra direzione. I vestiti del bambino sono troppo puliti invernali a maniche lunghe (siamo in piena estate) e non sono bagnati, mentre le scarpette sono bene allacciate e anche loro nuovissime e asciutte. Dopo essere rimasto nell’acqua sarebbe almeno presumibile che le scarpe le avesse perse, difficile che un cadavere ripescato abbia ancora le scarpe, soprattutto quelle che non hanno i lacci ma dei semplici strap a feltro. Dalle pieghe dei pantaloncini, all’altezza delle ginocchia, si vede che non sono neanche umidi. Mentre i pantaloni della divisa blu sono bagnati lo si vede dal colore più scuro. Il bambino tiene il braccio sinistro, l’unico visibile, verso l’alto. un cadavere avrebbe il braccio a penzoloni e, soprattutto, dopo essere stato diverse ore in acqua avrebbe anche il pancino con rigonfiamenti post mortem, invece è liscio e uniforme.

Spero con tutto il cuore di non sbagliare e che si tratti di un falso teso solo a destabilizzare e a mantenere lo status quo.

RIPETO NON HO ALCUNA CERTEZZA, CONDIVIDO CON VOI I MIEI DUBBI

Prudentemente – e diplomaticamente – Sfaradi parla di dubbi; io, che non ho la responsabilità di un giornalista di professione come Sfaradi, ma ho in comune con lui una discreta competenza in fatto di foto tarocche, mi permetto di dire che di dubbi ce ne possono essere davvero pochi.
Alle osservazioni di Sfaradi aggiungo la posizione del tutto innaturale dell’uomo di spalle (chi porta un bambino lo tiene accostato al proprio corpo, non scostato di una buona ventina di centimetri, e tiene il busto eretto e non curvo in avanti, per non perdere l’equilibrio spostando il baricentro fuori dalla base del proprio corpo), mentre l’uomo di fronte ha la posizione di chi sta sorreggendo qualcosa, ma NON sta sorreggendo il bambino, senza contare che per portare un bambino di quella corporatura non servono di sicuro due uomini robusti.

Concludo con un augurio: voi, buoni di professione, voi che come avvoltoi, dalle vostre tiepide case, vi avventate famelici su ogni cadavere, meglio se bambino, per brandirlo contro i vostri avversari politici, voi che non solo non avete pietà per alcuna tragedia, ma arrivate addirittura a sperarle per farne un’arma politica, non vi augurerò che vi si sfaccia la casa, che la malattia vi impedisca, che i vostri nati torcano il viso da voi: mi limito ad augurarvi che il vostro marciume arrivi prima o poi a soffocarvi. Quando quel giorno arriverà, il mondo sarà sicuramente un posto migliore.

barbara

METTI UNA SERA A CENA

Metti una sera a cena tra quattro amici. Quattro blogger, per la precisione.
Metti che ad un certo momento blogger A e bloggera B sono in soggiorno mentre la padrona di casa e blogger C sono in cucina, e blogger C aggredisce la padrona di casa che ne riporta – documentato nel suo blog – ecchimosi in varie parti del corpo. Ritenendo di potersi difendere da sola non chiede aiuto, non grida (non è una mia illazione, né un sentito dire: lo so perché lo ha scritto lei), e quelli nel soggiorno non si accorgono di niente; ne verranno informati solo in seguito.
Metti che in giro per la rete ci sono un bel po’ di avvoltoi (non dico sciacalli, che sono animali bellissimi; non dico iene, che sono animali esteticamente repellenti ma in compenso sono madri dolcissime). Metti che c’è in giro qualcuno che mastica amaro, magari perché è uno che ci prova con tutte e nessuna gliela dà, mentre blogger A è uno splendido esemplare di maschio umano trentacinquenne. Fatto sta che gli avvoltoi – più di uno – si buttano su questa storia e la ricostruiscono a modo loro, e altri poi la riprendono e la ri-rielaborano a loro volta. Avete presente il giochino del telefono senza fili che facevamo da bambini, che il primo dice Teresa si mangia le unghie e dall’ultimo viene fuori l’America bombarda Perugia? Ecco, è andata più o meno così, tranne il fatto che nel gioco gli sfasamenti sono involontari e innocenti, qui no: ognuno, ad ogni passaggio, ci ha aggiunto del suo, e un’aggressione che non ha provocato rumori tali da poter essere uditi in un’altra stanza e che ha lasciato alcune ecchimosi diventa alla fine – in mano a persone che non c’erano e riferiscono racconti di quarta mano – una donna violentata, una serie interminabile di sevizie con lembi di pelle strappati e costole rotte. E questo non è ancora niente. A parte le volgari insinuazioni su bloggera B, presentata come una specie di ninfomane assatanata costantemente a caccia di uccelli (e non casualmente gratificata, come soprannome, del nome di un noto personaggio storico che comincia con “Pomp”), blogger A che essendo in un’altra stanza non ha visto né sentito niente diventa un complice dell’aggressore, che sta a guardare le sevizie che si svolgono davanti ai suoi occhi ammazzandosi dalle risate per il divertentissimo spettacolo che gli viene offerto; in un punto viene addirittura chiamato “aguzzino” (per non parlare dei vari “sei un verme”, “fai schifo”, sei una merda”, “sei ancora più merda” ecc.) E non è finita: insieme a bloggera B tiene in ostaggio fino alla mattina la padrona di casa per indurla a non denunciare l’aggressione. E giusto per non farsi mancare niente, quel tale che mastica amaro non trova di meglio che affibbiargli l’appellativo di Cazzocorto (proiezione?), che in un’altra narrazione, sempre di un uomo, diventa Minchiamozza (proiezione?)
Il fatto è che siamo in parecchi a conoscere da vicino blogger A: conosciamo la sua onestà, conosciamo la sua straordinaria sensibilità, conosciamo la sua cristallina pulizia morale, e – oltre ad andare nel blog dell’aggredita a darle la nostra doverosa solidarietà – andiamo anche nel blog di lui a testimoniargli la nostra fiducia nella sua correttezza e nella sua innocenza. Ad un certo punto, in questa brutta storiaccia, emergono anche due donne coraggiose che, autentiche agnelle tra i lupi (e le lupe), indignate da questo osceno linciaggio mediatico, vanno proprio nella tana del lupo a tentare di togliere dalla gogna chi tale gogna non merita, a tentare di ristabilire la realtà dei fatti. E qui, oltre ai sarcastici sfottimenti del padrone di casa, parte un ulteriore ribaltamento della frittata: da donne che tentano di difendere un innocente diventano “donne che odiano le donne”. Una Signora – e che Signora! – chiamandole ripetutamente “donnette”, dopo avere spiegato che “difendono ogni uomo che gli capita a tiro solo perché uomo” (proiezione?), dopo avere pubblicato un post successivamente eliminato in tutta fretta perché evidentemente qualcuno deve averla avvertita che c’erano tutti gli estremi per una denuncia (e a chi ne chiede la ragione spiega che lo ha tolto “dato che pareva non interessasse a nessuno!”), ne pubblica un altro intitolato appunto “donne che odiano le donne”, in cui vomita tutto il suo isterico livore. Sembrerebbe, tra l’altro che la logica non sia la qualità più spiccata della Signora (non solo la logica, per la verità, ma questa è un’altra storia), dato che due dei commenti agnelleschi nella tana del lupo (più un terzo in modo indiretto, quindi in tutto quasi la metà del totale) erano in difesa di bloggera B, trattata dal lupo padrone della tana alla stregua di una baldracca, senza che la Signora avesse alcunché da recriminare: evidentemente deve avere ricevuto un’investitura divina che le conferisce la facoltà di stabilire a suo unico e insindacabile giudizio quali donne siano da amare e difendere e su quali invece, non importa se colpevoli o innocenti, sia lecito rovesciare impunemente carrettate di merda. E quando una delle due agnelle tenta di commentare, scopre che non le è consentito farlo, perché, evidentemente, dopo avere fabbricato il mostro e averlo sbattuto in prima pagina, adesso “il mostro è mio e me lo gestisco io e guai a chi si azzarda a tentare di riabilitarlo”.
Ecco, questa, per chi non l’ha visto e per chi non c’era e per chi quel giorno lì inseguiva un’altra chimera, è tutta la storia, quella autentica, dell’aggressione e dello sciacallaggio mediatico e della gogna e del linciaggio morale e di una banda di squallidi personaggi che, per dare un senso alla propria misera vita, hanno bisogno di qualcuno da spolpare a pranzo e a cena.

barbara