LETTERA APERTA A BEPPE GRILLO

di Guido Silvestri

[in risposta al post sui “terrapiattisti”]

Tutto quello che ho sempre pensato, ma scritto molto meglio di quanto avrei mai potuto fare io.

Caro Beppe,

Credo che il tuo post di due giorni fa sul congresso dei “terrapiattisti” volesse essere una provocazione sui temi, importanti, del dogmatismo e del dubbio nella scienza.
Da tempo anche io mi scontro con il “problema del dubbio”. A cosa mi riferisco? In sintesi, al tentativo di definire con una certa precisione il momento in cui, nella nostra attivita’ di scienziati si passa dal dubbio “fruttuoso”, generatore di nuovi paradigmi e nuova conoscenza, al dubbio “inutile”, che fa solo perdere tempo ed energie, oltre a ritardare l’applicazione pratica delle conoscenze teoriche.
Penso che tu abbia gia’ capito dove voglio arrivare. Il dubbio fruttuoso e’ quello che adoperiamo quando ripetiamo l’esperimento di un collega, quando studiamo in modo critico la letteratura scientifica, quando pensiamo a ipotesi alternative per spiegare un insieme di dati sperimentali, quando facciamo gli “avvocati del diavolo” con i nostri studenti e post-docs, chiedendogli di ripetere il loro ultimo esperimento — il cui risultato e’ bellissimo — ancora una volta, e poi un’altra volta ancora. Questo dubbio e’ parte essenziale del metodo scientifico ed ingrediente chiave per generare nuove conoscenze.
Invece il dubbio “inutile” e’ quello di chi mette in discussione che 2+2=4, o che la formula chimica dell’acqua e’ H2O, o che il DNA mitocondriale umano e’ sostanzialmente di origine materna, o che la coda intracitoplasmatica del TLR4 e’ piu’ lunga nei sooty mangabeys che nei macachi della specie rhesus. E’ questo il dubbio stupido e sterile di chi, per ragioni o di tipo sostanzialmente psicologico (personalita’ paranoide) o di tipo puramente opportunistico (ciarlatani che speculano sopra le paure della gente) rifiuta ostinatamente ed ingiusticatamente di accettare dati e nozioni su cui non e’ piu’ lecito avere dubbi.
Ricordo anche che nella vita pratica di uno scienziato e’ essenziale porre dei limiti al dubbio, pena una paralisi decisionale assolutamente non-produttiva. La vita dello scienziato e’ fatta di decisioni implicite che si prendono ogni giorno, cento volte al giorno, e con poco spazio per il “dubbio”. Decisioni che prendiamo ogni volta che si “programma” un esperimento, ogni volta che si usa un reagente o un materiale preparato da un collega o da una company, ogni volta che si usa uno strumento o apparecchiatura, ogni volta che si valuta un progetto o un paper scientifico, ogni volta che si esamina un CV, e potrei andare avanti per ore.
Non dimentichiamoci poi che il dubbio inutile puo’ diventare pericoloso, anzi, mortale – come nel caso di chi ha messo in dubbio il fatto che HIV sia l’agente eziologico dell’AIDS, convincendo alcuni malati a smettere di fare terapie che gli avrebbero salvato la vita. Questo e’ il dubbio assassino sparso dai quei delinquenti dei negazionisti dell’AIDS allo scopo di ottenere soldi e notorieta’. Ugualmente pericoloso e’ il dubbio instillato da chi, per raccattare quattro soldi, sostiene che i vaccini siano pericolosi, pieni di nanoparticelle tossiche e feti umani, che la loro somministrazione causi l’autismo ed ogni sorta di malattie, etc.
Confesso che, in tutta onesta’, ancora non so esattamente definire “il punto di separazione” tra dubbio buono e dubbio cattivo. Forse vale la vecchia battuta sulla pornografia: e’ difficile definirla in teoria, ma e’ molto facile riconoscerla quando la si vede. Aggiungo che esisterebbe anche un classico “regressus ad infinitum”, di quelli che piacevano tanto a Jorge Luis Borges (ed agli studenti in filosofia). Pensaci: se si potesse distinguere “a priori” tra il dubbio buono della scienza ed il dubbio cattivo della pseudoscienza, allora non si tratterebbe più di dubbio. In altre parole: bisogna saper dubitare dei dubbi, ma anche dei dubbi sui dubbi. Eppure – sofismi permettendo – sono assolutamente convinto che se si facesse un questionario con 20 o 30 situazioni pratiche in cui scegliere se sia o meno legittimo dubitare di un dato, tutti gli scienziati seri darebbero le stesse risposte.
In questo contesto, va sottolineato con grande forza quanto sia fondamentale DIFENDERSI dai “ladri del dubbio”. A chi mi riferisco? A quelle persone, spesso in malafede, che giustificano l’aver sposato teorie scientifiche assolutamente screditate da una serie incontrovertibile di evidenze scientifiche (come appunto la teoria che HIV non esiste e che l’AIDS e’ una malattia “inventata”) creando artificialmente una sovrapposizione, o meglio, una confusione, tra dubbio buono e dubbio cattivo. Queste persone fanno del male, e lo fanno due volte.
Il primo effetto tossico dei “ladri del dubbio” e’ ovviamente nei confronti dei non-scienziati, del pubblico generale, del popolo, chiamalo come vuoi. Sono tutte quelle persone che per mancanza di preparazione scientifica specifica non capiscono dove stia la differenza tra il dubbio utile e fruttuoso della scienza, e quello farlocco della pseudoscienza. Persone che vengono convinte, con argomenti falsi e capziosi, a pensare che si possa dubitare di cose delle quali non si dovrebbe dubitare. L’assurda ventata di anti-vaccinismo che e’ presente in Italia in questa fase storica si nutre moltissimo di questo meccanismo cognitivo e psicologico. I ciarlatani no-vaxx non cercano di spargere dubbi tra gli scienziati seri, con cui sanno di non avere alcuna speranza di riuscire, ma sono bravissimi a confondere chi non ha i mezzi intellettuali e scientifici per capire il loro gioco.
Il secondo cattivo frutto dei ladri del dubbio sta nella risposta esasperata e spesso esagerata che puo’ a volte arrivare da esponenti della Scienza vera, soprattutto quelli che sono scesi nel terreno della divulgazione, e che non ne possono piu’ di sentirsi ripetere le stesse scempiaggini riproposte col copia e incolla. Ed alla fine sbottano con insulti, derisioni, ed atteggiamenti dogmatici – ammetto senza problemi che ci sono cascato anch’io in questa trappola (e mi spiace che sia successo). Purtroppo questa risposta “rabbiosa”, che e’ comprensibile quanto si vuole ma sbagliata, porta alla fase-2 nel progetto dei ciarlatani: il farsi passare da vittime di una scienza ufficiale cattiva, dogmatica e piena di conflitti d’interesse, mentre loro si atteggiano a pensatori coraggiosi ed eretici, che sfidano i preconcetti, veri epigoni moderni di Socrate, Cartesio, Hume ed Einstein. Cosi’ il circolo si chiude, in una separazione totale tra il mondo della scienza (in cui i ciarlatani sono immediatamente riconosciuti e scacciati a calci nel sedere) e quello della societa’ civile (in cui invece i ciarlatani riescono a mimetizzarsi e sopravvivere per lunghi periodi di tempo).
La soluzione? Probabilmente, come in ogni altra discussione sui principi della scienza, la soluzione passa attraverso lo studio, l’esperienza pratica, il confronto tra colleghi, la informazione capillare per i non addetti ai lavori e la creazione di una serie di “markers” classici del dubbio “cattivo” (un po’ come in passato abbiamo cercato di fare per i “markers” di pseudoscienziati e ciarlatani).
Ma e’ assolutamente importante che ci sia questa discussione e che, soprattutto, ci sia consapevolezza di questo problema, sia tra gli scienziati che tra la gente che si occupa di altre cose. Come disse una volta l’amico Luciano Butti: “Il tema della distinzione fra dubbio ‘fruttuoso’ e dubbio ‘inutile’ è centrale per impostare in modo spiegabile e coerente il dibattito pubblico sulla scienza.”
Aiutaci quindi a sconfiggere I “ladri del dubbio”, cosi’ proteggendo la popolazione da ogni rigurgito di pseudoscienza, ed al contempo proteggendo la scienza da atteggiamenti defensive e/o dogmatici che possono rovinarne l’immagine e magari anche la produttivita’.

Grazie, un abbraccio!

Ecco, l’abbraccio a Grillo no, mi permetto di non condividerlo; per tutto il resto standing ovation. Di mio aggiungo che espressioni quali “io dubito di tutto” o “ bisogna dubitare di tutto” sono affermazioni perentorie e dogmatiche, che al dubbio non lasciano il più microscopico spazio.

barbara

QUESTA LA DEDICO A TUTTI GLI ASMATICI FILOPALLESTINARI

Che spero siano tanti tanti tanti e coerenti coerenti coerenti.

Asma: Ingegnere israeliano inventa un inalatore intelligente

L’asma è una malattia cronica caratterizzata dall’infiammazione delle vie aeree (bronchi), che si traduce in difficoltà di respirazione, mancanza di respiro e respiro affannoso. L’OMS (L’organizzazione Mondiale della Sanità) ha stimato che nel mondo circa 200-300 milioni di persone di tutte le età soffrono di asma.
Il trattamento, sia di base che di crisi, si basa su due modalità:

  1. Cortisone: Per il suo potente effetto antinfiammatorio;
  2. Broncodilatatore: Aumenta il diametro delle “strade” respiratorie per consentire un miglior passaggio di aria nei polmoni.

Durante un attacco d’asma (momento di crisi) solitamente un individuo trae immediato beneficio dall’inalazione di molecole che arrivano direttamente nei bronchi.
Nimrod Kaufmann è un ingegnere israeliano con oltre dieci anni di esperienza nel settore dei dispositivi medici. Osservando il figlio asmatico ha avuto l’idea di progettare un sofisticato dispositivo in grado di erogare la dose precisa del farmaco. Dopo gli studi clinici effettuati in collaborazione con il Dott. Guy Steuer, pneumologo presso lo Shneider Childen’s Medical Center, ha creato un inalatore rivoluzionario chiamato Inspiromatic.
Kaufmann ha lasciato il suo lavoro per dedicarsi a tempo pieno al suo progetto con la creazione dell’azienda Inspiro Medical all’interno del Misgav Venture Accelerator, il cui scopo è quello di unire ricerca farmaceutica e startup per sviluppare la ricerca medica al miglior costo.

•Come funziona Inspiromatic?
Le particelle di farmaco vengono spruzzate nel sistema respiratorio del paziente, senza che sia necessario una inspirazione profonda. Se l’inalazione è corretta, si accende una luce verde in caso contrario si accende una luce rossa. Quando la dose erogata è corretta si avvertirà un segnale acustico. Un altro vantaggio risiede nella presenza di un micro-controllore interno con cui si può accedere ai dati memorizzati nel dispositivo, permettendo così di adattare il trattamento a seconda delle necessità del paziente.
(SiliconWadi, 11 agosto 2016)

barbara

TORTELLINI DI SANGUE

Ricorderete sicuramente il coraggioso libro del coraggioso erede di degnissimo padre, “Pasque di sangue”, in cui l’illustre ricercatore coraggiosamente denunciava la realtà degli omicidi rituali compiuti dagli ebrei sui bambini cristiani allo scopo di spillarne il sangue per impastare le azzime, libro (entusiasticamente recensito dall’altro illustre storico Sergio Luzzatto) che giustamente ha subito occupato il posto d’onore in tutti i siti e blog nazisti e negazionisti. Ebbene, incoraggiati dal toaffiano coraggio, altri illustri eredi di illustri personaggi hanno trovato il coraggio di pubblicare gli sconvolgenti, ma non per questo meno attendibili, risultati delle loro coraggiose ricerche. So che nessuno di voi è a conoscenza di tutto questo, perché nessun giornale ha avuto il coraggio di darne notizia, ed è perciò che ora provvedo io. Con una doverosa confessione: questo documento si trovava già da molto tempo nel mio archivio, ma fino ad ora non ero riuscita a trovare il coraggio di renderlo pubblico.

“Un gesto di inaudito coraggio intellettuale”; così è stato definito il volume “Tortellini di sangue – Antropofagia e il sol dell’avvenir” dello storiografo Pasquale Togliatti, nipote di Palmiro, pubblicato la settimana scorsa dalla casa editrice Il Frullino.

“Forse il celebre slogan di alcuni manifesti elettorali del dopoguerra poteva suonare inverosimile o denigratorio; ma lo era veramente? (…) Erano anni difficili, ovunque scarseggiava il cibo, non dimentichiamolo…”. Questa la provocatoria ma rigorosa tesi alla base dell’opera di Togliatti. Ed è subito shock in tutta la sinistra europea: fervono le smentite, le controtesi, i dibattiti, gli anatemi… ma il gesto di coraggio è stato adesso compiuto.

L’inquietante domanda è stata posta alle fonti dell’epoca, da uno storico perfettamente attrezzato per farlo. La inquietante tesi infatti getta una nuova, inaspettata luce sulla inspiegabile scomparsa nel dopoguerra di numerosi bambini nei pressi di alcune sezioni PCI, forse attirati con la scusa che, nel dopolavoro annesso, si poteva giocare a calciobalilla. Si parla addirittura di ricette, di un mercato nero, di un andirivieni di misteriose spedizioni dalla zona del Modenese a Mosca…

Con l’opera di Togliatti la casa editrice Il Frullino inaugura “Ebbene sì! …” una nuova collana che -a fascicoli settimanali- propone studi firmati da studiosi di impeccabili origini. Questi, con coraggioso rigore intellettuale, rivisitano in chiave critica tesi da tempo considerate mero pregiudizio, o addirittura leggenda.

In catalogo, tra i vari titoli:
“Ebbene sì! …Il sole gira intorno alla terra” di Amedeo Galilei;
“Ebbene sì! …Gli ebrei hanno la coda” di Adolf Poliakov (con Julius Darwin);
“Ebbene sì! …Gli afroamericani sono scimmie poco evolute” di John Calvin King;
“Ebbene sì! …Le donne sono tutte putt*** (tranne mia madre e mia sorella)” di Romeo Merlin;
“Ebbene sì! …Il Barone aveva ragione!” di Wilfred Munchausen;
“Ebbene sì! …Elvis non è morto. Era tutto un complotto della CIA” di George W. Presley.

JS

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“Tortellini di Sangue – Antropofagia e il sol dell’avvenir”
di Pasquale Togliatti. Ed. Il Frullino
(Con il primo fascicolo in regalo il secondo ed un libro di ricette tipiche).
Tortellini rossi
E dopo queste sconvolgenti rivelazioni, per risollevarvi il morale, vi lascio con una notizia meravigliosa: i sauditi hanno scoperto la cura per il cancro! Gioite, fratelli, gioite!

barbara

CHE FORTUNA PER I BOICOTTATORI!

Adesso ne hanno una nuova da boicottare!

Gli scienziati israeliani offrono la soluzione alla fame

Vediamo che cosa dirà il movimento di boicottaggio di Israele se Israele riuscirà a sviluppare nuove tecnologie per ridurre la fame, rendendo possibile la crescita delle colture nella siccità. Forse incolperà Israele per la riduzione dei prezzi del cibo.

Da: Aryeh Savir, Tazpit News Agency
Pubblicato: 19 agosto 2013

Un team di scienziati israeliani ha sviluppato una nuova tecnologia in grado di minimizzare carestie e conflitti, consentendo coltivazioni in tutto il mondo anche in condizioni di siccità.
Il professor Shimon Gepstein, cancelliere del Collegio Kinneret, dirige un gruppo di lavoro con l’obiettivo di modificare geneticamente una pianta in modo che possa resistere alla siccità per mezzo di una “autoibernazione” dopo un determinato periodo senza acqua e poi “resuscitare” quando riceve nuovamente acqua, senza che la struttura fisica della pianta subisca alcun danno.
Un portavoce del Collegio Kinneret ha detto alla Tazpit News Agency, che i risultati si stanno già mettendo in pratica e che aziende internazionali hanno espresso interesse per questa tecnologia.
La scoperta è avvenuta per caso durante la conduzione di esperimenti per prolungare la longevità delle piante e la durata di conservazione delle verdure. Sperimentando su foglie di tabacco, gli scienziati sono riusciti a sviluppare una pianta che vive due volte più a lungo, producendo fiori e frutti molto tempo dopo che le piante regolari sono appassite e morte. Quando le punte delle foglie vengono tagliate, le piante regolari ingialliscono e muoiono dopo una settimana, mentre le piante geneticamente modificate rimangono verdi per 21 giorni.
La svolta si è avuta quando alcune piante sono state lasciate nella serra incustodite per quattro settimane. Le piante di tabacco devono essere bagnate ogni due o tre giorni.
Quando il team ha scoperto che le piante erano rimaste inalterate e non avevano perso la loro vitalità, ha deciso di effettuare una serie di test su piante modificate e regolari che non sono state innaffiate per tre settimane. Le piante regolari sono morte, e quelle modificate hanno ripreso a crescere dopo aver ricevuto l’acqua, senza avere subito alcun danno durante la “siccità”.
La nuova tecnologia, se commercializzata, creerebbe una rivoluzione dato che gli scienziati prevedono che i cambiamenti climatici aumenteranno il numero e la gravità delle siccità in tutto il mondo.
In Israele e in altre zone aride, il grano piantato all’inizio dell’inverno e i germogli sviluppatisi dopo una pioggia precoce saranno in grado di sopravvivere a una successiva siccità.
La nuova tecnologia potrebbe anche alleviare una crescente carenza di acqua globale, in quanto le piante sopravvissute all’esperimento necessitano di appena un terzo della quantità normalmente necessaria. (qui, traduzione mia)

E poi beccatevi anche questo.

barbara

IN RICORDO DI MARGHERITA HACK

Per ricordare degnamente la Grande Scienziata recentemente scomparsa, ripropongo questa lettera aperta scritta nel dicembre del 2007.

Lettera aperta a Margherita Hack

Gentile Signora Hack conoscendo la sua formazione scientifica, constatiamo con stupore come, assieme a noti antisemiti, lei abbia firmato l’appello “Gaza vivrà”, si veda il sito “www.gazavive.com”, pubblicato su un dominio registrato a nome di un noto militante dell’estrema destra nazifascista. In quell’appello si afferma testualmente che lo Stato di Israele sta compiendo un supposto “genocidio” ai danni dei palestinesi della striscia di Gaza “come nei campi di concentramento nazisti” e si domanda al governo Prodi di rifiutare la definizione, riconosciuta universalmente, di organizzazione terrorista, per Hamas. Da anni ormai la propaganda antisemita dipinge il governo di Gerusalemme ed il suo popolo come genocida, tralasciando di specificare come questo Stato viva, dal momento della sua fondazione, sotto minaccia di costante distruzione mediante guerre, azioni terroristiche, lancio di missili Qassam, rapimenti ed uccisioni di militari e di civili, e senza considerare la fine che Israele avrebbe da lungo fatto, se non avesse saputo o potuto difendersi.
La compassione per il popolo ebraico che ha visto cessare la minaccia dello sterminio per mano nazista nel momento stesso in cui è cominciata quella dell’annientamento per mano araba non può che associarsi al biasimo per quei dittatori arabi che, dopo aver mandato al macello i palestinesi contro Israele, si sono rifiutati di accoglierli come esuli e li hanno costretti a vivere nell’ignoranza, nel sottosviluppo e nella miseria dei campi profughi. Per fare in modo che sia gli israeliani che gli arabi abbiano un’opportunità di vivere nella sicurezza e nella pace, il contributo della comunità internazionale è senz’altro auspicabile. Ma la pace non può essere in alcun modo raggiunta sostenendo un’organizzazione terrorista come Hamas, un gruppo che compie stragi di civili e che nel suo Statuto dichiara espressamente la sua volontà di distruggere uno Stato internazionalmente riconosciuto, che impone al suo stesso popolo una sottomissione forzata ai dettami del più bieco fondamentalismo religioso e che usa i fondi degli aiuti internazionali per acquistare armi e ricompensare le famiglie dei terroristi suicidi.  Il sostegno fattivo alla pace richiede perseveranza, mediazione, comprensione e rispetto per chi ha duramente lottato e lavorato per inverare il sogno sionista e realizzare il diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico, per un popolo che dopo millenni di persecuzioni è riuscito a costruire l’unico Stato democratico del Medio Oriente, pagando con ingenti sacrifici la sua volontà di resistere all’annientamento, alla colonizzazione araba e al terrorismo. Le abbiamo scritto questa lettera aperta per domandarle come si possa firmare un documento di così dubbia provenienza e che contiene così orribili menzogne, arrivando a paragonare Israele – il paese edificato dai sopravvissuti all’Olocausto – alla bestialità infame del nazismo. Un regime d’ispirazione nazista che di certo non avrebbe aspettato più di mezzo secolo per risolvere i problemi coi paesi ostili che minacciano i suoi confini, né restituito gran parte dei territori occupati vincendo delle guerre di aggressione, né tanto meno sobbarcandosi per anni il rifornimento energetico di un nemico che invece di sedersi al tavolo delle trattative continua ad aggredire le località di confine con quotidiani lanci di missili Qassam. Restiamo in attesa di conoscere come abbia trovato il coraggio di sottoscrivere un appello tanto ingiusto e menzognero.

Distinti saluti

Abu Ibrahim Kalim

Seguono 3400 firme (qui un’altra presa di posizione)

Ecco,  a noi hanno sempre venduto la storia che la signora Hack sarebbe una scienziata, e noi sappiamo che  se c’è una cosa tipica dello scienziato, non dico di un grande scienziato, non dico di uno scienziato di medio calibro, dico anche dell’ultimo borsista neolaureato, è la VERIFICA. Lo scienziato, se mentre sta per uscire la mamma gli dice prendi l’ombrello che piove, guarda dalla finestra, verifica che sta effettivamente piovendo, e ALLORA prende l’ombrello. Non perché non si fidi della mamma, ma perché la verifica è nel suo DNA.  Ora, qui abbiamo una signora che secondo la vulgata dovrebbe essere una scienziata, addirittura una Grande Scienziata; qualcuno le racconta l’amena storiella del genocidio del popolo di Gaza,  le racconta che gli israeliani stanno facendo morire di fame i poveri innocenti palestinesi e lei che cosa fa? SE LA BEVE. Sarebbe bastato un semplice giro in internet per trovare documentazione dei mercati di Gaza pieni di ogni bendidio, centri commerciali con ogni sorta di merci, compresi beni di lusso, e strade piene di auto (= abbondanza di carburante) anche di grossa cilindrata, e giardini e ville e alberghi di lusso con giardini e terrazze e piscine, i parchi giochi per bambini che non hanno niente da invidiare ai nostri, le decine di camion che ogni giorno da Israele portano a Gaza cibo, medicinali e ogni genere di beni di prima e seconda necessità, le centinaia di persone che lasciano Gaza per andarsi a curare negli ospedali israeliani.  Sarebbe  bastato un quarto d’ora in internet per verificare (mentre è sufficiente un’occhiata ogni tanto ai quotidiani per sapere dei massacri perpetrati dai suoi amati palestinesi in ristoranti, pizzerie, autobus, discoteche, scuole, fino ai neonati sgozzati nella culla), ma la Grande Scienziata non lo ha fatto, non ha ritenuto opportuno farlo, non ha sentito la necessità di VERIFICARE. Quanto al “genocidio”, non posso fare altro che auto citarmi, riportando un mio pezzo di quattro anni e mezzo fa.

Gli armeni della Turchia hanno subito un genocidio: prima erano tre milioni, dopo breve tempo erano uno e mezzo. Gli ebrei d’Europa hanno subito un genocidio: prima erano 12 milioni, pochi anni dopo erano diventati 6. I cambogiani hanno subito un genocidio: prima erano quattro milioni e mezzo, dopo erano tre. I tutsi hanno subito un genocidio: erano un milione e mezzo e in brevissimo tempo si sono ridotti a mezzo milione. I palestinesi da sessant’anni stanno subendo un genocidio: nel 1947 erano un milione e duecentomila, oggi, dopo sessant’anni di ininterrotto genocidio, sono, a quanto pare, un po’ più di dieci milioni: due e mezzo in Cisgiordania, uno e mezzo a Gaza, uno e tre in Israele, e circa cinque milioni di cosiddetti profughi. Qualcuno, un giorno, ce la dovrà spiegare questa cosa.

Gli scienziati, in teoria, dovrebbero andare abbastanza d’accordo coi numeri, ma la signora Hack questi calcoletti semplici semplici da quinta elementare non li ha saputi fare. Non sarà che è stata così pronta a sposare la causa che le veniva proposta – quella di un feroce terrorismo genocida – perché così bene si sposava con quei sentimenti che l’avevano spinta, a suo tempo, a iscriversi al Partito Nazionale Fascista e a interrompere ogni rapporto con la sua insegnante ebrea cacciata dalla scuola con le leggi razziali?
(Poi, più o meno in tema, vai a dare un’occhiata anche qui e qui)

barbara

MAI PIÙ

Quattro anni fa ho scritto questo testo. Poiché da allora a oggi le cose, se sono cambiate, lo sono in peggio, lo ripropongo senza alcuna modifica.

C’ERA UNA VOLTA LA GIORNATA DELLA MEMORIA

C’era una volta la memoria. La memoria di un evento indicibile. La memoria di un evento talmente inimmaginabile che persino chi riusciva a sfuggire e a darne testimonianza, mentre stava accadendo, non veniva creduto. E per non lasciare che la memoria di ciò che la specie umana era riuscita a perpetrare rischiasse di andare perduta, qualcuno ha pensato di istituire una “Giornata della memoria”. Una volta.
Poi … poi è accaduto ciò che spesso accade, quando si ha a che fare con questa tematica. Con l’ebraismo, intendo dire. Con gli ebrei, per la precisione. È successo che qualcuno, da subito, si è sentito disturbato dall’idea che ci si occupasse degli ebrei. Che ci se ne occupasse non per farli fuori, non per accusarli di ogni sorta di nefandezze, non per demonizzarli, bensì per ricordare che dopo millenni di persecuzioni diffuse e generalizzate e punteggiate da un discreto numero di stermini di massa e da un immenso numero di stermini “minori”, si era infine arrivati a programmarne lo sterminio totale, e ad avviare con buoni risultati l’esecuzione del programma. Il primo passo fatto per boicottare la neo-istituita giornata della memoria è stato il tentativo di allargare la commemorazione ad altre vittime. Il secondo, e tuttora in corso, è stato molto più infame, più subdolo, più vigliacco, più ipocrita, più osceno: è stato un totale ribaltamento – di quei ribaltamenti a cui gli antisemiti da lunga data ci hanno abituati – dell’intero panorama. Hanno inventato, gli antisemiti, la storia delle “vittime che si sono fatte carnefici”. Hanno inventato “i nuovi nazisti”. Hanno inventato “l’olocausto del popolo palestinese” – un popolo che in sessant’anni di ininterrotto olocausto, sterminio, genocidio, si è quasi decuplicato, ma chi sta a badare a questi dettagli? E hanno scippato la giornata della memoria: vanno lì, ora, alle manifestazioni commemorative, a spremere la loro brava lacrimuccia. Ci vanno nell’illusione che ciò basti a ingannarci. Ci vanno nell’illusione di ricostruirsi, con ciò, una verginità. Ci vanno per sentirsi poi tranquilli con la propria coscienza quando, dopo avere pianto per gli ebrei morti, latrano come cani rabbiosi quando gli ebrei vivi tentano disperatamente di restare vivi resistendo al rinnovato progetto di sterminio, strepitano come vergini violate quando gli ebrei vivi mostrano di voler davvero tenere fede al “mai più come pecore al macello”. Si ha veramente l’impressione che a costoro piaccia talmente tanto commemorare l’olocausto, da prodigare ogni aiuto e ogni sostegno, materiale e morale, a coloro che stanno progettando e tentando di metterli in condizione di poterne presto commemorare due. Per questo mi auguro di poter dire al più presto possibile “C’era una volta la giornata della memoria”, per non dover più fornire, coi nostri morti e col nostro dolore, un alibi ai peggiori sentimenti che l’animo umano possa albergare: anche in questo campo è davvero arrivato il momento di giurare, solennemente, MAI PIÙ.

Da allora, da quando ho scritto questo testo, ho mantenuto fede al mio proposito di boicottare l’osceno sfruttamento della giornata della memoria. Degli ebrei sterminati ho parlato in altre date, e in altre ancora ne parlerò, ma non oggi. Oggi il mio omaggio agli ebrei sterminati si concretizzerà in un omaggio agli ebrei vivi, che lottano per restare vivi. Agli ebrei che lavorano. Che inventano. Che producono. CHE SORRIDONO. Questi:

barbara