LA DOMANDA MIGLIORE

A proposito dei banchettini con le rotelle (insieme a molte altre osservazioni assolutamente sensate) da parte di uno studente di liceo:

Ho un altro grande interrogativo, cosa succederebbe in caso di terremoti? (qui)

La signora ministressa che noi amiamo criticare perché è donna e giovane e bella e grillina, noi donne perché moriamo di invidia perché nessuna di noi potrà mai competere con lei, gli uomini perché non potranno mai aspirare ad averla, entrambi perché non potremo mai competere con lei in intelligenza e competenza e senso pratico, si è posta questo quesito? Io ho vissuto due episodi di terremoto in classe. Per fortuna il terremoto, non importa quanto forte, non mi getta nel panico, per cui non mi è stato difficile mantenere calmi anche gli scolari. In entrambi i casi si è trattato di scosse sufficientemente leggere da non muovere banchi e sedie così
banco legno
ma anche sufficientemente forti da scaraventare uno addosso all’altro quegli assurdi banchi rotellati.

barbara

LUCIOBATTISTEGGIANDO

Con spolverate e spruzzate (“sbiansi” dalle mie parti) di altre rime. Inclusive, beninteso.

Azzolina, la ministra “inclusiva” della scuola-marasma

Io vorrei… non vorrei… ma… se vuoi… Canta Lucia Azzolina, in arte ministra dell’Istruzione. Le sue trovate paiono roba da liceale, fortemente indecisa a tutto, Azzolina una non ne fa ma cento ne pensa: poi dà regolarmente la colpa agli altri. Gli alunni imbalsamati e insaccati come profilattici: no, mi avete frainteso, non volevo dire quello. I banchi incapsulati come astronavi di plexiglas: no, che vi salta in mente, non sono stata io. Lo smart learning fino al 2050: sì, cioè no, ma chi l’ha detto, dipende dai tecnici. Le lezioni tassativamente anche di sabato: “macché, ci sarà una diversa modulazione settimanale del tempo”.
Praticamente una supercazzolina con scappellamento in Venezuela. Avanti tutta a marcia indietro. Lucy! Lucy, ah! Di solito così non si fa… Azzolina ha una task force di 150 persone, che spremono trovate a getto continuo: come fa una scoglia, a arginare il mare, di cazzate immense, che son lì a volare. Adesso Lucy in the Sky with Diamonds, o meglio con le scie chimiche, ha trovato una nuova frontiera, la scuola diffusa, l’edilizia leggera, “portiamo gli studenti nei cinema, nei teatri, nei musei, nei parchi, facciamo in modo che respirino la cultura di cui hanno bisogno”. Sembra il sindaco di Stromboli, quello di Caro Diario, di Nanni Moretti, “e allora piazze, strade, fontane, teatri…”, quello che voleva importare le palme da Los Angeles e ingaggiare Storaro per i tramonti.
E infatti anche il viale Trastevere, sede del ministero, è un viale del tramonto, però con nessuna luce e tutte ombre: il marasma regna sovrano, le linee guida sono tutte storte per la disperazione di governatori, sindaci, presidi, professori, studenti, genitori, operatori e chi più ne ha più la dimetta, per carità. Più che linee rette sono arabeschi flainaeschi, ma Lucy non si arrende, lei ha un asso nella manica, la parola magica, la dimensione che aggiusta tutto: l’inclusione.
Ogni cosa, ogni problema, ogni urgenza, ogni prospettiva nella visione azzolinesca è inclusiva. La scuola inclusiva anche se all’aperto, diffusa, polverizzata; i banchi inclusivi; le mascherine perpetue, inclusive; le rime buccali inclusive, absit injuria pornis; gli scuolabus inclusivi; la riapertura inclusiva. Azzolina: e sai cosa includi. Azzolina, e non sai cosa studi. Azzolina, per lo studente che non deve chiedere mai, tanto la risposta, amico mio, soffia nel vento. Io questa Azzolina me la porto a scuola. Azzolina appena arriva a palazzo Chigi chiede un caffè inclusivo, la sua dieta è inclusiva, e anche le sue tesine di laurea: includevano da qualche altro. E se davvero tu vuoi vivere una vita più inclusiva e più fragrante.
Ma Conte la espungerebbe, è disperato, l’hanno sentito canticchiare per i saloni di Villa Pamphilj triturando stuzzichini: ma che disastro, io ho creato un mostro; ho fatto l’Azzolina per ministro; ma il mio mestiere è tirare innanzi; che a dire che son ganzo pensa Scanzi. Io non posso stare ferma con le mani nelle mani tante cose ho da sfasciare prima che venga domani e se un prof già sta dormendo io non posso riposare farò in modo che al risveglio non mi possa più scordare. Questo è poco ma sicuro.
Sì, ma quando si riapre? Il 14 settembre, è deciso: seduto in quel caffè (inclusivo), io non pensavo a te. Pensavo solo che, la scuola non fa per me. Parlo, rido e tu, tu non sai perché, fo il ministro e tu, tu non sai perché. Chi entra, chi esce? Chissà chi lo sa. Ingressi e uscite “differiti e scaglionati”, e che vor dì? Lo scopriremo solo studiando, se ci riusciamo. E come funzioneranno le lezioni “a turni differenziati”? Ma lascia stare, ma chi te lo fa fare. Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? E come stai? Domanda inutile, stai al ministero e ci scappa da ridere. Azzolina nuntereggaepiù. Felicità è vedere Azzolina su una panchina, la felicità, ché la scuola declina e lei la destina con felicità, a sicura rovina, questa Azzolina, ma dov’è che va, cos’è che fa?
È un mondo bizzarro e, nella totale bagarre, Azzolina è regina. Ce li ha tutti addosso ma non molla: si costerna s’indigna s’impegna rimane al suo posto con gran dignità; lei si chiama Azzolina Lucia e fa la ministra d’a scuola suvvia; gliene dicon di tutti i colori, le dicon “sei fuori”, risponde: perché? E al centesimo twittaccio, alla sera si sente uno straccio, tutto il giorno con quattro infamoni, briganti, papponi, cornuti e lacchè. Tutte l’ore co’ ‘sta fetenzia che sputa minaccia e s’a piglia co’ me. Ma mi dico che così è la vita.
Mentre studio un po’ le linee guida. Mi consiglio con don Peppiniè: mi spiega che penso e beviamo ‘o café. Ohi che bello cafè. Pure al Miur ‘o sanno fa. ‘A ricetta di don Casalino che strano destino ritrovarlo qua. Però intanto s’è fatta ‘na certa. Mi rannicchio di sott ‘ ‘a coperta. Quant’è bello se bussa ‘o bidello, “”vulite ‘a tisana inclusiva o ‘o cafè?”.

Max Del Papa, 28 giugno 2020, qui.

E far guidare un’Azzolina a neuroni spenti nella scuola per vedere
che è proprio tanto facile morire
Parlar del più e del meno con un pescatore per ore ed ore
per non pensar che adesso la scuola muore
E stringere le mani per cercare qualcosa che
servirebbe a te
ma nella mente sua non c’è…
Capire tu non puoi,
tu chiamala se vuoi
la Ministra…

barbara

DELIRANDO

Delirio N° 1
villa pamphili
Delirio N° 2
scuole
Delirio N° 3

Ricordiamo che il leitmotiv dei disordini è la guerra contro Trump, responsabile, lui e il suo partito, di tutto ciò che di ingiusto avviene in America
dem
E, a proposito dei partiti americani:
rep-dem
Delirio N° 4

Dobbiamo importare duecentomila immigrati clandestini sconosciuti e senza documenti, forse sani o forse malati, forse onesti o forse criminali, forse desiderosi di lavorare o forse desiderosi di farsi mantenere, forse tranquilli o forse terroristi, dobbiamo  importarli, dicevo, se no i campi coltivati vanno in malora perché non c’è nessuno a provvedere al raccolto. E perché non c’è nessuno? Perché il governo non permette alla Coldiretti di assumere duecentomila disoccupati italiani, qui.

Delirio N° 5

Questo video non è stato girato nel 1944, bensì nel giugno del 2020. Non in Siria o in Somalia, bensì in Francia

Il commento lo lascio a

Giulio Meotti

L’Europa che conoscevamo è finita. Ce lo ricordano le scene di queste ore a Digione, un tempo bel capoluogo della Borgogna francese. Oggi sembra Mogadiscio. E’ guerra fra bande di ceceni e maghrebini. Si sparano in pieno giorno. Si rincorrono con le spade. Bloccano il traffico. Assaltano le auto. Compiono raid e ronde. Non temono niente, di certo non lo stato o la polizia francesi. In queste immagini c’è tutto, il punto di non ritorno di tanti paesi europei, i danni spaventosi di tanta immigrazione, l’abbandono di intere città e quartieri, il fallimento del multiculturalismo, le colpe di chi ci ha governato, la miopia dei media. Sono le nuove invasioni barbariche. Difficile sperare che finisca bene.

Altre notizie qui.

barbara

UN PO’ DI POLITICA

E comincio col pittoresco signor Ricciardi Walter,
Walter_Ricciardi
la cui caratteristica più spiccata è senz’altro l’espressione intelligente (e che dire di quella deliziosa coroncina di fiori che gli contorna il capino?)

Il caso Ricciardi imbarazza il governo: le cantonate, i tweet anti-Trump e l’Oms che alla fine lo sconfessa

L’ultima cosa che serve in questo momento al presidente del Consiglio Conte, già costretto a difendere sui giornali la sua poltrona insidiata dalle ombre di Colao e Draghi, è un incidente con la Casa Bianca, che tra l’altro proprio nei giorni scorsi ha assicurato massicci aiuti sia sanitari che economici all’Italia per far fronte alla crisi da Covid-19. Ci ha pensato domenica mattina il professore, e consulente del governo, Walter Ricciardi, con un suo tweet velenoso (non è il primo) contro il presidente Trump. E da Washington, passando per Via Veneto, il malumore è giunto fino a Roma, perché nel primo pomeriggio, al risveglio americano, alcuni media Usa – come Gateway Pundit – quel tweet l’hanno riportato.
Ricciardi ha rilanciato, commentando con un laconico “beloved”, un tweet del regista di estrema sinistra Michael Moore a cui è allegato un video che riprende diverse persone mentre tirano pugni e calci ad un pupazzo con la maschera di Trump. Insomma, roba che ti aspetteresti twittata da un tredicenne. Dopo qualche ora, quando il caso era ormai esploso, tweet rimosso e sostituito con una toppa peggiore del buco (ritwittava ancora quel video), poco dopo rimossa pure quella.
Ma purtroppo il consulente del governo italiano non è nuovo a questi tweet che, diciamo, esulano dalle sue competenze.
Solo pochi giorni fa, giovedì scorso, un altro attacco infantile via Twitter al presidente Trump: stavolta il video ritwittato è preso dal social cinese Tik Tok, e mette a confronto una breve frase dell’attuale presidente con un discorso più compiuto dell’ex presidente Obama, in pratica per incolpare il primo dell’attuale diffusione del contagio negli Stati Uniti e celebrare, invece, la lungimiranza del secondo (ma lo screenshot parla da solo). Più “articolato” stavolta il commento del professore:

“Le elezioni hanno conseguenze, quando il popolo vota avventurieri, populisti e sovranisti questi poi prendono decisioni che hanno conseguenze, in questo caso tagli su ricerca, sanità, innovazione”.

[peccato che la tragica carenza di mascherine sia interamente da imputare a Obama: oltre a tutto il resto, anche ignorante il nostro signor Ricciardi]

Il problema è che Ricciardi non è un medico o un attivista qualunque. Rappresenta infatti il governo italiano presso il comitato esecutivo dell’Oms ed è dal 23 febbraio, dall’inizio della fase più acuta dell’emergenza Covid-19 nel nostro Paese, consulente del Ministero della salute del Governo Conte, con i risultati che vedremo tra poco. Nel suo curriculum politico figurano anche la presidenza dell’ISS nel 2015 (governo Renzi) e una candidatura nelle liste di Scelta Cinica, del professor Mario Monti, nel 2013.
Non una giornata facile quella di ieri per Ricciardi. Finora abbiamo sempre pensato che fosse un membro dell’Organizzazione mondiale della sanità, e a chi lo presentava così lui non ha mai precisato, ma ieri a Rainews24 è arrivata una prima smentita da Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms: “Il mio collega Walter Ricciardi non è dell’Oms, è il rappresentante italiano presso il board dell’Oms. Non ha niente a che fare con l’organizzazione. È un supercampione della sanità pubblica nazionale, ma non parla a nome dell’Agenzia”. “Sono il rappresentante italiano nel comitato esecutivo dell’Oms, designato dal governo (Gentiloni, ndr) per il periodo 2017-2020. Non sono cioè un dipendente dell’Oms”, è costretto a chiarire subito Ricciardi.
In serata, una doccia ancora più fredda: l’Oms diffonde una nota in cui prende nettamente e gelidamente le distanze dal professor Ricciardi, tanto da chiedere ai media di “evitare espressioni che potrebbero suggerire che il professor Ricciardi lavori e/o rappresenti l’Oms”. Il comitato esecutivo dell’Oms, spiega la nota, “è in realtà composto dai rappresentanti dei governi, e non da staff dell’Oms”. Le sue opinioni, comprese quelle riguardanti il Covid-19, “non necessariamente rappresentano le opinioni o le politiche dell’Oms e quindi non devono essere attribuite all’Oms né ai suoi organi”.
Un comunicato giunto dopo la precisazione di Guerra a Rainews, ma soprattutto dopo il tweet anti-Trump di ieri mattina e il polverone che ha sollevato. L’Oms ha già troppi guai con Trump…
E forse una sconfessione tardiva e un po’ ipocrita, perché è vero che è una sorta di nostro “ambasciatore” all’Oms, e non un rappresentante dell’organizzazione, ma è anche vero che in questi mesi Ricciardi ha fedelmente riportato e incarnato in Italia, davanti all’opinione pubblica e al governo, le linee guida dell’Oms, a cui guarda caso il nostro Paese si è sempre più uniformato dopo la sua nomina a consulente del Ministero della sanità. E non si contano, ovviamente, i suoi “grazie Cina” per gli aiuti e le sue lodi al modello Cina di risposta all’epidemia, anche su questo allineato all’Oms. Non ci stupiremmo se lo vedessimo presto comparire nel cda o come advisor di qualche compagnia cinese o in qualche fondazione filo-cinese…
Nonostante la giornata complicata, Ricciardi non ha rinunciato ai suoi interventi televisivi. Prima a SkyTg24, poi da Fazio: “È assolutamente troppo presto per iniziare la fase due… potrà partire, soprattutto in alcune Regioni, quando conteremo i nuovi casi sulle dita di una mano e non certamente con numeri a quattro cifre”. Ma siamo realistici: a meno di non imbrogliare sui numeri come ha fatto e sta probabilmente facendo il regime di Pechino, il cui “modello” è stato lodato dall’Oms e importato in Italia, su consiglio, tra gli altri, proprio di Ricciardi, conteremo i nuovi casi sulle dita di una mano tra mesi (“in certi casi nei prossimi mesi”, ammette lui stesso), o forse mai. Nel frattempo, cominceremmo a contare i morti da catastrofe economica.
Tra l’altro, sarebbe sufficiente solo un po’ di logica, ma ora anche uno studio scientifico di un team internazionale di medici e ricercatori, costituito dall’italiano Stefano Centanni (direttore dei reparti di pneumologia degli Ospedali San Paolo e San Carlo di Milano), arriva alla conclusione che “sono solo i primi 17 giorni successivi all’applicazione delle misure di contenimento a determinare l’entità della diffusione del contagio nella pandemia di Covid-19, che sembra dipendere esclusivamente dai focolai divampati per caso nei primi giorni e non dalle differenze nel rigore del lockdown“, come dimostra l’osservazione comparativa dello sviluppo dell’epidemia in Paesi che hanno adottato approcci anche molto diversi. Qualsiasi misura restrittiva (come la chiusura delle industrie o i divieti alla libertà di movimento dei cittadini) applicata dopo i primi 17 giorni, ma mettiamo pure 3-4 settimane, “incide poco o nulla sull’andamento dei contagi e sul numero finale delle vittime”. Insomma, quel che è fatto è fatto.
C’è da augurarsi quindi che il super-consulente Ricciardi sia molto meno ascoltato oggi dal governo Conte di quanto lo era quando suggeriva che alle persone sane le mascherine non servissero a niente, quando metteva in dubbio l’affidabilità dei test delle Regioni perché a suo dire i positivi erano “sovrastimati”, o ancora quando bollava come un “errore”, contrario all’evidenza scientifica e alle linee guida dell’Oms, testare gli asintomatici come stava facendo la Regione Veneto – salvo poi cambiare idea a metà marzo, al mutare delle indicazioni dell’Oms, che dal testare soggetti solo sintomatici, che fossero stati a contatto con positivi o provenienti da focolai, passava con nonchalance alla linea “test, test, test”, invitando tutti i Paesi a moltiplicare i tamponi.
Un mutamento di linea più che sospetto, tra l’altro, quello dell’Oms, che sconsigliava di testare e quindi di cercare gli asintomatici quando l’epidemia era ancora circoscritta, e all’apice, in Cina, e dopo che Pechino aveva già deciso di testare solo i casi più gravi. Un approccio che di certo, in quel momento, aiutava la curva dei casi positivi in Cina ad abbassarsi più rapidamente.
E meno male che Ricciardi non era ancora consulente del governo quando si pronunciava contro la chiusura dei voli diretti dalla Cina, mentre Xi Jinping sigillava Wuhan ma guarda caso non fermava i voli internazionali.
Sempre nell’intervista di ieri a SkyTg24 c’è tra le righe una importante e definitiva ammissione di responsabilità:

“Nella seconda fase proponiamo di estendere la tamponatura ai sintomatici molto lievi, quelli che hanno un solo sintomo e che esordiscono con un colpo di tosse e soprattutto con la febbre, e isolarli immediatamente nel caso risultino positivi e poi tracciarli tecnologicamente in modo tale da risalire ai contatti in modo rapido”.

Se tutto questo si farà “nella seconda fase”, vuol dire che non si è fatto nella prima, e a questa strategia sbagliata si deve molto probabilmente, come sostengono ormai molti medici e scienziati, la totale perdita di controllo della diffusione del virus in Lombardia nei cruciali 7-10 giorni dopo l’esplosione del focolaio di Codogno.

Federico Punzi, 20 Apr 2020, qui.

E poi bisogna parlare della Lombardia, e ve lo faccio dire prima da Martino Loiacono e poi da

Roberta Vital

Adesso Basta.
Un conto è cercare di analizzare gli sbagli commessi in Lombardia affinché non si ripetano, cercare responsabilità e giustizia per chi non c’è più, altra cosa è cercare di nascondere le responsabilità di un Governo sotto le sottane della Lombardia.
Anche io dico parlatemi degli errori Lombardi anche se con il senno del poi sono tutti scienziati. Ma dico anche, parlatemi di un Governo che la prima volta che si è presentato con un discorso alla Nazione, ha detto che non si aspettava tanti contagiati. Per scoprire poi, che si era fatto scorte di bombole d’ossigeno, gel e mascherine per Palazzo Chigi. E parlatemi e ditemi se potete, perché l’Italia non era presente alla riunione UE del 31 gennaio sui casi di polmonite anomale legate al coronavirus da Wuhan. E perché fino a fine febbraio e primi di marzo ci dicevano di uscire tra aperitivi e ristoranti, spritz sui navigli. Perché si è disputata una partita a porte aperte a San Siro tra Atalanta e Valencia in pieno stato d’allarme costituendo una bomba batteriologica su Milano. E qualcuno ancora si chiede ma perché in Lombardia? E che sì, con il senno del poi la Lombardia doveva fottersene di un Governo che tentennava sulla chiusura di Nembro e Alzano Lombardo. E scavalcarlo.
Vi chiedete perché tanti morti?
Chiedetelo anche a chi per settimane ci ha detto che era solo un’influenza e che non bisognava seminare panico con le mascherine. Chi ha festeggiato il Santo Patrono a Brescia con centinaia di migliaia di visitatori e a chi ha dato ordine a 250 uomini tra esercito e carabinieri pronti facendo saltare le zone rosse nel bergamasco. I lombardi sono quasi undici milioni. Undici milioni. In piena emergenza non ci sono arrivati respiratori, mascherine, anzi sì, quelle per soffiarsi il naso. Volete indagare? Benissimo. Sono la prima a dire indagate sul Trivulzio perché è giusto che se qualcuno deve pagare paghi, ma non azzardatevi a usare la Lombardia oggi in ginocchio travolta da uno tsunami senza precedenti, per nascondere le responsabilità del Governo. Una Regione che ha sempre curato mezza Italia e che ha visto schizzare ogni parametro. Nessuno è esente da responsabilità, l’esercito che portava via le salme da Bergamo deve fare perdere il sonno a tutta Italia, non solo alla Lombardia perché i responsabili sono seduti ovunque e in ogni dove. La Lombardia si rialzerà e si ricorderà di chi l’ha presa a calci sui denti mentre era in ginocchio e magari pure con il Tricolore sul balcone. Ma che bravi.

E non può mancare, in un panorama politico che si rispetti, Nostra Signora dei Rossetti Imbanditi:
feliciometro
E concludo la carrellata politica con una considerazione di

Daniele Capezzone

++Supersintesi++

  1. La maggioranza non c’è più
  2. In Parlamento non si vota più
  3. Il Colle fa finta di niente
  4. Un pezzo di opposizione si offre a Conte
  5. Conte lancia velati avvertimenti a Draghi
  6. Colao si agita per esistere
  7. House of cards? No: house of three cards

Infine, tornando alle questioni mediche, c’è da registrare (grazie all’amico “Myollnir” per la segnalazione) che a forza di raccomandare di non andare al pronto soccorso per non rischiare di contagiarsi col coronavirus, c’è un sacco di gente che non ci va neppure quando sarebbe realmente necessario. Risultato: triplicate, dall’inizio dell’epidemia, le morti per infarto, qui.

barbara

IMMAGINIAMO

Rito
Immaginiamo che questo adolescente si chiami Rito.
Immaginiamo che abbia un po’ di peluria sotto al naso e il mono-sopracciglio, che sia un po’ sovrappeso, che non si lavi molto ed emani perennemente odore di ascella.*
E immaginiamo adesso che Rito abbia delle piccole ossessioni, come molti adolescenti: ogni mercoledì si rifiuta di entrare a scuola per protesta, e si siede davanti al suo cancello con un cartello che rivendica un futuro più sano per l’umanità.
Immaginiamo che lui denunci lo scempio della natalità altissima che c’è in alcuni paesi sottosviluppati che, se non si riduce subito, porterà la popolazione del pianeta a 10 miliardi di persone nel 2035.
Immaginiamo che la sua protesta sia contro il nuovo schiavismo che è la regola in molti paesi asiatici come la Cina, ma che si sta importando anche qui in Europa.
Immaginiamo che la sua protesta sia anche contro la tratta di africani che sbarcano in Europa per diventare schiavi, spacciatori o prostitute.
Immaginiamo poi che Rito denunci la discriminazione e la persecuzione delle donne, che avviene legalmente nei paesi islamici perché la legge dello Stato ricalca le farneticazioni scritte nel Corano. E immaginiamo che Rito chieda che, per questa e mille altre ragioni, sia messo ufficialmente al bando l’islam e condannato come crimine contro l’umanità.
Immaginiamo poi che questo ragazzino rivendichi aria pura da respirare, rispetto della natura e dell’umanità, giustizia e uguaglianza in tutto il mondo.
Secondo voi, susciterebbe attenzione mediatica, o lo porterebbero di corsa in una casa-famiglia a Bibbiano, togliendo la potestà ai genitori per non aver fatto rispettare l’obbligo scolastico?

Fulvio Del Deo, qui

* [ma anche dopo due settimane in barca senza doccia e senza bidè, volendo…]

Impostata in modo contrario, ma esattamente sulla stessa linea, ci sarebbe anche questa cosa qui.

barbara

MAXIMA DEBETUR PUERIS REVERENTIA

Un po’ in ritardo, arrivo anch’io a dire la mia sull’argomento, tramite questo articolo, che condivido totalmente.

Potrà sembrare fuori tempo questo richiamo alla massima latina, che, al singolare “puero”, si ritrova in Giovenale e in Quintiliano; eppure essa è quanto mai attuale, perché di “reverentia” – che in questo caso si potrebbe tradurre con “rispetto” – ne è stata offerta assai poca agli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo. Perché non c’è rispetto quando un insegnante – anziché trasmettere conoscenza – interpreta il suo ruolo come trasmissione di opinioni. E questo è diventato il male che sta corrodendo la scuola italiana: sempre meno conoscenza, sempre più opinioni, più o meno condivisibili ma pur sempre opinioni. Quanto agli studenti che, come adolescenti, non si possono definire “pueri”, sono pur sempre persone in formazione, la cui personalità si sta trasformando proprio attraverso l’acquisizione di conoscenze sempre più vaste, e quindi il rispetto per questo loro processo evolutivo dovrebbe essere massimo.
Tre sono le ragioni per le quali è inaccettabile l’accostamento che gli studenti dell’Istituto tecnico di Palermo – ovviamente seguendo le indicazioni dell’insegnante (perché, se così non fosse, sarebbe anche peggio, perché allora non si capisce che ci sta a fare in classe) – hanno creduto di sostenere tra le leggi razziali del 1938 e il recente decreto sulla sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Salvini. Ragioni di metodo innanzi tutto; ragioni di contenuto; e infine ragioni legate alla funzione della scuola e specificamente dell’insegnamento.
Le ragioni di metodo riguardano l’inaccettabile abitudine che si sta sempre più diffondendo di proporre come termine di paragone per qualsiasi evento di cui si dà un giudizio negativo le leggi del 1938 o addirittura la Shoah. Se in questo riferimento si può cogliere l’aspetto positivo dato dalla consapevolezza di quanto enorme sia stato il crimine commesso con le leggi razziali (per non parlare dello sterminio degli ebrei), tuttavia è soverchiante l’aspetto banalizzante di questi confronti. Le leggi razziali del 1938 possono sopportare il confronto solo con altre leggi dello stesso genere, come le leggi di Norimberga, non con altri atti che con l’antisemitismo niente hanno a che fare. Addirittura odioso è il confronto, che sempre più spesso viene proposto, di varie situazioni con la Shoah, di fronte alla quale sono possibili solo lo studio e la meditazione, o altrimenti il silenzio.
Dal punto di vista del contenuto l’accostamento del decreto sulla sicurezza alle leggi del 1938 può essere proposto solo da chi ha un’ignoranza totale delle une e dell’altro. Le leggi del 1938 esclusero un’intera categoria di uomini e di donne dal diritto stesso di cittadinanza, preparando con ciò il terreno per la loro eliminazione fisica, che si cercò di attuare dopo l’8 settembre 1943. Se il progetto non fu attuato integralmente ciò non dipese dalla volontà di chi l’aveva concepito, ma dalle circostanze e dalla resistenza che ad esso opposero non solo gli ebrei ma anche tanti cittadini di ogni categoria. Il decreto sulla sicurezza voluto dal ministro Salvini – che può essere contestato e rifiutato con mille argomenti – non sembra contenere alcuna norma che possa essere in alcun modo accostata a quelle del 1938.
Infine la funzione della scuola e specificamente quella dell’insegnamento. Che è fondamentalmente quella di trasmettere conoscenza, e di abituare a esprimere opinioni solo dopo l’acquisizione, appunto, di fondate conoscenze. Altrimenti si perde ogni distinzione tra la scuola e altri luoghi della socializzazione, come le cene tra amici, le chiacchiere al caffè, la partecipazione ai talk-shows ed altre forme della convivenza, tutte ben diverse da quella che si realizza in quello specifico luogo che si chiama scuola.
La scuola in generale, ma anche quella specifica scuola di Palermo, che farebbe il dovere suo se cominciasse intanto a cambiare nome, sostituendo quello del sovrano che appunto delle leggi del 1938 fu il firmatario. Ma forse questo aspetto non era a conoscenza di chi ha proposto il confronto con il decreto sulla sicurezza.

Valentino Baldacci (23 maggio 2019)

Aggiungo, di mio, che la sospensione dell’insegnante, per un comportamento che niente ha da spartire con la libertà di insegnamento, né con la libertà di espressione, e che ha gravemente nociuto agli alunni da ogni punto di vista, era sacrosanta, e pessimo segnale ha dato il provvedimento di revoca.

barbara

SI TORNA A SCUOLA

E la GAP, azienda di abbigliamento, ha lanciato la sua campagna per i bambini che vanno a scuola.
GAP 1
GAP 2
GAP 3
Naturalmente, e giustamente, ha suscitato una marea di critiche la bambina con l’hijab: non ci hanno sempre raccontato la storiella che l’hijab è una scelta? E che razza di scelta sarebbe da parte di una bambina di dieci anni? I bambini, da che mondo è mondo, vogliono essere uguali a tutti gli altri e qui ci vogliono raccontare di una bambina che, in mezzo a bambine coi capelli gioiosamente al vento, SCEGLIE di averli coperti, coprendo contemporaneamente anche una parte delle guance e il collo?! LORO potranno forse provare a raccontarci di avere voluto rappresentare una scena di integrazione e armonia, NOI sappiamo che tutto ciò che hanno fatto è stato di leccare il culo agli islamici.

Oltre a questo però io vedo anche alcune altre cose; nella prima immagine ci sono otto bambine: quelle bianche sono due, una seminascosta e una “sotto”: dobbiamo dedurne che non solo le razze esistono, ma che esistono anche razze superiori e razze inferiori e che la razza bianca è irrimediabilmente inferiore? Se la campagna pubblicitaria vuole essere rappresentativa di tutte le popolazioni mondiali, perché non ci sono né asiatici gialli né pellerossa? In entrambe le prime due immagini, la bambina con l’hijab è al centro: perché?   In nessuna delle tre immagini compaiono tutti i bambini, ma la bambina con l’hijab e quella coi caratteri più spiccatamente negroidi, uniche fra tutti, compaiono in tutte e tre. In tutto, nelle immagini della campagna pubblicitaria, compaiono dieci persone, otto femmine e due maschi: wishful thinking di futuro islamicamente corretto con quattro mogli per ciascun maschio? Wishful thinking di mondo senza uomini – giusto quel paio per i lavori pesanti – in omaggio alle pseudo-femministe al napalm?

Concludendo: FATE SCHIFO.

barbara

L’EBRAISMO E I VACCINI

“Obbligo vaccini una tutela, no a paragoni impossibili”

 “Dal punto di vista della mia tradizione religiosa parto dal principio che la tutela della salute personale e collettiva non sia solo un diritto ma un dovere al quale non è lecito sottrarsi, alla luce delle più aggiornate conoscenze scientifiche”. A scriverlo, il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni, membro del Comitato nazionale per la Bioetica, intervenuto nelle scorse ore nel dibattito sui vaccini e la decisione di renderli obbligatori per legge. “La libertà individuale non è assoluta ma va misurata rispetto alla libertà e al diritto alla salute degli altri cittadini e anche dei propri figli minorenni. – ha spiegato il rav in una lettera al Quotidiano Sanità – In più occasioni recenti molte persone che si sono ritenute offese nei loro diritti hanno evocato e usato i simboli della persecuzione antiebraica per stabilire un paragone emotivo tra gli orrori nazisti e fatti recenti. Questi confronti si rivelano, nella migliore delle ipotesi, inopportuni, di gusto discutibile”. Di Segni critica quindi in modo chiaro e puntuale il mondo no-vax, arrivato a definire la legge sui vaccini approvata alla Camera nel luglio scorso come un provvedimento simile alle sperimentazioni di massa condotte dai nazisti sulle proprie vittime. “Come ebreo, – sottolinea rav Di Segni, contattato anche da Pagine Ebraiche – mantengo con dolore e rispetto la memoria delle vittime del nazifascismo e della barbarie da questo scatenata contro l’umanità”. Dolore e rispetto che hanno portato il rabbino capo di Roma a intervenire contro chi distorce la storia e la tragedia della Shoah per rilanciare paragoni impossibili.
Il rav, come membro del Comitato nazionale di Bioetica, ricorda di aver votato a favore della mozione approvata il 24 aprile 2015 dal Comitato stesso, relativo all’importanza dei vaccini. Nel documento (consultabile qui) si sottolineava, tra le altre cose, il dato allarmante legato al morbillo per cui la diminuzione della copertura vaccinale ha determinato un sensibile aumento dei casi in tutto il mondo: “nel 2014 in Italia sono stati segnalati ben 1.686 casi, ovvero il numero più alto in Europa”. Il Comitato ribadiva quindi “come i vaccini costituiscano una delle misure preventive più efficaci, con un rapporto rischi/benefici particolarmente positivo e con un valore non solo sanitario, ma etico intrinseco assai rilevante” e invitava “il Governo, le Regioni e le Istituzioni competenti, a moltiplicare gli sforzi perché le vaccinazioni, sia obbligatorie sia raccomandate, raggiungano una copertura appropriata (95%)”. Seguendo questa linea, il governo ha adottato il cosiddetto “decreto vaccini” (poi approvato dal Parlamento), un decreto legge che di fatto rende possibile l’iscrizione agli asili nido e alle scuole materne ai soli bambini vaccinati e impone sanzioni economiche per i genitori che decideranno di iscrivere i loro figli non vaccinati alla scuola dell’obbligo, quindi dalla primaria in poi.
Moked, ‍‍19/09/2017

Su una cosa dissento radicalmente: la possibilità di iscrivere a scuola bambini non vaccinati con una semplice sanzione economica; vale a dire che chi è povero sarà costretto, comunque la pensi, a fare il proprio dovere, mentre chi è ricco potrà tranquillamente permettersi di inserire nella scuola delle vere e proprie bombe a orologeria. Poi, volendo, c’è sempre la scappatoia di quella signora incinta (l’ho riportata in un post che però non riesco a trovare) che a una radio ha fieramente dichiarato che se davvero vogliono costringerla a vaccinare suo figlio, piuttosto abortisce, raccogliendo l’entusiastica approvazione del conduttore, che ha invitato tutte le donne incinte a fare altrettanto. Perché l’unica cosa che interessa agli antivax è il bene dei propri figli, chi mai potrebbe dubitarne?

barbara

I COMPITI PER LE VACANZE

Ripropongo come post una parte di un commento da me lasciato dall’amico gatto Silvestro in un post sul figlio che non ha fatto i compiti per le vacanze, e ha mentito sostenendo di averli fatti.

«Dal dizionario Garzanti. Vacanza: sospensione temporanea del lavoro o dello studio, per riposarsi o per celebrare una ricorrenza; periodo di stacco dalle proprie ordinarie occupazioni […]|fare vacanza, non lavorare, non studiare.
I compiti per le vacanze sono un abuso. Non hanno neppure l’alibi di servire a non dimenticare le cose fatte durante l’anno, perché i compiti per le vacanze vengono sistematicamente fatti l’ultima settimana di vacanza, quindi non servono a tenersi in esercizio, servono solo a rovinare le vacanze con lo stramaledetto pensiero degli stramaledetti compiti da fare. (Per inciso, in Alto Adige è vietato per regolamento dare compiti e da studiare per qualsivoglia vacanza, è vietato dare compiti e da studiare per il fine settimana, è vietato fare compiti in classe e interrogare di lunedì, tranne il caso che non vi sia alcuna alternativa). Trascurare di fare i compiti delle vacanze è pertanto legittima difesa nei confronti di ciò che è chiaramente percepito come un abuso; mentire in proposito quando si è interrogati sulla questione è la logica conseguenza della necessità della legittima difesa; diventare ribelli e aggressivi una volta che si sia beccati in castagna è una reazione perfettamente normale, e soprattutto comune (sapessi quanti mariti ho visto diventare aggressivi di fronte a un banale “Dove sei stato?”). Io credo che sarebbe ora che si formasse un forte movimento di genitori che rivendicasse che “le vacanze sono un diritto e una necessità; durante le vacanze vogliamo goderci le vacanze insieme ai nostri figli e non romperci il cazzo con i vostri stramaledettissimi compiti per le vacanze”.»
Ai ragazzi che dovessero casualmente capitare in questo post dico: RIBELLATEVI! Rifiutatevi di fare i compiti delle vacanze. E al ritorno a scuola non inventate scuse del piffero, dite non li ho fatti perché ho il diritto di non farli.
E agli insegnanti che assegnano compiti per le vacanze, che considerano un diritto il decidere in totale libertà cosa fare e cosa non fare durante le “meritatissime ferie” e costringono i ragazzi a guastarsi ogni piacere e ogni divertimento col retropensiero dei maledetti compiti da fare, pensiero che si fa sempre più assillante e sempre più fastidioso man mano che la fine delle vacanze si avvicina, e si sa con sempre maggiore certezza che ormai è matematicamente impossibile riuscire a fare tutto, e anche a fare la metà, e anche a fare un quarto, a questi insegnanti dico, di tutto cuore: ANDATE AFFANCULO, MALEDETTI AGUZZINI!

barbara