DAI, FACCIAMOCI DUE RISATE

Quelli che seguono sono alcuni stralci di un sapiente articolo, di quelli del genere iohocapitotuttoeadessovelospiego.

Avrebbe dovuto essere un successo militare da vantare con la Cina, l’alleato più importante. L’Ucraina sarebbe caduta e il conquistatore russo, accolto festosamente dai filorussi, avrebbe posto il suo sigillo sul paese. A ormai un mese dall’inizio, con perdite ingenti, non ancora perfettamente calcolabili, ma nell’ordine delle migliaia, l’esercito russo si trova impantanato, privo del raggiungimento di un singolo obbiettivo strategico (Kiev, Kharkiv e Nikolaev, le tre città chiave, sono ancora in mano ucraina) e con ben sette generali morti, nove tenenti colonnelli, e venti maggiori.
Fallito il Blitzkrieg, la Russia è passata all’uso di forze leggere sostenute dall’aviazione. Non ha avuto esiti significativi. Allora si è optato su un attacco concentrico rivolto alle città più piccole, basato su forze di terra che si sono rivelate assai poco coordinate e facilmente colpibili dalla resistenza ucraina, molto più agile, sul proprio territorio, e meglio coordinata. Successivamente, visto che anche questa strategia non portava a risultati si è passati al bombardamento indiscriminato, ma anche in questo caso non si è riusciti a fiaccare la resistenza e a costringere il governo Zelensky alla resa. Chernihiv, Sumy, Kharkiv e la martoriata Mariupol, hanno resistito e continuano a resistere. […]
L’esercito russo non è stato all’altezza dell’operazione, e sta arrancando. […]
La Russia è sempre più marginalizzata. […]
Ma forse il dono più grande che Putin ha fatto, quello che ci si augura sia un lascito perenne, è la sua fine.
Non avverrà subito, ma l’esito di questa avventura, nonostante alla fine Putin possa portare a casa dei risultati, lo ha politicamente fortemente e probabilmente, irrimediabilmente [brrr!] indebolito. Non sarà il popolo, naturalmente, a segnarne l’epilogo, sarà un affare tutto interno, come è sempre stato tra le mura del Cremlino.

E questo è uno scambio di battute fra un lettore e l’autore.

oh, finalmente una bella notizia!
No perché, io avevo letto che la Russia controllava già due terzi del territorio Ucraino, tutto lo spazio aereo della nazione, che Mariupol fosse stata rasa al suolo e Kiev, anzi Kyiv, fosse praticamente circondata.
Ma evidentemente erano tutte “feic nius” diffuse dalla “ propakanta ARRussa”!
Le sue parole mi danno invece grande conforto. E non solo per gli Ucraini ma egoisticamente anche per noi perché l’orso russo si sta rivelando essere un gatto spelacchiato e quello che Reagan definì l’Impero del male oggi è meno temibile della Banda Bassotti.
Mi conforta non poco sapere che il Putin, dipinto come un novello Hitler che pianta le bandierine sul mappamondo come nella magistrale parodia di Chaplin altro non è che un ducetto da operetta che comanda un’armata Brancaleone. E noi occidentali, noi europei, noi che siamo parte della NATO e abbiamo gli USA come alleati, dovremmo temere uno manco riesce in un mese a piegare una piccola nazione come l’Ucraina?
Presumo che, andando avanti così, come dice lei, cioè come stanno davvero le cose, per Pasqua vedremo le truppe di Zelensky ergere le bandiera azzurro-gialla sul Cremlino come fece l’Armata Rossa sul Bundestag nel ‘45! Quelli del battaglione Azov, i “nazisti utili” (così li hanno definiti molti giornaloni Italiani) sono oltre 75 anni che aspettano di levarsi sto sassolino dalla scarpa!
Però a parte rasserenare il sottoscritto dovrebbe inviare questo suo pezzo innanzi tutto a Zelesnky che non ha ben chiaro che ha praticamente vinto perché, negli ultimi dieci giorni, forse per scaramanzia, ha lanciato messaggi del tipo che l’Ucraina è rassegnata a non entrare nella NATO e che: «questa atroce guerra va fermata, ci affidiamo ai negoziati».
E sopratutto lo scriva a Biden che ieri altro paventava l’uso preventivo delle armi atomiche!
A parte che usare l’atomica contro un gruppo di bulletti malconci sarebbe come andare a caccia di passeri con gli Stinger (robe da film di Fantozzi), c’è pure il rischio che il PresiDement lanci l’atomica su San Paulo do Brazil piuttosto che su San Pietroburgo.

ma lei è ancora in circolazione? Certo che il suo sarcasmo è escoriante. Quando la leggo, solo dopo poche righe, sento il bisogno di detegermi le ferite. Immagino che tra i suoi amici del bar lei sia il più temuto. Ha mai pensato di dedicare il suo notevole talento al cabaret? Peccato sprecarlo qui su Facebook. Lei ha un grande futuro davanti a sè.

Quando si dice lo stile…
Più o meno in linea abbiamo anche questo pezzo.

Daniele Perra

Questa settimana abbiamo imparato che:
– le vecchie ucraine abbattono i droni russi con i barattoli di passata di pomodoro (diamogli quelli al posto delle armi… Ah no, non si può perché, secondo la retorica occidentale, vengono prodotti in Cina dagli schiavi uiguri);
– Bergoglio è filoputin;
– i neonazisti ucraini (in realtà bassa manovalanza atlantista) non sono neonazisti perché leggono Kant;
– la Russia tra un paio di giorni finisce il carburante ed andrà in default (più o meno lo ripetono da un mese);
– nessun “esperto” televisivo sembra conoscere la strategia del calderone (eppure venne utilizzata anche a Stalingrado);
– nessuno sembra rendersi conto che (forse) se utilizzi solo 100.000 uomini, mezzi ridotti e limitato controllo aereo, il tuo obiettivo non è la conquista totale dell’Ucraina ma qualcos’altro;
– l’Ucraina ha vinto la guerra anche se il suo esercito come struttura unitaria non esiste più ed ha perso definitivamente il controllo sulla parte orientale del Paese (quella più ricca ed industrializzata), sul Mare d’Azov e sulla più grande centrale nucleare d’Europa;
– Franceschini vuole ricostruire il teatro di Mariupol ma sembra ignorare il fatto che la città non sarà mai più in Ucraina;
– Zelensky alla notte degli oscar mi sembra il giusto premio per un’interpretazione sin qui perfetta.
In foto un lettore di Kant che grida: “la moralità non è propriamente la dottrina del come renderci felici, ma di come dovremo diventare degni di possedere la felicità”.

Quello che segue invece è un discorso estremamente serio, ma con quel pizzico di ironia che lo rende adatto a essere inserito qui.

Diario di Ariel Shimona Edith

Israele sa bene che ZELENSKY non solo è totalmente inaffidabile ma neppure vagamente sostenibile.
Il fatto che sia ebreo viene utilizzato come salvacondotto, inaccettabile!
“Apprezzo il presidente dell’Ucraina e sostengo il popolo ucraino nel cuore e nelle azioni, ma è impossibile riscrivere la terribile storia dell’Olocausto”, ha twittato il ministro delle Comunicazioni Yoaz Hendel. “Il genocidio è stato commesso anche sul suolo ucraino. La guerra è terribile, ma il confronto con gli orrori dell’Olocausto e la soluzione finale è scandaloso”.
L’ex ministro del governo Yuval Steinitz, ora deputato del Likud, è arrivato al punto di dire: “Se il discorso di Zelensky fosse stato pronunciato … in tempi normali [non bellici], avremmo detto che rasentava la negazione dell’Olocausto … Ogni confronto tra una guerra regolare, per quanto difficile possa essere, e lo sterminio di milioni di ebrei nelle camere a gas nel quadro della Soluzione Finale, è una totale distorsione della storia. Lo stesso vale per l’affermazione che gli ucraini hanno aiutato gli ebrei nell’Olocausto… La verità storica è che il popolo ucraino non può essere orgoglioso del suo comportamento nell’Olocausto degli ebrei”.
Il politico sionista religioso Simcha Rothman ha contestato il riferimento di Zelensky agli ucraini che hanno salvato gli ebrei e ha twittato: “Non capisco l’ucraino, ma se la traduzione che ho sentito è corretta, Zelensky ci ha chiesto di trattare gli ucraini come ci trattavano 80 anni fa. Mi dispiace, ma penso che dovremo respingere quella richiesta. Dopotutto, siamo una nazione morale”.
Gli israeliani conoscono molto bene la storia dell’Olocausto; 900.000 ebrei dell’attuale Ucraina furono assassinati dai nazisti e dai loro collaboratori. La polizia ausiliaria ucraina ha radunato gli ebrei per essere massacrati a Babyn Yar, Lviv e Zhytomyr. Circa 80.000 ucraini si offrirono volontari per le SS, rispetto ai 2.600 ucraini documentati per aver salvato gli ebrei. E prima ancora, alcuni dei peggiori pogrom della storia ebraica furono perpetrati in quella che oggi è l’Ucraina. (Fonte: Jerusalem Post)

https://m.jpost.com/…/politics-and…/article-701850

Poi c’è questo signore, che se non fosse una catastrofe per l’intera umanità sarebbe una barzelletta da ridere per tre ore di fila.

E questa è la democrazia per la quale è giusto che siamo pronti a combattere e a morire.

La “democrazia ucraina”. La fake dell’anno smontata in 3 minuti

La fake più incredibile che i media con l’elmetto italiani diffondono ininterrottamente è che il regime di Kiev sarebbe una “democrazia”, un modello di democrazia anzi, che porta avanti addirittura i valori di libertà e pluralismo per conto dell’Unione Europea.
Dal 2014 – con il golpe di Maidan che ha imposto un regime fantoccio di Unione Europea e Nato con neo-nazisti dichiarati nei gangli del governo e dell’esercito – la realtà è ben diversa come sapevano anche i media occidentali, del resto, impegnati a cancellare le “prove” in questi giorni da internet. A Kiev si è instaurato un regime razzista che ha abolito partiti, reso illegale il russo, fatto liste di proscrizione che includevano bambine (!), applicato sistematicamente bombardamenti a tappeto e crimini contro l’umanità contro le popolazioni russofone. 
Zelensky è salito al potere nel 2019 – dopo un primo turno in cui prese il 30% su un’affluenza di poco superiore al 60% e un secondo scontato con l’odiato e disastroso Poroshenko – con un programma chiaro: la pacificazione con le regioni russofone e la ripresa degli Accordi di Minsk sistematicamente violati dal regime di Kiev. Non ha potuto o voluto farlo, conta poco, perché è l’ennesima dimostrazione di come i battaglioni neo-nazisti e i loro manovratori nella capitale siano i veri detentori del potere. E hanno voluto, per conto dei padroni a Washington, creare le condizioni per lo scontro definitivo con la Russia.
Oggi quando sentite parlare della “democrazia ucraina” sui media italiani, sappiate che il regime di Kiev si sta macchiando di giustizia sommaria, repressione politica, sadismo contro i prigionieri di guerra. Immagini terrificanti che abbiamo raccolto in questo video di 3 minuti targato redazione de l’AntiDiplomatico. La visione è consigliata ad un pubblico adulto e non particolarmente sensibile.  (Qui)

Alcuni passaggi sono effettivamente piuttosto “forti”.
Continuano poi ad arrivare le testimonianze degli ostaggi dei nazisti finalmente liberati dai russi.

Russia-Press

Con la quasi completata liberazione di Mariupol gli ostaggi dei nazisti iniziano a parlare.

Video via Intel Slava. Traduzione di Marinella Mondaini

“Io adesso dico: io questi nazisti… questo Zelenskij, carogna, drogato, buffone, canaglia, che sia maledetto lui e tutta la sua famiglia! Devono bruciare all’inferno! A voi – riferito ai soldati russi che lo hanno liberato e gli hanno dato cibo e acqua – a voi dico un grande grazie! Io ho un nipote che vive a Kemerovo (in Russia), non è potuto venire qui perché ai russi hanno vietato di venire qua! E loro carogne … Mio figlio per poter lavorare è stato costretto a dare l’esame di lingua ucraina, nonostante che noi qui parliamo tutti in russo, noi tutti, chi ucraino, o tataro, o ebreo… la nostra lingua madre è il russo! E siamo tutti slavi! Ma loro bestie, carogne che sono arrivate qui dall’Ucraina occidentale, non hanno finito di eliminarli nel ’59, e adesso hanno rialzato la testa! Sono stati cresciuti da Poroshenko, Kolomojskij, Akhmetov che è venuto qua il 22 ed è andato via, dirigenti! Anche il nostro sindaco, Bojcenko, bestia e carogna! Che avesse detto alla popolazione “prendetevi da mangiare, da bere”, niente! Solo il 24 febbraio, quando è iniziata (l’operazione militare russa) e tutti questi sorci sono usciti fuori e hanno cominciato a derubare le farmacie, gli ospedali, i negozi di manifattura e di generi alimentari!”

Poi c’è questa cosa che avrete sicuramente visto

e questa signora ucraina che ha da dire la sua in proposito

Tengo a precisare che, come già ho avuto occasione di dire, l’obbligo vaccinale per i medici e tutto il personale sanitario mi trova assolutamente favorevole, ma il fatto è che per questi medici e infermieri ucraini l’obbligo è stato abolito, aggiungendo che i Paesi dell’est europeo hanno percentuali di vaccinazione bassissime, e noi – oltre a tutte le cose sacrosante dette dalla signora del video – li mandiamo nei nostri ospedali a infettare (visto che questo è il motivo – sacrosanto – per cui non vi si fanno lavorare i nostri non vaccinati) i nostri malati?! Che cosa prevede il nostro codice penale per chi, come i nostri politici a partire da Speranza, provoca intenzionalmente danni alla salute delle persone?

E infine, visto che i nostri buoni di professione boicottano anche i bambini:

barbara

E ORA PARLIAMO DI BAMBINI

Cominciando con questo video

e proseguendo con alcune domande:

“Voi avete capito quel che succedeva a Bibbiano (Reggio Emilia)? Avete capito che portavano via i figli alle famiglie, accusando i genitori di abusi inventati di sana pianta, per lucrare e darli in affido a strutture e coppie gay? Avete capito che gli davano scariche elettriche per manipolarne i ricordi? Che falsificavano i disegni per avvalorare le accuse? Che omettevano di consegnare ai bambini lettere e regali dati dai genitori naturali? Avete capito che il Pd è solidale con il Sindaco arrestato? Avete capito che per 20 anni, senza che nessuno alzasse un dito, centinaia di bambini ai quali hanno fatto il lavaggio del cervello, sono stati strappati alle famiglie, mantenuti in affido e sottoporli a un circuito di cure private a pagamento?
Perché non vedo tutto questo sui giornali, tv e social?
Perché non leggo articoli dei noti soloni radical chic? Questo silenzio è la violenza più profonda.
Questo silenzio è inaccettabile.”

Don Francesco Minervino (qui)

Oltre a tutto ciò che c’è da dire e che, almeno in parte, è già stato detto, mi chiedo se qualcuno ha riflettuto sul ruolo determinante degli psicologi nelle sevizie cui sono stati sottoposti i bambini, allo scopo di strapparli alle famiglie con accuse di abusi sessuali mai avvenuti, per affidarli ad altri aguzzini loro complici e insieme intascare una barca di soldi. PSICOLOGI. Feccia dell’umanità, criminali psicopatici da chiudere in manicomio criminale e buttare via la chiave.
E infine una vecchia storia, con accuse false e morti veri, meritoriamente riesumata da Selvaggia Lucarelli. A forza di riempirci la bocca di politicamente corretti diritti – diritti dei bambini, diritti delle donne, diritti degli animali, diritti dei negri, diritti degli omosessuali, diritti dei trans, diritti di chi è uomo ma si sente donna ma il pisello se lo tiene ma guai se non lo fai entrare nelle toilette delle donne, diritti dei “migranti”… – ci siamo completamente dimenticati dell’umanità
.

barbara

IL NOSTRO SANTO FRATELLO TARIQ RAMADAN

Moralista e moralizzatore, strenuo propagatore della morigeratezza voluta dalla sharia.

«Ha stuprato due donne» Ramadan agli arresti

Studioso dell’Islam e punto di riferimento per tanti giovani musulmani europei, nipote del fondatore dei Fratelli musulmani e professore a Ginevra, Doha e Oxford, intellettuale aperto in tv e intransigente nelle moschee, Tariq Ramadan vive il momento più difficile da quando è stato raggiunto da un’imprevista conseguenza collaterale dello scandalo Weinstein. Ramadan, 55 anni, ieri ha risposto alla convocazione della polizia giudiziaria di Parigi ed è stato messo agli arresti per 48 ore. Deve rispondere delle accuse di violenza sessuale portate da due donne che lo hanno denunciato nell’ottobre scorso, quando i racconti degli abusi commessi dal produttore americano provocarono un’ondata di testimonianze sulle violenze subite dalle donne di tutto il mondo.
In Francia, la liberazione della parola nel movimento #MeToo ha convinto due donne a presentare denuncia contro Tariq Ramadan per violenza sessuale; altre lo hanno accusato di molestie parlando con la saggista Caroline Forest che lo combatte da anni e che ha presentato un dossier agli inquirenti. In Svizzera, quattro donne che erano studentesse di Ramadan hanno raccontato alla Tribune de Genève di essere state molestate, o di avere avuto relazioni sessuali con lui quando ancora erano minorenni. Al termine delle 48 ore in custodia cautelare Ramadan potrà essere rilasciato, oppure posto sotto lo statuto intermedio di «testimone assistito», o ancora essere presentato davanti a un giudice che in caso di indizi gravi e concordanti potrebbe rinviarlo a giudizio.
Al di là delle conseguenze penali, la sua immagine di teologo sposato, padre di quattro figli e predicatore di un Islam pio e conservatore, è già in frantumi. «Velata o violata: per lui una donna non può avere altre alternative», dice Henda Ayari, la prima donna ad avere presentato denuncia. Sposata a un salafita che la maltrattava e la imponeva il velo, nel 2016 la francese di origine maghrebina Ayari ha scritto il libro Ho deciso di essere libera nel quale racconta il percorso di affrancamento dall’Islam più oscurantista, e parla anche di una violenza sessuale subita quattro anni prima a opera di «un uomo molto potente». Sull’onda del caso Weinstein, il 20 ottobre 2017 Ayari ha rivelato l’identità di Ramadan su Facebook e ha presentato denuncia in procura.
Ramadan viene descritto come un sadico perverso, che ha invitato Ayari a salire in camera sua «per tutelare la reputazione di entrambi» a margine di un convegno a Parigi, e dopo i primi approcci consensuali si sarebbe trasformato in un mostro che ha provato a strangolarla, l’ha insultata, picchiata e violentata, minacciando poi il giorno dopo di fare del male a lei e ai suoi figli se avesse parlato. Una settimana dopo la denuncia di Henda Ayari un’altra donna è andata alla polizia per testimoniare di una violenza sessuale subita da Ramadan. Le modalità sono simili e scabrose: l’uomo l’avrebbe fatta salire in camera poi avrebbe colpito le stampelle che lei portava per problemi alle gambe, facendola cadere. Schiaffi, pugni in tutto il corpo e in particolare nel ventre, stupro. La donna sarebbe stata poi trascinata per i capelli fino alla stanza da bagno. Nelle settimane successive, minacce di morte.
L’università di Oxford, a lungo molto timida nel reagire allo scandalo, ha interrotto ieri ogni rapporto con Ramadan, che è ormai persona non gradita anche in Qatar, suo principale sponsor e Paese finanziatore della cattedra che Ramadan aveva in Gran Bretagna. Lui si proclama innocente, molti suoi sostenitori privi di argomenti si rifugiano nella denuncia del solito generico «complotto sionista». (qui)

E, come scrive Il Foglio:

Ma il fratello Tariq è fortunato. Dovrà vedersela con la giustizia laica, terrena e illuminista della Francia, e non con la sharia, la giustizia islamica ultraterrena e oscurantista con cui da anni Ramadan flirta. Se fosse giudicato colpevole, infatti, sotto un regime di sharia, Tariq Ramadan andrebbe incontro alla lapidazione. E’ quello che avviene, ad esempio, nella Somalia delle corti della sharia, che lapidano anche gli uomini accusati di crimini sessuali. E’ quello che l’Isis ha fatto per tre anni in Siria. Ramadan godrà invece dei trattamenti del garantismo occidentale su cui tanti islamisti, come il fratello Tariq, sputano ogni giorno.

Affinità con le caste vergini violate di Hollywood? Nessuna, direi. Per i seguenti motivi:

  1. Le vittime di Ramadan sono state minacciate di morte insieme ai loro figli; nessuna delle vergini di Hollywood, neppure nelle più sfrenate fantasie, ha mai denunciato qualcosa del genere.
  2. Alcune delle vittime di Ramadan erano minorenni; non ho visto notizie relative a denunce da parte di vittime minorenni di Weinstein.
  3. Le vittime di Ramadan erano sue studentesse e donne colte in momenti di particolare fragilità; le “vittime” di Weinstein erano donne adulte, che da anni gestivano la propria vita con la massima libertà nel mondo del cinema.
  4. Le vittime di Ramadan hanno subito sevizie; nessuna delle gallinelle hollywoodiane ha affermato di averne subite.
  5. Le vittime di Ramadan lo hanno raccontato alla polizia, presentando formale denuncia, non ai mass media.
  6. Weinstein non fa di mestiere il predicatore di vita casta e santa.

Poi, volendo…
Questa è una faccia da porco?
weinstein
Diciamo pure di sì. E questa che faccia è?
tariq-ramadan
(però avete sentito quanti strilli le femministe contro questo qui? Eh, che roba!)

barbara

A PROPOSITO DI SERVIZI SOCIALI

Verrebbe da dire che questa piaga sociale che va sotto il bizzarro nome di “servizi sociali” sia un male comune con caratteristiche comuni ovunque e causa di disastri ovunque. Ricordo ancora con raccapriccio la storia raccontatami quasi trent’anni fa da una signora svizzera. Suo figlio, ancora giovanissimo, aveva messo incinta la fidanzata e l’aveva sposata. Quando il bambino aveva un paio di mesi, la madre era già in giro a scopare a destra e a manca, e poco dopo i due si sono separati. Un anno dopo ha preso il bambino, lo ha consegnato a un orfanotrofio ed è scomparsa per sempre. Informata di quanto accaduto, si è immediatamente presentata insieme al marito per chiederne l’affidamento, ma i servizi sociali hanno rifiutato con l’argomento che “i nonni sono vecchi e non possono dare una prospettiva futura al bambino”. La nonna, per inciso, in quel momento aveva quarantacinque anni. Il bambino è stato affidato a una famiglia, e veniva periodicamente visitato da padre e nonna. Ad un certo punto si sono accorti che il bambino aveva sempre le orecchie piene di croste, e ci è voluto un po’ prima che si rendessero conto che non era sporco bensì sangue: il bambino veniva sistematicamente seviziato. Informati i servizi sociali, hanno fatto togliere il bambino da quella famiglia e la nonna ha nuovamente richiesto l’affidamento: richiesta respinta. Il bambino è stato affidato a una seconda famiglia, in cui ha nuovamente trovato violenze di ogni sorta. Nuova denuncia, nuovo ritiro del bambino dalla famiglia affidataria, nuova richiesta della nonna, nuovo rifiuto, e l’odissea è andata avanti.
A vent’anni c’è stato il primo tentativo di suicidio da parte del ragazzo. Quando la signora mi ha raccontato la storia ne aveva ventiquattro, e i tentativi erano arrivati a quattro, sempre salvato in extremis, l’ultima volta dal padre, rientrato in anticipo rispetto al previsto. Pochi mesi dopo c’è stato il quinto, e quello gli è finalmente riuscito.
Ma in Svizzera hanno i treni puntuali.

barbara