E RICORDIAMO ANCORA UNA VOLTA

Prima il sabato, poi la domenica.

Ieri

‘S BRENNT

Brucia! Fratelli, brucia!
Ah, la nostra povera città – D.o ci protegga – brucia!
Venti malvagi col loro fragore
trascinano, rompono, strappano
le fiamme selvagge diventano ancora più forti,
tutto intorno brucia!

E voi ve ne state a guardare
con le braccia conserte,
e voi ve ne state a guardare –
la nostra città brucia!

Brucia! Fratelli, brucia!
Ah, la nostra povera città – D.o ci protegga – brucia!
Lingue di fuoco lambiscono tutta la città –
e i venti selvaggi infuriano –
la nostra città brucia.

E voi ve ne state a guardare
con le braccia conserte,
e voi ve ne state a guardare –
la nostra città brucia!

Brucia, fratelli, Brucia!
Forse verrà il momento
in cui la nostra città con noi insieme
dal fuoco saremo trasformati in cenere,
resteranno – come dopo un macello
solo i muri nudi e neri.

E voi ve ne state a guardare
con le braccia conserte,
e voi ve ne state a guardare –
la nostra città brucia!

Brucia! Fratelli, brucia!
La salvezza è solo in voi stessi;
se questa città vi è cara,
prendete i secchi, spegnete il fuoco,
spegnetelo con il vostro stesso sangue,
dimostrate che ne siete capaci

Non restate, fratelli, a guardare
con le braccia conserte;
non restatevene così, fratelli, spegnete il fuoco
la nostra città brucia. (traduzione mia)

Oggi 

(cliccare sull’immagine per ingrandire)
crist persec
distruzione 1
distruzione 2
distruzione 3
distruzione 4
distruzione 5
fuoco 1
fuoco 2
fuoco 3
fuoco 4
fuoco 5
fuoco 6
crocifis 1
crocifis 2
crocifis 3
Quelle sanguinolente ve le ho risparmiate, ma se avete stomaco, potete trovarne quante volete.

barbara

I PARAGONI DI GAD LERNER

Il pezzo che segue è di nove anni fa. È firmato da Emanuel Segre Amar, ma si tratta in realtà di un lavoro a quattro mani: essendo stato inizialmente concepito come articolo per Informazione Corretta, la mia firma non poteva comparire, pena il cestinamento automatico dell’articolo. Precauzione inutile, come leggerete subito sotto.

LETTERA APERTA A GAD LERNER

Questa lettera aperta avreste dovuto leggerla nella home page di Informazione Corretta, ma per decisione unanime dell’Unico Signore e Padrone di Informazione Corretta, è stata prima censurata, poi, dopo robusta presa di posizione dell’autore, pubblicata nel ripostiglio, ben nascosta in mezzo a un’ammucchiata di altre lettere con tutt’altro destinatario, scompaginata e priva di link. Quindi l’unica versione integrale e fedele all’originale attualmente reperibile è quella che avete davanti agli occhi.

Signor Gad Lerner,
ho letto il suo articolo “L’Exodus rovesciato” – con grande patimento a causa del suo contenuto. Sono riuscito comunque ad arrivare alla fine, e vorrei commentare alcune (solo le più gravi, perché altrimenti questa lettera non finirebbe più) sue affermazioni.
Cominciando dal titolo: “Exodus rovesciato”, che mi induce a rivolgerle una domanda: lei sa che cos’era l’Exodus, signor Lerner? Ne conosce la storia? Perché se la conoscesse saprebbe che Exodus rovesciato sarebbe stato se Israele avesse impedito agli abitanti di Gaza di andarsene da quel paese martoriato dai terroristi di Hamas. Ma sulle navi, ed in particolare su quella ricoperta da una grande bandiera turca, vi erano dei terroristi armati, e non dei profughi in fuga. Sull’Exodus c’erano ebrei sopravvissuti dai campi di sterminio, sulla Mavi Marmara vi erano terroristi intenzionati a fare sterminio di ebrei: capisce la differenza?
Passiamo ora all’incipit: “proviamo un senso di vergogna”. No, signor Lerner: nessuno le ha dato mandato di parlare a nome degli ebrei, quindi, per favore, se ha opinioni da esprimere o posizioni da prendere, lo faccia in prima persona. Prima persona singolare, intendo dire.
E proseguiamo. “Arrembaggio dilettantesco… una delle pagine più oscure nella storia di Tzahal”, scrive subito dopo, tentando di spacciare un’opinione di parte per un dato di fatto. Ma le cose non stanno affatto così. Questa azione condotta da Tzahal, al contrario, resterà nelle pagine della moralità dello Stato di Israele che, coerentemente con gli altissimi valori etici che da sempre guidano le sue azioni e le sue scelte, ha ordinato ai primi uomini di scendere disarmati, pur conoscendo i gravissimi pericoli cui li esponeva. Se colpe si devono imputare a chi ha organizzato l’operazione, sono caso mai queste, non certo quelle per le quali lei sembra avere già deciso la sentenza, senza neppure avere la decenza di ascoltare, prima, tutte le parti in causa.
“Sconfitta morale”? “Senso di colpa”? Ero in Israele, in questi giorni, e tra la gente non ho trovato traccia di questi sentimenti: lei dove è andato a scovarli?
Andiamo avanti. Lei scrive che questa azione “spezza l’equilibrio strategico mediorientale in cui la Turchia rivestiva una funzione di stabilità”. No, signor Lerner: la Turchia ha smesso di avere quel ruolo e quella funzione da quando al governo è arrivato il partito islamico, e ha scelto di avere, al contrario, una funzione destabilizzante da quando il presidente Obama ha iniziato a fare di tutto per spingerla in quella direzione. Dica, signor Lerner, non le viene il dubbio che la scelta turca di appoggiare questo attacco militare in piena regola contro Israele non sia propriamente una dimostrazione di equilibrio strategico? E non è sfiorato dal sospetto che sull’attuale situazione di squilibrio e di crisi possa avere giocato un qualche ruolo l’Iran?
E poi mi spieghi, per favore: perché, per criticare il ministro Ayalon, incaricato di dare spiegazioni, non trova di meglio che rievocare un episodio di cinque mesi fa? Forse perché non ha argomenti migliori? Io, per esempio, l’ho incontrato proprio martedì scorso, e le impressioni che ne ho ricavato sono totalmente opposte alle sue.
E poi: “la Freedom Flottilla dei pacifisti” e “l’iniziativa umanitaria”; ma lei li ha visti, signor Lerner? Ha visto le foto delle armi? Ha visto i filmati del selvaggio attacco ai soldati israeliani, disarmati o quasi, con bastoni, spranghe di ferro, biglie d’acciaio, bottiglie rotte, coltelli? Ha visto i lanci di granate? Ha visto il soldato scaraventato giù dal ponte? Li ha visti intonare, il giorno prima, il grido di battaglia con l’incitazione ad ammazzare gli ebrei? E li chiama pacifisti? Ma lei ha un’idea, signor Lerner, di che cosa significhi la parola pace? Ed è al corrente della proposta del padre di Gilad Shalit di appoggiare la loro azione in cambio di una loro richiesta di far visitare Gilad dalla Croce Rossa? Non ha chiesto loro di liberarlo, signor Lerner, non ha chiesto che pretendessero di incontrarlo, non ha preteso, in cambio del proprio appoggio, che ottenessero di farlo visitare dalla Croce Rossa: ha proposto che lo chiedessero. Hanno risposto di no. Le ripropongo la domanda: lei ha un’idea di che cosa significhi la parola pace? E, mi permetto di aggiungere: ha un’idea di che cosa sia la decenza? Dovrebbe vergognarsi, signor Lerner, altro che dare lezioni di moralità a Israele!
Ancora: la “fragile” leadership di Netanyahu, l'”angoscioso senso d’accerchiamento vissuto dagli israeliani”… Ma con chi diavolo si incontra, lei? È sicuro di essere stato in Israele? È sicuro di avere parlato con degli israeliani?
E mi dica, signor Lerner, lei che è grande stratega, lei che ha la soluzione in pronta consegna chiavi in mano, lei che a differenza dello “sprovveduto” Ehud Barak sa perfettamente che bastava “limitarsi a bloccare fuori dalle acque territoriali il convoglio ostile”, perché non è andato a dirglielo, magari spiegandogli anche come si fa a  mettere in atto questa soluzione così semplice – perché lei lo sa, vero, come si fa a bloccare fuori dalle acque territoriali un “convoglio ostile” pieno di gente armata fino ai denti e pronta a battersi all’ultimo sangue…?
Ma ancora, dopo tutte queste perle, ancora tuona Gad Lerner, ancora non è contento*, vuole salire ancora più in alto, vuole toccare l’empireo e allora eccolo parlare dei “troppi simboli dolorosi nel paese che coltiva la memoria dei sopravvissuti alla Shoah quasi alla stregua di una religione civile”, e a questo punto le dico, con tutta tranquillità: lasci perdere questo argomento che dimostra di non aver compreso. Mi limito a ricordarle che in Israele solo il suo amico Barenboim ha osato suonare Wagner che avrebbe dovuto restare tabù, nonostante la sua grandezza artistica, almeno fino alla morte dell’ultimo sopravvissuto. Lei, come Barenboim, dimostra di non comprendere questo dramma collettivo. Capisco, signor Lerner, che la sensibilità, se uno non ce l’ha, non se la può dare, ma il rispetto, almeno il rispetto, credo si possa chiedere a chiunque. E rispetto, in certe circostanze, significa una cosa sola: SILENZIO. Se ancora non lo ha  imparato, sarebbe ora che cominciasse a provvedere.

Quasi tutta l’ultima parte è dedicata al suo incontro con gli “ebrei d’origine italiana” scrivendo, con evidente autocompiacimento, di non essere stato attaccato da loro. Non sospetta quale possa esserne il motivo? Glielo rivelerò io, signor Lerner: gli ebrei che più amano Israele non vengono ad ascoltarla perché sanno già, parola per parola, quello che lei dirà, e quelle parole non hanno alcuna voglia di ascoltarle, perché hanno già infinite occasioni di sentirle, identiche, da tutti i branchi di odiatori di Israele e di  antisemiti che popolano l’intero pianeta: non muoiono dalla voglia di scomodarsi a uscire di casa per sentirne delle altre. Quindi, per favore, non spacci il comportamento di chi è venuto a sentirla per la posizione tipica degli ebrei italiani che vivono in Israele: non lo è, e noi sappiamo perfettamente che non lo è. La verità è piuttosto che lei, come coloro che hanno creato J call e J street, è uno di quegli ebrei, che sempre, purtroppo, ci sono stati, che alzano la voce per portare divisioni, alla lunga sempre funeste. Ma non siete moderati, non siete sionisti, se, pur di fare mucchio, accettate le firme di personaggi inqualificabili per qualsiasi persona di buon senso (vuole dei nomi? Non credo che sia necessario…).
E tutti insieme non avete capito nulla di quanto succede in Medio Oriente, non avete capito che gli arabi non vogliono uno stato di Palestina accanto alla stato di Israele (Arafat 1988 le dice qualcosa? Se non le dice nulla, cerchi di capire il significato di tutte quelle carte che mostrano una Palestina dal Giordano al mare. Cerchi di capire il significato delle trasmissioni “culturali”, di quelle per bambini e ragazzi, che la moderata televisione del pacifista Abu Mazen trasmette regolarmente. E se le rimane qualche minuto libero, cerchi di dare un’occhiata alla costituzione di al Fatah, in cui sono tuttora presenti tutti gli articoli che dichiarano la distruzione di Israele obiettivo primario e  irrinunciabile). Le assicuro che, se non capisce, sono pronto a venire da lei a spiegarglielo personalmente. A quel punto capirà che non è stato commesso da Israele nessun “crimine marittimo”, e forse capirà anche che parlare di Intifada come “rivolta interna degli arabi col passaporto israeliano” è un non senso storico. Anzi, se preferisce, glielo faccio spiegare da qualche suo collega arabo israeliano, come Khaled Abu Toameh, che certamente avrà l’onestà di spiegare ai suoi ascoltatori quella verità del Medio Oriente che da decenni lei e i suoi compagni continuate pervicacemente a negare. E a quel punto spero che avrà la correttezza di ammettere che Israele non “degrada nel disonore”, e che “l’epopea dell’Exodus” non sta “facendo naufragio”.
E per concludere, un’ultima domanda, al “democratico” Lerner: gli USA “auspicano un ricambio di maggioranza politica” in Israele? È questo, secondo lei, il modo corretto di  gestire i rapporti tra stati amici ed indipendenti? Non pensa che, se  davvero così stanno le cose, il popolo israeliano e tutti coloro che hanno a cuore la sua sorte avrebbero tutti i motivi per essere indignati e arrabbiati? Che cos’è Israele, uno stato sotto tutela? È questo il suo concetto di democrazia, signor Lerner?
Emanuel Segre Amar

*

Incorreggibile recidivo, Gad Lerner, nella sua pretesa di parlare a nome degli ebrei tutti. Lo aveva già fatto – ricordate? – nella lettera aperta a Magdi Allam che, nel suo “Viva Israele” celebrava, tra l’altro, l’ebreo finalmente, grazie allo stato di Israele, capace di difendersi e di sfuggire al destino che altri vorrebbero cucirgli addosso. In quell’occasione il Nostro rivendicava orgogliosamente, a nome degli ebrei, il diritto di continuare a farsi portare come pecore al macello. E ora, investendosi di un mandato che nessuno gli ha dato, continua, a nome degli ebrei, a sputare veleno su Israele con lo stesso rabbioso livore con cui sputa veleno su suo padre. Ma stia attento, signor Lerner: a sputare controvento – contro il proprio vento – c’è il rischio di ritrovarsi spiacevolmente imbrattati.

Del paragone attuale si occupa invece Giovanni Bernardini.

PARAGONI INDECENTI

In Libia è in corso una nuova Shoah, dice Gad Lerner.
Certo, non passerei le mie vacanze in Libia. Del resto sono decenni, se non secoli, che l’Islam è traversato da continue guerre civili, e non per colpa dell’occidente.
Ma qualsiasi tipo di paragone con la Shoah è semplicemente INDECENTE.
Ormai è di moda banalizzare tutto, paragonare cose non paragonabili, definire “genocidio” qualsiasi episodio di guerra. La Libia ha un governo riconosciuto dalla comunità internazionale, un governo con cui anche Minniti ha trattato e firmato accordi. Era complice di un genocidio?
Ma, a parte ogni altra considerazione, qualcuno riesce ad immaginare che gli ebrei nel 1943 ENTRASSERO in Germania, o in Polonia?
Qualcuno riesce ad immaginare che durante la dittatura di Pol Pot ENTRASSERO in Cambogia centinaia di migliaia di persone provenienti da altri paesi asiatici?
Riusciamo ad immaginare gente che ENTRASSE nella Russia di Stalin o nella Cina di Mao, sia pure a scopo di transito?
In Libia arrivano “profughi” da mezza africa e dal medio oriente. Vanno proprio là dove sarebbe in corso un genocidio. E, stranamente, una volta entrati in Libia partono alla volta dell’Italia e dell’Europa. E’ in corso un genocidio ma nessuno impedisce alle vittime di andarsene tranquillamente. Esattamente lo stesso comportamento di Hitler, di Stalin, di Pol Pot, di Mao. Lo sanno tutti: dalla Germania nazista era facilissimo fuggire, come dalla URSS staliniana, dalla Cambogia dei Kmer rossi o dalla Cina di Mao. Per inciso, a suo tempo Gad Lerner fu ammiratore della Cina di Mao. Oggi vede un genocidio in Libia, NON VIDE il massacro di milioni di contadini cinesi.
Anche avere la faccia tosta è un diritto, ma tutti i diritti andrebbero esercitati con moderazione.

Io ho un’unica definizione per Gad Lerner: una brutta persona. E non mi si venga a dire che ogni essere umano merita rispetto: col piffero che rispetto quello là.

barbara

PRESTO PRESTO CHE C’È DA ANDARE A SALVARE I NAUFRAGHI

che se perdiamo anche un solo minuto rischiano di affogare tutti!
naufraghi
Come qui, praticamente.
Ma siccome qui siamo persone serie e non ci piace dare informazioni di parte, tipo quelle che vengono dal nostro orrendissimo ministro dell’Interno e dai sovranisti populisti razzisti fascisti xenofobi islamofobi suoi sodali, vi faccio informare da Al-Jazeera

E poi do la parola a un africano.

Tranquilli comunque, che abbiamo già provveduto alle carrozzine per i poveri piccoli binbi africani che sbarcano da noi.
carrozzina migranti
E concludiamo con una foto seria, che ci sta sempre bene.
shoahgrant
barbara

ACCADUTO IN UN AEROPORTO IN GERMANIA

C’era un padre ebreo ortodosso insieme ai suoi undici figli in sala d’aspetto per prendere l’aereo quando una signora tedesca dice rivolgendosi all’uomo “come è possibile badare a cosi tanti bambini piccoli e tutti insieme?” Al che l’uomo senza scomporsi replicò: “ho ancora molta strada da fare per arrivare ad un milione e mezzo! (qui)
Sì, manca ancora molta strada, ma 77 anni dopo l’apertura di Majdanek i discendenti delle vittime sono qui (e hanno uno stato!), il nazismo no.

barbara

IMMAGINO CHE QUESTO SIA UN POST ABBASTANZA IMPOPOLARE

L’ho detto fin dall’inizio: avere sofferto non è un titolo di merito. Se i senatori a vita devono essere persone che hanno guadagnato benemerenze nei confronti dello stato, persone che hanno dato lustro allo stato con le proprie azioni, l’avere sofferto non rientra in questa categoria. Se uno stato ha contratto dei debiti nei confronti di un gruppo di cittadini, paghi i suoi debiti, ma non li metta in posizioni dove possono far danni. Quello che voglio dire è che non ne posso più dei deliranti sproloqui della signora Segre, dei suoi osceni paragoni fra gli ebrei strappati alle loro case, portati contro la loro volontà a migliaia di chilometri di distanza, privati di tutto, sfruttati fino alla morte e infilati nelle camere a gas, e gente che sceglie di lasciare la propria casa, che entra illegalmente in un altro stato, che una volta giunta a destinazione vive di delinquenza. E che se qualcuno tenta di protestare e di riappropriarsi del proprio territorio reagisce così, qui in Inghilterra, prossimamente dappertutto

È veramente vergognoso che la mancanza di lucidità di una signora molto vecchia venga spudoratamente sfruttata da loschi figuri per sporche finalità politiche – politiche ai danni di tutti noi.

barbara

ABBIAMO GIÀ DATO

Cercate di capirci, abbiamo già dato

Cari Amici,
è chiaro che di nuovo – come in tante altre situazioni di pericolo per Israele – c’è una larga differenza fra quel che pensano e che sentono gli amici di Israele e in particolare gli ebrei (salvo pochissimi traditori, personaggi cioè che il popolo ebraico detesta e disprezza) e il modo in cui i media stanno orientando l’opinione pubblica. Ignorando i traditori e gli antisemiti più o meno consapevoli e dichiarati che sono venuti allo scoperto in questa circostanza, vorrei cercare di spiegare a chi onestamente non capisce le azioni di Israele che cosa sta succedendo a Gaza.
Lo faccio in maniera estremamente sommaria, accennando solo a due punti. Il primo è questo. Hamas, un’organizzazione considerata terrorista da moltissimi paesi (non solo gli Usa da ben prima di Trump e quasi tutti i paesi occidentali, ma anche molti stati arabi), ha lanciato un mese e mezzo di mobilitazione, chiamata “marcia del ritorno”, con lo scopo esplicito di abbattere i confini di Israele e di impadronirsi del suo territorio.
Spesso ha dichiarato di voler sterminare tutti i “sionisti” o i “coloni”- parole in codice per dire ebrei. Che il senso delle manifestazioni fosse questo, lo hanno dichiarato in maniera chiarissima il suo capo politico Yihya Sinwar: http://www.jpost.com/Breaking-News/Hamas-chief-We-will-remove-the-borders-and-implement-the-right-of-return-549053  ed altri dirigenti (https://twitter.com/twitter/statuses/982520058411978752) .
Ora, non c’è Stato senza controllo del territorio. Non si tratta solo dei confini, che vengono difesi da tutti (pensate allo sdegno recente per l’”irruzione” della Gendarmeria francese a Bardonecchia), ma anche di porzioni di territorio che vengono chiuse. Negli ultimi anni, ogni volta che ci sono state iniziative politiche internazionali sono state difese da “zone rosse”, difese militarmente dagli stati organizzatori. Nessuno del resto lascia la propria casa aperta a chi pensa di prendersela per sé. Le città nascono stabilendo i propri inviolabili confini, come Plutarco e Livio raccontano di Roma. Perché proprio Israele non dovrebbe difendere i suoi confini?
Anche se la “marcia del ritorno” fosse stata una manifestazione pacifica (ma non lo era, ve ne sono infinite prove fotografiche e testuali, a partire dal nome), Israele aveva diritto di impedire lo sconfinamento, con gli ostacoli e le barriere che ci sono sempre e che sempre Hamas cerca di violare con tunnel, missili e incursioni varie; e se queste erano minacciate, per esempio tagliando la rete di protezione come hanno ripetutamente cercato di fare i terroristi durante gli scontri, anche con le armi.
E’ un fatto comunissimo: avvicinatevi a una qualunque zona militare, anche a una caserma dei carabinieri nella pacifica Italia, e trovate dei cartelli che vi avvertono della possibilità di una difesa armata. Cercate di superare un confine vero (ormai l’Italia non ne ha più, ma cercate di entrare in Russia dall’Ucraina o in Turchia dalla Grecia o dall’Armenia) e vi spareranno a vista.
Israele si è difeso in maniera molto selettiva, individuando i caporioni (guarda caso, tutti giovani maschi appartenenti a organizzazioni terroristiche).
Perché non avrebbe dovuto farlo? Quali erano le alternative? Mezzi di controllo delle sommosse come gas lacrimogeni sono stati largamente usati, ma sono inutili contro organizzazioni militari attrezzate come quelle che hanno attaccato il confine, preparando anche una copertura fumogena, come nelle guerre vere e proprie: un vero e proprio stupro ecologico, contro cui aspetto ancora di sentire una protesta ambientalista.
Ecco, questo è il primo punto: negando a Israele il diritto di difendersi, lo si discrimina rispetto a tutti gli altri stati e lo si mette in pericolo, incoraggiando i suoi nemici, che continuano a pianificare la sua distruzione (https://www.aljazeera.com/news/2018/04/khamenei-big-mistake-negotiate-israel-180405125637407.html )
L’Europa ancora una volta si allinea o fa finta di non sentire, vedendo solo le indubbie durezze di una guerra di difesa. Il che fa sì che gli ebrei si indignino dell’indignazione europea. Ma c’è una seconda ragione, più specifica. Se ogni stato ha il diritto e il dovere di difendere i propri confini per tutelare i propri cittadini, uno stato ebraico non può non sentire questo dovere con intensità molto maggiore. La memoria storica degli ebrei ha impressa a lettere di fuoco l’esperienza di quel che accade quando una folla ostile sfonda le difese ed entra nelle loro case. Dai visigoti cristiani agli almoravidi musulmani in Spagna, dalle stragi compiute da Maometto in persona contro gli ebrei dell’Arabia a quelle dei crociati, dai processi dell’Inquisizione ai pogrom in Polonia e in Russia, dalla Shoah alla caccia agli ebrei nei paesi arabi nel secolo scorso, il popolo ebraico si è trovato sempre vittima di lutti e distruzioni infinite, disarmato, senza avere modo di difendersi mai perché privo di uno stato, dovendo solo confidare nella pietà o nell’interesse di chi poteva fermare gli assassini e quasi sempre non lo faceva.
La fondazione dello stato di Israele ha prima di tutto il senso di prendere il destino nelle proprie mani, di potersi difendere. Esattamente questo significa per noi “mai più Auschwitz”. Non possiamo credere, oggi come nel Medioevo, a una protezione internazionale. L’esperienza ha mostrato che in ogni momento di debolezza di Israele le potenze del mondo (e in primo luogo l’Europa) non l’hanno voluto difendere. E hanno mostrato anche che i “poveri palestinesi” sono ben decisi ad ammazzare più ebrei che possono, appena ne hanno la possibilità.
Rinunciare a difendere i confini vorrebbe dire tornare ad Auschwitz.
Auschwitz è ciò che l’Europa, che a suo tempo collaborò volonterosamente coi nazisti, la Chiesa, che non fece quasi nulla per impedire la strage, la sinistra (che cercò per decenni di occultarne il senso antisemita) vorrebbero oggi di nuovo dagli ebrei.
L’odio anti-israeliano gratuito dell’Europa, della Chiesa, della sinistra in generale, esibisce una coazione a ripetere che non può che far dubitare della natura umana – o della cultura occidentale. Non faccio fatica a immaginare con quanta commozione ci commisererebbero fra cinquant’anni, se seguissimo i loro buoni consigli umanisti: con giornate della memoria, musei e commoventi rievocazioni della nostra cultura. E’ un vero peccato dover deludere queste così nobili aspettative. Noi ebrei non abbiamo la minima intenzione di farci commemorare un’altra volta, non siamo disposti a farci sterminare di nuovo dai palestinisti, dagli iraniani o da chiunque altro. Ci difendiamo. Anche a costo di non mostrare la moralità delle vittime che così volentieri ci viene riconosciuta, magari dagli eredi dei carnefici o dei loro aiutanti.
Se qualcuno, armato di mitra o di coltello, magari sbandierando una svastica, cerca di entrare a casa nostra per tagliarci la gola, ci difendiamo.
E continueremo a farlo, alla faccia degli appelli del Papa, del Segretario delle Nazioni unite o degli editorialisti dei quotidiani di provincia che continuano a farci la lezione. Se disgraziatamente dovesse servire, lo faremo fino all’ultimo uomo (a parte i traditori infettati dall’ideologia di sinistra, che per fortuna sono pochissimi). Ci spiace di non darvi soddisfazione, di non poter fare i bravi ragazzi, come piacerebbe a voi. Cercate di capirci, abbiamo già dato.
Ugo Volli, su Informazione Corretta

Naturalmente sappiamo benissimo che “cercate di capirci” è un modo di dire, per dare una chiusa elegante e “rotonda” al pezzo. Sappiamo benissimo che “quelli” non ci pensano neanche di striscio a cercare di capire, non ci pensano neanche di striscio a cercare informazioni diverse dalle veline della propaganda filo terrorista. Ce ne faremo una ragione. E continueremo a difenderci, perché dopotutto, come diceva Golda Meir, “preferisco le vostre critiche alle vostre condoglianze”.
lining up
E ciò che non hanno potuto fare loro ieri, oggi, fortunatamente, lo possono fare, e lo fanno, i loro nipoti.

barbara

STUDENTS FOR JUSTICE IN PALESTINE

Studenti per la giustizia in Palestina.
SJP
Ebrei, dovete smetterla di lamentarvi per l’Olocausto. Pensate a quanti soldi avete risparmiato acquistando un biglietto ferroviario di sola andata.
Noi invece dobbiamo smetterla di confondere antisionismo con antisemitismo: sono solo antisionisti, mettiamocelo bene in testa, sono solo antisionisti! NON sono antisemiti! (E grazie al Borghesino che non posa mai la sua preziosissima lente)

barbara