LA ZOLFARA

Quella di Gessolungo, in provincia di Caltanissetta,
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di proprietà del barone Giuseppe Calafato, dove, giusto per dare un’idea, si lavorava così
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che il 12 novembre 1881 uccise sessantasei minatori, fra cui diciannove bambini, e ne rese invalidi altri quaranta (qui notizie dettagliate).
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Poi il 14 febbraio 1958 si mangiò la vita di altri otto minatori (sì, la zolfara, naturalmente, come la curva assassina, la montagna assassina, la nebbia killer. Per non parlare del camion suicida dell’ineffabile Gad Lerner, a proposito della strage di Nizza).

E non dimentichiamo che tanti siciliani c’erano anche quel giorno a Marcinelle, di cui pochi mesi fa è ricorso il sessantesimo anniversario.

barbara

LA ZIA MARCHESA

Avendo molto amato La mennulara, precedente opera di questa autentica narratrice di razza, non potevo, imbattendomi casualmente in un altro suo libro, non impadronirmene all’istante. E bene ho fatto ad assecondare l’impulso, perché anche quest’altra lettura regala Piacere allo stato puro. Impregnato, anche quest’altro libro, di un amore appassionato, ma non cieco, per la sua Sicilia, con storie che si intrecciano e si aggrovigliano, e misteri che tanto più si infittiscono quanto più sembrano rischiararsi, fino a una sorta di catarsi – l’unica possibile – finale.

Simonetta Agnello Hornby, La zia marchesa, Feltrinelli
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barbara

COSE SPARSE E ANCHE UN PO’ SPARPAGLIATE

Il mare, tanto per cominciare, che per me rappresenta sempre e comunque il sublime assoluto, il paradiso in terra, l’estasi senza tormento. E tanto più quando è capace di offrire panorami stupendi come questi (no, non sono storte le foto: è storto il mare. Giuro)







E poi dormire con la finestra aperta e mangiare, colazione pranzo e cena, sulla terrazza, in una stagione in cui qui chi ha una stufa ha già cominciato ad accenderla. E le decine di salutari chilometri macinati pur con la mia zampa fracassata. E una bellissima siciliana sul metro e ottanta o qualcosa di più, capelli biondi e occhi verde-azzurri, capitano di lungo corso. E trovare il coraggio – e abbandonarmi alla gioia – di cantare in coro, dimenticando di essere stonata. E una bimba in lacrime che si lascia coccolare e consolare. E nottate alcolico-musical-

meditative.

E gli interminabili, caldissimi abbracci con persone fino al giorno prima sconosciute. E l’esperienza mistico-carnale di una voce angelica che si leva tra le volte del mikvè facendo vibrare ogni cellula del corpo e dell’anima e scoppiare infine in un incontenibile dolcissimo pianto. E…

barbara