HAI PRESENTE GERUSALEMME EST?

Ne sentite parlare spesso, vero? Si tratta della “Gerusalemme araba”, quella che Israele sta “illegalmente occupando”, da cui “deve ritirarsi” perché la sua occupazione “viola le norme di diritto internazionale”. Eccetera. Ecco. Sarà allora il caso di fare due chiacchiere su questa fantomatica “Gerusalemme est”, per passare dalle favole al mondo reale.
L’espressione “Gerusalemme est” è nata nel 1948, quando la Giordania ha illegalmente occupato una parte di quella che per tremila anni era stata una città tutta intera (esattamente come l’espressione “Berlino est” è nata in un brutto giorno del 1961 quando i russi, non so se legalmente o no, piazzarono un muro a dividere in due quella che per 724 anni era stata un’unica città). Per essere precisi, ad essere occupata fu la parte più antica della città, quella più specificamente EBRAICA. All’occupazione seguirono immediatamente l’espulsione di tutti gli ebrei che ci vivevano, la devastazione di sinagoghe e cimiteri, il divieto di accesso ai luoghi santi ebraici per tutti gli ebrei del mondo. Notizie più dettagliate potete trovarle qui e qui (e mi raccomando, leggete il documento inserito in entrambi i post). Adesso, come piccola aggiunta, vorrei invitarvi a vedere queste due immagini di un angolo di questa parte di Gerusalemme prima
Gerusalemme est 1
e dopo
Gerusalemme est 2
il passaggio dei vicini giordani (qui).

barbara

AGGIORNAMENTO: visto che sono riuscita a beccare il cannocchiale in uno dei suoi ormai sempre più rari momenti di veglia, sono corsa a ripescare questo vecchio post: se anche voi avrete la fortuna di beccarne un momento di veglia, non mancate di leggerlo.

GLI INSEDIAMENTI SONO IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE

insediamenti
E visto che a guardare l’immagine non avete perso tempo, spendiamone un po’ per tornare ai fatti di attualità, restando sempre in tema di balle e bufale.
La prima riguarda un “eroe”: vi ricordate quando, dopo la strage all’Hyper Cacher i giornalisti avevano fabbricato la favoletta dell’eroe musulmano che aveva salvato un bordello di gente dalla mattanza? Bene, contando sull’alloccaggine e sulla memoria corta del loro pubblico, adesso ne hanno fabbricata un’altra identica per lo stadio di Parigi: ogni volta che si scatena una mattanza ad opera del terrorismo islamico, ci viene fabbricato il “musulmano buono” chiavi in mano, che rischia la vita per salvare gli innocenti, e mentre le sinagoghe vengono lasciate sguarnite, la guardia repubblicana presidia la grande moschea, non sia mai che a qualche malintenzionato venga in mente di andare a fare la bua ai poveri musulmani. E poi date un’occhiata anche a queste altre balle qui e qui.
Post scriptum: e mentre l’Europa si diletta a “etichettare”, In Iran perfino la solidarietà è un reato che costa la galera.

barbara

QUANDO I TERRORISTI COLPISCONO

Riescono sempre a beccare i bambini: a Roma
bimbo roma
come a Tel Aviv.
bimba tel aviv
Ma poi, alla brutta faccia degli adoratori del dio della morte, la vita riesce a continuare, a Roma
Gadiel Taché
come a Tel Aviv.
Shani Winterclic

(A Parigi, nel frattempo, si va estendendo la sindrome del disturbo mentale)

barbara

E BECCATI QUESTA, DON LUCIANO!

A Don Luciano Musi da un “fratello maggiore”

Gadi Polacco, Consigliere della Comunità ebraica di Livorno, risponde all’articolo «Sinagoga controllata a spese nostre, le chiese invece no» di don Luciano Musi.

Caro Don Musi,
mi permetta da “fratello maggiore”, seppur a titolo privato e ricambiando i sentimenti di amicizia che Lei esprime nei confronti del mondo ebraico, di commentare quanto da Lei comunicato pubblicamente:

– Hamas, parallelamente alla sua essenza terroristica, e’ un’organizzazione dedita al fanatismo integralista islamico, con risvolti anche anticristiani. Le sara’ facile svolgere una ricerca al riguardo ,trovando i documenti di fonte cristiana che denunciano cio’ (episodi di conversioni forzate, scuole cristiane costrette all’apertura la domenica, vari atti persecutori, ecc). Non e’ quindi un caso che la locale comunita’ cristiana si sia rapidamente ridotta in termini di grandezza. Alla luce di cio’ le scritte sulle Chiese inneggianti a Hamas potrebbero avere un preciso intento salvo ovviamente essere semplicemente e squallidamente opera di vandali;
– stendo un velo pietoso sulla “considerazione’ che le scritte le avrebbero dovute fare, nel caso, sulla Sinagoga (secondo, evidentemente, un bizzarro “criterio di competenza”): se mai qualche idiota inneggiasse all’Isis o altri che compiono sistematicamente stragi di cristiani non mi sentira’ mai fare distinguo “di competenza” a seconda del luogo imbrattato. Vorrei sottolineare, poi, che una Sinagoga e’ un luogo di culto, non una rappresentanza diplomatica (ad ogni modo non da imbrattare), e che comunque in Medio Oriente, per quanto riguarda Israele, non e’ in corso una guerra di religione;
– interessante, opinabile e comunque da ampliare, trovo invece il passaggio nel quale, da contribuente, lamenta a Suo dire che si spenda per sorvegliare la Sinagoga e non le Chiese. Le valutazioni di sicurezza competono alle preposte autorita’ e quindi la questione in quelle sedi dev’essere esaminata. Non capisco pero’ cosa c’entri l’8 x1000 (peraltro con destinazione alle singole religioni per gli usi previsti) che, comunque,ciascuno destina a chi ritiene, con la Chiesa Cattolica di gran lunga al primo posto. Se pero’ vogliamo discutere da cittadini contribuenti, devo ricordare allora che a spese del pubblico bilancio (pagati quindi da tutti i vari credenti e anche dai non credenti) sono gli insegnanti di religione cattolica, i cappellani militari, carcerari, ospedalieri cattolici e cosi’ via. Cosa non prevista per gli altri Culti dal nostro Stato che pur si dichiara laico e rispettoso, alla pari, delle varie fedi presenti nel territorio.
Per quanto riguarda la solidarieta’ del mondo ebraico a quello cristiano per le persecuzioni in atto e che denunciamo da tempo, quando ancora molti nel mondo cristiano sembravano non averne concreta percezione, La invito a visitare il mio modesto blog e il sito dell’Unione delle Comunita’ Ebraiche Italiane (www.moked.it ) e trovera’ numerosi interventi, tra i più recenti quelli del Presidente Gattegna e del Rabbino Prof. Giuseppe Laras, Presidente Emerito dell’Assemblea Rabbinica Italiana e gia’ Rabbino Capo anche di Livorno.
Modesta testimonianza, ma sincera, la trovera’ nella rete con la specifica solidarieta’ da me espressa nel caso specifico delle scritte livornesi.
Concludo rinnovandoLe vicinanza in questo momento che, evidentemente e comprensibilmente, La trova emotivamente scosso.
Ma e’ proprio in questi frangenti che, mi permetta di esprimere questo parere, occorre prendere esatta cognizione delle cose e non rifugiarsi illusoriamente altrove.

Con cordialita’,
Gadi Polacco
Comunitando

Gadi Polacco è decisamente più pacato di me…

barbara

SI CHIAMA CARITÀ CRISTIANA

(Ovverosia: se qualcuno schiaffeggia la tua guancia destra, tu porgigli anche la guancia sinistra del primo ebreo che ti capita sottomano)

«Sinagoga controllata a spese nostre, le chiese invece no»

Dura polemica di don Musi contro la Comunità ebraica di Livorno dopo le scritte inneggianti a Hamas anche a Coteto.

LIVORNO. «E’ veramente incomprensibile che certe scritte inneggianti ad Hamas siano state scritte davanti alle nostre chiese. Semmai dovevano essere scritte sui muri della sinagoga».
Don Luciano Musi, a distanza di quattro giorni dal ritrovamento delle scritte W Hamas davanti a quattro chiese cittadine tra cui il Duomo, torna sull’argomento con una nota polemica che ha inviato al nostro giornale. Anche la sua chiesa, San Giovanni Bosco in via Toscana in Coteto, è stata colpita dalla scritta W Hamas che è comparsa sullo scivolo di ingresso proprio domenica mattina, durante la messa. La prima scritta a spuntare fuori è stata sulle scale del sagrato del Duomo. Poi ne è venuta fuori un’altra davanti ai Domenicani, e infine a Santa Maria del Soccorso, in piazza Magenta. Una quinta scritta è stata fatta invec e in via Grande per terra.
Don Luciano, nella sua riflessione, non si spiega perché siano state prese di mira le chiese cattoliche e non la sinagoga, visto che tutto nasce dal conflitto israelo-palestinese che imperversa da anni e che si è inasprito negli ultimi tempi.
«Ma lì (nella sinagoga ndr) non è possibile, perché le forze dell’ordine tutelano la sinagoga 24 ore su 24 – riflette don Luciano – mentre le nostre chiese (anche quelle di grande valore artistico e antiche – La sinagoga è degli anni ’60) non sono quasi per niente tutelate dalle forze dell’ordine. Eppure anche noi paghiamo le tasse e quindi paghiamo con i nostri soldi quel servizio di vigilanza e non ci consta che gli ebrei livornesi diano alla chiesa l’8 x mille».
Don Luciano accenna anche a un incidente diplomatico: «A tutt’oggi la Chiesa livornese, nella persona del suo vescovo, non ha ricevuto alcuna attestazione di solidarietà per i fatti accaduti, da parte della comunità ebraica. Quanto scalpore sarebbe stato suscitato qualora le scritte fossero state fatte davanti alla Sinagoga».
Nulla contro gli ebrei ovviamente, come precisa don Luciano in chiusura: «Come cristiano e come sacerdote considero il popolo ebraico mio fratello maggiore e mi aspettavo dal mio fratello maggiore un’attenzione ed una solidarietà come si usa nelle buone famiglie».

(Il Tirreno, 29 agosto 2014)

Evidentemente, per capire le ragioni per cui davanti alle sinagoghe ci sono le forze dell’ordine e davanti alle chiese no, servono doti intellettive di molto superiori a quelle di cui dispone il buon prelato.

barbara

ASSALTO ALLA SINAGOGA

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

l’altro giorno a Parigi è accaduto un episodio di estrema gravità, di cui i giornali italiani non hanno dato quasi notizia. Alla fine di una manifestazione di solidarietà ad Hamas, così “pacifica” che i manifestanti arabi hanno sfilato col volto coperto e portandosi dietro dei modelli in cartone dei razzi Qassam, imitando i grotteschi costumi delle parate terroriste, i manifestanti hanno dato l’assalto a due sinagoghe di Parigi . La polizia era all’inizio troppo poca per reagire (cinque contro duecento, a quanto pare) e l’urto violentissimo degli assalitori è stato retto da alcuni gruppi di autodifesa ebraici, al prezzo di alcuni feriti. Hanno così impedito una carneficina. Duecento persone sono state imprigionate in una sinagoga fino all’arrivo dei rinforzi di polizia che hanno disperso gli arabi. Trovate qui alcune foto e filmati della manifestazione. Vi prego di guardare queste immagini, perché assalti del genere a un luogo di culto non se ne vedevano più dai tempi del nazismo. E infatti spesso le manifestazioni filo-Hamas vedono fianco a fianco neonazisti e palestinisti .
Il governo francese ha reagito molto male a questa minaccia, affermando, per bocca di Hollande, che non tollererà che si importi in Francia il conflitto fra Israele e Hamas. Del resto è noto che Hollande deve la sua elezione ai voti degli immigrati, o almeno che gli arabi che hanno votato per lui sono di più della differenza che l’ha portato alla presidenza. Ora il punto non è affatto quello di importare un conflitto, ma della minaccia quotidiana che ormai da parecchio tempo gli immigrati arabi portano non solo contro la pace civile e la tranquillità pubblica, ma specificamente contro la vita degli ebrei. Ben prima dell’aggressione dei missili di Hamas al territorio israeliano di questi giorni e alla reazione israeliana, solo per citare i fatti principali, c’è stato il rapimento e la terribile uccisione di Ilan Halimi, sequestrato da una banda araba per chiederne il riscatto, poi torturato e bruciato vivo; la strage di Tolosa, dove un immigrato arabo sparò e uccise bambini delle scuole elementari e un loro maestro, solo perché ebreo; c’è stato l’attentato al museo ebraico di Bruxelles realizzato da un immigrato arabo con cittadinanza francese. Tutti costoro, bisogna purtroppo sottolinearlo perché si tratta della causa degli episodi criminali, erano arabi immigrati di prima o seconda generazione, fanatizzati all’islamismo.
Non è un caso che un deputato francese, Meyer Habib (UDI), abbia ieri dichiarato che teme la possibilità di nuovi episodi come quelli di Tolosa. E nemmeno è un caso che la comunità ebraica francese, la più vasta d’Europa, stia alimentando un’immigrazione in Israele che oggi è il quadruplo di due anni fa, pari solo a quella proveniente dall’Ucraina. L’assalto di Parigi  fa pensare che stiano tornando i tempi dell’antisemitismo aperto e violento, i pogrom, contro cui l’Europa sembra avere pochi strumenti di difesa, anche perché continua a nasconderselo.

Ugo Volli (qui)

Poi ti vengono a dire che sei tu il fissato paranoico allarmista islamofobo che grida al lupo e il lupo non c’è  (ah già, ma quello non è antisemitismo, è solo legittima critica eccetera eccetera).

barbara

FACCIA A FACCIA COL NEMICO – PARTE SECONDA

Poco più in là c’è il kibbuz Saad.
Saad
La prima cosa che si vede, entrando, sono i rifugi per i bambini che aspettano l’autobus, perché quando scatta l’allarme non c’è tempo di andare da nessuna parte, e quindi bisogna proprio che il riparo sia lì, a portata di mano.
antimissile scolari 1
antimissile scolari 2
antimissile scolari 3
Si blindano le scuole
scuola blindata
e gli asili
asilo blindato 1
che, per non far vivere i bambini in un ambiente troppo tetro, vengono rallegrati da colori e pupazzi anche all’esterno
asilo blindato 2
E ad ogni casa viene aggiunto un rifugio antimissile, in modo che le famiglie lo possano raggiungere in tempo quando scatta l’allarme.
rifugio 1
rifugio 2
Ma nonostante il pericolo, nonostante gli allarmi, nonostante la vicinanza con un nemico che vuole unicamente il loro annientamento, gli abitanti del kibbuz,
che originariamente era costituito da abitazioni come questa
abitaz.orig
non si arrendono al terrore, e continuano a rendere sempre più verde il loro mondo
verde 1
verde 2
verde 3
verde 4
e a creare opere di grande bellezza, come la sinagoga.
sinagoga 1
Sinagoga 2
sinagoga 3
sinagoga 4
E non si butta via niente
riciclo 1
perché tutto può essere riutilizzato: per giocare, o per decorare
riciclo 2
Infine due parole su Susanna/Shoshana Cassuto, che ci ha accompagnati nella visita al kibbuz. Qui TESTIMONIANZA_Shoshana troverete due testi: una sua testimonianza, e un documento sull’attentato in cui ha perso la vita sua madre.

barbara