A VOLTE I PESCI CANTANO

A proposito di Sand Creek, mi è venuto voglia di riproporre questo post, pubblicato nell’altro blog un po’ di anni fa.

In risposta al mio post Mongoloide l’amico Paolo mi ha mandato questa cosa, che mi ha autorizzata a pubblicare. Eccola, senza alcun commento, perché ogni parola aggiunta avrebbe solo l’effetto di sporcarla.

Qualche anno fa ho fatto il volontario alla protezione civile, e quando l’unitalsi ha chiesto se c’era qualcuno di noi disposto a fare l’accompagnatore ai ragazzi disabili mi sono proposto ed ho trascorso 15 giorni in un albergo di Vasto con Andrea, un ragazzo tetraplegico e con “Angelotto”, Angelo, un bambino di 42 anni affetto dalla sindrome di Down. Quello che ti invito a leggere non è un racconto, anche se l’ho pubblicato sotto questa forma in un blog, ma una giornata-tipo di quella vacanza.
Ho intercalato il racconto con i versi di Sank Creek di De Andrè perché mi è sembrato il sottofondo giusto per quella atmosfera.

Sand Creek

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura…

-Pà

-Non hai sonno?
-Andrè, lo avrei, ma tu mi chiami ogni 2 minuti.
-È che io non dormo mai. Se muovi solo gli occhi e tutto il resto rimane fermo non ti stanchi mica. Al massimo hai un po’ di dormiveglia ogni tanto, poi stai sveglio.

… sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura.

-Pà, hai visto mia madre? È alta più di un metro e ottanta e io ero grosso come lei. Quando mi hanno tirato fuori pesavo quasi sei chili.

Fu un generale di vent’anni occhi turchini e giacca uguale…

-Forse un ginecologo più esperto non si sarebbe fidato dei fianchi così larghi ed avrebbe tentato il cesareo subito invece di prendere il forcipe e cercare di tirarmi fuori a pezzi.

Fu un generale di vent’anni figlio di un temporale…

-Ed a pagarla non è stato condannato nessuno.

c’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.

-Pà

-Mi accendi la tv?
-Cazzo, Andrè, sono le tre.
-Meglio, che a quest’ora ci stanno i canali privati coi siti porno. Fanno vedere le lesbiche che se la leccano a vicenda.
-Sì, così poi te ngrifi.
-E a che mi serve? Potessi muovere una mano almeno mi farei una sega. Non posso muovere nemmeno un dito per il telecomando.  Perché non inventano qualcosa che risponda agli impulsi della mente? Ecco, quella la muovo bene. Pà, dici che prima o poi un casco collegato alla tv o al pc non lo inventano?

…chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì,
a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek.

-Eppure in teoria una cosa del genere si può fare, pensa a come si velocizzerebbe l’informatica usando la mente al posto della tastiera. Lo dice pure mia madre. Lo sai che sono perito elettronico?

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso un lampo in un orecchio, nell’altro il paradiso…

-È perito elettronico pure tua madre?
-No, ma è come se lo fosse. In pratica con me ha ricominciato tutto daccapo, come credi che io abbia imparato a leggere? Facevamo così: lei leggeva e io imparavo, poi lei indicava e io leggevo, poi io dettavo e lei scriveva. Dalla prima elementare alla maturità. Sono uno dei pochi al mondo che sa leggere ma non sa scrivere, quando vedo qualcuno che scrive mi chiedo sempre che calligrafia avrei avuto io.
-Chi ti dice che sia una disgrazia? Magari ne avevi una da schifo come la mia…
-Ma lo sai che alla maturità mi hanno dato sessanta sessantesimi? Che imbecilli!
-Volevi di più?
-No volevo quello che meritavo, al massimo quaranta su sessanta, i punti in più li hanno dati alla mia sedia a rotelle.
-Forse perché si sono accorti che come perito elettronico vale più di te.
-Ahahahahahahahaha, che stronzone che sei Pà.
-Andrè, perché non provi a dormire un po’?
-Ok, ti lascio dormire, và.

Mi lascia dormire. Ma chi dorme più? Mica ti concilia il sonno pensare che per qualcuno il sogno più irrealizzabile non è vincere 100 miliardi al superenalotto, scoparsi la Bellucci o diventare il padrone dell’universo ma è poter muovere un dito. Cazzo: un dito!

le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l’albero della neve
fiorì di stelle rosse.

Prima stavamo ognuno in una stanza, poi Andrea mi ha chiesto se poteva trasferire il suo letto nella mia ed Angelotto ha detto “pueio”. Ora stiamo qui pigiati come tre sardine e ci sono due stanze vuote. Andrea ha 25 anni e l’insonnia di un settantenne. Sento russare e so benissimo di chi si tratta. Angelotto non dorme: la sera si infila la maglia che gli ha regalato Totti, muore e resuscita il giorno dopo. Ha 42 anni e tutto il resto di una creatura di tre, fiducia nel mondo compresa.

…ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek.

E io sto sveglio e spero che mi venga un po’ di sonno e che magari anche altre cose possano addormentarsi per un po’, perché ci sono dei rimpianti che nessuno sa che esistono ma che stanno sempre svegli. Immaginare come potrebbe essere la propria calligrafia per esempio, o cosa si prova ad avere il senso del tatto. Oppure se si è mai addormentato o ha tirato per un momento il fiato almeno uno dei milioni di minuti della vita di quella donna mansueta e sontuosa che negli ultimi 25 anni sono diventati proprietà incessante di suo figlio.  E ci sono pure delle domande che non possono dormire perché hanno risposte che non esistono.

-Pà, cosa è il tatto? E io non so rispondere perché nessuno può spiegare il colore ad un cieco o il rumore ad un sordo.

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c’erano solo cani e fumo e tende capovolte…

Stamattina tira un po’ di vento ed in spiaggia non ce li porto. Ci sistemiamo in giardino, compro il Corriere dello Sport e dico ad Angelotto di sfogliarlo davanti agli occhi di Andrea per farsi leggere le ultime su Totti, così mi sdraio e vedo di recuperare un po’ di sonno. Ma Angelotto ha il muso un po’ lungo. Ieri sera Graziella, l’assistente sociale che lo ha portato qui è andata via senza venirlo a salutare in camera come aveva promesso.
-Embè? Che problema c’è? La chiamiamo al cellulare.
Graziella è giovane e sorridente. Angelotto la ama come si può amare un incrocio fra l’angelo custode e la fata turchina, solo che sto cavolo di numero di cellulare di Graziella io non ne l’ho. Però ho quello di AnnA e lo faccio. La chiamo “Graziella” e gliela passo, lei capisce al volo.
-Ciao Angelotto, che mi dici?
-Tto bene, Cattiè. Mauizzio parla, parla parla, Andea chiama, chiacchera e chiama, Gianni cammina cammina cammina…
-E Paolo che fa?
-Paolo? Ahahaha Paolo dorme, dorme, dorme… ahahahah dorme…
Passa una ragazza in tanga. È bionda e abbronzata, due gambe come due autostrade ed un culo da infarto. Angelotto la guarda senza vederla e Andrea le lascia gli occhi appiccicati addosso. Io sento che incazzarmi un po’ con qualcuno mi farebbe bene, ma con chi me la prendo?

…tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare
la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

Paolo V.


 

Annunci