BARKAN (13/13)

Barkan è questa,
Barkan 1
e si trova qui.
Barkan 2
Vi abbiamo visitato prima la serra, dove ci siamo allegramente fotografati,
noi serra
in cui vengono sperimentati modi di coltivazione diversi, finalizzati tra l’altro al migliore sfruttamento dello spazio
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(ricordiamo che lo stato di Israele – quel minuscolo fazzoletto di territorio che i giochi internazionali hanno lasciato per la costituzione dello stato ebraico – è per il 60% deserto), e poi c’è questa cosa curiosa:
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sono acquari
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collegati alle piante. Qualcuno ha pensato che l’acqua arricchita con gli escrementi dei pesci potrebbe migliorare le coltivazioni, e adesso stanno verificando l’ipotesi: se dovesse risultare esatta, si avrebbe un miglioramento dei risultati delle coltivazioni, e contemporaneamente un risparmio di acqua.

Poi abbiamo visitato una fabbrica
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di materiali plastici,
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che esporta i suoi prodotti anche in vari Paesi esteri, Italia compresa. Gli operai sono metà israeliani e metà palestinesi che godono, naturalmente, dello stesso trattamento, dello stesso orario di lavoro e dello stesso stipendio – molto più alto di quello percepito, per analogo lavoro, nei territori controllati dall’Autorità Palestinese. Se per ipotesi dovessero imporsi anche qui i boicottatori, centinaia di palestinesi finirebbero sul lastrico, esattamente come le centinaia di palestinesi che lavoravano nello stabilimento Sodastream di Mishor Adumim, zona industriale di Ma’ale Adumim, costretto a chiudere dopo la grande vittoria dei “filo palestinesi” del BDS.

Dedico questo post alla memoria di Stefano Gay Taché, assassinato trentacinque anni fa da terroristi palestinesi con il supporto morale di una notevole fetta della nostra sinistra, all’età di due anni. Assassinio originato da quello stesso odio anti israeliano e antiebraico che muove, sia pure in forme diverse, terroristi e boicottatori.

barbara

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HALLELUYAH

Dal coro dell’esercito di difesa israeliano (Tzahal-IDF)

E alleluia anche per gli eroici boicottatori antiisraeliani, che sono finalmente riusciti a vincere la loro coraggiosa battaglia contro la SodaStream: l’impianto di Ma’ale Adumin, in “territorio occupato” verrà spostato. E 900 lavoratori palestinesi perderanno il lavoro. Novecento famiglie palestinesi perderanno la loro fonte di sostentamento, ma cosa sono queste bazzecole di fronte alla grande vittoria contro il sionismo?

barbara

E NON BASTAVA LA SODASTREAM!

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E poi leggiti questo – non azzardarti a svicolare! – e poi questo e infine questo. Vabbè, se a questo punto sei stanco rimanda la lettura a un altro momento e accontentati di guardare le figure (ma poi torna e leggi: guai a te se non lo fai!)

POST SCRIPTUM: per tutti quelli che giustificano boicottaggi e affini col fatto che “Israele occupa” e che questo sarebbe “illegale in base alla legge internazionale”: non è curioso che nessuno sia mai mai mai mai mai stato in grado di citare questa fantomatica “legge internazionale” in base alla quale i cosiddetti “territori occupati” sarebbero occupati illegalmente? D’altra parte basta pensare che gli stessi soggetti chiamano la linea verde “confine internazionalmente riconosciuto” quando l’altra accusa, parallela, sistematicamente rivolta a Israele è quella di non avere confini definiti: serve altro per misurare il grado di imbecillitudine di questi soggetti che si riempiono la bocca di mantra senza neppure sapere di che diavolo stiano parlando?

barbara