DOCCIA FREDDA E POI TIEPIDINA

Stamattina sono andata a ritirare il referto dei raggi di controllo alla vertebra. Mi siedo apro la busta con le mani che mi tremano e leggo: “Situazione invariata”. Invariata. Per fortuna ero seduta. Cinquanta giorni di busto. Cinquanta giorni di quasi totale immobilità. Cinquanta giorni di sacrifici e rinunce. Cinquanta giorni di tortura. Situazione invariata. Che ovviamente si capisce che spaccarsi un osso a sessantacinque anni non è lo stesso che spaccarselo a venti o a quaranta, si capisce che ci voglia più tempo, magari anche molto più tempo, ma proprio zero?! E se in cinquanta giorni il risultato è zero, è inutile sperare che la situazione possa migliorare: i multipli di zero ammontano sempre a zero.
Poi il pomeriggio sono andata dall’ortopedica che apre le immagini di oggi, poi quelle vecchie e dice ma no che non sta andando male! E mi fa vedere: la distanza fra i due pezzi è effettivamente rimasta invariata, solo che prima fra i due pezzi c’era il vuoto e adesso una parte di quello spazio è riempita dalla calcificazione che li sta andando progressivamente a saldare. Fanculo ai compilatori di referti.
Poi ho scoperto che in tutto questo tempo ho commesso una grave trasgressione: quando mi capita di svegliarmi di notte e di avere bisogno di andare in bagno (che è adiacente alla camera), dovrei mettere il busto seduta sul letto, prima di alzarmi, e ritoglierlo al ritorno, dopo essermi seduta sul letto, cosa che non ho mai fatto. In realtà, vivendo sola, anche se mi sono presa un aiuto due volte la settimana in aggiunta alla ragazza che una volta la settimana mi fa le pulizie, di trasgressioni ne faccio a vagonate. D’altra parte, se comportandomi così ho conseguito un discreto miglioramento, vuol dire che va bene così: sono sempre stata convinta che il fanatismo integralista faccia male alla salute in tutti i campi, compreso quello della salute.
Adesso ha detto di tornare a controllare fra in mese e mezzo. Ma siccome il tempo normale è di tre mesi, ci andrò quaranta giorni dopo l’esecuzione delle radiografie. Anzi, trentotto: tanto, quello che non si è sistemato in ottantotto giorni, di sicuro non si sistemerà in novanta.
Oggi comunque ho fatto circa un chilometro per andare a prendere il referto, uno per tornare, uno per andare alla visita, uno per tornare, uno per alcuni altri giri. Con una muscolatura ridotta praticamente a zero: sono più sfinita di una persona normale che abbia scaricato un intero container al porto. Vabbè, per lo meno posso dire che la giornata è finita meglio di come era cominciata.
sente-un-sollievo
barbara

VI AGGIORNO UN PO’ SUI FATTI MIEI

Avevo cercato un’estetista in internet, e ne ho trovata una a duecento metri da casa; ho detto proviamo la più vicina, se non mi trovo bene ne cercherò un’altra. Sono andata a chiedere un appuntamento per una pulizia al viso e me l’hanno dato per il giorno dopo. Arrivata lì, la ragazza mi dice che mi devo spogliare e mettere di pancia, perché loro usano iniziare con lo “sblocco”, ossia un massaggio alla schiena per rilassare, in modo che poi il trattamento risulti più efficace. Appena ha cominciato a infilarmi le dita tra le vertebre, mi sono resa conto di quanto queste settimane di pesi alzati (un cartone di 45X36X32 pieno di libri PESA), spostati, tirati, posati eccetera eccetera abbiano massacrato la mia povera schiena, già di suo afflitta da artrosi lombare (oltre che cervicale), così poi ho chiesto un altro appuntamento per un massaggio alla schiena, e me lo hanno dato per il giorno dopo, cioè ieri. Un massaggio che (per la stratosferica cifra di euro 20 – quando l’ho letto sulla ricevuta non credevo ai miei occhi) mi ha rimessa al mondo: posso muovermi in tutti i modi e da tutte le parti e non sento più il minimo dolorino. Quanto alla faccia dell’altro ieri, se mi fossi incontrata per strada non mi sarei neanche riconosciuta. Poi ieri uscendo dal massaggio mi sono fermata dalla parrucchiera (a trenta metri da casa) per una sforbiciatina, cosa che la signora ha fatto con mano da artista, preceduta da un lungo massaggio sciamposo effettuato dalle lunghe dita di un giovane nonché affascinante figlio del nostro bellissimo sud. Rimessa a nuovo, insomma.
In compenso la mia scorta di energia è praticamente arrivata al capolinea, ma insomma non si può avere tutto dalla vita. Ho ancora una decina di cartoni di libri una valigia e alcune borse più cose sparse sul ripiano di vari mobili nello studio, due cartoni una valigia e mezzo pavimento ingombro in camera, e condizioni indescrivibili in sala. Il resto è tutto a posto: il che, tenendo conto che il punto di partenza erano circa 150 cartoni (non tutti piccoli come quelli di cui ho dato la misura più sopra) e una cinquantina tra borse e valigie, non è davvero poco.


barbara