GUARDIE ROSSE CINESI?

O forse pasdaran iraniani? Squadre per la repressione del vizio e promozione della virtù? Carabineros cileni? Che cos’è esattamente che il governo sta progettando per consolidare il proprio potere assoluto e la nostra schiavitù? Ce lo spiega bene il solito Max Del Papa, che sa sempre dire tutto quello che vorrei dire io, ma molto meglio di me

L’esercito delle guardie rosse, ultima porcata di un governo che scherza col fuoco dell’esasperazione sociale

L’esercito delle sessantamila spie, pietosamente definite “assistenti civici”, è l’ultima e peggiore porcata di questo governo comunista, tetragono alla libertà, inconciliabile con la democrazia, che di spiate, di delazioni, di intrusioni si alimenta. Perché è la provocazione definitiva, in cerca dello scontro sociale. Al fondo non c’è solo la convinzione, come è stato detto, che gli italiani siano gentaglia da leninisticamente rieducare, c’è un preciso disegno, steso sull’asse pugliese (ministro Boccia da Bisceglie; presidente Anci Decaro, sindaco di Bari), ordito da Roma, Palazzo Chigi, consegnato alla Protezione Civile dell’ineffabile Borrelli. Disegno perverso: spingere gli italiani a scannarsi tra di loro dopo tre mesi di costrizioni psicotiche del tutto strampalate.
Chi sarebbero questi “assistenti civici”, questi zelanti? Già il frasario burocratese la dice lunga: “Lanceremo il bando per il reclutamento…”. Come una chiamata alle armi, affidata a chi? A “inoccupati, senza vincoli, percettori del reddito di cittadinanza o chi usufruisce di ammortizzatori sociali”. Al netto dei fisiologici casi sfortunati, incolpevoli, il governo va a pescare nella risacca di non riusciti, di fannulloni, di mantenuti, di lunatici grillini, gente rimasta ai margini, a vivere di espedienti; li aizza contro i “più fortunati”, e non è difficile capire per quale scopo: frustrati e rancorosi, appena gli consegni un lacerto di potere, ne abusano fatalmente, facendolo scontare al malcapitato di turno; il trionfo del dispetto, della faida paesana o familiare, della vendetta spicciola col pretesto della “assistenza civica” laddove, nella consueta genericità di lineamenti, indicazioni e limiti delle facoltà (“collaborare al rispetto del distanziamento sociale e dare un sostegno alla parte più debole della popolazione”) tutto sarà concesso: la prepotenza, la umiliazione per il metro in più o in meno, la parola della spia che vale quanto e più di quella della vittima, l’arroganza tra miserabili. Una dinamica malata sulla scia del “tu non sai chi sono diventato io”, cui verrà facilmente risposto: “no, infatti: chi c… sei? Non lo so e non mi curo di saperlo”.
Non bastavano gli abusi di tre mesi da parte di tutori dell’ordine trasformati in sbirraglia, spediti a multare poveri cristi che portavano a pisciare un cane, vogavano in mezzo al mare in compagnia dei gabbiani, guadagnavano un reparto di chemioterapia o, privi di una gamba, orinavano contro un muro nella disperata latitanza di un esercizio aperto (perché anche queste scene da macelleria sociale, son capitate). Non bastava il lamento pubblico di forze dell’ordine esasperate, imbarazzate, non più disposte a recitare la parte dei gendarmi che strizzano cittadini inermi e spaventati. Non bastava la psicosi, del tutto pretestuosa, della “movida” spacciata come irresponsabilità diffusa quando si tratta di fisiologico ritorno ad una normalità possibile. Non bastava la deriva sociale, quell’amaro naufragar nel mare di decreti, di prescrizioni demenziali o malfamate, no, bisognava escogitare l’accozzaglia degli opportunisti, che passano un tempo infinito di soprusi e un giorno hanno la splendida occasione di farli pagare tutti insieme a chi non c’entra. Tipo il megadirettore Còbram, quello di Fantozzi, che “dopo una vita di spiate, ricatti, servilismi, umiliazioni clamorose” riesce nella scalata aziendale, fa carriera e distrugge i dipendenti, “gli inferiori”, costringendoli a maratone ciclistiche disumane.
L’esercito delle sessantamila sgangherate guardie rosse sarà una resa dei conti tra incarogniti nella speranza che, dove non può più il coronavirus, possa il duello rusticano così da allungare l’elastico dell’emergenza: occorre prendere tempo per perderne altro, tutto quello che conta è durare, far fuori i concorrenti, organizzare il partitello di riferimento, rintuzzare quello alieno (Renzi, eccetera). Pessima politica. Criminale politica, cinica e irresponsabile. Si punta con tutta evidenza allo scontro di piazza, ad una sorta di strategia della tensione meno cruenta ma certo non innocua sulla quale potrebbe innestarsi di tutto. Oscena politica, che avendo finito le promesse ballerine s’inventa l’ennesimo sussidio per i peggiori, gli zelanti, i servi e lo chiama dovere civico, lo chiama assistenza sociale. Non eravamo mai arrivati così in basso, non avevamo mai visto, neppure durante la interminabile fase del terrorismo, un tale livello di irresponsabilità e di opportunismo del potere: allora si manovravano le frange estreme dell’esagitazione sociale, oggi si armano i peggiori, gli scioperati, i parassiti, contro i miti, che tirano la carretta, sempre, anche quando ha le ruote di legno, anche quando non ha più ruote, ma solo una pazienza sterminata, sì, ma già con la spia rossa della riserva.

Max Del Papa, 26 Mag 2020, qui.

E Martino Loiacono

Arrivano gli “assistenti civici”, ultima trovata di un governo che non sa far altro che lo scaricabarile sugli italiani

Il governo vuole assumere 60 mila “delatori di quartiere”…

Prima erano i runner, poi i bagnanti e ora sono i giovani della movida. La ricerca del colpevole, del presunto untore, è diventato lo sport degli ultimi mesi. Uno sport sempre più popolare grazie alle mosse del governo che è riuscito, non senza abilità, a spogliarsi delle proprie responsabilità scaricandole sugli italiani. L’idea degli “assistenti civici” segna una nuova tappa in questo pericoloso processo in cui tutto il peso della fase due viene caricato sui sudditi, ritenuti senza esclusione potenziali indisciplinati, e rimosso dalle spalle dello Stato. Gli “assistenti civici”, forma edulcorata per evitare il più scomodo ma realistico “delatori”, avranno il compito di vigilare sui comportamenti degli italiani in una logica non troppo dissimile da quella dello Stato di polizia che tutto vede, controlla e conosce. L’idea su cui si basa l’introduzione di queste figure è quella del perenne sospetto nei confronti di sudditi da rieducare perché atavicamente poco disciplinati.
Impossibile parlare di cittadini vista l’operazione di natura ortopedico-pedagogica volta a raddrizzare le storture del popolino. Ancora una volta poco spazio viene lasciato alla responsabilità individuale che dovrebbe essere la via preferita per promuovere le norme anti-Covid, in un rapporto di reciproca fiducia tra Stato e individuo. Già nel corso del lockdown, sulla fiducia, aveva prevalso il sospetto, con droni ed elicotteri utilizzati per dare la caccia ai runner o a coloro che passeggiavano in riva al mare o prendevano il sole in spiaggia. Nella fase due, considerato l’andamento delle prime tre settimane, non è da escludere che possano perpetuarsi abusi simili anche grazie all’operato degli “assistenti civici”, i cui poteri non sono ancora stati chiariti.
A fronte di un’occhiutaggine simile risalta, per contrasto, l’assenza di un approccio strategico per affrontare i prossimi mesi. Il governo, puntualissimo nei controlli, risulta totalmente impreparato per la ripartenza. Come noto, non ha minimamente adottato il celebre approccio delle 3T (trace, test and treat), è clamorosamente in ritardo nello sviluppo dell’app Immuni, non ha un piano per la riapertura delle scuole e delle università (ma tratta i giovani come untori e criminali) e ha faticato a reperire le mascherine. Conte è sostanzialmente venuto meno a tutti gli obiettivi che si era posto, nonostante i numerosi annunci e proclami, e sta proseguendo a tentoni sperando di sfangarla. Se le cose dovessero andare per il meglio sarebbe pronto a intestarsi i meriti. Se dovessero andare per il peggio, con una crescita dei contagi, avrebbe già pronto lo scaricabarile. La colpa sarebbe degli italiani indisciplinati.

Martino Loiacono, 25 Mag 2020, qui.

Cui fa seguito un’interessante considerazione generale di Roberto Ezio Pozzo, accompagnata dalla rievocazione di un significativo vecchio episodio di cronaca

Mayday, Mayday! Principianti allo sbaraglio alla cloche nella peggiore crisi di sempre

Oggi vi parlerò di aerei, e più precisamente, di un piccolo aereo da turismo, un Siai Marchetti S205 decollato dall’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova in un assolato pomeriggio del mese di Maggio 1986. A bordo, oltre al pilota, vi sono tre ragazzi di vent’anni che hanno deciso di fare colletta e regalarsi l’emozione del primo volo. Pochi minuti dopo il decollo, il velivolo si trova, relativamente basso, all’altezza della Riviera di Ponente ed il pilota viene colto da malore e, subito dopo, perde i sensi. Gli atterriti ragazzi a bordo, superato il primo momento di sbigottimento, decidono di fare qualcosa: uno cerca di rianimare il pilota, l’altro, che si trovava sul sedile  accanto ad esso, cerca di prendere i comandi dell’aeromobile, mentre il terzo, afferra il microfono della radio di bordo, che, per loro fortuna, si trovava ancora sintonizzata sulla torre di controllo di Genova, ed inizia istintivamente a gridare “Mayday… Mayday”. I controllori della torre del Colombo, ricevuto il drammatico messaggio, decidono di mettere in atto le procedure di emergenza e chiamano in torre un istruttore di volo del locale AeroClub (Luciano Sincich) ed il suo espertissimo presidente dell’epoca, un vero mito dell’aviazione civile, il celeberrimo Fioravante Sbragi, il quale, capito immediatamente che non c’era un minuto da perdere, salta su un aereo parcheggiato presso l’Aeroclub e, pur non avendo molto carburante a bordo, decolla subito in direzione Ponente. Mentre il paziente e freddissimo istruttore di volo instaura con i ragazzi una conversazione che illustra loro i principali comandi e strumenti del velivolo e la loro funzione, con una sorta di lezione di volo unica super-concentrata in pochi minuti, già il piccolo apparecchio di Sbragi ha affiancato il leggero Siai 205, che ballotta qua e là in aria senza controllo. La vista ravvicinata dell’aereo del comandante Fiore (come tutti chiamavano Sbragi in città) già da sola, infonde coraggio e speranza al giovane che ha preso i comandi, benché nulla sapesse di volo fino a quel momento, e lo stesso Sbragi, pure egli in collegamento radio coi ragazzi, dimostra loro come effettuare una virata, come richiamare il velivolo e farlo salire di quota, e, soprattutto, come evitare la collisione con le ciminiere della zona industriale di Genova, fattesi nel frattempo sempre più vicine e minacciose. Poco a poco, il giovane che si trova alla cloche di comando del piccolo aereo, prende confidenza con le principali manovre, sempre guidate in tandem da Sincich e Sbragi, ed addirittura riesce a portare il velivolo a terra, atterrando in modo persino accettabile sulla pista 27 del Cristoforo Colombo. Questa è una storia vera, accaduta tanti anni fa e che fece il giro del mondo nell’ambiente aeronautico e non soltanto in quello.

No, non mi sto sbagliando, e non sto pensando di scrivere per un giornale del settore. Ma questa vicenda che ha dello straordinario, mi è tornata in mente a proposito di capacità di gestire situazioni impreviste e dalle possibili letali conseguenze da parte di persone non addestrate e non adeguatamente preparate allo scopo. Tutto i tre giovani del Siai 205 potevano aspettarsi, salendo a bordo del velivolo, tranne che di doverlo pilotare per riportarlo al suolo. Accade pressappoco lo stesso ai novelli governanti che s’imbattono nella necessità di prendere decisioni che, pur avendo essi previsto di doverne genericamente assumerne anche delle difficili, di sicuro non potevano prevedere al momento della loro nomina che tali decisioni sarebbero state talmente spropositate, come lo è lo stato di emergenza a causa di una pandemia, da non sapere da che parte cominciare. Il nostro attuale governo, per quanto, onestamente, non possa essere ritenuto causa di tanto sfracello che ha messo in ginocchio il mondo intero, è tuttavia composto largamente da principianti dell’amministrazione dello Stato.
A chi avrebbero potuto lanciare il Mayday? A quelli più esperti di loro nella difficile arte del governare il Paese? Sì, ma a quale schieramento politico dovrebbero appartenere i salvatori, e con quali implicazioni per una incerta maggioranza nemmeno scaturita dalle urne? Parliamoci chiaro: a parte le inevitabili vanterie, tutte italiane, dei tutti allenatori, oggi tutti virologi, e di quelli che sanno sempre fare meglio degli altri per scelta, quanti Sincich e quanti Sbragi avrebbero potuto essere chiamati ad aiutare i pressoché sprovveduti ministri ad affrontare un disastro immane come il Covid-19? Ce n’erano, poi, di espertissimi e determinatissimi consiglieri ed istruttori, nei pressi di Palazzo Chigi, alla fine di febbraio scorso? Forse nemmeno uno, ammettiamolo. Chi avrebbe potuto alzarsi in volo in loro aiuto e dimostrare, con manovre semplici ed efficaci, come si porta a terra l’aeromobile impazzito? Provate pure voi a fare qualche nome, e nemmeno voglio provare a farne io, perché ho la pessima abitudine di giudicare la capacità dei politici soltanto dopo averli visti al governo del Paese e troppi degli attuali sono degli absolute beginners. Ma, accidenti, come può essere possibile che nel 2020 possa arrivare alle più delicate leve del comando un principiante assoluto? Chiediamolo magari a quelli che, resi allegri e confidenti dal vinello fresco dell’innovazione, delle facce pulite, dell’idiosincrasia per i politici navigati e volponi, finiscono per rimanere inebetiti e passivi per la sbronza subdolamente derivata dall’averne bevuto troppo, di quel vinello. E se il pilota al comando svenisse all’improvviso, che potremmo fare?
Intanto, non sembra sciocco chiedersi se i doppi comandi, obbligatori sugli aeromobili, ci siano effettivamente anche nello Stato. La risposta non è scontata. Forse ci sono, forse no, e, comunque, finora non sono stati sperimentati davvero. Malori a parte, dobbiamo anche considerare che per essere abilitati a pilotare anche un piccolo aereo da turismo bisogna aver frequentato un corso, fatto pratica, superato un esame. Ma quelli che decidono per tutti noi se dobbiamo o meno stare rinchiusi a casa, riaprire o meno le nostre aziende con le quali in quella stessa casa portiamo il pane quotidiano, che abilitazioni hanno conseguito? Quali esami, quali prove pratiche hanno superato? Abbiamo persino ministri con la terza media, o forse meno, e decidono su materie essenziali per il futuro economico e sociale italiano. Fermi tutti. Abbiamo però le (pletoriche) commissioni composte da centinaia di espertoni co-optati dagli stessi improvvisati governanti. Se le cose si mettessero al peggio, le fantastiche task force (e già il nome fa ridere) dovrebbero, in sostanza, salvare la baracca come fecero nel 1986 Sbragi e Sincich coi ragazzi improvvisati piloti. Ma ve li vedete, in 350, a spiegare le manovre agli atterriti ragazzi? Uno direbbe “sali di quota”, l’altro “scendi subito”, l’altro ancora “vira a destra”, “no, a sinistra” “Asp… che fra un po’ ti dico cosa fare” in una sconfortante e tragicomica serie di comandi illogici e contrastanti che fatalmente condurrebbero all’inevitabile  schianto. Meglio stare a terra, si potrebbe dire, ma il virus vola eccome e volano via con esso fin troppi di noi, come volano i nostri già pochi soldi. Sarò pure un sempliciotto, ma tra un governante un tantino ladrone ma navigato e capace, ed uno onestissimo che non abbia la minima idea della rotta da seguire nei momenti più drammatici, preferisco sempre il primo.

Roberto Ezio Pozzo, 25 Mag 2020, qui.

Parole sante. Certo che si preferirebbe l’esperto onesto, ma se questo non c’è sarebbe opportuno cercare chi ci consenta di portare a casa la pelle. Se col mio baco nel cervello dovesse mettersi male e ci fosse bisogno di trapanarmi il cranio per tirarlo fuori, nella ricerca del medico più adatto credo che avrei ben altre priorità che indagare se paga tutte le tasse, se è fedele alla moglie, se abbia mai sottratto all’ospedale una siringa da usare a casa.

Ancora due parole per quelli che si scandalizzano e si indignano e inorridiscono per i quelli che vanno al bar – con autentici rigurgiti di fogna come

Gli italiani siamo popolo latino e come tutti i popoli latini abbiamo bisogno di chi ci comanda ossia un dittatore in questo caso polizia e carabinieri….
Peccato che il Covid-19 non sia intelligente e giusto nella scelta delle sue vittime.
ora riparte il contagio e sarà peggio perché essendo quelli più a rischio verrà mascherato e la gente crederà che il virus si sia indebolito, quindi avremo una ondata pazzesca.
siamo imbarazzanti come razza umana
Lo avevo scritto io che non siamo all’altezza della democrazia, che i popoli che abitano sta porzione di crosta terrestre non hanno le facoltà mentali per una presa di decisione politica seria. […] Il popolo italiano ha bisogno di una raddrizzata seria, o si fa andar bene la autoraddrizzata o non si può lamentare delle conseguenze.
Guardando gli assembramenti di queste persone, penso che meritano di venir puniti, sia dalla vita che dal virus.
magari il virus no ma i lavori forzati e 4pedate in culo si
A volte, mi viene da pensare che il genere umano, meriti l’estinzione) –

uno dei più gettonati leitmotiv è “ma veramente questi si immaginano che l’aperitivo sia la vita?” Beh, per me no, ma per il barista sicuramente sì, l’aperitivo è proprio la vita, nel senso più letterale del termine: l’aperitivo è pane per mangiare, pane da portare a casa ai figli, sopravvivenza. Ma per qualcuno sono ragionamenti troppo complicati.

Poi volendo ci sarebbe questo sondaggio. Non che ai sondaggi creda molto, ma magari un’idea può anche darla.

A quale partito daresti il tuo voto oggi, in caso di elezioni anticipate?

Lega                                      49%

Partito Democratico          13%

Movimento 5 Stelle             8%

Fratelli d’Italia                     11%

Forza Italia                             3%

Italia Viva                             10%

+Europa                                  1%

La Sinistra                              1%

Europa Verde                        0%

Cambiamo                             0%

LeU                                         1%

Altre liste                               1%

Non voterei                           2%

37507 VOTI

Poi probabilmente coi pasdaran andrà a finire così
cazzimiei
In ogni caso mi auguro che ci sia qualche volenteroso che organizzi delle antironde di cittadini furibondi che pestino di santa ragione le ronde di regime. E poi c’è da guardare questo: buon divertimento

barbara

OGGI PARLIAMO DI VOTO

Del diritto di voto, per la precisione. Avete presente quella cosa cominciata come diritto di quattro gatti, poi i gatti sono diventati otto, poi ci sono entrati anche quelli senza pedigree, poi anche le gatte… E uno si immagina che una volta raggiunti i diritti siano irreversibili, garantiti, irrevocabili. Si immagina. Ma siccome la realtà non di rado supera l’immaginazione, ecco che arriva un saltimbanco bufalaro pregiudicato per omicidio, che decide che ai vecchi il diritto di voto dovrebbe essere revocato (sono caduti in prescrizione? E a che età dovrebbe scattare, la prescrizione? Settantun anni e tre mesi sono il momento giusto?). E sapete perché? Perché essendo vecchi, non hanno più nessun futuro (mai sentito, giusto per dirne una a caso, che c’è gente che vive anche fino a 100 e più anni? Mai sentito, giusto per dirne un’altra a caso, che c’è gente per la quale a 16 anni il futuro è già finito?) E arrivati a questo punto pensate che abbiamo toccato il fondo? Beh, scordatevelo. Perché adesso arriva il Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, avvocato Giuseppe Conte, seduto su quello scranno grazie allo scippo del diritto di voto perpetrato dal signor mattarella ai danni di tutti gli italiani, che, richiesto di un parere in merito risponde:

No, dico, ci rendiamo conto?
Risponde invece da par suo il solito Giovanni Bernardini

VECCHI E GIOVANI

Beppe Grillo vuole togliere il voto agli “anziani”. Perché? Semplice. Chi è vecchio, dice il buffone genovese, è grettamente legato al presente, non ha una visione ampia, proiettata al futuro del mondo. Quindi non è giusto che col suo voto comprometta le aspettative di chi è giovane e nel futuro ci vivrà.
Fantastico! Cosa controbattere a tanta profonda filosofia politica? Vediamo un po’…

“Ragionando” (si fa per dire) come Grillo si dovrebbe attribuire un diverso valore al voto a seconda dell’età dei votanti. Perché limitarsi a togliere il voto ai vecchi? Un ventenne ha prospettive di vita più lunghe che non un quarantene, quindi il suo voto dovrebbe valere 10 e quello del quarantenne solo 5. Il voto del sessantenne dovrebbe valere due, quello del settantenne zero. Interessante…

Chi ha detto che i vecchi non pensano al futuro? I vecchi hanno figli e nipoti e votando pensano a loro più che a se stessi. Non solo, con l’avanzare degli anni si riduce non solo l’aspettativa di vita ma anche la quantità di piaceri che la vita può offrire. Tutto questo spinge il vecchio, anche quello senza figli, a pensare più al futuro che al passato. Chi è più giovane può votare pensando più che altro alle conseguenze immediate del suo voto. Chi giovane non è più ha meno prospettive immediate che lo attirano ed è spinto a pensare a chi verrà dopo di lui.

Ma questi sono dettagli. Il vero problema è: si può contrapporre il presente al futuro? La riposta è un NO grande come una casa.
Il futuro di oggi è il presente di domani ed il passato di dopodomani. Si lavora per un buon futuro costruendo un presente almeno decente. Non esistono fratture insanabili fra generazioni. Risolvere alcuni problemi che ci assillano oggi vuol dire anche lasciare qualche problema in meno ai nostri figli e nipoti.

Esistono però filosofie politiche che si basano tutte sulla contrapposizione assoluta fra presente e futuro. Sono le filosofia futuriste. Il marxismo – leninismo è forse la più importante.
Per queste filosofie le esigenze di chi vive nel presente non contano nulla e devono essere sacrificate alla felicità delle generazioni future. Il sacrificio di intere generazioni è stato in questo modo giustificato con l’argomento che questo preparava la assoluta felicità di chi vivrà fra cento o mille anni.

Si tratta di filosofia irrazionali ed immorali.
Irrazionali perché, si risolvono in un continuo rinvio al futuro. Fino a che esisterà il mondo esisterà un futuro, quindi un domani indeterminato a cui rinviare l’assoluta felicità di persone che mai conosceremo, che mai NESSUNO conoscerà. Le sofferenze di chi vive nel presente continueranno in eterno ad essere sacrificate ad una sempre sfuggente felicità futura.
Immorali perché nessuna generazione ha più diritti di un’altra. Perché le esigenze della generazione di oggi devono essere sacrificate a quelle della prossima? (vale anche l’opposto, ovviamente). Le generazioni vecchie hanno gli stessi diritti di quelle giovani, e viceversa. I vecchi devono veder tutelati tutti i loro diritti, compreso quello di voto. Punto.
Il futurismo spezza il legame fra generazioni ma in questo modo sacrifica qualche generazione a qualche altra. Per questo, ricorda Popper in “La società aperta e i suoi nemici” è profondamente immorale.
Ma pretendere che un buffone conosca Popper è davvero esagerato.

Ma se Giovanni Bernardini prende posizione per la conservazione del diritto di voto nella forma attuale, e se qualcuno propone di estenderlo ai sedicenni, c’è anche chi getta impavido il cuore oltre l’ostacolo e decide di andare oltre, molto oltre… Ecco il suo pregnante articolo, con qualche nota mia inserita fra le righe.

I nostri ragazzi, il futuro, il voto. Prendiamoli sul serio

Luigino Bruni venerdì 11 ottobre 2019

La storia della democrazia è la storia del progressivo allargamento della partecipazione. In principio, nell’antica Grecia o nell’Israele biblico, la partecipazione alla vita della comunità era privilegio esclusivo di pochi maschi adulti, liberi (non schiavi), non poveri, non lavoratori manuali. Quella democrazia, che rimane straordinaria per molti punti di vista, era un’esperienza elitaria riservata a una minoranza ben delimitata. Era una democrazia oligarchica. Quella prima élite, con il passare dei secoli, ha incluso nuove categorie di soggetti, ma lo ha fatto molto lentamente e in seguito a qualche forma di conflitto o di rivoluzione. Nell’Europa cristiana il voto era riservato agli aristocratici e agli uomini benestanti. Si votava per sesso, censo e per istruzione – gli analfabeti erano quasi ovunque esclusi. Solo in brevissimi periodi durante le rivoluzioni (francese o romana) si realizzarono dei suffragi estesi ai poveri e alle donne. E anche nella seconda metà del Novecento, quando in quasi tutti i Paesi hanno conosciuto il suffragio universale, in realtà il suffragio non è mai stato veramente universale, perché restavano e ancora restano esseri umani, che potenzialmente avrebbero il diritto di voto [che cosa significa “potenzialmente avrebbero diritto al voto”?] ma che di fatto non votano – per non parlare degli animali, dei fiumi, degli oceani, degli insetti, delle piante, che subiscono le scelte votate dagli umani. [ah, ma io non ho mica niente in contrario: mi si infili un oceano dentro una cabina, e io gli riconosco il diritto di voto seduta stante. Si insegni agli insetti a tenere in mano una matita e io gli riconosco il diritto di voto seduta stante. Tutti centottantamila miliardi di miliardi di miliardi] Si pensi ai residenti senza cittadinanza, e si pensi ai minorenni, cioè ai ragazzi e ai bambini.

Quando con il Novecento si iniziò ad estendere il voto ai poveri e poi alle donne, le élite detentrici del voto e del potere avevano forti dubbi e molti timori, perché in molti pensavano che concedere il voto ai poveri – che erano molto più dei ricchi – avrebbe comportato la fine di molta parte del loro potere e dei loro privilegi secolari. La soluzione di questo paradosso – se non si dà il voto ai poveri questi fanno la rivoluzione, ma se diamo loro il voto questi ci tolgono il potere democraticamente – fu la nascita del Welfare State, lo Stato sociale. Le élite, per restare al loro posto, dovettero offrire – quasi sempre obtorto collo – parte della loro ricchezza ai più poveri: riconoscendo diritti, creando la scuola pubblica e forme di assistenza e di sanità universali, e soprattutto dando vita a lavori dignitosi. [Uhm. Sicuro che sia proprio proprio così che sono andate le cose?] Sono queste le basi del patto sociale del Novecento e delle Costituzioni, su cui si regge ancora (con fatica) la nostra democrazia.

Gli allargamenti del diritto di voto sono stati frutto di cambiamenti epocali di paradigma socio-economico-politico, e sempre accompagnati da grandi dibattiti e tensioni tra chi era ‘dentro’ e chi era ‘fuori’ la cittadella dei votanti e del potere. Oggi stiamo vivendo una stagione di cambiamento di paradigma, e gli ‘esclusi’ che ci chiedono di entrare nel club dei votanti sono i ragazzi, i bambini. Si riparla, anche in Italia, del voto ai sedicenni. Ma, in realtà, la vera sfida – distinta e legata a questa: l’abbassamento della soglia della maggiore età lascia aperta la questione più ampia della rappresentanza politica dei minori – riguarda il voto ai bambini di ogni età [di tre anni, di un anno, di sei mesi, di tre settimane, di quattro giorni, di due ore].

Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, alcuni filosofi ed economisti, come il belga Philippe Van Parijs e l’italiano Luigi Campiglio avevano posto la questione del voto ai bambini – il libro di Campiglio, ‘Prima le donne e i bambini’, è del 2005. Proposte che hanno suscitato dibattiti tra alcuni addetti ai lavori, ma che non hanno mai raggiunto il grande pubblico perché il voto ai bambini diventasse effettivo [mattugguarda che cosa strana. Tutta colpa dei Poteri Forti, scommetto].

L’urgenza della questione ambientale, e la conseguente entrata sulla scena pubblica del pensiero dei ragazzi grazie al movimento Fridays For Future, che rappresenta l’evento politico globale più importante del nuovo millennio, stanno creando oggi le condizioni affinché la proposta di estendere il voto ai bambini venga presa molto sul serio [a me veramente quell’osceno bordello sembrerebbe una validissima ragione per riportarlo almeno a 21 anni, pensa un po’]. Chiaramente si tratta di un voto espresso tramite un adulto [no, questa non l’ho capita, potrebbe cortesemente spiegarmela?], che per Campiglio dovrebbe essere la madre – proposta che personalmente condivido, anche se sono possibili altre soluzioni, come l’alternanza tra i genitori nella rappresentanza dei minori.

È evidente che quanto sta avvenendo nel mondo sta mostrando una nuova soggettività politica dei ragazzi – non dimentichiamo che quando Greta ha iniziato la sua protesta aveva quindici anni, e molti attivisti del suo movimento sono pre-adolescenti [appunto, è esattamente quello che stavo dicendo io]. I bambini, le bambine, le ragazze e i ragazzi ci stanno dicendo cose nuove sulla politica [sì?], sull’economia [ma va?], e soprattutto sul presente e sul futuro del pianeta [ullàllà]. E stanno, a loro volta, dando voce al pianeta, agli animali e alle altre specie viventi [anche questa, se devo essere sincera, mi rimane un pelino oscura. Non è che cortesemente…]. Possiamo continuare a trattarli paternalisticamente da bambini [ma se i bambini li stiamo trattando paternalisticamente (magari qualcuno preferirebbe trattarli bibbianamente, chissà), le piante come le stiamo trattando? E gli insetti? Gli oceani? No sa, non per pignoleria, ma vorrei sapere come devo chiamare quelle cose lì], e continuare tutto come prima; oppure possiamo prendere molto sul serio questo kairos della storia, e allargare la democrazia includendoli. Come abbiamo fatto con i poveri, con gli analfabeti, con le donne [sa, ci sarebbe una cosa. Gli analfabeti nelle democrazie non ci sono più. Quanto ai poveri e alle donne, hanno un cervello che funziona quanto quello dei ricchi e degli uomini. Una volta non lo pensavano perché c’erano molti pregiudizi, adesso quei pregiudizi non ci sono più e lo sanno tutti. È sicuro che esista un kairòs in cui il cervello di un bambino di un anno comincerà miracolosamente a funzionare come quello di una persona adulta?]. Oggi ci vergogniamo quando dobbiamo dire ai nostri figli che le loro bisnonne non votavano [noi chi? Parli per sé, per favore. Io sono invece molto orgogliosa dei progressi fatti da allora grazie alle battaglie delle donne e degli uomini di buona volontà che ci hanno preceduti!]. Domani ci vergogneremo quando diremo ai nostri pronipoti che nel XXI secoli i bambini e i ragazzi non avevano un accesso al voto e quindi alle decisioni che riguardavano il loro futuro [sulle quali avevano piena cognizione di causa, al punto da dare lezioni di climatologia ai migliori climatologi del mondo].

Estendere, in qualche modo [che cosa significa estendere il voto “in qualche modo”? È un voto o non è un voto?], il voto ai bambini significa spostare il baricentro della politica verso il futuro, che è la vera e forse unica soluzione agli enormi problemi del pianeta creati da adulti che si sono comportati da ‘bambini’ [no, questa proprio non ce la faccio a commentarla]. Certo, anche in questo allargamento ci sono molte ragioni per evitarlo, e alcune anche serie e importanti (tra queste il dettato costituzionale sul voto…). Se torniamo a leggere le ragioni che molti portavano contro la partecipazione elettorale di analfabeti e donne, troviamo argomentazioni che in quel tempo sembravano convincenti e inoppugnabili. Eppure, qualcuno riuscì a trovare una ragione in più e diversa per allargare il voto. Forse anche oggi possiamo trovare una buona ragione in più, e far diventare davvero cittadini anche i bambini.

Nella Bibbia i bambini sono presi molto sul serio. Davide, Geremia, Samuele erano dei ragazzi quando hanno ricevuto la loro vocazione [Davide, al di là dell’iconografia, non era esattamente un ragazzino, Geremia ha iniziato la sua attività a 24 anni, Samuele era giovane, non ragazzino]. Gesù a dodici anni ammaestrava i dottori nel tempio [forse non avrebbe guastato una rilettura (o prima lettura?) del vangelo di Luca, prima di scrivere simili puttanate], che (forse) capirono che un dodicenne aveva cose importanti ed essenziali da dire [il vangelo non dice ASSOLUTAMENTE niente del genere]. I nostri dodicenni ci stanno dicendo cose essenziali, le cose più importanti da molti decenni [qualche esempio? Qualche documentazione?]. Saremo alla loro altezza se li includeremo pienamente in quella cittadinanza che si stanno meritando sul campo. (qui)

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Sì, lo so, mettermi a commentare il contenuto di questa pattumiera è una cosa un po’ scema, ma magari uno lo legge in fretta e qualche delirio gli sfugge. E invece non deve sfuggire, perché una roba come questa serve perfettamente a spiegare perché stiamo sempre più sprofondando nella merda.

barbara