IL LIBRO NERO DELLA DONNA

Gli aborti selettivi (circa cento milioni di donne mancanti nel mondo solo a causa di quelli), gli infanticidi selettivi, le bambine non uccise direttamente ma morte perché intenzionalmente lasciate con meno cibo, meno cure quando si ammalano (ed essendo denutrite si ammalano molto di più dei loro fratelli maschi), meno attenzione riguardo a possibili incidenti. E poi le mutilazioni genitali, che provocano spesso infezioni, a volte mortali, e parti molto più a rischio, gli stupri etnici, le violenze familiari – regolarmente impunite – giustificate da tradizioni claniche e religiose, matrimoni imposti, non di rado in età prepubere, che si risolvono in una infinita serie di stupri e in pericolosissime – a volte mortali – gravidanze precoci. Femminicidio è un termine brutto, ma il fenomeno esiste. Qualcuno, guarda caso uomo, lo ritiene un termine assurdo, ritiene che l’uccisione di un essere umano debba essere qualificata sempre e comunque come omicidio. Ma se io uccido qualcuno che non mi ha fatto alcunché di male, che addirittura magari neanche conosco, unicamente perché negro, o ebreo, o zingaro, non concorderebbe chiunque sul fatto che questo assassinio debba esser classificato in una categoria a parte, e non assimilato a un omicidio commesso per vendetta o per interesse? E dunque perché mai l’assassinio di una donna dovuto unicamente al fatto che si tratta di una donna non dovrebbe essere considerato come una categoria a sé, separata dal “normale” omicidio?
E poi ancora i diritti politici negati, i diritti civili negati (donne, magari ministro, che non possono lasciare il Paese per gli impegni relativi al proprio mandato senza l’autorizzazione del marito), minore scolarizzazione, discriminazioni sul lavoro e in molti altri ambiti… L’analisi della condizione femminile in tutto il mondo contenuta in questo corposo volume è davvero esaustiva, e impressionante. Con qualche – non troppo sorprendente – bizzarria, come le violenze domestiche sopportate dalle donne palestinesi addebitate all’occupazione e soprattutto all’intifada, ripetutamente nominata senza mai dire che cosa sia, sicché chi non segua le vicende di quella parte del mondo potrebbe tranquillamente immaginare che si tratti di qualche diavoleria vessatoria inventata da Israele, e comunque la cosa funziona così: per colpa dell’intifada gli uomini sono senza lavoro; siccome sono senza lavoro devono stare tutto il giorno a casa; siccome devono stare tutto il giorno a casa si annoiano a morte; e siccome si annoiano a morte, per fare qualcosa e per scaricare il nervosismo pestano le mogli. E anche gli incesti sono da attribuire alla stessa causa:
La televisione via cavo e l’accesso a internet hanno introdotto nelle case programmi e siti pornografici fino a quel momento vietati o di difficile accesso in una società tradizionalista e pudibonda. «Confinati in casa dalla disoccupazione, gli uomini, giovani e meno giovani, passano molto tempo davanti alla tv. Quello che vedono gli riempie la testa di idee, e poi passano all’azione con quello che hanno “sottomano”, la loro figlia o la loro sorella» spiega Shaden Bustami, direttrice dell’Associazione per la difesa della famiglia (Adf).
C’è anche qualche clamorosa ingenuità, come quella di accreditare al pur restrittivo e misogino Iran l’assenza degli aborti selettivi, quando dovrebbe essere noto a chiunque che in Iran non vengono effettuati aborti né selettivi né ciechi, dal momento che l’aborto è vietato per legge; e c’è un astioso attacco a 360° contro George W. Bush Ma a parte queste e alcune altre cose su cui si può dissentire, è un libro che dovrebbe davvero essere letto, perché magari si segue la cronaca, si leggono i giornali e si crede di sapere tutto e invece no: ce ne sono di cose che non sappiamo, e quante ce ne sono.

Il libro nero della donna, A cura di Christine Ockrent, Cairo editore
Il libro nero della donna
barbara

ANTONIA

Antonia Stanghellini, intendo, la donna uccisa con quattro coltellate, di cui una al cuore, dall’ex convivente marocchino, in un paese della Brianza. E leggendo la cronaca mi viene da pormi alcune domande. Leggo, per esempio, che lo aveva già denunciato tre volte, e poi tutte e tre le volte aveva ritirato la denuncia. Naturalmente sappiamo tutti che le denunce non servono a niente, che nessun provvedimento può essere preso se prima non si viene ammazzati, ma lei perché ha ritirato la denuncia? Leggo che viveva con lui da diciassette anni, e lui l’aveva sempre picchiata, fin dall’inizio: perché ha continuato ad autorizzarlo a picchiarla? Perché ha fatto sì, col suo comportamento, che lui si sentisse legittimato a picchiarla? Leggo che con quest’uomo aveva fatto due figli: perché ha scelto di farli vivere in quell’inferno di liti e di botte? Se per se stessa poteva avere il diritto di scegliere l’inferno, con quale diritto ha scelto di condannare all’inferno anche i figli? Leggo che la madre dichiara: «Quante volte siamo corsi, anche di notte, a casa loro, perché lei ci chiamava e non sapeva cosa fare». Davvero una donna massacrata di botte non sa cosa fare? Niente niente? Per esempio chiamare i carabinieri invece che i genitori e farlo cogliere in flagranza di reato, no? È un’idea troppo peregrina?
Ho già scritto ripetutamente su questo tema, che non finirà mai di provocarmi travasi di bile: se le nostre nonne erano costrette a sopportare ogni sorta di angherie e di violenze perché non avevano un lavoro, non avevano denaro proprio, spesso erano pochissimo o per niente scolarizzate e per giunta vivevano in una società che riconosceva loro ben pochi diritti, che cosa può giustificare il fatto che una donna OGGI, con un lavoro, con una scolarizzazione medio alta, in una società che ha tutti gli strumenti sociali e legali che le permettono di difendersi, scelga di subire ogni sorta di umiliazioni, ogni sorta di torti, ogni sorta di soprusi, ogni sorta di violenze, e come se non bastasse condanna a subire tutto questo anche i figli innocenti, che non hanno alcuna possibilità di scegliere, di difendersi, di sottrarsi all’inferno? Davvero, non lo capisco e non lo capirò mai.

Meglio, molto meglio imparare a difendersi, e soprattutto essere convinte del diritto di farlo e del proprio valore.

(Dite che c’entra poco? E io ce lo faccio entrare lo stesso)

barbara