MA SI PUÒ VIVERE COSÌ?

Ho una zia in fin di vita, in provincia di Padova. Chiamo i carabinieri – visto che sono loro a punire gli sgarri alle norme stabilite dal boss, dovrebbero sapere quali siano esattamente le cose che si possono e quelle che non si possono fare – spiego la situazione e chiedo se la partecipazione a un funerale rientri fra i motivi riconosciuti validi per uscire dalla regione. Non lo sa, e mi dà il numero della prefettura, dove dovrebbero saperlo di sicuro. Chiamo, rispiego la situazione, ripropongo la domanda e lui mi dice che: oltre all’autocertificazione devo farmi mandare dall’agenzia di pompe funebri tramite PEC l’indicazione esatta, giorno e ora, di quando si terrà il funerale, nome e indirizzo della chiesa in cui si svolgerà e indirizzo del cimitero in cui verrà sepolta; copia del manifesto dei condoglianti in cui io compaia con nome e cognome e qualifica di nipote; devo andarci per la via più breve senza deviazioni; devo partire in un orario che mi consenta di arrivare giusto in tempo per il funerale e rientrare subito dopo, tranne il caso che si svolga nel tardo pomeriggio e non abbia modo di rientrare in nottata, nel qual caso mi è consentito pernottare in loco e ripartire la mattina successiva. Detto questo, mi ha avvertita che comunque, in caso di controllo, il controllante potrebbe decidere, in base ai propri criteri personali, che partecipare a un funerale non è una inderogabile necessità o che una zia non è una parente sufficientemente stretta da giustificare lo spostamento, e quindi multarmi.
Servono commenti?

barbara