ORA IO, SECONDO LA SUA LOGICA

boldrinascema
dovrei chiedere scusa a nome di tutte le donne perché il problema della scemitudine è un problema delle donne? Col piffero, cara boldrina! Col piffero che sono sceme le donne e col piffero che io chiedo scusa! Scusati tu, che della scemitudine sei la quintessenza. Eccheccazzo.
E per fare dispetto alla boldrina senti allora cosa fo: ti sparo una canzone antifemminista, ecco cosa fo.

barbara

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CHISSÀ QUANTI DI VOI

si saranno innamorati con questa canzone! Chiunque ascolti la radio ha occasione di sentire questa frase almeno una volta al giorno, e io ogni volta mi chiedo come funzioni. Cioè, sono vicino a Carlo, suonano Questo piccolo grande amore e io mi innamoro di Carlo; sono vicino a Giulio, suonano Questo piccolo grande amore e io mi innamoro di Giulio; sono vicino a Carlo, suonano Fin che la barca va e non mi innamoro di Carlo; sono vicino a Giulio, suonano Fin che la barca va e non mi innamoro di Giulio. A volte si sentono anche le testimonianze: noi ci siamo innamorati proprio con questa canzone, e lì le mie perplessità aumentano ulteriormente. Sull’intelligenza umana, intendo. Io mi sono innamorata a un tavolo da ping pong, in uno studio dentistico, ai piedi di un ciliegio, in un’aula universitaria, a Hyde Park… Mi sono innamorata di una persona, di uno sguardo, di un gesto, di un corpo, di una voce… Innamorarmi “con” qualcosa è un concetto che proprio mi sfugge. E a voi?
Ad ogni buon conto, per dispetto, vi schiaffo giù questa.

barbara

TORTURA

Si è recentemente parlato, nei commenti a un post, di elettroencefalogramma. Mi è venuto allora in mente questo testo che ho scritto e consegnato alla mia dottoressa insieme al referto dell’ultimo EEG, per riferire sulla tortura a cui sono stata sottoposta e chiarire la situazione.

Ritengo necessario precisare che l’attacco di convulsioni – cosa mai avvenuta prima nella mia vita, né in questo tipo di circostanza, né in nessun’altra situazione – avuto alla fine non ha alcun collegamento con l’iperpnea ma unicamente con il comportamento della signora che ha condotto il test. La quale, prima di iniziare, mi ha perentoriamente intimato: “Stia rilassata!”, cosa che, come chiunque sa, può avere l’unico effetto di mettere in tensione. Infatti dopo un po’ mi ha ordinato di respirare normalmente, perché avevo una respirazione corta e semi-strozzata e, ha detto, questo alterava il tracciato. Allora ho cercato di respirare normalmente, ma per farlo dovevo controllare attentamente il mio respiro, e quindi ero tutto meno che rilassata. Poi è arrivato il momento dell’iperpnea. Tutte le volte precedenti, arrivata a quel punto, mi veniva detto adesso respiri velocemente e continui fino a quando non le dico basta, e io lo facevo. Questa volta la signora che conduceva l’esame, fin dall’inizio, ogni respiro e mezzo, cioè circa sei secondi, continuava a martellare respiri respiri respiri respiri respiri respiri respiri respiri respiri respiri respiri respiri, era come se avessi un chiodo piantato in mezzo alla testa e un martello che ci batteva ritmicamente sopra respiri respiri respiri respiri respiri respiri respiri, come la tortura della goccia d’acqua. A un certo momento dentro la mia testa ho cominciato a urlare basta basta basta basta basta basta sperando che si arrivasse finalmente alla fine e invece continuava imperterrita, implacabile, spietata respiri respiri respiri respiri respiri respiri. Quando, ad un certo punto, forse percependo la mia sofferenza, ha detto “su, coraggio, dobbiamo arrivare a cinque minuti”, mi è stato chiaro che mancava ancora un bel po’, e a quel punto mi è esploso il cervello e ho avuto un provvidenziale attacco di convulsioni che ha posto fine alla tortura. (Sono sempre stata convinta che il corpo umano è un animale intelligente e nelle situazioni di emergenza riesce (quasi) sempre a trovare una soluzione prima che sia troppo tardi, come i tappi della corrente che saltano prima che si verifichi il disastro). Sono stata malissimo due giorni, e per diversi giorni ogni tanto nel sonno mi arrivava questo terrificante respiri respiri respiri respiri… un incubo.

Poi lei sul primo foglio ha scritto che l’esame era stato interrotto prima della conclusione causa sopravvenuto attacco epilettico con convulsioni, e il medico che ha stilato il referto lo ha fatto sulla base di questa indicazione, nonostante io sapessi con assoluta certezza di non avere avuto un attacco epilettico. Poi ho inviato all’amico neurologo che gira da queste parti la scansione degli ultimi fogli, tracciati mentre era in corso l’attacco di convulsioni, e lui non vi ha trovato la minima traccia di attacco epilettico, né in corso né montante.
EEG
Dato che il mio tumore (benigno) al cervello può scatenare attacchi epilettici, probabilmente dovrò sottopormi ad altri EEG in futuro, ma sicuramente mai più ne farò uno qui.

PS: e ancora non mi spiego perché quel “basta”, invece che col pensiero, non lo abbia urlato con le corde vocali.

E ora rilassiamoci davvero con una delle canzoni più belle mai scritte.

barbara

 

GIORGIANA MASI

giorgiana2
Assassinata nel maggio di 36 anni fa, all’età di 19 anni, dai cecchini di Francesco KoSSiga. Quello che ha ammesso di avere fornito ai terroristi armi e documenti falsi (e in un’altra occasione ha dichiarato che siccome il terrorismo è una realtà, bisogna venirci a patti), cercando poi di rifarsi una verginità con la “rivelazione” del lodo Moro, ossia quella cosa che consentiva ai terroristi di usare in territorio italiano quei documenti falsi e quelle armi che il signor KoSSiga aveva fornito loro. (Ignorava evidentemente, il signor KoSSiga, che una baldracca, anche se si fa ricostruire l’imene, sarà pure tecnicamente vergine, ma sempre baldracca resta).

[…]E poi, fra tanti, c’era lei, Giorgiana, anche lei la nostra eta’ ma molto piu’ matura di noi. Un modello a scuola, voti buoni, ed un equilibrio che ce lo sognavamo noialtri con la testa piena di progetti e fantasie. Il suo impegno, il femminismo convinto. Un impegno militante, la convinzione della non-violenza. Lei, una figura esile e magra, che portava il busto tanto era fragile, con quei capelli neri un po’ arruffati, fermati ogni tanto da una fascia, d’inverno l’immancabile poncho peruviano, altrimenti gli ampi camicioni a coprire quel suo esile corpo. Ma dentro era una roccia, granitica nelle sue convinzioni. Fu grazie a lei che scoprii i Radicali, anche se non era del tutto convinta di quel partito…. lei era di sinistra, ma l’impegno civile per le donne da lei ricercato si
coniugava bene con quell’allora folckloristico partito. Fu grazie a lei che presi coscienza che i diritti civili e politici erano importantissimi e si potevano esprimere anche con una pacata fermezza. Lei che era nella classe accanto alla mia, la V A del Pasteur dove c’era pure la Federica che ora e’ giornalista del TG3. Per anni che la vedevamo tutti i giorni sempre uguale, una presenza certa quanto discreta; mai un gesto eclatante od un urlo.
“Ma come ti chiami, sul registro c’e’ scritto Giorgiana…”
“Giorgina” e l’avra’ ripetuto chissa’ quante volte.
Ogni tanto non la reggevi coi suoi discorsi a senso unico specialmente nelle assemblee, ma lei non si scomponeva :
– Parliamo d’altro, che palle, dai …-
“Si vede che e’ piu’ facile arrivar li’ che nella tua testa….”.
-…’Mazza ce vai giu’ co’ lo scannatoio altro che col bisturi Giorgi’….!! –
Mai un’incertezza, mai un tentennamento, sempre sicura.
– T’ho vista con un ragazzo… –
” Stiamo insieme….”
– Ma dai… chi l’avrebbe detto… pensavo che ci considerassi tutti nemici noi maschietti…!! –
“Ma va’, stupido…”.
Quella mattina doveva esserci anche lei a scuola. Il giorno prima c’era stata la manifestazione non autorizzata dalla questura di Roma organizzata dai radicali in ricordo della vittoria del referendum sul divorzio del ’74, tre anni prima. Si sarebbe dovuto festeggiare,cantare, ballare e basta… Io non ci andai…. gli allenamenti erano prioritari su queste cose. Molti invece ci andarono lo stesso perche’ pensavano che ballare, cantare e festeggiare non facesse male a nessuno. Ci ando’ pure lei col suo carico di entusiasmo, di impegno politico non violento e di gioventu’. Quelli pero’ erano anni che raramente lasciavano spazio alla moderazione ed all’impegno pacifico. Ci furono gravi scontri scientificamente programmati sia da parte delle forze dell’ordine che da manifestanti di estrema sinistra. E ci ando’ di mezzo pure chi voleva solo festeggiare. Era la sera del 12 maggio ’77 quando spararono a Giorgiana mentre cercava di andare verso Trastevere, dall’altra parte di ponte Garibaldi, lontano da quegli scontri. Un colpo alla schiena mentre stava per mano del suo Gianfranco.Un buco nella schiena di quel corpo cosi’ esile. Un buco cosi’ grande che le piego’ le gambe e scivolo’ per terra con ancora la mano in quella di Gianfranco. Davanti al cancello, in attesa di entrare, la notizia arrivo’ come una mazzata nello stomaco ed un freddo gelido che mi attraverso’ le ossa.
“Ma chi… Giorgina…. ma non e’ possibile, ma non ha mai fatto nulla di strano !!”
Tutto avrei immaginato che sarebbe potuto accadere, ma non a lei.
Non lei.
Lei no.
[…]
Giorgiana fu colpita da un proiettile non appartenente a quelli in dotazione delle Forze dell’Ordine che usano la Beretta calibro 9, ma di un calibro di arma da “guerra”.
(Da un post di un compagno di scuola, riportato qui)

Per chi è troppo giovane per ricordare quei fatti, una dettagliata ricostruzione qui:
Giorgiana Masi

Poi un video costruito dai radicali con immagini di quel giorno e dichiarazioni ad esso relative

e la bellissima e struggente Bologna ’77 del grande Stefano Rosso, dedicata a Giorgiana, anche questa con un video che mostra le immagini di quei giorni e didascalie in sovraimpressione.

PERCHÉ GIORGIANA, ASSASSINATA CON UN COLPO ALLA SCHIENA A DICIANNOVE ANNI, NON DEVE ESSERE DIMENTICATA. MAI.

barbara