QUEL GRAN CIALTRONE DI ALESSANDRO BARBERO

Un po’ più di un mese fa mi sono stati inseriti nei commenti a questo post alcuni video, fra cui quello in cui Alessandro Barbero racconta, con incredibile cialtroneria, la “sua” storia di Israele dimostrando, oltre che di essere un grandissimo cialtrone, anche di conoscere meno di zero delle cose di cui pretende di parlare. E qualcuno ha così commentato:

Mi demolisci Barbero? io lo considero un grande divulgatore, non mi sembra abbia mai lasciato spazio a sentimenti personali, almeno in quello che ho sentito in tutti i suoi interventi reperibili sul web.

Per rimettere le cose a posto, lascio la parola a chi è sicuramente più competente di me (che lo sono comunque quanto basta per poter dire senza tema di smentita che Barbero è un mastodontico cialtrone, oltre che ignorante e falsario)

L’antica Israele e il passo falso dello storico Barbero

Nelle ultime settimane, alla luce della situazione, gira e rigira sui media un’intervista data dall’insigne storico Alessandro Barbero a Camogli nel 2018 (youtube.com/watch?v=MEUiCZKOoxI). Nell’intervista, Barbero spiega perché il passato può ancora sorprenderci e quindi come nuove scoperte ci costringono a scoprire che la nostra visione del passato “in realtà era tutta sbagliata”. Il primo esempio che Barbero ci presenta, considerando la macro storia del popolo ebraico, gli “ebrei” per l’autore, è quello dell’antico regno di Israele, che non sarebbe mai esistito. Narra Barbero che fino a pochi anni fa, secondo vari storici che si basavano sui “racconti” dell’Antico Testamento, esisteva in “Palestina”, ben 1000 anni prima di Cristo, il grande regno di Israele. Questo raggiunse l’apice durante il regno di gloriosi re, Davide e Salomone. Inoltre, la capitale del regno, Gerusalemme, possedeva grandiosi edifici tra cui il Tempio di Salomone.
Poi, continua Barbero, gli archeologi israeliani (chi e quando?) hanno iniziato a scavare alla ricerca “di questo grande regno e di questa grande capitale”. Tuttavia, fa notare Barbero divertito, gli archeologi israeliani, una volta raggiunto lo strato pertinente al periodo di storia considerato, non hanno trovato niente, tranne qualche focolare di nomadi.
Naturalmente, a detta di Barbero, i politici israeliani (quali?) non erano contenti, né lo era l’opinione pubblica. In breve gli archeologi israeliani (ma quali?) avevano dimostrato al di là di ogni dubbio che il “grande regno di Israele” non era mai esistito né che esisteva Gerusalemme o il Tempio di Salomone, ma vi erano solamente nomadi che vagavano nella steppa. Innanzitutto, il paesaggio dell’area geografica descritta da Barbero è molto diversificato, poiché (era) ed è contraddistinto dalla presenza di fertili pianure, in cui cresce grano ed orzo, colline adibite alla coltivazione di vite ed olivo, montagne, altipiani, deserti in cui cresce la palma, il Lago di Tiberiade, il Giordano, ed il Mar Morto. Ma non vi è traccia alcuna di “steppe”.
Ma forse Barbero si è confuso con il deserto dei Tartari. Inoltre, la terminologia utilizzata è problematica. L’uso del termine “Antico Testamento” è offensivo, e per questo all’interno del mondo accademico si preferisce utilizzare il termine Bibbia Ebraica.
Un Antico Testamento implica l’esistenza di un Nuovo Testamento, che come tale squalifica e nullifica il precedente. Anche l’uso del termine Palestina è improprio. Un purista utilizzerebbe alternativamente il termine Terra di Cana’an o Terra di Israele per definire l’area geografica nel periodo considerato. Chi invece vuole riferirsi alla situazione politica attuale, dovrebbe tenere presente che convivono lo Stato di Israele e l’autonomia nazionale palestinese. Il termine Palestina per indicare la totalità dell’area è scorretto. Nel periodo considerato esisteva la Pentapoli dei Filistei, un patto di cinque città (Gaza, Ascalona, Ashdod, Gath, ed Ekron), le quali però occupavano la superficie dell’attuale Striscia di Gaza e di parte della striscia costiera meridionale dello Stato di Israele. E poi chi sono questi archeologi israeliani? O chi sono questi fantomatici politici? Uno storico per onestà ha il dovere di non lasciare nel vago le proprie fonti d’informazione, ma citarle correttamente. Vedremo di farlo per Barbero.
Innanzitutto, vediamo di far luce su cosa è l’antico regno di Israele, e cosa ne dicono gli studiosi, archeologi e storici, israeliani e non. L’anno 1000 a.C. è un periodo a cavallo tra la prima età del ferro, che va dal 1200 al 1000 a.C., il periodo dei giudici tanto per intendersi, e la seconda età del ferro, che va dal 1000 fino al 587 a.C., e cioè il periodo della monarchia, prima il “regno unito di Saul, Davide e Salomone”, e dopo la morte di quest’ultimo, la divisione del territorio tra il regno di Israele, a nord, ed il regno di Giuda, a sud. Secondo gli archeologi, tra cui Israel Finkelstein, intorno all’anno 1000 a.C. si può parlare dell’esistenza di una confederazione, o forse più confederazioni di tribù nomadi, che conosciamo sotto un’identità collettiva con il nome di Israeliti. Queste popolazioni non sono nomadi ma vivono in insediamenti fissi, la cui forma vagamente ricorda l’origine nomade della popolazione. Da notare che anche le abitazioni, la cosiddetta “casa a quattro vani”, assomiglia alle tende che i beduini utilizzano oggi nel Sinai. Ma la popolazione è per lo più oramai dedita all’agricoltura (ed alla pastorizia), e utilizza un nuovo metodo di comunicazione, l’alfabeto, come del resto le popolazioni limitrofe e consanguinee: i Fenici, i Moabiti, gli Ammoniti, e gli Edomiti. Lo studioso Solomon Birnbaum aveva già coniato nel 1954 il termine paleo-ebraico per definire l’alfabeto e la lingua in uso tra queste popolazioni, l’ebraico, cognato al Fenicio. Questo alfabeto, che appare intorno al decimo secolo, venne utilizzato nelle iscrizioni nei regni di Israele e di Giuda fino a tutto il settimo secolo a.C. Quindi niente nomadi.
Ma veniamo alla storia politica, e alla spinosa questione se Davide e Salomone sono veramente esistiti e hanno dominato su un vasto regno. La maggior parte degli studiosi ritiene che Davide e Salomone sono figure storiche, anche se le descrizioni della vastità del suo regno e dell’opulenza della sua corte sono quasi sicuramente un’esagerazione anacronistica. Uso il termine anacronistico poiché, secondo vari studiosi tra cui l’israeliano Israel Finkelstein e l’americano Neil Silberman, le descrizioni bibliche del regno di Davide e del successore Salomone rispecchiano l’estensione e l’opulenza del regno di Israele all’epoca degli Omridi nell’ottavo secolo a.C. (Vedi I. Finkelstein e N. Silberman, The Bible Unearthed: Archaeology’s New Vision of Ancient Israel and the Origin of Its Sacred Texts).
Di fatto, all’interno del mondo accademico, vi sono tre correnti, una minimalista, una massimalista, e una che cerca di barcamenarsi tra le due. Evidentemente Barbero ha citato solamente la scuola minimalista, e nemmeno con tanta esattezza. Per quanto riguarda la corrente minimalista, i suoi principali esponenti, Finkelstein e Silberman ritengono che sia Davide che Salomone siano indubbiamente figure storiche, ma che, tuttavia, regnarono su un’area modesta che includeva Gerusalemme e le sue vicinanze, insomma una città stato. Il primo riferimento al Regno di Israele risale all’890 a.C. circa, e per quanto riguarda il regno di Giuda, al 750 a.C. Detto questo, in questo periodo il regno di Israele era divenuto una potenza regionale, mentre il regno di Giuda raggiunse l’apice solamente molto più tardi all’epoca del re Giosia. Gli storici biblici, quindi, preferirono ignorare la potente dinastia degli Omridi, da loro definita come politeista: basti pensare alla lotta tra il profeta Elia ed i profeti di Ba’al, supportati dal Jezabel, la moglie del re Achab. Quindi la descrizione dell’estensione del regno di Davide e di Salomone così come appare nella Bibbia, se da un lato riflette un’immaginaria età dell’oro, in cui i sovrani osservavano uno stretto monoteismo, dall’altro rispecchia la situazione del Regno di Israele all’epoca degli Omridi. Ma questo Barbero preferisce ignorarlo. In poche parole, l’immenso regno di Israele è sì esistito, ma due generazioni dopo Davide e Salomone, figure storiche che dominavano un’area ben più ristretta. I suoi sovrani, i potenti Omridi, erano monolatri, non monoteisti (nessuno è perfetto), ma etnicamente si possono senza dubbio ricondurre agli israeliti.
Ma vi sono anche i massimalisti, completamente ignorati da Barbero, tra cui l’americano William G. Dever e l’inglese Kenneth Kitchen. Dever (W. G. Dever, What Did the Biblical Writers Know and When Did They Know It?: What Archaeology Can Tell Us about the Reality of Ancient Israel, 2001 e Who Were the Early Israelites and Where Did They Come From?, 2003) non dubita della descrizione biblica del Tempio di Salomone, ed a riprova lo studioso americano fa presente che vi sono vari edifici simili, per esempio il Tempio cananeo di Hazor, risalente alla tarda età del bronzo, o il tempio di Tel Tainat, contemporaneo a quello di Salomone. Secondo Kitchen (K. A. Kitchen, On the reliability of the Old Testament, 2003), Salomone regnava su un impero di dimensioni ridotte, ma molto opulento. Kitchen calcola che in 30 anni un tale regno avrebbe potuto raccogliere per tributi ben 500 tonnellate d’oro. Inoltre Kitchen, come Devers, ritiene che la descrizione biblica del Tempio di Salomone rispecchi quella di una struttura veramente esistita. Ma vi è anche una terza corrente, che trova appoggio tra vari studiosi, tra cui l’archeologo israeliano Avraham Faust e l’americano Lester L. Grabbe. Secondo Faust (A. Faust, “The Sharon and the Yarkon Basin in the Tenth Century BCE: Ecology, Settlement Patterns and Political Involvement”, Israel Exploration Journal 2007, pp. 65– 82; The Archaeology of Israelite Society in Iron Age II, 2012; “Jebus, the City of David, and Jerusalem: Jerusalem from the Iron I to the Neo-Babylonian Period (in ebraico)”, in Jerusalem: From its Beginning to the Ottoman Conquest, 2017), la descrizione biblica del regno di Salomone, molto più tarda, esagera l’estensione del territorio e la ricchezza del sovrano.
Tuttavia il regno di questi, a cui faceva capo Gerusalemme, era una piccola città-stato, dotata di un’acropoli (il Monte del Tempio) che si estendeva su un vasto territorio e che includeva la pianura dello Sharon. Inoltre dal punto di vista economico, i dati archeologici indicano un commercio su vasta scala, tale che solamente un’entità politica mediamente estesa poteva sostenere. Grabbe (1 & 2 Kings: An Introduction and Study Guide: History and Story in Ancient Israel, 2016), invece, ritiene che Gerusalemme nel decimo secolo era governata da un sovrano, che costruì un tempio, anche se la città ed il suo territorio erano di dimensioni ridotte. Vorrei aggiungere due punti, innanzitutto sull’archeologia di Gerusalemme e sull’importanza dell’epigrafia, quest’ultima completamente ignorata da Barbero. Inoltre, per quanto riguarda Gerusalemme, gli scavi condotti da Eilat Mazar, hanno rivelato nel 2005 un largo ed ampio edificio amministrativo che data al decimo secolo, e che l’archeologa mette in relazione con re Davide (E. Mazar, “Did I Find King David’s Palace?”, Biblical Archaeology Review 32 (1), 2006, pp. 16–27, 70). La maggior parte degli studiosi accetta la datazione proposta da Mazar. Quindi Gerusalemme era un importante centro amministrativo.
Per quanto riguarda il periodo successivo al regno di Davide e Salomone, la documentazione epigrafica proveniente dalla Terra di Israele è abbondante ed include varie iscrizioni monumentali, come l’iscrizione del re moabita Mesha, o l’iscrizione dallo Shiloach, che data al regno di Ezechia, che osò sfidare il sovrano assiro Sennacherib. Tra di esse va annoverata la famosa iscrizione in cui viene menzionata la Beth David, o famiglia di Davide proveniente da Tel Dan, scoperta nel 1993 dall’archeologo israeliano Avram Biran.
L’iscrizione chiaramente dimostra non solo l’esistenza di una dinastia davidica che regnava sul regno di Giuda, ma anche che il capostipite di tale dinastia, Davide, sia esistito veramente. Certamente se l’iscrizione fa lume sull’esistenza di un tale che si chiamava David, non ne narra la sua gesta e l’esatta posizione di Davide rimane ignota allo storico. Inoltre, oramai da più di cento anni siamo a conoscenza di una vasta gamma di iscrizioni in cuneiforme assire, babilonesi, o persiane tra cui il cilindro di Ciro, che illuminano la narrazione biblica. Certo, la narrativa biblica non viene confermata nei minimi dettagli e certamente vi sono numerose aporie tra la narrazione biblica ed i ritrovamenti archeologici. Ma tutto questo non contraddice che vi era in epoca biblica un popolo, gli israeliti, che vivevano nella loro terra, la Terra di Israele, non come nomadi, ma come parte integrante, e che avessero stabilito potenti entità politiche.
Ed infine veniamo agli archeologi israeliani ed ai politici anonimi menzionati da Barbero. Mi pare di capire che Barbero si riferisca alla polemica tra i due archeologi israeliani Yigal Yadin e Yohanan Aharoni, che tuttavia data ai primi anni sessanta. Naturalmente l’anonimo politico israeliano era l’allora primo ministro David Ben Gurion. Nel 1958, Yadin condusse un importante scavo nella biblica cittadella di Hazor in Galilea. Menzionata sia nel libro di Giosuè che bel Libro dei Giudici, il tel, che avrebbe rivelato un’imponente città cananea ed un importante fortezza israelita, aveva suscitato l’interesse del giovane archeologo.
Agli occhi di Yadin, il fatto che la città cananea fosse stata distrutta per ben due volte, riflettendo gli avvenimenti descritti nel Libro di Giosuè e dei Giudici, confermava la teoria che la conquista di Cana’an e da parte delle tribù israelite fosse stato un processo violento. A questa teoria si opponeva Aharoni, un importante archeologo israeliano, che invece riteneva che la conquista di Cana’an fosse stato un processo pacifico in cui le tribù di Israele si erano assimilate alla popolazione locale. Ben Gurion, suscitando le ire di parte del mondo religioso, non esitò ad affermare che gli israeliti, e quindi gli attuali discendenti, gli ebrei, erano discendenti delle tribù di Israele e della popolazione locale cananea con cui si erano pacificamente congiunti.
Fatte queste elucidazioni, mi rattrista vedere che una intervista, forse poco curata, sono sicuro involontariamente, data da un insigne accademico, sia divenuta fonte di propaganda anti israeliana, in cui si nega agli ebrei il diritto alla loro terra, riconosciuto dall’Onu, ed antisemita, in cui il passato collettivo del popolo ebraico viene semplificato e gli ebrei vengono trasformati in nomadi che vagano per le steppe di una Terra non loro, e di cui in quanto nomadi non potranno mai esserne possessori.

Samuele Rocca, storico dell’arte, Pagine Ebraiche Giugno 2021, qui.

Samuele Rocca è evidentemente molto più diplomatico e “soft” di me nei confronti del signor Barbero; resta comunque, credo, indiscutibile che un signore che parla di “archeologi israeliani” senza minimamente sognarsi di precisare chi, quando,in quali circostanze avrebbe detto le cose da lui riportate, tutto può essere tranne che uno storico (e stendiamo un velo pietoso sulle steppe della Terra di Israele). E che uno che parla in tono canzonatorio e strafottente di chi crede alla “storiella” dell’esistenza del regno di Israele, ancora una volta tutto può essere tranne che uno storico. E questo varrebbe anche nel caso in cui davvero il suddetto regno non fosse esistito: compito di uno storico, oltre che di smontare le leggende con documentazioni incontrovertibili, è di spiegare in modo chiaro e pacato come stanno le cose, non di sfottere chi crede a ciò che finora (e fino a prova contraria – che Barbero non è stato in grado di produrre) risulta essere storia documentata. Cialtrone, altro che insigne accademico.

barbara

HEBRON PARTE PRIMA (13/4)

Città antichissima, fu la prima capitale di re David, prima di Gerusalemme. Anche dopo la distruzione del Tempio ad opera dei romani e la conseguente diaspora, qui, come in altre parti di quelli che erano stati i regni di Giuda e di Israele, gruppi di ebrei erano sempre stati presenti, pur ridotti a sparuta minoranza soprattutto in seguito all’invasione e occupazione araba (giusto a proposito di occupazione, quella cosa bruttissima, disumana, ma soprattutto illegale, da condannare senza se e senza ma…). Nell’agosto del 1929 divenne tuttavia, per la prima volta nel corso della sua plurimillenaria storia, totalmente judenrein con il massacro messo in atto dagli arabi con l’aiuto della passività britannica: i rinforzi chiesti dall’unico poliziotto britannico presente giunsero dopo cinque ore di indisturbati massacri (per la precisione giunsero sei poliziotti). Il bilancio del pogrom fu di 67 morti e molte decine di feriti; tutti i superstiti lasciarono la città, a cui gli ebrei poterono fare ritorno solo dopo la liberazione di Giudea e Samaria con la guerra dei Sei Giorni, nel 1967. Ritengo utile riproporre qui un mio post di molti anni fa, per dare un’idea di quanto avvenuto a chi non fosse a conoscenza dei fatti.

HEBRON E SAFED, 1929

Quello che segue è un brano tratto dal libro di viaggio “Ho incontrato l’ebreo errante” di Albert Londres, giornalista inglese nato nel 1884 e morto nel 1932 nel naufragio del bastimento che lo riportava in Europa dalla Cina. Londres non era ebreo.

Bisogna raccontare di Hebron e di Safed.
Hebron è nella Giudea, come dire tra le pietre.
Intorno 18.000 arabi, al centro 1000 ebrei. Non tutti anziani ma tutti vecchi, ebrei d’altri tempi con cernecchi e caffettani.
Siamo a Hebron, niente di più orientale da offrire al turista. Vi dicono che qui tutto è arabo. Dov’e’ il ghetto? Voi guardate e non lo vedete. Però vi hanno detto che era qui, in questo bazar coperto. Niente ghetto, nessun ebreo.
Tornate all’ufficio informazioni e vi danno una guida. La guida vi porta nel bazar coperto e vi fa fermare tra il banchetto di un venditore di babbucce e un venditore di agnello scorticato.
Là, nel muro un buco: è la porta del ghetto.
La oltrepassate piegati in due, vi raddrizzate e in quel momento vedete qualcosa. Non basta vedere, bisogna anche credere. E’ incredibile quello che si offre alla vista. Questo ghetto è una montagna di case, una vera montagna, senza un solo centimetro di terra, tutto coperto di case.
Là vivono 1000 ebrei. Non mille fusti di Tel Aviv sventolanti la bandiera bianca e azzurra. Mille ebrei che non erano venuti in Palestina in battello, ma in culla, mille eterni ebrei, qui da sempre, dal giorno di Abraham. Una famiglia, una sola era arrivata di recente dalla Lituania per vivere in santità, e non da conquistatrice, sulla terra degli avi. Povera Famiglia!
Amici degli arabi. Si conoscono tutti, anche per nome, si salutano da sempre. Hebron è famosa non per i suoi sentimenti nazionalistici ma per la sua Scuola Talmudica.
Adesso gli arabi non attaccherebbero Tel Aviv con i suoi fusti grandi e grossi e orgogliosi, ma Hebron e Safed abitati da pii ebrei loro amici.
Raghen bey El Nashashibi si giustifica: “Non si ammazza chi si vuole ma chi si trova. Passeranno tutti a fil di spada, giovani e vecchi”.
Il 23 agosto, il giorno del Gran Mufti, due talmudisti vengono sgozzati. Non facevano discorsi politici, cercavano il Sinai con gli occhi nella speranza di trovarvi l’ombra di Dio.
Il giorno dopo una cinquantina di ebrei si erano rifugiati fuori dal ghetto nella Banca anglo-palestinese. Erano tutti in una stanza. Gli arabi, i soldati del gran Mufti non ci misero molto a scovarli.
Era sabato 24 agosto. Ore nove del mattino.
Tagliarono piedi, tagliarono dita e teste, tennero teste sopra un fornello e strapparono gli occhi. Un rabbino immobile raccomandava i suoi ebrei a Dio: lo scotennarono. Gli portarono via il cervello.
Sei studenti a turno furono fatti sedere sulle ginocchia della signora Sokolov e, lei viva, furono sgozzati. Gli uomini furono tutti evirati. Le ragazze, le bambine, le madri e le nonne vennero fatte ballare nel sangue e violentate tutte.
La signora X è all’ospedale di Gerusalemme. Suo marito è stato ammazzato davanti a lei, il figlio le è stato sgozzato tra le braccia. “Resterai viva tu” le avevano detto questi assassini del XX secolo.
Lei guarda fuori della finestra collo sguardo fisso, senza una lacrima.
Anche il rabbino Slonin è in ospedale e dice “Hanno ucciso mia moglie, i miei due figli, i miei suoceri”
Sta per piangere e aggiunge:
“Nel 1492 gli ebrei cacciati dalla Spagna avevano portato un rotolo della Legge a Hebron, un santo rotolo, una divina Torà. Gli arabi hanno bruciato la Torà.”
23 morti nella camera della Banca. La religione di Maometto difende il suo diritto con la spada!…….

Safed è nell’alta Galilea. Tre cucuzzoli di montagna coperti di case. Gli ebrei di Safed , come quelli di Hebron, sono ebrei del tempo che fu e coltivano…lo Zohar. Vecchi Chassidim, cantano e danzano in onore del Signore. Quelli che hanno la bottega nel ghetto l’hanno chiusa da sei giorni. Siamo al 29 agosto. Non vogliono far arrabbiare gli arabi che dal 23 se ne vanno in processione, pugnale e randello alla mano, e sulle labbra il giuramento di uccidere gli ebrei. Da sei giorni? E allora? Gli inglesi interrogati rispondono da Gerusalemme che tutto va bene. Il 29 agosto….
Ma ecco la storia raccontata dal figlio del viceconsole ebreo di Persia:
Il 29 agosto eravamo tutti in casa. Sentiamo bussare. Mio padre va alla finestra. Vede una cinquantina di arabi,
“Cosa volete amici miei?” domanda loro.
“Scendi, vogliamo ammazzare te e la tua famiglia”.
Mio padre li conosce quasi tutti.
“Ma come, siete i miei vicini di casa, vedo tra voi molti dei miei amici. Ci stringiamo la mano da 20 anni. I miei figli hanno giocato con i vostri….”
“Oggi dobbiamo ammazzarti”.
Mio padre chiude la finestra e, confidando nella solidità del portone, si rifugia con la mamma, le mie due sorelle, il mio fratellino e me in una stanza del primo piano.
Subito sentiamo dei colpi d’ascia al portone. Poi un cigolio, il portone ha ceduto. Mio padre dice” non muovetevi, parlerò ancora con loro”
Scende. In fondo alle scale alla testa dell’invasione, c’è un arabo suo amico. Mio padre gli apre le braccia e va verso di lui per abbracciarlo dicendogli “Tu almeno non ci farai del male”.
L’arabo estrae il pugnale dalla cintura e con un sol colpo fende la pelle del cranio di mio padre. Io scendevo dietro di lui e non potei trattenermi. Spaccai una sedia sulla testa del nostro amico. Mio padre si accasciò, l’arabo si chinò e gli inferse undici pugnalate. Poi lo credette morto e andò a raggiungere gli altri per saccheggiare la casa.
Dopo aver fatto man bassa diedero fuoco alla casa. Feci uscire la mamma e i miei fratelli dall’armadio dov’erano chiusi. Stavamo per portare papà fuori dall’incendio quando gli arabi tornarono per ammazzare chi era rimasto vivo.
Allora gridai a mia sorella in arabo “dammi la pistola”.
Era un trucco, noi non avevamo armi. Ma hanno avuto paura e se ne sono andati.
Spunta un giovanotto.
E’ Habib David Apriat. Suo padre era professore di ebraico, francese e arabo. Quel giorno tre suoi allievi sono entrati in casa, hanno ucciso suo papà, sua mamma, e hanno violentato e tagliato le dita a sua sorella che alla fine ha fatto finta di essere morta sopra sua madre.
Ed ora un vecchio che piange nella barba bianca. Si chiama Salomon Yua Goldschweig, ha sessantadue anni, è nato a Safed, non aveva mai fatto male a nessuno, sono venuti, hanno ammazzato sua moglie. Piange e mi domanda “perché?”
E il grande Rabbino Ismaele Cohen? Ottantaquattro anni, una testa fiera, grande studioso del Talmud. Hanno sgozzato anche lui.

1929: non c’era lo stato di Israele. E gli ebrei di Hebron non avevano “occupato”: si trovavano in casa propria. In quella che era la loro casa dai tempi della Bibbia. Da prima di re David. Da almeno tremila anni prima che al mondo fosse coniata la parola “islam”.
(continua)

barbara

HEBRON, PATRIMONIO PALESTINESE

storico, artistico, religioso eccetera eccetera, da mettere sotto la protezione dell’UNESCO in quanto sito in pericolo. Messo in pericolo da Israele, beninteso.

Hebron nella Bibbia

Esempi:
– Allora Abramo levò le sue tende e venne ad abitare alle querce di Mamre, che sono a Hebron; e là costruì un altare all’Eterno. (Genesi 13:18)
– E Sara morì a Kirjath-Arba, (che è Hebron), nel paese di Canaan; e Abrahamo entrò a far lutto per Sara e a piangerla. (Genesi 23:2)
– Poi Giacobbe venne da Isacco suo padre a Mamre, a Kirjath-Arba, (cioè Hebron), dove Abrahamo e Isacco avevano soggiornato. (Genesi 35:27)
– Allora Giosuè lo benedisse e diede Hebron in eredità a Caleb, figlio di Jefunneh. Per questo Hebron è rimasta proprietà di Caleb, figlio di Jefunneh, il Kenizeo, fino al giorno d’oggi, perché aveva pienamente seguito l’Eterno, il Dio d’Israele. (Giosuè 14:13-14)
– Davide condusse anche gli uomini che erano con lui, ognuno con la propria famiglia, e si stabilirono nelle città di Hebron. (2 Samuele 2:3)
– Il tempo che Davide regnò a Hebron sulla casa di Giuda fu di sette anni e sei mesi. (2 Samuele 2:11)
– In Hebron a Davide nacquero dei figli… Questi nacquero a Davide in Hebron. (2 Samuele 3:2,5)
– Allora tutte le tribù d’Israele vennero da Davide a Hebron e gli dissero: Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne. Già in passato, quando Saul regnava su di noi, eri tu che guidavi e riconducevi Israele. L’Eterno ti ha detto: Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai principe sopra Israele. Così tutti gli anziani d’Israele vennero dal re a Hebron e il re Davide fece alleanza con loro a Hebron davanti all’Eterno, ed essi unsero Davide re sopra Israele. Davide aveva trent’anni quando cominciò a regnare e regnò quarant’anni. Hebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi; e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e Giuda. (2 Samuele 5:1-5)
– Allora tutto Israele si radunò presso Davide a Hebron e gli disse: Ecco noi siamo tue ossa e tua carne; … Così tutti gli anziani d’Israele vennero dal re a Hebron, e Davide fece alleanza con loro a Hebron davanti all’Eterno; quindi essi unsero Davide re sopra Israele, secondo la parola dell’Eterno pronunciata per mezzo di Samuele. (1 Cronache 11:1,3).

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Hebron nel Corano

Esempi:

 

 

Marcello Cicchese su http://www.ilvangelo-israele.it/

L’amico David Pacifici mi fa notare che in questa interessante carrellata di citazioni bibliche della città di Hebron manca quella che è forse la più importante di tutte: l’acquisto in contanti, da parte di Abramo, della Grotta di Machpelà per seppellirvi la moglie Sarah, come si può leggere qui.

Poi, già che ci siamo guardiamoci anche questo video

e leggiamo il solito, imprescindibile, Ugo Volli.
E prossimamente su questi schermi:
baccalà
barbara

LETTERA APERTA AL PAPA

Santità, devo iniziare dicendole che, in quanto rabbino ebreo ortodosso, non ho generalmente l’abitudine di scrivere al Papa. Ma questi in cui viviamo sono tempi speciali e quindi credo di dovermi rivolgere a lei, per chiedere la sua assistenza.
Come lei indubbiamente sa, l’UNESCO ha recentemente votato in Commissione e poi ratificato a livello esecutivo che non esiste alcun legame storico tra il Monte del tempio, il muro occidentale e l’ebraismo. E anche se questo può sembrare una questione banale, le assicuro che non è per niente banale.
Prima di chiedere il suo aiuto, forse sarebbe appropriato un mea culpa nazionale. È stato fatto notare a me e a molti altri: come possiamo aspettarci qualcosa di diverso dall’UNESCO se Israele stessa non sembra reclamare il suo naturale dominio sul sito. Sì, non abbiamo fatto per niente bene in questo, e questa è una questione separata che dobbiamo affrontare qui in Israele. Il voto dell’UNESCO è di un antisemitismo di proporzioni gigantesche. E se questo è chiaramente antisemita, la sua azione va ancora oltre: tenta di cancellare il collegamento storico di un popolo col suo passato. Dato che stiamo parlando della storia EBRAICA, perché mi sto rivolgendo al capo di oltre 2 miliardi di cattolici del mondo? In poche parole: la decisione dell’UNESCO è uno schiaffo in faccia a lei personalmente e non solo al popolo ebraico. Dato che non sono molto esperto nelle Scritture, come promulgate dalla Chiesa, mi sono rivolto a internet per procurarmi qualche rudimentale informazione sui collegamenti tra Gesù e il Monte del tempio. Ecco un esempio di quello che ho trovato.

Il Monte del Tempio è significativo per i cristiani come il luogo in cui Gesù ha lanciato la sua sfida contro le autorità del Tempio, un atto che può essere visto come causa diretta del suo arresto e crocifissione. Gesù ha deplorato la corruzione delle autorità del tempo, come pure l’uso di una delle porte del tempio per il commercio. Secondo il Vangelo di Marco, Gesù compì una “pulizia” del tempio, scacciando i mercanti e cambiavalute nelle vicinanze del tempio.
Il Monte del tempio è significativo per i cristiani anche come il luogo dove Gesù ha celebrato le festività da bambino.

Questo voto dunque non solo tenta di cancellare la storia EBRAICA, sta cancellando anche ciò che è vicino e caro a LEI, personalmente e agli oltre 2 miliardi di devoti della sua Chiesa. Mentre Papa Pio XII è stato accusato per la sua azione/inazione durante seconda guerra mondiale, è emerso che in realtà ha salvato oltre 850.000 vite ebraiche [uhm, ndb] Ora è il tuo turno di alzarsi per il suo popolo e per il popolo da cui germogliano le sue radici. Non si tratta di bene e male. Non si tratta di giusto e sbagliato. SI TRATTA DI VERITÀ. E la verità è che la risoluzione passata dall’UNESCO è un globale schiaffo in faccia a ebrei e cristiani.
Come capo dei miliardi di cattolici sulla terra, la prego di prendere posizione e di fare una dichiarazione pubblica. Se non farà tale dichiarazione, questo permetterà di riscrivere la storia e l’accettazione di queste modifiche. Se non crede che ciò sia vero, allora com’è che il mondo musulmano celebra una festa per il sacrificio di Ismaele… e non ISACCO come scritto nella Bibbia. La riscrittura della storia da parte del mondo musulmano ha infatti lavorato per loro e a loro vantaggio. Per favore, si unisca agli ebrei e condanni in modo inequivocabile la spregevole risoluzione dell’UNESCO. La ringrazio in anticipo e le auguro buona fortuna.
Rabbi Zev M Shandalov
Maale Adumim, ISRAELE (qui, traduzione mia)

barbara