E SE IL FRENO AVESSE AVUTO RAGIONE?

Quello che hanno disattivato perché continuava a intervenire “senza motivo”. Hanno fatto manutenzione, ho letto, per “risolvere il problema”: quello del freno che si attivava “senza motivo” Cioè, tu hai uno strumento studiato affinché blocchi il funzionamento quando c’è un’anomalia; lo strumento interviene, blocca il funzionamento ripetutamente, il meccanismo riparte e lo strumento lo riblocca. E tu che cosa fai? Fai esaminare il freno per capire per quale motivo continui a intervenire “senza motivo”. E provare a immaginare che il freno avesse invece ragione? Che avvertisse una fune indebolita che rischiava di spezzarsi? Che ci fosse davvero un’anomalia che tu non vedevi ma che lui avvertiva? Controllare tutto l’impianto per capire dove si trovasse questa anomalia che faceva scattare il freno? Serviva troppa fantasia?

E qui mi viene da chiamare in causa la cultura ebraica. Al bambino che torna da scuola qualunque mamma non ebrea chiede: “Hai risposto bene al tuo maestro?” La mamma ebrea no, lei chiede: “Hai fatto delle buone domande al tuo maestro?” Perché le domande sono molto più importanti delle risposte: solo con le domande giuste potrai avere risposte utili. Un po’ di anni fa i cinesi hanno deciso di dedicarsi allo studio del Talmud, ritenendo – con tutta probabilità non a torto – che l’indubbia superiorità degli ebrei (in generale, ovviamente: non è che di ebrei cretini non ne esistano) in molti campi abbia a che fare appunto con lo studio del Talmud. E in che cosa consiste il Talmud? In una infinita serie di domande, in esso si interroga e ci si interroga, in continuazione, su ogni frase, su ogni parola, su ogni sillaba, su ogni singola lettera, allo scopo di trovare la risposta giusta. Ecco, se tu interroghi i manutentori sul freno quando il problema sta nella fune, la risposta giusta non l’avrai, e vi si dimostra che fare la domanda giusta o la domanda sbagliata è questione, letteralmente, di vita o di morte. E si dimostra anche che i cretini sono in assoluto la categoria umana più pericolosa e dannosa.

Ancora una riflessione, e spero ardentemente di non essere fraintesa. Mi riferisco all’osceno titolo che abbiamo visto, “La strage delle riaperture” e all’immondo avvoltoio che l’ha pensato e scritto. Premesso e fermo restando che i signori dei forchettoni sono degli assassini, per i quali non è possibile riconoscere attenuanti né tanto meno giustificazioni, possiamo chiederci se tutto questo sarebbe avvenuto senza l’insana, inutile, prolungata, chiusura? Senza l’enorme perdita di introiti anche per loro, come per tutte le categorie di autonomi, sarebbe lo stesso venuto in mente di ignorare l’allarme per cercare di non perdere ancora altri soldi? Se proprio vogliamo attribuire alla strage una causa efficiente oltre all’agente che l’ha direttamente provocata, non sarebbe più sensato chiamarla “La strage delle chiusure”?

Chiudo con un dolente pensiero alle quattordici vittime, e al piccolo Eitan salvato da un abbraccio.

barbara

DUE PESI E DUE MISURE, COME SEMPRE

La strage di Hanau e il solito doppio standard della stampa mainstream

Mercoledì 19 sera, un uomo di 43 anni, di nome Tobias Rathjen, entra in tre locali nella città tedesca occidentale di Hanau e spara all’impazzata sugli avventori. Nelle tre sparatorie riesce ad uccidere 9 persone, scelte a caso. Poi fugge in casa sua, ammazza sua madre e infine si toglie la vita. I locali erano frequentati soprattutto da immigrati curdi e turchi e le vittime sono per lo più straniere. Si indaga subito sulla pista dell’estrema destra ed emerge che lo stragista, Rathjen, era un razzista convinto. E la stampa, anche in Italia, si scatena. Contrariamente alla prudenza che avvolge sempre ogni attentato di matrice islamica, dove le parole “terrorismo” e “islam” raramente vengono accostate, quella di Hanau diventa, da subito, una “strage neonazista” o semplicemente “strage di estrema destra”.

Dalla nostra stampa più autorevole, abbiamo appreso che in Germania esiste una rete nera, analoga e forse ancor più pericolosa di quella “verde” islamica. Abbiamo visto che l’attentato è stato provocato dal clima di odio provocato dall’AfD. Abbiamo letto su fonti autorevoli che in Germania c’è un crescente problema di terrorismo xenofobo. Ovviamente c’è chi, come il giornalista Gad Lerner, non si lascia sfuggire l’occasione per fare paralleli con Luca Traini, il mancato stragista di Macerata e per proprietà transitiva anche con la Lega, a cui Traini era iscritto. Matteo Salvini ha condannato la strage, ma il suo tweet è stato ritenuto ipocrita e incompleto dai recensori del Foglio. Nel focus di La Repubblica sull’estremismo di destra in Germania, il vicedirettore Carlo Bonini e l’inviata in Germania Tonia Mastrobuoni dipingono un quadro a tinte molto fosche della situazione: estremisti neonazisti che creano comunità chiuse nella Germania orientale, infiltrazioni brune nella polizia e nei servizi segreti, reti neonaziste consolidate e addestrate. Addirittura l’inviata azzarda, pur con tutti i dovuti distinguo, un parallelo con la situazione dei primi anni Venti, quelli del caos post-bellico, in cui le milizie nazionaliste, i Corpi Franchi, dilagavano e facevano il bello e il cattivo tempo.

Ma la Germania odierna merita tutto ciò? A giudicare dall’attentato subito dai tre locali di Hanau: assolutamente no. Prima di tutto: non è stato affatto dimostrato che il killer, Tobias Rathjen, facesse parte di una qualsivoglia organizzazione. Non era membro di alcun partito. Non risulta essere parte di una rete terroristica clandestina. Non risultano, stando a quanto si sa ora, addestramenti o contatti con terroristi che lo abbiano iniziato alla via della violenza politica. Non stiamo parlando di un soggetto radicalizzato, o nel mirino di polizia e servizi segreti, perché era un bancario senza precedenti penali. Tobias Rathjen era un nazionalsocialista? Nella sua confusa memoria lasciata come testamento e nei suoi video si trovano delirii di vario genere, fra cui istigazioni puramente razziste a sterminare i popoli di Africa, Medio Oriente e Asia Centrale. Ci sono messaggi rivolti agli americani affinché si ribellino contro una società segreta di adoratori del diavolo (di cui solo lui, a quanto pare, conosceva l’esistenza) che si nasconderebbe in basi segrete. Ci sono messaggi rivolti ai tedeschi in cui afferma che la Germania è controllata da servizi segreti che manipolano la mente. In questo guazzabuglio di teorie cospirative, più che il Mein Kampf, vediamo tanto materiale che potrebbe dar lavoro a psicologi e psichiatri. Dunque, se un uomo apparentemente tranquillo dà sfogo alla sua violenza repressa in un giorno di ordinaria follia, ha senso lanciare l’allarme sull’estrema destra, le sue presunti reti e organizzazioni clandestine? Secondo ogni criterio: no.

Si potrebbe dire la stessa cosa dei lupi solitari del jihad che agiscono da terroristi pur non avendo mai visto di persona un veterano dell’Isis o un campo di addestramento di Al Qaeda? Si potrebbe, ma sarebbe comunque scorretto. I lupi solitari del jihad sono l’ultimo anello di una lunga catena, che parte dalle grandi organizzazioni transnazionali del terrorismo, come l’Isis, che lanciano appelli in tutto il mondo per reclutare musulmani radicali autoctoni alla guerra santa contro l’Occidente. A volte lo fanno solo online, ma nella maggior parte dei casi, si avvalgono di predicatori di odio e intere moschee radicali, per spingere i “solitari” ad agire nel nome della collettività jihadista. Nel caso di Rathjen, stando a quel che si sa finora, non c’è nulla di tutto questo. Gli unici elementi di cui disponiamo suggeriscono che il suo sia veramente un caso psichiatrico e basta. Un elemento instabile (ma in regolare possesso di una pistola e bravo a usarla) che a un certo momento della sua vita ha deciso di fare una fine violenta tirandosi dietro più “nemici” possibili. Eppure, come sempre, vediamo che la stampa mainstream, al seguito di una politica altrettanto mainstream, ha sviluppato una capacità incredibile: privatizza le colpe della sinistra e del jihadismo e collettivizza quelle della destra. Quando a uccidere erano i brigatisti rossi, si trattava di “compagni che sbagliano”, e non di un’organizzazione abbastanza strutturata da consentire loro addestramenti all’estero e armi straniere. Quando a uccidere sono terroristi che inneggiano ad Allah e prestano giuramento allo Stato Islamico, sono “lupi solitari” e “squilibrati”. Ma quando ad uccidere è un folle che fa discorsi deliranti dai toni complottisti e razzisti, allora è subito “strage neonazista”, la colpa è della destra tedesca tutta (e per proprietà transitiva anche della Lega) e del “clima di odio” che crea.

 Stefano Magni, 22 Feb 2020, qui

Evidentemente anche ammazzare la madre è roba da suprematisti bianchi, è noto che tutti i nazisti lo facevano regolarmente.

(PS: sarò via un paio di giorni, ma come al solito vi programmo un paio di coccole che vi faranno compagnia)

barbara

QUEL MOSTRUOSO SUPREMATISTA BIANCO AMERICANO

incitato all’odio dall’orrido Trump… non era un destrorso trumpista, bensì un dem, dichiaratamente di sinistra. E delle 32 (TRENTADUE) stragi perpetrate sotto il regno di obamasantosubito ne vogliamo parlare? Come mai nessuno lo ha mai chiamato a risponderne? Come mai nessuno lo ha mai qualificato come mostro? Sarà mica perché il suo colore è più bello di quello di Trump perché, alla faccia del povero Martin Luther King il colore conta, eccome se conta?

barbara

LETTERA APERTA A NADIA TOFFA E AL SUO PROFESSORE DI STORIA

nadia toffa
Gentile Nadia,

Oggi ho letto il suo Tweet sull’olocausto e i palestinesi. Temo abbia un po’ di confusione in testa.
Olocausto è la parola italiana per indicare il nome di un sacrificio che veniva offerto nel santuario di Gerusalemme e interamente bruciato per D-o. Dell’animale non rimaneva nulla, se non un mucchio di cenere.
Quando i nazisti progettarono l’olocausto lo immaginarono e progettarono in questo modo.
In seguito alla soluzione finale degli ebrei non avrebbe dovuto rimanere più nulla. Se non delle saponette e della cenere.
Uomini, donne e bambini vennero caricati su carri bestiame senza aria ne’ cibo. I più forti che sopravvissero a quei trasporti al di là dell’umanità, trovarono la morte nelle camere a gas, nei forni crematori.
Durante l’Olocausto nessun paese aiutò gli ebrei, nessuno si adoperò per la loro causa.
Gli ebrei vennero abbandonati da tutti. Vennero assassinati nel silenzio del mondo sei milioni di essere umani. Come se gli abitanti di Milano e il suo hinterland sparissero tutti, fino all’ultima persona.
L’Olocausto fu una macchina di sterminio premeditata, in cui l’ebreo, come essere umano, perse ogni connotato di umanità agli occhi dei nazisti, dei polacchi, dei tedeschi, degli ungheresi, dei francesi, degli italiani.
Essere ebrei in Europa tra il 1938 e il 1945 significava una morte quasi certa.
I palestinesi sono arabi trapiantati in quelle terre per volere dei paesi arabi. Come disse Zahir Muhsein, i palestinesi vennero inventati per controbilanciare gli ebrei che arrivavano a vivere nelle terre deserte dell’allora Palestina.
I palestinesi non hanno mai vissuto in quella terra per tremila anni.
Gli ebrei su quella terra ci hanno vissuto davvero senza interruzione.
Durante gli ultimi secoli la presenza ebraica in Palestina si è rinforzata.
In Europa, ben prima del nazismo, gli ebrei venivano massacrati nei pogrom, accusati ingiustamente di tradimento, bruciati vivi perché non andavano in chiesa.
Nella Palestina di allora gli ebrei portarono con se’ valori troppo distanti da quelli dei paesi circostanti.
E quella democrazia poi nata nel 1948 e chiamata Israele diventò come una spina nel fianco delle dittature arabe. Quel piccolo paese in cui il tasso di analfabetismo è pari a zero, in cui tutti, a prescindere dal colore della loro pelle e dalla religione, hanno gli stessi diritti, in cui le donne guidano governi e pilotano aerei, in cui vive un milione di cittadini arabi che vanno a votare i propri rappresentanti nel parlamento israeliano, questa minuscolo puntino con altissima concentrazione di valori umani, si è trasformato in una miccia che potrebbe mettere in testa idee destabilizzanti agli abitanti dei paesi limitrofi.
Israele non ha mai smesso di dare ai palestinesi l’elettricità, l’acqua, le medicine, pagate con dichiarazioni di odio e attacchi terroristici.
Israele continua ad accogliere i malati palestinesi nei propri ospedali, li opera, li cura. Alcuni di essi sono tornati a ringraziare con addosso cariche di tritolo in grado di fare saltare per aria un intero reparto ospedaliero.
Nessun governo israeliano e nessuno israeliano si è mai sognato o prefisso di uccidere deliberatamente un solo palestinese.
Per gli ebrei la vita anche di un nemico, ha un valore intrinseco.
Se cerca qualcuno su cui addossare la colpa, non valichi con la sua mente il confine che ancora tutela la salvaguardia dei cittadini israeliani.
Passeggi per le vie di Gaza alla ricerca dei giornalisti che riprendono le manifestazioni contro il governo palestinese. Cerchi gli oppositori del regime, si prefigga l’obiettivo di trovare un solo ebreo.
Non troverà niente di tutto questo.
Come non troverà risorse spese nella ricerca ne’ finanziamenti europei investiti nello sviluppo. Perché tutto il denaro viene speso per mantenere in vita la violenza, l’ignoranza e l’odio.
Con la speranza che il suo professore di storia accorra in suo aiuto e ripari i danni causati dal fumo antisemita mediatico con cui troppe persone vengono accecate ogni giorno.

Gheula Canarutto Nemni (qui)

Spettacolare quel “la storia dice” (“fabula narratur”, effettivamente…) Ma anche “capisco profondamente” non è male – e quanto profondamente, ha provveduto subito a dimostrarlo – per non parlare della logica del passaggio (anche nell’ipotesi che la seconda parte dell’assunto fosse corretta).
Nel frattempo, a ulteriore conferma di quanto sono perfidi i perfidi giudei, avrete appreso che la strage in Nuova Zelanda l’ha fatta il Mossad.

barbara

E DOPO L’AGGRESSIONE A FINKIELKRAUT

spiegata come la prova evidente dello strapotere della lobby sionista, abbiamo il signor Gad Lerner che ci spiega che se un immigrato tenta di dare fuoco a uno scuolabus con cinquanta bambini dentro – strage scampata unicamente grazie al caso (un cellulare caduto di cui il terrorista non si è accorto) e il sangue freddo e coraggio di un bambino che si è tolto il laccio di plastica che gli imprigionava i polsi e ha chiamato la polizia – la colpa è del nostro atteggiamento nei confronti degli immigrati.
gad-delirio
E vengono in mente gli arabi londinesi che spiegavano la strage del 2005 con oltre 50 morti e 700 feriti, col risentimento dei musulmani per l’atteggiamento di diffidenza e sospetto nei loro confronti dopo l’11 settembre. E a lui si unisce l’ineffabile signora Livia Turco

Resterebbe poi da capire il fatto inaudito di come un individuo pregiudicato per guida in stato di ebbrezza e violenza sessuale su minore non solo sia in circolazione qui, ma che gli sia stata addirittura affidata la guida di uno scuolabus. E ancora, piacerebbe sapere perché qualcuno si sia inventato che prima di dare fuoco all’autobus avrebbe fatto scendere i bambini, quando in realtà li ha legati e ha tolto loro i cellulari per non rischiare che qualcuno sfuggisse: piacerebbe davvero poter pesare l’infamia di un essere immondo che cerca di scagionare un assassino che programma di far morire bruciati cinquanta bambini. Poi c’è l’altra storiella, che dire grottesca è dire poco, del bambino salvatore dei cinquanta compagni inizialmente identificato come un marocchino musulmano: evidentemente il vero autore del salvataggio, non solo italiano bianco ma addirittura biondo e addiritturissima con la catenina con la croce al collo, non era adatto al teatrino politicamente corretto che si voleva inscenare. Come la bella favoletta del musulmano che avrebbe nascosto gli ostaggi dell’Hyper Cacher, rivelatasi poi una bufala.

Quanto alle cause domestiche che hanno favorito la situazione, naturalmente ci sono, certo che ci sono. E ve le faccio spiegare da Giovanni Bernardini.

AGGIORNAMENTO: è giunto anche il terzo, tra cotanto senno: Beppe Severgnini: “Tornare a Crema e sentire storie di ragazzini coraggiosi, usciti da quell’autobus più forti e più maturi (a differenza di alcuni politici, che non matureranno mai)”.
Spero che saranno anche, quei ragazzini, abbastanza onesti e riconoscenti da andare a ringraziare quell’uomo meraviglioso che ha permesso loro di diventare forti e maturi.

barbara

BREVE AGGIUNTA

in merito alla strage di Ancona. Leggo da molte parti – da parte naturalmente di persone sagge, che ragionano con la testa e non con la pancia, che si rifiutano di demonizzare i ggiovani e le loro mode e la loro musica e i loro idoli – che il problema è unicamente il mancato rispetto delle norme di sicurezza e che quello che è successo lì sarebbe potuto succedere anche a un concerto di Mozart. E io chiedo: quanti concerti di Mozart avete sentito che comincino all’una di notte? Quanti concerti di Mozart avete sentito che contemplino la vendita di superalcolici, hashish e pasticche? Quante pensate che siano le persone che vanno – perfettamente sobrie – ai concerti di Mozart portandosi dietro lo spray al peperoncino? Se siete convinti che i paragoni siano il sale della vita, usate il cervello, se lo avete, e cercatene altri. Riporto una parte di una testimonianza trovata in rete:

Ho sentito decine di volte, in questi anni, pronunciare da mia figlia [quindicenne] questa frase : “Papi, vado a La Lanterna”. Mai stato tranquillo di fronte a quelle parole, perché le poche volte che la sono andata a prendere (in genere rientrava con la navetta) mi ero trovato di fronte a un gelido campo profughi perso nel mezzo della campagna. Ragazzi a torso nudo che bivaccavano all’aperto alle quattro di mattina ricoperti solo dalla nebbia pungente dell’inverno. Vomito ovunque, gente che camminava senza meta stordita da alcol e non solo.  E tutte le volte la stessa domanda fatta a mia figlia: “Ma come facevate a stare tutti lì dentro?” e tutte le volte la stessa risposta : “Hai ragione papi, ogni tanto devi uscire a respirare, perché lì dentro non ce la fai a muoverti”. Ogni rientro a casa all’alba aveva il sapore di un pericolo scampato. La notte di un genitore si divide in due parti: la prima è fatta di un sonno leggero accompagnato da un sottile velo di angoscia, perché sai che tuo figlio (la cosa più importante della tua vita) è stipato come un maiale in un allevamento intensivo, all’interno di un anonimo capannone. Un fragile cristallo sbattuto dentro la centrifuga di una lavatrice. La seconda parte della notte, quella in cui riesci finalmente a prendere sonno, corrisponde al rumore della chiave nella serratura della porta di casa. Allora ti rilassi, allora pensi “è andata bene anche questo giro”. (qui)

Così: quel figlio che sarebbe “la cosa più importante della tua vita” lo lasci andare allo sbaraglio (in un posto, tra l’altro, in cui lui sta talmente male che ogni tanto deve uscire, però è talmente coglione da continuare ad andarci). Non sei un povero genitore ignaro, tenuto all’oscuro di tutto: sapevi esattamente dove andava tua figlia, e continuavi a lasciarcela andare. Hai visto i ragazzi che vomitano da quanto sono ubriachi e sfatti ma contini a lasciarla andare, o addirittura ce la porti. Hai la precisa percezione che ogni volta è una roulette russa ma non fai niente per togliere quella pallottola dal tamburo. Una commentatrice scrive:

Pina Sfrecola …forse mi sono persa qualcosa in questi ultimi anni…. Ma a 14/15 anni i ragazzi frequentano questi posti e fino alle 3/4 del mattino???? E questi genitori riescono anche dormire ??? E per andare a vedere un coglione come sfera ebbasta…. Sveglia !!!!! Mamme e papà!!!! Se anche torneranno a casa i vostri bambini li avete persi ugualmente…. Tornate a fare i genitori…. Dopo non serve piangere….

E questo mi sembra veramente il miglior epitaffio alla vicenda.

barbara

IO PERÒ (SCUSATE)

mi chiedo: ma questi ragazzini di quindici anni, di tredici anni, DI UNDICI ANNI, che cazzo ci facevano a un concerto che iniziava a notte inoltrata? Ad ascoltare, oltretutto, un nichilista dalla pelle imbrattata che inneggia a droga e criminalità.
sferaebbasta
Lo so che fare i genitori non è facile, ma se non siete capaci di assumervi le vostre responsabilità fate a meno di farli, cazzo! I gestori della discoteca criminali? Probabile. Il ragazzino con lo spray criminale da sbattere in galera e buttare via la chiave? Non diciamo puttanate. Chi di noi da ragazzino non ha fatto cazzate a non finire? Chi di noi da ragazzino aveva sempre chiare le conseguenze di ogni possibile azione? E non mi si venga a dire che non è il momento, che poverini stanno già soffrendo tanto, che non è il caso di infierire: è proprio il caso, invece, e proprio adesso, perché se non si riesce a ficcargli in testa che i primi responsabili della strage sono loro, prima o poi toccherà anche agli altri figli. E continueranno, strage dopo strage di ragazzini mandati allo sbaraglio da genitori di un’incoscienza criminale che concedono loro ogni sorta di illimitata libertà e li riforniscono di soldi a volontà per le sigarette, per l’alcol, per le canne, per le pasticche e per i concerti in piena notte senza neppure preoccuparsi di verificare che cosa vanno a sentire, a puntare il dito su qualcun altro e a chiamarsi fuori da qualunque responsabilità. Perché una cosa deve essere chiara: qualunque siano le responsabilità dei gestori, qualunque siano le responsabilità del ragazzo con lo spray, quei ragazzini, a quell’ora, dovevano essere a letto. Nelle vostre case. Sotto il vostro controllo. Tutto il resto diventa un dettaglio di contorno.

barbara

UNA BAMBINA DI NOVE ANNI

Una come tante. Una come troppe. Ha scritto una letterina per il suo papà, e ora gliela legge.

Mio caro papà Elad, io ti ammiro, e sono orgogliosa di te, che hai combattuto il terrorista fino a quando non ce l’hai più fatta, in modo che noi potessimo nasconderci.
Papà, se tu non lo avessi trattenuto lì, lui sarebbe venuto da noi e dalla mamma al piano di sopra, e chissà che cosa sarebbe accaduto allora…
Papà mio Elad, so che eri fiero di noi e della nostra eroica mamma, che è stata attenta a che non fiatassimo – tutti e cinque
anche se sentivamo tutto quello che stava succedendo al piano di sotto … papà mio Elad
Tu sarai sempre con me. In classe, a casa, nel mio cuore … Per tutta la vita mi mancherai tanto.
Per tutta la vita aspetterò che la maniglia della porta si apra, e io ti aspetterò, papà. Io sogno che tu sei lì, e io corro da te e tu mi abbracci stretto … papà, tu sei stato e sarai sempre il migliore papà del mondo.
Io ringrazio D.o per avermi dato un tale padre, e mi chiedo perché mio padre, Elad, mi sia stato preso così in fretta … Ti amo e mi mancherai sempre – Reut… (qui, traduzione mia)

barbara

PARLIAMO DI GAZA

E delle “proteste”, e dei “manifestanti” uccisi dall’esercito israeliano “in quella che molti osservatori internazionali hanno descritto come una strage” (link), e degli ennesimi spaventosi crimini di Israele e dell’uso sproporzionato della forza e delle condanne internazionali eccetera eccetera. Inizio con la

Dichiarazione del Ministero degli Esteri israeliano riguardo agli eventi a Gaza
“La barriera di confine tra Israele e la Striscia di Gaza separa uno stato sovrano e un’organizzazione terroristica.
Separa uno stato che protegge i suoi cittadini dagli assassini che mandano i loro connazionali mettendo in pericolo le loro vite. La recinzione separa un esercito che usa la forza per autodifesa e in modo mirato e proporzionato, e Hamas, un’organizzazione che santifica l’omicidio e la morte, e che per anni – ieri incluso – è stata intenta a colpire milioni di israeliani.
Chiunque veda erroneamente in questa messinscena omicida persino una briciola di libertà di espressione, è cieco alle minacce che lo Stato di Israele deve affrontare”.

Do ora la parola a Giulio Meotti.

“Strage” e “Massacro”, titola La Repubblica in prima pagina oggi sulla guerra che Hamas ha portato al confine di Israele. Non una riga sul diritto di Israele di proteggere i propri confini e i propri civili. Non era una “marcia”. Era terrorismo che Hamas ha ordito con milioni di dollari [nostri, ndb] al confine di Israele. Spari da parte di Hamas e Jihad Islamica? Scomparsi. Sommosse per abbattere il confine? Scomparse. “Uccisi” i palestinesi. Scomparsa la relazione di causa ed effetto. Cosi si demonizza il popolo di Israele e si processa il suo diritto a difendersi da una organizzazione terroristica che da trent’anni cerca di distruggerlo a suon di kamikaze e missili, che costruisce tunnel sotto quei confini e che ieri ha cercato di organizzargli una Pasqua di sangue. Che vergogna di giornalismo. Non ho visto gli stessi titoli di prima pagina sparati sui 5 israeliani uccisi dai terroristi palestinesi nelle ultime settimane. O me li sono persi?

Passo a una riflessione di Giulio Bernacca

Forse ai più sfugge l’essenza di ciò che sta succedendo in queste ore a Gaza: Hamas, la cupola mafiosa che gestisce Gaza, in grave difficoltà politica e messa in disparte dai paesi arabi che ora hanno altro a cui pensare (tipo l’espansionismo turco e iraniano) ha deciso di fare una specie di Woodstock del sangue.
Ha speso dieci milioni di dollari (miei e vostri, ovviamente, quelli che pensavamo sarebbero andati per gli ospedali e i desalinizzatori) ed ha organizzato una marcia, anzi, una spinta contro la linea di confine con Israele, ben sapendo che ovviamente Israele non avrebbe potuto tollerare che trentamila persone cresciute a pane ed odio anti israeliano entrassero sul suo territorio e andassero a passeggio incontrollati per le sue cittadine e paesi.
Hamas cercava il sangue e lo ha trovato. Non esiste un modo non cruento per fermare una cosa come quella organizzata in questi giorni.
Hamas torna alla ribalta, l’utile idiota disinformato occidentale si commuove (e bisogna commuoversi per i morti, lo sottolineo), Israele fa la solita figura dello stato canaglia che tormenta i palestinesi, e via così.
Ah, Gaza è Judenfrei dal 2005, anno in cui è diventata di fatto una base terroristica avanzata da cui sono partiti innumerevoli attacchi.

Poi questo notevole articolo di Niram Ferretti

ONORE A LORO

Hamas, durante la Marcia del Ritorno, usa la popolazione suddita per infiltrare facinorosi e membri della Brigata Izz ad-Din al-Qassam, della quale sono stati uccisi dieci membri da parte dell’esercito israeliano. Non dieci scouts.
Sì, questa è la risposta di Israele a protezione dei propri confini e dell’incolumità dei suoi cittadini. Ai terroristi non è permesso entrare.
Non sono più i bei tempi della Seconda Intifada quando si facevano esplodere in caffè, ristoranti, locali pubblici, autobus. Tutto questo è finito dal 2005, grazie alla barriera di protezione, quella che le quinte colonne jihadiste qui in Occidente chiamano “muro” per sottolineare come i “poveri palestinesi” sarebbero vittimizzati da Israele.
In uno splendido articolo del 2009, John R. Bolton, il nuovo Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Donald Trump scriveva:
“Credono, (gli europei) di essere messi in pericolo da quelle nazioni che fino ad oggi hanno deciso di non potersi permettere di finire preda dei falsi sogni di riuscire a districarsi dai pericoli del mondo restando in uno stato di torpore o inginocchiandosi al cospetto di un attacco“.
Le nazioni a cui si riferiva Bolton sono Israele e gli Stati Uniti.
Israele non si inginocchia e non apre i propri confini ai terroristi, non consente che chi vuole da settanta anni cancellarlo dalla mappa del Medioriente sia in grado di farlo.
John Bolton, grande estimatore di Israele, vede la debolezza dell’Europa, immersa nella convinzione che, in nome dei “diritti umani”, questa formula affatturante, si debba subordinare ad essa la propria sicurezza.
Israele tutela la propria minoranza araba, 1,700,000 arabi israeliani come non lo sa fare nessuno stato arabo, consentendo loro di partecipare alla vita democratica del paese, ma c’è chi, come Hamas e non nascondiamocelo, la parte maggioritaria di Fatah, che vorrebbe gli arabi sotto esclusiva tutela musulmana. In altre parole, come gli abitanti di Gaza, sotto un potere coercitivo, autoritario e barbaro, o come, nei territori della Cisgiordania amministrata dall’Autorità Palestinese, sotto una cosca mafiosa e corrotta fino al midollo.
I soldati dell’IDF che l’altro ieri hanno ucciso dieci terroristi di Hamas, non solo servivano la maggioranza ebraica del paese ma anche la minoranza musulmana e le altre minoranze.
Onore a loro, protettori della democrazia e dei migliori valori occidentali.

E vediamoli, dunque, questi pacifici manifestanti, che nei giorni della Pasqua ebraica, come loro consuetudine, si dedicano alle manifestazioni pacifiche: qui vestiti da passeggio,
manifestanti 1
qui mentre preparano il fuoco per il barbecue,
manifestanti 2
qui il cuoco che si appresta a tagliare la carne da cucinare alla brace.
manifestante
E questi sono i poveri innocenti uccisi dall’esercito israeliano.
terroristi Gaza pesach 2018
Poi vediamo qualche video. Il primo in cui, come in tutte le scampagnate che si rispettino si dedicano al canto corale; quello che sentiamo qui è un canto millenario, che dice

“Khaybar*, Khaybar ya yahud, jaish Muhammad saya’ud”: Khaybar, Khaybar, o ebrei, l’esercito di Maometto tornerà.

Qualcuno ci ha fatto caso? È identico a quello di Milano un paio di mesi fa.
Qui invece si trastullano con giochi di vario genere per passare il tempo

E questo è un resoconto della portavoce dell’esercito israeliano (si noti il passaggio in cui parla della bambina di sette anni spinta dalla madre contro la recinzione nella speranza di procurare ai manifestanti il cadavere bambino da offrire alle telecamere politicamente corrette, esattamente come quest’altro premuroso genitore).

Nel frattempo il solito signor Vauro sembra dimenticare che Gesù era un tantino ebreo, e si cimenta in un’opera d’arte degna della sua eccelsa fama.
vignetta Vauro
E per concludere, imperativo categorico, leggere questo post, a proposito della famigerata “risposta sproporzionata”, scritto nel corso delle operazioni a Gaza di dicembre 2008-gennaio 2009 (io mi trovavo lì in quel periodo) da un tizio sinistrosissimo, rifondarolo per la precisione, e non vi dico cosa non si è scatenato nel blog, frequentato in genere da sinistrorsi suoi pari, quando lo ha pubblicato. Magari scaricatelo e conservatelo, che prima o poi viene sempre utile. Buona lettura. parole in libertà

*Khaybar: oasi nella regione nord-occidentale della penisola araba, abitata prevalentemente da ebrei, conquistata da Maometto nel 628

barbara

I TERRIBILI OCCUPANTI ISRAELIANI

(quelli peggio dei nazisti eccetera eccetera, che opprimono i poveri palestinesi eccetera eccetera…)

Rivoltosi palestinesi hanno lanciato un copertone in fiamme verso dei soldati israeliani.
Il copertone ha cambiato direzione ed è entrato in una fabbrica di plastica palestinese [intervento divino? copertone intelligente?]
La fabbrica è andata a fuoco.
Pompieri israeliani hanno aiutato a spegnere il fuoco.
Prendetevi una notte di riposo, agenti.
#AlcuneCoseSonoMeglioDellaSatira (qui)

E una volta sparano i missili troppo corti e gli cascano in casa, e una volta sbagliano i tempi della bomba e gli esplode addosso, e una volta ci si mette il vento o chissà che altro e si bruciano le fabbriche da soli, e una volta vogliono approfittare di un attacco israeliano a un deposito di armi inscenando la solita Pallywood, e si autoproducono un’autentica strage… Insomma, tante volte micidiali, sì, però gran ciofeche anche come terroristi.

barbara