UN PO’ DI MACEDONIA MISTA

Molto mista e molto variegata

Giancarlo Lehner

«Don Roberto è stato ucciso da uno che non ci stava tanto con la testa», così esterna uno che con la testa non ci sta per niente.
Si chiama Jorge Mario, che per difendere islam ed islamici, cancella la realtà, il buon senso e la corretta informazione.
In associazione con Soros, si sbraccia per sradicare le fondamenta giudaico-cristiane.

E io mi sto sempre più convincendo che ha ragione quella che sostiene che quell’uomo è l’Anticristo, mandato da Satana in persona per annientare il cristianesimo.

Poi c’è questo signore, lasciato morire come un cane per dissecazione aortica perché i medici si sono rifiutati di operarlo prima che arrivassero i risultati del tampone. È arrivata prima la morte. E magari, dopo che una banda di infami lo ha abbandonato alla sua enorme sofferenza e alla consapevolezza che stava morendo, avranno anche l’infamia di classificarlo come l’ennesimo morto covid per incrementare il terrore sanitario su di noi.

Poi c’è la signora Bellanova che si batte contro gli sconti nei supermercati. Forse la signora ignora che noi comuni mortali non abbiamo stipendi da ministro, e che per molti i prodotti scontati, magari quelli prossimi alla scadenza, e quelli in promozione, sono l’unica cosa che permette loro di mangiare più o meno tutti i giorni. Una volta c’era il modo di dire “se non sono matti non li vogliamo”, adesso dovremmo passare a “se non son deficienti non li vogliamo”.

E poi c’è J. K. Rowling, la mamma di Harry Potter, già messa alla gogna per avere detto che ci sono differenze fra un trans e una donna nata come tale (evidentemente qualcuno è analfabeta al punto da non accorgersi che XX e XY sono due targhe diverse, tipo PA e PV che stanno a un buon migliaio di chilometri di distanza). Adesso ha scritto un thriller in cui un serial killer uccide travestito da donna e naturalmente è chiaro che il significato è che non ci si deve mai fidare di un uomo travestito e giustamente è stato stabilito che lei deve morire. Giustamente, certo, visto che

Non ho mai amato i gialli e questa è una roba di 900 pagine, ma appena sarà tradotto in italiano lo scaricherò e lo leggerò. Nel frattempo ho appena scaricato la saga completa di Harry Potter, e prima o poi la leggerò, anche se sono quasi 4500 pagine.

E poi ci sono gli attori che recitano una scena all’aperto, in cui uno cade da cavallo e rimane ferito, ma il povero cane non lo sa che è una finzione…

E poi c’è questo ragionevole pensiero di

Enrico Richetti

Lasciate che i bambini dell’asilo corrano nei prati , si rotolino nell’erba e si abbraccino!
Lasciate che i bambini delle elementari nella ricreazione si rincorrano senza mascherina!
Lasciate che le maestre li prendano in braccio per consolarli e coccolarli!
Lasciate che i bambini vedano il sorriso della maestra, senza la museruola!
Questi scellerati che vedono il covid a ogni angolo di strada rovinano i bambini, li traumatizzano e fanno più danni del virus stesso!!!

E a proposito di scuola c’è la signora Fedeli che con incredibile umiltà riconosce che non è stato fatto proprio tutto alla perfezione, ma la cosa fenomenale è quella che arriva alla fine

Mentre a proposito dell’epidemia che con incredibile accanimento terapeutico governanti e mass media cercano in tutti i modi di mantenere in vita – quei mass media che lavorano più o meno così

– c’è (sì, ancora, visto che c’è chi proprio non vuole farsene una ragione) la faccenda della Svezia che dimostra, dati alla mano, che il lockdown nuoce gravemente alla salute, soprattutto sulla lunga distanza.

E giustamente qualcuno fa presente che

E per chi lascia condizionare la propria vita dal terrore di ammalarsi, c’è un saggio consiglio

Mentre questo è un sano avvertimento per tutti

e come se non bastasse, è anche entrato maschio ed è uscita femmina – che magari l’ha anche fatto apposta per fare incazzare quella bruttissima personaggia della J. K. Rowling.

E poi ci sono tutti quegli orrendissimi crimini di Trump, di cui non si parla mai, e bisogna parlarne invece

E poi c’è la drammatica emergenza climatica

E poi…

… e poi

venne

lo smartphone.

barbara

NEL REGNO DI UTOPIA

Quel meraviglioso mondo perfetto in cui siamo tutti uguali e tutti fratelli, in cui abbiamo cancellato frontiere e stati, eliminato paradiso e inferno, abolito le religioni, in cui non c’è niente per cui valga la pena di morire, vivendo unicamente per l’oggi… Da qualche parte tutto questo è già realtà.

Lorenzo Capellini Mion

Svezia, Absurdistan

Per il rapimento e la violenza carnale di due adolescenti, che secondo le forze dell’ordine sarebbero stati scelti a caso, sono stati arrestati due “pacifici” maschi adulti sulla ventina entrambi noti alla polizia e con una lunga lista di precedenti condanne penali.
Forse il rapimento, lo stupro e la tortura di due ragazzini troppo giovani per essere nominati, salvati da alcuni passanti che li hanno trovati nudi e seppelliti vivi in un cimitero di Solna, meriterebbe una riflessione. Invece nemmeno una riga.
È vietato parlare della certificazione del fallimento del multiculturalismo che ha distrutto la società svedese, è vietato persino esprimere solidarietà alle vittime offerte sull’altare del globalismo ideologico.
In questo mondo al contrario sembrano tutti troppo impegnati a difendere i violenti e gli stupratori, per loro ci si inginocchia e non si gioca a basket.
Intanto le pagine che rompono il silenzio vengono censurate o hanno le ore contate.
La guerra è pace.
La verità è odio.

La colonizzazione inversa della Francia

di Guy Millière
28 agosto 2020

Lione, la terza città più grande della Francia, 20 luglio, alle 3 del mattino. Un quartiere borghese. Una giovane donna cammina con il suo cane in una strada tranquilla. Un’auto arriva ad alta velocità e travolge il cane. Il conducente dell’autovettura si ferma, fa marcia indietro e travolge anche la giovane. L’uomo prosegue la folle corsa e trascina il suo cadavere per più di 800 metri. Le persone svegliate dal rumore annotano il numero di targa. Gli agenti di polizia accorsi sul posto sono inorriditi. Il corpo della giovane donna è stato smembrato. Una gamba è stata ritrovata su un lato della strada; il resto del corpo era a brandelli. Un braccio era vicino al corpo del cane. L’altro teneva ancora il guinzaglio dell’animale. Si chiamava Axelle Dorier. Era un’infermiera e aveva solo 23 anni.
Il Dipartimento di Giustizia francese ha chiesto alla polizia di non divulgare il nome dell’assassino. Un poliziotto anonimo lo ha comunque rivelato su un sito di social network. Il nome del killer è Youssef T. Guidava in stato di ebbrezza, senza patente. Il pubblico ministero lo ha accusato di “omicidio colposo”. È in prigione in attesa di processo. Rischia una pena massima di dieci anni. Gli abitanti di Lione volevano organizzare una marcia pacifica per rendere omaggio alla giovane infermiera. Hanno chiesto al governo di essere inflessibile nei confronti della criminalità. I parenti della giovane donna hanno disapprovato la marcia, affermando che “non nutrono odio” nei confronti dell’assassino.

Questo non è l’unico atto di barbarie perpetrato in Francia nel mese di luglio. Il 4 luglio, in una stradina di Lot-et-Garonne, nella parte sudoccidentale della Francia, una giovane gendarme, Mélanie Lemée, 25 anni, ha cercato di fermare Yassine E., un conducente di un’auto che andava a velocità eccessiva. L’uomo ha accelerato e l’ha intenzionalmente travolta. La giovane donna è morta sul colpo. Gli altri gendarmi accorsi sul posto hanno rintracciato rapidamente il conducente dell’auto. Un poliziotto ha fornito il suo nome a un giornalista: si chiama Yassine E. Anche lui guidava in stato di ebbrezza, senza patente. I familiari di Mélanie Lemée hanno acconsentito a una marcia pacifica, affermando però di “non nutrire odio” nei confronti dell’assassino. Hanno anche aggiunto di aver avuto compassione di lui, perché “la sua vita è distrutta”.

Un terzo atto barbarico è avvenuto il 5 luglio a Bayonne, una cittadina dei Paesi Baschi francesi. Un autista di un bus, Philippe Monguillot, 59 anni, si è rifiutato di consentire a due giovani di salire a bordo senza biglietto e senza mascherina. I due hanno iniziato a colpirlo con violenza, costringendolo a scendere dall’autobus. Altri due giovani si sono uniti agli aggressori e hanno cominciato a picchiarlo. L’uomo è stato lasciato coperto di sangue e agonizzante sul marciapiede. In ospedale, gli è stata diagnosticata la morte cerebrale. I familiari hanno detto che il suo viso era completamente distrutto. Due giorni dopo, l’uomo è morto. I quattro aggressori sono stati identificati e si trovano in prigione. I giornalisti conoscevano i loro nomi, ma hanno deciso di non pubblicarli. Agenti di polizia li hanno comunque resi noti. Si tratta di Mohamed C., Mohammed A., Moussa B. e Selim Z. È stata organizzata una marcia pacifica. La moglie di Philippe Monguillot ha affermato che la sua vita è distrutta e dubita che i tribunali faranno il loro lavoro.

Episodi di violenza altrettanto orribili, e sempre più numerosi, si verificano quotidianamente in Francia da anni. I perpetratori sono in genere giovani poco più che adolescenti o ventenni. Sono tutti immigrati dal mondo musulmano. Non sono islamisti e non hanno motivazioni politiche o religiose. Di solito, non mostrano segni di pentimento.
Vengono descritti dagli psichiatri che li esaminano come “individui che esercitano atti di violenza gratuita“: una violenza il cui unico scopo è quello di godere nell’infliggerla. Sembrano non avere alcun rispetto per la vita umana o per le leggi.
Maurice Berger, uno psichiatra incaricato di trattare giovani con questi problemi, ha di recente pubblicato un libroSur la violence gratuite en France (Sulla violenza gratuita in Francia). “La violenza gratuita”, scrive Berger, ora può scoppiare sempre, ovunque e può colpire chiunque. “In Francia,” egli osserva, “si registra un episodio di violenza gratuita ogni 44 secondi. (…) Ogni cittadino potrebbe doverla affrontare. Per non compromettere le possibilità di sopravvivenza, occorre sottomettersi, abbassare gli occhi, accettare l’umiliazione”.
A volte, come nel caso di Axelle Dorier, sottomettersi non è possibile: la giovane donna non aveva avuto alcun contatto con il suo assassino fino al momento in cui lui l’ha travolta con l’auto. Talvolta, se si è, ad esempio, un conducente di autobus o se si fa parte della polizia, questo tipo di professione non consente alcun tipo di sottomissione.
Ma i familiari delle vittime possono sottomettersi e spesso lo fanno, per poi essere sommersi da messaggi di congratulazione da parte delle autorità politiche e dei media. Alcuni giorni dopo l’attacco terroristico al Teatro Bataclan di Parigi, nel 2015, Antoine Leiris, marito di una donna orribilmente torturata e uccisa all’interno della sala concerti, ha postato su Facebook una lettera aperta ai terroristi, in cui l’uomo affermava di aver compreso le loro motivazioni e di non odiarli. Leiris ha aggiunto che non era arrabbiato e che doveva continuare a vivere la propria vita. La lettera è stata immediatamente condivisa da centinaia di migliaia di persone sui social media. Una casa editrice ha chiesto all’uomo di trasformare la missiva in un libro poi pubblicato col titolo Non avrete il mio odio, che è diventato subito un best-seller.

Le autorità giudiziarie abbassano lo sguardo e si sottomettono: è quello che fanno. Chiedere alla polizia e ai media di non rendere noti i nomi degli assassini è un tentativo di nascondere la verità e impedire all’opinione pubblica di sapere esattamente chi in Francia perpetra quegli atti. Nascondere il nome mostra un desiderio di rabbonire quei criminali: quando un assassino ha un nome, quel nome viene immediatamente sbattuto in prima pagina. Nascondere l’identità mostra di aver paura delle comunità a cui appartengono gli assassini e dei sentimenti di rabbia nel resto della popolazione francese.

Le autorità politiche si comportano allo stesso modo. Sanno che i voti dei musulmani contano più che mai. Commentando le uccisioni di Axelle Dorier, Mélanie Lemée e di Philippe Monguillot, il presidente Emmanuel Macron ha parlato di atti di “inciviltà” e ha definito “deplorevoli” questi episodi di violenza, per poi rapidamente passare a un altro argomento. Il neo-ministro della Giustizia, Eric Dupond-Moretti, un avvocato, ha risposto a un giornalista che gli aveva chiesto cosa ne pensasse di chi invitava il governo a essere inflessibile nei confronti della criminalità dicendo che “la giustizia deve essere garante della pace sociale”. Il suo compito più importante in questo momento, egli ha aggiunto, è quello di garantire il rimpatrio in Francia dei jihadisti francesi imprigionati in Siria e in Iraq, “perché sono cittadini francesi ed è dovere della Francia assicurarsi che evitino la pena di morte”.
Soltanto Marine Le Pen, leader del Rassemblement National , è sembrata più ferma:

“Quale livello di barbarie dobbiamo raggiungere perché il popolo francese dica basta a questa crescente ferocia nella nostra società? Quanti poliziotti, gendarmi, conducenti di autobus, giovani donne e ragazzi massacrati ci vogliono?”

I media mainstream l’hanno immediatamente accusata di gettare benzina sul fuoco e di essere un’estremista irresponsabile.

“La Francia sta subendo una colonizzazione inversa” ,” ha commentato in televisione il giornalista Éric Zemmour.
“Le popolazioni provenienti principalmente da Paesi precedentemente colonizzati dalla Francia si sono stabilite in Francia senza alcuna intenzione di integrarsi. La maggior parte di loro vive in quartieri dove le leggi dell’Islam ora regnano e dove gli imam diffondono l’odio verso la Francia. I governi che si sono susseguiti hanno permesso a questi quartieri di crescere nella convinzione che l’odio contro la Francia e i francesi non sarebbe uscito da questi quartieri.
“L’odio per la Francia e per i francesi è venuto fuori e ha preso forma di rivolte e di terrorismo. Ora assume la forma di aggressioni e di omicidi: un’espressione generalizzata di odio verso la Francia e i francesi. E in un gesto di sottomissione, le autorità francesi affermano che l’odio non proviene da chi uccide, ma da chi vuole reagire e dice che bisogna porre fine alle aggressioni e agli omicidi. È un atteggiamento suicida.”
“La Francia è in una fase di coma e di morte avanzata”, ha detto in un’intervista lo scrittore e filosofo Michel Onfray. Il segno principale, egli ha affermato è stata la scomparsa del Cristianesimo, su cui si fondano i valori e l’etica che da secoli hanno pervaso il Paese. Onfray ha osservato che le chiese sono vuote, le cattedrali vengono bruciate e che è in atto la profanazione dei luoghi di culto cristiani, e si moltiplica di fronte all’indifferenza generale. “Il Cristianesimo sta svanendo rapidamente”, egli ha aggiunto. “Siamo in una civiltà esaurita. Amiamo solo ciò che ci odia, tutto ciò che ci distrugge è percepito come qualcosa di formidabile. Si vuole distruggere la verità, la storia”. Il filosofo ha rilevato la radice della distruzione: “Noi non insegniamo più la storia della Francia e non diciamo più ciò che la nostra civiltà ha realizzato. Parliamo solo della nostra civiltà per disprezzarla”.
Onfray ha arguito di non credere in un risveglio, ma di essere determinato a lottare sino alla fine: “Occorre resistere, opporsi”.
Negli ultimi anni, è aumentato il numero degli atti anti-ebraici perpetrati in Francia. Decine di migliaia di ebrei hanno lasciato il Paese, un’ondata migratoria che sta gradualmente svuotando la Francia della sua popolazione ebraica. Molti ebrei che ancora risiedono nel Paese hanno abbandonato le città e i quartieri in cui vivevano e si sono trasferiti in zone temporaneamente più sicure. Nelle no-go zones, i cristiani francesi vengono considerati infedeli dagli imam e sono anche facili prede di giovani uomini pervasi da sentimenti di odio per la Francia e per i francesi, giovani che non sono certamente dissuasi dall’atteggiamento sottomesso delle autorità.

Il 30 maggio scorso, a Parigi, si è tenuta una manifestazione di solidarietà a favore degli immigrati irregolari, provenienti principalmente dall’Africa del Nord e subsahariana. Sebbene la marcia fosse stata vietata dal governo, alla polizia è stato ordinato di non intervenire. Anche se tutti i manifestanti violavano la legge, ne sono stati fermati solo 92 – e poi rapidamente rilasciati. Due settimane dopo, sempre a Parigi, si è svolta un’altra manifestazione a sostegno della famiglia di Adama Traoré, un giovane di origine africana morto nel 2016 durante il suo movimentato arresto. Anche quella manifestazione è stata vietata dal governo e alla polizia è stato ordinato di non intervenire. “Morte alla Francia”, gridavano i manifestanti e, a volte, “Sporchi ebrei“. Ma né il governo né i media mainstream sono rimasti sconcertati. I giovani francesi appartenenti alla Génération Identitaire (Generazione identitaria), un movimento per la difesa della Francia e della civiltà occidentale, sono saliti su un tetto e hanno sventolato uno striscione con la scritta “Giustizia per le vittime del razzismo anti-bianco”. Un uomo si è arrampicato sul tetto dell’edificio con l’evidente intento di sollevare lo striscione. Durante le interviste trasmesse dalle emittenti televisive è stato descritto per giorni come un eroe della “lotta al fascismo”. Nel frattempo, i giovani francesi che mostravano lo striscione sono stati arrestati e accusati di “incitamento all’odio”.

Dal 16 al 18 giugno, a Digione (una città di 156 mila abitanti), capoluogo della Borgogna, la lotta tra bande ha visto contrapporsi una banda di trafficanti di droga ceceni e una di trafficanti arabi. Sono state utilizzate armi di tipo militare – questo accade in un Paese senza diritto costituzionale di portare armi. Il governo ha chiesto ancora una volta alla polizia di non intervenire. Il conflitto è stato alla fine risolto in una moschea, sotto la supervisione degli imam. La polizia ha chiesto agli abitanti di Digione di non uscire di casa e di fare molta attenzione sino alla fine di questa guerra tra bande. Sono stati effettuati alcuni arresti, ma solo dopo la fine degli scontri.

Il 26 luglio scorso, è stata organizzata una cerimonia a Saint-Étienne-du-Rouvray, un piccolo villaggio della Normandia dove, quattro anni fa, l’86enne don Jacques Hamel venne assassinato da due giovani islamisti mentre stava celebrando la Messa. Quest’anno, il ministro dell’Interno Gerard Darmanin ha pronunciato un discorso di condanna della “barbarie islamica”. “Uccidere un prete in chiesa”, egli ha affermato, “è tentare di assassinare una parte dell’anima nazionale”. Darmanin non ha però detto che al momento dell’omicidio la chiesa era semivuota, con solo quattro anziani fedeli che hanno assistito impotenti all’omicidio. Tuttavia, il ministro ha aggiunto di essere soddisfatto che i francesi non si siano arresi alla rabbia, scegliendo piuttosto la “pace”. (qui)

Ma anche nel momento in cui tutto fosse davvero perduto, rassegnarsi, rinunciare a lottare, sarebbe l’errore più grave.

barbara

ULTIMISSIME SUL FRONTE DELL’EPIDEMIA FANTASMA

Cominciamo col solito giochino dei numeri e sul modo di comunicarli da parte di gente che evidentemente ignora l’esistenza di persone dotate di memoria e capaci di fare calcolini da scuola elementare.

Angelo Michele Imbriani

ANALFABETISMO FUNZIONALE, ovvero “aumentano i contagiati, mai tanti casi dal 28 maggio”.

Bisogna dire chiaro e tondo che tutti coloro che ripetono a pappagallo le notizie-mantra di una informazione disonesta, senza porsi alcuna domanda su quel mantra, senza sottoporlo ad alcuna verifica, senza metterlo in discussione con un pur elementare processo cognitivo, si mostrano incapaci di qualsiasi pensiero autonomo e critico.
Nell’esempio in questione, un essere pensante non si ferma alla notizia-mantra, ma fa una facilissima, piccola ricerca.
Il 28 maggio avevamo lo stesso numero di “positivi” di ieri, più o meno. Bene. Ma quanti erano stati i morti? 71. Ieri 3. E il 27 maggio erano stati 118. E quanti erano i ricoverati in terapia intensiva? 489. Ieri 52. Dieci volte di meno, o quasi. E quanti erano i ricoverati con sintomi? 7.300. Ieri 500 circa. E infine, riguardo all’unico dato che corrisponde, il numero dei “positivi”, innanzitutto vengono conteggiati anche quelli che hanno già avuto un tampone e non si sono ancora “negarivizzati”? In tal caso è estremamente scorretto contarli tra i “nuovi casi”. Ma soprattutto: come stanno questi cosiddetti contagiati? Oggi, a, quanto pare, sono quasi tutti “asintomatici”, ossia non sono malati. Nella fase acuta dell’epidemia, e il 28 maggio eravamo già da tempo nella fase calante, come tutti dovremmo ricordare almeno la metà dei positivi veniva ricoverato, un 10% finiva in terapia intensiva e quasi la metà di coloro che finivano in terapia intensiva moriva.
Infine, quanti tamponi vengono fatti oggi e quanti venivano fatti nella fase acuta dell’epidemia? Oggi, nei giorni feriali, i tamponi sono 50-60.000. Nei mesi scorsi, 20-25.000 erano cifre da record.
La situazione di oggi non ha niente a che vedere, quindi, dati alla mano, con quella del 28 maggio e soprattutto con quella dei mesi precedenti, quando il Covid 19 poteva fare legittimamente paura.
Solo una informazione disonesta e manipolatrice può fare certi confronti e alimentare il terrore. Solo gli analfabeti funzionali, ma chiamiamoli pure idioti, possono seguirla e lasciarsi spaventare.
Ovviamente questo post è del tutto inutile: se pure lo leggesse un analfabeta funzionale non lo capirebbe. E un minuto dopo tornerebbe a ripetere con voce da pappagallo: “i bollettini sono preoccupanti, i contagi stanno aumentando, non erano mai stati tanti dal 28 maggio”…

I “nuovi contagiati” comunque salgono, già…
focolaio
E trovi gente come la mia povera cuginetta, quella che di mestiere fa la psicologa, e già abbiamo detto tutto, quella innamorata di Conte perché è elegante e pacato e fa festa grande quando quello si dedica ad asfaltare l’opposizione, che a chiamarla analfabeta funzionale sarebbe un eufemismo, che scrive

Merda, si sale si saleeeeee e se qualcuno qui sotto scrive colpa dei migranti si auto elimini dai miei contatti

Il sindaco di Treviso,
Mario Conte
a quanto pare, non ha avuto l’accortezza di consultarsi con mia cugina, e sembrerebbe di parere leggermente diverso

“Ho chiesto i danni al governo. Ha abbandonato la nostra città”

Il sindaco di Treviso si è già appellato all’avvocatura dello Stato. Nell’ex caserma 300 migranti: 260 positivi

Serenella Bettin – Sab, 15/08/2020

«Abbiamo chiesto ai cittadini di fare sacrifici, di rimanere chiusi in casa, abbiamo chiuso le attività; hanno fatto chiudere i bar se per caso c’erano tre persone senza mascherina e poi scopriamo che in una struttura dello Stato fanno quello che vogliono e può succedere di tutto».

È furioso il sindaco di Treviso, Mario Conte. Mentre ci sta parlando è in corso una guerriglia a sassate dei migranti dell’ex caserma Serena di Treviso contro la polizia. I richiedenti asilo se la prendono con gli uomini in divisa perché non ne vogliono sapere di fare la quarantena. In quel centro «accoglienza» sono quasi tutti positivi. Da due si è passati a 157. Ora ammontano a 260. Duecentosessanta su 300 ospiti. Il sindaco è sconcertato, oltre che preoccupato per i suoi cittadini e ha deciso di chiedere i danni allo Stato. «Ho dato mandato all’avvocatura dello Stato – spiega in un’intervista al Giornale – per studiare la pratica affinché si chiedano i danni. Per noi è un grosso danno. Per un lungo periodo abbiamo chiesto ai nostri cittadini di fare sacrifici e ora ci troviamo con una struttura gestita dallo Stato e dalla prefettura dove all’interno può succedere di tutto».

Una caserma aperta nel 2015. In questi giorni com’è la situazione lì dentro?
«Io non posso entrare, non ci lasciano fare i controlli. La situazione è molto tesa. E la cooperativa che ha in gestione il centro non riesce a tenere divisi i positivi dai negativi».

Ma il posto per dividerli c’è?
«Sì basterebbe spostarli di palazzina. Positivi da una parte e negativi dall’altra, ma gli ospiti non vogliono. Tutti noi dobbiamo sottostare ai capricci di queste persone».

Alcuni negativizzati sono stati spostati in un’altra struttura.
«Sì hanno trasferito i primi cinque negativizzati. Ma è un continuo trasportare questa gente di qua e di là con un crescendo di paura da parte della popolazione che non vuole contrarre il virus».

Non si può chiudere quella caserma?
«Io sono per lo smantellamento. Salvini aveva iniziato un processo di svuotamento. Ora siamo presi così, con queste persone che fanno ciò che vogliono. Salvini era venuto a vedere la situazione, questi giorni non ho visto una presenza che fosse una da parte del ministro Lamorgese».

Non l’ha nemmeno chiamata?
«No, se non vuole chiamare il sindaco, almeno chiami per solidarietà quei medici con cui i migranti se la sono presa questi giorni. La nostra azienda sanitaria sta facendo uno sforzo enorme per cercare di fare a tutti i tamponi in tempi record e queste persone se la prendono con la polizia, con i medici. La conclusione è che gli unici che mi chiamano e mi chiamate – sorride – sono le tv nazionali, i giornalisti. Capisci che danno possiamo avere».

Avete avuto disdette nel turismo?
«Tantissime disdette, la gente ha paura. Mi sono confrontato con associazioni di categoria e da questa ondata di contagi ne riceviamo sicuramente un danno».

Danni per l’immagine.
«E all’economia. La responsabilità non è di certo dell’amministrazione comunale, è una struttura gestita da una cooperativa che ha vinto l’appalto della prefettura. E lì la responsabilità è dello Stato».

Lei ha provato a parlare con il gestore della struttura?
«È tutto uno scaricare le responsabilità». (qui)

Già. Come già ricordato altrove, il governo ha solennemente promesso la seconda ondata entro l’autunno, in previsione della quale ha anche prorogato, unico Paese in Europa e nel mondo civile, lo stato di emergenza. E, ben deciso a mantenere la promessa, visto che né gli assembramenti selvaggi di Napoli, né ammucchiate, con o senza mascherina, di locali e movida, erano riusciti a far aumentare il numero dei positivi neanche di uno zero virgola, giustamente adesso li sta importando a manetta, come si fa quando la carenza di un genere in patria rischia di provocare una carestia. Purtroppo per lui, il premier più bravo del mondo a capo del governo più bello del mondo, nonostante tutti questi positivi, non si riesce a far salire il numero dei malati, meno che mai quello dei bisognosi di terapia intensiva, per non parlare dei morti: che cos’altro inventerà nelle prossime settimane per riuscire nell’intento? Nel frattempo, se per caso vi ritrovate a risultare positivi, cercate almeno di rendervi utili alla società
abbracciare
Mentre l’amico Fulvio ha avuto una delle sue brillantissime idee:
tampone obbligatorio
Tornando alle cose serie, l’obiettivo di chi si blinda, anche a epidemia conclusa e inesistente, per non rischiare di contagiarsi e contagiare, è quello di arrivare a una società interamente sana? Veramente veramente?

Gerardo Verolino

LA SOCIETÀ IN MANO AI MEDICI. IL CASO SVEDESE

L’idea folle che nella società non debbano esistere malati e che bisogna mettere in quarantena (e nel caso eliminare) i (possibili) contagiosi, i deformi, gli handicappati o i portatori di malattie non è stato solo il disegno perverso che cercò di attuare il regime nazista che si proponeva di realizzare una società ordinata e perfetta. Ma l’idea malsana che una società debba essere, completamente bonificata o sanificata eliminando ogni pericolo d’infezione o ogni malato che possa attentare all’interesse della collettività e alla salute pubblica si è verificato di recente, anche nelle nostre democrazie. In Svezia, ad esempio, nella socialdemocratica Svezia, lo Stato balia e assistenziale che ti segue dalla culla alla bara che le sinistre mondiale portano a simbolo, dove, la sinistra al potere, ha governato per 44 anni ininterrotti (65 totali), il governo ha promosso, dal 1935 al 1976, qualcosa di aberrante: la sterilizzazione forzata di decine di migliaia donne con handicap o “indigenti di razza mista”, quella che in un libro viene riassunta come “L’utopia eugenetica del welfare svedese: il programma socialdemocratico di sterilizzazione, aborti e castrazione. Lo scopo era, sostanzialmente, di carattere economico: si voleva ridurre la possibilità che i cittadini delle generazioni future, non essendo sani, potessero gravare sulla società e sul sistema sanitario. Naturalmente il piano abominevole del governo aveva “solide” basi scientifiche. Difatti i medici e la comunità scientifica approvavano ogni scelta aberrante del governo: l’ interesse pubblico viene prima di ogni cosa (sic). A subire la vergognosa sterilizzazione forzata, non furono soltanto le donne malate o affette da handicap, ma anche tante donne sanissime che venivano considerate sospette e che potevano destabilizzare la società coi loro comportamenti perché si alzavano tardi al mattino, o avevano amicizie maschili, o parlavano liberamente in pubblico della propria vita sessuale o che semplicemente andavano a ballare (che assonanza con la movida!). Eh il ballo è indice di degenerazione! Lo scandalo è stato scoperto solo nel 1997 da una giornalista del quotidiano liberale svedese, Dages Nyheter. Il ministro degli Affari sociali, Margor Wallstroem, ammise che “si è trattato di qualcosa di barbaro”. Già, già…

Le vie dell’inferno, come è noto, sono sempre lastricate delle migliori intenzioni. Di tutti gli inferni, sia ultraterreni che terreni.

Concludo con due autocitazioni.

Come già più di una volta ho avuto occasione di ricordare, quando il governo nazista ha proposto una legge per sterilizzare gli handicappati gravissimi, sembrava una cosa altamente umanitaria: nessuna persona normale si accoppierebbe con un handicappato grave, e d’altra parte anche loro hanno le stesse pulsioni sessuali di chiunque altro con, in più, un’assoluta incapacità di autocontrollo. La conseguenza è che o li si lascia accoppiare fra di loro, e mettono al mondo dei mostri, o li si condanna a una vita di sofferenza impedendo loro la realizzazione della propria vita sessuale. E dunque, sterilizziamoli e poi possiamo lasciarli liberi di godere quanto vogliono. Tutti i medici riuniti a convegno hanno votato a favore, tranne uno, con la seguente motivazione: cose come queste si sa come cominciano, ma non si sa come poi vadano a finire. Noi, oggi, lo sappiamo: dalla sterilizzazione degli handicappati gravissimi si è arrivati a sterilizzare persone con un leggero ritardo, come ne abbiamo in tutte le nostre scuole e in tutti i nostri posti di lavoro, e gli handicappati più gravi venivano gassati. Dalle decisioni prese in base a rigorose indagini svolte da un’equipe di tre medici, come stava sulla carta, si è passati a gassare sulla base di una crocetta messa su un foglio da un’infermiera (che, per inciso, era una persona che aveva frequentato la scuola elementare e poi un corso di sei mesi). Allo sterminio di sei milioni di ebrei, almeno centomila handicappati, altrettanti omosessuali (che prima di finire in gas dovevano obbligatoriamente passare per i letti delle SS), mezzo milione di zingari ecc. ecc., si è arrivati partendo da quella legge tanto umanitaria. (qui)

E io mi chiedo: nel momento in cui, a forza di aborti “terapeutici” saremo arrivati ad avere un mondo senza Down, senza ritardati, senza spastici, senza nani, senza ciechi, senza sordi, riusciremo a sopportare di avere un figlio miope, o strabico, o una figlia con le ginocchia sporgenti? (qui, nei commenti)

barbara

E TORNIAMO A PARLARE DEI FAMIGERATI “MONOBANCHI”

La parola all’addetto ai lavori.

Banchi singoli, parla un produttore: “Chi ha scritto il bando è un incompetente totale”

di Andrea Carlino

A Il Foglio parla Emidio Salvatorelli di Vastarredo, la più grande azienda di arredo scolastico in Italia. Non parteciperà al bando così come altre aziende italiane.

“Impossibile, noi abbiamo una capacità produttiva al massimo di 30mila banchi al mese. Lo sanno quanti sono 200mila banchi? Sono 200 autotreni di materiale che devo ordinare, 40 autotreni solo di pannelli, 150mila chili di ferro. Se anche lo volessi fare, chi mi consegna tutto questo materiale ad agosto? I tempi di attesa sono almeno di un mese e mezzo. Soprattutto, poi, dove poggio la roba, io ho 30mila metri quadrati di spazio, ma per tutto questo materiale non c’è spazio. Si parla di un appalto da 10 milioni di euro, ma io nemmeno li fatturo in un anno”.

E poi c’è un problema tecnico: “Tra i requisiti c’è la produzione nei tre anni precedenti di ‘almeno il doppio dei quantitativi offerti’, dunque minimo 400mila banchi. Nessuna impresa soddisfa questo criterio”. (qui)

Quindi la signora ‘azzolina, come direbbero a Livorno, sta chiedendo la luna. Letteralmente. Sarà mica perché in Cina di questa paccottiglia ne hanno da vendere (HAHAHAHAHA! Da vendere! Buona la battuta!), e regalare* novecento milioni alla Cina è sempre una buona idea?

E ora la parola al fisioterapista – sociologo.

Banchi singoli e dinamici, bocciati dal fisioterapista: obbligano ad unica postura, piccole gabbie. Producono chiusura relazionale. INTERVISTA

di Vincenzo Brancatisano

“Il distanziamento sociale a scuola è antitetico. La scuola non deve distanziare ma deve unire. E con questo tipo di banco il rischio è quello di sterilizzare gli alunni dal punto di vista sociale prima ancora che dal punto di vista sanitario”. E’ questo il primo commento di Giuseppe Celesti, dottore fisioterapista e un’altra laurea in sociologia, all’annuncio della ministra dell’Istruzione di dotare le aule di banchi singoli di nuova generazione per consentire il distanziamento sociale tra gli alunni nel difficile rientro a scuola, a settembre.

Un master in Programmazione, Gestione e valutazione dei servizi sanitari e socio assistenziali, Celesti si occupa a Formigine, in provincia di Modena, anche di gestione dei conflitti. Tra i suoi lavori, sviluppo socio economico e salute. Per la sua doppia competenza, gli abbiamo chiesto un parere sui nuovi banchi, di dimensioni ridotte, uniti a una sedia con rotelle, colorati e piuttosto costosi, presentanti dalla ministra dell’Istruzione in una conferenza stampa come funzionali al distanziamento di un metro per contrastare il Covis-19. Intanto, a Radio 24, la stessa ministra Lucia Azzolina, parlando di risorse, ha riferito che “i fondi saranno destinati al rinnovo degli arredi. Banchi singoli permettono di recuperare spazio [? Mettere uno scolaro per banco a un metro uno dall’altro invece che due in un banco a venti centimetri uno dall’altro permette di recuperare spazio? Cioè secondo la signora ‘azzolina un metro occupa meno spazio di venti centimetri? È fortunata la signora ‘azzolina che quando è andata a scuola lei avevano già abolito gli esami di seconda elementare, se no non ce l’avrebbe mica fatta a passare. Resta il dubbio di quali santi in paradiso abbia goduto perché le facessero passare quelli di quinta] e noi al momento, sulla base delle indicazioni del Cts, dobbiamo mantenere il metro di distanza”. Il progetto non riguarderà tutte le scuole e su questo la ministra dell’Istruzione è stata chiara: “I banchi singoli di nuova generazione [di nuova generazione! HAHAHAHAHA! Ma da dove viene fuori questa?] fanno guadagnare metri [no, forse ho capito: li metteranno a castello?] e saranno la priorità di intervento per molti istituti. Su acquisto e distribuzione ci darà una mano il commissariato straordinario per l’emergenza”. La notizia del possibile arrivo di questi arredi ha suscitato un dibattito in rete, tra gli insegnanti, molti dei quali storcono il naso fino a immaginare gli alunni più discoli fare l’autoscontro in classe.

Dottor Giuseppe Celesti, si passa dal compagno di banco all’alunno isolato, ma iniziamo dalla postura.

“Non va bene, c’è uno spazio limitato tra la sedia e l’appoggio e non c’è dinamica. Obbligano a una sola postura, senza possibilità di compensazione”.

Quale sarebbe la postura ideale per gli alunni, per evitare problemi di salute?

“Non esiste una postura ideale. La postura ideale è quella di cambiare sempre postura e movimento. E questa sedia non lo consente, sembra una piccola gabbia, sia pure dorata. Il tavolo è piccolo e non permette comfort e alcuna dinamica. Un alunno molto alto è obbligato a tenere le gambe molto flesse perché difficilmente potrebbe distenderle. Vanno bene per una conferenza o per un seminario ma non per un intero anno scolastico”.

Le sedioline classiche, attualmente in uso, non è che siano il massimo

“Con le sedioline classiche cambia tutto perché ci si può alzare [piccolo refuso? Forse intendeva dire allontanare?] e avvicinare al banco a seconda delle esigenze del momento. Queste potrebbero agevolare problemi circolatori per le compressioni glutee che possono interessare anche il nervo sciatico. Inoltre potrebbero essere discriminanti perché le persone robuste non riuscirebbero a entrarci”.

E sul piano sociologico, quali riflessi ci vede?

“Sul piano sociale è ancora peggio, in questo caso. Si produce una chiusura relazionale, poiché si viene a perdere la complicità nel rapporto tra adolescenti, che è stata sempre esaltata dall’elemento condivisivo. Il banco viene condiviso, crea rapporto paritario, produce anche conflitti, fa proprio maturare l’esperienza conflittuale, che non va mai bypassata, perché fa crescere. Così invece si esalta l’individualismo, rende isolati i rapporti individualistici. E’diseducativo”.

Qualcuno sostiene che il distanziamento potrebbe arginare i fenomeni di bullismo

“Il bullismo si affronta in altra maniera, non certo dividendo i banchi. [Aggiungerei, da addetta ai lavori per 36 anni, che il bullismo si manifesta in massima parte all’ingresso, all’uscita, nei bagni, durante la ricreazione, in palestra, sugli autobus. Per quanto riguarda la parte residua che avviene in classe, non si vede davvero in che modo i banchi singoli possano impedire di tirare oggetti sulla testa della vittima designata quando l’insegnante non vede. Solo un imbecille che non ha mai visto una classe, che non ha mai visto degli scolari, che non ha mai visto un episodio di bullismo può sparare una simile cazzata] Se dobbiamo stare sotto ricatto del bullismo vuol dire che non abbiamo strumenti per affrontarlo. Peraltro il bullismo per così dire fisiologico fa crescere e fa parte della vita perché la vita presenterà sempre situazioni di bullismo, come sul lavoro. Poi non è certamente un banco a prevenire il bullismo. Il banco dà invece la possibilità di mettere persone di etnia, cultura e lignaggio diversi in una comunicazione profonda, anche subliminale. Un conto è stare lontani, un altro conto è toccarsi, ‘sentire gli odori’.

Si diceva prima che verrebbe meno il mito del compagno di banco

“Il banco è un forte elemento di socializzante, i ragazzi ancora non sono maturi e di conseguenza devono stare vicini devono litigare avere complicità sentire la differenza di classe sociale ed eventualmente vivere di speranze ed immaginazione. Non siamo all’università, non è un mondo adulto. Togliere la poesia del litigio dell’ultimo centimetro è un delitto morale e spirituale. Il rischio è di sterilizzare le persone dal punto di vista sociale prima ancora che dal punto di vista sanitario. Distanziare a scuola è antitetico: la scuola deve avvicinare, specie in un momento come questo quando la solidarietà è fondamentale per affrontare ogni tipo di virus”.

Ma con questo arredo l’intenzione à proprio quella di contrastare il contagio del virus

“Guardi, questo è tutto da dimostrare”. (qui)

No, qui il nostro fisioterapista – sociologo si sbaglia: non è “tutto da dimostrare”: al contrario, quello che c’era da dimostrare è già stato ampiamente dimostrato:

Svezia: le scuole aperte non hanno favorito i contagi

Alice Mattei

16/7/2020

Arriva dalla Svezia, paese noto per la sua (discussa, discutibile e probabilmente scellerata) gestione controcorrente della pandemia Covid, la notizia che le scuole aperte non hanno favorito la diffusione del Cogid. Secondo il ministero della sanità svedese, i dati delle infezioni degli scolari in Svezia (dove si è andati regolarmente in classe per tutto il tempo) non sarebbero più altri di quelli della vicina Finlandia, che invece ha osservato il lockdown. 

Secondo un rapporto presentato dalle autorità sanitarie svedesi e finlandesi insieme, nel periodo dal 24 febbraio al 14 giugno, ci sarebbero stati 1.124 casi confermati di COVID-19 tra i bambini in Svezia, circa lo 0,05% del numero totale degli svedesi tra 1 e 19 anni. Nello stesso periodo, la Finlandia ha registrato 584 casi tra minori, pari a circa lo 0,05 della popolazione scolastica. 

“In conclusione, la (chiusura) delle scuole non ha avuto un impatto diretto misurabile sul numero di casi confermati di laboratorio in bambini in età scolare in Finlandia o in Svezia”, hanno affermato le agenzie dei due Paesi nel  loro rapporto congiunto.

Il rapporto ha mostrato che casi gravi di Covid-19 erano molto rari tra i bambini svedesi e finlandesi di età compresa tra 1 e 19 anni, senza che siano stati riportati decessi. Inoltre confronto tra l’incidenza di Covid-19 in diverse professioni non ha suggerito un aumento del rischio per gli insegnanti. (qui)

Cosa del resto già nota da tre mesi. Con buona pace di quelli che “io se non c’è il rischio zero in classe non ci torno” e “io non vado in una classe di alunni che mi respirano addosso” eccetera.

*Regalare, sì, non l’ho scelto a caso il verbo. Perché guardate un po’ qua che cosa ha scovato l’amico Fulvio Del Deo
banchi prezzo
Ora, 30 dollari sono 27,62 euro cioè 272,38 in meno dei 300 dollari che pagheremo per ognuna di quelle ciofechine scomode e dannose (e DI PLASTICA!! In un mondo che ci scassa i maroni un giorno sì e l’altro pure per l’abolizione della plastica, via le posate di plastica, via piatti e bicchieri di plastica per pic nic e scampagnate, via le bottigliette di plastica per bere fuori casa, via tutto e tassa sulla plastica, e adesso ci portiamo a casa decine di migliaia di tonnellate di plastica?!), il che significa che dei 900 milioni di euro che daremo alla Cina, 817.140.000 saranno regalati. Loro ci hanno regalato 35.000 morti e il collasso dell’economia e noi gli regaliamo quasi un miliardo di euro: mi sembra uno scambio equo.

E infine, grazie sempre a Fulvio Del Deo
bruciare banchi
(io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli)

barbara

E SIAMO AL DISASTRO

Grazie all’Europa e grazie al novello Churchill che la Provvidenza ci ha fatto incontrare.

Una Caporetto annunciata a Bruxelles: Conte e Gualtieri hanno perso tempo per obiettivi inutili e irrealistici

Dal decreto liquidità al decreto gassosità: “liquidi” evaporati

Il governo italiano ha mancato tutti gli obiettivi che si era prefissato e che qui, a scanso di equivoci, non abbiamo mai comunque considerato particolarmente desiderabili e certamente nemmeno realistici, perché in conflitto con la dura realtà dei trattati e le inscalfibili e arcinote posizioni della Germania e di altri Paesi del centro e nord Europa. Per altro, obiettivi che ha ritenuto di perseguire senza alcun mandato da parte del Parlamento (quello olandese, per dire, si è espresso due volte prima dell’Eurogruppo), senza nemmeno una discussione parlamentare. Il presidente Conte e il ministro Gualtieri non si sono nemmeno presentati. Lo faranno il giorno prima del Consiglio dei capi di stato e di governo che dovrà ratificare le proposte dell’Eurogruppo, ma è chiaro che il pacchetto è chiuso e solo qualche dettaglio potrà essere ridiscusso o aggiunto. E questo, l’umiliazione del nostro Parlamento, l’emergenza democratica, è forse l’aspetto più amaro della vicenda e più grave della condotta del nostro governo.
Potevate risparmiarvi di trattenere il fiato fino a ieri sera in attesa delle conclusioni dell’Eurogruppo, più volte rinviate questa settimana, leggendo lunedì scorso, 5 giorni fa, l’articolo di Musso per Atlantico dal previdente titolo: “La Caporetto italiana a Bruxelles: da Conte e Gualtieri, a Draghi”, dove veniva spiegato già tutto:
Il governo italiano ha condotto in Europa una trattativa e la ha persa. Cercava una garanzia sul rifinanziamento del debito pubblico. I Paesi del Nord vogliono che alla bisogna provveda il risparmio italiano, che sanno sovrabbondante. La loro vittoria è sancita dalle nuove condizioni di accesso al MES, uguali alle vecchie. Il ministro Gualtieri è di fronte a scelte drastiche e non può a lungo rinviarle. Mario Draghi ha già presentato il manifesto per il dopo-Gualtieri.
E come già lunedì ci sembrava scontato, alla fine è passato il “pacco” franco-tedesco, già concordato nei punti fondamentali da Parigi e Berlino domenica scorsa (nein Mes senza condizionalità, nein Coronabond): Mes, Bei, SURE, questi i tre pilastri, a cui se ne affianca come vedremo un quarto ma ancora tutto da definire e a medio termine. Sul Mes un’unica concessione: linea di credito con l’unica condizione di sostenere “il finanziamento dei costi, diretti e indiretti, sanitari, di cura e prevenzione dovuti alla crisi del Covid-19“. “Afterwards”, dopo l’emergenza, non vere e proprie condizioni, ma un richiamo agli impegni con la Commissione sul Patto di stabilità. Dirette o indirette, comunque dovrà trattarsi di spese di “healthcare, cure and prevention” e relative al Covid-19, non di sostegno all’attività economica per i costi del periodo di lockdown, mentre nella bozza di conclusioni di martedì 7, all’inizio dell’Eurogruppo, c’era almeno il riferimento a “other economic costs” relativi alla crisi. Il testo di ieri sera è quindi addirittura peggiorativo.
Per il supporto all’economia, condizionalità piena, cioè alle condizioni già previste. Riassume così il ministro olandese Hoekstra: “The ESM can provide financial help to countries without conditions for medical expenses. It will also available for economic support, but with conditions. That’s fair and reasonable.” E ci sembra di trovare riscontro nel testo ufficiale.
E gli Eurobond, o Coronabond? Non ci sono, nemmeno di striscio nel testo che ha valore legale. Il contentino sarà che nella lettera ai leader Ue che accompagna le conclusioni dell’Eurogruppo il presidente Mario Centeno spiegherà che alcuni Paesi sono a favore dei Coronabond e altri contrari.
Come dicevamo, c’è un quarto strumento, chiamato Recovery Fund, che però è ancora tutto da definire: servirà per sostenere la ripresa “provvedendo al finanziamento attraverso il budget Ue di programmi volti a riavviare l’economia in linea con le priorità europee e assicurando solidarietà agli stati membri più colpiti”. Più avanti si parla di “innovative financial instruments” ed è molto probabile che oggi leggerete o sentirete da molte parti che in realtà sono proprio questi i sospirati Coronabond.
Come ha spiegato il ministro Hoekstra, si tratta di una formulazione “deliberatamente vaga” così che tutte le parti possano leggerci quello che vogliono e infatti il ministro Gualtieri si è affrettato ieri sera a rivendicare di aver “messo sul tavolo i bond europei”. La realtà è che quello sulla mutualizzazione del debito resta un “dibattito fantasma”.
Il vero dramma è che il premier Conte e il ministro Gualtieri hanno perso tre settimane preziose, forse decisive per salvare la nostra economia, infilandosi in un lacerante negoziato per obiettivi inutili, se non dannosi (Mes), e comunque irrealistici (Coronabond), considerando le red lines storiche degli interlocutori. Una strategia basata sull’illusione che ha caratterizzato tutti i governi di centrosinistra, europeisti, e cioè che un governo percepito come “amico” a Bruxelles, Berlino e Parigi, sarebbe stato ricompensato con la fantomatica “solidarietà” europea. Una visione infantile della politica e del gioco degli interessi nazionali che ha fatto credere per lustri ai nostri eurolirici che si sarebbe potuto derogare dai trattati all’occorrenza e che, prima o poi, la Germania avrebbe fatto cadere il suo tabù sulla condivisione del debito, che invece resiste persino sotto i colpi della pandemia più grave degli ultimi cento anni. Sia chiaro che se Berlino dovesse trovarsi costretta a scegliere tra fine dell’euro e condivisione del debito, sceglierebbe la prima…
Ma basta prendersela con olandesi e tedeschi. L’Olanda fa l’Olanda. La Germania, la Germania. Chi chiede Mes “light” o senza condizioni, chi Eurobond, chi acquisti illimitati della Bce, non ha letto i trattati che abbiamo firmato e non ha capito nulla dell’unione in cui siamo finiti e che fino a ieri celebrava, spacciandola per quello che non è, e non è mai stata. Sui “dibattiti fantasma” l’europeismo nostrano ci ha campato per 20 anni. Ora, capolinea.
Non sembra ci siano le condizioni politiche perché il governo italiano acceda alla linea di credito del Mes, nemmeno nei termini “light” fissati per i costi sanitari dell’emergenza. Voci dal Pd e dai 5 Stelle già assicurano che non hanno intenzione di usarlo (ma allora, ancora più assurdo questo braccio di ferro sulle condizioni). Ora la nuova linea del fronte è rappresentata dagli acquisti dei titoli da parte della Bce dopo il varo del nuovo programma ad hoc per l’emergenza pandemia. Ma siamo proprio sicuri di poterci contare? Saranno illimitati e incondizionati? Anche qui dipenderà dai nostri amici a Berlino, se saranno disposti a chiudere un occhio e per quanto tempo. Sul QE e gli acquisti della Bce è sempre vigile la Corte di Karlsruhe e a Francoforte non ci sono più le spalle larghe di Draghi, ma su questo torneremo presto qui su Atlantico.
Nel frattempo, ad oltre un mese dalle prime misure di contenimento, non è ancora arrivato un euro alle imprese e ai lavoratori, proprio in attesa, o meglio nell’illusione del miracolo a Bruxelles. Il decreto cd liquidità – annunciato lunedì dal premier Conte, come suo solito via proclama video, e pubblicato in GU solo ieri – dovrebbe essere ribattezzato decreto gassosità, vista la completa evaporazione dei “liquidi” tra le parole di lunedì e i testi di ieri.
Il decreto è di fatto senza liquidi, essendo – incredibile ma vero – a saldo zero, mentre poco aggiunge, sulle garanzie alle piccole e medie imprese, alle misure già introdotte nel decreto “Cura Italia”. Si tratta di prestiti bancari – non di indennizzi, che molti altri governi hanno già pagato – tra l’altro nemmeno a tasso zero, come emerge da una circolare di ieri dell’Abi, ma saranno le banche a fissarlo e le imprese dovranno anche versare delle commissioni a Sace per la garanzia.
Per un’analisi più dettagliata vi rimando all’intervento del professor Alberto Dell’Acqua, che ospitiamo oggi, ma la sostanza del decreto è che si chiede alle aziende di indebitarsi – pur essendo soprattutto le piccole e medie già fortemente indebitate – per coprire le perdite dovute ad una chiusura, per quanto legittima e opportuna, decisa comunque dallo Stato per motivi di salute pubblica.
E a quanto pare ci eravamo sbagliati, una “potenza di fuoco” in effetti c’è nel decreto: le tasse da pagare a giugno. Ulteriore beffa, le scadenze fiscali sono rinviate di soli due mesi. Cosa che ha fatto infuriare Carlo Bonomi (Assolombarda): “Se facciamo indebitare le imprese per pagare le tasse vuol dire che non abbiamo capito nulla”.
Il rischio è che il pensiero di moltissimi imprenditori sarà quello di chiudere, quando scopriranno che i “liquidi” del decreto sono i loro soldi, un anticipo (da restituire con gli interessi) di ricavi futuri e incerti. Se non possiamo permetterci ciò che altri governi stanno già facendo per sostenere l’economia, benissimo, lo so dica, vuol dire che non possiamo permetterci di restare chiusi, addirittura fino al 3 maggio, con tutte le conseguenze del caso…
Federico Punzi, 10 Apr 2020, qui.

Poi, volendo, anche al di fuori delle istituzioni, in fatto di Europa ci sarebbe anche questa cosa qui.

Ugo Volli

Poi qualcuno parla ancora di “Unione Europea”
Paola Farina

Si comprende ora perché Israele abbia dato l’incarico del reperimento del materiale sanitario “strategico” al Mossad e non alla protezione civile.

Traduzione dallo svedese.

𝐋𝐀 𝐅𝐑𝐀𝐍𝐂𝐈𝐀 𝐇𝐀 𝐁𝐋𝐎𝐂𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐋𝐀 𝐅𝐎𝐑𝐍𝐈𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐃𝐈 𝟓 𝐌𝐈𝐋𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐃𝐈 𝐌𝐀𝐒𝐂𝐇𝐄𝐑𝐈𝐍𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐃𝐎𝐓𝐓𝐄 𝐃𝐀𝐋𝐋’𝐀𝐙𝐈𝐄𝐍𝐃𝐀 𝐒𝐕𝐄𝐃𝐄𝐒𝐄 𝐌𝐎𝐍𝐋𝐘𝐂𝐊𝐄 𝐄 𝐃𝐄𝐒𝐓𝐈𝐍𝐀𝐓𝐄 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐏𝐀𝐆𝐍𝐀 𝐄 𝐀𝐋𝐋’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀

Pubblicato venerdì 3 aprile alle 05:43 da Sverigesradio:

Nuove tensioni all’interno dell’UE causate dalla mancanza di un coordinamento sulle forniture ospedaliere che ha posto le nazioni una in competizione con l’altra
Molnlycke (azienda svedese di forniture medicali) si è lamentata con il governo svedese chiedendo di esercitare pressioni sulla Francia poiché 5 milioni di mascherine destinate a Spagna e Italia sono tutt’ora bloccate in questo Paese dal 5 marzo, a causa del sequestro di 6 milioni di maschere e ancora non si sa nulla.
Secondo l’opinione di Richard Twomey CEO dell’azienda sanitaria svedese Mölnlycke in una intervista alla stampa, la sua azienda sta avendo grossi problemi nella distribuzione di milioni di maschere e guanti di gomma in Italia e Spagna. Il problema è iniziato dal momento in cui la Francia ha emesso un decreto che blocca l’esportazione dei prodotti sanitari e non possono più utilizzare il loro magazzino principale a Lione (la produzione è in Cina e distribuiscono tramite tre magazzini principali nell’UE) per distribuire maschere in Italia.
“È estremamente inquietante. Nulla di ciò che inviamo ad altri paesi, in transito attraverso la Francia, può essere spedito fuori dal Paese”
L’azione francese ha drasticamente ostacolato la possibilità di fornire maschere per il viso, guanti protettivi e altre attrezzature usa e getta agli ospedali dell’Europa meridionale. “In futuro, la spedizione delle merci dalle nostre fabbriche in Cina destinate alla Spagna o all’Italia, dovranno ora essere spedite in Belgio e da lì via aerea, oppure via camion aggirando la Francia”
Un altro problema è che la forza lavoro non può più muoversi liberamente oltre i confini. La Polonia ha chiuso il confine con la Repubblica Ceca.
Richard Twomey afferma che metà della forza lavoro nella Repubblica Ceca attraversa quotidianamente il confine dalla Polonia. Quando i lavoratori non riescono più a lavorare, la produzione di attrezzature mediche destinate a essere utilizzate anche in Svezia, viene così interrotta.
“Ma quando adesso diversi Paesi dell’UE guardano principalmente al proprio orto, durante una crisi infuocata come questa, rischiano di mettere a rischio la vita di altri”.
Anders Wennersten
anders.wennersten@sverigesradio.se

E infine la ciliegina sulla torta, con fiocchi di panna e riccioli di cioccolata. Buon divertimento.

Poi la cosa più sconvolgente è leggere in giro “Lo avete visto?! Avete visto come ha asfaltato Salvini e la Meloni?!?! Ma quanto ho goduto!!” Già, perché il principale compito di un governo, specialmente nell’ora più buia eccetera, con un virus che impazza e uccide, le strutture sanitarie al collasso, sessanta milioni di persone agli arresti domiciliari e l’economia a un passo dalla catastrofe, è asfaltare due membri dell’opposizione. Complimenti vivissimi per il senso civico.

barbara

ACCOGLIENZA! ACCOGLIENZA!

E creazione di una meravigliosa, armoniosa società arcobaleno in cui i valori si incontrano e si fondono, come in una sinfonia. Come in Svezia, per esempio

O in Belgio. Ma anche in tutto il resto d’Europa, dove le chiese vengono devastate, saccheggiate, abbattute, bruciate. Una riflessione lunga, ma che vale la pena di leggere, su tutto questo, la trovate qui.

barbara

FACEBOOK, LA SVEZIA, LA RELIGIONE DI PACE, I PENSIONATI ECCETERA ECCETERA

Durante l’interrogatorio, la pensionata ha spiegato: “Mi sono arrabbiata quando ho letto come funziona con gli immigrati e come essi evitino le punizioni per tutto ciò che fanno. Vengono assolti anche se rubano e fanno altre cose. È ingiusto che coloro che commettono gravi crimini possano essere rilasciati…”. La pensionata ha detto che non avrebbe scritto quelle parole se avesse saputo che era illegale. Evidentemente l’ha fatto con la convinzione errata di vivere ancora in uno Stato di diritto democratico. A gennaio, la donna è stata condannata a pagare un’ammenda di 4 mila corone svedesi (443 dollari). Vive con una pensione di soli 7 mila corone svedesi (775 dollari) qui.

Della Svezia prostituita alla religione di pace, della Svezia con interi quartieri in cui non entra neppure la polizia, della Svezia in cui gli stupri aumentano in maniera esponenziale, della Svezia in cui essere ebrei è altamente sconsigliato, si è scritto ripetutamente in questo blog. Adesso sappiamo che la Svezia non è neppure più uno stato di diritto. Non per gli infedeli, per lo meno; diciamo che c’era uno stock di diritti da distribuire, e si è scelto di distribuirli tutti ai fedeli della religione di pace, lasciandone totalmente sprovvisti tutti gli altri. L’aria della non equa distribuzione spira un po’ dappertutto, ma la Svezia, come sempre, è all’avanguardia.

Da noi, per il momento, anche se fortemente sconsigliato, non è, credo, ancora vietato dalla legge. A scoraggiare gli incauti provvede però quella signorina allegra di facebook. L’ultima vittima della serie è Alberto Levy, che per questo post
A. Levy
è stato sospeso per un mese. Gli amici che ne sono a conoscenza vorrebbero diffonderlo, ma non si azzardano a pubblicare il suo post per non rischiare di essere a loro volta sospesi. Per questo ho voluto fare questo post, affinché chi voglia far conoscere la sospensione di Alberto Levy e il motivo per cui è stata messa in atto, lo possa fare condividendo questo post. Come potete vedere, nel titolo e in tutta la prima parte, che compare nelle condivisioni, ho evitato il termine tabù che potrebbe scatenare l’ira del feisbucchiano Minosse che sta orribilmente, e ringhia: essamina le colpe ne l’intrata; giudica e manda secondo ch’avvinghia.

E per non farci mancare niente, aggiungiamo la Germania, a suo tempo aiutata dalle SS musulmane, che ricambia il favore rifiutando di dichiarare terrorista Hezbollah. Come cantava quel tale, “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”.

barbara

LA PATRIA DELL’ESTREMISMO ISLAMICO

Svezia, un nuovo studio attesta la crescita dell’Islam radicale

 (di Lupo Glori) In Svezia, ancora una volta, l’Islam è sulle prime pagine dei quotidiani e dei principali organi di informazione. A far parlare di sé, nel paese europeo che più di ogni altro ha “osato” nel processo di accoglienza ed “integrazione” della religione islamica, questa volta non sono i fatti di cronaca, ma gli allarmanti risultati emersi da un recente studio sulla diffusione del salafismo all’interno del paese, condotto dai ricercatori della Swedish Defense University, che hanno confermato il drammatico stato di radicalizzazione dei musulmani in Svezia.
Il report, intitolato Tra salafismo e jihadismo salafita. Impatto e sfide per la società svedese, è ritenuto «unico nel suo genere» in quanto rappresenta il primo vero tentativo di realizzare una mappatura dell’ambiente salafita-jihadista all’interno del paese scandinavo.
Nelle 256 pagine di dossier gli autori hanno effettuato una fotografia dell’Islam in Svezia, ad oggi, fornendo un lungo elenco di fatti, nomi, sigle e ampie descrizioni di quella che è la strategia e la metodologia di espansione dell’Islam radicale in Svezia che, dati alla mano, sta ottenendo risultati al di sopra delle aspettative.
Negli ultimi dieci anni, come scrive l’esperto di sicurezza svizzero Stefano Piazza su oltrefrontieria.it, si è infatti assistito ad una crescita esponenziale dell’estremismo islamico nel paese che non sembra destinata ad arrestarsi: «il numero degli estremisti islamici in Svezia è aumentato di dieci volte in altrettanti anni e il fenomeno, se non verrà contrastato seriamente, è destinato a crescere ulteriormente visto che i soggetti attenzionati dalle autorità sono passati in pochi anni da 200 a 2.000. Si tratta in molti casi di convertiti svedesi che si sono posti come missione la propaganda dell’islam rigorista e violento in diverse città svedesi. Il fenomeno dilaga non solo nella capitale Stoccolma, ma a Göteborg, Örebro, Malmö, Hässleholm, Halmstad, Arlöv, Landskrona, Norrköping e Umeå».
I risultati della ricerca portano dunque a galla il clamoroso ed inequivocabile fallimento della politica nazionale di integrazione degli immigrati musulmani, riportando come molti di loro di orientamento salafita affermino di non avere alcun amico svedese, in quanto considerati da loro “kufr”,  termine arabo con il quale viene appellato l’infedele e il “miscredente”.
Al riguardo, un predicatore salafita, Anas Khalifa, ha chiarito in questi termini quale dovrebbe essere l’atteggiamento di un “buon musulmano” nei confronti di un “kufr”: «Significa che se incontrate un cristiano o un ebreo dovete picchiarlo o minacciarlo? No. Non c’è guerra fra voi e i cristiani e gli ebrei nella vostra scuola, ad esempio. Li odiate per amore di Allah. Odiate il fatto che non credano in Allah. Ma voi volete dal profondo del vostro cuore che amino Allah. Quindi, dovete lavorare con loro, parlare con loro, perché volete che Allah li guidi».
Il processo di radicalizzazione dell’Islam salafita in Svezia, è stato sottolineato anche dalla giornalista ed analista politica Judith Bergman che, in un articolo pubblicato sul Gatestone Institute, ha evidenziato come lo studio condotto dai ricercatori della Swedish Defense University abbia fatto emergere la preoccupante presenza salafita in diverse città del paese con la cronaca locale che riporta fatti a dir poco allarmanti: a Borås, città della Svezia meridionale, alcuni bambini non bevono acqua a scuola né dipingono con gli acquarelli perché dicono che l’acqua è “cristiana”; in diverse occasioni, la polizia svedese ha riportato i casi di bambini musulmani denunciati per aver minacciato di tagliare la gola ai propri compagni di classe, mostrando loro immagini di decapitazioni sui cellulari. Ci sono casi di «adolescenti che arrivano nelle moschee alla fine delle lezioni per ‘lavarsi’ dopo aver interagito con la società [non musulmana]».
La ricerca riporta inoltre come l’infiltrazione islamista in alcune aree abbia favorito la creazione di “no go zones”, totalmente fuori controllo, come Rosengård, Rinkeby e altre 53 aree urbane, dove a dettare legge sono i principi del Corano.
Una di queste aree è Västerås, città sud-orientale della Svezia, dove l’influenza religiosa favorisce ed alimenta il diffondersi di comportamenti criminali: «Potrebbe essere un gruppo di persone che entra in un negozio di alimentari. Se la donna alla cassa non indossa il velo, prendono ciò che vogliono senza pagare, chiamano la cassiera “prostituta svedese” e le sputano addosso». Tra gli altri esempi, la Bergman scrive di episodi in cui i siriani e i curdi titolari di negozi e ristoranti della zona vengono interrogati dai giovani musulmani sulla loro religione. Se la risposta non è l’Islam, vengono molestati. In altri casi, ragazzini di 10-12 anni hanno minacciato donne anziane residenti nella zona, intimandogli di fare attenzione perché «questa è zona nostra».
Un ruolo cruciale nella strategia di espansione dell’Islam sul territorio svedese è svolto, come era d’altra parte già noto, dalle moschee, le cui costruzioni continuano a proliferare in tutto il paese. All’interno di esse, riporta sempre lo studio, predicano imam estremisti «come Abu Muadh, Bilal Borchali, Anas Khalifa e lo scaltro Abu Raad, il “costruttore di ponti” che con i soldi incassati dal sistema di welfare svedese è stato in grado di creare una propria organizzazione estremista». Oltre ai centri religiosi islamici, i servizi segreti svedesi (Säpo) tengono sott’occhio gli oltre 100 jihadisti svedesi rientrati in patria dal fronte di guerra medio-orientale e che oggi sono divenuti dei “sorvegliati speciali”: «I jihadisti possono infiltrarsi nel Paese mescolandosi con i rifugiati, considerato che il 90% dei richiedenti asilo politico ottiene la residenza permanente in Svezia».
Infine, il report sottolinea il decisivo ruolo di indottrinamento all’Islam svolto, anche in Svezia, così come in numerosi altri paesi europei, dall’organizzazione salafita nata in Germania “Die Wahre ReligionLIES!”, fondata dal predicatore estremista palestinese Ibrahim Abou Nagie: «Il gruppo, che ha fatto stampare 20 milioni di copie del Corano distribuendole gratuitamente in tutta Europa, è stato messo fuorilegge in Germania e Austria dopo una serie di inchieste della magistratura che hanno accertato che molti dei suoi affiliati sono partiti per andare a combattere in Medio Oriente». L’organizzazione risulta attiva sul territorio svedese dal 2014 attraverso la Al-Quran Foundation di Malmö, «associazione satellite che ha messo a disposizione mezzi finanziari e logistica necessari per la predicazione nelle strade e nelle piazze delle maggiori città svedesi. I barbuti volontari di “LIES!” si spendono per intere giornate piazzando banchetti ovunque dove indottrinano e convertono persone di ogni età alla religione di Maometto. Lo stesso fondatore del gruppo Nagie punta forte sulla Svezia, come dimostrano le sue ripetute visite nel Paese scandinavo».
Mentre dalla Svezia giungono tali notizie, in Italia l’Islam politico si “rifà il trucco”, scegliendo un volto giovane e pulito alla guida della Unione delle comunità e organizzazioni islamiche italiane (Ucoii), la principale organizzazione islamica sul nostro territorio. Lo scorso 14 luglio l’assemblea generale dell’Ucoii ha infatti eletto come suo nuovo presidente il trentaduenne Sir Yassine Lafram.
Primo atto del nuovo direttivo è stata una conferenza stampa di presentazione organizzata presso la Camera dei Deputati nel corso della quale il neo presidente della rappresentanza islamica in Italia ha spiegato come l’obiettivo prioritario della sua generazione di musulmani 2.0 sia quello di stringere un’Intesa con il nuovo governo che possa «riconoscere anche per noi il diritto sancito dalla Costituzione di poter liberamente vivere e praticare la nostra religione».
Cambiano i metodi ma non muta la strategia globale di espansione dell’Islam che è quella di diffondere il Corano e di conquistare gradualmente il dar al-harb, il territorio di guerra degli infedeli. (Lupo Glori)

Accogliamo, integriamo, amiamo, e se un musulmano in nome di Allah ti violenta la figlia che sta alla tua destra, tu porgigli cristianamente anche quella di sinistra.

barbara

LE BELLE ALLA RISCOSSA

(non è più recentissimo, ma altre urgenze premevano nei giorni scorsi)

Le belle vere, voglio dire. Cioè, tanto per intenderci
BB GP
E intelligenti. E brave: quelle che non hanno bisogno di comprare favori, perché sono loro a portare ricchezza e fama a registi e produttori che le fanno lavorare. Ecco, loro non si precipitano a strillare anch’io anch’io, non ci stanno a farsi incastrare nella gabbia del vittimismo a oltranza. E prendono le distanze da tutto questo canaio. Riporto dunque integralmente, per prima cosa, la famosa lettera aperta di un centinaio di donne francesi, fra cui Catherine Deneuve.

Lo stupro è un crimine. Ma rimorchiare in maniera insistente o imbarazzante non è un delitto, né la galanteria un’aggressione machista. Dopo l’affaire Weinstein c’è stata una legittima presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, specialmente nell’ambiente professionale, dove alcuni uomini abusano del loro potere. Era necessaria. Ma questa liberazione della parola si è trasformata oggi nel suo contrario: ci dicono che bisogna parlare in un certo modo, di tacere su ciò che può urtare, e le donne che rifiutano di piegarsi a queste regole sono guardate come delle traditrici, delle complici! Ora, è proprio del puritanesimo prendere in prestito, in nome di un preteso bene generale, l’argomento della protezione delle donne e della loro emancipazione per incatenarle meglio a uno statuto di vittime eterne, di povere piccole cose in balia di demoni fallocratici, come ai bei vecchi tempi della stregoneria.
Di fatto, #MeToo ha dato vita nella stampa e sui social network a una campagna di delazioni e di messa in stato d’accusa pubblica di individui che, senza che gli sia lasciata la possibilità né di rispondere né di difendersi, sono stati messi esattamente sullo stesso piano di aggressori sessuali. Questa giustizia sommaria ha già fatto le sue vittime, gli uomini sanzionati nell’esercizio del loro mestiere, costretti alle dimissioni, eccetera. Il loro solo torto è aver toccato un ginocchio, rubato un bacio, parlato di cose “intime” durante una cena professionale e inviato dei messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era reciprocamente attratta. Questa corsa a inviare i “porci” al mattatoio, al posto di aiutare le donne a diventare autonome, fa il gioco in realtà dei nemici della libertà sessuale, degli estremisti religiosi, dei peggiori reazionari che credono, in nome di una concezione vittoriana del bene e della morale, che le donne siano degli esseri “a parte”, delle bambine col viso da adulte che reclamano di essere protette. Di fronte a loro gli uomini sono costretti a mostrare la loro colpa e dissotterrare, andando al fondo della loro coscienza retrospettiva, un “comportamento oltremisura” che avrebbero potuto tenere dieci, venti o trent’anni fa, e pentirsene. La confessione pubblica, l’incursione di procuratori autoproclamati nella sfera privata, installa un clima da società totalitaria.
L’ondata purificatrice non sembra conoscere alcun limite. Da una parte si censura un nudo di Egon Schiele su una pubblicità, dall’altra si chiede il ritiro di un dipinto di Balthus da un museo perché costituirebbe un’apologia della pedofilia. Confondendo l’uomo e l’opera, si chiede il divieto della retrospettiva di Roman Polanski alla Cinémathèque e si ottiene il rinvio di quella consacrata a Jean-Claude Brisseau. Un’universitaria giudica il film “Blow-Up” di Michelangelo Antonioni, “misogino” e “inaccettabile”. Alla luce di questo revisionismo, John Ford (“La prigioniera del deserto”) e anche Nicolas Poussin (“Il ratto delle sabine”) iniziano ad avere paura.
Alcuni editori chiedono ad alcune di noi di rendere i nostri personaggi maschili meno “sessisti”, parlare di sessualità e di amore con meno dismisura o ancora di fare in modo che “i traumi subiti dai personaggi femminili” siano resi più evidenti! Prossimo al ridicolo, un progetto di legge in Svezia vuole imporre un consenso esplicitamente notificato a ogni candidato a un rapporto sessuale! Ancora uno sforzo e due persone adulte che avranno voglia di andare a letto insieme subito prima dovranno, tramite una app del loro smartphone, firmare un documento nel quale le pratiche che accettano e che rifiutano saranno debitamente specificate.
Il filosofo Ruwen Ogien difendeva la libertà di offendere in quanto indispensabile alla creazione artistica. Allo stesso modo difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale. Siamo oggi sufficientemente avvertite per ammettere che la pulsione sessuale è per natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente perspicaci per non confondere un rimorchio imbarazzante con un’aggressione sessuale. Soprattutto siamo coscienti che la persona umana non è un monolite: una donna può, nella stessa giornata, dirigere un’équipe professionale e gioire di essere l’oggetto sessuale di un uomo senza essere né una “troia” né una vile complice del patriarcato. Ognuna di noi può fare attenzione al fatto che il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per uno “struscio” nella metro, anche se questo è considerato come un reato. Può anche immaginare un comportamento del genere come l’espressione di una grande miseria sessuale, o comunque come un non-avvenimento.
In quanto donne, noi non ci riconosciamo in questo femminismo che, al di là delle denunce degli abusi di potere, prende il viso di un odio degli uomini e della sessualità. Pensiamo che la libertà di dire no a una proposta sessuale non esista senza la libertà di importunare. E consideriamo che bisogna rispondere a questa libertà di importunare in altro modo che trincerandosi dietro il ruolo della preda. Quelle tra noi che hanno deciso di avere dei bambini, credono che sia più giudizioso educare le nostre figlie in modo che siano sufficientemente informate e coscienti per poter vivere pienamente la loro vita senza lasciarsi intimidire né colpevolizzare. Gli incidenti che possono toccare il corpo di una donna non inficiano necessariamente la sua dignità e non devono, per quanto siano duri, necessariamente fare di lei una vittima perpetua. Perché non siamo riducibili al nostro corpo. La nostra libertà interiore è inviolabile. E questa libertà che noi abbiamo cara non esiste né senza rischi né senza responsabilità. (qui l’originale)

Poi è arrivata Brigitte Bardot, a dire la sua:

«Ci sono molte attrici che fanno le civette con i produttori per strappare un ruolo. Poi vengono a raccontare di essere state molestate». Aggiungendo che trovava «Affascinante che mi dicessero che ero bella o che avevo un bel sederino…questo tipo di complimenti sono piacevoli» (qui). [Sì, in effetti: incrociare per strada, magari a cinquant’anni, qualcuno che poi si gira e commenta “bel culetto”, non mi si venga a dire che non fa piacere! (Sì, lo so, sono una zoccola, pervertita, perversa, collaborazionista degli Orchi, e faccio piangere non solo la Madonna, che sarebbe il meno, ma anche, anzi soprattutto, la Sua ancella preferita, Santa Asia Argento vergine e martire)]

E al seguito delle francesi, si è cominciato ad assistere a qualche risveglio anche da noi.

Candida Morvillo, giornalista: “Abbiamo fatto un miscuglio pericoloso, accomunando stupri e molestie, molestie e avance. Stiamo cercando di sostituire un sistema di potere maschile con un sistema di potere femminile, che dal primo ha mutuato il peggio. Non sento il pericolo di un nuovo puritanesimo, ma di un’aggressione cieca all’uomo sì”. Lory Del Santo: “Al fondo di tutto vedo solo una vendetta volgare, di donne molto violente. Il potere che alcune contestano deriva da una codificazione antica, ormai trascorsa, naturalmente superata: puntare oggi il dito contro qualcosa che trent’anni fa era considerato lecito mi sembra meschino e schifoso.” (qui)

E Asia Argento? Tra una fuga e l’altra dal Mossad che, scatenato dall’Orco Weinstein, vuole uccidere lei e i suoi figli, trova il tempo di twittare

che le cento “spiegano al mondo come la misoginia che hanno interiorizzato le abbia lobotomizzate fino al punto di non ritorno”

E Asia Argento che dà della lobotomizzata a qualcuno, lasciatemelo dire, è roba da pisciarsi addosso dal ridere.
Ancora due parole sulla nuova meravigliosa avanzatissima proposta di legge in Svezia:

prevede l’obbligo di esplicitare il consenso prima di un rapporto sessuale – con le parole o con dei comportamenti inequivocabili
e mi auguro che verrà pubblicata una tabella con l’elenco dettagliato e illustrato di quelli che possono essere presentati in tribunale come “comportamenti inequivocabili”, e che il componente maschio della coppia abbia il diritto di filmare la partner dal momento dell’incontro fino alla completa consumazione del rapporto sessuale, in modo da potersi difendere da eventuali accuse, documentando che i comportamenti della partner sono stati fra quelli stabiliti come inequivocabili. Inoltre

parte dal principio che un rapporto sessuale legale debba essere accettato da entrambe le parti, e non che da un rapporto indesiderato una persona debba dissentire o si debba difendere.
Vale a dire che non c’è bisogno che io dica no senti non mi va: è sufficiente che lui controlli la tabella e verifichi che i miei comportamenti non sono fra quelli elencati; fatto questo, se si azzarda a dirmi che gli piaccio lo spedisco a marcire in galera per quattro anni, così impara. Ho anche letto, non ricordo più dove, che una donna ha il diritto di dire di no in qualunque momento, che se dopo qualche bacio, magari con l’aggiunta di qualche carezza, magari anche spinta, magari anche molto spinta, io mi sento a posto così e non desidero altro, lui si deve immediatamente fermare. Ora, se io mi apparto con uno incontrato in discoteca, o al bar, o a una festa, si suppone che abbia l’abitudine agli incontri occasionali; voglio dire, non sono candida e ingenua come la povera Asia Argento, qualche idea sugli uomini, su che cosa in genere fanno con le donne, che cosa si aspettano di fare con una donna che accetta di appartarsi con loro, si suppone che ce l’abbia. Stando così le cose, non sarebbe il caso che se ho solo voglia di due coccole provveda ad avvertirlo in anticipo, in modo che il meschino non si trovi davanti alla sorpresa all’ultimo momento e si prepari a frenare? Cioè, va benissimo i diritti delle donne, ma tutti i diritti noi e tutti i doveri loro siamo sicuri che sia la migliore ricetta per costruire il paradiso in terra? E proviamo magari a immaginare il contrario: lui comincia, e poi va avanti, e poi va ancora avanti, e poi ancora, e quando ormai quasi ci sono dice ok basta, io sono a posto così: che cosa ne dite?

E per chiudere in bellezza, guardate un po’ cosa spunta fuori dall’ombra dei loro armadi…

barbara