CHI HA IL CORAGGIO DI DIRE CHE IL M5S È UN PERICOLO PER L’ITALIA?

Ritengo sia il caso di dedicare un paio di post al movimento 5 stelle. Me ne ero già occupata una decina di giorni fa, ma nella speranza di aprire gli occhi a qualcuno ed evitare di spingere l’Italia nel baratro, a costo di essere noiosa ritorno sul tema, oggi con due articoli che ho trovato interessanti e utili, e che forse non tutti hanno avuto l’occasione di leggere.

La nostra classe dirigente non può più permettersi di essere neutrale.

Appello

A poche settimane dalle elezioni presidenziali francesi, dunque circa un anno fa, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali della Francia scelse di utilizzare ogni mezzo a disposizione per spiegare che cosa avrebbe rischiato il proprio paese sottovalutando la minaccia di un partito antisistema come il Front national. A poche settimane dalle elezioni politiche tedesche, circa sei mesi fa, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali tedeschi scelse di utilizzare ogni mezzo a disposizione per spiegare che cosa avrebbe rischiato il proprio paese sottovalutando la minaccia di un partito antisistema come Alternative für Deutschland. A poche settimane dalle elezioni politiche italiane, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali ha scelto invece di non utilizzare alcun mezzo per spiegare che cosa rischierebbe il nostro paese a sottovalutare la minaccia di un partito antisistema come il Movimento 5 stelle. Mancano 24 giorni alle elezioni, ma allo stato attuale possiamo dire che la maggioranza dell’establishment italiano sembra avere fatto una precisa scelta: considerare il partito di Luigi Di Maio un partito come tutti gli altri, e i leader politici tutti indistintamente dei populisti. Tutti uguali, tutti pericolosi, tutti cialtroni, tutti impresentabili, tutti invotabili. C’è solo un piccolo problema: non è così. Non è così perché in questa campagna elettorale c’è un partito che rappresenta un pericolo per la nostra economia, per la nostra democrazia, per la nostra Costituzione, per il nostro stato di diritto, persino per la nostra salute. Un partito che sogna di disincentivare il lavoro attraverso il reddito di cittadinanza. Un partito che sogna di smantellare il nostro welfare attraverso l’abolizione di leggi che hanno salvato l’Italia. Un partito che sogna di abolire la democrazia rappresentativa trasformando i parlamentari in sudditi di una srl privata. Un partito che sogna di calpestare la Costituzione promettendo leggi, come quella sulla prescrizione, fatte per non assicurare la ragionevole durata di un processo. Un partito che sogna di abolire in Parlamento il voto segreto facendo propria una legge che un altro partito italiano, avete capito quale, portò già in Parlamento il 19 gennaio 1939. Un partito che prova ogni giorno a sopprimere il dissenso attraverso lo strumento della gogna. Un partito che traccia i voti dei suoi iscritti creando sistemi di votazione che rendono “possibile controllare e ricostruire le preferenze espresse dai votanti a causa della mancanza di anonimato”. Un partito che da una parte dice ‘non vi preoccupate, non siamo antieuropeisti’, mentre dall’altra continua a tenere in vita, con tanto di tesoretto economico, un “Comitato Promotore per l’Indizione del Referendum sull’euro”. Un partito che in un momento in cui l’export italiano corre come un treno sogna di seguire il modello dei dazi alla Trump perché anche nel nostro paese, sostiene Manlio Di Stefano, responsabile esteri del M5s, “ci vorrebbe un po’ di sano protezionismo”. Un partito che gioca con la salute dei nostri figli lasciando intendere che sui vaccini è bene che ognuno faccia come crede, senza ricordarsi che fare come si crede significa mettere in pericolo i più deboli, cioè chi i vaccini non li può fare. Chiaro? Chiaro. A poche settimane dalla campagna elettorale, a parte qualche eroico caso isolato – Angelo Panebianco ed Eugenio Scalfari, che rappresentando però più le proprie idee che quelle dei giornali su cui scrivono – nessun pezzo da novanta della classe dirigente italiana è ancora sceso in campo per dire in modo esplicito che il Movimento 5 stelle è un pericolo per l’economia, per la democrazia, oltre che ovviamente per la grammatica. Non sappiamo se da qui alle elezioni qualcuno lo farà. Ma da queste colonne ci permettiamo di ricordare una cosa semplice: mai come oggi essere neutrali significa avere già deciso da che parte stare.
Claudio Cerasa, Il Foglio, 08/02/2018

Vista amara. Elogia la poligamia, considera Israele uno stato terrorista, mette «la mano sul fuoco cento volte sull’innocenza di Tariq Ramadan», vuole costruire una moschea vista mare. Si chiama Davide Piccardo (Imperia, 1982), è un esponente di primo piano della comunità islamica. Figlio di Hamza Roberto Piccardo (Imperia, 1952), fondatore dell’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche, ma ora in posizione marginale, che alle spalle ha già tre matrimoni (la terza moglie è stata ripudiata con un sms). A «La Zanzara», Davide ha dichiarato: «Le donne hanno rapporti più stabili, è raro che abbiano amanti a lungo o doppie vite». Intanto Ramadan, il discusso professore di Oxford, che grazie a grandi affabulazioni maschera con successo la sua appartenenza all’islam dei Fratelli musulmani, è stato arrestato a Parigi con l’accusa di stupro. Davide Piccardo lo difende a spada tratta dal suo blog sull’Huffington Post Italia. Vorrebbe anche aprire nella sua Imperia «una moschea vista mare, magari al parco Urbano che potrebbe riqualificare la zona». Da ultimo, ha dichiarato che voterà M5S, come molti islamici italiani. «Vaste programme», come diceva il generale De Gaulle a chi gridava «Mort aux cons!»: poligamia, annientamento di Israele, difesa di Ramadan, moschea vista mare. E poi il grillismo. Come ultimo approdo moderato.
Aldo Grasso, Corriere della Sera, 4 febbraio 2018

Ecco. dovesse passare da queste parti qualche indeciso, mediti intanto sulle questioni affrontate in questi due articoli. Domani arriverà dell’altro.

barbara

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IL NOSTRO SANTO FRATELLO TARIQ RAMADAN

Moralista e moralizzatore, strenuo propagatore della morigeratezza voluta dalla sharia.

«Ha stuprato due donne» Ramadan agli arresti

Studioso dell’Islam e punto di riferimento per tanti giovani musulmani europei, nipote del fondatore dei Fratelli musulmani e professore a Ginevra, Doha e Oxford, intellettuale aperto in tv e intransigente nelle moschee, Tariq Ramadan vive il momento più difficile da quando è stato raggiunto da un’imprevista conseguenza collaterale dello scandalo Weinstein. Ramadan, 55 anni, ieri ha risposto alla convocazione della polizia giudiziaria di Parigi ed è stato messo agli arresti per 48 ore. Deve rispondere delle accuse di violenza sessuale portate da due donne che lo hanno denunciato nell’ottobre scorso, quando i racconti degli abusi commessi dal produttore americano provocarono un’ondata di testimonianze sulle violenze subite dalle donne di tutto il mondo.
In Francia, la liberazione della parola nel movimento #MeToo ha convinto due donne a presentare denuncia contro Tariq Ramadan per violenza sessuale; altre lo hanno accusato di molestie parlando con la saggista Caroline Forest che lo combatte da anni e che ha presentato un dossier agli inquirenti. In Svizzera, quattro donne che erano studentesse di Ramadan hanno raccontato alla Tribune de Genève di essere state molestate, o di avere avuto relazioni sessuali con lui quando ancora erano minorenni. Al termine delle 48 ore in custodia cautelare Ramadan potrà essere rilasciato, oppure posto sotto lo statuto intermedio di «testimone assistito», o ancora essere presentato davanti a un giudice che in caso di indizi gravi e concordanti potrebbe rinviarlo a giudizio.
Al di là delle conseguenze penali, la sua immagine di teologo sposato, padre di quattro figli e predicatore di un Islam pio e conservatore, è già in frantumi. «Velata o violata: per lui una donna non può avere altre alternative», dice Henda Ayari, la prima donna ad avere presentato denuncia. Sposata a un salafita che la maltrattava e la imponeva il velo, nel 2016 la francese di origine maghrebina Ayari ha scritto il libro Ho deciso di essere libera nel quale racconta il percorso di affrancamento dall’Islam più oscurantista, e parla anche di una violenza sessuale subita quattro anni prima a opera di «un uomo molto potente». Sull’onda del caso Weinstein, il 20 ottobre 2017 Ayari ha rivelato l’identità di Ramadan su Facebook e ha presentato denuncia in procura.
Ramadan viene descritto come un sadico perverso, che ha invitato Ayari a salire in camera sua «per tutelare la reputazione di entrambi» a margine di un convegno a Parigi, e dopo i primi approcci consensuali si sarebbe trasformato in un mostro che ha provato a strangolarla, l’ha insultata, picchiata e violentata, minacciando poi il giorno dopo di fare del male a lei e ai suoi figli se avesse parlato. Una settimana dopo la denuncia di Henda Ayari un’altra donna è andata alla polizia per testimoniare di una violenza sessuale subita da Ramadan. Le modalità sono simili e scabrose: l’uomo l’avrebbe fatta salire in camera poi avrebbe colpito le stampelle che lei portava per problemi alle gambe, facendola cadere. Schiaffi, pugni in tutto il corpo e in particolare nel ventre, stupro. La donna sarebbe stata poi trascinata per i capelli fino alla stanza da bagno. Nelle settimane successive, minacce di morte.
L’università di Oxford, a lungo molto timida nel reagire allo scandalo, ha interrotto ieri ogni rapporto con Ramadan, che è ormai persona non gradita anche in Qatar, suo principale sponsor e Paese finanziatore della cattedra che Ramadan aveva in Gran Bretagna. Lui si proclama innocente, molti suoi sostenitori privi di argomenti si rifugiano nella denuncia del solito generico «complotto sionista». (qui)

E, come scrive Il Foglio:

Ma il fratello Tariq è fortunato. Dovrà vedersela con la giustizia laica, terrena e illuminista della Francia, e non con la sharia, la giustizia islamica ultraterrena e oscurantista con cui da anni Ramadan flirta. Se fosse giudicato colpevole, infatti, sotto un regime di sharia, Tariq Ramadan andrebbe incontro alla lapidazione. E’ quello che avviene, ad esempio, nella Somalia delle corti della sharia, che lapidano anche gli uomini accusati di crimini sessuali. E’ quello che l’Isis ha fatto per tre anni in Siria. Ramadan godrà invece dei trattamenti del garantismo occidentale su cui tanti islamisti, come il fratello Tariq, sputano ogni giorno.

Affinità con le caste vergini violate di Hollywood? Nessuna, direi. Per i seguenti motivi:

  1. Le vittime di Ramadan sono state minacciate di morte insieme ai loro figli; nessuna delle vergini di Hollywood, neppure nelle più sfrenate fantasie, ha mai denunciato qualcosa del genere.
  2. Alcune delle vittime di Ramadan erano minorenni; non ho visto notizie relative a denunce da parte di vittime minorenni di Weinstein.
  3. Le vittime di Ramadan erano sue studentesse e donne colte in momenti di particolare fragilità; le “vittime” di Weinstein erano donne adulte, che da anni gestivano la propria vita con la massima libertà nel mondo del cinema.
  4. Le vittime di Ramadan hanno subito sevizie; nessuna delle gallinelle hollywoodiane ha affermato di averne subite.
  5. Le vittime di Ramadan lo hanno raccontato alla polizia, presentando formale denuncia, non ai mass media.
  6. Weinstein non fa di mestiere il predicatore di vita casta e santa.

Poi, volendo…
Questa è una faccia da porco?
weinstein
Diciamo pure di sì. E questa che faccia è?
tariq-ramadan
(però avete sentito quanti strilli le femministe contro questo qui? Eh, che roba!)

barbara

INFORMAZIONE IMPORTANTISSIMA PER TUTTI VOI

Come ormai tutti sicuramente saprete, dopo la coraggiosa denuncia di Asia Argento nei confronti del maiale Havey Weinstein, EBREO, suo amante per cinque anni reo di averla stuprata approfittando della sua giovinezza e della sua ingenuità, il mostro che le ha fatto vivere un incubo,
Asia-Harvey
adesso «ha paura, non esce più di casa per timore degli agenti del Mossad assoldati da Weinstein: questa è gente che spara, che minaccia. Asia teme per la vita sua e dei suoi figli», e ancora, «sono agenti segreti, sono del Mossad che è poi uno dei servizi segreti più crudeli del mondo», come rivela suo padre, quel sant’uomo di Dario Argento. Vi viene da ridere? Fate male, anzi malissimo! Potreste giurare di non avere mai dato dell’imbecille a un ebreo? Eh? Potreste metterci la mano sul fuoco? Dopotutto mica tutti sono ortodossi, mica tutti girano con kippà, peot e le quattro frange del talled che escono da sotto la camicia o, in alternativa, un tatuaggio sulla fronte che dice “io sono ebreo”. Magari non lo sapevate affatto che era ebreo, ma lo era, e voi gli avete dato dell’imbecille e adesso avete il Mossad alle calcagna
Uncle_Sam_pointing_finger
e non lo sapete, non vi rendete conto dei pericoli che state correndo e che state facendo correre ai vostri figli, razza di incoscienti che non siete altro.

E adesso vi racconto una storia mia. Vengo da una famiglia poverissima, sono nata in una stanza in subaffitto con un gabinetto in comune con altre tredici persone, e ci sono rimasta fino a otto anni. Per poter studiare ho sempre lavorato, facendo praticamente di tutto, anche l’operaia e la donna di servizio. Un giorno, durante l’estate, un tizio che frequentava un circolo che frequentavo anch’io, mi propone di lavorare per una settimana in un suo ufficio al posto di un’impiegata che è in ferie, e naturalmente accetto di corsa. Il terzo giorno mi dice: “Tu che sei brava in matematica, vieni nell’altro ufficio a darmi una mano a sistemare la contabilità”. Usciamo dall’ufficio, entriamo in un condominio poco più in là, saliamo al terzo piano ed entriamo in un appartamento adibito (anche) a ufficio. Ci sediamo a una scrivania, uno di fronte all’altra, e comincia a raccontarmi che la tale impiegata è stata per anni la sua amante e quando si è sposata le ha fatto un ricchissimo regalo, e che l’ultima impiegata (quattordicenne!) è anche lei la sua amante e le fa sempre dei generosissimi regali, poi ha provveduto a informarmi che gli altri appartamenti di quel piano e tutto il piano sotto e tutto quello sopra sono vuoti e quello è blindato e uno potrebbe urlare fino a frantumarsi le corde vocali, garantito che nessuno lo sentirebbe, dopodiché mi è saltato addosso. La fortuna è stata che da due mesi, in quel circolo, tutti i giorni prendevo una barca e remavo per un paio d’ore.
Il tizio in questione non aveva un nome che sta sui giornali, e come lui ce ne sono milioni. Le donne che finiscono sotto le mani di questi individui sono decine, centinaia di milioni, non sempre hanno braccia allenate da un centinaio di ore di voga, e non sempre hanno alle spalle una famiglia poverissima, ma che un piatto di minestra riesce bene o male a metterlo in tavola. E non hanno nomi che permettano loro di ottenere attenzione da giornali e televisioni. Che cosa vuole significare questa storia? Niente, assolutamente niente: è una banalissima storia identica a milioni di altre storie altrettanto banali, tranne che per me dopotutto è finita bene e per tantissime altre invece no. E nessuna di noi si è fiondata a vantarsi anch’io anch’io (#metoo), perché quando si subiscono violenze vere c’è davvero poco da fare le belle statuine davanti alle telecamere.

PS 1: ma sarà poco carina la storia del più potente servizio segreto del mondo che si fa assoldare da un porcellucolo di mezza tacca che sta dall’altra parte del mondo per andare ad ammazzare le sue accusatrici? E che, in aggiunta, ordisce complotti inventando stupri e sevizie ai danni di un onest’uomo musulmano puro e innocente come acqua di sorgente?

PS 2: se in una notte senza luna, in mezzo a un bosco, disarmati, vi trovaste di fronte il capo del Mossad
yossi-cohen
e questo tizio qui,
dario_argento
qual è che vi farebbe più paura?

barbara

RAMADAN SMASCHERATO

da uno strepitoso Sarkozy, all’epoca ministro dell’Interno.

E ora una riflessione con un interessante confronto.

WEINSTEIN E RAMADAN

L’università di Oxford ha risolto il rapporto di lavoro con Tariq Ramadan. Per gli inesperti, Ramadan è un islamologo e teologo di origine egiziana nato a Ginevra nel 1962, e ha perso il posto poiché due donne lo accusano di brutalità e stupro. Insomma, una specie di Harvey Weinstein del mondo accademico con la lieve attenuante, per Weinstein, che lui produceva film a Hollywood, non proprio un centro di spiritualità, e non era titolare di una cattedra nella facoltà di teologia di una delle più famose università del pianeta. Dopodiché solleva un po’ di perplessità che Ramadan venga allontanato su un’accusa tutta da dimostrare, ma non quanta ne sollevava l’idea che Ramadan ancora insegnasse a Oxford. Già noto per alcune posizioni ambigue su infibulazione e lapidazione, Ramadan fu mostrato in un video del 2009 in cui definiva l’omosessualità una malattia e uno squilibrio, in cui sosteneva che le donne «devono tenere lo sguardo fisso a terra per strada» e che se usano il profumo non seguono il volere di Allah. Parlando con «Panorama», giudicò uccidere i bambini ebrei «un atto moralmente condannabile ma contestualmente comprensibile». Si potrebbe andare avanti un po’, ma la faccenda è un’altra, e cioè che Ramadan ci diventa inaccettabile ora perché il sessuodramma scaturito da Weinstein è pienamente una questione occidentale, mentre la jihad e la sharia – la guerra e la legge di Allah – continuano a sembrarci fatti loro. Invece sono puntate contro tutti noi, e specialmente contro le donne.

Mattia Feltri, La Stampa, 8 novembre 2017

Aggiungerei che la dipendenza dal professore di una studentessa che deve fare l’esame e quella dal produttore dell’attrice che vuole fare un film, non sono lontanamente paragonabili; e faccio mie le parole di Laura Zambelli Del Rocino qui:

Sono un’attrice più o meno affermata, di solito meno che più, dopo 20 anni mi monta l’incazzatura da maturità e anziché vedermela con le frustrazioni trovo più nobile e liberatorio dissotterrare il caprone espiatorio che ha infranto i miei sogni. Chiamo la polizia? No, una testata qualunque (nessuna che aspetti altro) e “denuncio” una violenza subìta, non dallo zio, dal prete o dal fidanzato mollato – chissenefrega degli stupri veri alla vicina di casa, roba ritrita – ma ti accuso il produttore, il regista, il potente che mi avrebbe abusata, e non sfondando la porta di casa mia ma nella camera d’albergo sua. Perché i contratti di solito si firmano in camera da letto, lo sanno tutti che il terzo produttore più potente di Hollywood un ufficio non ce l’ha. Se Weinstein era il terzo, chi sono il primo e il secondo? Maiali pure loro? E col quinto produttore al mondo o col ventesimo mi faceva schifo lavorare?
[…]
Comincino le attrici tutte a dire no, alla centesima volta il produttore dovrà recitare da sé.

Ecco: la studentessa non ha un secondo quinto ventesimo professore con cui fare l’esame o a cui chiedere la tesi. Aggiungo ancora che le vittime di Ramadan, in qualche caso minorenni, che hanno (circostanziatamente, non in modo generico) denunciato abusi, stupri, violenze, pratiche sadomaso, sono state coperte di insulti e minacce, mentre la giornalista che ha raccolto le loro testimonianze è stata messa sotto scorta. Le sedicenti vittime di Weinstein no.

barbara