INFORMAZIONE IMPORTANTISSIMA PER TUTTI VOI

Come ormai tutti sicuramente saprete, dopo la coraggiosa denuncia di Asia Argento nei confronti del maiale Havey Weinstein, EBREO, suo amante per cinque anni reo di averla stuprata approfittando della sua giovinezza e della sua ingenuità, il mostro che le ha fatto vivere un incubo,
Asia-Harvey
adesso «ha paura, non esce più di casa per timore degli agenti del Mossad assoldati da Weinstein: questa è gente che spara, che minaccia. Asia teme per la vita sua e dei suoi figli», e ancora, «sono agenti segreti, sono del Mossad che è poi uno dei servizi segreti più crudeli del mondo», come rivela suo padre, quel sant’uomo di Dario Argento. Vi viene da ridere? Fate male, anzi malissimo! Potreste giurare di non avere mai dato dell’imbecille a un ebreo? Eh? Potreste metterci la mano sul fuoco? Dopotutto mica tutti sono ortodossi, mica tutti girano con kippà, peot e le quattro frange del talled che escono da sotto la camicia o, in alternativa, un tatuaggio sulla fronte che dice “io sono ebreo”. Magari non lo sapevate affatto che era ebreo, ma lo era, e voi gli avete dato dell’imbecille e adesso avete il Mossad alle calcagna
Uncle_Sam_pointing_finger
e non lo sapete, non vi rendete conto dei pericoli che state correndo e che state facendo correre ai vostri figli, razza di incoscienti che non siete altro.

E adesso vi racconto una storia mia. Vengo da una famiglia poverissima, sono nata in una stanza in subaffitto con un gabinetto in comune con altre tredici persone, e ci sono rimasta fino a otto anni. Per poter studiare ho sempre lavorato, facendo praticamente di tutto, anche l’operaia e la donna di servizio. Un giorno, durante l’estate, un tizio che frequentava un circolo che frequentavo anch’io, mi propone di lavorare per una settimana in un suo ufficio al posto di un’impiegata che è in ferie, e naturalmente accetto di corsa. Il terzo giorno mi dice: “Tu che sei brava in matematica, vieni nell’altro ufficio a darmi una mano a sistemare la contabilità”. Usciamo dall’ufficio, entriamo in un condominio poco più in là, saliamo al terzo piano ed entriamo in un appartamento adibito (anche) a ufficio. Ci sediamo a una scrivania, uno di fronte all’altra, e comincia a raccontarmi che la tale impiegata è stata per anni la sua amante e quando si è sposata le ha fatto un ricchissimo regalo, e che l’ultima impiegata (quattordicenne!) è anche lei la sua amante e le fa sempre dei generosissimi regali, poi ha provveduto a informarmi che gli altri appartamenti di quel piano e tutto il piano sotto e tutto quello sopra sono vuoti e quello è blindato e uno potrebbe urlare fino a frantumarsi le corde vocali, garantito che nessuno lo sentirebbe, dopodiché mi è saltato addosso. La fortuna è stata che da due mesi, in quel circolo, tutti i giorni prendevo una barca e remavo per un paio d’ore.
Il tizio in questione non aveva un nome che sta sui giornali, e come lui ce ne sono milioni. Le donne che finiscono sotto le mani di questi individui sono decine, centinaia di milioni, non sempre hanno braccia allenate da un centinaio di ore di voga, e non sempre hanno alle spalle una famiglia poverissima, ma che un piatto di minestra riesce bene o male a metterlo in tavola. E non hanno nomi che permettano loro di ottenere attenzione da giornali e televisioni. Che cosa vuole significare questa storia? Niente, assolutamente niente: è una banalissima storia identica a milioni di altre storie altrettanto banali, tranne che per me dopotutto è finita bene e per tantissime altre invece no. E nessuna di noi si è fiondata a vantarsi anch’io anch’io (#metoo), perché quando si subiscono violenze vere c’è davvero poco da fare le belle statuine davanti alle telecamere.

PS 1: ma sarà poco carina la storia del più potente servizio segreto del mondo che si fa assoldare da un porcellucolo di mezza tacca che sta dall’altra parte del mondo per andare ad ammazzare le sue accusatrici? E che, in aggiunta, ordisce complotti inventando stupri e sevizie ai danni di un onest’uomo musulmano puro e innocente come acqua di sorgente?

PS 2: se in una notte senza luna, in mezzo a un bosco, disarmati, vi trovaste di fronte il capo del Mossad
yossi-cohen
e questo tizio qui,
dario_argento
qual è che vi farebbe più paura?

barbara

Annunci

RAMADAN SMASCHERATO

da uno strepitoso Sarkozy, all’epoca ministro dell’Interno.

E ora una riflessione con un interessante confronto.

WEINSTEIN E RAMADAN

L’università di Oxford ha risolto il rapporto di lavoro con Tariq Ramadan. Per gli inesperti, Ramadan è un islamologo e teologo di origine egiziana nato a Ginevra nel 1962, e ha perso il posto poiché due donne lo accusano di brutalità e stupro. Insomma, una specie di Harvey Weinstein del mondo accademico con la lieve attenuante, per Weinstein, che lui produceva film a Hollywood, non proprio un centro di spiritualità, e non era titolare di una cattedra nella facoltà di teologia di una delle più famose università del pianeta. Dopodiché solleva un po’ di perplessità che Ramadan venga allontanato su un’accusa tutta da dimostrare, ma non quanta ne sollevava l’idea che Ramadan ancora insegnasse a Oxford. Già noto per alcune posizioni ambigue su infibulazione e lapidazione, Ramadan fu mostrato in un video del 2009 in cui definiva l’omosessualità una malattia e uno squilibrio, in cui sosteneva che le donne «devono tenere lo sguardo fisso a terra per strada» e che se usano il profumo non seguono il volere di Allah. Parlando con «Panorama», giudicò uccidere i bambini ebrei «un atto moralmente condannabile ma contestualmente comprensibile». Si potrebbe andare avanti un po’, ma la faccenda è un’altra, e cioè che Ramadan ci diventa inaccettabile ora perché il sessuodramma scaturito da Weinstein è pienamente una questione occidentale, mentre la jihad e la sharia – la guerra e la legge di Allah – continuano a sembrarci fatti loro. Invece sono puntate contro tutti noi, e specialmente contro le donne.

Mattia Feltri, La Stampa, 8 novembre 2017

Aggiungerei che la dipendenza dal professore di una studentessa che deve fare l’esame e quella dal produttore dell’attrice che vuole fare un film, non sono lontanamente paragonabili; e faccio mie le parole di Laura Zambelli Del Rocino qui:

Sono un’attrice più o meno affermata, di solito meno che più, dopo 20 anni mi monta l’incazzatura da maturità e anziché vedermela con le frustrazioni trovo più nobile e liberatorio dissotterrare il caprone espiatorio che ha infranto i miei sogni. Chiamo la polizia? No, una testata qualunque (nessuna che aspetti altro) e “denuncio” una violenza subìta, non dallo zio, dal prete o dal fidanzato mollato – chissenefrega degli stupri veri alla vicina di casa, roba ritrita – ma ti accuso il produttore, il regista, il potente che mi avrebbe abusata, e non sfondando la porta di casa mia ma nella camera d’albergo sua. Perché i contratti di solito si firmano in camera da letto, lo sanno tutti che il terzo produttore più potente di Hollywood un ufficio non ce l’ha. Se Weinstein era il terzo, chi sono il primo e il secondo? Maiali pure loro? E col quinto produttore al mondo o col ventesimo mi faceva schifo lavorare?
[…]
Comincino le attrici tutte a dire no, alla centesima volta il produttore dovrà recitare da sé.

Ecco: la studentessa non ha un secondo quinto ventesimo professore con cui fare l’esame o a cui chiedere la tesi. Aggiungo ancora che le vittime di Ramadan, in qualche caso minorenni, che hanno (circostanziatamente, non in modo generico) denunciato abusi, stupri, violenze, pratiche sadomaso, sono state coperte di insulti e minacce, mentre la giornalista che ha raccolto le loro testimonianze è stata messa sotto scorta. Le sedicenti vittime di Weinstein no.

barbara