TEMA: LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Nei primi anni del 1900 c’era un gran bisogno di fare una guerra perché altrimenti non si vendevano più fucili. Infatti la pace aveva mandato in rovina tutti quanti. Così gli italiani si misero d’accordo con i tedeschi per fare una battaglia sulle montagne che durò tantissimi anni. Solo l’arrivo di Mussolini fermò la guerra ma poi la fece ricominciare. Fu una guerra molto particolare che si disputò in delle lunghe tane scavate qua e là e si decise che avrebbe vinto la squadra che ne avrebbe conquistate di più. I nostri soldati si chiamavano Alpini, quelli tedeschi Stranieri. Siccome non c’erano ancora i carrarmati e i cacciabombardieri, si usavano solo pistole, fucili e baglionette. Qualcuno aveva delle bombe a mano ma non sempre funzionavano. Infatti nel giardino di mia nonna ne abbiamo trovata una ancora viva. Le battaglie funzionavano così: prima ci si ubriacava per bene per essere più allegri (non era divertente vivere dentro la terra), poi si andava a cercare di prendere la tana nemica. A metà guerra però per noi si era messa male di brutto perché gli Stranieri avevano conquistato Capo Retto, dove avevano nascosto il Re. Ma alleati con il Piave che era un fiume che circoncideva la zona di battaglia siamo riusciti a farla franca. La cosa simpatica è che purtroppo ci furono un mucchio di morti ma da allora le guerre si continuano a fare.

D.L. Paese prov. di Treviso

No, niente, così, giusto per cambiare discorso un momento (beh, proprio cambiare, insomma, vabbè…). (Voi comunque non trascurate di andare qui, e di tornarci di quando in quando, perché viene continuamente aggiornato)

barbara

IL TEMA DI LEYLA

Mi sono addormentato nel 2012 e mi sono svegliato nel…

Mi sono addormentata nel 2012 e mi sono svegliata nel 1985 in Afghanistan. Era una giornata calda e il sole splendeva. Io stavo in una casa vecchia con la mia mamma e non capivo che cosa era successo, dove stavamo e come eravamo finite qui. La mamma aveva una faccia triste, era anche vestita in modo strano, come le donne in Afghanistan. Io volevo sapere dove era il mio papà, ero disperata e l’ho domandato alla mia mamma, lei ha risposto che adesso viene. Ma la sua voce era differente, era cambiata, non era più la mia dolce mamma che mi dava un bacio quando mi alzavo, era diversa. Io speravo che non fosse diventato così anche il mio papà. Dopo la mamma mi ha portato una cosa strana ma dopo averla guardata attentamente mi sono resa conto che era il burka. Poi la mamma mi ha detto che da oggi e per sempre dovevo mettere il burka addosso, se no venivo picchiata dai talebani, e dopo ha cominciato a contare tutte le leggi dei talebani: che non potevo andare fuori di casa senza la compagnia di un uomo, che non potevo frequentare la scuola, che la musica era vietata, anche la televisione era vietata, che non puoi truccarti, che non puoi essere vista dagli uomini, e che quando cammini devi guardare sempre per terra ecc.
Io queste cose le sapevo perché le avevo studiate a scuola, e sempre ho pensato quanto è dura quella vita per le donne in Afghanistan, ma adesso che le stavo vivendo io ne avevo la prova.
Era terribile e volevo la mia vita di prima. Stavo davvero male e volevo credere che tutto questo era un brutto sogno e che tra poco qualcuno mi verrà a svegliare, ma purtroppo non succedeva niente e io stavo là in quella vecchia casa, e dovevo mettere il burka addosso.
Poco dopo è venuto il mio papà e io avevo la speranza che lui mi dicesse che niente di quello che aveva detto la mamma era vero, ma lui adesso era ancora più severo di lei, non era più il mio eroe che mi diceva che tutto andrà bene e che non dovrò mai temere di qualcuno o di qualcosa. Il mio papà stava parlando con la mamma e sono riuscita a sentire solo che il papà diceva: “È la nostra unica soluzione per uscire da questa povertà.”. Dopo qualche ora i miei genitori mi hanno informata che dovevo sposare un uomo ricco di nome Rashid di 38 anni. Io non potevo credere ed ero in stato di shock, ma i miei genitori mi hanno detto che la mia volontà e i miei desideri non hanno nessuna importanza; io dovevo sposare quest’uomo e il matrimonio era per la settimana dopo. Non ci potevo credere, mi domandavo come era possibile che i miei genitori fossero cambiati così, e volevo i miei genitori di prima, li volevo subito.
Era venuto quel giorno, quel maledetto giorno, il giorno del matrimonio. Io speravo che il mio papà cambiasse idea.
Nel matrimonio io non vedevo il mio futuro marito perché stava come un muro fra noi, e io stavo guardando tutto il tempo i miei genitori, anche loro guardavano me, mi sentivo male e si vedeva che anche loro avevano una brutta faccia. Quando il sacerdote ha chiesto a Rashid se voleva sposarsi con me lui ha detto “Kabul Ite”, credo che significa sì; quando ha fatto la stessa domanda a me, io stavo guardando il mio papà con una faccia disperata e stavo con una voglia di gridare tutto questo dolore mentre il sacerdote stava ripetendo la stessa domanda per molte volte, io ho cominciato a piangere e non potevo più, sentivo che mi mancava l’aria e ad un tratto mi sono svegliata e stavo piangendo ma quando mi sono guardata stavo con il pigiama e nel mio letto, e stavo sudando. Ma dopo ero così contenta che tutto era stato un sogno. Erano le 7 di mattina e dovevo andare a scuola; la mia mamma è entrata nella mia stanza e mi ha dato un bacio e mi ha detto che dovevo alzarmi e che il caffè era pronto. Ero così felice, ma dopo ho riflettuto a tutto questo sogno e alle ragazze in Afghanistan che stavano probabilmente vivendo le stesse cose che io avevo vissuto in quel sogno e mi si sono riempiti gli occhi di lacrime, e credo che davvero tutti dovremmo fare qualcosa contro queste violenze fisiche e mentali.

C’era qualche errore, ma le ho dato 10 lo stesso.

barbara