E PASSIAMO ALL’ALTRO “DISASTRO NUCLEARE” CHE HA INDOTTO A PRENDERE LE DISTANZE DA QUESTA FONTE DI ENERGIA: FUKUSHIMA

L’INCIDENTE DI FUKUSHIMA: UN’ECCELLENZA ITALIANA

Sono passati dieci anni da quando il mondo è stato col fiato sospeso per la paura a causa delle notizie che provenivano da Fukushima… forse è il momento di andare a vedere cosa è successo con un po’ più di freddezza e razionalità.

L’11 marzo 2011 il Giappone viene colpito dal quarto terremoto più forte mai registrato: magnitudo Richter 9.0, 30000 volte più potente di quello che ha raso al suolo L’Aquila. Nonostante il Giappone sia il paese più attrezzato al mondo contro i terremoti, questo riesce a provocare danni enormi: centinaia di migliaia di edifici vengono distrutti, centinaia di migliaia di persone restano senza fissa dimora. I morti ufficialmente sono 15.500, ma ad essi occorre aggiungere oltre 3000 dispersi.

In occasione del terremoto, la maggior parte delle centrali nucleari nel Giappone orientale viene spenta in via precauzionale: viene premuto il tasto di SCRAM e le reazioni si fermano istantaneamente, entra in funzione il raffreddamento ausiliario alimentato da generatori Diesel, e poi con calma si farà ripartire il tutto.

Questa operazione va a buon fine in tutte le centrali dove viene effettuata, e passata la scossa di terremoto nessuno dei 51 reattori suddivisi in 18 centrali ha registrato alcun tipo di problema.
50 minuti dopo il terremoto arriva lo Tsunami, e qui le cose si complicano. L’onda anomala, alta tra i 13 e i 15 metri, investe in pieno tre centrali site sulla costa orientale del Giappone: Fukushima dai-ichi, Fukushima dai-ni e Onagawa. Della seconda e della terza non sentirete mai parlare[1], semplicemente perché hanno assorbito anche un’onda anomala di 13 metri senza subire alcun danno; la prima invece diventerà tristemente famosa.

A Fukushima dai-ichi il muro di contenimento, costruito proprio per resistere a eventuali maremoti, è alto “solo” tredici metri (3,5 di barriera frangiflutti e 10 di barriera naturale): l’acqua tracima e allaga la centrale, i generatori diesel che alimentano il sistema di raffreddamento secondario vengono messi fuori uso.

È un problema? No, c’è un terzo sistema di raffreddamento di backup, alimentato con delle batterie, che hanno un’autonomia di sei ore. La TEPCO (Tokyo Electric Power COmpany) avrebbe dunque sei ore di tempo per sostituire le batterie o ripristinare i generatori diesel. Ma c’è appena stato un terremoto di Magnitudo 9.0, e il paese è in ginocchio: tutti i collegamenti autostradali e ferroviari del paese sono interrotti, ci sono blackout pressoché ovunque e le forze dell’ordine e l’esercito sono impegnati a tirare fuori le persone da sotto le macerie.

Esaurite le batterie, dunque, le barre di combustibile cominciano a scaldarsi, ma attenzione: i reattori sono spenti, non vi sono reazioni di fissione nucleare. Ciò che genera calore è il decadimento degli isotopi di transizione, e la quantità di calore è appena il 6% di quella che si genera con la fissione. Anche quel 6%, comunque, è in grado di causare danni: più precisamente, a 1200 gradi, lo zirconio di cui sono rivestite le canaline diventa chimicamente reattivo e catalizza l’idrolisi dell’acqua, generando idrogeno gassoso che esplode al minimo contatto con l’aria. Esplosioni di questo tipo vengono registrate nei reattori 1, 2 e 3. In assenza di acqua poi la temperatura continua a salire ancora più rapidamente, fino a raggiungere i fatidici 2800 gradi, il punto di fusione del diossido di Uranio. Il combustibile fuso è particolarmente pericoloso perché cola sul fondo del recipiente in pressione (pressure vessel) e può arrivare a fondere quest’ultimo.

Tuttavia qui non siamo a Chernobylgli edifici di contenimento ci sono e dunque la radioattività per il momento resta confinata. Occorre però raffreddare il reattore in qualche modo, e la cosa non è possibile per l’altissima pressione del vapore. Si decide così di operare un rilascio controllato di vapore per diminuire la pressione, con dei filtri che trattengono la maggior parte delle radiazioni all’interno, e poi di pompare acqua dal mare dentro la struttura.

Fino a questo momento l’incidente è ancora al livello INES-5.
Il reattore 4, nei giorni subito prima del terremoto, era stato messo in stand-by per il refueling, la sostituzione delle barre di combustibile vecchie con quelle nuove. Le barre esauste vengono tenute in una piscina per un certo periodo di tempo (fino a due anni), finché non sono abbastanza fredde e stabili da poter essere portate al sito di stoccaggio o al centro di riprocessamento.

La piscina in questione si trova all’esterno della struttura di contenimento primaria – che è una specie di bunker in cemento armato all’interno della centrale stessa. Quando i sistemi di raffreddamento saltano, le barre iniziano a scaldarsi e fanno evaporare l’acqua; la mattina del 15 marzo una sacca di idrogeno proveniente dal reattore 3 (gli edifici erano collegati) esplode, e fa saltare il tetto dell’edificio del reattore 4, permettendo al vapore radioattivo sottostante di finire in atmosfera. Visto che c’erano già uomini al lavoro sui reattori 1, 2 e 3, la situazione viene rapidamente riportata sotto controllo (in meno di tre ore), e le barre surriscaldate vengono subito raffreddate.

Dopo questa ulteriore dispersione radioattiva, che sarebbe un livello INES-6, il complesso degli eventi di Fukushima dai-ichi viene classificato come incidente di livello INES-7, ovvero “catastrofe”.

Orbene, vediamo i numeri della catastrofe.

  • Delle 170.000 persone evacuate, il numero di contaminati con potenziali conseguenze cliniche è stato di nove. Nessuno di essi ha comunque manifestato problemi di salute.
  • L’utilizzo di acqua di mare per raffreddare i reattori ha causato un iniziale aumento della radioattività marina nella zona, ma già dal 2012 il pesce pescato a Fukushima risulta indistinguibile da quello pescato da qualunque altra parte: la radioattività è rilevabile solo nei pesci di profondità ed è comunque al di sotto dei limiti di legge giapponesi.
  • L’incidente ha causato la morte di due operai, uno per il crollo di un controsoffitto causato dal terremoto e uno per annegamento causato dallo tsunami, nessuno per le radiazioni. Un terzo operaio è morto in maniera analoga nell’impianto di Fukushima dai-ni.
  • Dei 172 operai che hanno lavorato sull’impianto, 160 hanno assorbito dosi inferiori a 100 mSv (soglia sotto la quale non sono misurabili effetti sul corpo umano), i rimanenti 12 hanno assorbito dosi leggermente più alte (fino a 180 mSv), il che potrebbe aumentare leggermente la possibilità che contraggano in futuro un tumore alla tiroide, ma per il momento si trovano ancora in perfetta salute (il tumore alla tiroide comunque ha un tasso di sopravvivenza del 98-99%).
  • Nelle due settimane immediatamente successive all’incidente, gli abitanti della prefettura di Fukushima hanno assorbito una quantità extra di radiazioni pari a metà di una mammografia.
  • Uno studio sui bambini della zona un anno dopo gli eventi aveva inizialmente evidenziato una percentuale molto elevata di noduli nella ghiandola tiroide; un successivo studio fatto in doppio cieco ha poi smentito la possibilità che questi potessero essere stati causati dalle radiazioni.
  • Lo studio sugli effetti del “disastro”, effettuato da OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e UNSCEAR (Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche) nel 2013, circa i morti da radiazioni e i possibili danni alle generazioni future afferma quanto segue:
    “Non sono stati osservati casi di morti o di malattie indotte dalle radiazioni, né tra i lavoratori della centrale né tra i cittadini esposti alle conseguenze dell’incidente. Le dosi assorbite dalla popolazione nell’anno successivo all’incidente sono generalmente basse o molto basse, e ci si aspetta che rimangano tali per il resto della loro vita. Non si ci aspetta nessun tipo di aumento dell’incidenza di effetti sulla salute dovuti alle radiazioni sui cittadini esposti alla contaminazione o sui loro discendenti. Le conseguenze maggiori si sono avute dal punto di vista psicologico e sociale”.
  • Alcuni giorni fa è stato pubblicato un nuovo report UNSCEAR che non solo conferma i risultati del precedente, ma sostiene che gli effetti delle radiazioni sulla popolazione non saranno nemmeno percepibili.
  • L’evacuazione precipitosa della prefettura di Fukushima ha causato più morti di quanti ce ne sarebbero mai stati se le persone fossero rimaste nelle loro case, e anche questo è stato studiato approfonditamente.

Questi sono i numeri: a Fukushima le radiazioni non hanno ucciso nessuno[1].

A Fukushima nessuno è stato contaminato in maniera grave.

L’incidente di Fukushima non avrà conseguenze a lungo termine per nessuno.

Dunque l’energia nucleare si è dimostrata una tecnologia perfettamente sicura, che persino in caso di incidente causato da un evento naturale devastante causa danni contenuti: tutto è bene quel che finisce bene, giusto? Sbagliato.

Nonostante non abbia causato vittime e nonostante la contaminazione radioattiva sia stata molto limitata, l’incidente di Fukushima ha causato la diffusione a livello mondiale di qualcosa di assai peggiore delle radiazioni, perché molto più insidioso e molto più difficile da combattere. LE BALLE.

Una quantità invereconda, mostruosa, siderale di BALLE.

Palle talmente enormi che manco rimbalzano, ma schiacciano le regole, e all’arbitro che estrae il cartellino danno pure del daltonico.

Credete di aver capito di cosa sto parlando? Fidatevi, non ne avete idea. Voi state pensando ad errori giornalistici, esagerazioni, dati male interpretati; magari avete in mente le bufale, le fake-news… no, qui il livello è un altro. Qui parliamo di autentici romanzi di fantascienza distopica, partoriti dalla fervida fantasia di autori che certamente non vinceranno il Pulitzer, ma che per il premio Nebula potrebbero invece concorrere senza problemi.

Qualche esempio?

  • Un inviato dello Spiegel scrive che gli abitanti di Tokyo stanno acquistando in massa biciclette per evacuare la città: è falso, gli abitanti di Tokyo acquistavano bici perché la Metro, dopo il terremoto, era guasta.
  • Il Daily Mail titola “L’incubo ritorna” e allega all’articolo immagini di repertorio dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Si accoda la CNN.
  • Il Fatto Quotidiano attribuisce le 18.000 vittime del terremoto e dello Tsunami all’incidente nucleare. Lo stesso d’altra parte ha fatto Studio Aperto ancora ieri.
  • Diversi giornali pompano la storia dei “50 di Fukushima”, gli eroici operai che sacrificheranno le loro vite per mettere in sicurezza la centrale: in realtà il numero minimo di lavoratori nell’area è stato 64 ed è durato meno di 24 ore, la mattina dopo erano già in 172, ma in questa storia cascano Sky NewsLe FigaroThe Sun e molti altri. In Giappone la storia, resa celebre dai media occidentali, è diventata un film.
  • Il giornale tedesco Heise Telepolis scrive che “l’intero Giappone verrà reso inabitabile per migliaia di anni”, aggiunge che “la quantità di plutonio espulsa potrebbe essere letale per l’intero pianeta” e auspica che la comunità internazionale rilevi il governo del Giappone, che si è dimostrato incapace di affrontare la situazione.
  • Diversi giornali danno la notizia che il cibo e l’acqua di Tokyo contengono radiazioni, omettendo di dire che queste sono sotto ai livelli previsti dalle norme di legge giapponesi (che già sono molto conservativi, tanto che per loro è troppo radioattiva persino la marmellata Rigoni di Asiago). Cascano in questa fake ABCNewsDaily TelegraphThe MirrorNRC e molti altri.
  • Quando i cittadini giapponesi intervistati non si dimostrano abbastanza traumatizzati, i giornalisti occidentali scrivono che non osano esprimere il loro dolore perché sono troppo riservati o che non sanno la verità perché il governo racconta loro menzogne.
  • Qualcuno per provare che il governo giapponese è corrotto dalle lobby del nucleare intervista un politico giapponese condannato per corruzione.
  • Die Welt sostiene che la TEPCO stia mandando persone anziane o senzatetto a riparare i reattori di Fukushima. De Telegraaf rilancia: la TEPCO sono anni che manda a lavorare a Fukushima anziani, minorenni e personale non qualificato (perché? boh).

Ad un certo punto alcune persone residenti in Giappone (cittadini giapponesi o expat) decidono di raccogliere il bestiario del giornalismo internazionale su un sito, classificando il livello di scorrettezza giornalistica con un punteggio da 1 (errore in buona fede, basato su informazioni false, ma plausibili) a 10 (fearmongering isterico corredato da stereotipi razzisti), più il livello 11 (Satana).

Ed è questo il momento di tirare fuori il vostro orgoglio patriottico, amici, perché noi italiani saremo anche un popolo di furbetti, evasori fiscali, pizza, mafia e mandolino, ma se c’è una cosa che sappiamo fare meglio di chiunque altro è sparare palle: l’unica testata giornalistica al mondo che riesce a piazzare ben SEI articoli in classifica, di cui uno nella categoria 11 e uno nella 10 è infatti…

rullo di tamburi… LA REPUBBLICA[3]!

YEEEEEHHHH! VITTORIA! VITTORIA! ANDIAMO A BERLINO BEPPE! ANDIAMO A BERLINO!

Il fuoriclasse del quotidiano, all’epoca diretto da Ezio Mauro, si chiama Giampaolo Visetti: se googlate il suo nome saltano fuori interessanti storie di plagio e notizie inventate, ma i suoi articoli su Fukushima sono roba di un altro livello.

Il pezzo che si è guadagnato il titolo di “peggior articolo giornalistico al mondo” si intitola “Tokyo, una capitale in agonia” e la distopia che descrive va oltre i peggiori incubi post-apocalittici. I giornalisti stranieri parlavano di “cibo radioattivo”? Visetti inventa aumenti del costo dei generi alimentari fino al 700%. Dire che le persone sono spaventate non basta più? Spuntano gli spacciatori di pastiglie di Iodio agli angoli delle strade di Tokyo. Per non parlare delle persone che si proteggono dalle radiazioni con cappelli (!), ombrelli (!!) e mascherine (!!!).

Non finisce qui: Visetti piazza anche un secondo pezzo sul podio degli articoli più scandalosi mai scritti su Fukushima, ed è quasi meglio del primo. Si tratta infatti di una raccolta di scene di vita di sopravvissuti all’apocalisse, come recita anche il titolo. Oltre ai “vecchi che piangono con la schiena” (sic.) e al “certificato di pesce vecchio” che fa raddoppiare gli affari ai ristoranti, il piatto forte è il paragrafo intitolato “Il condannato di Fukushima e il segreto del reattore 4”, che vale la pena riportare per intero:

Futoshi Toba è il più vecchio tra i condannati a lottare per impedire che la centrale atomica di Fukushima esploda, distruggendo il Giappone. Ha 59 anni, è senza figli, e nella notte di sette giorni fa ha deciso che sarebbe toccato a lui. Giovedì, investito dalle radiazioni, è stato ricoverato in un centro di Tokyo e secondo i medici ci vuole tempo. La scelta dell’operaio Futoshi Toba, rivelata ieri in tivù, ha scosso il Paese come un altro terremoto. A giugno, perseguitato da una violenta bronchite cronica, sarebbe andato in pensione. “Hanno chiesto chi conoscesse il reattore 4 – ha raccontato – e vedendo i ragazzi che avevo vicino, ho risposto che io sapevo tutto. Ho capito che il mio destino era compiuto e che dopo anni vani avevo l’occasione di dare un senso alla mia vita”. Non ha voluto spiegare quale sia la situazione. “Mai visto prima il reattore 4 – ha aggiunto – ma prego il mio Paese di riflettere se questa è la strada giusta per assicurarci un futuro”.

Il fatto che questa storia sia inventata si può subodorare già da alcuni dettagli nel testo, come la curiosa diagnosi medica (“ci vuole tempo”), il livello di cringe insostenibile, e l’idea che in TEPCO nessuno sappia le mansioni precise dei dipendenti e che quindi per decidere chi ripara un reattore nucleare vadano per alzata di mano (geniale comunque l’idea del presunto operaio di offrirsi per un lavoro che non sa fare, così avrà la certezza matematica che dovranno mandare qualcun altro a rifarlo). Ma questo articolo non è una semplice opera di fantasia con tratti comico-grotteschi (il Giappone che esplode, vabbè): è persino peggio.

Futoshi Toba, infatti, esiste realmente, ed è il sindaco di Rikuzentakata, un paese di poco meno di 20.000 abitanti che lo Tsunami ha praticamente cancellato dalle cartine geografiche. Futoshi Toba è stato intervistato numerose volte (ad esempio qui) perché è stato uno dei testimoni diretti dell’orrore e della devastazione del maremoto: dopo essere riuscito a rifugiarsi sul tetto del municipio, ha visto i suoi concittadini annegare a centinaia, e al momento dell’intervista che Visetti ha plagiato, sua moglie era ancora tra i dispersi (il cadavere è stato poi trovato settimane dopo). Il giornalista italiano ha rubato il nome di una persona che aveva perso tutto per poter inventare di sana pianta una storia penosa e falsa. Viva la deontologia professionale.

Ovviamente in seguito a questo terrorismo psicologico spietato la paura del nucleare nel mondo è salita a livelli fantasmagorici, e anche in Italia ne abbiamo fatto le spese, visto l’esito del referendum del 2011. E quando la gente compra il terrore da giornali i cui standard di credibilità sono troppo bassi persino per i terroristi, i governi si adeguano.

Se il programma nucleare tedesco è stato chiuso, non è stato per i rischi associati alle radiazioni; se la Svizzera ha avviato il phase-out dal nucleare e i progetti di nuovi reattori negli USA sono stati sospesi, non è stato per il pericolo di incidenti; se molti stati hanno rinunciato all’unica forma di energia completamente pulita 3 milioni di volte più potente dei combustibili fossili è stato solamente grazie alla paura.

Perché un plotone di ciarlatani, mitomani e bugiardi dovevano a tutti i costi propinarci la loro personalissima versione del prequel di Ken il Guerriero sui giornali di tutto il mondo, sotto la direzione di pennivendoli inetti e irresponsabili, che hanno pubblicato questo ciclo di racconti cyberpunk senza controllare che contenessero anche solo uno straccio di verità.

I milioni di persone che ogni anno soffocano a morte col metallo nei polmoni a causa dei combustibili fossili vi ringraziano sentitamente.

[1] Andrebbe tuttavia detto che la centrale di Onagawa, nonostante fosse la più vicina all’epicentro del terremoto, fu utilizzata come rifugio antisismico da centinaia di persone, dal momento che era l’edificio più sicuro disponi. L’eccezionale tenuta dell’impianto è stata confermata quando, l’anno scorso, Onagawa ha ricevuto il via libera per essere riavviata.

[2] Nel 2018 il governo giapponese ha riconosciuto un risarcimento alla famiglia di un ex operaio di Fukushima, morto di tumore al polmone. Sebbene questo sia stato interpretato da diversi media come un’ammissione ufficiale che il tumore era stato causato dalle radiazioni, la realtà è probabilmente diversa.

[3] Lo Spiegel piazza anche lui sei articoli in classifica, ma con punteggi più bassi di quelli di Repubblica; il Daily Mail invece riesce a produrre due articoli di livello 10 e 11, ma non riesce a farne entrare in classifica tanti quanto il quotidiano italiano.

Luca Romano, 11 marzo 2021, qui.

Per quanto riguarda l’acqua radioattiva versata in mare, notizie più precise qui; a chi fosse interessato al tema suggerisco di seguire il blog, sempre molto preciso e documentato. Se poi qualcuno si chiedesse il motivo di tutto questo seminare terrore, la risposta è sempre quella data a suo tempo da Giovanni Falcone: follow the money. Prima di chiudere tengo a ricordare, come già altre volte ho fatto, che nel referendum del 1987, a conclusione di una vera e propria campagna terroristica condotta sfruttando le emozioni suscitate da Chernobyl, il quesito NON riguardava lo smantellamento delle centrali nucleari esistenti, bensì se costruirne altre o fermarsi lì. Quindi il successivo smantellamento NON è stato attuato per rispettare il risultato del referendum, ma è stata una iniziativa che dal referendum esulava completamente.

barbara

TERREMOTO

Mi ero addormentata verso le dieci e tre quarti (di mattina). A mezzogiorno e venti mi hanno svegliata i violenti scossoni del letto, che continuava a ballare e continuava e continuava, sembrava non volersi fermare più. Ho pensato: speriamo che l’epicentro sia qui, anche se è forte non dovrebbe avere fatto granché di danni. Invece l’epicentro era lontano, e ha fatto un disastro.

barbara

LA DOMANDA MIGLIORE

A proposito dei banchettini con le rotelle (insieme a molte altre osservazioni assolutamente sensate) da parte di uno studente di liceo:

Ho un altro grande interrogativo, cosa succederebbe in caso di terremoti? (qui)

La signora ministressa che noi amiamo criticare perché è donna e giovane e bella e grillina, noi donne perché moriamo di invidia perché nessuna di noi potrà mai competere con lei, gli uomini perché non potranno mai aspirare ad averla, entrambi perché non potremo mai competere con lei in intelligenza e competenza e senso pratico, si è posta questo quesito? Io ho vissuto due episodi di terremoto in classe. Per fortuna il terremoto, non importa quanto forte, non mi getta nel panico, per cui non mi è stato difficile mantenere calmi anche gli scolari. In entrambi i casi si è trattato di scosse sufficientemente leggere da non muovere banchi e sedie così
banco legno
ma anche sufficientemente forti da scaraventare uno addosso all’altro quegli assurdi banchi rotellati.

barbara

SÌ, IN EFFETTI È BRAVINO

(un attimo di tregua, poi si riparte)

Quello che segue, Firenze 2017, è un toccante omaggio alle vittime del nostro terremoto.

E l’ultimo sarà sicuramente apprezzato dagli amanti di cose ebraiche.

(e non c’è niente da fare: i culetti di ballerini e pattinatori sono proprio una cosa da sballo)

barbara

DUE PAROLE SUI TERREMOTI

Alcuni chiarimenti su fraintendimenti comuni in caso di terremoto.

1) Gli animali non prevedono i terremoti. Alcuni possono avvertire solo pochi secondi prima gli infrasuoni, che noi non udiamo, ma nulla di più. Se al tg dicono “i cani abbaiavano ben mezz’ora prima” non vuol dire niente, è pieno di cani che non hanno abbaiato affatto, solo che non fa notizia dirlo.

2) Il sito INGV può andare offline perché saturato di richieste allo stesso momento, se tutti si collegano contemporaneamente il server va in sovraccarico. Loro non ne hanno colpa.

3) Esistono differenti scale di misurazione. La magnitudine locale (Ml) è una, la magnitudine di superficie (Ms) è un’altra e la magnitudine momento (Mw) è un’altra ancora. Sono vari modi matematici di calcolare l’energia di un sisma e possono non coincidere. Ci sono motivazioni storiche e tecniche del perché non sono la stessa cosa e non è certo per confondere la gente. Inoltre non hanno nulla a che vedere con la scala Mercalli che misura i danni causati dal terremoto. Un sisma Mw 8 nel deserto del Sahara non farà danni e sarà grado Mercalli 0. Un sisma Mw 4 in una città costruita con le carte da gioco spianerà tutto e sarà grado Mercalli massimo.

4) Il fatto che la magnitudine segua una scala logaritmica vuol dire che un sisma di grado 7.0 è circa 30 volte più forte di un sisma di grado 6.0. Se vi sembra che da 6.1 a 6.5 non cambi molto, in realtà cambia per davvero in termini di energia sprigionata, anche se la percezione inganna. Però se un sito allarmistico titola “omg terremoti 30 volte più potenti!!!”, occhio che non intende dire che ci sarà un terremoto di grado 30×6=180 (che sarebbe equivalente a una piccola supernova più o meno), sta sfruttando la vostra paura per guadagnare visite.

5) Non esiste alcuna legge Monti che dice “se il grado è inferiore a 6.1 lo stato non risarcirà i danni”. Per due motivi: il primo è che il governo Monti fece un disegno di legge nel 2012, prima del terremoto emiliano, che contemplava questa parte, ma questa disposizione non passò, quindi letteralmente non c’è nulla, è invenzione; il secondo è che il riferimento è ai danni valutati dalla scala Mercalli, quindi non c’entra niente in ogni caso la magnitudo misurata da INGV (vedere punto 3 sopra).

6) Strumenti diversi possono dare valori diversi a seconda di vari fattori. La magnitudine non si misura come il peso su di una bilancia, ma ci vogliono alcuni calcoli triangolando più strumenti e i calcoli sono suscettibili a rettifiche man mano che sono disponibili dati più accurati. Per questo INGV tende ad aggiornare la magnitudine. Inoltre i siti delle agenzie geologiche straniere sono leggermente meno attendibili di INGV, sia perché a distanze maggiori c’è un margine di errore lievemente maggiore, sia perché sono tarati per suoli dalle caratteristiche geomorfologiche diverse (per stimare correttamente la magnitudine di un luogo bisogna tenere conto anche di varie caratteristiche del suolo). Aspettate sempre qualche minuto e fate riferimento solo a INGV per aggiornamenti.

7) Le valutazioni sulla sicurezza degli edifici le può fare solo un ingegnere strutturale sul posto, non chiedete su internet e non affidatevi a chi non ha un titolo di studio consono.

8) L’Italia è un paese ad alto rischio sismico, lo è sempre stato e se la penisola esiste è perché il pianeta è geologicamente attivo e ci troviamo in un punto in cui le placche continentali si scontrano. La domanda non è cosa fare se ci sarà un terremoto, ma quando. Non si può affrontare un terremoto senza conoscerlo e senza un adeguato monitoramento. Siamo giovanissimi da un punto di vista geologico: 65 milioni di anni fa, per esempio, non esisteva alcuna Italia, era tutto ancora sommerso dalle acque. Se non fosse così, non esisterebbero la tettonica a placche con la deriva dei continenti, il campo magnetico terrestre che ci scherma dalle radiazioni cosmiche e trattiene l’atmosfera, le Alpi, le Hawaii, la vita stessa. Marte non è geologicamente attivo ed è quello che è.

9) In Italia non si pratica fracking.

10) I terremoti non uccidono. Gli edifici che crollano sì. La prevenzione prima di tutto.

Di Alessandro Mattedi, via Buseca.

Ecco qui. Un po’ perché mi sono stufata di sentire cazzate, anche del filone complottista, un po’ perché, avendo il culo praticamente sopra l’epicentro, in questo momento il terremoto è un tema molto “mio”, ritengo utile proporre questi chiarimenti.

barbara

ORE 19:10

Fortissima e interminabile scossa di terremoto. La menorah grande sta ancora ondeggiando, due minuti e mezzo dopo che la scossa è terminata.

barbara

AGGIORNAMENTO: la scossa è stata di magnitudo 5,4 Richter.
AGGIORNAMENTO 2: ore 21:19. Nuova scossa molto più forte della prima (stavolta è venuto giù di tutto per tutta la casa), durata 55 secondi.
AGGIORNAMENTO 3: ore 23:43, questa è stata abbastanza leggera. Ma si continua a ballare, comunque.
AH, DIMENTICAVO: i quadri con un gancio solo al centro li ho trovati tutti storti: evidentemente devono avere ballato un bel po’ anche loro.

TREMA LA TERRA

(Diario di un soldato)

Trema la terra, tremiamo noi: tremano gli italiani.
Guardano in alto, poi a destra, poi a sinistra.
Preparati da una stagione di stragi, cercano il responsabile della catastrofe, un nemico da condannare, un passante qualunque a cui indirizzare l’accusa.
Cercano disperatamente intorno a loro il colpevole spregiudicato; ignorano, tuttavia, che la risposta si trova sotto i lori piedi. E da nessun’altra parte.
Si trovano dunque faccia a faccia con un nemico molto più violento e spietato di quanto si aspettassero, molto più distruttivo di tutti i suoi predecessori.
Inermi, pietrificati di fronte a tanto orrore, cercano una risposta ai loro perché e cominciano a scavare senza tregua.
Nel dolore e nel momento del bisogno, fortunatamente, gli amici veri si fanno avanti.
Senza esitazioni il Primo Ministro israeliano offre supporti militari e aiuti umanitari al collega Renzi.
Le Comunità ebraiche italiane si stringono intorno alle famiglie delle vittime, raccolgono fondi e spediscono volontari.
L’organizzazione israeliana IsraAid, specializzata nella ricerca di dispersi sotto le macerie, si precipita ad Amatrice poche ore dopo la strage.
Naor Gilon, ambasciatore israeliano uscente, termina il suo mandato in Italia donando sangue da indirizzare ai feriti.
Mi torna il mente il ritornello di una vecchia canzone di Riccardo Cocciante, “Se un amico lo svegli di notte, lui esce in pigiama e prende anche le botte”.
Gli israeliani l’hanno fatto senza pensarci due volte, ma d’altronde si sa, loro sono abituati ad uscire di casa in pigiama.
David Zebuloni (26 agosto 2016)

E anche a prendere le botte, sono abituati. Ciononostante, la prossima volta che ci sarà bisogno, tu chiami, e loro si precipitano. Anche in pigiama. Non esce invece né in pigiama né vestito chi ritiene che

“Indubbiamente i terremoti che stanno accadendo in questi giorni sono tra i segni che Allah usa per spaventare i suoi servi. I terremoti e tutte le altre cose che accadono e che provocano danni e ferite alle persone sono a causa dello Shirk (l’idolatria, la falsa fede) e dei peccati” si legge sulla pagina Facebook ‘Sì all’Islam in Italia’, che ha oltre 43mila follower (Il Giornale).

Volendo resterebbe da capire come mai avvengano terremoti in Arabia Saudita, Iran e in tutti gli altri eccellenti Paesi in cui vivono i devoti servi di Allah, ma chi sta a badare a queste sciocchezze (bello quel “indubbiamente”, comunque).
Poi c’è anche chi si incazza, e ha sacrosantamente ragione.

NOTA: ho eliminato l’ultima parte in quanto priva di conferme da fonti indipendenti.

barbara

UN INTERO VILLAGGIO

Quello adottato da Israele.

Un villaggio nepalese da “adottare”. Ricostruendolo dalle fondamenta, ripristinando i servizi di base e anche quelli accessori, prestando soccorso alla popolazione, mostrando il volto di un’umanità che non torce lo sguardo altrove ma è impegnata per alleviare le sofferenza di chi ha perso tutto in pochi secondi. È la nuova sfida di Israele, già in prima fila da giorni nell’azione di assistenza straordinaria attivata poche ore dopo il sisma. “Quando nella storia recente si sono verificati cataclismi naturali Israele c’è sempre stato. Siamo stati ad Haiti, in Giappone e in Turchia. Siamo e resteremo ancora a lungo in Nepal” ha affermato il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman. L’adozione del villaggio nepalese, che verrà individuato nei prossimi giorni, prevede un’azione intensiva sul territorio che si svolgerà nell’arco di alcuni mesi, concertata direttamente con il governo centrale di Katmandu. “Appena la situazione sarà maggiormente stabilizzata, ci confronteremo con il governo e con i nostri professionisti così da individuare la strada più efficace da percorrere”, conferma il direttore generale del ministero Nissim Ben Shitrit. (qui)
Israele in Nepal

E questi qua, pensa un po’, non solo non ci pensano minimamente a boicottare, ma ringraziano pure. E in ebraico, per giunta.

Qui le spiegazioni per chi non sa l’ebraico. Se non sai neanche il francese fattelo tradurre da bing o da google translate, però potresti anche darti da fare e studiarlo, eh!

barbara