TUTTO IL TERRORE MINUTO PER MINUTO

Bollettino di sabato 11 dicembre 2021, dati presi da Sky tg24

La percentuale di positivi considerando il totale dei tamponi è al 3,7% (ieri era al 2,9%). L’altro ieri era al 4%, ma guai a dirlo, non sia mai che qualcuno si metta in testa che dopotutto non sta poi andando così tremendamente male e che parlare di zona gialla, come è stato fatto quattro giorni fa, o addirittura di prospettare la rossa, come mi è capitato di leggere tre giorni fa, sia un tantino esagerato.

I morti: nel titolo dice che sono 96 – e molti si fermano lì; nel cappello riporta alcuni altri dati ma non il numero dei morti – e molti di quelli che avevano proseguito oltre il titolo si fermano lì; nel primo spazio torna a riportare il numero dei morti, ossia 96 – e molti di quelli che avevano proseguito oltre il cappello si fermano lì; solo nello spazio successivo, dopo avere riportato il numero di 96 morti, ai pochi sopravvissuti fino a questo paragrafo viene ricordato che quelli del giorno precedente erano stati 118.

Il numero dei pazienti in rianimazione sale a 818 (+2 rispetto a ieri) ossia un aumento dello 0,24%, rispetto al precedente numero di pazienti, e dello 0,023% rispetto al numero di posti disponibili, arrivando così a occupare un totale del 9,72% dei posti disponibili, quello dei ricoverati nei reparti ordinari cresce a 6.539 (+56) ossia un aumento dello 0,86% rispetto al precedente numero di pazienti, e dello 0,029% rispetto al numero dei posti disponibili, raggiungendo un totale del 3,38% dei posti disponibili.

E con questi numeri mantengono la popolazione nel terrore, contando sul fatto che non tutti hanno come me il pallino dei numeri, che quando me ne arriva uno davanti – esattamente come quando attraverso una piazza dove dei ragazzini stanno giocando a calcio e il pallone mi arriva davanti ai piedi – non posso fare a meno di tirare. Quanto alle varianti, se qualcuno viene a prospettarmi il pericolo della omicron lo mando a cagare, e non perché sono trivaccinata e hanno assicurato che la terza dose la copre: quando è arrivata la delta (che era indiana mentre la omicron è sudafricana e l’alfa era inglese però il virus padre no, quello non è cinese, e soprattutto mai una variante potrà chiamarsi xi) il vaccino non c’era ancora, e ho detto la stessa identica cosa. Perché, sappiatelo, io non mi lascerò indebolire le difese immunitarie dalla paura.

IO NON HO PAURA
sottotitolo: non mi fate paura
sottosottotitolo: Corvo Rosso, non avrai il mio scalpo!

E quando rimetterete il coprifuoco, tornerete a trovarmi a passeggiare all’una di notte. E provate a multarmi, se ne avete il coraggio.

barbara

DICE CHE È MEGLIO PASSARE AL GIALLO

che se no poi con le feste e tutto quanto ci ammucchiamo e poi ci contagiamo e poi ci ammaliamo e poi intasiamo gli ospedali che già cominciano a essere in sofferenza e infatti un titolo di ieri strillava

Oltre 6mila posti letto occupati nei reparti Covid e 776 in terapia intensiva: il doppio di un mese fa

quindi meglio evitare, sai com’è, la prudenza non è mai troppa. E oggi leggiamo che

L’andamento dei ricoveri in ospedale nei reparti ordinari e in terapia intensiva segnala un aumento e secondo quanto riferisce La Stampa almeno mezza Italia è destinata a passare in zona gialla nei prossimi giorni. 
Secondo i dati Agenas aggiornati a ieri sera sono nove le regioni pronte a lasciare il bianco prima del 25 dicembre: Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Alto Adige, Trentino e Veneto. Questi territori sono tutti oltre la prima soglia di guardia del 10% di letti occupati nelle terapie intensive e sono ad un passo dalla soglia del 15% dei letti occupati nei reparti ordinari, due fattori che comportano il passaggio in zona gialla. Gli esperti [“esperti”: questa segnatevela] prevedono che le soglie verranno raggiunte in una-due settimane. Addirittura per il Friuli, già in giallo, lo spettro è quello della zona arancione a causa dei numeri Covid: il 16% dei letti in terapia intensiva e il 24% di quelli in area ordinaria sono occupati da malati che hanno contratto il virus.

Altrove poi veniamo informati che

l’indice di contagio Rt non cala e la variante Omicron raggiunge quota 13 casi in Italia [pauuuuura! Quasi quasi scappo su un’isola deserta, senza neanche Venerdì, che non si sa mai]
Intanto gli enti locali corrono ai ripari aumentando i posti letto nei reparti ordinari e nelle terapie intensive. [Ehm… Lo stato di emergenza è stato dichiarato esattamente 22 mesi e 23 giorni fa: e OGGI ci vengono a dire che bisogna correre ai ripari? che bisogna aumentare i posti letto? Ma andate affanculo tutti quanti] […] sta ancora aumentando in termini di numero di nuovi infetti [INFETTI. Riandate affanculo]. […] Ora abbiamo un quarto dei ricoverati nelle precedenti ondate. Ma i parametri in parte sono da zona gialla. […] A parte il coprifuoco, che è una misura a carattere nazionale, in zona gialla sono permessi […] [????????????????????? Coprifuoco in che senso? Che cosa intende dire?!]

E ora vediamo a confronto i dati dell’8 dicembre di un anno fa e quelli di oggi:

2020 Il rapporto tra positivi e tamponi è del 9,9%; ricoverati nei reparti ordinari 30.081; ricoverati in terapia intensiva 3.345; morti 634; in isolamento domiciliare 704.099.

2021 Il rapporto tra positivi e tamponi è del 3,2%; ricoverati con sintomi 6.099; ricoverati in terapia intensiva 791; 86 i morti; 242.324 in isolamento domiciliare.

Dunque, i pazienti ricoverati nei reparti ordinari sono un quinto di quelli dell’anno scorso, quelli in terapia intensiva un po’ meno di un quarto, i morti meno di un settimo (e nessuno mi venga a raccontare puttanate: a fare la differenza fra l’anno scorso e adesso è una cosa sola: il vaccino). Ma, dice, i parametri sono da zona gialla: e certo: se ogni volta che la situazione comincia a migliorare mi abbassate i criteri per entrare in zona critica, ci credo che di questa stramaledetta zona critica siamo sempre sull’orlo – e ri-riandate affanculo). Quanto al chiudere in casa le persone non vaccinate, dato che siete (siamo) pienamente e motivatamente convinti che, venendo a contatto col virus, un non vaccinato ha probabilità molto maggiori di contagiarsi e di contagiare poi a sua volta, ed essendo ampiamente documentato che la maggiore causa di contagio ridiede nei contatti famigliari, e siccome almeno una parte dei contagiati poi si ammala, e una parte degli ammalati abbisogna di ricovero, e una parte dei ricoverati necessita di ricorrere alla terapia intensiva, e dato che in questi quasi due anni non avete fatto un cazzo per migliorare la situazione ospedaliera aumentando posti letto, personale e attrezzature, posso farvi i complimenti per la genialità delle soluzioni da voi proposte? Quanto ai miracolosi effetti della reclusione, ripropongo un pezzo di questo mio post di quasi un anno fa, in cui li ho scrupolosamente documentati.

AGGIORNAMENTO SUGLI EFFETTI DEL SEQUESTRO DI PERSONA PREVENTIVO PRECAUZIONALE

per timore che i festeggiamenti potessero fare aumentare i contagi.

23/12/2020 ultimo giorno di semilibertà per gli italiani prima dell’imprigionamento: tasso di positività sostanzialmente stabile, assestato sull’8,2%.
29/12/2020, sesto giorno di sequestro di persona: 8,7%
30/12/2020, settimo giorno di sequestro di persona: 9,58%
31/12/2020, ottavo giorno di sequestro di persona: 12,6%
01/01/2021, nono giorno di sequestro di persona: 14,1%
02/01/2021, decimo giorno di sequestro di persona: 17,6%; aumentati di 16 unità i pazienti in terapia intensiva e di 126 unità quelli ricoverati nei reparti, mentre in tutti i giorni precedenti il sequestro di persona entrambi i dati erano andati costantemente calando.

Grazie governo. Grazie signor Conte. Grazie signor Mattarella. Grazie signor Speranza. Grazie signor Arcuri. Grazie signora Lamorgese. Grazie a tutta l’associazione per delinquere di stampo mafioso che ha preso il potere – anzi, i pieni poteri – in un’Italia sempre più anestetizzata dal terrore del covid e allucinata dal miraggio del rischio zero.

Le pedine Conte e Arcuri sono state sostituite, ma le regole del gioco sono rimaste invariate.
Se poi qualcuno, oltre ai politici, fosse punto da vaghezza di valutare anche i giornalisti, legga la frase, riferita ai non vaccinati in zona gialla “scatta il divieto di non spostarsi dal proprio comune” e calcoli il numero di classi di scuola elementare frequentate dall’estensore.

Questa invece non c’entra. O magari anche sì, fate un po’ voi.

barbara

SBATTI LA DISINFORMAZIONE IN PRIMA PAGINA

E sempre in tema di disinformazione: nel sommario dell’ultimo bollettino – sommario che contiene tutti i dati fondamentali, per cui chi ha fretta legge unicamente quello – leggiamo: I morti sono 18. Poi si va a leggere l’articolo e si trova:  I decessi sono 18, inclusi 8 dovuti a un riconteggio relativo ai mesi scorsi. Cioè i morti sono 10, poi al totale dall’inizio della pandemia bisogna aggiungerne 8 che sono risultati dal riconteggio sui mesi scorsi. Ma sparare per ben due volte una cifra quasi doppia, di cui una senza neppure la precisazione, è utile al mantenimento del clima di terrore accuratamente diffuso a partire dall’indomani di abbraccia un cinese e no alla quarantena per chi torna dalla Cina e abbuffiamoci di involtini primavera e l’unico virus è il razzismo.

Niente, siamo in mano a un branco di pericolosi cialtroni.

barbara

QUA SI FA CONCORRENZA AL PADRETERNO

E quasi quasi si rischia anche di vincere.

Delirio di Crisanti: “Io non sbaglio mai”

Persino Massimo Galli, che su questo sito abbiamo spesso criticato, ha ormai fatto ammenda, riconoscendo i suoi errori sulle previsioni catastrofiste post riaperture. C’è qualcun altro, invece, che non ne vuole sapere di “pentirsi”. Anzi: insiste nel sostenere di aver avuto sempre ragione.
È il caso, più unico che raro, del virologo Andrea Crisanti, intervistato oggi dal Corriere della Sera, offre un saggio di rara faccia tosta. Anzitutto, nega di aver consigliato “senza dubbio” il vaccino Astrazeneca alle giovani donne. Tanto che Alessandro Trocino è costretto a ricordargli che lo aveva dichiarato a Skytg24. Risposta di Crisanti: “Sono sempre stato coerente su tutto”. Per la serie: che c… c’entra? Ma il delirio del professore non finisce lì. “Può capitare di sbagliare”, lo incalza il giornalista. “No”, risponde lui perentorio. “Lei non sbaglia mai? Non fa errori?”. “Quali errori? Me ne dica uno”. In realtà, più che “uno”, ce ne sono molti.
Ci sarebbe l’imbarazzo nella scelta ad elencarli tutti. Glielo segnaliamo noi, il più clamoroso: aver pronosticato fino a 800 morti al giorno dopo il decreto del 26 aprile sulle riaperture. Ma anche i già citati balletti sul vaccino Astrazeneca, visto che, quando era emersa la “forte raccomandazione” di non somministrarlo ai giovani, lui lamentava il fatto che l’Italia si fosse accodata alla Germania, senza esercitare alcuna “valutazione indipendente”, mettendo perciò “in pericolo tutto il piano di vaccinazione”. Poi, Crisanti è caduto dal pero, puntando il dito sugli open day, in cui si rifilava ai ragazzini il siero anglosvedese.
Per Crisanti, insomma, vale un vecchio motto ingenerosamente attribuito al filosofo Hegel: “Tanto peggio per i fatti”, se i fatti non si accordano alla teoria, ovvero alla sgangherata narrazione autocelebrativa del telepredicatore in camice bianco. (qui)

E riporto anche due commenti, che mi sembrano molto pertinenti, oltre che gradevoli:

Mimmo
C’è un che di sinistro nelle facce di questa gente, di poco pulito, come un’ombra, insieme ad una comica asimmetria dei tratti. Le enormi narici e gli occhi spaventati di Crisanti, il ciuffone e la dentatura sgangherata di Burioni, la mimica unita ad assenza totale di empatia nella comunicazione in Galli, poi quell’altro là di Gimbe, che si guarda sempre intorno, speriamo che non mi becchino… Guardate Paolo Stoppa ne L’Oro di Napoli’, quando fa finta di buttarsi giù dal terrazzo, ecco quello sguardo lì. Se ci fosse del buono in loro, bè si vedrebbe, in qualche modo. Ma no. Non sono certo stupidi, ma neanche così intelligenti, sono furbi.

Gianluca P.I.
Bella foto, faccia distrutta, barba incolta, capelli in disordine, il tutto con un’inferriata a fare da sfondo, Rebibbia o Regina Coeli?

Effettivamente…

Aggiungo queste splendide citazioni commentate.

gandol:

Sembra passato un secolo da quando Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, nel giugno 2020, parlò a Un giorno da pecora della sua estrema riluttanza a rilasciare interviste: «Faccio fatica a parlare, soprattutto in tv». Seguirono un migliaio di interviste, ospitate, interventi, polemiche, alterchi, fino a quando al Corriere del Veneto, il 21 ottobre, confessò di essere stremato e annunciò il ritiro, o quasi: «Sono stanco e sovraesposto. Serve un giro di vite, limiterò di molto la mia presenza su giornali e tv». Il giorno dopo si presentava sorridente a Piazzapulita. Da allora, Crisanti, insieme al professor Massimo Galli, è stato forse l’ospite più invitato delle tv italiane

E questa introduzione da la misura del personaggio.

Ad aprile disse: a fine maggio ci sarà una nuova ondata. Non si è vista.
«Non dissi così. Dicevo solo che era intempestivo aprire allora».

Dichiarazione:  “Di questo passo non è pessimistico pensare che a fine maggio ci sarà una nuova ondata, ma assai realistico”.

Sì, quindi in pratica non l’ha detto ma l’ha predetto. Non è Cassandra, perché ella era sì profeta di sventura ma aveva ragione. Lei, sig. Crisanti, ha detto una cosa nascondendola dietro formule dubitative. Lei avrebbe detto che i Greci sarebbero arrivati dal mare o dalla Terra e poi vedendoli uscire dal cavallo avrebbe affermato: “Ecco! visto che i greci c’erano?”
Ma fin qui andrebbe anche bene: le previsioni sono statistica, uno può anche avere i dati dalla sua, dare un’interpretazione formalmente corretta della probabilità, ma poi la cosa più probabile non si realizza.

I numeri dei decessi sono calati drasticamente ma per lei «non c’è niente da festeggiare».
«Beh sì, non andrei orgoglioso di questi numeri. Dal 26 maggio a oggi ci sono state 7 mila vittime. Se mi avessero ascoltato ce ne sarebbe state molte meno».

Questo dato da dove arriva? Secondo le statistiche del ministero ci sono stati circa 1900 morti dal 25 maggio. Tirando fuori i dati a muzzo tutti possono dimostrare qualsiasi cosa.

Ma non ne stiamo uscendo comunque?
«No, restiamo un Paese molto vulnerabile. In Germania i contagi aumentano, perché si fanno tamponi e tracciamento. Qui o se ne fanno pochi o troppi antigenici e pochi molecolari. Non ne ho idea».

L’idea non è sbagliata. Ma il problema è che la frase non significa nulla perché si chiude con un “non ne ho idea”. Come dire: “questo è un buon prodotto oppure è uno pessimo. A te la scelta”. Ma la dichiarazione rende impossibile una decisione posata, perché il valore dell’informazione trasmessa è zero.

Come non ne ha idea? Comunque su AstraZeneca gira un suo vecchio tweet: «Consiglierei AstraZeneca senza dubbio anche alle donne giovani».
«Mai scritta questa cosa».

Che è una risposta da paraculo, avendolo lei detto e non scritto. Poi, sig. Crisanti, ha ragione sul fatto che i giornalisti non dovrebbero sintetizzare in un virgolettato un pensiero più complesso. Ma non è quello che sta sostenendo lei.

  Può capitare di sbagliare.
«No».

L’unico modo che esiste, per non sbagliare mai, è non fare mai nulla. Oppure dire tutto e il contrario di tutto.

Avrà cambiato idea qualche volta.
«No, non sono una banduerola».

Essere coerenti non significa non cambiare mai idea ma essere privi di contraddizioni. La banderuola non è incoerente, perché fa il suo lavoro, ovvero segnalare da che parte tira il vento.

Ma spesso si è contraddetto, come molti suoi colleghi. Anche il professor Galli ha ammesso di non avere indovinato le ultime previsioni. Lei non sbaglia mai? Non fa errori?
«Quali errori? Me ne dica uno».

Per esempio il fatto di aver aspettato una morta legata al vaccino di Astrazeneca per attaccare tutto il mondo e guadagnare visibilità. Il discorso che lei aveva fatto il 7 aprile sostenendo che i vaccini sono statisticamente più sicuri di altri eventi a cui la gente si presta volentieri non era sbagliato per se. E’ sbagliato il fatto che oggi lei rinneghi quanto ha detto tre volte prima che il gallo canti; questo significa essere incoerenti.

A lei non viene in mente proprio niente?
«No. Anzi, se mi avessero dato retta a febbraio, Lombardia e Veneto non avrebbero fatto quella fine».

Va bene, se lei fosse il Dio Imperatore Crisanti le cose andrebbero diversamente e vivremmo tutti nel regno di Utopia. E se mio nonno avesse avuto le ruote sarebbe stato un tram e io sarei andato a Milano senza pagare il biglietto. (qui)

Quello che mi viene da chiedermi è: è sempre stato così e nessuno se n’era accorto, o prima era normale e poi col fatto di essere stato l’unico, in quel momento, ad avere fatto la cosa giusta contro il parere del governo e del CTS si è montato la testa e si è convinto di essere il Padreterno in persona. Quello che è certo, comunque, è che col suo terrorismo mediatico è un soggetto estremamente pericoloso, sotto tutti gli aspetti.

barbara

IL DOTTOR PREGLIASCO

Quello delle mascherine in spiaggia. Quello delle coppie sposate o comunque conviventi che non devono scopare, mai, assolutamente, neanche pensarci, se proprio l’astinenza pesa troppo che si masturbino. Ognuno per conto proprio, beninteso, non a vicenda. Quello del no al coprifuoco a mezzanotte, pericolo di morte. Quello della quarta ondata. Quello che in relazione agli europei di calcio “È rischiossimo fare i gruppi d’ascolto al chiuso, in casa, per vedere insieme le partite. In quei casi si ride e si urla insieme, ed in questo momento potrebbe essere davvero molto rischioso”. Quello che anche quando avremo il 50% di vaccinati, gli abbracci no, perché Mi sembra un po’ troppo perché dà un messaggio anche psicologico troppo anticipatorio”. E uno si chiede se almeno lui sappia che cosa significhi questa frase. Quello che con le aperture annunciate ad aprile il rialzo dei contagi sarà inevitabile. Quello che ad agosto, se per allora saremo tutti vaccinati, forse potremo togliere le mascherine all’aperto. Quello che vede male l’idea delle zone bianche. Quello. Adesso ha autorizzato i flirt estivi, ma niente baci (e qualcuno ha commentato: “Ah, si parte direttamente dai pompini?” In realtà no: sono vietatissime tutte le attività erotiche, e specificamente il sesso orale. Evidentemente il signor Pregliasco non deve avere molto chiara la differenza fra una polmonite e la sifilide). Ora, dopo tutte le superbe prove che ha dato delle sue straordinarie virtù, non è che mi sconvolga il fatto che abbia vietato i baci, no: mi sconvolge che un miserabile pincopallino si prenda la briga di rivolgersi ai mass media per informare che lui autorizza i flirt estivi. Ma si trova al mondo un’altra testa di cazzo uguale? D’altra parte, cosa aspettarsi da una simile faccia da ebete?

barbara

E SE…

E se il lupo in quel momento si fosse realmente percepito come nonna, il cacciatore sarebbe comunque un salvatore o non piuttosto un perverso e pervertito nonnicida da sbattere in galera e buttare via la chiave?
E di quel principe che va in giro con la scarpa in mano a fare catcalling, ne vogliamo parlare?
E del body shaming sul brutto anatroccolo?
E dell’ambiguità allusiva della principessa sul pisello?
E del vergognoso sfruttamento della disabilità intellettiva del povero corvo da parte della volpe?

Queste e altre cazzate di moda al momento erano già state messe alla berlina, tanti anni fa, da uno spettacolare Ciccio Ingrassia:

Grazie a Enrico Richetti che ha ripescato questa chicca.

Ma ora basta con le favole, e passiamo alla drammatica realtà degli infami bianchi ricchi egoisti che lasciano morire i poveri negri africani.

No, il problema non è l’egoismo dei paesi ricchi: i governi africani lasciano scadere i vaccini anti-Covid

La causa Lgtb in Italia ha conquistato la scena, mettendo almeno momentaneamente in secondo piano altre battaglie. Così quasi nessuno si è accorto che diversi personaggi dello spettacolo oltre a Fedez sono scesi in campo in questi giorni in difesa di diritti secondo loro negati e torti da raddrizzare. Sono Fiorella Mannoia, Gerry Scotti, Giobbe Covatta, per citarne alcuni, che hanno aderito alla campagna lanciata da due organizzazioni non governative, Amref Italia e Auser, per garantire che l’Africa riceva quantità sufficienti di vaccini anti Covid-19.

Ben diversa è stata l’attenzione prestata negli Stati Uniti al concerto Vax Live, l’evento per un equo accesso ai vaccini in tutto il mondo ideato dall’organizzazione no profit Global Citizen e svoltosi il 2 maggio nel SoFi Stadium di Los Angeles, alla presenza di 10 mila spettatori tutti vaccinati. Hanno aderito all’iniziativa, tra gli altri, Jennifer Lopez, Ben Affleck, Sean Penn. In video sono arrivati messaggi dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden, da Papa Francesco, dal presidente francese Emmanuel Macron e dal primo ministro canadese Justin Trudeau. “Dosi e dollari” per i paesi poveri era l’appello e sono stati raccolti 53,8 milioni di dollari che saranno consegnati al Covax, il programma per assicurare vaccini a tutti nei paesi a reddito basso e medio-basso grazie al dono di dosi e fondi da parte dei paesi ricchi.

Con la cifra raccolta a Los Angeles si potranno acquistare quasi 10,3 milioni di dosi di vaccino. Sembrano tanti, ma è una goccia nel mare. L’Oms calcola che al Covax servano da 35 a 45 miliardi di dollari per fornire tutti i vaccini necessari ai paesi poveri.

La sola Africa, dicono all’Onu, ha bisogno da 1,4 a 1,6 miliardi di vaccini a doppia dose. Tutti sembrano convinti che tocchi ai paesi ricchi provvedere e, siccome i Paesi africani dovrebbero almeno assumersi l’onere della somministrazione dei vaccini, al G20 riunitosi all’inizio di aprile Banca Mondiale e Fmi hanno proposto ai Paesi membri una moratoria sul loro debito estero. Da mesi Oms e ong lanciano allarmi “a non lasciare indietro l’Africa” e appelli ai ricchi del pianeta a non essere egoisti, nell’interesse di tutti.

Tuttavia, finora in Africa pare siano arrivate solo circa 30 milioni di dosi. All’incontro dei ministri degli esteri dei G7 svoltosi il 4 maggio a Londra il responsabile africano del programma vaccini, la dottoressa Ayoade Alakija, osservando che finora solo pochi africani sono stati vaccinati, ha chiesto che si intervenga immediatamente, che si dichiari lo stato di emergenza mondiale. Al ritmo attuale di somministrazione ci vorrebbero tre anni per vaccinare il 60 per cento della popolazione. Quindi è urgente che il Covax consegni ai governi africani tutti i 600 milioni di vaccini già messi in conto.

Se non che persino quei 30 milioni di dosi già distribuiti in realtà sono troppi. Si sta infatti verificando quello che poche inascoltate voci vanno dicendo da mesi e cioè che in Africa il problema non è la mancanza di vaccini, ma di personale e centri sanitari, di infrastrutture, di condizioni di sicurezza in cui operare, oltre che di ministeri e amministrazioni capaci di organizzare le campagne di prevenzione e intenzionati a farlo.

La Repubblica democratica del Congo, che ha 0,07 medici ogni mille abitanti e tutto l’est in mano a gruppi armati, ha ricevuto dal Covax 1,7 milioni di dosi di vaccino il 2 marzo scorso. Ha avviato il programma di vaccinazione il 19 aprile. Il 24 aprile aveva vaccinato solo 1.265 persone. Vista la situazione, il 27 aprile è stato annunciato il trasferimento del 75 per cento dei vaccini, 1,3 milioni di dosi, ad altri stati africani, tra cui Senegal, Togo e Angola, nella speranza che siano più efficienti, che riescano a utilizzare tutte le dosi prima che scadano evitando che vadano sprecate come è già successo altrove, ad esempio in Malawi e nel Sudan del Sud.

Il 15 aprile il Ministero della sanità del Malawi ha deciso di distruggere 16.440 dosi di vaccini anti Covid-19 perché sono scadute, non si è fatto a tempo a somministrarle. Si tratta di dosi ricevute dall’Unione Africana, 102.000 in tutto. Sono arrivate anche 530.000 dosi fornite dal Covax. Ma finora sono state vaccinate solo 300.000 persone. Il 26 aprile anche il Sudan del Sud ha fatto sapere di dover distruggere ben 60.000 dosi, scadute prima di poterle usare. A gennaio il Ministero della sanità sud sudanese aveva chiesto cinque milioni di dosi. Avrebbe dovuto avviare la campagna di vaccinazioni il 29 marzo, nella capitale Juba, usando le prime 132.000 dosi ricevute, ma per “ragioni logistiche” non meglio specificate ne ha rimandato l’inizio. Al momento sono stati vaccinati 4.000 operatori sanitari e alcuni anziani. Si teme che anche tutte le altre dosi ricevute non vengano usate prima che scadano il 18 luglio.

Secondo l’Oms altri Paesi africani tra cui il Ghana e la Sierra Leone hanno lasciato scadere una parte delle dosi ricevute. A tutti ha chiesto però di aspettare a distruggerle e altrettanto ha fatto il direttore dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, John Nkengasong, secondo il quale i vaccini si possono ancora somministrare. “Quando si tratta di prodotti preziosi come i vaccini contro il Covid – ha spiegato il rappresentante dell’Oms per il Sudan del Sud, Wamala Joseph Francis – di solito si prende contatto con il produttore e si restituiscono i lotti scaduti affinché possa effettuare dei test, ad esempio per verificare per quanto tempo il vaccino rimane effettivamente stabile ed eventualmente prolungare la data di scadenza”. Ma sia il Sudan del Sud che il Malawi non hanno dato retta. Il ministro della sanità del Malawi Joshua Malango ha replicato che ormai le dosi sono state tolte dal ciclo del freddo e quindi sono comunque andate a male. Inoltre distruggerle è necessario per rassicurare la popolazione che non saranno usate, rivendute, riciclate nel mercato nero dei farmaci.

“Il ritardo dell’Africa mette milioni di vite in pericolo”, ha detto la dottoressa Ayoade Alakija al vertice G7. Intanto però l’Africa continua a essere il continente meno colpito dal Covid-19. Secondo i dati diffusi dall’Oms, il 4 maggio i casi accertati nell’Africa sub-sahariana (più della metà dei quali in Sudafrica) erano 3.325.467 e i morti 83.115: meno di quelli dell’Italia che ha superato i quattro milioni di casi e conta 121.738 morti. Sommando gli stati del Nord Africa, si sale a 4.627.444 casi e 123.210 morti).

È da considerare inoltre la situazione demografica del continente. Le persone a rischio di complicazioni se contraggono il coronavirus sono quelle anziane. È fondamentale che loro siano vaccinate. In Africa gli ultra sessantenni sono 73,5 milioni. Le persone di 65 anni e oltre sono 46,7 milioni. Per contro, gli africani giovani, di età compresa tra 0 e 19 anni sono 679 milioni, più di metà della popolazione (il totale è 1,34 miliardi). Quasi 200 milioni hanno meno di quattro anni, altri 181 milioni sono di età compresa tra 5 e 9 anni.
Anna Bono, 7 Mag 2021, qui.

E infine godiamoci questo Matteo Bassetti da Oscar.

barbara

ANCORA UN PAIO DI CIANFRUSAGLIETTE

Dove si parla dei tremendi pericoli che ci circondano, un po’ per celia, un po’ per non morire.

La pericolosità del vaccino

La pericolosità dei giornalisti

molto peggiore di quella del vaccino

La pericolosità dei politici (inutile discutere se siano peggio loro o i giornalisti: sono culo e camicia e remano tutti insieme)

Che poi, dico: le case farmaceutiche guadagnano? E allora? Perché mai non dovrebbero guadagnare? Guadagnano anche i percettori del reddito di cittadinanza che non fanno niente e non dovrebbe guadagnare chi lavora, rispondendo a delle precise necessità della popolazione?

La pericolosità di chi contribuisce a seminare terrore

clic per ingrandire

Comunque se il vaccino vi fa paura come il buio quando eravate piccoli non c’è problema: potete sempre ricorrere all’alternativa, come potete vedere poco sopra.

Concludo con una bella notizia: è morto di covid John Magufuli, presidente della Tanzania, che negava la presenza del virus nel Paese, e di conseguenza l’opportunità di prendere qualunque precauzione.

barbara

UN PO’ DI INSALATA MISTA

Caso Meloni 1. Chiamata pubblicamente pesciaiola, rana dalla bocca larga, vacca e scrofa da un signor docente universitario, è intervenuto Mattarella, è intervenuto Draghi, è intervenuta la sinistrissima Paola Concia, è intervenuta perfino l’ANPI… Ci sono tutti? Ah no, ne manca uno: manca la commissione Segre contro l’odio. Manca, soprattutto, l’ineffabile signora Segre.

Caso Meloni 2. Erica Persephónē Gazzoldi

Le hanno dato della scrofa, vero? A me, pare un insulto specista, più che altro… povere scrofe…
Commento lasciato sul profilo dell’Oca Signorina, che, manifestamente controvoglia, si vede costretta a prendere le parti di Giorgia Meloni, in quanto donna, ferocemente insultata, ma non sembra avere, lei attentissima a ogni commento e a ogni singola microscopica sfumatura, pronta a gettarsi nella mischia con maschio ardimento a ogni minimo alitar di vento, alcunché da dire.

Covid 1. È morto Mauro Bellugi. All’ex calciatore di Inter, Bologna, Napoli e della Nazionale, 71 anni compiuti il 7 febbraio, erano state amputate entrambe le gambe nei mesi scorsi per complicazioni legate al Covid. (qui)

Piergiorgio Molinari

Grazie alla stampa, sempre puntuale e obiettiva, oggi abbiamo scoperto che il famoso virus cinese può addirittura portare all’amputazione delle gambe. D’altra parte si sa che il devastante virus è diverso da tutti gli altri incontrati dalla razza umana nel corso della storia – ed è per questo che lo stiamo appunto combattendo con misure mai adottate prima, quali la soppressione delle libertà individuali, l’autodistruzione dell’economia, i lockdown e le mascretine. Poi leggi oltre le prime due righe e scopri che il famoso calciatore a cui hanno amputato le gambe e che è quindi morto “a causa del Covid” era in realtà malato di una grave forma di talassemia. Allora ti documenti, e scopri che la talassemia è una malattia le cui complicanze, casualmente, in certi casi portano ad amputazioni e alla morte. Cani. Rognosi. Sciacalli. Merde. Criminali.
(Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini, assieme ai magistrati eversivi e golpisti.)

Covid 2. Il terrorista Massimo Galli dichiara: «mi ritrovo ad avere il reparto invaso da nuove varianti, e questo riguarda tutta quanta l’Italia e fa facilmente prevedere che a breve avremo problemi più seri».  Ma il suo ospedale smentisce categoricamente: «nel periodo dal 23 dicembre 2020 al 4 febbraio 2021, sono stati ricoverati 314 pazienti positivi a Covid. I dati raccolti hanno rilevato la presenza di 6 pazienti positivi alla variante Uk su un totale di 50 casi che, in ragione delle loro caratteristiche, sono stati sottoposti a sequenziamento». Sparate analoghe sono venute in passato anche dal suo socio terrorista Andrea Crisanti, che in questo momento sta spiegando perché è assolutamente certo che ci sarà la terza ondata per cui l’unica soluzione è il lockdown nazionale. A Guantanamo dovrebbero portarli.

Covid 3: i morti. Dove guardando i grafici abbiamo le prove di come e qualmente lorsignori ci stiano prendendo sonoramente per il culo.

Covid 4. Chiudere adesso per riaprire a Pasqua. Decisamente Draghi non ha fatto altro che prendere il testimone da Conte e proseguire la corsa. Poi naturalmente chiuderemo a Pasqua per poter aprire a maggio e chiuderemo a maggio per poter aprire a Pentecoste. Mi ricorda quella filastrocca di mia nonna: Questa zé a storia del sior Intento che dura poco tempo che mai no se distriga, vuto che te a conta o vuto che te a diga? Dìmea. No se dize mai dìmea parché questa zé a storia del sior Intento che dura poco tempo che mai no se distriga, vuto che te a conta o vuto che te a diga? Còntemea. No se dize mai còntemea parché questa zé a storia del sior Intento che dura poco tempo che mai no se distriga, vuto che te a conta o vuto che te a diga? Dìmea. No se dize mai dìmea parché questa…

Coca Cola. L’azienda sta impartendo lezioni ai suoi dipendenti affinché imparino a essere meno bianchi: “essere meno bianchi significa: essere meno oppressivi; essere meno arroganti; essere meno sicuri; essere meno difensivi (non è strepitoso questo invito a non difenderci?); essere meno ignoranti; essere più umile; ascoltare; credere; non essere apatici; ” e “smetterla con la solidarietà bianca”. Per avere un’idea di cosa stiamo parlando, imparatevi anche le 8 identità bianche

 E io, che sono il politically correct fatto persona grido: negro. NEGRO. NEGRO. NEGRO.

La caricatura di Ollio e Melania escort.
Dare della escort a Melania Trump costa. Alan Friedman legnato di brutto: è stato bandito da Rai1. Il direttore Stefano Coletta, intervenuto in Commissione di Vigilanza Rai, dove è presente Daniela Santanchè, che non ha fatto passare la cosa, ha ordinato di non invitare più il giornalista americano nelle trasmissioni della sua rete: aveva definito in tv la moglie di Donald Trump “escort“.
Roba da matti. Poi s’ è scusato, non intendeva quello e lo spero. Non è la prima volta che si usa il termine legato al nome di Melania, colpevole forse perché donna e bella. Anni fa ci provò anche un tabloid inglese e quei giornalisti vennero anche a cercarmi nella speranza di scoprire qualcosa di brutto su di lei, visto che l’avevo incrociata quando faceva la modella a Milano (io quasi non me ne ricordavo, ma quelli hanno i detective?).
Avevo conosciuto anche Trump, ma non avevo niente da dire di particolare: faceva la modella, punto. Quel tabloid scrisse il peggio, senza prove, e gli costò un tot di milioni di dollari andati tutti in beneficenza. Stanno ancora a leccarsi le ferite. 
Roberto Alessi, qui.

Israele. Anche la Guinea Equatoriale si accinge a trasferire l’ambasciata a Gerusalemme. Digitando in google “Guinea Equatoriale ambasciata Gerusalemme” il primo articolo che compare è quello di Infopal (haha), grazie al quale scopro – mi era evidentemente sfuggito – che anche il Malawi la trasferirà (haha). Anche loro avranno un bel po’ di “ferite” da leccarsi.

Mettiamoci ancora una cosa molto politicamente corretta

e concludo con una cosa che nessuno dovrebbe mai dimenticare

“pressoché remota”…

E mi raccomando: compatite le scrofe quadrupedi per l’oltraggioso accostamento.

barbara

MI CHIAMO LOCK, WALTER LOCK

E vi butto Down, Italia Down

– Ricciardi: “Coprifuoco inutile, meglio il lockdown” (25 ottobre)”
– Ricciardi: “E’ necessario un altro lockdown” (26 ottobre)
– Ricciardi: “Lockdown? Due settimane sono poche” (6 novembre)
– Ricciardi: “Lockdown subito in alcune aree metropolitane” (8 novembre)
– Ricciardi. “Le persone circolano troppo, non è escluso un lockdown totale” (11 novembre)
– Ricciardi: “Abbiamo due-tre settimane di tempo per decidere sui lockdown” (13 novembre)
– Ricciardi: “Un lockdown a Natale, i contagi sono la punta dell’iceberg” (15 dicembre)
– Ricciardi: “Farei un lockdown da subito e per due mesi” (21 dicembre).
– Ricciardi: “Non riaprire le scuole, serve zona rossa fino al 15 gennaio” (31 dicembre)
– Ricciardi: “Ridurre i contagi con un blocco serio” (6 gennaio)
– Ricciardi: “Le nuove misure non saranno sufficienti” (7 gennaio)
– Ricciardi: “Subito lockdown o le vaccinazioni sono a rischio” (12 gennaio)
– Ricciardi: “Io farei quattro settimane di lockdown” (15 gennaio)
– Ricciardi: “Basta colori, serve un lockdown di un mese” (17 gennaio)
– Ricciardi: “Le misure non fermano il virus, serve un lockdown di un mese” (21 gennaio)
– Ricciardi: “Serve un lockdown rigido a febbraio” (24 gennaio)
– Ricciardi: “E’ la quiete prima della tempesta” (5 febbraio)
– Ricciardi: “Tutta Europa è già ricorsa a lockdown duri” (11 febbraio)- Ricciardi: “Serve un lockdown totale, lo chiederò a Speranza” (14 febbraio)

E ora diamo un’occhiata ai grafici. Questo è quello dei morti.

Ci sono alti e bassi, come vediamo. E allora come si fa a vedere come sta andando? Semplice: si traccia una linea che congiunga i punti centrali fra i massimi e i minimi, e si vede in che direzione va, così

A qualcuno sembra che ci possano essere dubbi sull’andamento dell’epidemia? E quest’altro è il grafico dei contagi

A proposito del quale vi propongo uno scambio avvenuto recentemente nei commenti in un blog che frequento:

Io – Soprattutto considerando che nei quattro mesi in cui è stato tutto aperto, in ristoranti bar palestre piscine non si è registrato un solo caso di contagio, mentre ne è stato registrato uno a teatro, con oltre trecentomila spettatori in alcune migliaia di spettacoli.
Lei – “Si conferma un aumento nei nuovi casi segnalati in Italia per la sesta settimana consecutiva con una incidenza cumulativa (dati flusso ISS) negli ultimi 14 gg (periodo 24/8-6/9) di 27.89 per 100.000 abitanti, in aumento dal periodo 6/7-19/7. La maggior parte dei casi continua ad essere contratta sul territorio nazionale”
Ministero della Salute Dati relativi al 31 agosto e 6 settembre 2020!!!
I metodi per combattere la pandemia possono essere messi in discussione Anche forse i numeri percentuali ma negare il tutto mi sembra fuori fuorissimo luogo soprattutto per chi come me ha vissuto questo gramma direttamente.
Io – La curva dei contagi ha cominciato a risalire in ottobre, e sfido chiunque a guardare i grafici e a negarlo.
Lei -Scusami È colpa mia Mai discutere con le persone presuntuose E privè Di orizzonti
Io – No, colpa mia: mai discutere con persone che preferiscono le parole – di chi, oltretutto, dal primo giorno non ha fatto altro che mentire su tutto – ai dati oggettivi. Non succederà più.

Bella discussione, vero? È sempre un piacere discutere con persone intelligenti e preparate. Ma torniamo a noi. I grafici ci dicono che i morti sono in calo, i contagi sono in calo, i ricoveri, sia in TI che nei reparti ordinari, sono in calo. Oddio, e adesso cosa facciamo? Ci tocca cominciare a riaprire?! Lasciare che la gente vada al ristorante?! Al cinema? A teatro? In piscina? Che qualcuno possa addirittura andare a trovare la vecchia mamma da Rovigo a Ferrara, o magari da Santa Maria Maddalena a Pontelagoscuro?! Dai presto, inventiamo qualcosa! Ed ecco il miracolo: le varianti! Che a differenza della variante di valico che ti permette di muoverti meglio, ti paralizza e non ti muovi più.

Varianti, la nuova parola-chiave della strategia della paura

Il nuovo governo non è ancora operativo ma Walter Ricciardi, il consulente del ministro della Salute e appena nominato membro della Pontificia Accademia per la Vita, già invoca il lockdown totale insieme alla vaccinazione di massa. Non importa se casi e decessi sono in calo, ora si agita lo spauracchio delle varianti per irrigidire ulteriormente le misure di segregazione.

È stata la sua prima uscita dopo la nomina a membro della Pontificia Accademia per la Vita, e come accade immancabilmente per ogni suo intervento ha suscitato immediatamente un focolaio di polemiche. Parliamo di Gualtiero Walter Ricciardi, il professore di Igiene consulente personale del rinnovato ministro della Salute, Roberto Speranza.

Ricciardi nei giorni scorsi è stato nominato da papa Bergoglio membro della prestigiosa istituzione che era stata fondata da san Giovanni Paolo II con il fine di difendere e promuovere il valore della vita umana e della dignità della persona, avvalendosi dell’apporto anche di scienziati impegnati sul fronte della bioetica. Il professor Ricciardi non vanta, tra le sue pubblicazioni scientifiche, alcun intervento su temi quali l’aborto, l’eutanasia, il controllo delle nascite. Si è occupato nella sua carriera di temi di Igiene pubblica, ma non si è mai segnalato per un impegno pro life.

Negli ultimi anni tuttavia, e particolarmente in occasione dell’attuale crisi sanitaria, si è distinto per essere uno dei più convinti assertori della vaccinazione di massa, vaccinazione che in un recente articolo su Avvenire aveva dichiarato dovesse essere fatta anche in modalità “drive through”, cioè a persone che sporgono un braccio dal finestrino dell’automobile nei parcheggi – in barba alle regole di base della sicurezza della pratica vaccinale – o nei palazzetti e negli hangar. La nomina fatta da parte di Bergoglio è sembrata una sorta di endorsement vaticana alla strategia vaccinale del ministro Speranza e del suo Richelieu. D’altra parte dietro le mura leonine le vaccinazioni anti Covid col vaccino Pfeizer fervono da settimane, ed è già stato realizzato il discusso “tesserino vaccinale” che dimostra l’avvenuta vaccinazione.

Così, forte di questa fresca nomina, il neo accademico pontificio si è pronunciato su un altro tema che gli è caro: il lockdown. Occorre una chiusura drastica, totale. “La strategia di convivenza col virus, adottata finora, è inefficace e ci condanna alla instabilità”. Così ha dichiarato, con la retorica bellicistica che contraddistingue ogni suo intervento, in verità poco evangelica. Ha aggiunto che  è urgente cambiare subito la strategia di contrasto al virus, per mezzo di un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole “facendo salve le attività essenziali”.
Insomma: tutti chiusi in casa, salvo chi deve uscire per fare l’irrinunciabile vaccino. Ma a fronte della  costante diminuzione di casi e di decessi, qual è il motivo che dovrebbe portare alla serrata totale del Paese? Per Ricciardi, come per altri virologi catastrofisti, per via delle varianti. Questa è la nuova parola-chiave della strategia della paura: ci sono le varianti. Ormai non si parla nemmeno di una possibile “terza ondata”: è ondata continua, inarrestabile. Uno tsunami di micidiali varianti.
In realtà, il Covid fin dai primi mesi si è caratterizzato per le sue numerose varianti, la gran parte delle quali non ha determinato forme più gravi o aggressive della malattia. Come possono documentare i clinici, le forme attuali di Covid presentano una gamma di diverse manifestazioni cliniche che vanno dalla dermatite a mialgie, ma ciò che porta a situazione di gravità clinica e al decesso, è sempre l’insufficienza respiratoria acuta. E qui nulla è cambiato, e i malati, quando vengono curati con le terapie adeguate, dagli antinfiammatori FANS e steroidei, con antibiotici e altri presidi terapeutici, rispondono come prima.
Diverso il caso dei vaccini: le forme varianti infatti potrebbero mettere in seria difficoltà l’efficacia dei vaccini. E allora? Allora punto e a capo. In attesa di ulteriori nuovi vaccini ancora tutti da realizzare, si torna a quella che per Ricciardi è l’unica soluzione: la segregazione totale. Tutti in casa, ad aspettare che “passi ‘a nuttata”, come si diceva sulle scene della commedia napoletana che Ricciardi ha praticato da giovane.
A sentire Ricciardi, ogni possibilità di assembramento va assolutamente evitata, almeno fino al raggiungimento dell’immunità di gregge. Ci attendono dunque tempi grami. Occorrono ancora tante lacrime e sangue, perché come il consulente del ministro Speranza ha dichiarato poco tempo fa, siamo in guerra e siamo ancora nel 1941. Il ’45 è molto lontano.
E intanto avanti con le tre armi: lockdown duro, tracciamento dei casi, che secondo il professore bisogna ripristinare in modo massiccio, e vaccinazioni, che bisogna fare in un numero di 300.000 al giorno. Oltre due milioni alla settimana. Un numero surreale, di vaccini teorici ancora non disponibili. Ma Ricciardi si propone di interloquire direttamente con Draghi, per convincerlo della bontà delle sue teorie. In questa fase di interregno tra il precedente governo Conte e l’attuale, Ricciardi sembra volersi fare largo e andare oltre lo stesso ministro di cui pure è consulente. Una sorta di sottosegretario al Covid, con la benedizione da oltre Tevere.

L’auspicio è che invece il Ministero possa avvalersi di un vero sottosegretario, possibilmente competente e che operi una svolta nella gestione della crisi sanitaria senza infliggere nuove sofferenze ad un Paese che non ne ha affatto bisogno. 
Paolo Gulisano (medico), qui.

Che di varianti ce ne sono state migliaia – come ricorda anche il dottor Gulisano – perché la mutazione è intrinseca alla natura del virus, lo sanno anche i polli, ma evidentemente lorsignori sono al di sotto del notorio cervello di gallina. Comunque rasserenatevi, che la variante di moda al momento è quella brasiliana

Nel frattempo oltreoceano Joe-Pisolino ribalta le politiche immigratorie di Trump e fa entrare 25.000 immigrati, che a differenza degli americani, che senza un test negativo non possono spostarsi da una parte all’altra degli Stati Uniti, prendere un autobus ecc., non subiscono alcun controllo, e guarda caso i contagi crescono (e altre cose moolto interessanti, in merito all’epidemia e alla sua gestione, stanno finalmente cominciando a venire fuori). Sempre il suddetto Joe-Pisolino annuncia la rimozione degli Houthi dalla lista delle organizzazioni terroristiche e indovina un po’? Bravi, avete indovinato: dal giorno dell’annuncio i loro attacchi sono diventati quotidiani.
Di qua come di là dell’oceano, il sonno della ragione genera mostri. (E mentre permette ai terroristi ormai sdoganati di attaccare quelli che dovrebbero essere i suoi amici e alleati, oltre che non ostili a Israele e alle sue nuove alleanze, a quasi un mese dall’insediamento Biden ha ormai chiamato tutte le capitali del mondo tranne Gerusalemme).

barbara

COME E PERCHÉ SIAMO FINITI NELLA MERDA

Anche se da una parte mi verrebbe anche da dire che è impossibile che siamo nella merda, perché tutta quella disponibile è finita dentro un sacco di cervelli che vedo in giro.

Il modello | La seconda ondata di cialtronismo e la chiusura della mente italiana

Chi avrebbe mai detto che la più sgangherata classe dirigente che la Repubblica abbia mai conosciuto ci trascinasse, nove mesi dopo l’attacco del virus, verso un altro lockdown? Noi sì, purtroppo

Chi l’avrebbe mai detto? Stiamo andando dritti verso il lockdown, il secondo del 2020, nove mesi dopo il primo, con la curva dei contagi che sale, con i record dei positivi, con la perentoria aritmetica dell’epidemia, con i bollettini quotidiani, con le sirene delle ambulanze.
È tornato perfino Brusaferro, seguiranno anche le task force e altre fregnacce buone per le passerelle televisive della più imbarazzante classe dirigente della storia della Repubblica italiana.
Eppure ci avevano detto che eravamo dei fighi pazzeschi, che il modello italiano era invidiato in tutto il mondo e altre balle casaliniane che troppi giornali si sono bevuti come acqua brillante trasformandola poi in droplet infetti per tutti, anche per gli apoti.
Sappiamo tutti che cosa sta succedendo, ma pare che non interessi a nessuno, a meno di pensare che gli italiani siano diventati un popolo di masochisti, oltre tutto il resto.
La pandemia è un meteorite difficile da evitare, ma nove mesi dopo l’attacco del virus corona la corresponsabilità di quanto ci circonda è anche di questo governo di incapaci, se non di più, che non ha predisposto nessuna rete di protezione, nulla di nulla, per i cittadini italiani, cui ha fornito il solito predicozzo paternalista dopo averli turlupinati con un ennesimo «tutto sotto controllo» come a febbraio, e poi caos e confusione di ogni tipo, sia sul fronte degli aiuti economici sia su quello sanitario (avete provato a fare richiesta dell’ecobonus? È più facile trovare un tampone).
Siamo a ottobre 2020 e nessun italiano sa che cosa fare di fronte alla seconda ondata o a questa coda della prima, come è più corretto definirla. Il sistema dei test varia da regione a regione, certo per colpa del maledetto Titolo V riformato da D’Alema e Prodi per inseguire Bossi, ma soprattutto perché Conte e i suoi non sono stati in grado di elaborare un piano di emergenza nazionale, competenza prevista dall’ordinamento, perché altrimenti non avrebbero potuto scaricare le colpe su altri.
Immuni è una sòla, in Veneto non funziona [logico: lì hanno la app Immona], ma nonostante le campagne da “app alla patria” non può funzionare da nessuna parte senza un sistema serio di tracciamento e di contenimento del contagio e di tamponamento dei soggetti a rischio. Ormai i numeri suggeriscono che sia troppo tardi.
Oggi un italiano con i sintomi del Covid – febbre, tosse, sapore metallico in bocca – prova a chiamare il medico di famiglia, il quale giustamente dice di non avvicinarsi allo studio altrimenti chiama i carabinieri, quelli fortunatamente liberati dall’incombenza di andare a contare il numero dei commensali nelle case private secondo quanto aveva auspicato Roberto Speranza, evidentemente un congiunto di quel noto comico americano degli anni Quaranta che si chiamava Bob Hope.
Un italiano sintomatico oggi è costretto ad avventurarsi nel mondo di fuori alla ricerca del tampone, in alcune regioni sapendo di dover affrontare anche code di ore e ore, in drive in da terzo mondo più che da Canale 5, oppure andandoci di notte, rasente i muri come i ladri, almeno fin quando non scatterà anche da noi il coprifuoco come in Francia.
Questi geni che tutto il mondo ci invidia non sono riusciti nemmeno a predisporre un numero sufficiente di vaccini contro l’influenza di stagione, che prima del Covid c’erano e ora sono introvabili, con il risultato che a ogni starnuto va in quarantena una famiglia, una scuola, un’azienda non potendosi escludere che una normale influenza sia invece il Covid-19.
Com’è possibile che questi governanti costretti ad affrontare la più grande crisi dal Dopoguerra non siano riusciti a decuplicare gli sforzi per produrre, distribuire e somministrare il normale vaccino antinfluenzale di stagione né a organizzare uno straordinario sistema nazionale di test e di tamponi semplice ed efficiente e diffuso nel territorio per isolare in tempo i positivi e liberare i negativi?
Si sono persi invece in grottesche discussioni sui banchi a rotelle e sulle cene in casa, specchiandosi narcisisticamente sui soffietti pubblicati dai giornali e scaricando le responsabilità sulle Regioni, dove ci sono altri bei ceffi e dove ognuno fa a modo suo (la Campania ha appena chiuso le scuole).
Insomma assistiamo a una catastrofe civile, morale e politica, oltre a quella sanitaria ed economica. A un lockdown intellettuale. A una chiusura della mente italiana che sarà difficile riaprire, anche quando il virus sarà neutralizzato.

Christian Rocca, 16 Ottobre 2020, qui.

Già qualche mese fa qualcuno aveva detto “Guarda che questi non li recuperi più. Andati. Per sempre”. Il terrore come strumento politico funziona sempre, ha sempre funzionato sulla maggior parte dei sudditi. Basta procurarsi un nemico comune da agitare come spauracchio perpetuo, si chiami ebrei, Eurasia, tutsi o coronavirus. E se non si hanno sottomano nefandezze del nemico da mostrare al popolino, non c’è problema: basta inventarle.

Angelo Michele Imbriani

Ecco la notizia sul nono morto irpino di presunto Covid, citata testualmente da un quotidiano locale. Chi ha piacere ad essere trattato da deficiente continui pure:
“Sale purtroppo a 9 il numero delle vittime di covid in Irpinia. È deceduto nella notte tra sabato e domenica, al Covid Hospital dell’Azienda ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino, un 82enne di San Potito Ultra (Av). L’uomo era arrivato al Pronto soccorso della Città ospedaliera il 24 settembre scorso. Risultato negativo alla Sars Cov 2, era stato ricoverato nell’Unità operativa di Oncologia Medica. Il 6 ottobre, quando sono stati effettuati dei controlli sui degenti del reparto, il paziente è risultato positivo al nuovo Coronavirus ed è stato trasferito al Covid Hospital”.
Dunque è morto di Covid e non del cancro per cui era stato ricoverato, un mese fa…

Morti inventati dunque? Malati inventati? Sì, esatto: malati inventati

E anche a voler prendere per buoni tutti i morti dichiarati

Poi, visto che non avete niente da fare, date un’occhiatina qua e fatevi una riflessioncina, che male non fa.

Quanto all’app Immuni, di cui parla il primo articolo, guardate un po’ qua:

Per concludere, un paio di cose su cui riflettere,

una domanda al conte Giuseppe,

un consiglio a tutti noi,

e un premio di consolazione

E infine godiamoci l’Ultima Cena al tempo del Coronavirus

barbara