RINA SCHNERB

Rina 1
Aveva diciassette anni.
Rina 2
E ora, grazie a una bomba palestinese graziosamente lanciatale durante un’escursione, li avrà per sempre.
Rina 3
Il padre e il fratello, invece, forse se la caveranno.

barbara

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E VISTO CHE SIAMO IN TEMA DI GUERRA DEL LIBANO

un altro post di 13 anni fa

DACIA MARAINI: SCHIFO SENZA LIMITI

La colpa è anche mia, dopotutto: alla mia veneranda età dovrei averlo ormai imparato che non si dovrebbe leggere il giornale subito dopo mangiato. O, se proprio si deve, sarebbe almeno il caso di evitare la lettura di certi articoli. Purtroppo non mi sono attenuta a queste elementari regole di prudenza, e così mi sono beccata la nausea devastante che mi ha provocato l’articolo della signora Maraini, che è quasi riuscita a superare se stessa nell’esibizione di ignobile faziosità, ipocrisia e cinismo. Lo riporto quasi integralmente con gli opportuni commenti.

bisogna dire basta, quei morticini che passano sotto la telecamera sono osceni, di quella oscenità che solo la guerra sa mostrare in modo tanto plateale e ineluttabile.
Giusto. Israele per esempio non ha mai fatto passare sotto le telecamere i suoi morticini, i suoi bambini mutilati, sventrati, bruciati, seviziati, fatti talmente a pezzi da dover ritardare i funerali per poter ricostruire quali pezzi appartengano a chi. Israele non chiama cameramen e fotografi quando qualche “resistente” entra in una casa e assassina bambini nelle loro culle davanti agli occhi della mamma, sparando loro da mezzo metro di distanza, guardandoli bene negli occhi. Non tutti, in effetti, hanno l’abitudine di fare oscenamente passare sotto le telecamere, in modo tanto plateale, i propri morticini.
Israele d’ altronde che fa? Chiede scusa
e fa malissimo, naturalmente: dovrebbe prendere esempio dalla controparte, che quando ammazza un po’ di bambini ebrei scende in strada a festeggiare
ribatte che i missili sono partiti proprio da quella casa dove si trovavano i bambini. Che cosa se ne deduce? Che gli Hezbollah si nascondono dietro i civili, che hanno probabilmente contato sulla strage dei bambini. Forse è anche vero
no, signora, non “forse” è “anche” vero: è vero e basta. È documentato, quindi la smetta con i suoi sofismi per favore
Non potevano prevedere che stavano per cadere in un trabocchetto, ammesso che si sia trattato veramente di una trappola?
Il dubbio è d’obbligo, ovviamente, trattandosi di gentaglia ebrea …
Ebbene, se non si sono comportati da carnefici incoscienti, si sono comportati da stupidi.
Non ci son santi, quando si tratta di Israele: innocenti non possono essere, e qualche colpa, in un modo o nell’altro, toccherà trovarla per forza (superior stabat lupus …)
Come non capire che quelle immagini di bambini trucidati
Zingarelli: ” trucidare v. tr. Uccidere con particolare crudeltà o efferatezza”. Quindi, si suppone, uccidere con le proprie mani e con chiara visione di ciò che si sta compiendo, poiché appare un po’ difficile uccidere con particolare crudeltà o efferatezza persone che neanche si vedono
valgono più di cento bombe, cento razzi?
Vede, cara signora, Israele da 58 anni ha un problema di sopravvivenza: non credo abbia molto spazio per occuparsi anche dei problemi di immagine. A parte questo, di fronte a decine di bambini “trucidati” a lei non vengono in mente altro che questioni di immagine? Non le sembra leggermente osceno, signora?
Nessuno, credo, salvo gli estremisti arabi, vuole togliere a Israele il suo diritto a esistere, il suo diritto a difendersi.
Vero: nessuno gli vuole togliere il diritto a difendersi. L’unica cosa che gli volete togliere sono gli strumenti per difendersi.
Non sanno che lo sterminio
sterminio …
di quei bambini provocherà diffusissimi sentimenti di vendetta che si ritorceranno contro di loro per anni, che la violenza strisciante si insinuerà nelle menti e nei progetti di molti che magari fino a ieri erano solo passivi osservatori di una guerra non voluta?
Ma quanta sollecitudine, gentile signora! Ne siamo addirittura commossi! Peccato che le stesse identiche cose lei e quelli della sua banda ce le abbiate raccontate anche in occasione degli omicidi mirati di capi terroristi dalle mani grondanti di sangue. Memoria corta? O semplicemente per voi non c’è differenza tra bambini innocenti e terroristi assassini?
Chiedono scusa, ma non ci sono scuse
la Divinità si è pronunciata
di fronte al massacro
massacro …
degli innocenti. Non possono non sapere che i combattimenti si fanno ormai sulle emozioni suscitate da foto e filmati sotto gli occhi di tutto il mondo. Se vogliono far credere in una difesa,
perché naturalmente non è che ci si creda poi tanto, che quelli là si stiano davvero difendendo …
che mostrino i guasti, i morti e i feriti che i bombardamenti degli HeHezbzbollah provocano nelle loro città. Non sanno gli Israeliani che la visione di quegli eccidi avrà effetti devastanti, molto superiori alle dimostrazioni di forza che stanno compiendo?
Lurida ipocrita infame vigliacca schifosa! Le state avendo davanti agli occhi da dodici anni le immagini delle devastazioni provocate dai terroristi! Le state avendo davanti agli occhi da dodici anni le immagini di autobus sventrati, di mercati devastati, di locali ridotti in macerie, di vecchi sopravvissuti alla Shoah e neonati in braccio ai genitori presi di mira a sangue freddo e fatti a brandelli! Li state avendo davanti agli occhi da dodici anni i massacri perpetrati ogni volta che sembra intravedersi uno spiraglio di pace! Quali devastazioni ha provocato tutto questo su di lei? Quali reazioni le ha suggerito? Quali proteste le ha fatto levare? Mi dica, signora: ce la fa ancora a guardarsi allo specchio senza vomitarsi addosso?
Se vogliono vincere una guerra questo certamente è il modo peggiore. Le battaglie sono fatte di messaggi che ci arrivano attraverso i media. Ebbene quei messaggi di bambini dalle facce impastate di polvere, dalle braccia sollevate per prevenire la morte, sono più potenti di qualsiasi ragionamento politico-strategico. E suscitano, in chiunque guardi, un senso di sbigottimento e di riprovazione, un senso di ripugnanza e di rifiuto che non si possono reprimere. Se è vero che le guerre si fanno soprattutto sulle emozioni, la loro è una guerra persa.
La guerra è persa perché il mondo è pieno di gente infame come lei, signora Maraini, sempre dalla parte degli assassini. Ci dica, cara signora, dov’è lei quando vengono fatti a pezzi i bambini israeliani? E dov’è quando i bambini palestinesi vengono usati come scudi umani? Dov’è quando vengono mandati al macello dai loro padroni? Dov’era quando Arafat invocava mille martiri bambini per arrivare a Gerusalemme? Dov’era quando Arafat in occasione degli scontri faceva chiudere le scuole e mandava gli autobus a prenderli per portarli in prima linea? La regina di Svezia è intervenuta e lo ha fatto smettere: lei invece che cosa ha fatto, oltre a leccare il culo a tutti i terroristi del pianeta? E dov’è quando la televisione palestinese manda in onda programmi per istigare i bambini al martirio? Dov’è quando bambinetti di sei sette anni vengono mandati nei campi militari a lezione di terrorismo? Dov’è quando nelle scuole hanno l’odio come materia di studio? I cadaveri dei bambini palestinesi le interessano solo quando sono stati colpiti da proiettili israeliani, altrimenti vadano pure a farsi fottere? Lasci che glielo dica, signora Maraini: le sue mani sono imbrattate di sangue quanto quelle dei suoi amici terroristi.

barbara

LA SIGNORA RENATA

Sessant’anni fa, con la gloriosa divisa dell’esercito israeliano
mamma soldatessa
e oggi
Renata 19
Come aspettarsi di meno, del resto, dalla compagna di vita di quest’uomo qui?
Poi magari leggi un po’ di riflessioni qui, e vai a dare un’occhiata anche qui, dove trovi anche il video. Aggiungo un’annotazione: quarant’anni fa – oggi non so – i fascisti duri e puri milanesi venivano chiamati sanbabilini, dal nome della piazza sede dei loro incontri. Oggi è esattamente in quella piazza che, anno dopo anno, si ritrovano ogni 25 aprile i propallisti duri e puri per urlare il loro odio velenoso contro Israele e contro la Brigata Ebraica che ha contribuito alla nostra liberazione e alla sconfitta del nazifascismo: vorrà dire qualcosa?

barbara

AGGIORNAMENTO ISRAELE 25/03/19

Prevedibile. Prevedibile come la pioggia quando il cielo è coperto di nuvole nere. Dopo giorni e giorni di Gaza in fiamme contro hamas, che la feroce repressione (qui un piccolo assaggio
repressione Gaza
se avete sufficiente pelo sullo stomaco potete trovarne altri qui) non riesce a domare bisognava trovare una via d’uscita, che naturalmente è stata trovata, la solita di sempre: ripresa degli assalti contro il confine, ripresa dei lanci di palloncini incendiari col consueto corollario di terreni distrutti e qualche ferito, e infine la ripresa del lancio di missili. Il primo, all’alba di ieri, è caduto nel moshav Mishmeret , vicino a Kfar Saba, poco a sud di Natanya, qui
zona colpita
e ha centrato (che più “centrato” di così si muore) questa villetta
casa 1
casa 2
casa 3
casa 4
in cui sono rimaste ferite sette persone. Qui vista dall’alto.

Quelli delle ore successive sono arrivati qui.
zone colpite
Come previsto è immediatamente iniziata la risposta israeliana: confine con Gaza dichiarato “zona militare chiusa”, partenza dei carri armati verso il confine

(io li ho incrociati di giorno, nel dicembre del 2008, e avevano un effetto molto rassicurante, quello del tranquilli bambini, che adesso arriva papà e sistema tutto lui), decollo di questi gioiellini
caccia
per colpire tutte le centrali del terrore, un certo numero – per ora limitato – di riservisti richiamati, fermato il traffico ferroviario verso Be’er Sheva, fra Ashkelon e Sderot, e verso Ofakim e Netivot, le piste di atterraggio dell’aeroporto Ben Gurion sono state cambiate. In vari distretti intorno alla striscia di Gaza sono stati aperti i rifugi pubblici, sospese le lezioni e attività giovanili. E hamas può finalmente tirare il fiato: con Israele che bombarda, i crimini di hamas passano in secondo piano.

Voi comunque dormite pure i vostri sonni tranquilli, che i vostri soldi sono arrivati a destinazione.
soldi
Piace, bisogna che lo dica, la coincidenza, anche se la cosa era stata già programmata, della firma di Trump del riconoscimento della sovranità israeliana sulle alture del Golan.
Trump Golan 1
Trump US Israel
A chi ritenesse abusiva la presenza israeliana lì, ricordo che esse sono state conquistate nella guerra di difesa contro l’aggressione siriana nel 1967 (in guerra funziona così ragazzi, chi perde paga pegno. Fatevene una ragione), e che quando erano in mano siriana venivano usate dai cecchini per sparare dentro i kibbutz sottostanti e ai pescatori nel lago di Tiberiade. E oggi rappresentano l’unica possibilità per Israele di controllare e arginare le manovre offensive dell’Iran in territorio siriano. Ed è motivo di grande conforto avere a che fare con Donald Trump, dopo certi sordidi personaggi del passato.

E ricordiamoci che la conclusione, non importa quante volte si venga attaccati, sarà sempre questa.

barbara

LA MARATONA DI GERUSALEMME

Che si terrà oggi, 15 marzo, con migliaia di partecipanti. Questo è il percorso
maratona Gerusalemme 1
che copre l’intera città. Fra il 1948 e il 1967 non sarebbe stato possibile, per via di questo
maratona Gerusalemme 2
il muro che separava la Gerusalemme libera da quella illegalmente occupata dalla Giordania (occupazione illegale ripetutamente trattata in questo blog) nel corso della guerra scatenata dagli arabi nel tentativo di annientare Israele. Quel muro che gli amanti dei popoli oppressi e della pace e della giustizia e dell’amore universale e soprattutto del meraviglioso slogan “non muri ma ponti” vorrebbero al più presto vedere ricostruito. E neppure vi si sarebbero potuti avvicinare, per via dei cecchini giordani sempre pronti a fare il tiro al piccione.
maratona Gerusalemme 3
In compenso è arrivato anche a Tel Aviv qualcosa a cui noi siamo disabituati da settantaquattro anni, e che in Israele è invece più o meno pane quotidiano.

barbara

EBREI, DISSOCIATEVI!

Sì, lo so, quest’uomo non mi ama. Non ama me e non ama il mio blog, magari adesso scriverà un altro articolo per dire che brutta persona che sono e quanto gli dà fastidio essere associato a questo blog. Ma ogni tanto scrive degli articoli veramente spettacolari e io non ci posso fare niente. E questo È un articolo spettacolare.

…vergogna

Ebrei, ascoltate me, dissociatevi. E fate in fretta.
La settimana scorsa, la trasmissione Prima Pagina, di Rai Radio3, è stata condotta da una giornalista, Sara Menafra, che ha lavorato al Messaggero, al Manifesto, al Secolo XIX e al Sole 24 Ore e, per colmo di ironia, si è occupata di Fosse Ardeatine. E meno male che l’ha fatto. Chissà se non l’avesse fatto.
Le telefona un’ascoltatrice, Vera Pegna, una scrittrice che parla finalmente in buon italiano, per dire la sua sugli insulti parigini al filosofo Finkielkraut: “sporco ebreo, sporco sionista, viva la Palestina”. Per lei Alain Finkielkraut è, innanzitutto, ‘un signore anziano’. Il suo nome non è evidentemente politically correct, per cui decide di non pronunciarlo. Né lo pronuncerà mai la conduttrice. ‘Un anziano signore’. Sorvoliamo.
La signora Pegna non è d’accordo sulle parole ‘sporco ebreo’, però… però se si tiene conto che l’offensore ha chiaramente fatto intendere che il suo era un attacco al sionismo (‘sporco sionista, viva la Palestina’), allora l’offesa la si capisce. Perché si può dire, ‘sporco sionismo’, date tutte le ‘atrocità’ commesse da Israele. E poiché ‘Israele si vuole stato ebraico, cioè si vuole lo stato di tutti gli ebrei del mondo’, ‘sporco sionismo’ lo si può dire, perché in fin dei conti sarebbe come dire sporco Israele. (I virgolettati sono tutti fedelmente ripresi dal podcast della trasmissione.)
Da questa illuminata introduzione, la signora Pegna procede poi a fare la sua richiesta.
‘E’ questo quello che vorremmo noi europei… Vorremmo sentire chi si considera ebreo, sempre legittimamente, protestare, condannare Israele per le sue atrocità… vorremmo sentire gli ebrei fuori da Israele dire ‘Israele è Israele, è il paese dei suoi cittadini, ma non è il nostro paese’ invece questo purtroppo non viene detto’. La signora Pegna, innanzitutto, distingue fra ‘noi europei’ e ‘chi si considera ebreo’ (non ‘chi è ebreo’). Lei è europea pura, io no, sono ebreo. Inoltre, non accetta un’identità ontologica ebraica stabile, quella dell’essere, e preferisce quella del ‘considerarsi’. Oggi mi considero, domani non mi considero più. Così le risolvo il problema del mio essere’, che a lei non piace molto. Lei invece ‘è’ europea.
Ma non basta. La Pegna non si aspetta da noi una condanna di Israele (che sarebbe già pretendere troppo, a dire il vero), si aspetta una dissociazione identitaria, pretende che dichiariamo ‘io sono italiano’. Insomma ci sospetta di dual loyalty. E fin qui niente di grave, da una cui fa comodo non distinguere fra antisionismo e antisemitismo. A questo tipo particolarmente sottile di antisemitismo colto (?) e di sinistra siamo abituati. Ma non basta ancora. Ora ci vuole convincere di un’altra cosa: ‘la parola antisemitismo… oggi si è evoluta perché gli ebrei fuori da Israele non condannano Israele’. Quindi, dice la signora Pegna ricorrendo ad anacoluti logici e a paralogismi tutti suoi, oggi essere antisemiti significa essere anti-sionisti, come a dire: oggi un anti-israeliano non può che essere anti-sionista e quindi non può fare a meno di essere antisemita. Che bello ragionare semplice e alla rovescia!
Tu ascolti terrificato le semplificazioni ignoranti di questa ascoltatrice colta, che potrebbe benissimo iscriversi al partito grillino per quanta banale e preconcetta superficialità sta vomitando alla pubblica radio, e ti aspetti che la giornalista/conduttrice commenti riequilibrando minimamente i giudizi che ha sin qui ascoltato in silenzio. Non ci si aspetta che le dica di studiarsi un po’ più a fondo la storia della ‘controversia’ israelo-palestinese, ma ci si aspetta una visione un po’ più equilibrata del reale.
E invece, la conduttrice/giornalista Sara Menafra, dopo aver precisato che dire ‘sporco ebreo’ a un signore ‘anziano’ non è bello (a un ragazzo, a una signora, a un uomo maturo e non ancora anziano, evidentemente lo si può dire!), ma sul resto si dice d’accordo con la signora Pegna, scrittrice comunista. E soggiunge a conferma: “Una parte di noi ci aspetteremmo che chi è fuori da Israele ma appartiene a questa religione, visto che questo è uno stato che rappresenta… in qualche modo che si ritiene interprete della religione ebraica, prendessero più nettamente le distanze, e questo invece non avviene”.
Anche la Menafra distingue fra ‘noi’, i cittadini regolari – europei, italiani, cristiani – e loro, gli irregolari, i tollerati, – gli ebrei.
‘Ora abbiamo capito bene, anzi meglio, che cosa intendano entrambe le interlocutrici e su che cosa siano così perfettamente d’accordo. Lo riassumiamo per i disattenti, per le menti pazienti, e per chi fosse abituato ad ascoltare o a leggere di fretta. Le due signore dicono: l’antisemitismo è brutto in sé, purché non colpisca ebrei che non si dissociano dallo stato d’Israele, nel qual caso l’antisemitismo è accettabile, anzi, encomiabile, e noi lo approviamo.
Ma le ricadute di questi pensieri malati, spacciati per opinioni culturali al pubblico della radio pubblica, sono ben altre.
Siccome Israele si presenta come ‘interprete della religione ebraica’ (chissà che cosa significa), allora io, ebreo italiano, devo dissociarmi dalla politica e dalle decisioni del suo governo. Forse sono stato troppo generoso nel riassumere, perché le due intellettuali non fanno alcuna differenza fra stato e governo. Ma, dato il pregiudizio e la pochezza del pensiero fra cui ci si muove, oggi va bene la generosità.
Quindi, la mia identità, secondo il Pegna-Manafra pensiero è determinata dalle affermazioni di Israele e dalla sua politica, e io non posso farci nulla. Devo subirla passivo e in silenzio. È Israele a decidere chi io sia. E se non mi ci riconosco in quell’immagine che lo stato di Israele dà di me al mondo, allora devo dissociarmi, come facevano un tempo i brigatisti rossi. Non quelli di Casa Pound, che vanno di moda e la cui sede non si tocca.
Quella ebraica è un’identità che dà fastidio. Ha sempre disturbato la quieta superficie della civiltà europea, e non solo. Un giorno, molto tempo fa, un’amica comunista militante e molto impegnata mi disse: ‘Il mio rispetto per te dipende dal tuo essere uomo, non dal tuo essere ebreo’. Anche a lei non piaceva la mia identità particolare, non la voleva riconoscere, e quindi la negava facendola assorbire dalla mia appartenenza al genere umano. La sua religione comunista non le permetteva di accettare la mia troppo complessa, e specifica, identità di ebreo.
Ritorno al caso Pegna-Manafra. A questa gente di cultura che magari piange lacrime calde davanti a un monumento alla Shoah, a questi intellettuali che passano come verità i cliché di partito a un pubblico che se li beve senza possibilità di critica attiva, verrebbe da chiedere se la storia l’abbiano studiata davvero. E se l’abbiano anche capita. Se la realtà israeliana la apprendano da Youtube, dai filmati di Pallywood coi volti dei bambini imbrattati di vernice rosso carminio. Se quando parlano delle ‘atrocità’ di Israele stiano pensando alla Siria, o alla Cina, o alla Turchia, o alla Russia, o a qualche paese dell’America latina. O magari agli stessi attentati palestinesi e alle loro decapitazioni dopo uno stupro.
Ai cattolici o ai comunisti, o a qualsiasi normale cittadino, qualcuno ha mai chiesto, pretendendolo, di cospargersi il capo di cenere e dissociarsi pubblicamente dalla politica di un Papa, dagli atti odiosi di un prete pedofilo, dai soprusi di una dittatura comunista – o fascista, se del caso? E non è mai passato per la mente di nessuno, invece, di dissociarsi dai suoi stessi pregiudizi razzisti e dalla frettolosità delle sue trancianti sentenze?
Chissà se le due interlocutrici di Prima Pagina si siano mai chieste che cosa sia un ebreo che vive in Europa da cinquecento anni o da duemila anni. Se l’ebreo debba continuamente, e fino alla fine dei secoli, giustificare sé stesso di fronte a una civiltà intellettuale che ancora persegue schemi di pensiero razzista e per la quale l’altro continua a essere ancora e sempre l’estraneo, da allontanare, da respingere, da giudicare. Da distinguere.
Ebbene sì, sono fortemente irritato. Perché mi rendo conto ogni giorno di più che il pregiudizio che cova nell’animo di chi ci vive accanto richiede un’inezia, un pretesto qualsiasi, per trasformarsi in odio conclamato, mascherato sempre, naturalmente, sotto i fronzoli di una ‘nobile causa’, in cui a pagare però sono sempre gli altri.
E sono irritato perché vedo con quanta facilità anche gente che ha ‘studiato’ possa sposare le modalità di pensiero del popolino più becero, quello che si è formato alla fonte dei pregiudizi e degli stereotipi popolari. E allora continuo a dire: evviva chi pensa, chi si interroga, chi concede sempre agli altri beneficio del dubbio, chi sospende il giudizio, in attesa di valide conferme, chi non giudica mai le conseguenze senza aver tenuto debito conto delle cause.
Comunque, ‘l’anziano’ insultato a Parigi, signore Pegna e Manafra, si chiama Alain Finkielkraut, ed è un ebreo francese. Non vergognatevi a pronunciarne il nome.
Vergognatevi invece dei vostri pensieri.

Dario Calimani, Università di Venezia

(26 febbraio 2019)

Piccolo (vabbè, piccolo) dettaglio, da italianista: “Una parte di noi ci aspetteremmo”. Da far venire l’ulcera a un baobab.
Quanto all’articolo di Calimani, posso dirlo? A leggerlo mi sono commossa.

barbara

AVREMO LA PACE QUANDO

gli arabi ameranno i propri figli più di quanto odiano noi (Golda Meir)

Sono la madre dell’eroico martire Muhammad Said Muhammad Ali. Un macellaio. Un leone.  Potete vedere nel video dell’attacco come era esperto nel maneggiare un coltello. Perché era un macellaio. Era un macellaio e sapeva come macellare (qui).

barbara