VEDIAMO IN DETTAGLIO IL MEDIO ORIENTE

I probabili riflessi negativi della vittoria di Biden sulla situazione del Medio Oriente

Dal 20 gennaio del 2021, per quattro anni, sul palcoscenico della politica americana reciteranno [forse!] due nuovi attori principali, il presidente Joe Biden e la vice-presidente Kamala Harris. Il suggeritore sarà Barack Obama. Questo è ciò che si profila dopo le elezioni presidenziali del 3 novembre, che hanno visto la sconfitta [forse!] di Donald Trump: una sconfitta che mette in pericolo tutti i risultati politici raggiunti da Trump nell’arena mediorientale. È per questa ragione che i nemici dell’ex presidente americano presenti nel Medio Oriente pregustano un cambio di rotta radicale nella politica americana verso la regione.
Il regime di Teheran, durante i quattro anni trascorsi, era stato sottoposto a una politica stringente, sul piano politico ed economico, da parte dell’Amministrazione repubblicana. In primo luogo, Trump aveva ritirato gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), firmato dall’Iran, dall’Unione Europea, dai paesi componenti il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti), un accordo fortemente voluto dallo stesso Obama, ma che si era rivelato ben presto una cortina fumogena dietro la quale Teheran aveva continuato a sviluppare il suo progetto nucleare, come più volte denunciato da Netanyahu. A tutto ciò si erano aggiunte, da parte di Trump, sanzioni economiche sempre più pesanti al regime degli ayatollah, sanzioni che avevano messo in ginocchio Teheran e fortemente ridimensionato il peso della sua presenza politica nel Medio Oriente. Quest’operazione aveva rappresentato la base di partenza di una politica ad ampio raggio verso i paesi arabi sunniti, desiderosi di avere una protezione significativa contro le ambizioni egemoniche del regime sciita iraniano nel Medio Oriente. Tuttavia, questa politica aveva una prospettiva di ben più vaste finalità. Il coordinamento tra Netanyahu e Trump ha avuto lo scopo di raccogliere e sviluppare le aperture che il mondo arabo sunnita aveva mostrato di essere disposto a condividere con Israele. Da ciò è scaturita una fitta serie di incontri ad alto livello tra i rappresentanti di Israele e quelli dei paesi arabi, con la regia di Mike Pompeo, Segretario di Stato di Trump, gli Accordi di Abramo, firmati da Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, oltre alla volontà di altri Stati arabi di unirsi ad essi. La mappa del Medio Oriente stava, così, subendo una trasformazione epocale, foriera di una vera pacificazione della regione su basi stabili di collaborazione economica e politica. Ora, con l’avvento dei democratici alla Casa Bianca, questa situazione potrà subire mutamenti molto importanti, gravidi di conseguenze di segno opposto rispetto agli esiti fin qui raggiunti.
La ragione di tutto questo sta nella molto probabile formazione di un governo democratico alla Casa Bianca caratterizzato da una visione politica di sinistra. Il fatto stesso che un personaggio come Kamala Harris sia ora vice-presidente degli Stati Uniti, su suggerimento di Obama, sta a dimostrare la tendenza che potrà assumere il nuovo governo democratico sui problemi del Medio Oriente. Ma, dietro la figura di Harris, vi è tutto un mondo politico democratico che tende a influenzare, in modo diretto o indiretto, le decisioni di Biden nei suoi rapporti con Israele, con i palestinesi e con l’intero mondo arabo della regione in una direzione opposta rispetto ai risultati raggiunti dall’Amministrazione Trump. In primo luogo, con l’Iran. Il regime di Teheran nutre la speranza – fondata – che l’Amministrazione Biden reinserisca nuovamente gli Stati Uniti nel Jcpoa e azzeri le sanzioni economiche nei suoi confronti. Le conseguenze, in questo caso, sarebbero molto gravi. Il regime degli ayatollah riacquisterebbe fiducia nei suoi progetti regionali, oltre al fatto che il miglioramento progressivo delle condizioni economiche del paese potrebbe tacitare l’opposizione interna e ottenere di nuovo il sostegno della popolazione. In secondo luogo, il problema palestinese riacquisterebbe una centralità che potrebbe avere ripercussioni sui rapporti tra Israele e il mondo arabo sunnita. Infine, la Russia e la Cina, soddisfatti dai risultati elettorali americani, potrebbero avere spazi di manovra più ampi nel Medio Oriente, a danno dell’attuale posizione di Gerusalemme.
Antonio Donno, qui.

Va aggiunto il fatto che un Iran non più sottoposto a sanzioni, oltre a procedere ancora più speditamente verso l’atomica, vedrà migliorare la propria situazione economica, ed è altamente probabile che grazie  a questo torni ai livelli precedenti il finanziamento del terrorismo internazionale. Forse gli accordi già stabiliti con Israele da Emirati Arabi Uniti, Barhain e Sudan resisteranno (forse), ma quanti, fra quelli che stavano meditando di seguire l’esempio – a cominciare dal Libano, tuttora sotto la pesante tutela della Siria che è a sua volta legata a doppio filo con l’Iran – avranno il coraggio di sfidare un Iran di nuovo potente?

Abbas spera che Joe Biden abbia la memoria corta

È successo quattro anni fa. E’ martedì 8 marzo del 2016. Joe Biden, allora vicepresidente degli Stati Uniti in tournée nella regione, è appena arrivato in Israele e si reca direttamente al Centro per la Pace Shimon Peres, situato a Jaffa, per abbracciare calorosamente il suo venerabile fondatore. A poche centinaia di metri da lì, la folla si accalca sul lungomare nonostante la tensione per la sicurezza; due altri attentati terroristici avevano già marchiato quella mattina, uno a Gerusalemme e l’altro a Petah Tikvah. Bashar Masalha, un palestinese di ventidue anni che si trovava illegalmente in Israele, tira fuori un grosso coltello e inizia a colpire alla cieca i passanti. Prima di essere ucciso dalle forze dell’ordine, accoltella quattro turisti russi tra cui una donna incinta, un arabo che riesce a schivare il colpo e a fuggire, sei israeliani – uno di loro si salva colpendo violentemente l’aggressore con la sua chitarra – e Taylor Allen Force, uno studente americano di 29 anni che muore per le ferite riportate. Sui social network arabi si diffonde una vera e propria esplosione di gioia. Canti patriottici e foto dell’ “eroe” Masalha sono trasmessi in continuazione dalla televisione di Hamas a Gaza. La stampa mondiale, già mobilitata per la visita del vicepresidente, dà ampia copertura all’attacco e in particolare alla morte del giovane americano, che ha combattuto per il suo Paese in Iraq e Afghanistan. Il giorno successivo, Joe Biden va a Ramallah. Spera che Abu Mazen condanni l’attacco di Giaffa. Ma non è così. Il Presidente dell’Autorità Palestinese si accontenta di porgergli le sue condoglianze per la morte del giovane americano e di lui solo, mentre contemporaneamente la televisione ufficiale della suddetta Autorità trasmette un commovente omaggio all'”eroico Bashar Masalha” che ha dato la sua vita per la suprema gloria di Allah. Colui che era allora solo il vicepresidente di Barak Obama, rilascia una ferma dichiarazione, in cui esige che la leadership palestinese condanni gli attacchi terroristici contro degli israeliani e in particolare l’attentato del giorno prima, aggiungendo: “Lasciatemi dire con la massima fermezza che gli Stati Uniti condannano questi atti e condannano la mancata condanna di questi atti.” Ma le autorità di Ramallah respingono recisamente la sua richiesta. Quattro anni dopo, a Ramallah non è cambiato nulla: Abbas continua a incoraggiare ed a ricompensare il terrorismo. Il Politecnico di Palestina è stato appena dotato di un portale monumentale inneggiante alla gloria del terrorista Salah Khalaf, meglio conosciuto con il nome di Abu Iyad, il fondatore di Settembre Nero e il responsabile del massacro di undici atleti israeliani durante il Giochi Olimpici di Monaco nel 1972. Situata non lontano da Hebron, questa istituzione, che conta più di 6.000 studenti, ha lo scopo di formare l’élite dei giovani palestinesi e i leader di domani. Nel frattempo a Washington, Joe Biden che aveva affermato con tanta forza la propria determinazione e quella americana, è in procinto di diventare Presidente. Tuttavia Mahmoud Abbas probabilmente non ha nulla da temere. La signora Kamala Harris, pronta ad assumere la carica di vicepresidente se la vittoria di Biden viene confermata, il 31 ottobre scorso ha dichiarato in un’intervista al settimanale bilingue “The Arab American News” che la nuova amministrazione americana sarebbe pronta a riannodare, immediatamente e senza condizioni, i rapporti con i palestinesi e a fornire loro, senza indugio, assistenza economica e umanitaria. Ricordiamoci che in memoria del giovane americano assassinato, il Congresso americano ha approvato il Taylor Force Act che pone fine a qualsiasi aiuto americano all’Autorità Palestinese fintanto che quest’ultima continuerà a pagare gli individui colpevoli di terrorismo e le famiglie dei terroristi uccisi. La legge è entrata in vigore dopo essere stata firmata dal Presidente Trump il 23 marzo del 2018.
Michelle Mazel (qui)

Aggiungo un paio di cose extra. La prima relativa alle chiacchiere da mercato del pesce che continuano a diffondersi senza sosta.

Lion Udler

È stata smentita la notizia della #CNN secondo la quale il consigliere di #Trump Jared #Kushner l’avrebbe consigliato di accettare la sconfitta, il contrario è vero, l’aveva consigliato di procedere in ogni Stato dove ci sarebbero brogli elettorali.
Altre fake news che i media progressiste difendono senza alcuna fonte, che Melania sta contando i giorni per il divorzio…
E a proposito del “distacco” di Melania dal marito, del suo dissenso nei confronti della decisione di smascherare i brogli, dei propositi di divorzio:

La seconda sugli amori giovanili, e mai rinnegati, del signor Biden.

Nel 2007, Biden, nel suo libro Promesse da mantenere scriveva: ”Dal 1945 al 1980, Josip Broz Tito ha governato la Jugoslavia con personalità, determinazione e un’efficiente polizia segreta. L’astuto vecchio comunista mantenne insieme una federazione etnicamente e religiosamente mista”. E ancora: “Ci è voluto un certo genio per tenere insieme quella federazione multietnica e quel genio in particolare era Tito”. (qui)

La terza sull’ennesima colossale porcata messa in atto per non rischiare di offrire un vantaggio a Trump – e pazienza se per questo ritardo dovrà morire qualche americano in più.

Niram Ferretti

IL PRIMO MIRACOLO DELL’ERA BIDEN

Ma che strano, l’annuncio di un probabile vaccino contro il Covid 19, fatto dall’americana Pfizer e dalla tedesca Biontech, efficace, dicono, al 90%, giunge proprio adesso che Joe Biden risulta il vincitore delle presidenziali 2020.
Una settimana fa brancolavano nel buio, e poi, puff, improvvisamente, è giunto il risultato, proprio ora, nell’era escatologica che si inaugura con Joe Biden. Questo è il segno tangibile che è davvero cominciata.
Chissà se l’annuncio, fatto una settimana fa, avrebbe modificato l’esito del voto? Ma la storia, lo sappiamo, non si fa con i se.

La quarta la aggiungo io: ma tutti quei begli spiriti che gridavano inorriditi indignati disgustati per l’immorale arrivo alla Camera di Mara Carfagna grazie, si diceva, ai pompelmi offerti a Berlusconi, sulla sfolgorante carriera politica di una totalmente sconosciuta, fino all’altro ieri, Kamala Harris, nessun moralista ha qualcosa da ridire?

barbara

IL COSIDDETTO CONSOLATO ITALIANO A GERUSALEMME

Lo scandalo del Consolato italiano a Gerusalemme

Vergognoso messaggio del nuovo Console Giuseppe Fedele “I principi del 2 Giugno per sostenere le istituzioni dell’Autorità palestinese”

L’Italia, così come il resto dei paesi dell’Unione Europea, non riconosce Gerusalemme come capitale d’Israele e notoriamente mantiene la sua Ambasciata in Israele a Tel Aviv. Ciò genera ovviamente delle situazioni paradossali. In primis, dal momento che il Presidente riceve gli accrediti dei diplomatici stranieri e risiede a Gerusalemme, per presentare le proprie credenziali, all’atto dell’assunzione del loro incarico, gli ambasciatori devono recarsi da Tel Aviv a Gerusalemme. Non solo. Le massime cariche della Repubblica sono sistematicamente venute a Gerusalemme, qui hanno avuto qui incontri con Presidenti e Premier ed hanno parlato alla Knesset. Tutto a Gerusalemme. Tutto ufficiale. Peccato che a pochi metri in linea d’aria dalla Residenza del Presidente d’Israele dove Inno di Mameli ed Hatikvà hanno più volte risuonato, il Consolato Generale d’Italia continui ad essere uno schiaffo in faccia ad ogni israeliano ed ogni ebreo.

Il Consolato – simbolo del non riconoscimento della sovranità israeliana – non dipende dall’Ambasciata e non è accreditato in Israele. Dipende direttamente dalla Farnesina. In effetti il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme funziona come una vera e propria Ambasciata presso l’Autorità Palestinese. Spieghiamoci meglio: l’Italia non riconosce Israele a Gerusalemme (salvo doverci venire per incontrarne le cariche), tiene la sua Ambasciata in Israele a Tel Aviv, ma vi mantiene la sua Ambasciata presso i palestinesi. Non è una supposizione, è scritto nero su bianco sul sito ufficiale del Consolato.

Il Consolato Generale cura le relazioni che il Governo italiano intrattiene con le autorità palestinesi e che si sostanziano in rapporti politici, economici, culturali, di cooperazione allo sviluppo e di dialogo tra realtà locali e tra società civili.

È questo il primo scopo del Consolato. Solo dopo:

Il Consolato Generale assicura inoltre assistenza agli italiani a Gerusalemme, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza: dalla comunità israelitica italiana di Gerusalemme, ai connazionali impegnati in attività di cooperazione internazionale; dai numerosi religiosi di nazionalità italiana qui presenti, al personale italiano che opera presso missioni internazionali, oltre che a tutti i connazionali che si trovino a risiedere o anche solo di passaggio.

Da notare la dicitura comunità israelitica. Non israeliani.

Gli uffici sono dislocati in due sedi, situate rispettivamente a Gerusalemme ovest e a Gerusalemme est, dove si trova anche l’Ufficio dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo).”

Da qui le continue vessazioni contro la popolazione ebraica che ha bisogno di servizi consolari. Dal celeberrimo codice Gerusalemme (ZZZ) che sui Passaporti Italiani cancella Israele, alle cartoline elettorali con dicitura Gerusalemme (Palestina), salvo poi nascondersi dietro “sviste dei Comuni di origine”.

Da pochi giorni è arrivato a Gerusalemme un nuovo Console Generale, Giuseppe Fedele che ieri ha diramato un messaggio in occasione della Festa della Repubblica. La rinascita del 2 Giugno – che ricordiamolo mette fine alla persecuzione degli ebrei italiani da parte del Governo Italiano – viene trasformata nel preambolo per il sostegno ai palestinesi. (continua)

Jonathan Pacifici, 2 Giugno 2020

Questo che segue è il messaggio integrale di quel signore, cortesemente inviato da Cecilia Nizza. Tutto ciò che troverete inserito nel testo, link, parole e immagini, rappresenta il mio personale commento.

Messaggio del Console Generale d’Italia a Gerusalemme, Giuseppe Fedele, in occasione della Festa della Repubblica Italiana – 2 giugno 2020

Cari Amici,

quest’anno, nel rispetto delle vittime della pandemia in Italia e nel mondo, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha deciso di evitare di celebrare con eventi sociali, tramite la sua rete diplomatica e consolare, la ricorrenza della Festa della Repubblica Italiana. Ma questa giornata costituisce comunque una doverosa occasione di riflessione e ricordo.

Dal presente momento di difficoltà il nostro Paese saprà riprendersi come ha già dimostrato di poter fare più volte in passato, a partire da quel fondamentale 2 giugno del 1946 che, con la definitiva scelta in favore della Repubblica, ha marcato anche il punto di partenza della rinascita dalla deriva totalitaria del ventennio fascista

ragazzo, il ventennio non è stato una “deriva” totalitaria – come quella che stiamo vivendo dall’inizio di marzo, tanto per intenderci – : quella è stata una dittatura. Ma capisco che non tutti sono all’altezza di comprendere certe finezze.

e dalle macerie della seconda guerra mondiale.

Questa rinascita non sarebbe potuta avvenire senza una collaborazione tra le diverse anime politiche e sociali del Paese, che scelsero di sedersi allo stesso tavolo per dar vita alla Costituzione. Questa e` da allora faro del nostro lavoro ed e` basata su principi più che mai attuali oggi, mentre ci risolleviamo insieme ai nostri partner del mondo dall’emergenza sanitaria: libertà,

Libertà?! Con sessanta milioni di persone agli arresti domiciliari? Col divieto di incontrare gli amici? Col controllo capillare di ogni movimento?

uguaglianza,

uguaglianza?! Con ottanta comunisti per metro quadro il 25 aprile senza alcuna sanzione, [NOTA: la foto precedente è stata sostituita in quando scattata in altra occasione, grazie alla segnalazione di “libberosthoughts”]
25 aprile 2020
con ottocento curiosi per metro quadro ammucchiati per la “liberazione” di “Aisha” senza alcuna sanzione
x Silvia 2
x Silvia 1
e un ristoratore sull’orlo del fallimento ogni quattro metri quadri tutti multati?
ristoratori
giustizia

giustizia?! Con persone multate per avere acquistato una bottiglia di vino? Per avere preso il sole in una spiaggia deserta? Per avere fatto una corsa nel parco?

e democrazia.

Con la Costituzione sospesa e il Parlamento esautorato sine die?

Si tratta degli stessi principi che guidano la presenza dell’Italia e dell’Unione Europea in quest’area. Continuiamo a sostenere le istituzioni dell’Autorità palestinese in vista della creazione di uno Stato palestinese indipendente e democratico, che viva in pace e sicurezza al fianco dello Stato di Israele,

Dalla Costituzione di Al-Fatah
Articolo (2) Il popolo palestinese ha un’identità indipendente. Essi sono l’unica autorità che decide il proprio destino e hanno completa sovranità su tutte le loro terre.
Articolo (3) La rivoluzione palestinese ha un ruolo guida nella liberazione della Palestina.
Articolo (4) La lotta palestinese è parte integrante della lotta mondiale contro il sionismo, colonialismo e imperialismo internazionale.
Articolo (5) La liberazione della Palestina è un obbligo nazionale che ha bisogno del supporto materiale e umano della Nazione Araba.
Articolo (6) Progetti, accordi e risoluzioni dell’Onu o di singoli soggetti che minino il diritto del popolo palestinese nella propria terra sono illegali e rifiutati.
Articolo (9) La liberazione della Palestina e la protezione dei suoi luoghi santi è un obbligo arabo religioso e umano.
Articolo (17) La rivoluzione armata pubblica è il metodo inevitabile per liberare la Palestina.
Articolo (19) La lotta armata è una strategia e non una tattica, e la rivoluzione armata del popolo arabo palestinese è un fattore decisivo nella lotta di liberazione e nello sradicamento dell’esistenza sionista, e la sua lotta non cesserà fino a quando lo stato sionista non sarà demolito e la Palestina completamente liberata. (Enfasi mia, qui, traduzione mia)

nell’ambito di una soluzione negoziata del conflitto che preservi lo status di Gerusalemme quale capitale condivisa dei due Stati.

Ragazzo, “preservare” significa conservare qualcosa nello stato in cui si trova. Ora, Gerusalemme è da oltre tremila anni la capitale indivisa di Israele, tranne i diciannove anni in cui è stata illegalmente occupata dalla Giordania. Capitale di uno “stato palestinese” non lo è stata mai, perché…

L’intera collaborazione dell’Italia con la Palestina – a tutti i livelli: politico,
stato-di-palestina
state-of-palestine
economico,
soldigaza
tunnel costo
culturale
libri palestinesi
– resta ispirata a questo obiettivo di fondo.

La relazione bilaterale tra Italia e Palestina è di lungo corso e si articola in una molteplicità di settori di collaborazione: agricoltura,
serretun
istruzione,
festa Gaza
ambiente,
copertoni 2
giustizia e diritti umani,
colab1    colab3
colab6
formazione dei diplomatici, protezione del patrimonio culturale
josephs-tomb
e training delle forze di sicurezza palestinesi, grazie alla professionalita’ messa a disposizione dall’Arma dei Carabinieri. E’ mio auspicio che questa ricchezza di rapporti possa essere presto sancita e ulteriormente intensificata grazie a un nuovo incontro ad alto livello tra i rispettivi Governi, non appena le condizioni lo consentiranno. Intanto, lo scorso dicembre, la terza riunione del Joint Business Forum italo-palestinese tenutasi a Ramallah ha consentito di approfondondire i rapporti economici e commerciali e la conoscenza reciproca tra i due sistemi imprenditoriali.

E ancora, resta intensa la collaborazione tra Italia e Palestina nei settori della cultura e della tutela del patrimonio, attraverso missioni archeologiche,

cioè collaborate anche alla sistematica distruzione di tutte le testimonianze ebraiche sotto il Monte del Tempio?

opere di restauro, formazione di esperti locali. Basti pensare all’intervento sulla Basilica della Nativita’ a Betlemme, patrimonio dell’umanita’ (L’ASSEDIO DELLA NATIVITÀ), o alle inziative in programma per celebrare Betlemme Capitale della cultura araba, al piu` tardi il prossimo anno.

Non si puo` poi omettere di ricordare il lavoro che AICS – Gerusalemme, insieme alle agenzie internazionali, alle nostre Organizzazioni della Societa` Civile e agli enti territoriali, svolge quotidianamente per migliorare le condizioni di vita della popolazione palestinese a cominciare dai settori della salute e delle politiche di genere, messi duramente alla prova dalla pandemia in corso.

Tengo inoltre a ricordare il nostro impegno per diffondere la lingua e la cultura italiana nella circoscrizione, anche grazie alla preziosa azione della Societa’ Dante Alighieri con i suoi Comitati di Gerusalemme e di Ramallah-Betlemme, e per fornire quanto più efficacemente possibile i consueti servizi alla Comunità italiana di Gerusalemme, della Cisgiordania

si chiama Giudea e Samaria, (in ebraico: יהודה ושומרון, Yehuda VeShomron, anche יוש Yosh o שי Shai; in arabo: اليهودية والسامرة, al-Yahudiyyah was-Sāmarah, quindi a chiamarla Cisgiordania o West Bank, oltre a violentare la storia, non fai neppure un favore agli arabi)

e della Striscia di Gaza, rappresentata dal Comites che ringrazio per la sempre fruttuosa collaborazione. Mi piace ricordare quanto questa Comunita` sia ricca, articolata e radicata: da quella israelitica

non sia mai che capiti per sbaglio di parlare di israeliani, e sempre meglio parlare di israeliti piuttosto che usare quell’orrenda parolaccia di ebrei

a quella palestinese, dai connazionali attivi nella cooperazione allo sviluppo al personale impegnato nelle Organizzazioni

come l’UNRWA che coi soldi delle nostre tasse arruola tra le sue file un immenso numero di terroristi palestinesi?

e missioni internazionali, fino ai religiosi, che da secoli svolgono un ruolo cruciale in Terra Santa. Superate le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria, le porte del Consolato Generale tornano a essere aperte per tutti, per mettere insieme le formidabili energie della nostra collettività.

La ripresa dalla pandemia richiede collaborazione tra individui, tra comunita’ scientifiche, tra governi. Grazie alla solidarieta’ e ai valori dimostrati dai nostri connazionali, agli eroici sacrifici del personale sanitario, all’impegno di ricercatori e scienziati, alla generosa assistenza di partner vicini e lontani, l’Italia si sta rimettendo in piedi e mette a disposizione dei suoi amici l’esperienza che ha maturato.

Cioè l’esperienza dello stato che ha sospeso la Costituzione, esautorato il Parlamento, emanato decreti privi di alcun valore legale, messo in atto la segregazione più lunga e più feroce del mondo civile ottenendo in cambio la più alta concentrazione di morti? L’esperienza di mezzo migliaio di “esperti” che per mesi hanno parlato ognuno per conto proprio? L’esperienza di un governo che ha messo in ginocchio un’intera nazione e chissà se riusciremo mai a rimetterci in piedi? Questo vuoi mettere a disposizione, ragazzo? Ma fino a questo punto ti manca il senso del ridicolo?

Questo stesso spirito di collaborazione sara’ cruciale in Terra Santa, non solo per superare l’attuale crisi sanitaria, ma soprattutto affinche’ Israele e Palestina tornino al tavolo delle trattative per riprendere i negoziati di pace e raggiungere una soluzione giusta e duratura, in linea con le esigenze e le aspirazioni legittime di entrambi i popoli.

Aspirazioni legittime? Di entrambi i popoli? Ma davvero davvero?

L’augurio a tutti i cittadini italiani, e a tutti gli amici dell’Italia nel mondo, e’ quello di seguire l’esempio fornitoci nel 2 giugno di 74 anni fa e di fare tesoro degli insegnamenti che questa lunga lotta contro il virus ci sta lasciando. Dalle difficolta` puo` nascere piu` solidarieta`.

E se veramente hai visto in giro questo, hai davvero problemi grossi, ragazzo.

Buona Festa della Repubblica!

Buona festa a te caro, e che buon pro ti faccia.

barbara

IL SILENZIO DEI PAPI

O i papi del silenzio, che invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia poi di molto.

Abbiamo avuto – che è in un certo senso una prima persona di testimonianza, perché si tratta di quelli sperimentati durante la mia esistenza – quello a cui hanno deportato mille e passa ebrei sotto le finestre, ma dopo averli rastrellati hanno aspettato qualche giorno per inventarsi una ritirata strategica nel caso il Sovrano del Vaticano avesse avuto qualcosa da ridire. Non lo ha avuto, e di milleduecento e passa persone ne sono ritornati 16, l’1,27%. E su tutto, dall’inizio alla fine, il suo silenzio non è mai venuto meno.

E abbiamo avuto quello che ha taciuto di fronte alle migliaia di attentati terroristici in Israele, di fronte a oltre un migliaio di morti (ebrei) e decine di migliaia di feriti, mutilati, invalidi permanenti, di fronte ai corpi fatti a brandelli, di fronte ai muri marciapiedi finestrini d’auto imbrattati di sangue e pezzi di cervello schizzati fuori dai crani frantumati, e poi di fronte alla più modesta, alla più umana, alla più incruenta reazione israeliana si è sentito in dovere di alzare la sua autorevole voce per invocare “Ponti, non muri!” Riferendosi, per la precisione, a questo muro
barriera-attentati
– che muro poi è unicamente per il 7% circa del tracciato, per il resto rete metallica con sensori elettronici per rilevare tentativi di infiltrazione.

E abbiamo avuto quello che ha taciuto su decine di migliaia di missili lanciati sulla popolazione civile israeliana per poi, appena Israele ha deciso che era arrivato il momento di reagire, mettersi a cianciare di “Terra del Risorto messa a ferro e fuoco” e di “Occupazione che si fa sterminio”. Perché gli stermini, si sa, sono a senso unico di marcia: in senso contrario ci sono, al massimo, persone che muoiono o che addirittura, sbadatamente, perdono la vita. E quando poi finalmente si è messo a parlare, ha parlato decisamente troppo e completamente a vanvera: CARO PAPA PERMETTE DUE PAROLE?

E dopo la serie di papi muti di fronte alle uccisioni, alle stragi, al genocidio dei fratelli maggiori, è arrivato quello che tace sulle stragi di quello che dovrebbe essere il suo gregge, quello che l’unica volta che si è sbilanciato un pelino facendo un timido accenno al genocidio armeno (sterminato in quanto cristiano, sterminato in un’azione di jihad), lo ha fatto in maniera fumosa e confusa che peggio non si potrebbe, e soprattutto guardandosi bene dal denunciare esecutori e mandanti. E che continua a tacere sullo sterminio dei cristiani ad opera dei tagliagole islamici – e per quanto riguarda le modalità dello sterminio, direi che anche per questi cristiani vale quando detto da Mordekhay Horowitz per gli ebrei: «Gli arabi amano i loro massacri caldi e ben conditi… e se un giorno riusciranno a “realizzarsi”, noi ebrei rimpiangeremo le buone camere a gas pulite e sterili dei tedeschi….».  Per l’ultimo in ordine di tempo cedo la parola a Giulio Meotti.

Spaventoso racconto dell’ultimo massacro di cristiani in Nigeria: “Intorno alle 23:30 hanno colpito la casa di Jonathan Yakubu, 40 anni, uccidendo lui, sua moglie Sheba e tre figli Patience, 13, Apocalisse, 6 e Gioisci, 4. Da lì, si sono trasferiti in un’altra casa dove hanno ucciso Kauna Magaji e sua figlia Faith prima di uccidere la neosposa Saraunia Lucky, 25 anni, in un complesso vicino mentre teneva il neonato in braccio. Sebbene il proiettile abbia colpito la testa del bambino, il bambino è sopravvissuto ed è stato portato in un ospedale vicino. Altre vittime dell’attacco sono John Paul, 6 anni, Asanalo Magaji 32, Yao Magaji, 13, Paul Bawa, 27 e sua moglie Rahila, 25; e Mailafia Dalhatu, 60 anni, e suo fratello Yao Dalhatu, 56 anni, con sua moglie Saratu, 45 anni, e la nipote Blessing Yari, 14. Anche un ragazzo di nome Popular Teacher, 17 anni, è stato ucciso. Sono stati tutti sepolti in una fossa comune”. C’è qualcosa di più terribile e di meno raccontato oggi di quello che sta succedendo a questi cristiani?

Sì: di più terribile c’è l’ostinato, irremovibile silenzio di colui che era stato eletto per essere il loro pastore.

barbara

RESILIENZA, QUELLA VERA

Come ogni anno da quando il loro figlio è stato ucciso nell’attacco terroristico contro la sinagoga di Har Nof, questa mattina, Rosh Chodesh Adar [primo giorno del mese di Adar], i genitori sono andati in autobus da Kiryat Arba al luogo in cui il loro figlio stava ogni anno vestito da clown e distribuiva caramelle ai bambini in onore di Rosh Chodesh Adar, e hanno continuato questa commovente tradizione del loro figlio, nonostante l’età avanzata e il freddo di Gerusalemme. Da brividi. (qui, traduzione mia)
Har Nof genitori
Resilienza, anche se qualcuno lo ignora, non è imbrattare una mano con un tatuaggio.

barbara

I BAMBINI DI HAMAS

figlio di hamas 1
figlio di hamas 2
Oggi Hamas effettua la sua annuale marcia militare attraverso la striscia di Gaza.
Oggi questo bambino è stato indottrinato all’odio.
Gli è stato insegnato il valore di un’arma prima che imparasse il valore di un libro.
La lotta armata prima della vita.
Oggi questo bambino è stato derubato del suo futuro. (qui)

È di un paio di settimane fa, ma vale lo stesso.

barbara

PARTORIRE SOTTO LE BOMBE

partorire sotto le bombe
Queste donne hanno partorito all’ospedale Barzilai di Ashkelon (450 missili in 48 ore, del costo di 200.000 dollari l’uno)
Ashkelon
Hanno partorito in un rifugio antibomba sotterraneo. Come disse il poeta greco Dinos Christianopulos: “Hanno tentato di seppellirci, ma non si sono accorti che eravamo semi”.

Am Israel chai

Fonte: Sara Esther Matz Crispe, via Fulvio Del Deo

Sono convinti che vinceranno perché amano la morte più di quanto noi amiamo la vita… Per vincere occorre naturalmente essere forti, ma anche la stupidità del nemico aiuta un bel po’.

barbara

IL SINDACO DI PALERMO, ARAFAT E LA PACE

di Valentino Baldacci

Bene ha fatto l’UCEI a usare un linguaggio prudente definendo Yasser Arafat “un personaggio controverso” e “inopportuna” la decisione del Comune di Palermo di intitolare un tratto del lungomare al leader palestinese. Ha fatto bene a usare un linguaggio prudente per le responsabilità che gravano sull’organizzazione che rappresenta gli ebrei italiani.
Ma alla stessa prudenza non è tenuto il privato cittadino che, di fronte all’incredibile decisione del sindaco Leoluca Orlando, ha la possibilità e anche il dovere di parlare chiaro. E allora si deve dire che Arafat non è stato solo il capo di un’organizzazione terroristica ma che su di lui grava l’enorme responsabilità di aver distrutto ogni speranza di pace e di fine del conflitto israelo-palestinese. Fu lui a far fallire i colloqui di Camp David dell’estate del 2000 e di quelli successivi di Taba, quando la pace era a portata di mano, come alcuni leaders palestinesi hanno in seguito ammesso. La sua scelta di far fallire il negoziato getta una diversa luce anche sugli accordi di Oslo del 1993 che, sulla base degli eventi successivi, appaiono solo una mossa tattica di una dirigenza in difficoltà per guadagnare tempo e per assicurarsi una base territoriale da cui riprendere la lotta.
Ma se su Arafat ricade la responsabilità del fallimento della possibilità di un accordo di pace e quella della morte di tanti cittadini israeliani e palestinesi, questi ultimi gettati allo sbaraglio per mantenere aperto il conflitto, una responsabilità altrettanto pesante grava anche su coloro che – in Italia e più in generale in Occidente – fanno credere alla leadership e alla popolazione palestinese di avere un appoggio tale da consentire loro di non ricercare la pace e di continuare a perseguire i loro obiettivi con la violenza.
Sono gravi le responsabilità di Sindaci come Leoluca Orlando e come il suo omologo napoletano Luigi De Magistris, come lo sono quelle di altri rappresentanti delle istituzioni che contribuiscono con il loro comportamento a rafforzare nella leadership palestinese la convinzione che la lotta armata è il solo strumento per conseguire i propri obiettivi. Come grave è la responsabilità di tutte quelle organizzazioni (associazioni propal, centri sociali ecc.) che contribuiscono anch’essi a creare nella leadership palestinese l’illusione di un sostegno che in realtà riguarda solo alcune frange estremiste del quadro politico italiano. Lo stesso discorso si può fare per quelle organizzazioni internazionali – dall’ONU all’Unione Europea – che – dietro lo schermo degli aiuti umanitari – continuano a sostenere e a finanziare le organizzazioni palestinesi.
Se la leadership palestinese fosse messa davanti alla realtà dei fatti, e cioè che il sostegno alla loro politica viene soltanto da Paesi come l’Iran e dai suoi satelliti, mentre gli altri Paesi arabi moderati li hanno da tempo abbandonati, avrebbe da tempo accettato di sedere seriamente al tavolo della pace, risparmiando al proprio popolo, oltre che a quello israeliano, tante sofferenze.

(moked, 31 ottobre 2019)

Bene ha fatto il buon Valentino Baldacci a usare un linguaggio prudente nei confronti dell’UCEI, visto che ha pubblicato questo articolo sul loro giornale; ma noi, privati cittadini, non abbiamo la necessità di usare la stessa prudenza, e ci permettiamo di dire senza mezzi termini che la reticenza dell’UCEI nei confronti di Arafat e del sindaco Orlando è semplicemente inqualificabile. E Grazie a Valentino Baldacci che ha avuto il coraggio di chiamare le cose col loro nome.
soldigaza
barbara

E VISTO CHE SIAMO IN TEMA DI GUERRA DEL LIBANO

un altro post di 13 anni fa

DACIA MARAINI: SCHIFO SENZA LIMITI

La colpa è anche mia, dopotutto: alla mia veneranda età dovrei averlo ormai imparato che non si dovrebbe leggere il giornale subito dopo mangiato. O, se proprio si deve, sarebbe almeno il caso di evitare la lettura di certi articoli. Purtroppo non mi sono attenuta a queste elementari regole di prudenza, e così mi sono beccata la nausea devastante che mi ha provocato l’articolo della signora Maraini, che è quasi riuscita a superare se stessa nell’esibizione di ignobile faziosità, ipocrisia e cinismo. Lo riporto quasi integralmente con gli opportuni commenti.

bisogna dire basta, quei morticini che passano sotto la telecamera sono osceni, di quella oscenità che solo la guerra sa mostrare in modo tanto plateale e ineluttabile.
Giusto. Israele per esempio non ha mai fatto passare sotto le telecamere i suoi morticini, i suoi bambini mutilati, sventrati, bruciati, seviziati, fatti talmente a pezzi da dover ritardare i funerali per poter ricostruire quali pezzi appartengano a chi. Israele non chiama cameramen e fotografi quando qualche “resistente” entra in una casa e assassina bambini nelle loro culle davanti agli occhi della mamma, sparando loro da mezzo metro di distanza, guardandoli bene negli occhi. Non tutti, in effetti, hanno l’abitudine di fare oscenamente passare sotto le telecamere, in modo tanto plateale, i propri morticini.
Israele d’ altronde che fa? Chiede scusa
e fa malissimo, naturalmente: dovrebbe prendere esempio dalla controparte, che quando ammazza un po’ di bambini ebrei scende in strada a festeggiare
ribatte che i missili sono partiti proprio da quella casa dove si trovavano i bambini. Che cosa se ne deduce? Che gli Hezbollah si nascondono dietro i civili, che hanno probabilmente contato sulla strage dei bambini. Forse è anche vero
no, signora, non “forse” è “anche” vero: è vero e basta. È documentato, quindi la smetta con i suoi sofismi per favore
Non potevano prevedere che stavano per cadere in un trabocchetto, ammesso che si sia trattato veramente di una trappola?
Il dubbio è d’obbligo, ovviamente, trattandosi di gentaglia ebrea …
Ebbene, se non si sono comportati da carnefici incoscienti, si sono comportati da stupidi.
Non ci son santi, quando si tratta di Israele: innocenti non possono essere, e qualche colpa, in un modo o nell’altro, toccherà trovarla per forza (superior stabat lupus …)
Come non capire che quelle immagini di bambini trucidati
Zingarelli: ” trucidare v. tr. Uccidere con particolare crudeltà o efferatezza”. Quindi, si suppone, uccidere con le proprie mani e con chiara visione di ciò che si sta compiendo, poiché appare un po’ difficile uccidere con particolare crudeltà o efferatezza persone che neanche si vedono
valgono più di cento bombe, cento razzi?
Vede, cara signora, Israele da 58 anni ha un problema di sopravvivenza: non credo abbia molto spazio per occuparsi anche dei problemi di immagine. A parte questo, di fronte a decine di bambini “trucidati” a lei non vengono in mente altro che questioni di immagine? Non le sembra leggermente osceno, signora?
Nessuno, credo, salvo gli estremisti arabi, vuole togliere a Israele il suo diritto a esistere, il suo diritto a difendersi.
Vero: nessuno gli vuole togliere il diritto a difendersi. L’unica cosa che gli volete togliere sono gli strumenti per difendersi.
Non sanno che lo sterminio
sterminio …
di quei bambini provocherà diffusissimi sentimenti di vendetta che si ritorceranno contro di loro per anni, che la violenza strisciante si insinuerà nelle menti e nei progetti di molti che magari fino a ieri erano solo passivi osservatori di una guerra non voluta?
Ma quanta sollecitudine, gentile signora! Ne siamo addirittura commossi! Peccato che le stesse identiche cose lei e quelli della sua banda ce le abbiate raccontate anche in occasione degli omicidi mirati di capi terroristi dalle mani grondanti di sangue. Memoria corta? O semplicemente per voi non c’è differenza tra bambini innocenti e terroristi assassini?
Chiedono scusa, ma non ci sono scuse
la Divinità si è pronunciata
di fronte al massacro
massacro …
degli innocenti. Non possono non sapere che i combattimenti si fanno ormai sulle emozioni suscitate da foto e filmati sotto gli occhi di tutto il mondo. Se vogliono far credere in una difesa,
perché naturalmente non è che ci si creda poi tanto, che quelli là si stiano davvero difendendo …
che mostrino i guasti, i morti e i feriti che i bombardamenti degli HeHezbzbollah provocano nelle loro città. Non sanno gli Israeliani che la visione di quegli eccidi avrà effetti devastanti, molto superiori alle dimostrazioni di forza che stanno compiendo?
Lurida ipocrita infame vigliacca schifosa! Le state avendo davanti agli occhi da dodici anni le immagini delle devastazioni provocate dai terroristi! Le state avendo davanti agli occhi da dodici anni le immagini di autobus sventrati, di mercati devastati, di locali ridotti in macerie, di vecchi sopravvissuti alla Shoah e neonati in braccio ai genitori presi di mira a sangue freddo e fatti a brandelli! Li state avendo davanti agli occhi da dodici anni i massacri perpetrati ogni volta che sembra intravedersi uno spiraglio di pace! Quali devastazioni ha provocato tutto questo su di lei? Quali reazioni le ha suggerito? Quali proteste le ha fatto levare? Mi dica, signora: ce la fa ancora a guardarsi allo specchio senza vomitarsi addosso?
Se vogliono vincere una guerra questo certamente è il modo peggiore. Le battaglie sono fatte di messaggi che ci arrivano attraverso i media. Ebbene quei messaggi di bambini dalle facce impastate di polvere, dalle braccia sollevate per prevenire la morte, sono più potenti di qualsiasi ragionamento politico-strategico. E suscitano, in chiunque guardi, un senso di sbigottimento e di riprovazione, un senso di ripugnanza e di rifiuto che non si possono reprimere. Se è vero che le guerre si fanno soprattutto sulle emozioni, la loro è una guerra persa.
La guerra è persa perché il mondo è pieno di gente infame come lei, signora Maraini, sempre dalla parte degli assassini. Ci dica, cara signora, dov’è lei quando vengono fatti a pezzi i bambini israeliani? E dov’è quando i bambini palestinesi vengono usati come scudi umani? Dov’è quando vengono mandati al macello dai loro padroni? Dov’era quando Arafat invocava mille martiri bambini per arrivare a Gerusalemme? Dov’era quando Arafat in occasione degli scontri faceva chiudere le scuole e mandava gli autobus a prenderli per portarli in prima linea? La regina di Svezia è intervenuta e lo ha fatto smettere: lei invece che cosa ha fatto, oltre a leccare il culo a tutti i terroristi del pianeta? E dov’è quando la televisione palestinese manda in onda programmi per istigare i bambini al martirio? Dov’è quando bambinetti di sei sette anni vengono mandati nei campi militari a lezione di terrorismo? Dov’è quando nelle scuole hanno l’odio come materia di studio? I cadaveri dei bambini palestinesi le interessano solo quando sono stati colpiti da proiettili israeliani, altrimenti vadano pure a farsi fottere? Lasci che glielo dica, signora Maraini: le sue mani sono imbrattate di sangue quanto quelle dei suoi amici terroristi.

barbara