UCCISO UN TERRORISTA NE SPUNTA SUBITO UN ALTRO

Lo hanno detto quando è stato eliminato Abu Musab al-Zarqawi, lo hanno ridetto quando è stato eliminato Bin Laden, lo stanno ridicendo adesso che è stato eliminato Abu Bakr al-Baghdadi, con la fatale conclusione: “non serve a niente”. Vero: di terroristi, e di capi terroristi, ce ne sono tanti, eliminato uno, sicuramente un altro prenderà il suo posto. E a chi fa questa geniale osservazione io rispondo: e dunque? La cosa giusta da fare sarebbe di lasciare vivi e liberi tutti i terroristi? E magari anche tutti i boss mafiosi? E anche tutti i mafiosi non boss perché quando il boss in carica morirà di morte naturale o di piombo concorrente qualcuno salirà al trono al posto suo? E giunta a questo punto inserisco un’altra riflessione: e con la criminalità comune come ci dovremmo comportare? Truffatori ladri assassini stupratori papponi pedofili spacciatori strozzini rapinatori: cosa ne facciamo di questi? Li mettiamo in galera perché, non essendo una criminalità organizzata, tolto dalla circolazione uno stupratore c’è effettivamente uno stupratore in meno? Oppure, per doverosa equità, li lasciamo liberi e indisturbati dal momento che lo facciamo con chi è responsabile di crimini mille volte più gravi? Non so, vedete un po’ voi.

PS: qui comunque è stato eliminato anche il diretto successore di al-Baghdadi.

PPS: il traditore, amico solidale complice della Turchia, Donald Trump, ha fatto quello che ben 17 suoi predecessori si erano ben guardati dal fare: il riconoscimento del genocidio armeno – perpetrato, giusto per puntualizzare, con il consistente aiuto dei curdi, che hanno materialmente fatto una grossa parte del lavoro sporco. Pare che il signor Erdogan si sia un pelino innervosito.

barbara

E A PROPOSITO DEL POST PRECEDENTE

ho scoperto adesso che ricorre in questi giorni il tredicesimo anniversario della morte del generale Massu; ritengo che valga la pena, nel bene e nel male, di ricordare questo personaggio, e lo faccio con questo articolo di “Repubblica”.

Muore Massu, il generale della battaglia d’Algeri

PARIGI – «Sono un soldato e obbedisco», amava ripetere il generale Jacques Massu, scomparso sabato sera a 94 anni. Ma a volte il protagonista della battaglia d’Algeri non riusciva a tener la lingua a posto. Avrebbe potuto essere un eccellente uomo politico, di quelli che «fanno titolo», ma dopo essere andato in pensione rifiutò più volte un seggio di deputato: «L’ambiente politico non conviene al mio genere di bellezza». Non stimava gli uomini politici, tranne uno, ovviamente un militare: il generale de Gaulle. Massu fu uno dei primi a rispondere all’appello del 18 giugno 1940, quello con cui da Radio Londra de Gaulle chiamava la Francia a rifiutare l’armistizio e l’avvento del regime pétainista. Figlio e nipote di militari, sconosciuto capitano di stanza nel nord del Ciad, Massu divenne così l’uomo di fiducia del maresciallo Leclerc, luogotenente di de Gaulle. È l’inizio di una lunga epopea: nel marzo ’41, Leclerc e Massu strappano agli italiani l’oasi libica di Cufra e pronunciano il loro giuramento: «Deporremo le armi solo quando i nostri bei colori sventoleranno sulla cattedrale di Strasburgo». Promessa tenuta: la divisione Leclerc libera Parigi il 25 agosto 1944 e tre mesi dopo conquista il capoluogo alsaziano. Finito il conflitto mondiale, Massu viene spedito in Indocina, poi passa in Nordafrica, dove prende il comando dei paracadutisti. Di nuovo in Francia nei primi anni ’50, Massu diventa generale e nel 1957 il governo del socialista Guy Mollet lo manda ad Algeri. È il secondo, grande capitolo della sua vita militare, la tragica battaglia d’Algeri. Dotato di poteri di polizia, con oltre seimila uomini a disposizione, Massu deve mettere fine agli attentati e annientare l’organizzazione politica del Fronte di liberazione nazionale. In nove mesi, utilizzando tutti i mezzi, compresa la tortura, Massu ristabilisce l’ordine. Ma in quelle tragiche settimane scrive anche una delle pagine più nere della storia francese. Ha obbedito, certo, ma lui stesso nel 2000 si rammarica «di essere stato costretto a condurre quest’azione di polizia». Cattolico praticante, invita la Francia a pentirsi. A differenza di altri generali in pensione, che giustificano l’uso della tortura in Algeria, Massu la condanna: «La tortura non è indispensabile in tempo di guerra. Si potrebbe benissimo farne a meno. Quando ripenso all’Algeria, tutto questo mi affligge, perché faceva parte di una certa atmosfera». Un atteggiamento che dimostra la contraddittorietà dell’uomo Massu: «Era un personaggio complesso – ha commentato ieri Gillo Pontecorvo, l’autore de “La battaglia d’ Algeri”. Aveva dati positivi, ma rappresentava anche un pesante elemento regressivo e reazionario». Difensore dell’«Algérie francaise», richiamato a Parigi per aver criticato de Gaulle, Massu sarà rapidamente “riabilitato” e finirà la sua carriera come capo delle forze francesi di stanza in Germania. E lì sarà protagonista di un altro fatto storico: il 29 maggio 1968, mentre la Francia è in preda alla rivolta, de Gaulle scompare. Parte in elicottero e va a Baden Baden, per parlare con Massu. Un episodio mai veramente chiarito. L’indomani, de Gaulle rientra, tiene alla radio un discorso inflessibile e poco dopo un milione di persone sfilano sugli Champs-Elysées per sostenerlo: il Maggio finisce con il trionfo del generale. Cosa si dissero i due uomini? Massu ha detto un giorno che forse lo avrebbe rivelato ai suoi figli, perché lo rendessero pubblico dopo la sua morte. Se non lo ha fatto, avrà portato con sé nella tomba un misterioso tassello della storia francese recente.

GIAMPIERO MARTINOTTI 28 ottobre 2002

Massu, in Algeria, ha combattuto contro degli organizzatissimi terroristi. Che combattevano per una causa giusta, ossia la liberazione della propria patria dagli occupanti stranieri (e che nessuno si azzardi a fare immondi quanto insostenibili paragoni), ma lo facevano per mezzo di spietate stragi di civili. E di quanto ha fatto – altrettanto spietatamente – per fermarli, Massu si è pentito, ha giudicato la propria condotta e l’ha condannata. Dalle nostre parti giusto un paio d’anni fa è morto uno che le stragi le ha perpetrate su civili innocenti, e fino al suo ultimo giorno di vita si è dichiarato fiero delle proprie azioni. Checché ne dicano gli animalisti, che mettono sullo stesso piano tutti gli appartenenti al regno animale, la differenza fra uomini e vermi c’è, e si vede. Eccome se si vede.

barbara

VI RICORDATE LA NATIVITÀ?

La basilica di Betlemme, intendo. Quella in cui dodici anni fa, proprio di questi giorni, una banda di terroristi armati ha fatto irruzione e vi si è asserragliata tenendo in ostaggio tutti coloro che vi si trovavano e depredando tutto ciò che vi era da depredare. E molte leggende, nei trentanove lunghi giorni dell’occupazione, hanno trovato spazio e tenuto banco nei nostri mass media, dall’incombente morte per fame e sete degli occupanti alla costante mancanza di corrente elettrica – mentre tutti, lì dentro, continuavano a comunicare con i cellulari che evidentemente si ricaricavano, visto il luogo, per Grazia Divina – ai ferocissimi soldati con la stella di David sempre pronti a fare un massacro. Nel caso qualcuno fosse interessato, può leggere la recensione che ho scritto all’epoca del libro, dedicato alla vicenda, di Marc Innaro e Giuseppe Bonavolontà.
L’ASSEDIO DELLA NATIVITÀ
Alla fine la vicenda si è risolta con un compromesso multiplo: i terroristi (quelli di cui adesso il signor Mahmoud Abbas, aka Abu Mazen, vorrebbe il ritorno  in cambio della graziosa concessione di parlare con gli israeliani – parlare, beninteso, per ribadire che non riconoscerà mai Israele come stato ebraico, che pretende tutti i territori e Gerusalemme est, non un centimetro in meno, che nessun ebreo potrà risiedervi, che tutti i terroristi processati e incarcerati in Israele devono essere liberati, che cinque milioni di sedicenti profughi dovranno ritornare, non nello “Stato di Palestina” bensì in Israele, e, soprattutto, che non dichiarerà mai la fine del conflitto e la decisione di rinunciare al terrorismo) accettavano di uscire, Israele accettava di non arrestarli, e alcuni stati europei, fra cui l’Italia, accettavano di accoglierli. È stato in quell’occasione che sono stata toccata dalla Grazia dell’Ispirazione, e ho composto quest’ode immortale.

Son venuti finalmente
– come sempre dall’Oriente –
i Re Magi santi e buoni
e ci portano dei doni.

Porta il primo una cintura
tutta in dinamite pura:
garantito, come arriva
ti darà gioia esplosiva.

Il secondo cosa avrà?
Guarda un po’: razzi kassam
per lontano assai colpire
senza dover lui morire.

E ci porta il terzo infine
le katiusce e bombe e mine
per far lieto il Bambinello
ch’è giudìo, il poverello.

I Re Magi buoni e santi
son venuti tutti quanti,
son venuti tutti e tre
e vivranno qui da re.

Ma perché, direte voi,
hanno scelto proprio noi?
Perché noi, Dio ci perdoni
siamo proprio dei ********.

barbara

LISTA

dei terroristi che questa settimana verranno rilasciati da Israele, con i relativi delitti e vittime, senza che si possa trovare una sola ragione al mondo per un simile efferato crimine perpetrato dal governo israeliano contro la propria popolazione, contro la legalità, contro la giustizia (poi venitemi a dire che non critico mai Israele!)

Terrorist Date of Arrest Charge(s) Names of Victim(s)
Fayez Mutawi al-Khur Nov-85 Murder, Attempted Murder Solomon AbuKassis, Menahem Dadon
Salah Ibrahim Ahmed Mugdad Jun-93 Murder Israel Tannenbaum
Samir Nayef al-Na’neesh Mar-89 Murder Binyamin Meisner
Yusef Abdel Hamid Irshaid Mar-93 Murder, Attempted Murder Nidal Rabo Ja’ab, Adnan Aj’ad Dib, Mofid   Can’an, Tawfik Jaradat, Ibrahim Said
Mustafa Othman al-Haj Jun-89 Murder Friedrich Rosenfeld
Salameh Abdallah Musleh Oct-93 Murder David Reuben
Atiyeh Salem Musa Mar-94 Murder Aizik Rotenberg (Holocaust survivor)
Salah Mahmoud Mukled Jul-93 Murder, Attempted Murder Joshua Deutsch
Mohamed Abdel Majid Sawalha Dec-90 Murder, Attempted Murder Baruch Heisler
Atef Izzat Sha’ath Mar-93 Accessory to Murder Simha Levi
Yusef Said al-Al Feb-94 Throwing a bomb, Accessory to Murder Ian Feinberg, Sami Ramadan
Midhat Fayez Barbakh Jan-94 Murder Moshe Becker
Ali Ibrahim al-Rai Apr-94 Murder Morris Eisenstadt
Mohamed Jaber Nashbat Sep-90 Accessory to Murder Amnon Pomerantz
Samir Hussein Murtaji Oct-93 Kidnapping, Manslaughter Samir al-Silawi, Khaled Malaceh, Nasser   Akilah, Ali al Zaabot
Hosni Faregh Sawalha Dec-90 Murder, Attempted Murder Baruch Heisler
Faraj Saleh al-Rimahi Jul-92 Murder Abraham Kinstler
Ala eddin Ahmed Abu Sitteh Jan-94 Murder David Daddi, Haim Weitzman
Ayman taleb Abu Sitteh Jan-94 Murder David Daddi, Haim Weitzman
Esmat Omar Mansour Oct-93 Accessory to Murder Haim Mizrachi
Khaled Mohamed Asakreh May-91 Murder Annie Lee
Nihad Yusef Jundiyeh Jul-89 Murder Zalman Schlein
Mohamed Mahmoud Hamdiyeh Jul-89 Murder Zalman Schlein
Jamil Abdel Wahab Natsheh Dec-92 Accessory to Murder Shmuel Gersh
Taher Mohamed Zaboud Feb-93 Murder Abraham Cohen
Sabih Abed Hammed Borhan Feb-01 Murder Jamil Muhamad Naim Sabih, Aisha Abdullah   Kharadin

Come dite? È un “gesto di buona volontà”? Ah, sì, capisco. Come quelli del 2012, per esempio
infographic2
(tabella e immagine rubate qui, e poi qui c’è qualcos’altro che dovete assolutamente leggere)
Quos vult perdere Jupiter…

barbara

I GLORIOSI MARTIRI PALESTINESI




La signora qui ritratta è una dei terroristi uccisi in combattimento o fattisi esplodere – come nel caso in questione – che Israele ha restituito completamente gratis, a differenza della controparte che restituisce cadaveri solo in cambio di terroristi vivi in grado di fabbricare altri cadaveri.
Qui, per chi non la ricordasse, è possibile leggere la storia.
Poi, per non rischiare che sì nobile eredità andasse perduta, hanno provveduto a mettere le zampe anche sui figli

e per andare ancor più sul sicuro, ci hanno fatto sopra anche un bel filmettino.

Nessuna meraviglia, dunque, se con tale sollecita dedizione all’educazione dei pargoli, a 11 anni diventano così:

barbara