LE MANI SUI BAMBINI

Ancora e ancora e ancora. Senza tregua, senza misericordia. Perché rendono tanti tanti tanti soldi.

Ci dicono “segui la scienza”, poi cancellano maschi e femmine

Le scuole e gli istituti di medicina hanno abbracciato il trans attivismo e gli scienziati che sollevano dubbi sono messi alla gogna

“Seguite la scienza”, si sente ripetere ogni giorno. Tranne che sulla realtà più autoevidente, il sesso biologico. E’ la storia raccontata oggi da Katie Herzog sulla newsletter dell’ex giornalista del New York Times, Bari Weiss: “Le scuole di medicina ora negano il sesso biologico. I professori si scusano per aver detto ‘maschio’ e ‘femmina’. Gli studenti controllano gli insegnanti. Ecco come appare quando l’attivismo prende il sopravvento sulla medicina”.

Il trans attivismo sta diventando consenso scientifico. Secondo l’American Psychological Association, “sesso alla nascita” è ora considerato “denigratorio”. Il National Institutes of Health, il CDC e la Harvard Medical School hanno cancellato il sesso biologico e abbracciato l’identità di genere. L’American Academy of Pediatrics ha raccomandato i pediatri di “affermare” il genere scelto dai pazienti senza tenere conto della salute mentale, della storia familiare, dei traumi o della pubertà.

Uno degli esempi più famosi è quello di un medico ed ex professore alla Brown University, Lisa Littman. Ha messo in dubbio che tutti i casi transgender oggi siano legati a una effettiva disforia. E ha coniato il termine “disforia di genere a rapida insorgenza” per descrivere questo fenomeno. Ha ipotizzato che potrebbe essere una sorta di contagio sociale. Littman ha pubblicato i suoi risultati in un saggio. Littman, la rivista e la Brown University sono stati virtualmente presi a calci con accuse di transfobia sulla stampa e sui social. In risposta, il giornale ha annunciato un’indagine sul lavoro di Littman. Diverse ore dopo, la Brown University ha emesso un comunicato che denunciava il lavoro della professoressa. La carriera di Littman è stata distrutta per sempre. Non insegna più alla Brown e il suo contratto al dipartimento della salute dello stato del Rhode Island non è stato rinnovato. 

Littman non è la sola. Gli attivisti hanno preso di mira Ray Blanchard e Ken Zucker a Toronto, Michael Bailey della Northwestern e Stephen Gliske dell’Università del Michigan per aver pubblicato ricerche ritenute “transfobiche”.

Allan Josephson, l’ex capo della Divisione di Psichiatria e Psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Università di Louisville, è stato retrocesso dalla sua posizione dopo che gli attivisti dell’università hanno protestato contro la sua messa in discussione del trattamento transgender per i bambini. In Inghilterra, la Tavistock Clinic ha licenziato David Bell dopo che ha scritto un rapporto interno in cui affermava che “i bisogni dei bambini vengono soddisfatti in modo deplorevole e inadeguato e alcuni vivranno con conseguenze dannose” a causa dei trattamenti medici transgender.

Paul R. McHugh, uno dei più illustri psichiatri americani sulla questione transgender, in una intervista a Public Discourse ha appena detto: “Sono stupito dalla quantità di potere e di armi che ha dietro di sé ora, con il governo e la legge e persino le organizzazioni mediche che lo sostengono, ma sono assolutamente convinto che questa è una follia e che crollerà”.

Poi ci saranno da calcolare i danni che avrà arrecato nel suo cammino questa “scienza” che altro non era che una forma di oscurantismo.
Giulio Meotti, 27/07/2021

Il transgender sui bambini è un esperimento umano indegno della civiltà

In Inghilterra il fenomeno è fuori controllo. Le cliniche ufficiali trascinate in tribunale da chi si pente. E quelle illegali prescrivevano anche online gli ormoni ai minori

Un medico inglese che gestiva una clinica transgender senza licenza e dove somministrava ormoni per il cambio di sesso ai bambini è al centro di un caso nazionale finito in tribunale, racconta il Times. La dottoressa Helen Webberley, che ha fondato la clinica Gender GP, è accusata di aver “trattato” illegalmente 1.600 bambini dalla sua casa in Galles. Webberley si difende dicendo che la domanda è esplosa. Eloquenti i dati pubblicati sul sito del Servizio di Sviluppo dell’Identità di Genere: se nel biennio 2014-15 è stato “riassegnato” il sesso a 649 bambini, nel biennio 2018-19 il numero è lievitato a 2.364. 

Esiste a Londra una clinica del servizio sanitario nazionale perfettamente legale e specializzata nel cambiare sesso ai bambini. Si chiama Tavistock ed è anch’essa al centro di un caso giudiziario. Keira Bell è nata femmina, ma si sentiva maschio e adolescente ha iniziato l’iter farmacologico per cambiare identità sessuale. Le sono stati rimossi i seni con un’operazione pagata dal servizio sanitario nazionale, ma oggi è pentita e vorrebbe tornare indietro. Keira, racconta la BBC, si è ora unita in una causa contro il Tavistock intrapresa dalla madre di una ragazza autistica assistita dalla clinica e da una psichiatra che ha lavorato nella struttura: “Non voglio che altri bambini soffrano come me”.

Intanto anche lo psichiatra David Bell, pioniere e presidente della British Psychoanalityc Society, a lungo dirigente della Tavistock Clinic di Londra, è finito in causa con la clinica, dopo che ha compilato un rapporto interno in cui si riportavano le preoccupazioni di molti medici della clinica per il modo in cui si trattavano bambine e bambini. Quel rapporto gli è costato un’azione disciplinare, a cui hanno fatto seguito le sue dimissioni. Intervistato dal Guardian, il dottor Bell si è detto sconcertato e incredulo, perché “normalmente sarebbero rotolate delle teste”. Era una questione di coscienza. “Non potevo andare avanti così … non potevo più vivere così, sapendo del cattivo trattamento che veniva riservato ai bambini”. E invece è toccato a lui difendersi.

Perché mettere in discussione l’identità di genere è oggi tabù. Save the Children, ma non quella originale che ha appena abbracciato la transizione sessuale dei bambini. La School Diversity Week, una campagna sostenuta dal ministero dell’Istruzione di Gavin Williamson e adottata da migliaia di scuole, prevede l’insegnamento transgender ai bambini a partire dai cinque anni.

L’Inghilterra è oggi il teatro di una forma di ingegneria medico-sociale.
Giulio Meotti, 29/07/2021

E mi raccomando: armiamoci tutti e corriamo a fare la guerra a Orban. Quanto a Save the children

barbara

SÌ, ANCHE A CASA NOSTRA

Simone Pillon 

Buongiorno amici. Oggi parliamo di cosa è successo in Italia in questi giorni a Cristina Sanulli e Denise Neumann. Si tratta di due atlete che hanno saputo costruirsi, a prezzo di duri sacrifici, un percorso di eccellenza sportiva nel panorama dell’atletica leggera, riuscendo a conciliare il loro lavoro e gli impegni familiari con il costante allenamento settimanale.
Erano imbattibili. Erano.
A fine 2020 tuttavia Cristina e Denise sono state costrette a lasciare la medaglia d’oro a Valentina Petrillo, atleta transgender uomo che si percepisce donna.
Sentiamo le loro parole: “L’altezza, la larghezza di spalle e bacino, il livello muscolare erano diversi dai nostri. A livello internazionale capita di incontrare avversarie – soprattutto tra le americane – grandi e potenti, ma con Valentina l’impressione è stata un’altra. Come detto, ho giocato a lungo a calcio, incrociando i tacchetti con atlete anche molto mascoline. Ma mi sentivo alla pari, sensazione che non ho mai percepito quando, in campo, giocavamo contro uomini che, per quanto scarsi, hanno una stazza e una potenza superiori. Sensazione che non ho percepito nemmeno ad Arezzo, contro Valentina”. “Condivido – aggiunge Sanulli –: non mi sono sentita di avere gareggiato alla pari. Era la mia gara, l’obiettivo della stagione. La preparavo da tempo, volevo vincere. È innegabile: l’amarezza c’è”.
In questi giorni, secondo quanto riportato dalla stampa on line, Cristina Sanulli, Denise Neumann e altre atlete hanno presentato ricorso e chiesto l’intervento del ministro Bonetti, che tuttavia fino ad ora ha rifiutato ogni risposta.
Mi chiedo se col ddl Zan le legittime pretese di parità e di lealtà delle competizioni sportive femminili non rischierebbero di esser processate e punite come transfobiche.
Eppure basta uno sguardo alla fotografia del podio per capire…
Massimo rispetto per tutti, ma i maschi gareggino coi maschi, e le femmine con le femmine.
E questa non è transfobia, ma autentico buon senso…

E oltre alla faccia, indiscutibilmente maschile, e alla stazza, c’è anche – meglio visibile nella foto più grande – quella patta decisamente troppo gonfia, il che significa che il signore, oltre a tutto il resto, sta anche continuando a produrre testosterone.

barbara

SCENE DA UN MANICOMIO 2

Cominciamo col battesimo ai tempi del coronavirus

e proseguiamo con le lungimiranti politiche di Nostra Santa Madre Europa

con il benefico ddl e prossimamente legge Zan

Nota: “NEGLI esseri umani”. Cioè tutti.

e, sempre più o meno in tema, di Laurel Hubbard

Simone Pillon 

Cari amici buongiorno.
Oggi raccontiamo la storia di Laurel Hubbard.
Questo signore di mezza età si chiamava Gavin e da ragazzino aveva la passione per il sollevamento pesi. Si era classificato primo in un concorso junior nel 1998, ma poi non aveva più vinto un bel niente.
Nel 2012 la svolta: dopo aver deciso di diventare donna, ha cominciato a gareggiare nelle competizioni femminili.
A quel punto è diventato campione di tutto: Australian open, Pacific games, Oceania e Commonwealth championship, etc etc.
Ora ci tengono a far sapere che rappresenterà la Nuova Zelanda nelle gare femminili delle prossime olimpiadi di Tokyo.
Ovviamente si tace delle proteste per slealtà (transfobiche?) sollevate dalle atlete australiane, della Samoa e della stessa Nuova Zelanda che si sono viste battute e sconfitte dai muscoli maschili di Gavin-Laurel.
Una cosa del genere accadrà presto anche in Italia, a meno che non riusciamo a bloccare la follia del #ddlzan
Altro che diritti LGBT+. Questa è una vergogna.
Rispetto per tutti, ma maschi gareggino coi maschi, e le femmine con le femmine, indipendentemente dalla loro “autopercezione”.

Non possono mancare il vergognoso privilegio bianco

e i vergognosi trucchi dei conservatori per impedire alla gente di votare

E ora due coppie celebri a confronto

Gerardo Verolino

Nella foto in alto, Andrej Sacharov, fisico nucleare, accademico delle scienze e premio Nobel per la pace nel 1975, con la moglie Elena Bonner, medico, intellettuale, scrittrice, insignita della medaglia Robert Schuman dal Parlamento europeo. Per la loro lotta in difesa dei diritti umani e per le loro critiche alla dittatura comunista verranno perseguitati dal regime sovietico.

Sotto, Federico Leonardo detto Fedez, cantante, autore di testi impareggiabili come “Dai cazzo Federico” da cui il verso: “e con tutto questo affetto mi sento così commosso però fammi andare al cesso che mi sto cagando addosso”; insieme alla moglie Chiara Ferragni, influencer, fashion blogger (boh?). La gente ritiene che oggi questi due siano i nuovi difensori dei diritti umani e oppositori del regime.

Aiuto! Cosa è andato storto in questi ultimi decenni?

E un assaggio di sinistra politica interna

E concludo questa manicomiale carrellata col manicomio vero

Tso a Fano, rivolta per lo studente: “Ha 18 anni, è assurdo”

Ondata di proteste dopo il ricovero in psichiatria imposto al ragazzo che non voleva indossare la mascherina in classe. Un docente: “Io lo seguo da un anno ed è sempre stato corretto con i compagni, che gli vogliono anche bene”

Fano, 7 maggio 2021 – “Si porti subito questo ragazzo in seno alla sua famiglia e si assista lui e i suoi cari con quella prossimità necessaria e di civiltà”, ha scritto ieri Vito Inserra dell’associazione Libera.mente. Perché l’incredibile vicenda dello studente che si è incatenato al banco della scuola per protestare con l’imposizione delle mascherina e poi ricoverato in psichiatria a Pesaro, ha suscitato reazioni anche a livello nazionale.

L’aggiornamento Tso studente mascherina Fano, a Muraglia spuntano i no mask

Tra le telefonate anche quella del senatore della Lega Armando Siri: “Voglio i dettagli di questa vicenda – dice – che ha dell’incredibile. Andrò a fondo”. Poi aggiunge: “Mi sto informando per avere dettagli. Ma se fosse vero sarebbe di una gravità inaudita che ad un adolescente venga fatto un Tso a scuola perché inscena una protesta. Ma viva Dio! Li vogliamo tutti imbanbolati, rimbecilliti davanti ad un computer e senza spirito critico? Nessuna evoluzione si realizza senza attrito tra generazioni. Le interperanze giovanili sono il sintomo di una società viva e noi che facciamo? Invece di confrontarci la sediamo, le soffochiamo con la forza? E’ dovere della politica e delle istituzioni approfondire questa vicenda nei minimi dettagli non accontentandosi certo che venga derubricata con la frase frettolosa ‘tanto questo è matto’. Perché è inaccettabile. Su questa vicenda occorre fare chiarezza senza esitazioni e approssimazioni”.
La cosa che ha colpito tutti è stata la scelta del trattamento sanitario obbligatorio. Dibattito anche in città con tutti i giovani che frequentano l’istituto, che si dicono solidali con il ragazzo, ma la discussione si è aperta anche tra i docenti; più quelli che ritengono il provvedimento eccessivo di quelli che invece sostengono la tesi “che il ragazzo andava fermato prima”.
“Mi dicono che mi terranno qui per una settimana“, rispondeva ieri il giovane al cellulare. Calmo, tranquillo. “Devo dire la verità, io lo seguo da un anno – dice uno degli insegnanti – e si è sempre comportato bene con i compagni di classe che fra l’altro gli vogliono bene. Mai un atteggiamento aggressivo anche se parlava sempre in terza persona. Anzi un giovane che dà soddisfazioni perché ha sempre approfondito quello che si era spiegato in classe. Alcuni docenti ne hanno chiesto l’allontanamento, ma io non sono mai stato d’accordo e sostengo la linea della preside”.
Ma la cosa che ha colpito è “quel parlava in terza persona”. Che fa riferimento al manipolatore che da mesi è dietro a questo giovane “perché è forse lui il vero caso psichiatrico”, commenta un medico. L’uomo che la preside, quando lo ha visto davanti all’istituto, ha detto: “Volevo scendere e dargli un pugno in faccia”. Un problema questo che si è posto anche il sindaco Massimo Seri che conosce bene la vicenda: “Il problema vero qui è capire chi è questo presunto ’costituzionalista’ che ha manipolato questo ragazzo”.
Massimo Seri è quello che ha firmato il ricovero “ma è un atto dovuto, perché il ricovero forzato – continua lo psichiatra – deve essere proposto da un medico e controfirmato ad un altro collega. La firma del sindaco è solo un atto formale”. Il ricovero deve essere avallato anche da un giudice del tribunale.
Vito Inserra di Libera.mente insorge: “Due ore non sono bastate per convincerlo? Bene si prosegua con tutto il tempo e la pazienza necessarie”. Ed aggiunge: “Non ci sono risorse umane e disponibilità di servizi? Non è una giustificazione per passare alle vie di fatto come è accaduto per questo giovane che non voleva fare la guerra ai marziani o proclamarsi Napoleone, visto il periodo. Voleva solo, in modo evidente e scomodo, dire che la nostra Carta va attesa anche nelle libertà personali… Non prendiamo l’abitudine di risposte brevi per questioni che necessitano di ponderazione e di calma. E’ difficile e impegnativo ciò? Sì, lo è e tale comportamento fa la differenza tra una medicina di territorio civile e una medicina vista solo come correzione e non come salute e guarigione”.
Il partito Potere al Popolo scrive: “Pur considerando la necessità di indossare i dispositivi di protezione, riteniamo inaccettabile e protestiamo contro questo trattamento fascista, con la scusa dell’emergenza Covid. Bastava accompagnare il ragazzo a casa. Non può accadere che si venga internati perchè si sta protestando contro una disposizione di legge. Chiediamo la liberazione del ragazzo”.
m.g. (qui)

Per inciso, l’intervento sul ragazzo è stato questo

molto simile a quest’altro di un anno esatto fa.
Passo a un paio di cose carine, partendo da questa

Noi che amiamo Israele

Benaya Peretz,

gravemente ferito nell’attacco terroristico nello svincolo di Tapuach, si è svegliato dall’intervento chirurgico e ha chiesto di ascoltare la canzone che tanto ama. Il suo cantante preferito, Benaya Barby, si è presentato per cantargli di persona. Un gesto bellissimo.
Guarda l’emozionante incontro e il sorriso di Benaya

Forza campione, auguri di pronta guarigione!

e poi, sempre in Israele

E una nei commenti ha chiesto: “E cosa se ne fanno i malati dei capelli?”

E infine questa: di qua Israele, di là Egitto

E concludo con una nota di spirito

barbara