E FIGURIAMOCI SE IO POSSO FARE UN VIAGGIO NORMALE

Prevedendo che a Milano farà sicuramente più freddo che qui, dove finora ho sempre portato scarpe aperte, mi metto un paio di scarponcini, che non mettevo da un anno. Esco di casa, mi avvio verso la stazione, e ho la sensazione di avere una camminata u po’ strana, ma non riesco a capire in che cosa consista la stranezza. Ad un certo momento sento una rotella del trolley che inciampa in qualcosa che non avevo visto prima davanti a me; mi giro e vedo di che cosa si tratta: un pezzo di suola. Di lì a poco parte un tacco. Dopo un po’ l’altro tacco. Poi un altro pezzo di suola… Tra l’altro i calcagni, protetti unicamente dal sottile feltro dell’imbottitura, si trovavano due centimetri buoni più in basso del resto del piede, per cui camminando avevo la sensazione di sprofondare, mentre la parte antero-laterale della suola destra garriva allegramente al vento.
Per fortuna un paio di settimane fa ho comprato un paio di pantofoline da casa con la suoletta di gomma, e siccome pesano un etto meno delle ciabatte, e io cerco sempre di viaggiare il più leggera possibile, quando mi muovo mi porto sempre via quelle e a Bologna sono andata in bagno, che quelli della nuova stazione sotterranea dove viaggiano le Frecce sono belli spaziosi quanto basta da poter stendere una valigia per terra e aprirla, e mi sono messa quelle (carine carine, di stoffa nera con tante stelline tutte luccicanti…). Gli scarponcini, prima di infilarli nel cestino, li ho guardati: i due pezzi di suola residui erano praticamente come hamburger, che a guardarli sono dischi compatti, ma se provi a metterci le mani ti si sbriciolano tra le dita.
E con le mie pantofoline da casa sono arrivata a Milano, ci ho girato tutto ieri, e oggi sono tornata a casa.
pantofole

Fischia il vento, infuria la bufera,
scarpe rotte eppur bisogna andar.

barbara

QUANDO È TROPPO È TROPPO

Sto percorrendo il marciapiede per arrivare a una carrozza di seconda, dato che quella che ho davanti arrivando dal sottopassaggio è una prima, quando mi si affianca “lui”, che allunga la mano verso la maniglia del trolley. Dico bruscamente “no”, e proseguo, senza accorgermi che, mezzo passo dietro di me, continua a seguirmi. Appena mi fermo davanti alla porta, mi strappa il trolley di mano e lo carica sul treno, e mi chiede dove lo deve portare. Da nessuna parte, rispondo, e mi riapproprio della mia valigia. A questo punto, visto che il suo servizio è finito, allunga la mano e mi chiede soldi. Naturalmente non gli do un accidente e lui insiste. Al che io, a voce ben alta, dico: “Amico, te l’avevo detto che me la portavo da me. Adesso fila!” Se n’è andato imprecando a bassa voce, probabilmente mandandomi ogni sorta di maledizioni – ma tanto con noi vecchie streghe le maledizioni tornano indietro. Eccheccazzo, mi strappi le mie cose di mano e poi pretendi anche che ti paghi?! Ma vaffanculo, va’.

Poi comunque ho avuto una botta di culo perché mi ero dimenticata di timbrare il biglietto (mi sa che sto cominciando a dimenticare un po’ troppe cose, ultimamente: cinque minuti prima ero andata in bagno; mentre mi sto lavando le mani arriva una signora che fa per entrare a sua volta nella toilette, si gira e dice: “È vostra quella borsa?” L’avevo lasciata appesa al gancio; c’erano dentro passaporto patente carta d’identità carta di credito bancomat mio e quello di mia madre un po’ di gioielli medicine macchina fotografica kindle soldi – parecchi – e varie altre cose). Arriva il controllore, prende i biglietti di quelli dei primi sedili. Chiede se sono italiani, quelli dicono di no, e lui dice: “Ah, ecco. In Italia bisogna timbrarli, c’è un macchinetta e si devono infilare nella fessura. Stavolta ci scrivo io data e ora, ma la prossima volta ricordatevi, se no sono 75 euro di multa”. Un controllore che lavora con la testa, evidentemente, perché io di quelle famose cose che voi umani eccetera eccetera ne ho viste a carrettate, in fatto di controllori. Vabbè, arriva a me, io gli do il biglietto e dico che mi sono dimenticata di timbrarlo. Ci pensa su un momento, poi, a quanto pare, gli sembra brutto lasciar correre con gli stranieri e multare gli italiani, anche se la logica in effetti ci sarebbe, così anche a me, anziché darmi la multa, scrive data e ora a penna.

barbara