SPECCHIO, SPECCHIO DELLE MIE BRAME

dimmi, chi è il più cretino del reame?

I redattori dei bollettini quotidiani sul coronavirus?

Che tutti i giorni, ma proprio tutti tutti tutti tutti, non sia mai che il pianeta esploda se una volta se ne dimenticassero, ripetono che i numeri della Lombardia sono spaventosamente alti, che la Lombardia ha più contagiati di tutti, che la Lombardia ha più malati di tutti, che la Lombardia ha più persone in terapia intensiva di tutti, che la Lombardia ha più ricoverati di tutti, che la Lombardia ha più morti di tutti (se ne è già parlato qui) e se per caso un giorno il numero di morti è modesto ti spiegano che però forse non sono arrivati tutti i dati da tutte le province, o forse hanno cambiato criterio e non sono stati conteggiati tutti, o forse qualche medico ha sbagliato diagnosi… tutti alla caccia disperata del morto lombardo. E anche oggi… Spaventoso numero di contagiati in Lombardia! Spaventoso aumento rispetto a ieri! La Lombardia resta un caso! “Un dato che significa solo una cosa: il virus circola e quindi il dato dei contagi lombardi si abbassa solo se si fanno pochi test.” Poi provi a fare due conti e trovi che i tamponi sono stati 6,6 volte quelli di ieri e fra questi i positivi sono stati 4,78 volte quelli di ieri, cioè ieri è risultato positivo un testato su 35,7, oggi uno su 49,75, con uno straordinario decremento di 14,05. E il 18 maggio era positivo un testato su 29.

Il signor Bersani Pier Luigi?

Già smacchiatore di leopardi e pettinatore di bambole oggi esperto in densità cimiteriali (qui).
Bersani
Il futurgerundiatore?

Roberto Saviano?

“Chi rompe il negozio e ruba una Nike o un Rolex, lo fa per sottolineare il suo disperato bisogno di sentirsi integrato.”

Quindi anche  chi stupra, immagino.

PS: integrato con chi poi? Io per esempio non ho mai avuto né l’una né l’altro, e non credo di sbagliare di molto se penso di non essere l’unica.

Myrta Merlino?

Che si inginocchia di fronte al nome di un’organizzazione terroristica al servizio di loschi figuri e di giochi sporchissimi.
Myrta Merlino
Gli antirazzisti?
antirazzismo
Quelli che hanno trasformato un delinquente seriale in un santo?
Floyd

L’UCEI?

Ossia l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, il cui organo ufficiale scrive

Il contagio della violenza 
Guerriglia urbana a Minneapolis dove, complice anche l’entrata in scena dei suprematisti bianchi [eh già, chi altro mai poteva essere stato], la tensione sociale è ormai alle stelle. Una situazione che, a detta degli analisti, rischia di costituire una polveriera non solo per gli Stati Uniti.
Scrive il Corriere a proposito delle proteste degli afroamericani: “Le marce, i sit-in sono onde increspate, imprevedibili. C’è chi si limita a gridare gli slogan. ‘No justice, no peace’, il più ricorrente. Ma molti ragazzi e ragazze si spingono fino al limite della provocazione [ecco, “al limite”, precisiamolo bene, che qualcuno non si vada a immaginare che arrivino anche alla provocazione vera e propria]. Premono sui cordoni degli agenti. Agitano il dito medio a dieci centimetri dalle visiere, dagli scudi [ma cattivi proprio eh?]. Fanno vibrare le transenne, le strappano dalle mani dei poliziotti. Li sfidano a usare lo spray urticante. Rispondono lanciando gavettoni”. [Noooooo! Addirittura i gavettoni! Ma non ci posso credere! Dai, ditelo che mi state coglionando]
Ad aumentare il caos l’infiltrazione di militanti dell’estrema destra [poteva forse mancare l’estrema destra, fascista nazista razzista?]. Lo scrittore André Aciman, intervistato dalla Stampa, accusa il presidente Trump di soffiare sul fuoco [qualcuno mi potrebbe cortesemente spiegare per quale bizzarra ragione l’opinione su ciò che sta accadendo di un egiziano naturalizzato americano esperto di Marcel Proust dovrebbe essere più autorevole di quella della mia fruttivendola?] e per il futuro vede scenari particolarmente cupi: “C’è questa minoranza armata di suprematisti bianchi, che vuole avvenga qualche disastro, perché così potrebbe attaccare il sistema messo in piedi all’epoca del movimento per i diritti civili. Dall’altra parte ci sono persone così arrabbiate e danneggiate, che vogliono la rivoluzione anche loro”. [Cioè, ricapitolando: ci sono questi suprematisti bianchi, persone a cui fanno schifo – proprio fisicamente schifo – negri ebrei asiatici arabi ispanici, tutto ciò che non è rigorosamente WASP insomma e questi qui sono andati a mescolarsi fisicamente alle orde di negri per fomentarli. E poi ci sono questi negri arrabbiati che dal momento che i suprematisti bianchi stanno andando a fare la rivoluzione hanno detto spettampò che ci andiamo a fare la nostra rivoluzione anche noi… no, aspe’… Prima si sono mossi i negri incazzati per il tizio negro ammazzato per motivi razziali da un poliziotto bianco mentre, sempre per motivi razziali, stavano a guardare senza intervenire i suoi colleghi: un bianco, un negro, un ispanico e un asiatico
presenti
4xFloyd
e poi i suprematisti che sono in agitazione da quando in America ci sono i diritti civili… no aspe’… prima c’erano i diritti civili e i suprematisti contrari e poi il bianco ha ammazzato il negro e allora i ne… Oddio, mi gira la testa!]

Per il politologo Marc Lazar, che ne parla con Repubblica, “non si possono escludere repliche in Europa di quella che potremmo definire ‘sindrome di Minneapolis’, laddove possono verificarsi anche da noi episodi di violenza e razzismo della polizia in zone in cui si concentra la vulnerabilità economica, sociale e, in questo ultimo periodo, anche sanitaria”. [Polizia razzista anche da noi, certo, tutti i giorni lì a sprangare e ammazzare negri dalla mattina alla sera. Meno male che in compenso abbiamo i city angels nigeriani che controllano che nessun italiano infame spacci droga, che nessun italiano scellerato vada in giro ad ammazzare ragazze, farle a pezzi e infilarle nelle valigie per farle sparire, che nessun italiano pervertito si metta a stuprare donne ragazze bambine, magari gridando Gesù akhbar…E soprattutto, tenetelo bene a mente, magari scrivetevelo così andate sul sicuro, la polizia italiana – non qualche mela marcia, no: la polizia in generale – non è che si accanisca con particolare ferocia contro i più violenti, mammancopeccappero!, no no, la nostra polizia si accanisce contro i poveri, contro le classi inferiori e contro i malati, questo fa, lo sanno tutti] Tra i paesi più esposti Lazar vede anche l’Italia.
“I negazionisti di destra”: così Repubblica presenta i gruppi di estrema destra scesi in piazza a Milano e Roma per protestare contro le misure intraprese nella lotta al Covid-19. “Militanti neofascisti, disoccupati più o meno organizzati, lavoratori imbufaliti. Un fronte – si legge – solo in apparenza disomogeneo, gravitante intorno all’ultradestra populista che, per cavalcare la protesta e soffiare sulla rabbia sociale, da un paio di mesi abbraccia deliranti posizioni negazioniste”. [E qui rinuncio a commentare, perché il mio pur ricco turpiloquio di figlia del sottoproletariato urbano non arriva a coprire tutte le necessità, e d’altra parte trovare argomenti razionali per confutare un tale delirio sarebbe come provare a dimostrare l’esistenza di Babbo Natale con le leggi della meccanica quantistica (che per la verità non so esattamente che cosa sia, però mi suona bene, vero che suona bene?].

D’altra parte ricordiamo che fin dal primo momento l’UCEI ha sostenuto a spada tratta il magnifico governo Conte bis che ci ha salvati dal fascismo di Salvini e ha posto fine alla deriva antisemita a cui Salvini ci stava conducendo, e che un giorno sì e uno no leva alti lai sul fascistissimo Victor Orban che ha instaurato la dittatura – e il cui stato è l’unico, credo, in Europa a non avere bisogno della protezione della polizia davanti a sinagoghe e scuole ebraiche. E naturalmente si sprecano anche gli attacchi a Trump. In tutto questo, beninteso, sono in buona e ricca compagnia, ma credo che loro, più di chiunque altro, dovrebbero conoscere, e ricordare, che cosa succede quando per distogliere l’attenzione dai problemi di cui si è responsabili, si fabbrica un capro espiatorio.

Parafrasando (di molto) quel tale bardo non privo d’ingegno, ci sono più cretini in terra, Orazio, di quanti ne possa sognare il più fantasioso romanziere.

barbara

SPIGOLATURE 2

Dice il signor Domenico Arcuri, “commissario straordinario per il potenziamento delle infrastrutture ospedaliere necessarie a far fronte all’emergenza COVID-19”:

“Distribuiremo, a titolo gratuito, al sistema sanitario le mascherine”.

Cioè, capite, questo sente la necessità di precisare che i medici ospedalieri non dovranno pagare di tasca propria le mascherine che verranno loro fornite. Come direbbe Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia: “Grassie… grassie…” E a proposito di mascherine per noi comuni mortali:
50 c
calmieramento
E magari leggi anche qui.
Poi ci sono quei famosi congiunti, affetti stabili e via straparlando, su cui si pronuncia l’imprescindibile Andrea Marcenaro:

Sul significato esatto di “congiunti”, allora, siamo finalmente d’accordo: genitori, figli, sorelle, fratelli, nonne/i, zie/i, nipoti, cugine/i, compagne/i, fidanzate/i, conviventi svincolate/i da unioni civili etero, o omosessuali, oppure non conviventi, solo amanti, etero o omo che siano, legate/i però da relazione affettiva stabile. Oh! E chiarita la cosa, non resta che preavvisare i carabinieri: personalmente sono bisessuale, poligamico naturale, multibifidanzato, profondamente affezionato e stabilmente legato a tutte e tutti loro. Anzi, cercasi pullman.

In vostro aiuto comunque, per aiutarvi a districarvi nella complessa materia, vi verrà in aiuto 3749° documento di autocertificazione
dich. affetti
però non cercate di fare i furbi, eh, che la polizia controllerà attentamente
affetti
Nel frattempo il sinistrissimo organo della sinistrissima UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (mi sa che quest’anno cercherò qualcun altro a cui dare l’8‰) lancia un grido d’allarme per la democrazia in pericolo:

Gli autocrati e il virus. L’emergenza sanitaria, in alcuni Paesi, si sta trasformando in un’occasione imperdibile per cancellare diritti e libertà. Lo ricorda Ezio Mauro, in un editoriale su Repubblica che guarda anche a quel che sta accadendo in Ungheria. Viktor Orbán, tra le varie azioni intraprese, ha infatti mandato “i corpi speciali dell’esercito a presidiare dall’interno le grandi aziende e ha tagliato le entrate dei Comuni, per colpire l’opposizione che si sta coagulando attorno ai sindaci, mentre nuove leggi di censura vietano ogni critica e la riscrittura dei libri di scuola ripropone scrittori antisemiti e cancella le glorie della letteratura magiara come il Nobel Imre Kertész”.

Dettaglio del tutto trascurabile il fatto che l’Ungheria sia, credo, l’unico Paese europeo in cui non c’è bisogno di presidi di polizia davanti a sinagoghe e scuole ebraiche. Dettaglio del tutto trascurabile che Orban abbia chiesto al Parlamento, e ne abbia ottenuto dopo regolare votazione, pieni poteri per poter fronteggiare l’epidemia senza i ritardi della burocrazia, mentre da qualche altra parte i pieni poteri siano stati scippati senza chiedere autorizzazioni di sorta e senza limiti di tempo e lasciando in piena attività l’intero apparato burocratico che rallenta criminalmente ogni provvedimento atto a mitigare i disastri provocati dalla situazione (sempre che siano poi vere le altre cose che dice a proposito dell’Ungheria). Situazione su cui sembrano avere qualcosa da dire, oltre alle persone già citate in altri post, sia Antonio Baldassarre, ex presidente della Corte Costituzionale, sia l’attuale presidente, Marta Cartabia

Quanto alle conseguenze dell’ultimo dissennato prolungamento della chiusura, secondo alcuni calcoli pare che questo provocherà la chiusura definitiva di almeno mezzo milione di attività, il che significa decine di milioni di persone senza lavoro. Ossia senza reddito. Ossia 0 tasse che arriveranno allo stato per funzionare. E che l’uomo che parla a nome del governo quando il resto del governo è stato in realtà esautorato ed è rimasto solo lui, che quest’uomo, dicevo, possa ignorare queste conseguenze, credo proprio di poterlo escludere, quindi a uno viene da porsi qualche domanda. Sembra comunque che qualcosa abbia finalmente cominciato a muoversi: a Tolmezzo, in Friuli-Venezia Giulia

a Padova

e qualcuno ha detto che a Genova si stanno organizzando. E attenzione ai bambini:

Proseguo con una cosa ironica (almeno spero…)

DA UN AMICO BARISTA:
Bar. – Sono chiuso da oltre DUE mesi e finalmente posso riaprire. Alzo la saracinesca?
Esp.= No, no. Calmo, stai calmino. Devi far “sanificare” il locale.
Bar. – Ma scusate, non ci entra nessuno da un mese… chi volete che lo abbia infettato?
Esp. = Non importa. Va “sanificato”…
Bar. – Chi lo sanifica?
= Un’azienda autorizzata e iscritta all’albo. Poi ti rilascia un certificato che devi appendere in un posto visibile dentro il tuo bar e ti consegna le schede dei prodotti che ha usato per sanificare…
Bar. – Ok. Poi alzo la saracinesca e comincio a vendere?
Esp. = No. Tieni presente che puoi stare aperto dalle 7 alle 14.
Bar. – Azz. Il pomeriggio e la sera no?
Esp. = No. Ah… guarda che il personale dentro il bar deve avere cappello, mascherina, camice e sovrascarpe.
Bar. – Ma se nemmeno in ospedale hanno le soprascarpe. Va beh… poi posso far entrare i clienti e…
Esp. = Cosaaaa? I CLIENTI?
Bar. – Si.
Esp. = Ma sei scemo? I clienti possono solo telefonare e tu gli porti la roba a casa.
Bar. – Cioè io faccio sanificare, mi bardo come un operatore dell’ospedale Covid e posso solo fare consegne a domicilio? E solo di mattina? Tutt stu burdell per “Mi portate tre caffè e un cornetto, i caffè con zucchero a parte”?
Esp. = Si, è così.
Bar. – Ma se è solo per consegne a domicilio perché solo fino alle 14? Lo facevo tutto il giorno, almeno recuperavo un po’…
Esp. = No, è pericoloso. Ah, a proposito, guarda che il pomeriggio quando chiudi, ogni giorno, devi sanificare di nuovo.
Bar. – E me faccio fa n’atu certificato?
Esp. = No. La sera devi solo annotare sul registro chi ha sanificato quel giorno, che attività ha svolto e che prodotti ha usato.
Bar. – sopra un registro? Faccio un registro delle pulizie?
Esp. = Esattamente!
Bar. – Scusa, esperto: ti posso fare una domanda?
Esp. = Sono qui per questo, dimmi.
Bar. – A quanto lo metto un caffè consegnato a domicilio?
Esp. = Bah… non saprei…
Bar. – Te lo dico io: almeno a 20 euro altrimenti ci vado a perdere. Aprite voi
“Esperto”. Ho capito…
Barman; Io me sto a casa.
Copiato ed incollato… solidarietà (qui)

E una seria

Egregio Sig. Conte, io non ci sto.

Se dopo 36 anni di quotidiano e onorato lavoro di colazioni al bar, Lei e gli Scienziati mi “permettete” di aprire a giugno SENZA AIUTI veri non ci sto. Lei sa tutto di noi, i nostri redditi, i nostri più intimi debiti che abbiamo contratto e sa benissimo che così non si può ripartire. SENZA AIUTI VERI NON SI RIPARTE. Le nostre aziende non erano pigre, ne’ viziate, nè garantite da nessuno ma andavano avanti. Se non riesce a dare aiuto concreto in qualsivoglia ragionata maniera non può pretendere che comprenda le sue scuse per l’inps che non ha ancora esaudito le richieste, per la cassa integrazione che non si vede, son passati due mesi e ce ne chiede un altro. Guardi i registratori obbligatoriamente collegati a gennaio e tutta la fatturazione costata migliaia di euro e li ricontrolli quando riapriremo (se riapriremo) e si metta una mano sulla coscienza. Se sky mi scrive addolorato che blocca i pagamenti fino a maggio, se vodafone regala giga io non ci faccio niente. Vorrei perlomeno che lo Stato che rispetto, a sua volta mi rispetti, da sempre ho lavorato per lo Stato, ultimamente fino ad agosto versando ben oltre il 70 per cento in tasse dirette ed indirette . VOGLIO AIUTI DAL VERO non ulteriori debiti con le banche. Capisco il problema della salute, se non ci sono certezze posso stare anche chiuso, ma non mi faccio chiudere. Pretendo non parole ma FATTI E FUTURO. Marco Quattrini.

E ora una piccola cosa mia. Piccola per me e per chi mi legge, ma non certo per i protagonisti. Ieri, in centro, ho visto il primo negozio con sulla vetrina il cartello AFFITTASI. Evidentemente avevano resistito in attesa della fatidica fase due, in attesa di poter finalmente ripartire. Invece è arrivata la tremenda, micidiale mazzata di Conte. E hanno dovuto prendere atto che era finita. La loro strada è diventata un vicolo cieco, un tunnel senza luce in fondo. Non potranno mai più ripartire. Un cazzotto allo stomaco mi avrebbe fatto meno male. E tutto questo sfacelo è stato almeno di qualche utilità? Andiamo a leggere i dati: il 44,1% delle infezioni si è verificato in una Rsa, il 24,7% in ambito familiare, il 10,8% in ospedale o ambulatorio e il 4,2% sul luogo di lavoro. Non c’è traccia di contagi presi in giro o da persone che non rispettavano l’ordinanza. E il bollettino quotidiano? Il 26 aprile sono morte 260 persone, il 27 333, il 28 382 (fra cui 37 infermieri, mentre il bilancio totale dei medici sale a 152). E l’impietosa risposta è no, non è stato di alcuna utilità, né il blocco di tutte quelle attività, né una segregazione tanto feroce, che non ha pari nel resto d’Europa. E io mi pongo una domanda. Gli esperti ci avevano detto, fermiamoci per due settimane: questo è il tempo di incubazione del virus; se ci fermiamo il virus non circola più, si ammala chi sta già incubando e poi è finita. Ci abbiamo creduto e ci siamo fermati. Sono passate due settimane, poi tre, poi quattro, poi cinque, sei, sette, ora siamo all’ottava, e il virus a fermarsi non ci pensa neanche di striscio. Gli esperti, chiaramente, si erano sbagliati. Ok, succede, soprattutto quando si ha a che fare con una situazione nuova che non possiamo confrontare con niente di conosciuto, quindi niente anatemi, niente richiesta di teste da far rotolare (mica ci chiamiamo Guccini, noi), niente improperi. Però, questa è la mia domanda: perché quando questi stessi esperti ci dicono che per fermare il virus dobbiamo restare fermi e barricati in casa e isolati ancora per una, due, quattro settimane, perché dobbiamo credere che stavolta invece stiano azzeccando la soluzione giusta?

barbara

ANCORA UN PAIO DI COSE SULLA COMMISSIONE ORWELLIANA PER GLI PSICOREATI 5

Sarà un post un po’ lungo, perché voglio metterci tutte le ultime cose e poi, spero, chiudere per sempre questa vergognosa faccenda (poi vi metterò qualcosa di leggero, così potrete leggerlo a rate). Riparto da dove eravamo arrivati la volta scorsa, ossia da qui
liliana-segre-antisemitismo 1
liliana-segre-antisemitismo 2
200 insulti
(Qui) Quindi il numero reale degli insulti in tutto un anno è inferiore a quelli denunciati come quotidiani, solo una parte di questi sono sui social, e questi ultimi sono equamente distribuiti fra Liliana Segre e vari altri personaggi pubblici di religione ebraica. E quando la bolla gonfiata dall’immonda sinistra scoppia, gli insulti cominciano ad arrivare davvero. Comprensibilmente, lasciatemelo dire: perché gente che si accorge di essere stata sonoramente presa per il sedere per mezzo di Liliana Segre, semplificando capisce di essere stata presa per il sedere da Liliana Segre, e reagisce di conseguenza. E ora un po’ di riflessioni.

Il mondo capovolto della Commissione Segre: chi non avalla diventa “fascio”

di Max Del Papa9 Nov 2019

Ho scoperto, non senza stupore, di esser diventato “un fascio”. Non senza stupore, perché non ho mai votato o sostenuto formazioni fasciste o parafasciste, non ho mai frequentato fascisti o postfascisti (anzi…), non mi sono mai intrattenuto neanche per caso alle loro feste o raduni, dai fascisti sono stato minacciato costantemente nei quasi 30 anni di questo mestiere e fin dall’inizio. Inoltre, non difendo alcuna corrente riconducibile ad una sensibilità, a spanne, fascista: non sono irrazionalista, non nutro un concetto romantico della politica, del tradizionalismo non me ne importa nulla, non mi sento particolarmente conservatore, non dico “prima gli italiani”, non avverto particolari sensibilità nazionaliste, non sono neppure cattolico praticante.
Casomai, sono insofferente, e, come tale, critico certa arroganza ipocrita della sinistra di potere e non nascondo preoccupazioni quanto alla parte intollerante dell’islamismo: spero sia chiaro che sono due faccende completamente diverse. Eppure, una mattina mi son svegliato e il mondo s’era capovolto: chi aveva sempre difeso la causa ebraica era diventato fascista, chi aveva sempre sostenuto movimenti terroristici filopalestinesi o altrimenti propensi all’estinzione di Israele, si era trasformato in un gendarme della memoria.
Accade quando si personalizza un problema, a maggior ragione epocale. Una issue su cui vigilare sempre, l’antisemitismo, s’è annacquata in un referendum sulla figura di Liliana Segre: chi non è disposto ad avallarne ogni sospiro, uscita, faziosità, manipolazione subìta (e accettata?), trovata rischiosa, come tanto di Commissione incaricata di vigilare su pensieri, parole e idee dissidenti – perché di questo si tratta – si ritrova accusato di eresia, di blasfemia, di non rispettare il sacrificio della signora, e, per estensione, di connivenza con i responsabili dell’Olocausto. Intollerante, folle, ma così è: la lingua di legno batte sempre, i parvenu interessati della causa ebrea hanno cura di girare alla larga dalle implicazioni politiche, morali, etiche di una commissione dedita al controllo: la buttano nella cagnara del razzismo, dell’antisemitismo, dai loro discutibili pulpiti. Chi non è con loro, è nazi-trattino-fascista. Ma davvero? Ma ancora come negli anni Settanta? Eppure ci sono fior di commentatori ebrei o comunque dediti con ammirevole coraggio e coerenza, alla causa d’Israele, come Niram Ferretti, come Giulio Meotti (della cui amicizia mi onoro), per dirne solo due, che non nascondono le loro perplessità sulla strumentalizzazione, colossale, di cui è oggetto la Segre. Siamo già, inoltre, al figlio che parla della madre in terza persona e tuona: non vi meritate Liliana. Non suona un po’ grottesco? Personalmente, ad esempio, io animalista mi sono ritrovato attaccato per aver palesato fastidio vedendo la Segre predicare su un palco avvolta da una massiccia pelliccia; e ad accusarmi di fascisteria, questa volta, erano animalisti più agguerriti di me. L’ho fatto presente, e mi son sentito rispondere: sì, ma lei è una intoccabile, parla di altri che sfoggiano pellicce, lei lasciala stare. Non stiamo un po’ perdendo la trebisonda?
Tutti sanno, ma nessuno ammette, che il problema non è la signora in sé, ma la totemizzazione che se ne va facendo – e per motivi niente affatto trasparenti, con una coda di paglia lunga come l’equatore. E tutti, in privato, lo ammettono, tutti tradiscono umano fastidio per il feticcio, per questa continua iconografia della signora vestita di bianco che su tutto pontifica, sovente con soave banalità, a un passo dal professionismo della memoria. Solo che non si può dire, Liliana Segre è totem e tabù, si passa per cinici di fronte alla sua vicenda personale, per nazisti di complemento, per aguzzini, si esce dal consorzio umano, dalla cerchia dei buoni, ci si guadagna l’odio imperituro degli amorevoli. Prima ancora del suo insediamento, la Commissione Segre il suo risultato l’ha portato a casa. (qui)

Proseguo con questa lettera, che condivido totalmente.

Gli squali sinistroidi si son pappati pure Liliana Segre

Gentilissima senatrice Segre,
abbiamo seguito con enorme perplessità tutta la vicenda che ha riguardato la nuova commissione parlamentare che porta il Suo nome e i successivi sviluppi mediatici e politici.
Non Le elencheremo i motivi per i quali pensiamo che l’istituzione di una commissione parlamentare per “il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” sia come minimo superflua, dato che le singole materie sono già disciplinate da Leggi dello Stato che sanzionano quelle fattispecie che, una volta tradotte in azioni e in atti concreti, sono già perseguibili penalmente. Il fatto che voglia in qualche modo colpire le semplici manifestazioni di pensiero (ad esempio “segnalando ai gestori dei siti internet i casi di intolleranza riscontrati chiedendo la rimozione dal web dei relativi contenuti”) contrasta con l’articolo 21 della Costituzione: “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
Se poi aggiungiamo che la funzione dell’eventuale commissione sarebbe anche quella di contrastare chi “è portatore di idee nazionaliste, etnocentriste e chi diffonde stereotipi o pregiudizi” c’è il fondato sospetto che l’obiettivo non dichiarato sia quello di mettere il bavaglio a chi non è allineato al pensiero unico del mondialismo, della globalizzazione, del servilismo alla Unione Europea, del dissolvimento dei confini nazionali.
Ma la perplessità cui si accennava all’inizio non è tanto e solo legata all’evidente possibile pericolo di sottoporre a censura il pensiero non allineato. Ce ne sono altre e hanno tutte a che fare con il forte, fortissimo sospetto che il Suo nome e la Sua persona, senatrice Segre, sia stato utilizzato ad arte in questa occasione per scopi ben meno nobili rispetto a quelli ai quali Lei certamente si voleva richiamare.
Questa commissione è praticamente la stessa, per contenuti e finalità, di quella che fu istituita nel 2016 dall’onorevole Boldrini nella passata legislatura. Solo che ora porta il Suo nome, senatrice Segre. Chi già l’aveva a suo tempo proposta, appartiene ad un’area politica di estrema sinistra la quale per derivazione storica e radice ideologica non hai mai particolarmente brillato in tema di libertà personali e di pensiero. Quelle stesse libertà personali e di idee che, quando negate, portarono ad aberrazioni come lo stalinismo ed il nazismo. Quello stesso nazismo che perseguitò Lei e la Sua famiglia. L’estrema sinistra, senatrice Segre, è quella che trae le sue origini ideologiche dalla tradizione del regime comunista che nei gulag sovietici sterminò 600.000 ebrei. E tutto iniziò proprio con le limitazioni della libertà di coscienza e di pensiero.
L’area politica in questione, senatrice Segre, è quella che ha appoggiato in Europa e in Italia la diffusione dell’islam, quella che difende la causa palestinese, che candida esponenti musulmani alle elezioni politiche locali, che non si oppone ed anzi favorisce la costruzione di nuove moschee e non fa chiudere i centri di culto non autorizzati laddove e quando governa. Naturalmente Lei saprà che in Francia – la quale ben prima di noi ha sperimentato un multiculturalismo tanto fallimentare quanto pericoloso – gli ebrei stanno vivendo una stagione di odio razziale antisemita – che pensavamo ormai dimenticato – alimentato, quasi esclusivamente, da individui di religione musulmana. Al contrario di ciò che accade nel nostro Paese, le aggressioni di questo genere in Francia hanno spesso esisti tragici. La Francia è l’unico Paese occidentale dove gli ebrei vengono uccisi per il solo fatto di essere ebrei. L’elenco è molto lungo. Molti gli episodi di omicidi e torture a danno di persone spesso anziane ed indifese. In due decenni, più del 20% degli ebrei francesi ha lasciato il Paese. I bambini ebrei sono spesso costretti ad abbandonare la scuola. Secondo un sondaggio, il 40% degli ebrei che vive ancora in Francia vuole andarsene. Sebbene gli ebrei ora rappresentino meno dello 0,8% della popolazione francese, metà delle forze armate e della polizia dispiegate nelle strade del paese sono di guardia davanti alle scuole ebraiche e ai luoghi di culto (fonte: https://it.gatestoneinstitute.org/12196/francia-senza-ebrei). Certo, si potrà obiettare che la realtà è complessa e forse quindi non ci si debba meravigliare se una forza politica voglia darsi una parvenza di strenua oppositrice all’antisemitismo e contemporaneamente coccolare una religione che, nella forma più estremista, vorrebbe cancellare Lei ed il Suo popolo dalla faccia della terra. Però Le chiedo, Lei si fida davvero? È davvero convinta di voler andare a braccetto con chi appoggia coloro i quali vorrebbero sterminare il popolo ebraico?
Le hanno voluto dare a tutti i costi una scorta anche se Lei l’aveva rifiutata. Si è chiesta perché lo hanno fatto? Parrebbe del tutto evidente che sia stata una mossa per creare maggiore scalpore mediatico anche internazionale (con le ricadute di immagine per l’Italia che Le lascio intuire [infatti sulla stampa ebraica internazionale sono apparsi titoli quali “Orrore in Italia: sopravvissuta all’Olocausto minacciata di morte!” e simili]), nel tentativo di far credere che il nostro Paese sia popolato da pericolosi antisemiti che minacciosamente, attraverso quei social ai quali Lei stessa ha dichiarato di non essere iscritta, avrebbero potuto attentare alla Sua incolumità. Basterebbe consultare le statistiche per avere un’idea più chiara. Come documentato con dovizia di particolari dal sito https://www.osservatorioantisemitismo.it/ oggi in Italia l’antisemitismo è un fenomeno ampiamente circoscritto e limitato ad episodi che hanno a che fare con il web. Si tratta in generale di post offensivi su Facebook, di blog di matrice antiebraica e più raramente di insulti, atti di vandalismo e minacce senza conseguenze particolari (per fortuna). Gli unici episodi di aggressioni fisiche a danno di giovani ebrei sono del 2012 (ad opera di un gruppo di marocchini), del 2015 (accoltellamento da ignoti) e del 2016 (gruppo di giovani italiani) (da https://politicaesocieta2015.wordpress.com/2018/10/16/la-sgangherata-sinistra-italiana-e-lantisemitismo/). Le hanno dato una scorta che Lei non voleva, e non la voleva forse perché sa perfettamente che chiunque si avventuri nelle periferie delle nostre città dopo il tramonto rischierebbe molto di più. Ma la Sua scorta, senatrice Segre, non serve per proteggere Lei. Serve solo per dar modo alla sinistra di proteggere sé stessa dando modo ai suoi profeti, giornalisti, politici e scrittori con la bava alla bocca di attaccare gli avversari politici gettando loro addosso responsabilità che essi non hanno. Salvo poi apprendere – nel malcelato sconcerto generale fucsia arcobaleno – che i 200 insulti al giorno che un giornale – ovviamente di sinistra – aveva dichiarato essere indirizzati a lei erano in realtà 200 all’anno e non erano neppure rivolti a Lei se non in minima parte. Poi, chissà, col tempo scopriremo che magari non erano neppure messaggi antisemiti. Ma a loro non importa. Quello che importa è imporre a Lei una scorta per difenderla da un fascismo inesistente e perennemente vivo solo nelle menti progressiste ma che fa gioco alla propaganda di una fazione politica allo sbando che di argomenti veri non ne ha proprio più.
Sa cosa pensiamo senatrice Segre?
Che a tutto il mondo della sinistra che ora la coccola, non interessa alcunché degli ebrei perché in fin dei conti non glien’è mai interessato nulla ed anzi i rappresentanti a vari livelli del progressismo nostrano appoggiano da sempre la causa palestinese, bruciano per le strade le bandiere di Israele indossando la kefiah, sostengono l’ANPI che ci risulta non essere in ottimi rapporti con gli ebrei, affondano le loro radici culturali nella palude del comunismo il cui regime in Unione Sovietica ha massacrato mezzo milione di ebrei. Lei forse crede che i politici, pensatori, giornalisti e scrittori di sinistra siano altro rispetto a tutto ciò? Noi crediamo che essi siano sempre uguali. Al massimo si saranno cambiati d’abito e ripuliti un po’, ma l’ideologia è sempre quella. Non si fidi senatrice Segre.
Alla sinistra non interessa nulla neanche del razzismo. Se davvero essa fosse sensibile a questo tema si sarebbe indignata per l’odio scatenato sui social e nelle piazze contro Toni Iwobi, primo senatore nero della storia di questa Repubblica, leghista. Però nel nostro Paese il razzismo si condanna solo se proviene da destra, mai se proviene da sinistra. Le sembra di essere esattamente a Suo agio con questa allegra combriccola, senatrice Segre
Alla sinistra non interessa nulla neppure dei migranti. Questi vengono tirati in ballo a colpi di “restiamo umani” se il Ministro degli Interni si chiama Matteo Salvini; se invece si chiama Luciana Lamorgese ed è targata PD, i migranti si possono tranquillamente tenere 11 giorni al largo delle nostre coste nel silenzio assoluto dei mass media di regime perché ci sono le elezioni in Umbria e senza che qualcuno dei solerti deputati progressisti e comunisti salga sul ponte della nave a protestare. A loro dei migranti interessa nella misura in cui fanno gioco per demonizzare l’avversario politico e per arricchire le solite cooperative dell’accoglienza amiche degli amici. Poi quando da lì vengono sbattuti in mezzo ad una strada l’interesse improvvisamente cala.
A noi pare che a loro interessi usare Lei, senatrice Segre, unicamente come bandiera da sventolare contro inesistenti razzismi e fascismi per mascherare il loro totale fallimento politico ed elettorale.
La situazione che Le hanno creato attorno ricorda il grande attore Robert de Niro visto recitare in un recente orrendo spot pubblicitario per una orrenda automobile. Ci siamo chiesti come uno dei più grandi attori viventi si sia potuto prestare ad un simile obbrobrio. Ecco, è questa un po’ l’impressione che si ha, fatte le dovute proporzioni.
Ci piacerebbe vederla prendere le distanze da questi manipolatori. Lei è riuscita a sopravvivere ai campi di concentramento nazisti e vorremmo ora vederla sopravvivere ad un branco di squali feroci post-comunisti.
Essi hanno esaurito le armi convenzionali della politica: le idee.
Ora stanno passando alle armi anticonvenzionali, quelle più pericolose perché subdole ma ammantate di un’aura di santità.
Per assurdo, tutta questa vicenda che la vede vittima inconsapevole, alla fin fine non ha molto a che fare con l’odio attorno al quale la commissione che porta il Suo nome dovrebbe vigilare.
Il sentimento provato verso questa gente che vorrebbe usarla per i propri fini non è l’odio.
Anzi, non è neppure un sentimento.
È qualcosa di più fisico e corporale.
Si chiama voltastomaco.
Con affetto e stima. (qui)

Poi, in seguito alle “minacce e insulti” a Liliana Segre, si è tenuta a Milano una manifestazione di solidarietà, in merito alla quale ascoltiamo Filippo Jarach.

Lunedì sera ero impegnato in una seduta del Municipio Uno e non sono potuto andare alla manifestazione di solidarietà a Liliana Segre organizzata davanti al Memoriale della Shoah. Se in un primo momento mi sono sentito in colpa, poi ho pensato, per fortuna non c’ero, perché quello che è successo è di una gravità inaudita. Per ovvi motivi comprendo quello che la senatrice Segre rappresenta sia per la sua storia personale, sia per il valore di testimonianza per la nostra religione. Per questo quando ho visto il video nel quale veniva intonata “Bella Ciao” davanti al monumento che ricorda uno degli episodi più tragici dell’umanità, mi sono indignato. Se tu vuoi fare una manifestazione di solidarietà verso una persona che è stata minacciata e offesa, la devi fare senza simboli di partito, in modo che possa coinvolgere tutti, anche il centrodestra che da sempre è amico di Israele ed è vicino alla comunità ebraica (a tal proposito vorrei ricordare che a Milano il Memoriale alla Shoah venne inaugurato alla presenza di Silvio Berlusconi e Alan Rizzi). Ma se tu canti “Bella Ciao” non solo offendi quel Memoriale, ma trasformi quella che doveva essere una manifestazione di solidarietà in una manifestazione di una parte politica, la sinistra, contro gli “avversari”. In piazza l’altra sera c’erano anche esponenti di Forza Italia: posso solo pensare come si siano sentiti a disagio quando è stato intonato quel coro che con la Shoah non ha nulla a che spartire. Ecco, io a questo gioco non mi voglio prestare. E neanche all’ipocrisia che vi ruota attorno, perché molti di quelli che lunedì cantavano e inneggiavano alla Segre, sono gli stessi che abitualmente durante la sfilata del 25 aprile insultano la Brigata Ebraica sventolando le bandiere della Palestina e non hanno alcun rispetto per quello che il senatore Matteo Salvini in una recente intervista ha definito «l’unico Stato democratico in Medioriente», ovvero Israele. Lo dico sinceramente, anche a tanti esponenti della Comunità: sarebbe ora di smetterla di considerare alla stregua di pericolosi fascisti tutti quelli che si dichiarano di centrodestra. Serve un profondo esame di coscienza e un cambio di atteggiamento soprattutto da parte di noi ebrei. Il mondo è cambiato, è ora di rendersene conto. Chiudo dicendo che sono il primo a condannare qualsiasi tipo di minaccia e di insulto, ma non posso fare a meno di chiedermi una cosa: come mai nessuno ha sollevato il caso dell’imbrattamento al “Giardino dei Giusti”? Forse perché quelle scritte fatte con la vernice rossa erano chiaramente riconducibili agli ambienti dei centri sociali amici della sinistra? No, lo ripeto, da ebreo ed eletto nelle fila del centrodestra a Milano, credo che intonare “Bella Ciao” nella serata di lunedì abbia rappresentato una delle pagine più brutte non solo della storia della città, ma del Memoriale stesso. Perché quella di lunedì non è stata una manifestazione di solidarietà, ma una manifestazione politica fatta per cercare di infangare il centrodestra, usando la faccia della senatrice Segre, che assolutamente non merita questo trattamento.

Filippo Jarach (qui)

I sinistri naturalmente non hanno gradito e hanno sentito il dovere di esternarlo – e che altro aspettarsi, d’altra parte, da chi ha letteralmente costretto Ugo Volli a lasciare Informazione Corretta in cui svolgeva un preziosissimo lavoro? Sempre sull’organo ufficiale dell’UCEI troviamo questo strepitoso paragrafo:

“Ebrei schierati contro la commissione Segre”. Ancora titoli e articoli deliranti [la Commissione Segre a quanto pare è già al lavoro: se non sei d’accordo con me sei psicopatico, come nell’Unione Sovietica di Krusciov e Breznev, in cui i dissidenti finivano in manicomio] su alcuni giornali di destra [cioè falsi e inaffidabili per definizione], che tornano sulla commissione contro l’odio fatta istituire in Senato da Liliana Segre. Libero [ovvove ovvove!], riprendendo uno stralcio dell’intervista ad Alain Finkielkraut pubblicata ieri dal Corriere e in cui il pensatore francese esprime le proprie perplessità su questa iniziativa, titola: “Ebrei schierati contro la commissione Segre” [Ce ne sono molti, infatti: è una realtà, non una fantasia di Libero]. Questo invece Il Tempo, che ravvisa anche un calo dell’erogazione governativa all’Aned [“ravvisa”? Questo calo c’è stato o non c’è stato?]: “Accusano il leader leghista di voler perseguitare di nuovo i sopravvissuti ai lager. Ma gli stanziamenti ai reduci li ha aumentati Matteo. A differenza dei governi rossi”. [Manca un dettaglio di non trascurabile importanza: è vero o falso? Li ha aumentati o no? Perché, vedete miei cari, in mancanza di questo dato siete solo degli squallidi peracottari sinistroidi, volgari seminatori di zizzania, che un ebreo di qualche notorietà aveva condannato alla fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Mt. 13, 42]

E tuttavia, ecco che nel bel mezzo della tempesta improvvisamente si scorge uno squarcio di sereno, non ancora l’arcobaleno ad annunciare la fine della bufera ma uno spiraglio di cielo azzurro fra le nuvole nere sì, si vede. Viene avanzata l’idea di proporre la sua candidatura al Quirinale, e lei risponde : «C’è un presidente in carica e per motivi sia anagrafici che di competenza specifica tale candidatura va considerata improponibile» [qui, in un breve articolo che merita di essere letto integralmente]. Le viene offerta la cittadinanza onoraria di Napoli, città che onora i terroristi palestinesi sterminatori di ebrei, e Liliana Segre cortesemente e diplomaticamente rifiuta con queste parole: «La cittadinanza onoraria non è un fatto passeggero se si può prestare a strumentalizzazioni. È un riconoscimento profondo, un abbraccio ideale tra la città stessa (in questo caso pluridecorata) e chi la riceve. Mi verrebbe da mutuare una vecchia battuta, ci sono cittadinanze che si contano e cittadinanze che si pesano. Napoli è la prima tra le grandi città che ha dato il via all’insurrezione. La storia prima di tutto, una storia di resistenza» (qui)

Evidentemente ha cominciato a pesare con oculatezza, e con la bilancia giusta, ciò che le si sta muovendo intorno. Evidentemente ha cominciato ad aprire gli occhi, o qualcuno – sicuramente non suo figlio – l’ha aiutata a cominciare ad aprire gli occhi sulla strumentalizzazione che la sinistra sta perpetrando su di lei e sulla sua tragedia, e ha deciso di riprendere in mano la propria persona e ristabilire la propria dignità. Coraggio, Liliana, finalmente sembra che tu abbia imboccato la strada giusta. Vai, che, adesso sì, siamo tutti con te.

barbara

IL SINDACO DI PALERMO, ARAFAT E LA PACE

di Valentino Baldacci

Bene ha fatto l’UCEI a usare un linguaggio prudente definendo Yasser Arafat “un personaggio controverso” e “inopportuna” la decisione del Comune di Palermo di intitolare un tratto del lungomare al leader palestinese. Ha fatto bene a usare un linguaggio prudente per le responsabilità che gravano sull’organizzazione che rappresenta gli ebrei italiani.
Ma alla stessa prudenza non è tenuto il privato cittadino che, di fronte all’incredibile decisione del sindaco Leoluca Orlando, ha la possibilità e anche il dovere di parlare chiaro. E allora si deve dire che Arafat non è stato solo il capo di un’organizzazione terroristica ma che su di lui grava l’enorme responsabilità di aver distrutto ogni speranza di pace e di fine del conflitto israelo-palestinese. Fu lui a far fallire i colloqui di Camp David dell’estate del 2000 e di quelli successivi di Taba, quando la pace era a portata di mano, come alcuni leaders palestinesi hanno in seguito ammesso. La sua scelta di far fallire il negoziato getta una diversa luce anche sugli accordi di Oslo del 1993 che, sulla base degli eventi successivi, appaiono solo una mossa tattica di una dirigenza in difficoltà per guadagnare tempo e per assicurarsi una base territoriale da cui riprendere la lotta.
Ma se su Arafat ricade la responsabilità del fallimento della possibilità di un accordo di pace e quella della morte di tanti cittadini israeliani e palestinesi, questi ultimi gettati allo sbaraglio per mantenere aperto il conflitto, una responsabilità altrettanto pesante grava anche su coloro che – in Italia e più in generale in Occidente – fanno credere alla leadership e alla popolazione palestinese di avere un appoggio tale da consentire loro di non ricercare la pace e di continuare a perseguire i loro obiettivi con la violenza.
Sono gravi le responsabilità di Sindaci come Leoluca Orlando e come il suo omologo napoletano Luigi De Magistris, come lo sono quelle di altri rappresentanti delle istituzioni che contribuiscono con il loro comportamento a rafforzare nella leadership palestinese la convinzione che la lotta armata è il solo strumento per conseguire i propri obiettivi. Come grave è la responsabilità di tutte quelle organizzazioni (associazioni propal, centri sociali ecc.) che contribuiscono anch’essi a creare nella leadership palestinese l’illusione di un sostegno che in realtà riguarda solo alcune frange estremiste del quadro politico italiano. Lo stesso discorso si può fare per quelle organizzazioni internazionali – dall’ONU all’Unione Europea – che – dietro lo schermo degli aiuti umanitari – continuano a sostenere e a finanziare le organizzazioni palestinesi.
Se la leadership palestinese fosse messa davanti alla realtà dei fatti, e cioè che il sostegno alla loro politica viene soltanto da Paesi come l’Iran e dai suoi satelliti, mentre gli altri Paesi arabi moderati li hanno da tempo abbandonati, avrebbe da tempo accettato di sedere seriamente al tavolo della pace, risparmiando al proprio popolo, oltre che a quello israeliano, tante sofferenze.

(moked, 31 ottobre 2019)

Bene ha fatto il buon Valentino Baldacci a usare un linguaggio prudente nei confronti dell’UCEI, visto che ha pubblicato questo articolo sul loro giornale; ma noi, privati cittadini, non abbiamo la necessità di usare la stessa prudenza, e ci permettiamo di dire senza mezzi termini che la reticenza dell’UCEI nei confronti di Arafat e del sindaco Orlando è semplicemente inqualificabile. E Grazie a Valentino Baldacci che ha avuto il coraggio di chiamare le cose col loro nome.
soldigaza
barbara