PICCOLO BILANCIO PROVVISORIO DELLA PASQUA CRISTIANA

Ci sarebbe stato bene il titolo “Pasqua di sangue”, ma con 100.000 cristiani assassinati ogni anno in quanto cristiani, 274 al giorno, 11 ogni ora, uno ogni 5 minuti, dove lo trovi un giorno che non sia di sangue?

Sri Lanka
Esplosioni (autocombustione?) in otto tra chiese e alberghi frequentati da stranieri; centinaia di morti, molte centinaia di feriti.

Germania
Lancia un petardo in chiesa durante la messa di Pasqua gridando “Allahu akhbar”. Panico tra i fedeli, 24 feriti (ma era “pesantemente ubriaco”, quindi non è mica colpa sua)

Epperò sullo Sri Lanka il signore in bianco ha parlato, non crediate, eccome se ha parlato, sentite un po’ qua.

(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 21 APR – “Ho appreso con tristezza e dolore la notizia dei gravi attentati che, proprio oggi, giorno di Pasqua, [eh, proprio il giorno di Pasqua, ma tu guarda la combinazione, chissà come mai] hanno portato lutto e dolore in alcune chiese e altri luoghi di ritrovo dello Sri Lanka. Desidero manifestare la mia affettuosa vicinanza [affettuosa vicinanza, avete sentito? Affettuosa vicinanza! Ma che tenero!] alla comunità cristiana, colpita mentre era raccolta in preghiera, e a tutte le vittime di così crudele violenza. [colpita. Così. Da un fulmine? Da un meteorite? Da una bomba inesplosa della prima guerra mondiale che si è improvvisamente svegliata?] Affido al Signore quanti sono tragicamente scomparsi [scusa caro, ma il Signore non aveva affidato le pecorelle al Suo vicario? E tu cosa fai, gliele rimandi indietro? Come si fa con la merce difettosa che non si vuole tenere? Magari Gli chiedi anche i soldi indietro?] e prego per i feriti e tutti coloro che soffrono a causa di questo drammatico evento”. [drammatico evento, mi raccomando. Drammatico evento, come l’eruzione di un vulcano, come un terremoto, come un uragano, come un’alluvione, come uno tsunami. Non sia mai che ti venga in mente di dire che è stato un efferato crimine perpetrato da coloro con cui ti baci in bocca] Così il Papa nel messaggio di Pasqua.

Posso? SIGNOR PAPA, MA VAFFANCULO, VA’.

barbara

E PER RESTARE PIÙ O MENO IN TEMA

Ecco il Grande Divulgatore che si è arricchito con le sue straordinarie rivelazioni scientifiche.

E qui in un’altra indimenticabile performance.

Che poi quello che mi sconvolge non è neanche lui; ognuno, dopotutto, sceglie la forma di prostituzione che più gli si confà: c’è chi sceglie di esercitarla affittando parti del proprio corpo – che secondo me è, fra tutte le possibili forme di prostituzione, la più onesta, la più pulita, soprattutto la più innocua – e chi vendendo bufale stratosferiche, balle mastodontiche, colossali prese per il culo. No, quello che mi sconvolge è tutta quella massa che si accoppa dalle risate, che applaude entusiasta. La stessa accorsa più tardi in piazza in folle oceaniche a gridare vaffanculo, che secondo me l’ispirazione l’ha presa dalle litanie lauretane, avete presente? Sancta Maria – ora pro nobis, Sancta Dei Genetrix, – ora pro nobis, Sancta Virgo virginum – ora pro nobis… Ecco, così: le banche – vaffanculo, i pregiudicati al governo – vaffanculo, i finanziamenti ai partiti – vaffanculo, i poteri forti – vaffanculo, le multinazionali – vaffanculo. Che se vi andate a rivedere qualche vecchio filmato sono praticamente identici alle folle oceaniche di piazza Venezia DU-CE-DU-CE, a quelle del Lustgarten a Berlino, SIEG HEIL, pronte a seguire il padrone che grida più forte. A partire da quello che dice che i vaccini sono un’emanazione di satana.

barbara

ED ECCO QUA IL RESTO

Il padrone di casa arriva, intenzionalmente, con una buona decina di minuti d’anticipo sugli altri due (che a loro volta arrivano invece in ritardo), perché mi vuole parlare. Tira fuori il foglietto su cui si è annotato le cose da dirmi e comincia: Se io la cerco e lei non è raggiungibile, a chi mi posso rivolgere? [prego?] Ora, io ho un cellulare, che lui ovviamente conosce, e un fisso, altrettanto conosciuto. Quando non ho voglia di farmi rompere le scatole spengo il cellulare e stacco la spina del fisso; voglio dire, se non mi trova è perché non voglio farmi trovare, quindi come non riesce a trovarmi lui, non mi trova nessun altro, a chiunque si rivolga. E lì parte un’approfondita indagine sulle mie frequentazioni contatti relazioni eccetera eccetera, prediche per come mi relaziono agli altri che lui invece ha sempre fatto tutto il contrario [poi vieni a dirmi che è coi giovani che ci vuole tanta pazienza]. Poi improvvisamente si accorge che ho una maglietta con le maniche corte. E si lamenta della bronchite?! Lei deve coprirsi! Scusi, dico, ci sono ventisette gradi. Sì, ma sono ventisette gradi di ottobre, mica ventisette gradi di luglio. Abbia pazienza, ma la mia pelle non sa leggere il calendario: lei si accorge che ci sono ventisette gradi e sente caldo, e con una maglietta di cotone a mezze maniche sta benissimo. Ma per martedì è prevista la bora! Mancano sei giorni. Sì, ma il tempo comincia a cambiare già lunedì. Mancano cinque giorni. No, lei deve mettersi un gilè, come fanno gli americani, li ha visti gli americani? Tutti col gilè sulle spalle per non ammalarsi [effettivamente, chi ha mai visto un americano ammalato?] e io ho imparato da loro, da anni porto sempre il gilè e non ho mai più preso un’influenza: tutti gli anni faccio il vaccino, evito i luoghi affollati, mi tengo lontano dalle persone ammalate, e grazie al gilè non prendo l’influenza [se c’è una cosa che mi piace di quest’uomo è la logica]. Vede, dico con grande pazienza (trentasei anni di allenamento in cattedra servono anche nella vita reale – anche se più che reale mi sembra un tantino surreale, ma vabbè), se io, avendo già caldo così, mi metto qualcos’altro sopra, poi sudo, e poi il sudore mi si asciuga addosso, e poi diventa freddo, e così mi becco la polmonite. Ma no, ma quale sudore, ma quale si asciuga, ma quale polmonite! Se si mette una bella maglia spessa vedrà che non suda. Sudo, si fidi. Lei è di quelle persone così testarde che quando si mettono in testa una cosa non cedono neanche morte. Lo sa che cosa dico ogni volta che mi trovo di fronte a un medico? Dico: lei è da dieci anni, venti anni, trent’anni che fa il medico; io è da sessantasei che faccio la paziente: il suo mestiere lo conosce lei, ma il mio corpo lo conosco io. Mi hanno sempre dato ragione, tutti. E non mi faccio dire che cosa devo fare con una cosa che conosco da chi non la conosce affatto. [No, non ho detto il corpo è mio e me lo gestisco io perché fa tanto femminista sessantottina e se non l’ho mai detto in sessantasei anni sicuramente non ho intenzione di cominciare adesso, però, dite la verità, non ci sarebbe stato troppo male]. Sì ma poi apri di qua e apri di là e ci sono gli spifferi e… No, non apro di qua e poi anche di là, quindi non ci sono spifferi. Perché anche mia moglie… Io non sono sua moglie [se lo fossi sarei vedova e in galera dal terzo giorno di matrimonio] – naturalmente ignora la mia obiezione e prosegue imperterrito raccontandomi tutta una lunga storia di lui e sua moglie e finestre aperte e finestre chiuse e… E poi lo dico sempre anche a mia moglie, bisogna sempre guardare in alto, non in basso. Oddio, se avessi guardato in basso invece che in altro quando mi sono avvicinata a quel gradino adesso starei decisamente meglio. Beh, sì, anch’io – e mi racconta per la quarta volta, l’ultima non più di cinque minuti prima, la storia della zappetta in garage che lo ha fatto cadere e allora mentre cadeva si diceva attento! Non cadere sul gomito! E poi: attento! Non cadere sulla spalla! Eccetera. Poi finalmente si ricorda del famoso foglietto e lo guarda e dice ah sì: io ho un omino che fa dei lavoretti, è un operaio in pensione ma ancora giovane, sessantadue sessantatre anni, e fa di tutto, se per caso ha bisogno basta che me lo dica… Ah sì, grazie, dico, questo mi fa davvero comodo, io mi arrangio a fare tante cose, ma per alcune ho bisogno di qualcuno più pratico di me, mi dia pure nome e numero – e prendo una busta vuota che sta sul tavolo e una penna… No no, quando ha bisogno lei mi chiama e io lo prendo e glielo porto qui di persona [no, cioè, fammi capire…]. E infine arriva il clou: lei deve volersi bene. Ah no, eh! Questo davvero no. Va bene tutto, ma le lezioni di vita no, per favore, quelle risparmiatemele. Che ogni volta che qualcuno ci prova mi si vedono le unghie, come dice Brick. Cioè, tu non mi conosci, non sai un cazzo di me, non sai un cazzo della mia vita, non sai un cazzo del mio rapporto con me stessa, non sai un cazzo di niente, e ti permetti di venirmi a dire come io mi devo comportare verso me stessa?! Ma vaffanculo! Perché vedi, caro il mio ineffabile maestro, io nella mia vita ho visto e vissuto e sofferto e affrontato e superato cose che tu neanche in dieci delle tue vite di merda vissute nella bambagia guardandoti allo specchio per dirti quanto sei bello e buono e bravo e intelligente e simpatico e spiritoso, e di lezioni di vita non ne prendo da nessuno. Meno che mai da un pallone gonfiato. Che le lezioni della vita le ho imparate tutte, compreso il modo di resisterci sopra il più a lungo possibile, non importa quanto possa scottare. [NOTA per te che leggerai: mi hai detto la stessa cosa e mi sono incazzata come una iena, e di lezioni di vita non ne accetto neanche da te. Però le altre cose che ho detto del pallone gonfiato per te non valgono, naturalmente. E tu sai perché]

Vabbè, consoliamoci delle brutture della vita con questa specie di aldilà (è questo il significato del titolo).

barbara

BREVE MESSAGGIO ALLA SIGNORA MARIA CECILIA GUERRA,

vice ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità.
guerra
I fatti: un ragazzo di 21 anni, studente di medicina, si è suicidato perché “L’Italia è un Paese democratico, libero, ma è anche una nazione dove ci sono persone omofobe”. Nel testo dell’articolo di Rinaldo Frignani, per inciso, viene anche detto che “un omosessuale su dieci ha pensato al suicidio” e che “il 30 per cento dei giovani che negli ultimi anni si è tolto la vita lo ha fatto perché gay, per la paura o l’esperienza vissuta in prima persona di essere rifiutati”. E io, sempre per inciso, mi chiedo quanti negri si siano suicidati o abbiano pensato al suicidio perché hanno scoperto che ci sono persone razziste da cui temono di essere rifiutati; quanti ebrei si siano suicidati o abbiano pensato al suicidio perché hanno scoperto che ci sono persone antisemite da cui temono di essere rifiutati; quante donne si siano suicidate o abbiano pensato al suicidio perché hanno scoperto che ci sono persone misogine da cui temono di essere rifiutate.
Dei morti, si sa, non si deve mai parlar male, e quindi non dirò che il ragazzotto in questione è un emerito coglione, ma parlandone come da vivo non saprei davvero come altro definire uno che si ammazza con una motivazione (scritta, documentata) del genere. Per non parlare della sconfinata meschinità, dell’infinita perfidia del suicidio come vendetta, per lasciare chi resta in preda al rimorso (“E chi ha questi atteggiamenti dovrà fare i conti con la propria coscienza”).
Ma tutto questo è solo per contestualizzare: il tema di questo post, come preannunciato dal titolo, è la signora Maria Cecilia Guerra, vice ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, la quale ha detto che “Siamo tutti responsabili”. Ecco. Il mio messaggio alla signora Maria Cecilia Guerra, vice ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, è: Signora, vada a cagare. E poi tiri subito l’acqua, mi raccomando, che ho idea che la sua merda sia di quelle appiccicose, che se non si tirano via subito poi si attaccano e non vengono più via. Se lei ha qualche motivo per sentirsi responsabile parli per sé, per favore, e lasci in pace gli altri, che qua c’è gente che ne ha pieni i coglioni di questa storia che dovrebbe sentirsi responsabile e colpevole di tutto, che sia un ragazzotto che si ammazza perché ha paura che la vita gli presenti qualche difficoltà da affrontare, o della gente che affoga perché ha la geniale idea di dare fuoco alle coperte e poi per sfuggire al fuoco che ha intenzionalmente provocato si butta tutta da una parte facendo rovesciare il barcone. O di qualunque altra disgrazia capiti in giro per il mondo. Io di colpe e di responsabilità per conto terzi non ne prendo da nessuno. E vado avanti per la mia strada, così:

(E a chi avesse intenzione di venire qui ad accusarmi di essere cinica, un cordiale vaffanculo preventivo)

barbara