DI QUALE RELIGIONE È SEDE IL VATICANO?

Grazie a Paoletta per la segnalazione

Unica pecca del cronista: il riferimento a quanto avvenuto col presidente Peres (“isDraeliano”!!) . Gli alberi piantati in Israele, e all’estero in occasione di visite di personalità israeliane, non rappresentano assolutamente niente di rituale, di religioso, di sacro: è semplicemente un atto utile alla natura e alla vita, niente di più, niente di meno.

barbara

LE PERLE DEL PIRLA

«Chi costruisce muri rimane prigioniero degli stessi muri che ha tirato su».
murovat
barbara

PRECISAZIONE, per non rischiare di vedermi attribuire meriti che non mi competono: la citazione e la foto le ho prese da “Il borghesino”, su FB. Il titolo invece è farina del mio sacco, suggeritomi però dalla denominazione “il ragazzo con l’orecchino da pirla” data dall’amico myollnir a un noto politico.

EMANUELA ORLANDI

Papa Francesco,

sono Pietro Orlandi e dopo tanti anni sono ancora qui a chiedere la Verità sul rapimento di mia sorella Emanuela, cittadina vaticana, avvenuto il 22 giugno 1983. Una ragazzina innocente di 15 anni alla quale è stato impedito di scegliere della propria vita, negandole, ancora oggi, ogni forma di Giustizia, dimenticandosi che la vita di ogni essere umano è sacra e non può essere considerata  un pezzo di carta sul quale apporre il timbro “ archiviata”. Una vicenda che nel corso degli anni è stata caratterizzata da depistaggi, insabbiamenti, omertà e soprattutto mancanza di collaborazione da parte della Santa Sede. Lei disse: “Chi tace è complice”. E’ vero.  In Vaticano c’è chi sa e da tanti anni tace, diventando complice di quanti hanno avuto responsabilità in questa vicenda. A tal riguardo, in Vaticano, ci sono carte secretate, a conoscenza di alcune autorità della Santa Sede, che contengono passi importanti di questa disumana vicenda e che potrebbero permetterci di riabbracciare Emanuela o darle una degna sepoltura. Il dossier “Rapporto Emanuela Orlandi” a disposizione, nel 2012,  della Segreteria Particolare di Papa Benedetto XVI, contenente  informazioni e nomi che potevano condurci alla Verità, stava per essere consegnato ad un magistrato italiano, ma in Vaticano vennero meno alla parola data e il fascicolo rimase occultato. Dopo 33 anni mi chiedo perché si continua a negare ad una famiglia la possibilità di dare Luce e Pace alla propria figlia, alla propria sorella. Abbiamo il diritto di conoscere la Verità contenuta in quei documenti e se sulla scomparsa di Emanuela fu posto il Segreto Pontificio, La prego di sciogliere i sigilli a tale imposizione che osteggia il raggiungimento della Verità e della Giustizia. Non possono esistere segreti in uno Stato che si erge a centro della Cristianità perché è contrario alle parole e agli insegnamenti di Gesù: ”Non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato e di segreto che non debba essere manifestato”. Papa Francesco Lei ha indicato agli uomini la via giusta “Costruire ponti e non alzare muri invalicabili” ed io lo stesso chiedo a Lei, per Emanuela. La Verità, la Giustizia  non possono essere un’utopia, un sogno irraggiungibile  ma i principi fondamentali, per ogni Stato che si reputa civile. Principi fondamentali che in questa vicenda sono stati vergognosamente calpestati per oltre 33 anni. La mia è una voce tenace, priva di rassegnazione, che mi guiderà, in questa vita ed oltre,  a cercare  Verità e Giustizia, affinché questo grido  appartenga a tutte le vittime innocenti ed  alle persone private della  Libertà. Non ci lasceremo mai rubare la speranza.

Pietro Orlandi

28 marzo 2017

«Non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato e di segreto che non debba essere manifestato». Questo è il vangelo di Luca (12, 2), Santità, sono le parole di Gesù, di cui Lei in teoria dovrebbe essere il rappresentante. Come la mettiamo con gli archivi segreti, Santità, che dopo tre quarti di secolo ancora non si possono riaprire? E sta scritto anche «Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno» (Matteo 5, 37): come la mettiamo con le omertà mafiose su crimini che ben poco hanno da invidiare a quelli di Cosa Nostra? Ce lo vuole spiegare, Santità? (non che ci si facciano grandi illusioni, avendo a che fare con un papa eretico e bestemmiatore, come è documentato nei commenti qui).

barbara

 

AVARIZIA

I due monsignori cominciano a parlare subito dopo che il cameriere ha portato il carpaccio di tonno e il battuto di gamberi rossi. Prima se n’erano stati zitti. Scorrendo la lista dei vini bianchi per cercare quello giusto da abbinare alle pietanze, sbocconcellando il pane alle noci, guardandosi annoiati in giro, alla ricerca di un volto noto da salutare nel giardino del ristorante ai Parioli.
Inforchettato il primo gambero, il sacerdote più anziano, quello che non avevo mai incontrato prima, va al sodo. “Devi scrivere un libro. Devi scriverlo anche per Francesco. Che deve sapere. Deve sapere che la Fondazione del Bambin Gesù, nata per raccogliere le offerte per i piccoli malati, ha pagato parte dei lavori fatti nella nuova casa del cardinale Tarcisio Bertone. Deve sapere che il Vaticano possiede case, a Roma, che valgono quattro miliardi di euro. Ecco. Dentro non ci sono rifugiati, come vorrebbe il papa, ma un sacco di raccomandati e vip che pagano affitti ridicoli.
“Francesco deve sapere che le fondazioni intitolate a Ratzinger e a Wojtyla hanno incassato talmente tanti soldi che ormai conservano in banca oltre 15 milioni. Deve sapere che le offerte che i suoi fedeli gli regalano ogni anno attraverso l’Obolo di San Pietro non vengono spese per i più poveri, ma ammucchiate su conti e investimenti che oggi valgono quasi 400 milioni di euro. Deve sapere che quando prendono qualcosa dall’Obolo, i monsignori lo fanno per le esigenze della curia romana.
“Deve sapere che lo lor ha quattro fondi di beneficenza avari come Arpagone: nonostante l’istituto vaticano produca utili per decine di milioni, il fondo per opere missionarie ha regalato quest’anno la miseria di 17 mila euro. Per tutto il mondo! Deve sapere che lo Ior non è stato ancora ripulito e che dentro il torrione si nascondono ancora clienti abusivi, gentaglia indagata in Italia per reati gravi. Deve sapere che il Vaticano non ha mai dato ai vostri investigatori della Banca d’Italia la lista di chi è scappato con il bottino all’estero. Nonostante noi l’avessimo promesso. Deve sapere che per fare un santo, per diventare beati, bisogna pagare. Già, sborsare denaro. I cacciatori di miracoli sono costosi, sono avvocati, vogliono centinaia di migliaia di euro. Ho le prove.
“Deve sapere che l’uomo che lui stesso ha scelto per rimettere a posto le nostre finanze, il cardinale George Pell, in Australia è finito in un’inchiesta del governo sulla pedofilia, alcuni testimoni lo definiscono ‘sociopatico’, in Italia nessuno scrive niente. Deve sapere che Pell ha speso per lui e i suoi amici, tra stipendi e vestiti su misura, mezzo milione di euro in sei mesi.
“Francesco deve sapere che la società di revisione americana che qualcuno di noi ha chiamato per controllare i conti vaticani ha pagato a settembre 2015 una multa da 15 milioni per aver ammorbidito i report di una banca inglese che faceva transazioni illegali in Iran. Deve sapere che la Santa Sede per guadagnare più soldi ha distribuito tesserini speciali a mezza Roma: oggi vendiamo benzina, sigarette e vestiti tax free, incassando 60 milioni l’anno.
“Deve sapere che non è solo Bertone che vive in trecento metri quadrati, ma ci sono un mucchio di cardinali che vivono in appartamenti da quattrocento, cinquecento, seicento metri quadrati. Più attico e terrazzo panoramico. Deve sapere che il presidente dell’Apsa, Domenico Calcagno, si è fatto un buen retiro in una tenuta della Santa Sede in mezzo al verde, facendo aprire una società di comodo a suoi lontani parenti. Deve sapere che il moralizzatore Carlo Maria Viganò, l’eroe protagonista dello scandalo Vatileaks, è in causa con il fratello sacerdote che lo accusa di avergli fregato milioni dell’eredità. Deve sapere che Bertone ha preso un elicottero costato 24 mila euro per andare da Roma in Basilicata. Deve sapere che il Bambin Gesù controlla allo Ior un patrimonio pazzesco da 427 milioni di euro, e che il Vaticano ha investito pure in azioni della Exxon e della Dow Chemical, multinazionali che inquinano e avvelenano. Deve sapere che l’ospedale di Padre Pio ha trentasette tra palazzi e immobili, e che oggi hanno un valore stimato in 190 milioni di euro. Deve sapere che i salesiani investono in società in Lussemburgo, i francescani in Svizzera, che diocesi all’estero hanno comprato società proprietarie di televisioni porno. Deve sapere che un vescovo in Germania ha scialacquato 31 milioni per restaurare la sua residenza, e che una volta beccato è stato promosso con un incarico a Roma. Francesco deve sapere un sacco di cose. Cose che non sa, perché nessuno gliele dice.”
Il monsignore posa la forchetta e si pulisce la bocca con il tovagliolo. Il prete che conosco bene gli versa un po’ di vino nel bicchiere, un Sacrisassi Le Due Terre. Il canuto reverendo alza il calice, strizza un occhio per osservare con attenzione il colore giallo paglierino attraverso il cristallo, beve due lunghi sorsi, poi sorride. “Qui fuori c’è parcheggiata una macchina piena di documenti. Dello Ior, dell’Apsa, dei dicasteri, dei revisori dei conti chiamati dalla commissione referente, la Cosea. È per questo che ho chiesto che lei venisse in auto. Non ce la farebbe a portarli via in motorino.” Si alza di scatto. “A proposito, noi non abbiamo contanti. Stavolta il ristorante lo paga lei?” (pp. 9-11)

Perché se qualcuno si immagina che il voto più disatteso in Vaticano e dintorni sia quello della castità, si sbaglia, eccome se si sbaglia.
Il libro è il dettagliato resoconto di quel pacco di documenti che è dovuto andare a prendere con la macchina, perché col motorino non ce l’avrebbe fatta.
Se poi sia vero che il papa non lo sa, e che sarebbe interessato a saperlo, questa, ovviamente, è un’altra storia. Il libro, comunque, merita di essere letto.
Poi, se si trova ancora in circolazione, andrebbe letto anche “In nome di Dio, di David Yellop, edizione Tullio Pironti, sull’assassinio di papa Luciani, proprio la notte che precedeva il giorno in cui aveva programmato, dopo avere raccolto tutta la documentazione necessaria, di fare piazza pulita di tutta quella cloaca, a partire dal cardinale Marcinkus.

Emiliano Fittipaldi, Avarizia, Feltrinelli
avarizia
barbara

BERGOGLIO BUGGERATO (e gli sta bene)

Vittoria islamica in Vaticano: il papa è caduto in una trappola nella sua preghiera inter-religiosa

Il jihad declamato nei giardini del Vaticano

Invitato in Vaticano a pregare per la pace, il rappresentante musulmano non ha potuto fare a meno di aggiungere un versetto che invita alla guerra. Letto sul blog d’Yves Daoudal:
“Bernard Antony è stato il primo francofono a notarlo e a commentarlo, ed è ancora l’unico nel momento in cui lo scrivo. Era stato messo in guardia da una musulmana convertita, stupefatta di sentire il rappresentante musulmano, nei giardini del Vaticano, durante la preghiera per la pace, recitare (ovviamente in arabo) le ultime parole della seconda sura: “Tu sei la nostra guida, concedici la vittoria sui popoli infedeli”.
La seconda sura, la più lunga, è una specie di riassunto pot pourri del Corano e della sharia. È molto condiscendente verso il jihad, ma è soprattutto antiebraica e anti cristiana. È in questa sura che si trova scritto (versetto 191): “ed uccideteli ovunque li incontriate (…) l’associazione è più grave dell’omicidio (…) e combatteteli finché non ci sia più associazione e la religione sia solo per Allah. (L’associazione è la Trinità).
Uno scrittore egiziano – tedesco, Hamed Abdel-Samad, anch’egli stupefatto di ascoltare queste parole, ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Nei giardini del Vaticano il chierico musulmano conclude la sua preghiera col versetto: “Che Allah ci aiuti a riportare la vittoria sugli infedeli. Io chiamo questa una preghiera per la pace!”
(…) È inutile chiedersi chi ha lasciato passare questo appello alla vittoria sui popoli kafir (o kufar). Il testo delle preghiere era stato pubblicato in molte lingue, e naturalmente questo versetto non c’era. È il rappresentante musulmano che, all’ultimo momento, ha aggiunto ciò che doveva aggiungere per essere un buon musulmano…”

(Observatoire de l’islamisation, 13 giugno 2014 . trad. Emanuel Segre Amar, in “Notizie su Israele”)

E dunque il rapimento dei tre ragazzi israeliani può vantarsi di godere della santa benedizione del papa.
Sul rapimento, comunque, continuo a pensare quello che pensavo all’epoca del rapimento di Gilad Shalit: queste situazioni non si risolvono con cartelloni e appelli e preghiere, bensì con un semplicissimo ultimatum: o entro 24 ore ci restituite i ragazzi VIVI e in buone condizioni, o entriamo con tutto (TUTTO) l’esercito e facciamo terra bruciata. E vedete di non dimenticarvi che abbiamo anche Dimona. Fine del comunicato.

barbara

HILARION CAPUCCI, UNA VITA AL SERVIZIO DELLA PACE

Ripropongo un mio post di sette anni fa.

Monsignor Hilarion Capucci (nato Kaboudji ad Aleppo nel 1922), vicario patriarcale melchita di Gerusalemme, viene arrestato il 18 settembre 1974 (alcune fonti riportano il 18 agosto). “Perquisito dal controllo israeliano alla frontiera, nel portabagagli della sua Mercedes vengono trovati dinamite, mitra, granate e munizioni varie destinate ai terroristi di Al Fatah per attentati contro i civili in Israele. Certamente quello non era il primo «contrabbando» di armi del prelato che, come tutti gli esponenti religiosi godeva in Israele di una certa immunità diplomatica. Semplicemente quella era la prima volta che veniva colto come si suol dire «con le mani nel sacco». Arrestato, viene processato nel dicembre ’74 e condannato a 12 anni di detenzione. Tre anni dopo, il 31 ottobre 1977, Papa Paolo VI chiede con una lettera al Presidente dello Stato di Israele, Katzir, di far uso delle sue prerogative e di far liberare mons. Capucci «date le sue condizioni di salute»; Paolo VI si dichiara anche fiducioso che la libertà del prelato «non sarà nociva allo Stato di Israele». Il 4 novembre 1977 il Presidente Katzir risponde a Paolo VI accogliendo la domanda e ricorda l’impegno che «la liberazione di mons. Capucci non arrechi danno allo Stato di Israele».
Il 6 novembre 1977 il prelato viene liberato e giunge a Roma. Negli accordi diplomatici che si prendono a Roma, Israele pone due condizioni precise che la S. Sede accetta: a) che mons. Capucci non torni più nel Medio Oriente, b) che si astenga da ogni attività politica.
Le due condizioni – avallate dal Vaticano – non sono state mai rispettate. Già nel dicembre del ’77, pochi giorni dopo la sua generosa liberazione, monsignor Capucci è apparso alla TV italiana e ha fatto dichiarazioni politiche antiisraeliane.
L’impegno di Paolo VI e le precise condizioni della trattativa diplomatica successiva sono stati patentemente violati” (Fausto Coen, Israele 50 anni di speranza, Marietti, pag. 135).
Risulta inoltre che diverse volte si sia clandestinamente recato in Israele, oltre ad essere stato frequentemente in altri Paesi del Medio Oriente. Quanto alle “condizioni di salute” del povero prelato, che hanno indotto il papa (che qualche anno prima era riuscito a fare un viaggio in Israele senza incontrare una sola personalità israeliana e, più tardi, a parlare del viaggio senza mai pronunciare la parola “Israele”), pare che la libertà abbia avuto su di lui effetti veramente portentosi. Un semplice, brevissimo giro in internet ci permette di trovare quanto segue: nel 1979 visita gli ostaggi nell’ambasciata americana a Teheran; nel maggio del 1980 è da qualche parte in Turchia (non so dove e non so a fare cosa. Abbiate pazienza: sono in grado di riconoscere la lingua turca, ma non l’ho studiata e non sono in grado di capirla); dal 17 al 19 novembre 1981 partecipa a un simposio a Roma; il 15 settembre 1982 accoglie all’aeroporto di Ciampino il fraterno amico Arafat; nel novembre del 1990 si offre di guidare una delegazione per la liberazione degli ostaggi a Baghdad; nell’agosto del 1992 lo troviamo tra i partecipanti a un seminario a Malta; il 22 gennaio 2002 partecipa al congresso nazionale della CGIL (quello in cui faceva bella mostra di sé in prima fila una sedia vuota coperta da una keffiah, in onore del povero Arafat, impossibilitato a partecipare in quanto prigioniero alla Mukata, ma intervenuto telefonicamente e accolto da una standing ovation; quello, se non ricordo male, in cui il signor Cofferati ha impedito di parlare, unico fra tutti gli intervenuti, al delegato israeliano, pacifista e padre di due vittime del terrorismo); il 31 gennaio 2002 a Vibo Valentia tiene infiammati discorsi antiisraeliani; il 7 aprile 2002, a Roma, partecipa alla manifestazione antiisraeliana dell’ultrasinistra, con i partecipanti che sfilano travestiti da terroristi suicidi con addosso finte (? … si spera …) cinture esplosive, e dal palco proclama poi: «Un saluto ai figli dell’intifada e ai martiri che vanno a combattere come se andassero a una festa. Vogliamo avere la nostra patria, altrimenti moriremo degnamente. Intifada fino alla vittoria»; all’inizio di giugno 2002 è presente al convegno antiisraeliano di Teheran; il 14 giugno 2002 partecipa a un dibattito al cinema Pasquino a Roma nell’ambito di un festival sulla Palestina; il 19 luglio 2002 lo troviamo in visita ufficiale Palazzo Vecchio a Firenze; il 10 ottobre 2005 è a Macerata; il 23 ottobre 2005 è tra gli invitati al Quirinale per i festeggiamenti dello stato del Qatar; il 19 novembre 2005 interviene a Marano all’inaugurazione di via Arafat; il 25 giugno 2006 è a Urbino; il 6 luglio 2006 parla alla radio vaticana; il 27 luglio 2006 partecipa a una manifestazione antiisraeliana a Roma; il 15 agosto 2006 lo vediamo a Monterotondo al funerale di Frammartino. Allegro, pimpante e fresco come una rosa a 84 anni abbondantemente suonati, a 29 anni di distanza da quando il papa, impietosito dalle sue condizioni di salute, ha chiesto la sua scarcerazione al capo di uno stato di cui non riconosceva l’esistenza. Ah, dimenticavo: monsignor Capucci, l’uomo che mille volte nella sua troppo lunga vita ha tuonato “noi palestinesi”, non è palestinese: è siriano. Anche lui, come l’egiziano Arafat, ha strumentalizzato la “causa” palestinese al servizio di padroni stranieri che si sono serviti delle sofferenze dei palestinesi per i propri loschi giochi di potere.

Perché torno a parlarne adesso? Perché quel pover’uomo che trentasei anni fa era così mal messo da non poter reggere il regime carcerario, è di nuovo sulla breccia, come potete vedere
Capucci-With-Award
(qui) E guardate che aria fresca che ha, alla verde età di 91 anni!
Poi, per chi ama boicottare le diavolerie dei perfidi giudei, qui ce n’è un’altra di nuova (e poi beccatevi anche questa, tiè)

barbara

QUANDO IL CUORE SANGUINA

«Certamente sono stupito e profondamente addolorato da quello che leggo sulle vicende vaticane». Lo dice Mario Monti nell’intervista a Famiglia Cristiana a proposito delle recenti vicende che ruotano intorno ai «corvi» in Vaticano.
«Sono addolorato – spiega il presidente del Consiglio – perché, in sé, sono vicende dolorose. Ma anche perché penso, senza poter avere la minima idea, ovviamente, né compete a me di averla, sui fatti, al moltissimo dolore che questo getta, almeno temporaneamente, su molte persone. E al dolore che questo ha provocato alla persona e nel cuore del Santo Padre. Pur essendo la persona e il cuore di grande solidità. E – rileva ancora Monti – non solo di grande dolcezza». (qui)

Profondamente colpita da sì straziante dolore, e non essendovi al momento sul pianeta Terra altre fonti di dolore su cui riversare le mie cospicue doti di sensibilità e simpateticità, partecipo con tutta me stessa al terribile dolore del cuore del papa e a quello – per interposta persona e per la proprietà transitiva dei vasi comunicanti che come la corrente alternata vanno avanti e indietro e poi come le parallele all’infinito finiscono per incontrarsi – del nostro amato premier, e invito tutti i miei amici a fare altrettanto, che oltretutto lo sapete benissimo che partecipando al dolore del papa si va in paradiso.

N.B.: ho corretto tre errori di ortografia contenuti nel testo, non so se presenti già nell’intervista su Famiglia Cristiana e riprodotti nel presente articolo con copia/incolla, o se originale produzione dell’anonimo estensore dell’articolo.

barbara