E RITORNO SULLA DIETA VEGANA

Abbastanza in tema con gli ultimi post (uno, due, tre, quattro, cinque, sei) perché molti vegani sono antivaccinisti e molti antivaccinisti sono vegani – sì, lo so, ci sono eccezioni, e ne conosco anche personalmente alcune, ma sono appunto eccezioni e non la regola, e neanche la confermano (giuro, ogni volta che di fronte alla parola “eccezione” sento partire tipo cane di Pavlov il fatidico “che conferma la regola” – il novantanove virgola nove periodico percento delle volte a sproposito – mi corre la mano alla pistola. Che vorrebbe dire che c’è una regola che obbliga ogni donna a sbavare di fronte a Roberto Bolle e io che gli trovo il sex appeal di una fetta di polenta la confermerei, ma vi rendete conto?! Ma torniamo alle cose serie). Due follie, dicevo, non di rado condivise dalle stesse persone, ed entrambe estremamente pericolose. Come conferma, per quanto riguarda il veganesimo, questo articolo.

Con la dieta vegana rischio danni neurologici al feto

Allarme esperti Bambino Gesù e Meyer, triplicati casi in due anni

Redazione ANSA ROMA

02 marzo 2018

Triplicati in due anni i casi di deficit di vitamina B12 in gravidanza con il rischio di danni neurologici permanenti per il neonato: dieta vegana e vegetariana tra le cause. L’allarme arriva dagli esperti dell’ ospedale Bambino Gesù di Roma e dell’ospedale Meyer di Firenze che hanno individuato, attraverso lo screening neonatale esteso, negli errati regimi alimentari della madri uno dei motivi del deficit dell’importante vitamina. Si è passati, spiegano gli esperti, dai 42 casi del 2015 ai 126 del 2016.
I numeri in assoluto sono bassi, spiegano gli specialisti, perché siamo di fronte a una malattia rara, ma “è la crescita a destare allarme”. I dati dei rapporti tecnici Simmesn (Società Italiana per lo studio delle Malattie Metaboliche Ereditarie e lo Screening Neonatale) sono inquietanti. “La vitamina B12, o cobalamina, è contenuta negli alimenti di origine animale, ha un importante ruolo nello sviluppo del sistema nervoso centrale e il suo fabbisogno aumenta in gravidanza. Se la madre non ne assume abbastanza, o peggio non ne assume affatto, può creare al neonato danni neurologici già in utero, che proseguono e peggiorano nei mesi successivi, con l’allattamento”, spiega Carlo Dionisi Vici, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Patologia Metabolica dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.
“Il deficit materno di vitamina B12 oggi colpisce circa 1 neonato su 4.000, conta quindi più di 100 casi l’anno in Italia, che non sono affatto pochi – aggiunge – questa condizione si riscontra nei figli degli immigrati provenienti da Paesi come il Pakistan, il Bangladesh o l’India, che per tradizione hanno una dieta prevalentemente vegetariana. Quello che sempre più frequentemente stiamo osservando è la scelta di molte donne italiane di seguire la dieta vegana anche in gravidanza, senza mettere in conto i pericoli che fanno correre ai loro bambini”.
Sull’argomento interviene anche Giancarlo la Marca, presidente Simmesn e direttore del Laboratorio Screening Neonatale Allargato dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze: “I mezzi di comunicazione e quelli istituzionali dovrebbero segnalare subito e con forza la pericolosità di una dieta vegetariana o vegana in gravidanza. Le madri carenti di questa vitamina nella loro alimentazione, devono assumere degli integratori durante la gravidanza e l’allattamento, perché i loro figli sono gravemente a rischio di malattia”. Il direttore dell’Osservatorio Malattie Rare, Ilaria Ciancaleoni Bartoli commenta che “trattandosi di una malattia molto grave, ma in molti casi anche facilmente evitabile, fare corretta informazione diventa un dovere etico che spetta a medici, media e istituzioni: una campagna di informazione seria e condivisa potrebbe salvare molte vite”. (qui)
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Poi, restando in tema, viene fuori la militante vegana che esulta per l’uccisione del macellaio nel supermercato di Trèbes ad opera del terrorista islamico Radouane Lakdim: “Vi chocca che un assassino si faccia uccidere da un terrorista? Io ho zero compassione per lui. Alla fine esiste pure una giustizia”.

E ricordate sempre: Gesù era onnivoro, Hitler e Beria vegetariani.

barbara

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SUL DISCORSO DELLE RAZZE E SU ALCUNI ALTRI MASSIMI SISTEMI

Direi che può essere utile cominciare da qui, che coi disegnini si capisce meglio:
razze
E proseguo invitandovi a leggere questo post del sempre magistralmente preciso Giovanni Ciri.
Vado avanti con un episodio personale già altre volte citato: mi è accaduto di essere accusata di razzismo per non averla data seduta stante a un tizio che mi aveva abbordata per strada. [Piccolo inciso. Non per vanteria, ma solo per chiarire il contesto: in altri tempi ero una gnocca da sballo, con due gambe che avrebbero irretito san Francesco. Ho cominciato a essere abbordata a tredici anni (in realtà anche prima. Molto prima, per essere precisi, ma questa è un’altra storia) e ho continuato fino a cinquant’anni suonati. Naturalmente non ho idea di quante volte sono stata abbordata, ma sicuramente tante, ma proprio tante. Non mi sono mai sognata di rispondere a un abbordaggio] L’accusa derivava dal fatto che il tizio in questione era nero. Ora, se un nero mi considera razzista pensando che lo abbia respinto a causa del suo colore, posso ragionevolmente ritenere che lui consideri il suo colore come identificativo di una razza diversa dalla mia? (Noto, per inciso, che con questa convinzione che, se non fosse per il colore, avrebbe tutti i numeri per farsi raccattare all’istante, dimostra quanto sia vero che gli imbecilli sono sempre anche presuntuosi). Ma naturalmente nessuno si sognerebbe di dare del razzista a un nero che crede all’esistenza delle razze, mentre se lo fa un bianco sì, misteri della logica dei progrediti progressisti. Ricordo per inciso, per chi è nuovo da queste parti, per chi non lo ricorda, per chi si è distratto, per chi non l’ha visto e per chi non c’era e per chi quel giorno lì inseguiva un’altra chimera, che la famosa “razza umana” di Einstein è una colossale bufala, sapevàtelo. E andiamo avanti, con un breve cenno alle origini. Alle origini c’era il razzismo, cioè la mia razza è superiore, la tua inferiore, e quindi comando io. Credo che molti immaginino che questo faccia parte del pensiero occidentale, bianco, tanto per restare in tema: niente di più sbagliato: i miei studenti somali per esempio, non più di una trentina d’anni fa, mi spiegavano che “se Allah avesse voluto che fossimo uguali, ci avrebbe fatti uguali, se ci ha fatti diversi vuol dire che voleva che si capisse che siamo diversi” e, coerentemente con questa teoria, mostravano il massimo disprezzo per i bantu – più scuri dei somali (e pertanto da loro chiamati negri), di ossatura grossa per non dire grossolana e, oggettivamente, molto meno belli, per usare un eufemismo – e li consideravano una razza inferiore; i musulmani arabi in Darfur hanno per anni sterminato i musulmani neri; gli esquimesi chiamano se stessi “inuit”, che significa uomini, qualifica che riconoscono unicamente a se stessi. E si potrebbe continuare a lungo. Comunque. In altre parti del mondo il razzismo ha continuato a prosperare; nel corrotto e degradato per non dire marcio Occidente abbiamo invece maturato la convinzione che non possano esistere differenze gerarchiche fra le varie razze, non esistono razze superiori e razze inferiori, razze per decreto divino dominanti e razze per decreto altrettanto divino succube: la superiorità si stabilisce in base alla cultura, all’intelligenza, all’etica, non al colore della pelle. Bene. Ma poiché il progresso non si ferma, si è pensato bene di fare un ulteriore passo avanti: da “non esistono razze superiori e inferiori” si è passati a “non esistono le razze”. Qualcuno ha addirittura genialmente proposto di abolire la parola razza, in modo da rendere concretamente impossibile la mentalità razzista (e dunque adesso abbiamo il piacere di sapere che ci basterà abolire la parola fucile per rendere concretamente impossibile l’omicidio). Invenzione stupida ma innocua? Mica tanto. Perché il progresso ha continuato inesorabilmente ad avanzare, e dal superamento del razzismo si è passati al superamento dello specismo: non esiste alcuna differenza gerarchica fra l’uomo e qualunque altra specie animale, la dignità del moscerino è esattamente pari alla mia, sono nati comitati per la difesa dei diritti degli animali perché i diritti degli animali sono esattamente pari ai miei. Dalla – giusta – attenzione a non provocare agli animali sofferenze inutili si è passati, con argomentazioni di inaudita ignoranza, oltre che non di rado deliranti, al rifiuto della sperimentazione animale per i farmaci che ci salvano la vita, perché la mia vita non vale quella di un topo, con del vero e proprio terrorismo informativo, con orripilanti truculente foto tarocche (chi ha la pur minima conoscenza della materia, sa che se l’animale soffre, l’esperimento perde qualunque validità, per dirne una), con “notizie” inventate di sana pianta, tra l’altro chiamando vivisezione qualunque tipo di sperimentazione animale, dimostrando di non avere la minima idea del significato della parola (chissà se lo sanno che quando vanno a farsi estrarre un dente si stanno sottoponendo a una vivisezione in piena regola); si è passati non solo al vegetarismo, ma addirittura a quel vero e proprio delirio che è il veganesimo (salvo poi far castrare il gatto e dire che è per il suo bene, tenerlo chiuso in un bilocale e dire che è perché lo amano. Eccetera). E dunque succede che il leone ha il diritto di mangiare la gazzella, ossia secondo la sua natura, ma noi – selezionati nel corso di milioni di anni come onnivori – no; vale a dire che tutte le specie animali sono titolari di pari diritti, tranne quella umana, ogni animale fa parte della catena alimentare di qualche altro animale, ma la catena per qualche insondabile motivo non può arrivare fino all’uomo. E qui emerge un’altra di quelle curiose bizzarrie a cui i cultori del pensiero etico ci hanno abituati. È giusto, dicono, perché gli animali seguono il proprio istinto, mentre noi siamo dotati di pensiero razionale e possiamo scegliere (pensiero razionale noi sì e loro no? Ma non eravamo uguali in tutto e per tutto?) Ok, ma allora perché dicono che gli animali sono migliori degli umani, per esempio il cane è fedele fino alla morte e oltre mentre l’amico ti tradisce, come se l’animale scegliesse coscientemente i propri comportamenti? E perché se si parla invece delle femmine che si mangiano i cuccioli appena partoriti tornano a invocare l’istinto per spiegare che non possono essere considerate cattive per questo? Perché il marito umano fedifrago è un farabutto mentre il capobranco che monta tutte le femmine del branco sarebbe ridicolo chiamarlo farabutto perché segue il suo istinto, ma il gatto che ti fa molte più coccole di tuo marito è buono per scelta? Eccetera. Riassumendo: quando un animale fa quelle che presso gli umani sono considerate cose buone, è perché sono buoni (migliori di noi), quando fa quelle che presso gli umani sono considerate cattive sono innocenti perché quello è il loro istinto. Insomma, non esistono culture inferiori ma la cultura cosiddetta occidentale lo è (non ho trattato il tema in questo post, ma è argomento di stringente attualità); le razze non esistono perché abbiamo deciso che non esistono, le specie animali hanno tutte pari dignità ma la specie umana è enormemente inferiore alle altre sotto tutti gli aspetti. Siamo arrivati al capolinea? Ma neanche per sogno! L’ultima – per ora – frontiera è la shoah degli animali. Già nel 2003 la PETA, People for the Ethical Treatment of Animals (sulla quale, se avete voglia di fare un po’ di ricerche, ne troverete delle belle), ha organizzato una mostra dal titolo “La Shoah nel tuo piatto”, accostando immagini dei campi di sterminio a immagini di animali in aziende agricole
Shoah animali 1
Shoah animali 2
Shoah animali 3
quest’ultima, oltretutto, assolutamente ridicola, oltre che malamente fotoshoppata: quello scheletrino senza un filo di carne addosso dovrebbe rappresentare un animale che uccidiamo per mangiare?!
Come vedete, il discorso che parte dalle sacrosante battaglie per l’abolizione della schiavitù (da parte di noi corrotti occidentali bianchi capitalisti: in molte parti del mondo è tuttora praticata di fatto, e in alcuni paesi africani è praticata dai mercanti di schiavi arabi anche di diritto, con “regolari” compravendite sulla piazza del mercato) e l’abbattimento del pregiudizio razzista, ha portato molto lontano e, come non di rado accade alle battaglie iniziate con le migliori intenzioni e coi migliori ideali, ha preso strade, diciamo così, discutibili: la rivoluzione francese iniziata per togliere potere e privilegi ad aristocrazia e clero improduttivi e darli alla ricca borghesia produttiva, si è risolta in un mare di sangue e 15 anni dopo ha sostituito la monarchia con l’impero; la rivoluzione russa nata in febbraio per porre fine alla guerra e alla più oscurantista e oppressiva monarchia d’Europa è sfociata nel colpo di stato di ottobre e ha dato vita al più terrificante inferno che il mondo abbia mai conosciuto. La lotta per la dignità di ogni essere umano ha portato, in una delle sue ramificazioni, a sputare su milioni di esseri umani strappati alle loro case, depredati di ogni loro avere, costretti a vedere la sofferenza dei loro cari essendone pienamente consapevoli (quel famoso pensiero razionale di cui sopra, che noi abbiamo e le altre specie animali no – e speriamo che fra un po’ non ci contestino anche questo), deportati, torturati, sterminati. Il tutto non solo senza vergogna, ma sentendosi anche eticamente superiori.
Naturalmente non è accettabile che qualcuno proclami di voler di salvaguardare “la razza bianca”: si difende una cultura, non un colore, e sarebbe ora che qualcuno si decidesse a rimboccarsi le maniche e a farlo seriamente. Ma non è certo negando la realtà che si combattono le derive razziste.

barbara

DIETE VEGANE, TORNANO CASI DI RACHITISMO

Poi non dite che non ve l’avevo detto.

La primaria di pediatria del S. Chiara Di Palma avverte: «Fino ai due anni i bebè rischiano disturbi neurologici e anemia» di Sandra Mattei

16 novembre 2016

TRENTO. «Ogni giorno assistiamo con sconcerto agli errori delle diete estreme. Siamo in mezzo a due epidemie: i casi di obesità infantile da una parte e il riemergere di rachitismo nei lattanti». È l’allarme della primaria del reparto di Pediatria del Santa Chiara, Annunziata Di Palma, al simposio internazionale che si è tenuto ieri a Roma su «Il ruolo della carne nell’alimentazione umana». Abbiamo raggiunto la dottoressa al telefono di ritorno dalla capitale, per chiederle di spiegare le sue affermazioni.

Dottoressa Di Palma, davvero avete a che fare con un’emergenza di bambini affetti da rachitismo e denutrizione?
Non siamo all’emergenza, ma è vero che noi pediatri del pronto soccorso in questi ultimi anni dobbiamo affrontare problemi che pensavamo superati, appunto il rachitismo e la denutrizione. Ci sono casi più gravi, nei quali i bambini sono stati sottratti alla potestà dei genitori, da noi non siamo arrivati a tanto. Preciso che io non voglio demonizzare la dieta vegana, ma sostengo che non si possa fare una alimentazione fai da te.

Quali sono i consigli da dare ai genitori che hanno scelto la dieta vegetariana o vegana?
Il nostro consiglio è che devono avere un aiuto tecnico perché assumano degli integratori che aiutino i bambini nel loro processo di crescita. Il problema è che anche noi pediatri dobbiamo prepararci meglio per affrontare queste tendenze.

Quali sono i rischi di una dieta vegana?
Il rischio lo corre il bambino nei primi due anni di vita se non si fa un’integrazione con vitamine, soprattutto la B12, il calcio e il ferro. La B12 contribuisce alla normale formazione dei globuli rossi e al mantenimento della funzione del sistema immunitario. La sua carenza interferisce anche con i meccanismi di riparazione dei neuroni, quindi si possono manifestare disturbi neurologici, al sistema nervoso centrale con sonnolenza, apatia. Rischi peraltro che sono concreti anche negli adulti. Un’altra fase delicata è quella dell’adolescenza. Per questo ribadisco che è necessario cercare di sostenere la scelta con i consigli di uno specialista che integri quelle sostanze contenute nella carne, nel pesce e nei prodotti caseari, necessari per la crescita.

Secondo lei i pediatri sono preparati ad affrontare questi casi?
Alcuni sono preparati, altri meno. È vero che si pensava che tali malattie, come la denutrizione o la carenza della vitamina B12 fossero superate, anche perché noi siamo cresciuti con la dieta mediterranea che comprende un giusto equilibrio di carne e latte. Stanno però nascendo anche degli ambulatori specializzati. L’importante è farsi consigliare e non improvvisare diete fai da te. (qui)

NOTA: dire che la dieta vegana può essere una dieta sana a patto che sia accompagnata da integratori, equivale a dire che il bikini è un indumento perfettamente adatto a una passeggiata sulle Alpi nel mese di gennaio: basta solo metterci sopra una bella pelliccia di visone.

barbara

 

RACHITISMO

Il rachitismo è una grave e invalidante malattia delle ossa, che colpisce prevalentemente i bambini. Può determinare alterazioni del bacino (cosa che in passato ha provocato un alto tasso di mortalità tra puerpere e feti al momento del parto), asimmetrie del cranio, ritardo e deficit nella crescita, difetti nella struttura dei denti. Sintomo frequente è il dolore osseo, oltre a tutte le difficoltà che le malformazioni creano nella vita quotidiana.
La causa principale del rachitismo è di natura alimentare, ossia la carenza di vitamina D, responsabile dell’assorbimento del calcio nell’intestino e del suo fissaggio nelle ossa, carenza che nel bambino provoca appunto il rachitismo, e nell’adulto l’osteomalacia. La vitamina D si trova nei pesci grassi, nel latte e nei latticini, e nelle uova.
Fino a qualche decennio fa capitava abbastanza spesso, andando per strada, di poter godere dello spettacolo di questi esseri deformi, storti e contorti, che trascinavano faticosamente i loro miseri corpi. Poi è successo che l’accresciuto benessere (ah, il maledetto capitalismo!) ha messo a disposizione di un sempre crescente numero di persone cibi di origine animale, e il popolo vi si è sconsideratamente buttato sopra, facendo così sparire questo ameno fenomeno. Ma niente paura: grazie alla benemerita setta dei vegani, che allattano perfino i neonati col famigerato e puzzolente latte di soia, molto presto torneremo a godere dello spettacolo di gambe che formano cerchi pressoché perfetti (o parentesi contrapposte), corpi più contorti di un ulivo di montagna, piedi che non possono sorreggere il corpo, donne impossibilitate a partorire, bambini che non si possono toccare altrimenti attaccano a urlare dal dolore.

Parlando seriamente, io credo che i vegani, e soprattutto i propagandisti di questo delirio, andrebbero processati per crimini contro l’umanità: fra lo sterminio delle generazioni presenti e quello delle generazioni future, faccio davvero fatica a vedere differenze. O la galera, o il manicomio criminale, fate un po’ voi. L’importante è non lasciarli a piede libero (poi magari se hai un po’ di tempo vai anche qui)

veganamenti
barbara